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giovedì 9 aprile 2026

Cannes 2026 - presentato il programma

Questa mattina si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del programma del Festival di Cannes 2026, arrivato all'edizione numero 79.

Non è ancora il programma completo, il direttore generale del festival Thierry Frémaux ha dichiarato che alcuni titoli saranno aggiunti nei prossimi giorni, quando saranno svelati anche i film della Semaine de la Critique e della Quinzaine des Réalisateurs, ma sicuramente salta all'occhio l'assenza di registi statunitensi, ridotta all'unica presenza, in Concorso, del film The Man I Love di Ira Sachs. Fremaux ha spiegato così la scelta: "Gli Stati Uniti saranno presenti al Festival, gli studios meno. E quando gli studios sono meno presenti a Cannes, lo sono meno in assoluto". Una risposta un po' piccata che sa sia di critica verso i grandi studi americani, in un periodo di importanti cambiamenti (non sempre positivi) per l'industria cinematografica oltreoceano, che di critica politica agli Stati Uniti, ma anche un po' di rosicata per alcuni "no" ricevuti, sembra che il festival avesse contattato Spielberg e Nolan ma entrambi non hanno ritenuto i propri film pronti per la croisette.

Guardando in casa nostra invece, la desolazione dell'assenza di film italiani. Il programma è pieno di Cinema Europeo ma non italiano. Era dal 2017 che l'Italia non era totalmente assente dal programma di Cannes.

Il festival si svolgerà dal 12 al 23 maggio. Ecco l'elenco dei film annunciati.

CONCORSO
Minotaur di Andrey Zvyagintsev
El ser querido di Rodrigo Sorogoyen
The Man I Love di Ira Sachs
Fatherland di Pawel Pawlikowski
Moulin di Laszlo Nemes
Histoire de la nuit di Léa Mysius
Fjord di Cristian Mungiu
Notre salut di Emmanuel Marre
Gentle Monster di Marie Kreutzer
Nagi Notes di Koji Fukada
Hope di Na Hong-jin
Sheep in the Box di Hirokazu Kore-eda
Garance di Jeanne Herry
The Unknown di Arthur Harrari
All of a Sudden di Ryusuke Hamaguchi
The Dreamed Adventure di Valeska Grisebach
Coward di Lukas Dhont
The Black Ball Javier Ambrossi e Javier Calvo
A Woman’s Life di Charline Bourgeois-Taquet
Parallel Tales di Asghar Farhadi
Amarga Navidad di Pedro Almodovar

FUORI CONCORSO
La Vénus électrique di Pierre Salvadori (film d'apertura)
Her Private Hell di Nicolas Widing Refn
Diamond di Andy Garcia
Karma di Guillaume Canet
Objet du deli di Agnes Jaoui
De Gaulle: L’Age de Fer di Antonin Baudry

UN CERTAIN REGARD
La más dulce di Laïla Marrakchi
Club Kid di Jordan Firstman
Teenage Sex and Death at Camp Miasma di Jane Schoenbrun
Everytime di Sandra Wollner
I’ll Be Gone in June di Katharina Rivilis
Yesterday The Eye Didn’t Sleep di Rakan Mayasi
The Meltdown di Manuela Martelli

CANNES PREMIERE
Propeller One-Way Night Coach di John Travolta
Kokurojo: The Samurai and the Prisoner di Kiyoshi Kurosawa

SPECIAL SCREENINGS
John Lennon: The Last Interview di Steven Soderbergh
Avedon di Ron Howard
Les Survivants du Che di Christophe Réveille
Les Matins Merveilleux di Avril Besson

MIDNIGHT SCREENINGS
Full Phil di Quentin Dupieux
Roma Elastica di Betrand Mandico
Colony di Yeon Sang-ho
Jim Queen di Nicolas Athane e Marco Nguyen
Sanguine di Marion Le Coroller

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sabato 18 maggio 2019

Cannes 2019 - giorno 4

Dopo il red carpet di ieri sera, è il giorno di Pedro Almodovar e del suo ultimo film, Dolor y Gloria. In Concorso.

Il grande regista spagnolo realizza uno dei suoi film più intimi e personali, anche uno dei meno eccentrici della sua carriera, e per farlo ha chiamato due dei suoi attori preferiti: Penelope Cruz, alla sua sesta collaborazione col regista, e un bravissimo Antonio Banderas, per l'ottava volta diretto da Almodovar.

