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domenica 8 marzo 2020

Festa della Donna - cinque film per celebrare le donne

Oggi, 8 marzo, è la Festa della Donna, una giornata che per molto tempo è stata solo mimose e cioccolatini, ma che negli ultimi anni è tornata alle proprie radici diventando una giornata per ricordare la lotta per i diritti delle donne, contro la discriminazione di genere e contro la violenza sulle donne.

Noi di Frame vogliamo celebrare questa giornata con cinque film che raccontano di donne realmente esistite che hanno lasciato un segno nella storia, scienziate, artiste, editrici, attiviste.

1.  IL DIRITTO DI CONTARE (2016)

Ambientato negli anni '60, il film racconta la vera storia della matematica Katherine Johnson, del supervisore (non ufficiale) Dorothy Vaughan, e l'aspirante ingegnere Mary Jackson, tre donne afroamericane che, nel pieno della segregazione razziale negli Stati Uniti, hanno lavorato alla NASA contribuendo ai progetti delle missioni spaziali. In particolare Katherine Johnson ha tracciato le rotte per il Mercury 1 e per il lancio dell'Apollo 11, che ha portato il primo l'uomo sulla Luna.

Ad interpretare le tre donne sono le attrici Taraji P. HensonOctavia Spencer, e Janelle Monáe. Film candidato a tre Oscar 2017, tra cui miglior film e attrice non protagonista (Spencer).

2. AGORA (2009)

La storia, romanzata, della vita di Ipazia d'Alessandria, matematica, astronoma e filosofa greca vissuta tra il IV e V secolo. Rappresentante della scuola neo-platonica, fu tra le pochissime donne ad insegnare nella scuola di Alessandria, Ipazia predicava la tolleranza ed è stata tra le prime a mettere in dubbio il modello geocentrico di Tolomeo, che vedeva la Terra al centro dell'Universo con il Sole a girare intorno, e a guardare al modello di Aristarco, con il Sole punto fermo e la Terra a girare intorno. Non riuscì mai a portare a termine i suoi studi e i suoi esperimenti, nel marzo del 415, dopo l'ascesa del Cristianesimo, venne uccisa in modo violento da un gruppo di parabolani che la consideravano una strega.

Protagonista del film una bravissima Rachel Weisz.

3. FRIDA (2002)

Il racconto della tormentata vita della pittrice messicana Frida Kahlo, simbolo dell'emancipazione femminile e della forza d'animo di una donna. Quella di Frida è stata una vita segnata dal dolore, fin dall'incidente che le provocò la rottura della colonna vertebrale, del femore, delle costole, e altre contusioni molto gravi che la costrinsero a letto, in casa, per molto tempo. Tornò a camminare dopo 32 operazioni. La sua via di fuga nel periodo di isolamento fu l'arte, la pittura, in cui disegnò soprattutto sé stessa con tutti i suoi difetti. Frida ha vissuto sempre in modo libero, anche in amore, forte la sua relazione con il pittore Diego Rivera ma nella sua vita ha amato anche molte donne.

Protagonista del film Salma Hayek, nella migliore interpretazione della sua carriera. Il film, che è stato anche diretto da una donna Julie Taymor, è stato candidato a sei Oscar 2003, tra cui migliore attrice protagonista. Ne ha vinti due, miglior trucco e colonna sonora.

4. THE POST (2017)

La storia dello scandalo dei Panama Papers, documenti top secret sulla Guerra in Vietnam, pubblicati dal Washington Post. All'interno di questa storia, un'altra in cui viene raccontato l'atto di coraggio dei giornalisti che lavorarono sull'inchiesta e di una donna, Katharine Graham, diventata proprietaria del Post dopo la morte del marito, a cui il padre della donna aveva lasciato le redini del giornale. Molti pensavano che, essendo donna, Katharine Graham fosse facile da "manipolare", la donna invece si prese la responsabilità di far pubblicare, contro il parere di tutti, tranne del suo caporedattore Ben Bradlee, i documenti dei Panama Papers, contribuendo a far scoppiare uno scandalo che arriverà fino al Watergate.

