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domenica 12 dicembre 2021

I critici di Boston eleggono Il Potere del Cane come miglior film

Continua il percorso di premi che poterà fino agli Oscar 2022, oggi è il turno dei Boston Online Film Critics Association, premi assegnati dai critici cinematografici di Boston.

Ad essere eletto come miglior film è stato Il Potere del Cane di Jane Campion, che ha vinto ben sette premi, tra cui migliore regia, attore protagonista (Benedict Cumberbatch), attrice non protagonista (Kirsten Dunst), e attore non protagonista (Kodi Smit-McPhee).

Il premio come migliore attrice è andato a Kristen Stewart per Spencer. Miglior cast d'insieme Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson.

Ecco tutti i vincitori e la top 10 dei migliori film (in ordine da 1 a 10).

LA TOP 10 DEL 2021
The Power of the Dog
Licorice Pizza
The Green Knight
Drive My Car
Pig
Dune
Titane
The Worst Person in the World
Spencer
Flee

MIGLIOR FILM
Il potere del cane

MIGLIOR REGIA
Jane Campion, Il potere del cane

MIGLIORE ATTRICE
Kristen Stewart, Spencer

MIGLIOR ATTORE
Benedict Cumberbatch, Il potere del cane

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Kirsten Dunst, Il potere del cane

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Kodi Smit-McPhee, Il potere del cane

MIGLIOR SCENEGGIATURA
Jane Campion, Il potere del cane

MIGLIOR CAST D’INSIEME
Licorice pizza

MIGLIOR COLONNA SONORA
Hans Zimmer, Dune

MIGLIOR FOTOGRAFIA
Ari Wegner, Il potere del cane

MIGLIOR MONTAGGIO
Joe Walker, Dune

MIGLIOR DOCUMENTARIO
Flee

MIGLIOR FILM INTERNAZIONALE
The Worst Person in the World

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE
I Mitchell contro le macchine

giovedì 2 dicembre 2021

Il Potere del Cane - la recensione

Presentato al Festival di Venezia 2021, dove ha vinto il premio per la migliore regia, Il Potere del Cane segna il ritorno della regista Jane Campion a tredici anni dal suo ultimo film.

Ambientato nel ruvido Montana a metà degli anni '20, la storia vede al centro la coppia di fratelli Burbank che gestisce il ranch di famiglia. Phil (Cumberbatch) incarna il vero cowboy, rude, sporco, spigoloso, aggressivo e deciso, suo fratello George (Plemons) invece è di natura più mite, empatico, accomodante, e desideroso di entrare in società. Quando George sposerà la vedova Rose e si trasferiranno insieme nel ranch, portando poi anche Peter, il timido figlio di lei, Phil mostrerà tutto il suo disprezzo verso la donna cercando di schiacciarla psicologicamente.

Tratto da un libro di Thomas Savage del 1967, il film è un western popolato da personaggi a due facce, una visibile, l'altra nascosta, segreta, che verrà fuori davanti agli eventi della storia. Rose sarà incapace di sopportare la pressione, George mostrerà la sua debolezza nei confronti del fratello, il giovane e timido Peter dimostrerà di essere meno ingenuo di quanto sembra, e poi c'è Phil, figura assolutamente centrale nella storia, un uomo difficile, un "macho" che idolatra il cowboy che gli ha insegnato tutto, Bronco Henri, e che detesta tutto quello che non può avere, corroso dall'invidia e dal suo senso di superiorità, ma anche lui nasconde qualcosa che, se scoperto, andrebbe a rovinare l'immagine di duro in cui si è rintanato.
Diviso in capitoli che vedono ogni volta protagonista uno dei personaggi principali, la storia scorre bene, è abbastanza essenziale, non rivela troppo di quello che vuole dire lasciando allo spettatore il compito di capire chi è chi e quale segreto nasconde. La regia di Jane Campion è pulita, elegante, sfrutta gli ampi spazi aperti (della Nuova Zelanda "usata" come Montana) creando la giusta atmosfera western, ma forse è fin troppo pulita, la regista non riesce a "sporcarla" nemmeno quando inserisce immagini esplicite, come la castrazione di un vitello. L'unico vero problema del film alla fine sembra essere proprio una mancanza di ruvidezza, di spigoli, di fratture, in una storia che vede al centro proprio la ruvidità e l'ostilità di Phil. Una mancanza che forse priva la storia di quello "shock" finale che avrebbe dato una forte scossa al film.