Al centro della storia c'è un regista alle prese con una crisi creativa (Banderas) e con dolori fisici, reali, che si trova a riflettere sulla propria vita e il proprio passato e l'infanzia.

La proiezione di ieri sera si è conclusa con scroscianti applausi e una lunga standing ovation che ha commosso Pedro Almodovar, tanti applausi anche oggi, all'ingresso del regista e del cast nella sala per la conferenza stampa. Una gioia che nemmeno la pioggia su Cannes ha potuto offuscare. "Non dimenticherò mai la serata di ieri. E oggi sono molto contento, nonostante la pioggia. Questa pioggia è la più gradita della mia vita", ha dichiarato in apertura il regista.

Un film molto personale e in parte autobiografico, anche se tra Almodovar e il personaggio di Antonio Banderas ci sono delle differenze che il regista ha voluto sottolineare. "La gloria di Salvador, nel film, è nel successo che ha avuto, nel magnifico appartamento in cui abita, circondato da opere d'arte", ha spiegato Almodovar, "Per me invece la gloria è la possibilità di fare film, di raccontare storie e raccontarle nella miglior maniera possibile, nella mia maniera, che può anche essere piccola, insignificante, ma è la mia, e credo sia importante correre il rischio di ascoltare la propria voce interiore. Sento di aver raggiunto il successo ogni volta che riesco a fare esattamente il film che volevo, anche sbagliando, perché comunque si tratta di miei errori. Voglio essere il solo e unico padrone della mia carriera. Il successo e la gloria ovviamente sono pericolosi: se li ottieni, devi stare attento a non perderti, a restare con i piedi per terra".
"Ci sono molte cose inventate in Dolor y Gloria", ha continuato il regista, "Di solito, quando comincio a scrivere, le prime righe sono legate alle mie esperienze personali, ma poi la finzione prende piede, e quando succede, sento che non la devo più abbandonare". Ad esempio la scena in cui Salvador si rende conto di essere omosessuale guardando un operaio nudo mentre si lava, non è autobiografica ma possibile. "Sono contento di quella scena, è molto sottile", ha detto il regista, "Non mi sono innamorato di nessun operaio quand'ero piccolo, quindi non dovete prendere il film alla lettera. Però, tutto ciò che accade al personaggio, sarebbe potuto succedere a me".

Altro personaggio centrale nel film è quello della madre di Salvador, interpretata da Penelope Cruz, e anche in questo caso, non è proprio la rappresentazione della madre di Almodovar, ma quasi. "C'è il mio modo di sentire nel rammentare mia madre e la mia infanzia", ha dichiarato il regista.

Il film è stato accolto molto bene, ha ricevuto critiche positive, con particolari lodi all'interpretazione di Antonio Banderas, e c'è già chi lo piazza tra i possibili premiati.

Dolor y Gloria è uscito nei cinema italiani ieri, 17 maggio.



Fuori Concorso, presentate i primi due episodi della serie Amazon Prime, Too Old to Die Young, diretta da Nicolas Winding Refn. Con Miles Teller protagonista.

La serie racconta la doppia vita di un detective (Teller) in crisi esistenziale, di giorno a difesa della legge, di notte spietato assassino. Una doppia vita che lo fa scivolare in una spirale di violenza e omicidi.

"L'idea è venuta mentre ero in auto, a Los Angeles, stavo lavorando a The Neon Demon. Era il periodo in cui Netflix si stava affermando e sembrava che tutti volessero lavorare per la tv. Io non la guardo molto, ma ero incuriosito dalle possibilità del mezzo, come esplorare un nuovo modo di comunicare", ha raccontato Refn durante la conferenza stampa, "Ho iniziato ad avere il desiderio di lavorare alle tematiche come religione e morte, e il titolo mi è venuto spontaneo, Too Old to Die Young. [...] In quel periodo ci sono state le elezioni e mi sono sentito un alieno. Ho sperimentato da vicino l’evoluzione dell’America e così è nata l’idea di uno show dove le donne, i teenager fossero la speranza... e gli uomini la distruggessero".
Il regista però non vede il suo lavoro come una serie tv: "Non è una serie televisiva, è un film di tredici ore. All'interno, volevo che tutto dipendesse da due fattori: l'immagine e il silenzio. La prima è fondamentale per me, è il più efficace elemento comunicativo che abbiamo. Il silenzio invece può essere un'arma usata per rivelare le paure, o può dar vita a situazioni poco piacevoli, ed era proprio questo che desideravo esplorare".