Ad interpretare Katharine Graham nel film, diretto da Steven Spielberg, una grande Meryl Streep. Candidato a due Oscar 2018, miglior film e, appunto, migliore attrice.

5. ERIN BROKOVICH - FORTE COME LA VERITA' (2000)

Senza soldi e con tre figli da mantenere da sola e due divorzi alle spalle, Erin trova lavoro come segretaria in uno studio legale, lì viene a conoscenza di una causa edilizia che coinvolge una grossa società. Indagando, Erin scopre che la società ha inquinato per anni le falde acquifere, facendo ammalare in modo grave una cittadina intera. Grazie alle sue indagini, i cittadini fanno causa alla società riuscendo a strappare un risarcimento record, 333 milioni di dollari.

Il film è stato candidato a cinque Oscar 2001, tra cui miglior film, regia, e migliore attrice, premio vinto da una bravissima Julia Roberts. Nel film c'è anche la vera Erin Brokovich, nel ruolo di una cameriera.

martedì 13 febbraio 2018

The Shape of Water - La Forma dell'Acqua - la recensione

Se c'è un autore che sa come fondere reale e fantastico, Storia e magia, in modo che appaiano indissolubili e ugualmente reali, quello è Gullielmo del Toro. Da questo punto di vista, La Forma dell'Acqua, vincitore del leone d'oro a Venezia, di due Golden Globe e candidato a ben tredici premi Oscar, può essere considerato un esempio quasi perfetto della poetica del regista e sceneggiatore messicano.

La Storia, quella con la S maiuscola, è l'America della prima guerra fredda, intrappolata in una incessante ricerca dell'apparire e stretta nella morsa della paura e del pregiudizio. La Magia è rappresentata dalla creatura (il solito fantastico Doug Jones), bellissima e misteriosa, mai realmente approfondita, incredibilmente sensibile e intelligente, fortemente erotica, di cui si innamora Elisa (Sally Hawkins), donna delle pulizie muta che ha con l'acqua un rapporto stretto e simbiotico e che ha nella sua collega Zelda (Octavia Spencer) e nel vicino di casa Giles (Richard Jenkins) i suoi unici amici. E come in ogni fiaba, il cattivo è rappresentato dal governo, nella persona del crudele colonnello Strickland (Michael Shannon), un uomo che è talmente marcio dentro da andare, letteralmente, in cancrena.

Con una delicatezza incredibile, Gullielmo del Toro ci racconta una storia d'amore romantica ma anche piena di sottile erotismo, in cui  l'onnipresente acqua assume un valore simbolico di legame con una natura primordiale, ma anche di purezza. Elisa, così come Zelda o Giles, sono diversi, emarginati, ma puri e innocenti, unici ad avere compassione della creatura e a vederla per quel che è, ovvero un essere straordinario dotato di intelligenza e soprattutto di emozioni.
L'incapacità di comunicare con le parole di Eliza, paradossalmente, la rende l'unica in grado di comunicare davvero con la creatura, di stabilire con lui un legame profondissimo: lei lo vede per ciò che è davvero, ma è anche lui a vederla realmente, senza farsi distrarre dal suo mutismo, senza considerarla diversa ma semplicemente per la donna che è nel profondo.
Del Toro è bravissimo nel dare spessore e credibilità a una storia d'amore che è irreale in ogni sua componente: lo fa con una regia sognante, un po' Amelie, un po' Il Labirinto del Fauno, lo fa con una colonna sonora magnifica, con la fotografia bluastra e piccoli dettagli che sembrano presi direttamente da un sogno, come il lungo corridoio alla cui fine vi sono gli appartamenti di Eliza e Giles, o il cinema proprio al piano di sotto, o ancora con l'uso incessante della pioggia come sottofondo a buona parte delle scene. 