Ottimo il cast. Benedict Cumberbatch riempie ogni scena in cui è presente, porta tensione anche soltanto passando sullo sfondo, è una presenza pressante, inquietante, nel suo sguardo si può leggere tutto il disprezzo e l'invidia del suo personaggio. Un'interpretazione davvero di alto livello per cui meriterebbe sicuramente una nomination agli Oscar. E a meritare considerazione per la stagione dei premi è anche Kirsten Dunst, l'attrice riesce a trasmettere tutta la fragilità e il disagio della sua Rose, una delle migliori interpretazioni della sua carriera. Molto bene anche Jesse Plemons e Kodi Smit-McPhee.

Il Potere del Cane è un ottimo film, diretto e recitato molto bene, peccato per quelle mancanze che gli avrebbero permesso di essere un grande film.

mercoledì 9 dicembre 2020

Spider-Man 3: anche Tobey Maguire, Kirsten Dunst, Andrew Garfield e Emma Stone nel cast? Ci sarà anche Daredevil?

Continuano i rumor esaltanti sulle possibili new entry, o meglio ritorni, nel terzo film di Spider-Man.

Solo ieri la notizia che Alfred Molina tornerà ad interpretare il dottor Octopus, splendido villain nello Spider-Man 2 di Sam Raimi, che si va ad aggiungere al ritorno di Jamie Foxx nel ruolo di Electro, villain di The Amazing Spider-Man 2, oggi invece Collider rilancia con un poker di nomi che stuzzica non poco la fantasia dei fan.

Secondo il sito, la produzione sarebbe in trattative per il ritorno dei due "ex Spider-Man" Tobey Maguire e Andrew Garfield, ma non solo, sarebbero state contattate anche Kirsten Dunst (Mary Jane nella trilogia di Sam Raimi) e Emma Stone (Gwen Stacy nei due The Amazing Spider-Man).
Una notizia che, se confermata, farebbe saltare dalla gioia tutti i fan della Marvel e non solo. Secondo quanto riportato dal sito, sembra che le trattive con Andrew Garfield e Kirsten Dunst siano a buon punto, con Tobey Maguire invece non sarebbe ancora stato trovato un accordo. Diverso il discorso per Emma Stone, l'attrice sarebbe disponibile ma essendo incinta bisogna ragionare sui tempi di lavorazione.

Mentre si fantastica sulla possibilità che questo avvenga, ComicBook annuncia un'altra possibile new entry clamorosa: Charlie Cox, cioè Daredevil nella serie tv della Marvel, sarebbe in trattative per entrare nel cast.
Fino ad oggi i personaggi delle serie Netflix non sono mai comparsi nei film Marvel, fatta eccezione per la brevissima apparizione di James Darcy/Edwin Jarvis in Avenger: Endgame (2019), quindi sarebbe una grossa novità, oltre che un piacevole ritorno che farebbe molto felici i fan che da tempo hanno lanciato una petizione per una quarta stagione della serie su Daredevil.

In realtà, nessuna di queste notizie è stata ancora confermata ufficialmente, ma ricordiamo che nel film ci sarà anche Benedict Cumberbatch nei panni di Doctor Strange, segno che un Multiverso è una possibilità molto concreta.

Le riprese del film sono attualmente in corso. Tom Holland riprenderà il ruolo di Peter Parker, così come Zendaya tornerà nei panni di Mary Jane.

L'uscita del film è fissata per dicembre 2021.

venerdì 22 settembre 2017

L'Inganno - la recensione

Torna Sofia Coppola, a quattro anni di distanza da Bling Ring, e sembra tornare alle origini della sua filmografia, a quel Il Giardino delle Vergini Suicide che sapeva dosare meravigliosamente inquietudine e leggiadria.

