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domenica 30 marzo 2014

Nymphomaniac Vol.2 (Soft Version) - la recensione

'Nymphomaniac Vol.2' verrà qui analizzato, come per il primo volume, nella sua versione corta e censurata.
Il seguente articolo va integrato con la recensione di 'Nymphomaniac Vol.1' che trovate QUI.

La seconda parte dell'opera di Lars Von Trier ci presenta un percorso, dopo il precedente di "formazione", dedicato alla ricerca di sé e alla discesa negli inferi del personaggio di Joe. 

Un capitolo in cui la patologia sessuale si traduce in una vera e propria piaga mentale che farà cadere Joe in un totale stato di apatia. Ne consegue un periodo di asetticismo affettivo, in cui Joe avrà anche un figlio, e di profonda solitudine in cui anche il suo corpo comincerà a risentirne, perdendo ogni capacità di provare sensazioni fisiche. 
Joe si mette dunque alla disperata ricerca del piacere perduto, e troverà modo di sentirsi viva con le pratiche di "K", interpretato da un insolito e bravo Jamie Bell (Billy Elliot), che nel suo laboratorio sodomizza le sue "pazienti" in cerca di emozioni forti.

'Nymphomaniac Volume 2' pur essendo leggermente superiore al volume primo non ne rivoluziona  le sorti e la qualità artistica dell'opera complessiva rimane mediocre. Questa volta non è presente quella smania dal parte del regista nel voler continuamente accostare il basso con il colto, operazione che in precedenza aveva delineato uno stile che dire tracotante è poco. Nel secondo capitolo si percepisce meno artificiosità formale e più autenticità. Lars Von Trier ripone da parte il suo egocentrismo e sembra mettersi in un angolino concedendo così più spazio al racconto di Joe e riducendo gli interventi di Saligsman che, come lui, pare più disposto ad ascoltare. Non che questo sia un bene, anche perché la storia di Joe si poggia su una sceneggiatura piatta, dove l'apatia della protagonista coincide con quella dello spettatore. Nymphomaniac non appassiona mai, si resta nella più totale indifferenza, non si prova né compassione né disgusto nei confronti di Joe. Tutti i climax sono gestiti nel peggiore dei modi, si potrebbe dire che è proprio climax non esiste, la narrazione non raggiunge mai un apice, un culmine emotivo o di tensione drammatica. A fare da padrona è la perplessità dello spettatore messo di fronte a diversi passaggi forzati e all'irrazionalità di alcune scene, basti pensare alla macchina in fiamme o alla conversione mafiosa di Joe, decisamente folle.

Rimangono degne di nota alcune immagini dal forte impatto visivo, come la protagonista in cerca del proprio albero-anima su una rupe rocciosa, ma in generale l'estetica del film non è lontanamente paragonabile a quella lussureggiante di Melancholia e neanche a quella gotica di Antichrist.


La pornografia in questo secondo capitolo è più controllata ma è più violento a livello di immagini, penso alla crudezza delle pratiche sadomaso di "K" o il preambolo che va a spiegare come mai Joe all'inizio giaceva in uno sporco vicolo ferita e priva di sensi, sicuramente la scena più forte e tesa del film.
Lars Von Trier  fortunatamente non è caduto nel didascalico per la seconda volta, e le digressioni di Seligman sono più misurate. Inoltre alcuni concetti espressi sono decisamente più provocatori di quanto il film sappia fare con le immagini, oltre che essere i punti più interessanti del film, basti pensare ad alcuni riferimenti alla religione o al punto di vista di Joe sulla pedofilia, una visione decisamente scomoda e anticonformista. Nymphomaniac quando decide di tirare le somme si conclude traendo una morale tutta "femminista" della vicenda, in cui viene evidenziato il doppio standard di una società che tende a condannare la sessualità femminile, al contrario di quella maschile dove uno stile di vita del genere potrebbe tranquillamente essere considerato "normale". Un epilogo scontato e totalmente convenzionale, troppo poco per un film di oltre 4 ore che vorrebbe essere cinico e provocatorio. Soprattutto un finale che lascia in sospeso molti quesiti e che non risolve la dicotomia sesso/amore.

In fin dei conti 'Nymphomaniac' è il tipico film lanciato con tanto fracasso ma che nei fatti si rivela insoddisfacente sotto tutti i punti di vista. Magari con una distribuzione televisiva, sotto forma di "miniserie" ,l'idea di Von Trier avrebbe trovato un mezzo espressivo più adatto.



Voto:  **½ / *****

mercoledì 26 marzo 2014

Need for Speed (The Movie) - la recensione

La traduzione cinematografica della saga videoludica di 'Need for Speed' non era una passo semplice e privo di rischi, i produttori ne erano consapevoli. La pellicola doveva far fronte alle aspettative dei fan, doveva avere un senso, doveva essere motivata da qualcosa che non fossero solo gli incassi e soprattutto reggere il confronto con la saga rivale 'Fast & Furious'. L'obbiettivo numero uno era sicuramente quello di sfornare un prodotto che si differenziasse dagli altri muscle-car movie odierni.
E la missione è stata portata a temine in maniera più che accettabile.

Il film di Scott Waugh trova la sua carta vincente nel trarre ispirazione dai film d'azione di fine anni '70/inizio '80, plasmandosi sui canoni di quella categoria di film, dove i protagonisti potrebbero essere tranquillamente figli di un Matt Dillon o un Tom Cruise, che negli anni ottanta erano alcune delle giovani star più amate dagli adolescenti.
A parte la struttura nostalgica, il film si distingue per una messa in scena sobria e seriosa, che non ripropone affatto il format di Fast & Furious, più trash nel proporre attori "rozzi e nerboruti", donne provocanti e auto modificate. Need for Speed evita volgarità e violenza optando per un giusto senso del realismo, curando la narrazione, proponendo personaggi semplici spinti da passioni e sentimenti veri. Un film dov'è palpabile il senso di velocità, il vento sui capelli, dove si respira un'aria di libertà e il senso del rischio. Il film punta efficacemente più sugli elementi prettamente cinematografici che del videogioco, per non risultare una "baracconata" e riuscire a coinvolgere emotivamente il suo pubblico. I riferimenti e le citazioni al videogioco non mancano ma sono ben dosati.