Favola romantica a metà fra sogno a tinte gotiche e dramma storico, La Forma dell'Acqua è pura magia visiva ed emotiva. Si ride, si piange, si esce dal cinema felici. Un film che dopo averlo visto si vorrebbe rivedere ancora e ancora e ancora.

giovedì 31 agosto 2017

Venezia 74 - giorno 2

Secondo giorno e al festival piomba Guillermo del Toro con il suo nuovo film The Shapes of Water, che fa il pieno di applausi e recensioni positive.

A undici anni da Il Labirinto del Fauno, il regista messicano torna al Festival di Venezia con un'altra storia fantasy dark, un romantico monster-movie in stile Del Toro.
Ambientato nel periodo della Guerra Fredda, la storia vede al centro il personaggio di Elisa (Sally Hawkins), una donna muta che lavora come donna delle pulizie in un laboratorio governativo che custodisce esperimenti top secret. Elisa non ha famiglia essendo orfana, ha un'amica, la collega Zelda (Octavia Spencer), e un vicino di casa (Richard Jenkins) con cui ha un rapporto quasi padre-figlia, è appassionata di scarpe e di musical. Un giorno scopre che nel laboratorio dove lavora viene tenuta prigioniera in cattività una misteriosa creatura anfibia su cui vengono svolti degli esperimenti. Elisa rimarrà subito affascinata da quell'essere dall'aspetto spaventoso ma dallo sguardo gentile con cui cercherà di stringere un legame.

Notevole il cast, con Sally Hawkins, Michael Shannon, Richard Jenkins, Olivia Spencer e Michael Stuhlbarg.

"È difficile parlare di emozioni in questi tempi cinici ma i Beatles e Gesù non possono essersi sbagliati", ha dichiarato Guillermo del Toro, che poi ha fatto un parallelismo tra il suo film, ambientato durante la Guerra Fredda, e l'America di oggi, quella di Trump, "Il film è ambientato nel 1962 ma parla di oggi e affronta temi di grande attualità. Quando si usano slogan come ‘Facciamo di nuovo grande l’America’ ci si riferisce a quell'America lì, piena di promesse e di fiducia nel futuro, ma profondamente sessista e razzista come quella di oggi. Sono messicano, so cosa vuol dire essere visto come l’altro, questa creatura può essere divina o bestiale a seconda degli occhi di chi la guarda".
The Shape of Water è una favola fantasy ma per adulti, non una favola "puritana". "E' un film completo: si balla, si fa sesso e c'è anche una deriva politica, quella dell'amore che vince sulla paura", ha dichiarato il regista, "Non lo abbiamo approcciato in maniera puritana. Elisa fa sesso, si masturba, e tutto questo in modo naturale. Il dio-pesce non ha un nome, volevo fosse così. E' solo un essere che per molti è una cosa sporca e, per altri, un essere sacro".

Presenti a Venezia la protagonista Sally Hawkins, che molti già vedono come favorita per la Coppa Volpi, il premio Oscar Octavia Spencer e Richard Jenkins, tutti concordi sul fatto che se Del Toro chiama non puoi non dire sì. "Avrei interpretato anche una scrivania e invece ho avuto un personaggio ricchissimo", ha dichiarato Octavia Spencer.

Il film sarà nelle sale italiane a febbraio 2018.
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Presentato in Concorso anche First Reformed, di Paul Schrader. Protagonista del film è Ethan Hawke, nei panni di un ex cappellano militare che beve e soffre molto, perseguitato dalla morte del figlio in guerra quando era stato proprio lui a spingerlo ad arruolarsi. L'ex-pastore vive in una chiesa-museo, sempre vuota a parte la presenza di qualche turista. L'uomo comincia a tenere un diario in cui annota tutte le sue angosce quando una giovane coppia - lei (Amanda Seyfried) incinta, lui ambientalista estremo con manie suicide - chiede il suo aiuto.

"Questo film ce lo avevo dentro da tempo. Quando ho capito che era il momento di scriverlo era già pronto dentro di me", ha detto il regista. Torna anche il tema ecologista, già affrontato dal film d'apertura del festival Downsizing, ma il pensiero di Schrader è decisamente più pessimista rispetto a quello di Payne: "L'umanità è la peggiore nemica della Terra, non sopravviverà a questo secolo" (...speriamo si sbagli!).