Refn infine anticipa qualcosa su uno specifico episodio della serie. "In ogni mio film c'è una scena madre", ha detto il regista, "e anche qui, nel nono episodio. Ma non vi dirò qual è, dovrete capirlo da soli".

Nel cast anche John Hawkes e Jena Malone. Su Amazon Prime dal 14 giugno.

venerdì 20 maggio 2016

Cannes 2016 - giorno 10

Concorso agli sgoccioli, sono stati presentati oggi due dei film più attesi del festival, The Last Face di Sean Penn, e soprattutto The Neon Demon di Nicolas Winding Refn. Entrambi hanno suscitato reazioni molto forti da parte della critica.

Una cosa è certa, Nicolas Winding Refn non è un regista che passa inosservato, il suo ultimo lavoro, The Neon Demon, è uno di quei film che non lasciano indifferenti, e infatti la proiezione stampa si è conclusa tra fischi e applausi.

Il film racconta il tentativo di ascesa della diciottenne Jesse (Elle Fanning) nel mondo della moda. Dopo essersi trasferita dalla provincia a Los Angeles, Jesse dovrà fare i conti con l'invidia, e poi con la violenza, delle sue colleghe modelle.

Un horror patinato con una colonna sonora travolgente, un film super glamour, dalle tinte molto forti, quasi splatter, estremo più di quanto Refn abbia fatto fino ad oggi, e di conseguenza non adatto a tutti i palati, viste le scene estreme, anche di cannibalismo e necrofilia.
Nicolas Winding Refn l'ha definito una fiaba dark, horror per teenager, in cui il regista ha dato sfogo alle sue ossessioni, senza censura: "C'è sicuramente qualcosa di perverso nel sessualizzare tutto, ho cercato di analizzare questo percorso. In Drive parlavo di mascolinità. Only God Forgives era l’abbandono della mascolinità e il ritorno nel ventre materno. Qui invece do sfogo alla mia personale ossessione: quella di essere una ragazza di sedici anni".
Il regista non avrebbe mai potuto fare il film senza Elle Fanning. "Tutto è partito da Elle", ha raccontato il regista, "Le ho parlato e mi sono reso conto che lei è ciò che sarei stato io se fossi stato femmina. Ho detto "oh mio dio. Sei me! Vogliamo fare un film insieme?"". Un ruolo molto impegnativo per la giovane attrice. "Di solito vengo associata a ruoli spensierati, questo è il mio film più dark", ha detto Elle Fanning, "Amo scegliere ruoli sempre diversi. Il personaggio mi somiglia, le capita quello che è capitato a me. Venire dalla provincia e trovarsi immediatamente proiettata tra le luci della città, le feste".

Del cast anche Keanu Reeves, del quale il regista ha detto: "Solo vederlo infilare il coltello nella gola di qualcuno è fantastico, è un fottuto re!". Poi Jena Malone, che si è prestata a girare scene molto estreme, come ha raccontato lo stesso Refn: "Jena è meravigliosa, con lei abbiamo girato la scena della necrofilia, in un vero obitorio di Los Angeles, in mezzo a cadaveri reali, per entrare nell'atmosfera. A un certo punto ci siamo dovuti allontanare perché stava arrivando un nuovo cadavere. Jena ha voluto che le parlassi durante quella sequenza. Si è creata una escalation necrofila fortissima, e ho capito subito, al secondo giorno di riprese, che avevamo trovato Ruby, il personaggio di Jena".
Il tema della necrofilia, come quello del cannibalismo, è stato contestato da una parte della stampa che ha considerato alcune scene del film davvero troppo estreme. Il regista però non si fa problemi al riguardo, anzi ha tranquillamente parlato dell'aspetto "erotico" della necrofilia, come stadio più estremo del mondo in cui viviamo. "Sesso e violenza, istinti primari. E’ terrificante pensare a un mondo dove la bellezza è l’unica cosa che conta, un’ossessione che cresce e che ha a che fare solo con il modo in cui sei nato", ha dichiarato Refn, "Ma è anche affascinante, emozionante. E’ quello che scrivete tutti i giorni o dichiarate alla tv. E la definizione di bellezza mano mano si va stringendo. Ho due figlie e trovo tutto questo molto spaventoso. La necrofilia rappresenta l’ultimo stadio di questo mondo". E sui fischi e la reazione della stampa, Refn ha dichiarato: "Io credo che un film debba dividere. E’ tutto basato sulle reazioni, sulla discussione. Se non stiamo qui a discutere dei film, che ci stiamo a fare?".