Le emozioni del film si fanno palpabili anche per il realismo visivo raggiunto grazie ad uno scarsissimo utilizzo della computer grafica, tutte le evoluzioni che vediamo sul grande schermo sono infatti realizzate da grandi professionisti dello stunt.
Appassiona il lungo viaggio on the road del protagonista (interpretato da un lanciatissimo Aaron Paul, orfano dalla serie di Breaking Bad) a bordo della sua Ford Mustang nel raggiungere il luogo della fatidica gara, anche perché nell'abitacolo della vettura si articolano rapporti umani grazie alla compagnia dell'attrice Imogen Poots  (molto brava) con cui condivide la scena.
In conclusione da 'Need for Speed' non ci si possono aspettare contenuti intellettuali, la storia è semplice com'è giusto che sia, il suo unico compito è quello di intrattenere. E in questo sa come appagare al meglio la sua fetta di pubblico, sfrecciando con sicurezza a tutta velocità dall'inizio alla fine.

Voto:  *** / *****

martedì 25 marzo 2014

Nymphomaniac Vol.1 (Soft Version) - la recensione

 Si parla da molto dell'ultimo film di Lars Von Trier, "Nymphomaniac", da quando lui dichiarò di voler portare al cinema un' opera pornografica, che esplorasse la sessualità e il mondo femminile dal punto di vista di una ninfomane, senza però dimenticare un certo spessore nei contenuti. E in questo Lars è di parola, non dimenticando mai introspezioni, studi psicologici e riflessioni sui temi affrontati; con questo Nymphomaniac il regista inserisce falli, vagine, sesso orale e penetrazioni a fare bella mostra di sé, della serie "guarda come sono bravo a farti entrare in punta di piedi il porno in un film d'autore". L'intento, manco a dirlo, è quello di provocare.
Il regista, probabilmente sotto pressione dalla produzione, decide però di montare due versioni delle 5 ore e mezzo di girato totale entrambe suddivise in due parti : una "soft" più corta destinata ai cinema e l'altra una versione "hard" integrale e dunque senza censure.
La recensione qui proposta analizza la prima parte della versione soft "Nymphomaniac vol.1" dalla durata di 115 minuti contro i 145 minuti della "long version".
Joe, la protagonista, viene trovata in un vicolo priva di sensi da Seligman durante una giornata nevosa, che provvederà a soccorrerla portandola nel suo appartamento. Qui Joe davanti ad una tazza di té caldo rivelerà a Seligman di essere una ninfomane. Comincia così a raccontargli la sua vita ma sarà una lunga narrazione. Seligman accetta di ascoltarla senza giudicare...
Questa è la trama del film e da qui Von Trier innesca un discorso su come la sessualità è discussa e capita, ponendo complesse riflessioni sulla dicotomia tra sesso e amore. Un discorso che vuole farsi complesso andando a cercare confronti e parallelismi in campo scientifico, filosofico e religioso. Spesso proponendo simbolismi e riferimenti legati il più delle volte alla numerologia e alla matematica. E trovando nella pesca un giusto alleato esplicativo, a causa delle forti analogie e coincidenze tra la tecnica della pesca e la sessualità. Infatti sarà proprio la passione per la pesca di Seligman ad aprire la maggior parte degli spunti di discussione e di riflessione sulla vicenda raccontata da Joe.

In un opera dunque che si mostra abbastanza intellettuale e che si pone innegabilmente dei propositi piuttosto alti sul piano dei contenuti, allora la pornografia delle immagini diventa spesso superflua. Vi giuro che il mio non è un discorso che vuole essere bigotto, ma ho trovato lo sbandieramento di penetrazioni e organi genitali nel dettaglio un qualcosa di abbastanza gratuito. Messo là in un contesto che vuole farsi colto e intellettualoide per il solo gusto di scandalizzare.

 Un po' come l'eccesso di violenza splatter di alcuni film, spesso stupida ed evitabilissima. Per questo penso che la versione estesa non aggiunga niente di più al valore artistico del film (dato che sono 30 minuti di materiale pornografico ancora più esplicito). Molti hanno giustificato la pornografia, spiegando che l'occhio del regista è quello di uno studioso, uno sguardo che chiameremo scientifico. Io francamente non condivido questa tesi, conoscendo il personaggio (Lars Von Trier) immagino che l'unico suo intento sia stato quello di voler provocare e scandalizzare il suo pubblico, perché si diverte un mondo nel farlo.
Che poi in fin dei conti cosa ci dovrebbe scandalizzare? Un primo piano su una penetrazione ? Alla fine si sta parlando di sesso. Nessuno uscirà traumatizzato dalle immagini visionate.
Adesso però mettiamo da parte il comparto a luci rosse del film e concentriamoci sui contenuti "di qualità". Ovvero le digressioni in cui vengono inserite annotazione e cenni culturali che vanno a toccare le materie e le arti disparate, ovviamente legate allegoricamente alla sfera sessuale. Un eccesso culturale che più che atto d'amore di un uomo nei confronti della cultura stessa sembra solo un'ostentazione presuntuosa di un bagaglio di conoscenze, proprie non di un intellettuale ma di un odioso saccente. Un insulso gioco tipico di chi si vuole pavoneggiare. Un' opera che si traduce come un esercizio di stile sofisticato e mai sincero, dove non mancano alcune forzature nel voler appiccicare a tutti i costi riflessioni letterarie e quant'altro alle attività sessuali della protagonista.
Una cosa che ho capito da questo "Nymphomaniac vol.1" è che nel fare l'intellettuale ci vuole una certa dose di umiltà e il senso della misura, a Lars Von Trier tutto ciò manca e agli occhi dello spettatore si fa spocchioso e dunque irritante.