Se Amanda Seyfried all'inizio ha avuto paura del suo personaggio e dei risvolti della storia, Ethan Hawke si è trovato bene nel ruolo di un ex prete: "Mia nonna ha sempre avuto la sensazione, quando ero giovane, che sarei diventato un prete, sono cresciuto in un ambiente religioso. La vocazione non è mai arrivata ma interpretare un pastore è stata una grande occasione per me".
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Fuori Concorso invece l'incontro tra due personaggi che, in modi diversi, hanno avuto a che fare con il diavolo. William Friedkin, regista de L'Esorcista, ha presentato infatti il suo documentario The Devil and Father Amorth, in cui racconta il vero esorcismo a cui ha assistito insieme a Padre Amorth, l'esorcista più famoso del mondo, scomparso lo scorso anno.

Ecco il racconto del regista e della sua incredibile esperienza. Merita di essere letto per intero.
"Un anno fa ero a Lucca, dove ho ricevuto il Premio Puccini per il mio lavoro nell'opera lirica. E Lucca era vicino a Pisa, non avevo mai visto la Torre Pendente così ho deciso di farci un salto. Poi ho scoperto che a Pisa c'era l'aeroporto e in un'ora avrei potuto essere a Roma. Così ho deciso d'impulso di contattare Padre Gabriele Amorth, che conoscevo da tempo, e ho chiesto di avere un giorno per andare a Roma. Conoscevo da tempo Padre Amorth, ma sapevo che era impegnatissimo. L'ho contattato e gli ho chiesto di poter assistere a un esorcismo. Lui mi ha detto che ci avrebbe dovuto pensare su perché non era molto convinto. Mi ha ammonito che non era uno scherzo, ma una questione molto delicata. Dopo aver ottenuto il suo assenso, gli ho chiesto di poter filmare l'esorcismo e alla fine ha accettato. Ho girato da solo con una camera a mano e senza luci.
Non avevo mai assistito a un esorcismo, per il mio film mi ero basato su rumor e mitologia, ma stavolta mi sono trovato di fronte a un evento senza precedenti. Nella vita ho visto tante cose incredibili, un rito voodoo in Giamaica, cerimonie religiose in Sud America, ma non ho mai creduto nell'autenticità dell'esorcismo finché non ho incontrato Padre Amorth. Sono uno scettico, ma sono convinto di aver visto qualcosa di autentico. Quella era la verità e sono uscito dalla chiesa spaventato a morte da quello che avevo visto. In macchina non ho parlato per mezz'ora.
Naturalmente non volevo realizzare un'enciclopedia dell'esorcismo. Ho contattato una serie di psichiatri, medici, un antropologo, ho scoperto che la psichiatria include l'esorcismo come cura a certe patologie mentali, ma a me interessava concentrarmi su questo esorcismo specifico, ancora più drammatico perché la famiglia dell'esorcizzata aveva perso la speranza visto che era la nona volta e nessun esorcismo aveva sortito l'effetto sperato. Io avevo la sensazione di essere in un posto pericoloso in cui Dio si manifesta in varie forme. Ero vicinissimo a Padre Amorth e con la mia camera ho ripreso una serie di cambi di personalità inspiegabili. Ci sono volute 4/5 persone per tenere ferma l'indemoniata.
Padre Amorth era un uomo divertente, dotato di humor. Non temeva il diavolo, io sì. Lui guardava al demonio con ironia, era dedito completamente al suo lavoro. Aveva fatto tanti esorcismi e ormai era in grado di cogliere il lato umoristico della cosa, non vedeva il diavolo come il signore del male, ma come un idiota".