Nelle sale italiane dall'8 giugno.

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Altro film in Concorso molto atteso, il nuovo film da regista di Sean Penn, The Last Face, con Charlize Theron, Javier Bardem e Adéle Exarchopoulos. Film atteso anche per ovvi motivi di cronaca rosa, con il ritorno a Cannes di Charlize Theron e Sean Penn, ex coppia, un po' di freddezza tra i due, con sempre due attori a fare da "barriera" per mantenere le distanze.

The Last Face è un drama sentimentale ambientato fra gli orrori e la povertà della Liberia, una storia d'amore tra Miguel, coraggioso medico in missione in Africa, e Wren, portavoce di un'organizzazione internazionale (tipo Medici Senza Frontiere), sullo sfondo della guerra civile.

Accolto molto male dalla stampa, il film di Penn è stato fischiato e poi stroncato dai giornali. L'attore e regista ha provato a ignorare le reazioni della stampa portando il discorso lontano dalla sfera puramente sentimentale del film. "È veramente una storia d'amore questa? O piuttosto un modo di riflettere su queste guerre che mentre noi cerchiamo soluzioni politiche, continuano a versare sangue?", ha chiesto Sean Penn durante la conferenza stampa.

Per Charlize Theron, che è sudafricana, è stato importante girare in Africa e avere un supporto medico reale che gli spiegasse gli spetti più tecnici del loro lavoro sul campo. "Non ci rendevamo neanche conto di essere filmati, c'erano tante telecamere", ha raccontato l'attrice, "Abbiamo avuto un chirurgo come coach, ci ha aiutato moltissimo, spiegandoci come rendere credibile la parte medica, però nel momento del bisogno, quando dovevamo fare un cesareo nella giungla, era sparito".
"Questi sono veri eroi, di cui non si parla mai", ha dichiarato Javier Bardem riguardo i medici senza frontiere.

Senza essere espliciti, i giornalisti hanno cercato di far venir fuori la storia, ormai chiusa, tra Penn e la Theron, ma i due sono stati granitici e professionali. Alla domanda sul perché avesse scelto proprio la Theron come protagonista, Penn ha risposto: "Insieme a Javier formavano una coppia perfetta, ma questo si capisce solo vedendo il film". Sui fischi ricevuti invece l'attore e regista ha aggiunto: "Ho fatto il mio film e non ho niente da aggiungere". Il film è in Concorso, e Penn ha ricordato la sua esperienza come presidente di Giuria: "Non so quanto sia importante la competizione, ma so che è un modo per mettersi in mostra e suscitare forti reazioni. Come americano essere a Cannes mi dà la possibilità di conoscere cose diverse, perché noi siamo molto chiusi nella nostra cultura".

giovedì 14 aprile 2016

Cannes 69 - presentato il programma

E' stato presentato questa mattina il programma del 69esimo Festival di Cannes.

Soliti nomi? forse, ma il festival del 2016 ha un programma decisamente interessante, che va a toccare tutti i generi, anche l'horror.

Nessun italiano in Concorso, sembrava che Bellocchio fosse certi della partecipazione, e invece non ci sarà. L'unica presenza italiana per il momento è nella sezione Un Certain Regard, con il film di Stefano Mordini, Pericle Il Nero. Aspettiamo la Quinzaine per sapere se ci saranno altri italiani, è possibile la partecipazione di Virzì.

Com'era stato annunciato dai rumor non ci sarà Martin Scorsese con la sua ultima fatica (nel vero senso della parola) Silence, che a quanto pare potrebbe essere presentato al Festival di New York.

Tanti titoli interessanti in Concorso: Sean Penn, Almodovar,  Xavier Dolan, Jarmusch, Ken Loach, i fratelli Dardenne, Park Chan-Wook, Jeff Nichols, Olivier Assayas, e Nicolas Winding Refn con il suo The Neon Demon, presentato come un "cannibal movie".