Nel bel mezzo della Guerra di Secessione Americana, con i cannoni che risuonano il lontananza, siamo introdotti in un mondo sospeso, quasi ultraterreno, in cui il bianco virginale degli abiti delle donne è abbagliante in contrasto con il sangue portato dal soldato nordista interpretato da Colin Farrell.
Siamo di fronte a una sorta di fiaba distorta, e infatti la scena iniziale è proprio quella di una bambina da sola nel bosco che si imbatte in quello che potremmo definire un "lupo", e impietosita lo porta con sé, ferito e sanguinante, nel collegio in cui risiede insieme ad alcune altre ragazze e due istitutrici.
Qui la presenza maschile funge da catalizzatore affinché l'equilibrio precario si rompa: le donne, dalle bambine fino alla più anziana, sono inesorabilmente attratte da lui, non riescono a tenervisi lontane, scatenando un malsano circolo di gelosie e inganni.
Ma la genialità del film sta nel ribaltamento della fiaba classica. Il lupo diventa vittima, prigioniero inerme di un gruppo di donne solo apparentemente pure, e allora anche la fotografia si fa più scura e la regia più cupa, fino allo sfociare nel thriller più teso.

Il cast, guidato da una sempre magistrale Nicole Kidman, fa un lavoro pazzesco, da Kirsten Dunst a Elle Fanning, e anche Farrell stupisce positivamente.

Il film ha vinto il premio per la regia allo scorso festival di Cannes e non ci stupiremmo di vederlo in corsa ai prossimi Oscar, perché Sofia Coppola questa volta riesce a centrare in pieno tutti i punti, confezionando il suo miglior film dai tempi di Marie Antoinette.

mercoledì 24 maggio 2017

Festival di Cannes 2017 - giorno 8

E' il giorno di uno dei film più attesi del festival e del Concorso. E' il giorno di Sofia Coppola e il suo The Beguiled, con Elle Fanning, Nicole Kidman, Kirsten Dunst e Colin Farrell.

Adattamento del romanzo "A Painted Devil", e remake de La notte brava del soldato Jonathan (1971), il nuovo film di Sofia Coppola ha convinto il festival ricevendo una bella accoglienza da parte della critica e ottime recensioni.

Ambientato nella Virginia della Guerra di Secessione, il film racconta di un soldato nordista ferito che viene accolto in un piccolo collegio femminile del sud. Il soldato viene curato e accudito, quasi coccolato, ed essendo l'unico uomo della casa attira molto l'attenzione delle fanciulle. L'uomo inizia a flirtare con tutte e finisce per ferirle, scatenando la gelosia incontrollata delle ragazze che faranno gruppo e si scaglieranno tutte contro di lui.

Quello di Sofia Coppola è un film diverso dagli ultimi lavori della regista, The Beguiled (che in Italia sarà intitolato L'Inganno) è un film grottesco, macabro, cinico, tecnicamente ottimo e con una fotografia suggestiva.
All'ingresso in sala stampa sono stati molto applauditi sia il cast che la regista, che ha subito spiegato il rapporto sia col romanzo che con il film del 1971. "La mia produttrice Anne Ross mi ha detto: devi vedere il film di Don Siegel e fare una tua versione del libro", ha raccontato Sofia Coppola, "Ho seguito il suo consiglio, ho visto 'La notte brava del soldato Jonathan' e mi è rimasto in mente per molto tempo. In quel film la storia veniva narrata da un punto di vista maschile, così ho pensato che avrei potuto cambiare prospettiva e raccontarla da un punto di vista femminile". E se i toni del film sono diversi dal solito, a tornare è un tema da sempre caro alla Coppola: le donne, le ragazze, il punto di vista femminile. "Non so se il mio sia un film che parla di emancipazione femminile, potete interpretarlo come preferite", ha detto la regista, "Più di ogni altra cosa, desideravo parlare di guerra fra i sessi, cosa che spero di aver raccontato in maniera divertente. E poi mi interessava rappresentare donne di diverse età e lavorare con attrici di diverse età. Mi interessava la visione di questa donne diverse tra loro e isolate, e capire cosa accadeva quando ci si mette di mezzo un uomo. E anche la guerra di ruoli che si viene a creare tra uomini e donne".
Tornando sul confronto tra i due film, la regista ha poi rivelato un evento organizzato da Quentin Tarantino: "Non volevo fare un vero proprio remake. Ma vedremo i due film a Hollywood, perché il mio caro amico Quentin ha organizzato una doppia visione, per mostrare due versioni della stessa storia".