Durante la conferenza stampa, il regista ha dichiarato che il film preferito di Padre Amorth era L'Esorcista. Vero o no, la cosa non stupirebbe.

martedì 7 marzo 2017

Hidden Figures - Il Diritto di Contare - la recensione

Ci sono storie che sembrano nate apposta per essere raccontate in un film, è questo il caso della storia di Katherine G. Johnson, genio della matematica, Dorothy Vaughn, supervisore non ufficiale di un team di "computer", e Mary Jackson, aspirante ingegnere. Nere, donne, nella Virginia segregazionista degli anni '60.

Tre menti brillanti che, nonostante il razzismo perché nere e la discriminazione perché donne, hanno avuto un ruolo essenziale nella NASA, in un periodo in cui la competizione con la Russia per la "conquista dello spazio" era al massimo livello, e il programma spaziale americano era molto indietro rispetto a quello russo. In particolare il ruolo di Katherine G. Johnson è stato fondamentale, senza il suo genio matematico John Glenn, primo astronauta americano ad andare nello spazio, sarebbe rimasto a terra e, più avanti nel tempo, nessuna bandiera sarebbe stata piantata sulla superficie della Luna.

Il regista Theodore Melfi sceglie la strada più semplice, cioè raccontare senza interferire, confezionando un cosiddetto "feel-good movie", un film positivo in cui tutto finisce bene. Probabilmente quella del regista è stata la scelta giusta, sicuramente la più semplice per raccontare una storia incredibile in cui alla fine tutto è realmente finito bene (a volte succede!).
Hidden Figures avrebbe potuto affondare di più le mani nella tensione che si respirava negli USA negli anni '60, nei diritti civili, nel razzismo, oppure concentrarsi di più sulla NASA, sulla competizione con la Russia, sul sogno di arrivare nello spazio, o semplicemente scavare più in profondità nei tre personaggi principali, ma non lo fa, il film resta sempre in superficie, a galleggiare sul semplice racconto degli eventi. E' un limite ma è anche un aspetto voluto. Lo scopo del film infatti è solo quello di raccontare queste tre donne e far conoscere una incredibile storia che meritava di essere raccontata, il film non è e non vuole essere niente di più di questo.

Buone le prove delle tre protagoniste del film, Taraji P. Henson (Katherine), Octavia Spencer (Dorothy), e la cantante Janelle Monáe (Mary). Buono anche il cast di supporto, con Kirsten Dunst, Jim Parsons, e un Kevin Costner che si trova sempre molto a suo agio negli anni '60.

Il film ha ottenuto tre nomination agli Oscar 2017, tra cui miglior film, e questa è una cosa abbastanza incomprensibile che probabilmente fa passare il film per qualcosa che non è. Hidden Figures - Il Diritto di Contare è una commedia piacevole, un film "buono" (nel senso di buoni sentimenti), che parla allo spettatore in un modo semplice e universale, che non cerca di essere più di quello che è. E' uno di quei film da vedere per passare una serata sul divano in assoluto relax e senza impegno.

giovedì 5 dicembre 2013

'Her', di Spike Jonze, è il miglior film dell'anno secondo la National Board of Review

La National Board of Review ha "eletto" il film 'Her' di Spike Jonze come il migliore del 2013.

La NBR ha stilato anche una lista dei migliori titoli dell'anno: film, film stranieri, documentari e film indipendenti.

Ecco i vincitori:

Best Film:  HER
Best Director: Spike Jonze, HER
Best Actor: Bruce Dern, NEBRASKA
Best Actress: Emma Thompson, SAVING MR. BANKS
Best Supporting Actor: Will Forte, NEBRASKA
Best Supporting Actress: Octavia Spencer, FRUITVALE STATION
Best Original Screenplay: Joel and Ethan Coen, INSIDE LLEWYN DAVIS
Best Adapted Screenplay: Terence Winter, THE WOLF OF WALL STREET
Best Animated Feature: THE WIND RISES
Breakthrough Performance: Michael B. Jordan, FRUITVALE STATION
Breakthrough Performance: Adele Exarchopoulos, BLUE IS THE WARMEST COLOR
Best Directorial Debut: Ryan Coogler, FRUITVALE STATION
Best Foreign Language Film:  THE PAST
Best Documentary: STORIES WE TELL
William K. Everson Film History Award: George Stevens, Jr.
Best Ensemble:  PRISONERS
Spotlight Award: Career Collaboration of Martin Scorsese and Leonardo DiCaprio
NBR Freedom of Expression Award: WADJDA
Creative Innovation in Filmmaking Award: GRAVITY

