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venerdì 25 marzo 2022

Spencer - la recensione

Dopo aver raccontato le ore successiva all'assassinio Kennedy dal punto di vista di Jackie Kennedy, il regista Pablo Larrain punta il focus su un'altra donna iconica del novecento e cioè Diana Spencer.

Durante le vacanze di Natale del 1991 insieme alla famiglia reale, Diana si ritrova a fare i conti con l'infelicità della sua vita e a decidere di porre fine al matrimonio con Carlo.


Grazie alla sceneggiatura di Steven Knight e a una regia che si concentra interamente sulla figura della principessa del Galles, Larrain riesce a comunicare con grande efficacia allo spettatore il disagio di Diana, un disagio che diviene quasi claustrofobico mentre la donna, e noi con lei, rimaniamo intrappolati all'interno della proprietà reale, potendo guardare oltre la finestra i campi coltivati che sembrano irraggiungibili. Da questo punto di vista, l'intero film è simile a un incubo e quando alla fine Diana lascia la proprietà, il sospiro di sollievo non è soltanto il suo ma anche il nostro.
Dove il film invece pecca è nella resa della figura stessa di Diana. Per quanto sembra palese fin da subito l'intento di renderla una donna a tutto tondo e quindi di conferire umanità all'icona, a emergere prepotentemente è però una figura idealizzata, la Diana che è emersa negli anni dalle interviste da lei rilasciate e in buona parte dall'idea che ogni spettatore si porta dietro, ovviamente ben lontana da essere un personaggio sfaccettato e veramente profondo. Anche i suoi disturbi alimentari sono affrontati di striscio, con una certa aura patetica che stimola la compassione ma non aiuta il film a fare il salto di qualità che ci si aspetterebbe.

Da questo quadro, unica protagonista, l'interpretazione di Kristen Stewart è allo stesso tempo magistrale e forzata. Magistrale perché la camera è continuamente su di lei e lei riesce a reggerla magnificamente, trasformandosi (anche grazie a un ottimo trucco) in Diana, restituendo quegli sguardi tristi e sognanti per cui è diventata famosa, ma anche i momenti più intimi con i suoi figli. Forzata perché nonostante tutto sembra sempre di assistere a una recita e non ci si dimentica mai che alla fin fine quello che si sta guardando non è reale, al massimo è un ricordo soffuso di affetto della Diana che abbiamo amato e che non c'è più. 

giovedì 15 maggio 2014

Festival di Cannes 2014 - giorno 1

Si entra nel vivo, comincia il Concorso del 67° Festival di Cannes.

Presentato il nuovo film del regista inglese Mike Leigh, 'Mr. Turner', pellicola dedicata al pittore William Turner.
Proprio come in un quadro del pittore inglese, la regia e la fotografia del film s'ispirano alle opere di Turner giocando con la luce. 'Mr. Turner', accolto molto bene dalla critica alla proiezione stampa, trova un punto di forza nell'interpretazione di un bravo Timothy Spall.

"Ho cercato di rendere omaggio alla tensione tra il Turner mortale e il suo lavoro epico e spirituale, aveva una maniera unica di catturare il momento e sapeva trarre ispirazione da ciò che lo circondava", ha detto Mike Leigh parlando del pittore durante la conferenza, "Non si limitava a riprodurre il cielo e il mare ma era in grado di vedere al di là". E sul film: "Mi hanno chiesto se questo sia un film autobiografico, non lo è, anche se alcuni elementi sono innegabilmente influenzati dalla mia esperienza. Chiunque faccia un film ispirato a qualcuno deve necessariamente sentirlo vicino, capirlo e comprenderlo. E poi dato che anch'io sono un artista, naturalmente comprendo il territorio su cui lavoro. Man mano che inizi a fare ricerche su un soggetto, che tu lo faccia a livello superficiale o più approfondito, questo impregna la tua psiche".
Il direttore della fotografia Dick Pope ha poi parlato del lavoro specifico fatto sulla fotografia del film: "La parte del lavoro rigorosa è stata una ricerca sulla palette di colori utilizzata dal pittore. E’ un argomento e oggetto di grande documentazione. Dopodiché ho seguito l’istinto".
Molti consensi ha ricevuto l'interpretazione di Timothy Spall, attore spesso visto in ruoli da non protagonista. "Sapevo che per completare il film ci sarebbero voluti due anni e mezzo, per cui mi sono messo a prendere lezioni di disegno e ho imparato a dipingere, con un maestro vicino a casa mia", ha detto l'attore riguardo la preparazione del personaggio, "Ho anche letto tanto, sapevo che Turner era un uomo di stile e con una sensibilità spiccata, insomma, un po’ come me. Ho focalizzato sul suo lavoro. Era anche un tipo piuttosto misterioso, non ci sono tantissimi cenni biografici su di lui. I geni non sempre sono romantici. Anzi, spesso sono persone bizzarre che vivono di conflitti e hanno difficoltà a vivere in società. Turner aveva il genio dentro di sé, ma aveva l’aria di un proletario qualsiasi. Mi è venuto naturale interpretarlo con l’emissione di tanti rumori e grugniti. Rappresentano il male di vivere che si porta dentro e che esplode nel tentativo di comunicare. Però era in grado di rappresentare alla perfezione il sentimento del sublime, quella linea sottile tra l’orrore e la bellezza della natura, e di mettere in risalto l’umiltà dell’uomo".

Presentato in Concorso (in realtà ieri) anche 'Timbuktu' di Abderrahmane Sissako. Unico film africano in concorso, il film è ispirato a una storia vera avvenuta nel nord del Mali, una una giovane coppia lapidata per mano di alcuni fondamentalisti islamici perché colpevole di non essere sposata.


Oggi è stata inaugurata anche la sezione Un Certain Regard, ad aprirla il film 'Party Girl', diretto da tre registi: Marie Amachoukeli-Barsacq, Claire Burger e Samuel Theis. La storia di una matura entraineuse che arrivata a 60 anni accetta la proposta di matrimonio del proprietario di un nightclub in cui lavora ma senza rinunciare alla sua libertà.

giovedì 28 febbraio 2013

'Upside Down' - commento a caldo

La verità è che 'Upside Down' è un film davvero brutto, scritto e diretto (male) da Juan Solanas, con un cast inebetito, a partire da Kirsten Dunst e Jim Sturgess e finendo con il grande Timothy Spall che cerca di tirare su il livello recitativo ma con scarso risultato.

Romanticismo e miele a fiumi (miele vero) uso smodato di grandangoli, e solo per questo meriterebbe l'ergastolo, storia intrigante nella prima parte e terribilmente retorica nella seconda.
Niente da dire, si salvano solo certe scenografie e poco la colonna sonora.

Occasione sprecata.


Mat