Purtroppo la pellicola non funziona nemmeno quando mette in scena gli episodi di vita raccontati da Joe, che si presentano poco interessanti, evidenziando debolezze di sceneggiatura, incapaci di far scattare un coinvolgimento emotivo di qualunque sorta nello spettatore. Il film per questo procede senza ritmo e annoia parecchio. Manca anche una fotografia di lussureggiante bellezza come quella vista in Melancolia, che avvolgeva il film in una atmosfera di suggestione magnetica.
Detto tutto ciò mi fermo qui, non vorrei sembrare fin troppo prevenuto nei confronti della totalità dell'opera considerando che per il momento sono a metà del suo corso, e mi rimprovero di aver forse mosso delle critiche in maniera fin troppo radicale.
Sono invece pronto a ricredermi con il secondo capitolo (di cui la recensione a breve). Anche se ho l'impressione che Nymphomaniac al termine della sua novella sia molto più "morale" e molto meno "politically scorret" di quanto ci voglia far credere.


Voto:  ** / *****


La recensione del Secondo Volume è disponibile nel seguente link http://frameseven7.blogspot.it/2014/03/nymphomaniac-vol2-soft-version-la.html




giovedì 13 febbraio 2014

The Spectacular Now - La Recensione (Inedito al Cinema)


Ci sono film che non hanno bisogno di una sceneggiatura e una messa in scena artificiosa e chissà quanto originale per farsi apprezzare. Ci sono film che nella loro semplicità e leggerezza riescono comunque a centrare l'obbiettivo, ovvero quello di trovare un piccolo spazio nel cuore del suo spettatore. Film come "The Spectacular Now", che raccontano in maniera pulita e sincera storie comuni fatte di persone normali.
Firmata dagli autori del bel "500 Giorni Insieme" la sceneggiatura di "The Spectacular Now" è la trasposizione del romanzo "L'Attimo Perfetto" di Tim Tharp e racconta la storia d'amore (per niente sdolcinata) tra Sutter (Miles Teller) ed Aimee (Shailene Woodley), due giovani all'ultimo anno del liceo.
Lui è esuberante, sfrontato, carismatico, l'anima di ogni festa; lei invece è riservata, non ha mai avuto un fidanzato, ama leggere fumetti di fantascienza chiusa nella sua cameretta, è la tipica brava ragazza un pò sfigata.
The Spectacular Now racconta un età di passaggio fatta di cambiamenti, consapevolezze e responsabilità, dove si comincia a guardare al futuro individuandone propositi e priorità. In quel limen che segna il salto dall'adolescenza alla maturità. Una linea di confine che più che un confine è un'ostacolo, come una grande rete che alcuni con un bel salto riescono a scavalcare e su cui altri invece inciampano, rimanendone impigliati. Certo prima o poi tutti si liberano, ma i grovigli da sciogliere sono tanti, ci vuole una certa abilità e qualcuno ci mette più tempo di altri. Diventare adulti è compito arduo, mica un gioco.
Sutter così si ritrova all'improvviso solo, impigliato nella rete, tutti i suoi amici sembrano invecchiati di colpo, pensano all'università e alle future carriere lavorative, invece lui vuole continuare a divertirsi, vuole fare baldoria come sempre ha fatto, è troppo attaccato alla sua vita da adolescente. Inevitabilmente verrà etichettato come "immaturo" dai suoi coetanei, oltre che scaricato dalla sua popolare ragazza.
Un giorno all'improvviso incontra Amiee, anche lei con un bel bagaglio di problemi sulle spalle. Grazie a questo incontro i due si aiuteranno nel sistemare le cose, facendosi forza l'un l'altro nell'affrontare questa fase delle loro vite, lasciandosi alle spalle delusioni ed errori.

La cosa che più colpisce di questo film è sicuramente la genuinità delle interpretazioni dei due attori, Miles Teller (visto in commedie come Project X e Un Compleanno da Leoni) e Shailene Woodley  (star di "Vita segreta di una Teenager Americana" e vista in Paradiso Amaro) recitano con una naturalezza disarmante, sono pazzeschi, lei intensa e dolcissima, lui solare e carismatico. La macchina da presa li segue e li osserva in maniera per niente invasiva, ma pacata. Nel mostrarci la quotidianità e la semplicità dei due protagonisti lo sguardo di Ponsoldt (il regista) è uno sguardo immediato, pregno di delicatezza, emozionante.
The Spectacular Now è un film indipendente ingiustamente dimenticato dalla distribuzione italiana, meno bello del vincitore del Sundance di qualche anno fa "Like Crazy" ma che mi sento comunque di consigliare per la sua incredibile spontaneità, una storia leggera che tratta temi di certo non rivoluzionari ma per niente banali, e per l'eccelsa coppia di attori protagonisti.
Fatevi un regalo e recuperatelo in lingua originale (che forse è anche un bene).