Ecco invece le liste (titoli in ordine alfabetico):

Top Films
12 YEARS A SLAVE
FRUITVALE STATION
GRAVITY
INSIDE LLEWYN DAVIS
LONE SURVIVOR
NEBRASKA
PRISONERS
SAVING MR. BANKS
THE SECRET LIFE OF WALTER MITTY
THE WOLF OF WALL STREET

Top 5 Foreign Language Films
BEYOND THE HILLS
GLORIA
THE GRANDMASTER
A HIJACKING
THE HUNT

Top 5 Documentaries
20 FEET FROM STARDOM
THE ACT OF KILLING
AFTER TILLER
CASTING BY
THE SQUARE

Top 10 Independent Films
AIN’T THEM BODIES SAINTS
DALLAS BUYERS CLUB
IN A WORLD…
MOTHER OF GEORGE
MUCH ADO ABOUT NOTHING
MUD
THE PLACE BEYOND THE PINES
SHORT TERM 12
SIGHTSEERS
THE SPECTACULAR NOW

giovedì 16 maggio 2013

Festival di Cannes 2013 - giorno 2

Passato il ciclone Gatsby, oggi è il giorno dei primi film in Concorso e nella sezione Un Certain Regard.

E' proprio dalla sezione parallela che arriva il titolo più atteso della giornata, cioè 'The Bling Ring' di Sofia Coppola, che vede fra i giovani protagonisti anche Emma Watson.

Per questo film la regista ha preso spunto da un articolo apparso su Vanity Fair in cui si raccontava di questo gruppetto di adolescenti di Hollywood talmente affascinati dalle star che sono finiti a entrare e poi svaligiare le ville dei loro idoli, tra le vittime Orlando Bloom, Lindsay Lohan e Paris Hilton, che ha anche prestato la sua casa per le riprese.

La Coppola torna così ad indagare il vuoto degli adolescenti e il vuoto di Hollywood. "Appena ho letto l'articolo ho capito subito che c'era materiale per farne un film, e che qualcuno l'avrebbe fatto, se non mi fossi sbrigata", ha detto la regista in conferenza, "E' una storia estremamente contemporanea, che subisce l'influenza delle moderne tecnologie, dell'arrivo dei social network. Le cose sono molto cambiate da quando ero ragazza io, non c'è più una dimensione privata. I giovani oggi possono sapere anche cosa le star mangiano a colazione, grazie ai moderni strumenti di comunicazione hanno quasi l'impressione di poterle toccare. Questi ragazzi non avevano assolutamente idea di star facendo qualcosa di sbagliato. Non hanno mai pensato a quello che poteva succedere. Hanno perfino pubblicato delle foto su Facebook che provavano la loro colpevolezza. Alcune loro ingenuità abbiamo dovuto toglierle da film perché, paradossalmente, erano troppo assurde per poter risultare credibili". Ma la Coppola precisa che con questo film non vuole farli diventare delle star, "Questo è il motivo per cui ho cambiato i loro nomi, era un modo per evitare che diventassero ancora più celebri, ma anche per proteggerli".
E Emma Watson di questa nuova dimensione ne sa qualcosa. "Tutto evolve così velocemente, subiamo l'impatto delle immagini in maniera molto forte, i giovani si identificano con le star, nella loro testa si costruiscono un'immagine che spesso ha anche poco a che fare con la realtà", ha detto l'attrice, "E' un peccato, tutto ciò ci fa perdere un po' l'innocenza. Spesso le riviste propongono una visione che è molto simile a una caricatura da fumetto. Per il mio personaggio ho lavorato moltissimo. Volevo che fosse credibile. Ho immaginato come poteva essere cresciuta, ho lavorato sull'accento, basandomi sui video di sorveglianza e il materiale che avevo a disposizione".
Il film ha ricevuto applausi alla fine della proiezione e ha divertito, anche se sembra non abbia convinto a pieno lo zoccolo duro della critica.