Grandi titoli anche Fuori Concorso, con Steven Spielberg che porta sulla croisette il suo The BFG (Il Gigante Gentile), poi Money Monster di Jodie Foster, e The Nice Guys, con la coppia Russell Crowe - Ryan Gosling.

Ad aprire la 69esima edizione del Festival di Cannes sarà Woody Allen con Cafè Society. Presidente di giuria George Miller, che al festival dello scorso anno presentò Mad Max: Fury Road, mattatore agli ultimi Oscar.

Il Festival si terrà dall'11 al 22 maggio.

Ecco l'elenco dei film.

CONCORSO
“Toni Erdman,” directed by Maren Ade
“Julieta,” directed by Pedro Almodovar
“Personal Shopper,” directed by Olivier Assayas
“American Honey,” directed by Andrea Arnold
“The Unknown Girl,” directed by Jean-Pierre Dardenne and Luc Dardenne
“It’s Only the End of the World,” directed by Xavier Dolan
“Slack Bay,” directed by Bruno Dumont
“Paterson,” directed by Jim Jarmusch
“Rester Vertical,” directed by Alain Guiraudie
“Aquarius,” directed by Kleber Mendonca Filho
“From the Land of the Moon,” directed by Nicole Garcia
“I, Daniel Blake,” directed by Ken Loach
“Ma’Rosa,” directed by Brillante Mendoza
“Bacalaureat,” directed by Cristian Mungiu
“Loving,” directed by Jeff Nichols
“The Handmaiden,” directed by Park Chan-Wook
“The Last Face,” directed by Sean Penn
“Sieranevada,” directed by Cristi Puiu
“Elle,” directed by Paul Verhoeven
“The Neon Demon,” directed by Nicolas Winding Refn

UN CERTAIN REGARD
“Varoonegi,” directed by Behnam Behzadi
“Apprentice,” directed by Boo Junfeng
“Voir du Pays,” directed by Delphine Coulin and Muriel Coulin
“La Danseuse,” directed by Stephanie di Giusto
“Clash,” directed by Mohamed Diab
“La Tortue Rouge,” directed by Michael Dubok de Wit
“Fuchi Bi Tatsu,” directed by Fukada Koji
“Omar Shakhsiya,” directed by Maha Haj
“Me’Ever Laharim Vehagvaot,” directed by Eran Kolirin
“After The Storm,” directed by Kore-Eda Hirokazu
“Hymyileva Mies,” directed by Juho Kuosmanen
“La Large Noche de Francisco Sanctis,” directed by Francisco Marquez and Andrea Testa
“Caini,” directed by Bogdan Mirica
“Pericle Il Nero,” directed by Stefano Mordini
“Captain Fantastic,” directed by Matt Ross
“The Transfiguration,” directed by Michael O’Shea
“Uchenik,” directed by Kirill Serebrennikov

FUORI CONCORSO
“The BFG,” directed by Steven Spielberg
“Goksung,” directed by Na Hong-Jin
“Money Monster,” directed by Jodie Foster
“The Nice Guys,” directed by Shane Black

PROIEZIONI SPECIALI
‘L’ultima Spiaggia,” directed by Thanos Anastopoulous and Davide del Degan
“A Chad Tragedy,” directed by Mahamat-Saleh Haroun
“The Death of Louis XIV,” directed by Albert Serra
“Le Cancre,” directed by Paul Vecchiali

PROIEZIONI DI MEZZANOTTE
“Gimme Danger,” directed by Jim Jarmusch
“The Train to Busan,” directed by Yeon Sang-Ho

mercoledì 14 maggio 2014

Festival di Cannes 2014 - giorno "0"

E' iniziato oggi il 67° Festival di Cannes, ad aprire è stato il controverso film su Grace Kelly, 'Grace of Monaco' di Olivier Dahan.

Controverso a causa delle polemiche che l'hanno accompagnato negli ultimi tempi, soprattutto le critiche da parte della famiglia Grimaldi, la famiglia reale di Monaco, che ha accusato il regista di aver fatto un film che "non riflette la realtà e tradisce la storia", tutto fatto per fini commerciali.