Voto: *** ½ / *****


mercoledì 20 novembre 2013

Machete kills - la recensione


Machete Kills è un film difficile da recensire, è la bandiera di un certo tipo di cinema che piace o non piace e c'è davvero poco che si possa fare.
Ciò che posso dire è che, se avete amato il primo, inarrivabile, Machete, amerete anche questo perché c'è davvero di tutto e di più: sangue, esplosioni, arti volanti, gnocche spaziali e Lady Gaga. Il trash più trash portato all'esaltazione. Ed in sala ci si diverte, si ride, si applaude, ci si gasa, e poi si esce dal cinema parlado in terza persona, come Machete, ormai un simbolo più che un personaggio tridimensionale. Chi è Machete? Non lo sappiamo, non c'è introspezione in questo film, ma Machete uccide e lo fa in modo maledettamente figo.

martedì 15 ottobre 2013

Insidious 2: Oltre i confini del male - La Recensione di Mr.Carrey

Torna la famiglia Lambert alle prese con una casa infestata da inquietanti presenze e tornano quindi i viaggi astrali, i diversi piani dimensionali, il feticismo per i giocattoli e le porte scricchiolanti che avavno fatto la fortuna del primo episodio del 2011.
Insidious 2 comincia proprio dove si interruppe il primo episodio, mantenendo inalterata la struttura narrativa e l'approccio visivo (oltre che il cast e la regia sempre di James Wan).
Il risultato è un secondo capitolo sicuramente meno originale e più sghembo del predecessore ma, tra pro e contro, capace comunque di mantenersi coerente con il percorso intrapreso da Wan.

I PRO:
James Wan nel percorso di restaurazione (ma non innovazione) del genere horror si mantiene coerente e consapevole dei propri intenti. Stilisticamente i movimenti di macchina da presa si mostrano mai banali e capaci di adattarsi perfettamente alla creazione di un climax il più aderente possibile al genere. Wan è uno che sa quando far saltare dalla poltrona il suo spettatore, abile nel calcolare il preciso attimo in cui far esplodere la paura e in quali momenti portare alti i livelli di tensione.
Il regista è uno che l'horror lo studia e lo conosce. Infatti un occhio acuto potrà cogliere le citazioni e gli omaggi inserite nel corso della pellicola. A partire da Dario Argento e i b-movie degli anni 70-80, fino a Shaining di Stanley Kubrick.
Elegante il comparto tecnico, dall'impianto estetico barocco delle scenografie alla resa dei più piccoli effetti sonori (importanti in un film in cui scricchiolii di porte e sedie stanno alla base dello spavento).

I CONTRO:
Una sceneggiatura che vuole strafare a tutti i costi e che con l'intento di rendere mappabile (ma anche macchinoso) il territorio del film diventa la causa maggiore dell'instabilità dell'intero prodotto Una scrittura che boccia la sobrietà del primo film e che eccede in risvolti spesso troppo forzati, arrivando a tradirsi con incongruenze e no sense dubbi.
Non mi piace l'interpretazione di Patrick Wilson, che in questo film mette in mostra i propri limiti di attore (e aggiungerei mediocre pure), il suo personaggio impossessato da un demone malvagio invece che attenersi ai canoni comuni del ruolo stranamente agisce e si comporta da serial killer (inficiando così sul tono horrorifico del film e facendo sembrare il tutto un thriller). Per di più non mi piace il suo tentativo di emulazione di Jack Nicholson in Shaning, palese in più scene sul finale.

In conclusione "Insidious 2: Oltre i Confini del Male" pur mantenendo coerente il discorso intrapreso da James Wan con "Insidious 1" e "L'Evocazione" si mostra inferiore a questi a causa di una sceneggiatura sbruffona e forzata e protagonisti poco in palla.
Ciò nonostante la regia è ben calibrata, programmatica e stilisticamente elegante. Il percorso di restaurazione del genere "case infestate" rende James Wan uno dei pionieri odierni sul campo assieme al collega Fedez Alvarez (La Casa 2013). Sebbene il suo Insidious 2 non sia di certo ai livelli del remake de "La Casa" che trionfante domina incontrastato sulla produzione horror di questo 2013 (e non solo).

Voto: **1/2 su *****


Mr.Carrey

mercoledì 3 luglio 2013

Questi sono i 40 - la recensione

Dopo 40 Anni Vergine, Molto Incinta e Funny People, lo sceneggiatore/regista Judd Apatow torna a dirigere e scrivere una commedia irriverente e a tratti riflessiva ambientata ancora nel mondo degli adulti, molto poco adulti, alle prese con la crescita e i problemi della vita reale, Questi sono i 40 rappresenta tutto questo, sfortunatamente con più problemi che risate.


Il film si presenta esattamente come la stessa base degli altri lavori di Apatow, ossia, come già detto, con una realtà poco rosea contornata di situazioni comiche (spesso volgari) e se questo era il punto forte di Funny People o 40 Anni Vergine, qui il sistema stenta a funzionare come dovrebbe, probabilmente per un piccolo problema di sceneggiatura. Alcune situazioni si potevano benissimo evitare, almeno per alleggerire la visione e la durata totale del film (2 ore e 15 minuti circa) decisamente troppo elevata per questo genere.
In linea generale, anche se il tempo non scorre in maniera fluida, il film riesce a coinvolgere lo spettatore nelle adulte problematiche dei due protagonisti, Pete (Paul Rudd) e Debbie (Leslie Mann), l'essere genitori e mantenere una famiglia, due responsabilità molto serie. Purtroppo stavolta il buon Judd ci va un tantino pesante con la parte “sboccata”, che in teoria dovrebbe prima di tutto vendere il prodotto al grande pubblico ed equilibrare le serie tematiche. Probabilmente , dopo l'eccessiva durata, questo è il secondo problema principale, ossia il non riuscire a bilanciare il mondo della commedia con quello del dramma, cadendo più di una volta nella volgarità più spicciola e banale.
Sorvolando i problemi di fondo, le piccole parti di Megan Fox, Jason Segal e Melissa McCarthy sono ben riuscite e riescono a strappare più di una risata.

Se questi sono i 40, c'è da esser preoccupati.