Unico uomo in mezzo a un cast di sole donne è Colin Farrell. "Per me questo film è stato un lungo viaggio in mezzo a una marea di corsetti", ha detto l'attore, "Mi ha fatto un immenso piacere lavorare circondato da donne così straordinarie, creative, talentuose. Mi sentivo a mio agio sul set, avevo fiducia in Sofia, ma francamente non sapevo cosa sarebbe venuto fuori da un'esperienza che mi sembrava folle. Mi piace essere diretto dalle donne e mi piace che il punto di vista della storia sia femminile". Inevitabile il paragone con Clint Eastwood, protagonista del film del 1971. "Il film di Siegel l'avevo visto anni fa e ne ero rimasto turbato ma non ho cercato di rifare Clint Eastwood", ha dichiarato Farrell, "Non ho avuto l’opportunità di incontrarlo, è un uomo molto impegnato! Clint era straordinario e inimitabile, ma sono stato molto felice di poter mantenere la mia origine irlandese, il mio accento. Ho inventato una piccola backstory per il mio personaggio".

Ad interpretare la direttrice del collegio è Nicole Kidman, al suo quarto (e ultimo) titolo in questo festival, che riguardo il suo personaggio ha detto: "Si tratta di una storia di sopravvivenza. Il mio personaggio ha la responsabilità di un gruppo di ragazze e le vuole proteggere. Proviene da un posto carico d’amore...poi è arrivato lui [Colin Farrell] e ha rovinato tutto. Voglio dire, non potevamo certo procreare, ma stavamo bene!". Due dei titoli con cui la Kidman è al festival quest'anno sono diretti da donne, la serie Top of the Lake di Jane Campion e il film della Coppola. "Credo che ci sia un'impronta femminile forte in questo film e, mi dispiace dirlo, non penso che un uomo avrebbe dato lo stesso apporto. Oggi qui abbiamo Jane Campion e Sofia Coppola ma non dobbiamo dimenticare le statistiche", ha dichiarato l'attrice, "lo scorso anno circa il 4% dei film prodotti dalle major sono stati diretti da donne. Tutti dicono che le cose stanno cambiando e forse è vero, ma ancora troppo lentamente. Noi come interpreti dobbiamo sostenere le registe donne, questo è ormai un dato di fatto".

Per Nicole Kidman e Colin Farrell è stata la prima volta con Sofia Coppola, Elle Fanning e (soprattutto) Kirsten Dunst avevano già lavorato con la regista. "Stavolta però mia madre non era sul set", ha scherzato Elle Fanning ricordando il film Somewhere (2010), "stavo diventando diciottenne quando ho fatto il film ed era un momento particolare nella mia vita. E poi c'era Kirsten, è mia amica, mi sentivo al sicuro". Per Kirsten Dunst invece è stata la quarta collaborazione con la regista (senza contare il cameo in Bling Ring), non ci ha messo molto l'attrice ad accettare la sua proposta: "Non sapevo molto del progetto, ma per Sofia reciterei anche l'elenco del telefono!".

Sfiorato anche il tema Netflix e il rapporto tra Sofia Coppola e i film ad alto budget, a cui la regista non chiude la porta a prescindere. "Ho girato in 35mm e ne sono molto orgogliosa. Spero che la gente lo veda al cinema, noi giriamo pensando al frame grande, non al cellulare. E’ la sua dimensione ideale e penso che farsi rapire dallo schermo sia una cosa molto rara al giorno d’oggi, con lo stile di vita moderno che conduciamo", ha dichiarato la regista, "Mi piace girare film a basso budget dove ho il potere di fare le cose nel modo in cui voglio. Ma mai dire mai".