Presentato, sempre in Un Certain Regard, anche il film 'Fruitvale Station' di Ryan Coogler, con il premio Oscar Octavia Spencer.

Presentato in Concorso invece il nuovo film di François Ozon, 'Jeune & Jolie'. Protagonista la modella francese Marine Vacht (che ha smosso gli ormoni del pubblico maschile).

Il film è suddiviso in quattro stagioni, partendo dall'estate, e ogni stagione è scandita da una canzone in particolare. In queste quattro parti si racconta di una 17enne, una ragazza distaccata e indifferente, si prostituisce per pure scelta. Il film si basa molto sulla sua protagonista, che resta sempre misteriosa ed enigmatica.

François Ozon parla dell'adolescenza e delle ricerche fatte per scrivere questo personaggio. "E' un'età che nei film francesi e non solo in questi, è quasi sempre idealizzata, stilizzata, mentre io ne ho un ricordo doloroso e difficile. La malinconia fa parte dell'adolescenza perché accompagna la perdita delle illusioni dell'infanzia", ha spiegato il regista in conferenza, "Ho parlato con la polizia che si occupa di minori e con uno psicoanalista, più che altro per capire come è cambiato, rispetto ai miei tempi, il rapporto tra sessualità e mezzi di comunicazione". La protagonista, Marine Vacht invece racconta il suo personaggio in modo molto semplice: "Isabelle non si spiega e non si scusa. Semplicemente vive". "Isabelle non è per nulla innocente, è destabilizzante per tutti, come un angelo sterminatore", dice Ozon sul suo personaggio, "Rimanda a ciascuno la sua ipocrisia. L'importante è che resti il mistero. Perché Isabelle si prostituisce? Non lo sapremo mai. Il denaro, che di solito è la molla fondamentale, per lei non è decisivo, in famiglia non le manca nulla. Avrebbe potuto diventare anoressica o drogarsi, perché in realtà sta solo sperimentando, è aperta al mondo, è senza morale. Su di lei non avevo un'idea precostituita e spero che per chi vede il film sia lo stesso, che a nessuno venga voglia di giudicarla".
Il film ha convinto abbastanza.

Aperta oggi anche la Quinzaine des Rèalisateurs con l'atteso film di Ari Folman ('Valzer con Bashir') 'The Congress'. Protagonista Robin Wright nei panni di se stessa. Nel cast anche Harvey Keitel e Paul Giamatti. Il film, liberamente tratto dal romanzo The Futurological Congress di Stanislaw Lem, mescola live action e animazione.

La storia di un'attrice, Robin Wright, non più giovanissima e senza offerte di lavoro che accetta di farsi scannerizzare così che si possa usare la sua immagine all'infinito. Questo rende la vera attrice praticamente inutile e impotente davanti allo sfruttamento della sua immagine.

Il regista ha raccontato come la scelta sia caduta proprio su Robin Wright, quasi un colpo di fulmine. "Ho incontrato Robin a Los Angeles in occasione di una cerimonia. Ricordo di aver passato l'intera serata ad osservarla con attenzione", ha detto Folman, "Era seduta ad un tavolo di fronte al mio ed incarnava perfettamente tutta la bellezza e la fragilità che volevo avesse il mio personaggio. Così, il giorno dopo le ho presentato il progetto, mostrandole anche alcune illustrazioni che erano state realizzate da David Polonsky durante la notte. Robin è rimasta immediatamente conquistata e abbiamo iniziato insieme un lungo viaggio durato ben quattro anni". In generale il film ha convinto a metà ma è un vero e proprio viaggio visivo, passa dall'animazione anni '30 ad una più futuristica, con in mezzo anche scene in live action, e la sequenza di scannerizzazione ha lasciato molti a bocca aperta.



Frra