Durante la conferenza stampa il regista, Olivier Dahan, ha risposto, anche in maniera decisa. "Quando ho letto che tutto ciò che c'è nel mio film è fatto solo per fini commerciali, mi sono sentito insultato", ha detto il regista, "Non ho mai preteso di realizzare un biopic. Non ci sono scoop nel mio film, dunque perché farne un dramma. Io sono un artista non uno storico e mi sono interessato alla figura di Grace perché in qualche modo ha inventato la principessa moderna". Riguardo le libertà narrative all'interno del film, Dahan ha aggiunto: "Si trattava di raccontare una storia universale che riguarda tutte le donne. Ci siamo presi delle libertà, certo. Questo significa fare cinema. Per renderlo coinvolgente avevo bisogno che i personaggi interagissero tra loro". Più tenue e diplomatica Nicole Kidman, protagonista del film nei panni difficili di Grace Kelly, che ha commentato anche l'assenza dei Grimaldi a Cannes. "Mi dispiace perché credo che il film non sia un attacco alla famiglia Grimaldi, a Ranieri e Grace", ha detto la Kidman durante la conferenza, "È fiction non un biopic, l’essenza della verità c’è ma abbiamo preso delle licenze cinematografiche di narrazione. Capisco parzialmente i Grimaldi, in fondo si tratta della loro mamma e del loro papà, capisco la reazione anche a protezione della privacy, però se vedranno il film capiranno loro stessi che è fatto con rispetto e amore nei loro confronti".

Archiviato l'argomento polemiche, gli attori hanno parlato del loro lavoro sui personaggi. "Sono stato molto sorpreso e intrigato", ha ammesso Tim Roth, che nel film interpreta il Principe Ranieri di Monaco, marito di Grace Kelly, "mi sono documentato ed è stata una sfida rappresentare al meglio il principe Ranieri. Il materiale video mi ha aiutato, soprattutto in alcuni aspetti della sua personalità. Abbiamo messo in evidenza la sua forza e la sua vulnerabilità". Anche Paz Vega, Maria Callas nel film, ha voluto cogliere al volo l'occasione: "Ho letto la sceneggiatura e inseguito questo personaggio: è una grande opportunità quella di poter interpretare Maria Callas". La prova più attesa era sicuramente quella di Nicole Kidman, chiamata a calarsi nei panni di una icona come Grace Kelly, stella di Hollywood, grande attrice e poi Principessa di Monaco. "Ho pensato che fosse una sfida incredibile, avevo la pelle d’oca solo al pensiero dell’opportunità che Oliver mi stava offrendo", ha raccontato la Kidman, "Avevo molti materiali video da vedere su Grace Kelly. Per ogni personaggio ci si prepara diversamente. In questo caso ho impiegato 5 mesi per prepararmi. Vivere la sua vita per 6 mesi è stata un’esperienza meravigliosa. Ho letto molto, lavorato di ricerca per trovare la giusta chiave da dare al personaggio. Credo che Grace, semplicemente, abbia scelto l’amore. Era una grande star di Hollywood ma voleva anche sposarsi e formare una famiglia. Molte donne che hanno anche questa necessità finiscono per sentirne il peso sulla propria carriera. Arrivi in un momento della vita di attrice e pensi: “Posso ancora recitare? So ancora farlo?”. Posso pensare a quello che ha provato perché l’ho pensato anche io: in questo c’è similarità nelle nostre vite, certo non ho sposato un principe".

Il film sarà nelle sale dal 15 maggio (domani). Il film alla proiezione stampa è stato accolto con freddezza, la maggior parte dei commenti concorda sul fatto che le buone interpretazioni degli attori, Kidman e Roth in particolare, non riescono a salvare un film che fatica nelle quasi due ore di durata.

Oggi si è tenuta anche la conferenza stampa della giuria del Concorso, "presidentessa" la regista, due volte vincitrice della Palma d'Oro (è l'unica al mondo), Jane Campion. La giuria è composta da Sofia Coppola, Nicolas Winding Refn, Jia Zhang Ke, Leila Hatami, Carole Bouquet, Jeon Doyeon, Willem Dafoe e Gael Garcia Bernal.