Il film sarà nelle sale italiane dal 14 settembre.

martedì 7 marzo 2017

Hidden Figures - Il Diritto di Contare - la recensione

Ci sono storie che sembrano nate apposta per essere raccontate in un film, è questo il caso della storia di Katherine G. Johnson, genio della matematica, Dorothy Vaughn, supervisore non ufficiale di un team di "computer", e Mary Jackson, aspirante ingegnere. Nere, donne, nella Virginia segregazionista degli anni '60.

Tre menti brillanti che, nonostante il razzismo perché nere e la discriminazione perché donne, hanno avuto un ruolo essenziale nella NASA, in un periodo in cui la competizione con la Russia per la "conquista dello spazio" era al massimo livello, e il programma spaziale americano era molto indietro rispetto a quello russo. In particolare il ruolo di Katherine G. Johnson è stato fondamentale, senza il suo genio matematico John Glenn, primo astronauta americano ad andare nello spazio, sarebbe rimasto a terra e, più avanti nel tempo, nessuna bandiera sarebbe stata piantata sulla superficie della Luna.

Il regista Theodore Melfi sceglie la strada più semplice, cioè raccontare senza interferire, confezionando un cosiddetto "feel-good movie", un film positivo in cui tutto finisce bene. Probabilmente quella del regista è stata la scelta giusta, sicuramente la più semplice per raccontare una storia incredibile in cui alla fine tutto è realmente finito bene (a volte succede!).
Hidden Figures avrebbe potuto affondare di più le mani nella tensione che si respirava negli USA negli anni '60, nei diritti civili, nel razzismo, oppure concentrarsi di più sulla NASA, sulla competizione con la Russia, sul sogno di arrivare nello spazio, o semplicemente scavare più in profondità nei tre personaggi principali, ma non lo fa, il film resta sempre in superficie, a galleggiare sul semplice racconto degli eventi. E' un limite ma è anche un aspetto voluto. Lo scopo del film infatti è solo quello di raccontare queste tre donne e far conoscere una incredibile storia che meritava di essere raccontata, il film non è e non vuole essere niente di più di questo.

Buone le prove delle tre protagoniste del film, Taraji P. Henson (Katherine), Octavia Spencer (Dorothy), e la cantante Janelle Monáe (Mary). Buono anche il cast di supporto, con Kirsten Dunst, Jim Parsons, e un Kevin Costner che si trova sempre molto a suo agio negli anni '60.

Il film ha ottenuto tre nomination agli Oscar 2017, tra cui miglior film, e questa è una cosa abbastanza incomprensibile che probabilmente fa passare il film per qualcosa che non è. Hidden Figures - Il Diritto di Contare è una commedia piacevole, un film "buono" (nel senso di buoni sentimenti), che parla allo spettatore in un modo semplice e universale, che non cerca di essere più di quello che è. E' uno di quei film da vedere per passare una serata sul divano in assoluto relax e senza impegno.

lunedì 23 settembre 2013

Bling Ring - la recensione

Presentato all'ultimo Festival di Cannes, arriva finalmente in sala anche da noi il nuovo film di Sofia Coppola, 'Bling Ring'.

In una Los Angeles fatta di superville e feste, un gruppo di adolescenti, ossessionati dalle star e dal glamour, trovano online l'indirizzo dei loro "idoli", entrano nelle loro abitazioni e rubano vestiti e gioielli. Una, due, tre volte, alla fine diventa un'abitudine, fino a che non vengono incastrati e arrestati per aver derubato un bottino complessivo di 3 milioni di dollari.