Mat

mercoledì 5 giugno 2013

Solo Dio perdona - la recensione

Solo Dio Perdona è un film che si portava dietro parecchie aspettative, forse troppe, e probabilmente è il motivo principale delle critiche aspre di Cannes. La realtà è che ha davvero poco a che spartire con Drive, a parte il suo protagonista, cosa che per alcuni versi è un bene, per altri un male.

Ma veniamo al film in sé: la trama è lineare, c'è da vendicare la morte di un fratello e di un figlio, in questo bisogna dire che il film non spicca per originalità, la storia di Drive era notevolmente più bella, più profonda e appassionante; è sulla parte visiva che sorprende, da applausi a scena aperta sia Nicolas Winding Refn per la regia, sia soprattutto Larry Smith, direttore della fotografia, che con i suoi rossi intensi e caldi rende ogni inquadratura un capolavoro.

Ryan Gosling è davvero bravissimo, nonostante le sue battute siano, ancora una volta, pochissime, e Kristin Scott Thomas è assolutamente superba, tanto che non mi sorprenderebbe affatto venisse presa in considerazione nella prossima stagione dei premi.
Un plauso va anche alla colonna sonora, eccezionale nel riempire in modo potente i tanti silenzi del film e nel far crescere la tensione, nonostante una certa staticità di azione.

Non vi è molto altro da dire: non raggiunge i picchi emotivi di Drive, ma lo supera in espressività visiva, e in fondo spesso ci si dimentica che il cinema è soprattutto un'arte che va gustata con lo sguardo .


*Chiara*

lunedì 29 aprile 2013

'Hansel & Gretel - Cacciatori di Streghe' - commento a caldo

Hansel e Gretel Cacciatori di Streghe, un film che fa sembrare Cappuccetto Rosso Sangue e I Fratelli Grimm e l'incantevole Strega dei capolavori del genere horror-fantasy-azione.

Diciamolo, le premesse erano pessime e dopo un discreto inizio  che riporta fedelmente la vera favola dei fratelli Grimm, si sprofonda in un nulla senza ritorno che infastidisce minuto dopo minuto andando avanti. 

Posso solo dire, guardate il trailer e traete le vostre conclusioni.

Mat



venerdì 15 marzo 2013

giovedì 28 febbraio 2013

'Upside Down' - commento a caldo

La verità è che 'Upside Down' è un film davvero brutto, scritto e diretto (male) da Juan Solanas, con un cast inebetito, a partire da Kirsten Dunst e Jim Sturgess e finendo con il grande Timothy Spall che cerca di tirare su il livello recitativo ma con scarso risultato.

Romanticismo e miele a fiumi (miele vero) uso smodato di grandangoli, e solo per questo meriterebbe l'ergastolo, storia intrigante nella prima parte e terribilmente retorica nella seconda.
Niente da dire, si salvano solo certe scenografie e poco la colonna sonora.

Occasione sprecata.


Mat

sabato 23 febbraio 2013

'Gangster Squad' - commento a caldo

Gangster Squad è un film di Ruben Fleicher, un tizio che praticamente ha fatto solo pubblicità e videoclip, ma può vantare un cast davvero stellare: Sean Penn, Josh Brolin, Ryan Goslin, Emma Stone, Nick Nolte, Giovanni Ribisi.

Un po' dovunque è stato presentato come un gangster movie, di quelli che riportano alla mente Gli Intoccabili o Quei Bravi Ragazzi...beh, dimenticateli! Gangster Squad è un grosso e divertente giocattolo, un Ocean's Eleven negli anni '50 solo che invece di avere un gruppo di ladri che devono rapinare casinò, qui abbiamo un gruppo di poliziotti molto sopra le righe che devono sgominare la gang di un grosso gangster con la faccia di Sean Penn a Los Angeles.
Una volta appurato che di serio c'è molto poco, il film funziona alla grande, ci si siede in poltrona e ci si gode le sparatorie, le stranezze tragicomiche, le battute "da gangster" che i personaggi si compiacciono di ripetere prima di sparare una raffica di mitra mentre fumano tranquillamente il sigaro.
Ci si diverte alla grande, con un pizzico di drama che non fa mai male. Comunque il cast stellare vale il prezzo del biglietto e si dimostrano tutti molto bravi.
Lo si potrebbe paragonare all'episodio della serie classica di Star Trek Chicago anni 20; chi lo conosce avrà già capito, per gli altri traduco: fracassone, volutamente esagerato, ma dannatamente divertente.


*Chiara*

venerdì 22 febbraio 2013

'The Impossible' - commento a caldo

The Impossible è un film davvero molto semplice: la vera storia di una famiglia qualunque che si ritrova coinvolta nel tragico Tsunami del 2004 in cui morirono 300mila persone.
A rendere il tutto invitante i nomi di Naomi Watts e Ewan McGregor.



Juan Antonio Bayona, regista del film, ha dei limiti enormi e questo film li porta tutti alla luce, li ingigantisce in proporzione alla mastodonticità dell'evento narrato: patinatura intensa che poco ha a che fare con la dimensione drammatica della tragedia, uno sguardo un po' compiaciuto soprattutto riguardo le riprese dall'alto, comunque non proprio una maestria registica .
Meno male che il trio Watts-McGregor-Holland funziona alla grande e dona intensità e umanità ai protagonisti, riuscendo a coinvolgere appieno nella storia di questa famiglia.
Il film, devo dirlo, è pieno zeppo di difetti anche nella sceneggiatura, ma ha una certa componente emotiva che prende, ti fa desiderare il lieto fine e che commuove anche.
In sostanza, dopo le critiche feroci di cui avevo letto, mi aspettavo qualcosa di inguardabile, invece sono rimasta piacevolmente sorpresa del fatto che, nonostante tutto, sia un bel film.