Può sembrare una storia finta, inverosimile, e invece è tutto vero, Sofia Coppola, che torna a parlare dell'adolescenza e di un certo "vuoto esistenziale", temi già affrontati in tutti i suoi film, ha tratto la storia da fatti realmente accaduti qualche anno fa. "Bling Ring" è il nome che è stato dato a questo gruppetto di giovani ladri che consapevolmente ma senza pensare minimamente alle conseguenze hanno derubato nelle abitazioni di attori, cantanti e personaggi noti come Orlando Bloom, Paris Hilton - che per loro era ormai una specie di negozio - fino a quella che nel film viene descritta come la conquista massima, la casa di Lindsay Lohan.
Nessun effetto Bonnie&Clyde, Sofia Coppola dimostra tutta la sua intelligenza di autrice raccontando la vicenda in modo divertente e leggero, con l'occhio interessato di chi vorrebbe capire, ma senza prendere le parti di nessuno e allo stesso tempo senza puntare il dito. Lo spettatore segue le avventure criminali dei protagonisti e li osserva impotente, si assiste agli sbagli che commettono e alla leggerezza e alla superficialità con cui li commettono. Tutto questo la Coppola lo fa senza giudicarli e senza assolverli, semplicemente ritrae quello che sono (purtroppo) molti giovani di oggi. La critica è sottintesa nel ritratto un po' desolante del vuoto, della superficialità, della mancanza di morale dei protagonisti del film (e di una parte dei giovani d'oggi), che vogliono sembrare più grandi, vogliono scioccare, sono vuoti di contenuti, imbottiti di frasi fatte prese da canzoni, ossessionati dalla vita luccicante delle star di cui leggono sulle riviste, con una voglia incontrollabile di condividere tutto sui social network e che non si preoccupano minimamente se una cosa è giusta o sbagliata. Il film racconta una storia "estrema" ambientata fra le sfavillanti ville sulle colline di Los Angeles, e quindi potrebbe sembrare lontano da noi ma in realtà alcuni aspetti non sono poi così lontani, basta fare un giro sui social per rendersene conto.

Protagonisti del film un gruppo di giovani attori, fra cui spicca la più famosa ed esperta Emma Watson, poi Taissa Farmiga, Israel Broussard, e le due esordienti, Claire Julien e Katie Chang. Tutti adatti alla parte. Da segnalare anche la presenza nel cast di Leslie Mann e Gavin Rossdale, e le partecipazioni amichevoli di Paris Hilton (che ha anche prestato la sua villa per le riprese) e Kristen Dunst.
Sofia Coppola è una regista molto capace e qui dimostra di sapersi adattare senza mai sacrificare il suo personalissimo stile. Cambia il ritmo, se in 'Somewhere' i tempi erano molto lenti, in 'Bling Ring' si corre, il ritmo è incalzante, come nelle parti più festaiole di 'Marie Antoinette', il tutto aiutato da una perfetta colonna sonora (come al solito nei suoi film).
La trama è davvero molto semplice, ridotta al minimo, si seguono le vicende e i momenti di vita dei protagonisti, fra la scelta di accessori, scarpe, vestiti, glamour, feste, foto da mettere online, un po' di kitsch, tante griffes e dichiarazioni surreali. Argomenti superficiali? forse, i fashion victim comunque si divertiranno molto. Alla fine si rimane con una sensazione di vuoto, ma dopotutto lo scopo del film è ritrarre un vuoto, che sarà pure vestito in modo glamour, ma è pur sempre un vuoto.

giovedì 28 febbraio 2013

'Upside Down' - commento a caldo

La verità è che 'Upside Down' è un film davvero brutto, scritto e diretto (male) da Juan Solanas, con un cast inebetito, a partire da Kirsten Dunst e Jim Sturgess e finendo con il grande Timothy Spall che cerca di tirare su il livello recitativo ma con scarso risultato.

Romanticismo e miele a fiumi (miele vero) uso smodato di grandangoli, e solo per questo meriterebbe l'ergastolo, storia intrigante nella prima parte e terribilmente retorica nella seconda.
Niente da dire, si salvano solo certe scenografie e poco la colonna sonora.

Occasione sprecata.


Mat

giovedì 25 ottobre 2012

'The wedding party' - la recensione

The Wedding Party è un film del 2012 diretto da Leslye Headland, con Kirsten Dunst, Isla Fisher, Lizzy Caplan e Rebel Wilson, distribuito in Italia da Lucky Red.