*Chiara*

giovedì 10 gennaio 2013

mercoledì 19 dicembre 2012

'Ruby Sparks' - commento a caldo

Ruby Sparks è il film che non ti aspetti, o almeno quello che non mi aspettavo io, che con grande gioia mi son ritrovato a vedere una discreta "commedia" tragicomica che offre moltissimi spunti di riflessione più o meno profondi sulla vita e i suoi buchi neri esistenziali da cui sembra sempre difficile uscirne illesi.

Vediamo una Zoe Kazan (anche sceneggiatrice del film stesso) mostrarci innumerevoli sfaccettature dell'animo umano attraverso il personaggio di Ruby Sparks e un Paul Dano in crisi con se stesso che burattinaio e creatore, si ritroverà faccia a faccia con se stesso e una surreale realtà che stenterà a controllare.

A volte per crescere c'è bisogno di una forte caduta nella realtà, o in questo caso, una caduta nell'impossibile!

Mat

giovedì 13 dicembre 2012

'Lo Hobbit un Viaggio Inaspettato' - commento a caldo

Sono bastate 2 note musicali e un font dorato per farmi sussultare il cuore, un sussulto che non vedevo l'ora di ri-avere.

Visto in 3D (normale) è un film  a se stante che non ricorda molto Il Signore degli Anelli come dicono in molti. Giustamente anche "lo Hobbit" libro e "il Signore degli Anelli" libri erano quasi due stili differenti, e così e stato anche con la trasposizione cinematografica di Peter Jackson.
Certo, ci sono molte citazioni della trilogia cinematografica iniziata 11 anni fa, era una cosa ovvia, c'è chi dice troppe ma per me no, sono tutte citazioni funzionali alla storia, quale più quale meno, un contatto deve pur esserci e non poteva essere solo un anello.

Il film in generale scorre molto bene, tutto molto dosato e misurato e il tocco fiabesco (rispetto a Il Signore degli Anelli) è gradevole e lo si nota soprattutto nella scala cromatica delle atmosfere che si respirano durante tutto il viaggio.
Le interpretazioni, Martin Freeman è Bilbo Baggins, la perfezione assoluta, Ian McKellen meraviglioso e il doppiaggio di Gigi Proietti è discreto, ci si fa l'orecchio. Andy Serkis SPETTACOLARE, un Gollum anche migliore del precedente, mi ha davvero fatto spalancare gli occhi!

Effetti visivi degni della trilogia, soprattutto Gollum, l'unica cosa negativa (o no) che ho notato è la troppa "plasticosità" delle altre creature.
Colonna sonora, che ve lo dico a fare.
Il 3D, come ho già detto ho visto il film in 3D standard ma è comunque riuscito a sorprendermi, perfetto, poche sbavature, il miglior 3D dopo Avatar.

E ora basta aspettare dicembre 2013 per continuare questo splendido viaggio, e magari riuscir a vedere il film in formato HFR 3D a 48 fotogrammi al secondo prima di quel giorno!

Mat

sabato 1 dicembre 2012

'Le 5 Leggende' - commento a caldo

Le 5 leggende è un discreto prodotto Dream Works Animation, che punta sempre di più sull'azione e la tecnica "registica", che in un film di animazione potrebbe passare in secondo piano, e in più ne le 5 Leggende si trova anche un incredibile originalità nella storia. 
Nella nostra cultura europea non abbiamo personaggi "mitologici" come Sandman, Jack Frost o il Coniglio pasquale, ma questo film riesce a farti appassionare anche a questi nuovi caratteri senza nessuna fatica.

Unico appunto, forse il film è indirizzato troppo a un pubblico giovanissimo, comunque chi ha ancora il bambino interiore vivo e attivo esulterà di gioia vedendo Le 5 Leggende!

Mat

mercoledì 21 novembre 2012

ControVisione Breaking Dawn Parte 2 SPOILER


ATTENZIONE: ...ecco basta.. attenzione..maneggiare con cautela.




Ebbene sì, è finalmente uscito l'ultimo indispensabile capitolo della fortunatissima, amatissima, odiatissima, scoloratissima, glitterosissima saga vampiresca dei nostri sfortunati giorni, ed io ho visto esattamente quanto segue.

Il trio delle meraviglie in una splendida
simulazione di corsa campestre.
Dopo infiniti titoli di testa bicromatici, e tutto sommato ben fatti, ci accoglie con tanto charme l'apertura oculare degli occhi rosso sangue di Bella ormai tramutata nel vampiro della porta accanto, ossia una figa incrociata con l'orsetto abbraccia tutti che miete la sua prima vittima: Edward, che effettivamente se lo meritava l'abbraccio stritolatore dopo avergli teso la mano a mo' di omino delle Lego. Ma incredibilmente e senza un buon motivo apparente, ci ritroviamo in mezzo alla foresta davanti casa Cullen, dove Bella, vantandosi di vedere la vita della flora circostante a rallenty, viene prima tentata da Bambi, poi dal sangue di uno scalatore ma alla fine decide di mangiarsi un puma, così, perché gli andava. Di ritorno dalla caccia, la coppia Cullen tanto pucciosa, torna a casa e ad accoglierli ci pensa il lupo geneticamente modificato Jacob (quello che porta una XL ma si mette il maglioncino taglia S per fare il figo e soprattutto per far intravedere il pelo pubico) che con tanta eleganza chiede a Bella di annusarlo per fagli sentire quanto puzza. L'eleganza appunto. 

La prova che Jacob non sa comprarsi i golfini
(pure discutibili) della taglia giusta.
Ad un tratto Edward dice le paroline magiche, “nostra figlia”, e Bella si ricorda tutto, della serie: “Ah! Già.. dopo una gravidanza inaspettata ho partorito dopo atroci sofferenze” e allora tutti in casa Foppapedretti a veder il figlio del demonio!
La bimba, ormai segnata dal nome aberrante, incrocio Frankenstein dei nomi delle nonne, sembra più la figlia di IT il pagliaccio che di due adolescenti vogliosi, fatto sta che la neonata inizia già a metter le mani addosso toccando il volto della madre che attraverso un flash degno di Dario Argento, rivive l'orrendo ricordo della sua nascita con tanto di volto di Gollum che sussurra “il mio tessssoro” tornando poi alla realtà con una faccia schifatissima quasi intimorita (giustamente) dalla madre.
Ed ora fermi tutti, Bella ha l'unica reazione comprensibile e umanamente giusta di tutti e 5 i film, si incazza con Jacob perché è un pedofilo e perché chiama la piccola bambina come il mostro di Loch Ness,  ossia Nessy, perché il dono dell'imprinting conferisce la capacità di dare nomi idioti alle persone amate, e giustamente l'ex arrapata Bella si scaglia su di lui con tutta la forza che il dio Thor gli ha conferito al momento della trasformazione in Transformers, ma tutto si risolve a tarallucci e vino con tante risate e vomito in giardino, perché lo sanno tutti che i vampiri di Cybertron non reggono l'alcol.

Mezzo cast distratto da un idea geniale che non useranno.
Ecco bene, è arrivato il momento di Alice, giovane vampira veggente e ficcanaso che a tempo perso si diletta nel mondo immobiliare in veste di agente, che decide di comprar casa alla giovane coppia di genitori senza nemmeno consultarli, perché lei giustamente vede oltre, così i dolci pupilli appena arrivati a casa si rendono conto che Alice è anche una pessima personal shopper e che giustamente meriterebbe di morire o almeno le mani addosso, ma appena Eddy e Bella vedono il letto matrimoniale abbandonano pensieri di morte atroce e decidono di copulare selvaggiamente senza alcun ritegno, e credo anche con qualche dose di metanfetamina nel sangue visto che bella ha visioni paradisiache di soli rossi e polvere ovunque (i classici incubi del signor Swiffer).
Tornati nel nido, casa Cullen/Foppapedretti, Bella viene informata del fatto che lei per suo padre deve morire, cose che si fanno di continuo, “Mi scusi mia figlia oggi non verrà a scuola perché è morta, mi spiace”, che cosa burlona, umorismo da vampiri.
Ancora dal nulla, Jacob decide di rivelare la sua forma animale al padre di Bella, facendolo in modo totalmente fraintendibile, ossia con uno spogliarello degno dei Centocelle, davanti al povero Charlie. In seguito si trasformerà nel mostro abominevole che, chiarendo un po di cose riguardo i suoi gusti sessuali, a quel punto il povero padre traumatizzato si reca da sua figlia che per tutto il tempo si trattiene dal vomitargli addosso. Che carina, chi non vorrebbe una figlia così?! Tra l'altro si abbracciano 2 minuti di fila e lui non si rende conto che sta abbracciando un cadavere, senza battito e calore corporeo... YO! Genitori alternativi!
Ma come quasi tutto il film ci ritroviamo in situazioni e contesti a caso, e allora vediamo la piccola Renesmee crescere a vista d'occhio con alle spalle un enorme righello e di seguito la vediamo raccogliere fiocchi di neve in aria, volando, rivelandosi così una super vampira manesca con il dono del jack lag. Che peccato.

La piccola Renesmee si allena a schiaffeggiare le persone e a punire sua madre per l'inespressività che ha mostrato per 5 film.


Ovviamente per pura casualità una parente invidiosa dei Cullen vede volare la piccola SuperVamp e decide di spifferare tutto ai Volturi, quelli che abitano a Volterra ma che per esigenze di copione girano le loro scene a Montepulciano, che per un fraintendimento decidono di sterminare tutta la famiglia Cullen, giusto.
Intanto Edward e la piccola Benjamin Button (perché con la velocità di crescita è diabolica, ergo, morirà tra 3..2..1..) si dilettano al pianoforte ripetendo allo spasmo il tema del film, e la malcapitata Alice passando di lì con un vaso di fiori in mano viene colta dalle solite visioni mistiche che caratterizzano il suo essere “agente immobiliare”, facendo così frantumare a terra il vaso fiorito e seminando il panico tra i parenti con la notizia che i Volturi verranno a sterminarli tutti e che quel vaso era di puro cristallo Swarovski.

Dopo una buona dose di “porca vacca” e la ripetizione allo spasmo di “Nessy” da parte del lupo dopato, la famiglia decide di parlamentare con i Voluri e di chiamare un esercito di amici, tanto per essere ospitali.
E così inizia il viaggio per il mondo alla ricerca dei parenti che pareranno il culo alla famiglia più burlona che esista. Scopriamo così, molto candidamente, che i Cullen sono imparentati con gli X men, c'è chi sa maneggiare i 4 elementi, chi produce elettricità, chi crea il mostro di fumo di Lost dal nulla, chi riesce a spremere le meningi a tal punto da farne un succo di frutta macrobiotico, chi riesce a truccarsi da porca senza l'aiuto di clio make up, e così via... tanti simpatici individui sempre più burloni! Incredibile!

Ancora la giovane Renesmee che schiaffeggia
 i vampiri indigeni per aver fatto pipì sul parquet.
Poi arriva la noia cosmica dovuta agli intrighi familiari creati da Alice, che ha visto bene di sparire dal film dopo 40 minuti dall'inizio, perché diciamolo, un film così pieno ed entusiasmante aveva proprio bisogno di un lungo momento di pausa!