Regan (Kirsten Dunst) ha sempre primeggiato in tutto, e quando scopre che la sua amica Becky (Rebel Wilson) si sposa con un bello e ricco newyorchese, perde la testa, e si sfoga con due sue amiche, Katie (Isla Fisher) e Gena (Lizzy Caplan), anch'esse invitate come damigelle al matrimonio. Nonostante questo, decide di accettare il ruolo di damigella d'onore e di organizzare quanto meglio il matrimonio di Becky, ma durante l'addio al nubilato succede un disastro, e la "tranquilla" serata si trasforma in una lunga notte da incubo per le tre damigelle...

Il film è proprio come appare, tanto e forse troppo di già visto.
Era stato pubblicizzato come un film alla pari di 'Una Notte da Leoni', ma non gli si avvicina proprio. Divertimento poco e nullo (anche se in sala c'era gente che ha riso un pò), le storie dei protagonisti noiose e stereotipate, ed è un peccato, perchè il film poteva essere molto divertente. Poi è estremamente prevedibile...

La cosa positiva sono le protagoniste, ottima scelta, anche se secondo me Isla Fisher potrebbe fare personaggi diversi dalla "ragazza cretina che se la fa con tutti". Kirsten Dunst perfetta per questo tipo di ruolo. Lizzy Caplan è quella che mi è piaciuta di più, ma forse perchè il suo personaggio è quello più interessante del gruppo, un pò troppe smorfie, ma sappiamo che sa fare di meglio.

È uno di quei film che si possono guardare in tv quando non fa niente di bello, e si vuole passare una serata senza impegno, magari guardandolo anche di sfuggita, perchè di certo non si perdono straordinari colpi di scena. 

Lòisa

lunedì 1 ottobre 2012

Marie Antoinette - Club del Film

Ritorna il Club del Film! E alla grandissima, proponendoci questa settimana Marie Antoinette di Sofia Coppola, con Kirsten Dunst, Jason Schwartzman, Judy Davis e Rip Torn.

Trama:

Austria 1768. Per suggellare l'alleanza tra Francia e Austria, l'imperatrice Maria Teresa offre in sposa la figlia, la quattordicenne arciduchessa Antoine, al Delfino di Francia Luigi Augusto, futuro Luigi XVI. Dopo la "consegna della sposa" presso Schuttern sul Reno nel 1770, nella quale Antoine viene spogliata di tutto ciò che rappresentava la sua vita austriaca, viene presentata ufficialmente al fidanzato Luigi Augusto, il ministro degli Affari Esteri Choiseul e il resto della famiglia, divenendo così la Delfina di Francia Maria Antonietta.

Sotto lo scrutinio dell'intera corte, la Delfina si trasferisce nei suoi appartamenti a Versailles, dove inizia il suo difficile rapporto con l'aristocrazia, i costumi e l'etichetta francesi. Il suo matrimonio non consumato, e quindi l'apparente incapacità di Maria Antonietta di dare vita a un erede, peggiorano la sua posizione all'interno della corte.
Per sfuggire ai pettegolezzi e alle dicerie di corte, Maria Antonietta si rifugia nelle amicizie, come quella con la giovane principessa de Lamballe e la duchessa di Polignac, e negli svaghi raffinati. Durante una festa in maschera conosce il conte Hans Axel von Fersen, capitano delle guardie svedesi.

Nel 1774, re Luigi XV muore e Luigi Augusto e Maria Antonietta diventano i nuovi regnanti di Francia. Mentre Maria Antonietta continua il suo stile di vita eccessivo, il re si prepara a spedire aiuti alla Rivoluzione americana. Per risolvere la questione del talamo coniugale, in aiuto alla coppia reale arriva il fratello di Maria Antonietta, l'imperatore Giuseppe II, e, sotto la guida dei suoi consigli, il matrimonio viene finalmente consumato e Maria Antonietta dà alla luce la principessa Maria Teresa. [...]