Tanti spiegoni alla Beautiful, tanti peluche della Trudi, Bella che diventa Violetta Parr de 'Gli Incredibili', cercando di affinare la sua capacità di creare campi di forza. Aah, non dimentichiamoci i numerosi camei della Volvo S60 T6 R-Design che da sola riesce a dare un pathos più forte di quello dei protagonisti principali. E vi ricordiamo LA VOSTRA VOLVO V60 MATCH RACE EDITION a partire da 49 990 euro,
 offerta valida fino a nuovo ordine per modelli selezionati Volvo V60 Match Race Edition del 2012, nei concessionari Volvo sabato 1 e domenica 2 dicembre.


Aro il burlone italiano fa la faccina dolce a Bella
Ed eccoli là! Ancora una volta dal nulla, i Volturi (con Aro e la sua simpatica risata alla Voldemort) e i vampiri buoni con annessi lupi, tutti su una prateria di neve fresca e green screen di innaturale bruttezza, che si guardano amorevolmente con gli occhioni dolci delle emoticons di nuova generazione.

E l'"epica battaglia" potrebbe essere riassunta così:

- VOLTURI VOLERE UCCIDERE CULLEN;
- VOLTURI CAPIRE CHE E' UN IDEA PESSIMA;
- VOLTURI CHE VOGLIONO UCCIDERE GLI UMANI PERCHE' COSTRUISCONO ARMI  
   DI DISTRUZIONE DI MASSA (uno schiaffo morale alla società di oggi ci stava bene);
- ARO IL VOLTURO STRINGE LA MANO A ALICE;
- ARO VEDE UNA SUPERCAZZOLA DI MORTE E DISTRUZIONE DALLA MENTE DI 
  ALICE CHE AGGIUNGE UN'OFFERTA STRAORDINARIA DI SALDI ALL'OUTLET DI   
  BARBERINO DEL MUGELLO (Firenze);
- ARO E I VOLTURI IMPRESSIONATI DALLA VISIONE TORNANO IN ITALIA PER
   RIFARSI IL GUARDAROBA.


Bella decide di scagliare il suo fetore da vampira contro i volturi (notare l'aureola intorno alla sua testa)





Bene, finalmente la pace è stata ristabilita e Alice può farsi filmoni erotici sul futuro di Jacob e Renesmee ormai “adulti” mentre Bella fa un riassuntino veloce dei 4 film precedenti a Edward perché non aveva capito bene se questa saga fosse solo un terribile incubo o disgustosa realtà.



FINE.




Al di là degli scherzi, è una saga che si è confermata per quella che era, una trashata unica che diventerà un cult di bruttezza disumana tra non meno di 3...2..1...
Mi ripeterò ma è un film scritto con i piedi tratto da un libro scritto con la vagina e interpretato male che più male non si può. Fai 2+2 e ti ritroverai tra le mani la TWILIGHT SAGA.




Mat

sabato 17 novembre 2012

'Il Matrimonio che Vorrei' (Hope Springs) - commento a caldo

Una moglie un po goffa, un po insicura e profondamente sfiduciata, un marito cinico e burbero, questo è Il Matrimonio che Vorrei o Hope Springs in lingua originale, si questo è uno dei rarissimi casi in cui la traduzione completamente sbagliata non è così completamente sbagliata, la stramba rivisitazione del titolo è adeguata al film anche se quello originale è leggermente più "poetico".

Il sapiente regista di Io e Marley, Il Diavolo veste Prada e il più recente Un Anno da Leoni, David Frankel, confeziona e costruisce un film molto elegante e sofferente, anche se forse il suo film meno riuscito, che offre molti spunti di riflessioni riguardanti la vita di coppia (ovviamente). 
Molto discrete (non eccezionali in effetti) le interpretazoni dei protagonisti principali Meryl Streep e Tommy Lee Jones e non da meno Steve Carell nel ruolo del terapista di coppia standard e un po stereotipato, anche lui assodato interprete di talento che non delude mai.




L'unico appunto che potrei fare al film è sulle dinamiche musicali della prima parte, Frankel è un regista che usa molte canzoni nei suoi progetti e forse qui nella prima parte appunto, sono forse troppo abusate e un po stucchevoli, per il resto tutto giusto e misurato.

Commedia amara tutta realistica.

Mat

martedì 13 novembre 2012

'Hotel Transylvania' - commento a caldo

Il conte Dracula ha una figlia, ed è disposto a tutto per proteggerla dalla perfida razza umana, così decide di aprire un Hotel per SOLI mostri!...chiaro no?!

Questo è l'incipit del nuovo film di animazione targato Sony Pictures Animation e diretto da Genndy Tartakovskij pluripremiato sceneggiatore e animatore della Hanna-Barbera/Cartoon Network Studios.




Il risultato è molto interessate, comicità flash, che ha sempre caratterizzato i cartoni animati della Cartoon network, che non lascia tregua perché non c'è quasi mai un momento di calma (solo calma apparente) . Il film in generale scorre bene, tra geniali citazioni più o meno riuscite che portano lo spettatore a fare strane associazioni di idee per quanto riguarda la creazione dei personaggi, come ad esempio il mostro Quasimodo che da campanaro di Notre Dame si è trasformato in uno chef completamente folle, diciamo che gli sceneggiatori hanno creato davvero qualcosa di originale anche se purtroppo il ritmo del film non lascia troppo indagare sulla storia di questi bizzarri personaggi.

Come già detto è stata data la priorità allo humour e quindi non c'è da preoccuparsi se la storia padre-figlia rimane in secondo piano perché comunque è stato dosato tutto bene ma non troppo.

Il doppiaggio di Claudio Bisio è molto buono anche se a volte viene in mente inevitabilmente Sid de l'Era Glaciale, fantastica invece Cristiana Capotondi perfettamente "nella parte"

In definitiva, film MOLTO per famiglie ma che non schifa assolutamente il pubblico adulto!

Mat