Colonna Sonora
Disco 1:
"Hong Kong Garden" – Siouxsie & The Banshees
"Aphrodisiac" – Bow Wow Wow
"What Ever Happened" – The Strokes
"Pulling Our Weight" – The Radio Dept.
"Ceremony" – New Order
"Natural's Not in It" – Gang of Four
"I Want Candy (Kevin Shields Remix)" – Bow Wow Wow
"Kings of the Wild Frontier" – Adam & the Ants
"Concerto in G" – Antonio Vivaldi / Reitzell
"The Melody of a Fallen Tree" – Windsor for the Derby
"I Don’t Like It Like This" – The Radio Dept.
"Plainsong" – The Cure

Disco 2:
"Intro Versailles" – Reitzell / Beggs
"Jynweythek Ylow" – Aphex Twin
"Opus 17" – Dustin O'Halloran
"Il Secondo Giorno (Instrumental)" – Air
"Keen On Boys" – The Radio Dept.
"Opus 23" – Dustin O'Halloran
"Les barricades mystérieuses" – François Couperin / Reitzell
"Fools Rush In (Kevin Shields Remix)" – Bow Wow Wow
"Avril 14th" – Aphex Twin
"K. 213" – Domenico Scarlatti / Reitzell
"Tommib Help Buss" – Squarepusher
"Tristes Apprêts, Pâles Flambeaux" – Jean Philippe Rameau / William Christie
"Opus 36" – Dustin O'Halloran
"All Cats Are Grey" – The Cure

Lòisa

mercoledì 23 maggio 2012

Festival di Cannes - Giorno 8

All'ottavo giorno ormai è chiaro a tutti che se non ti presenti a Cannes con gli occhiali da sole o un I-phone non sei nessuno.

Oggi è il giorno del film 'On The Road' di Walter Selles, tratto dal celebre romanzo di Jack Kerouac divenuto poi una specie di manifesto per la "beat generation", e per questo fra i film più attesi del festival.
Ambientato nella seconda metà degli anni '40, la storia segue tre ragazzi, Sal, Dean e Marylou, nel loro viaggio attraverso Stati Uniti e Messico, tra sesso, droga e jazz.
Il cast è molto pieno: Kristen Stewart, Sam Riley, Garrett Hedlund, Kirsten Dunst, Viggo Mortensen, Amy Adams, Tom Sturridge, Steve Buscemi, Alice Braga e Terrence Howard
''Mi piacerebbe - dice Salles - che On the road fosse visto da un pubblico giovane, che si abbandonasse al percorso anche doloroso dei giovani protagonisti che alla fine si interrogano sul senso della loro esistenza e che li spingesse a leggere il libro di Kerouac con la stessa passione con cui l'ho letto io a 17 anni, un'opera di 'rottura' che mi ha segnato''. Grande attenzione della stampa per Kristen Stewart ovviamente, un po' infastidita dalle domande personali prontamente stoppate dal presentatore/moderatore della conferenza, ha risposto con un secco "A lei piace farlo" alla domanda sulle scene di nudo e di sesso presenti nel film.
Il film, prodotto da Francis Ford Coppola che in passato aveva cercato di portarlo sul grande schermo, ha avuto pareri e reazioni discordanti, non ha convinto tutti. In concorso.

E in concorso oggi c'era anche Kylie Minogue per il film di Leos Carax 'Holy Motors' in cui ha una piccola parte. Nel film anche Eva Mendes, piccola parte anche per lei.

Presentato fuori concorso (non ieri come avevo scritto) il nuovo film di Bernardo Bertolucci, 'Io e Te', tratto da un libro di Niccolò Ammaniti. ''Avrei tanto voluto essere in concorso - ha dichiarato il regista - ma poi ho pensato che qualche malizioso poteva pensare che la Palma d'oro alla carriera l'anno scorso non mi era bastata. Ho pensato di sembrare vorace'', ha poi aggiunto di essere già pronto per un nuovo film, "Sono pronto ormai. Ho finalmente elaborato il lutto della sedia a rotelle".
Protagonisti del film i giovani esordienti Jacopo Olmo Antinori e Tea Falco, entrambi però non hanno impressionato per capacità recitative. 


Frra