Jane Campion ha dichiarato semplicemente di cercare il nuovo nei film in Concorso: "Chi ama il cinema spera sempre di essere sorpreso, eccitato da ogni nuova opera". La giuria si ritroverà tre volte per discutere i film: "Ognuno è libero e responsabile. Veniamo tutti da paesi differenti, e questo garantisce il massimo dell'apertura mentale possibile", ha detto la regista "presidentessa" di giuria. "Non badiamo all'età dei filmaker" ha dichiarato Sofia Coppola, idea sostenuta anche dalla Campion: "L'età è un aspetto molto marginale, quello che importa è la passione, l'emozione e, lo ripeto, la visione".
Per Leila Hatami, attrice iraniana: "Ciò che conta è l'arte, indipendentemente dalla politica. Anche se in Iran c'è la tendenza a fare film che parlano della società, a politicizzare. Ma secondo me si può parlare dell'uomo e della sua storia nel presente anche attraverso altre cose". Willem Dafoe si è detto sicuro che i film saranno belli: "Mi aspetto tutti bei film, ognuno con la propria identità ma che in qualche modo rispondano ad un criterio di selezione organico". Per Gael Garcia Bernal, passato più di una volta in Concorso, il lavoro del giurato è una cosa seria: "Essere giurato è una cosa serie. Un gioco terribilmente serio... La differenza rispetto alle altre volte è che non potremo rilasciare interviste durante il Festival, ma solo vedere film, e questa è una liberazione".
Ansioso di vedere tanti film è il regista Nicolas Winding Refn, che ha ammesso di essere molto curioso riguardo il primo film da regista del suo amico Ryan Gosling, 'Lost River', che sarà presentato nella sezione Un Certain Regard: "Non l'ho ancora visto, ma sono sicuro che sarà un film straordinario".

mercoledì 5 giugno 2013

Solo Dio perdona - la recensione

Solo Dio Perdona è un film che si portava dietro parecchie aspettative, forse troppe, e probabilmente è il motivo principale delle critiche aspre di Cannes. La realtà è che ha davvero poco a che spartire con Drive, a parte il suo protagonista, cosa che per alcuni versi è un bene, per altri un male.

Ma veniamo al film in sé: la trama è lineare, c'è da vendicare la morte di un fratello e di un figlio, in questo bisogna dire che il film non spicca per originalità, la storia di Drive era notevolmente più bella, più profonda e appassionante; è sulla parte visiva che sorprende, da applausi a scena aperta sia Nicolas Winding Refn per la regia, sia soprattutto Larry Smith, direttore della fotografia, che con i suoi rossi intensi e caldi rende ogni inquadratura un capolavoro.

Ryan Gosling è davvero bravissimo, nonostante le sue battute siano, ancora una volta, pochissime, e Kristin Scott Thomas è assolutamente superba, tanto che non mi sorprenderebbe affatto venisse presa in considerazione nella prossima stagione dei premi.
Un plauso va anche alla colonna sonora, eccezionale nel riempire in modo potente i tanti silenzi del film e nel far crescere la tensione, nonostante una certa staticità di azione.

Non vi è molto altro da dire: non raggiunge i picchi emotivi di Drive, ma lo supera in espressività visiva, e in fondo spesso ci si dimentica che il cinema è soprattutto un'arte che va gustata con lo sguardo .


*Chiara*

mercoledì 22 maggio 2013

Festival di Cannes 2013 - giorno 8

Il Festival si scuote con uno dei film più attesi del Concorso.

E' il giorno di 'Only God Forgives' ('Solo Dio Perdona') di Nicolas Winding Refn, che nel 2011 al Festival ha vinto il premio alla regia con 'Drive'.

Una storia di vendetta. Julian è uno spacciatore che gestisce un bar di thai box come copertura, suo fratello viene assassinato dopo aver ucciso una prostituta. La madre dei due, a capo di una grossa organizzazione criminale, arriva a Bangkok per riportare a casa il cadavere del figlio e ordina a Julian di vendicare il fratello. Julian dovrà vedersela con Chang, ex poliziotto detto l'Angelo Vendicatore.

Chi conosce i lavori precedenti di Nicolas Winding Refn non faticherà a riconoscere lo stile del regista, fatto di colori quasi psichedelici, silenzi e tanta violenza. E la critica si spacca.
In conferenza stampa il regista è un fiume in piena. "Sono quasi un pornografo, un feticista. L'arte è un atto di violenza, ha a che fare con la penetrazione e l'entrare dentro la nostra anima", ha dichiarato Refn, "Quel che conta è ciò che mi emoziona, che mi eccita. Non so dire da dove vengano tutte queste immagini, evidentemente è qualcosa che abbiamo dentro e abbiamo bisogno di esprimere, anche attraverso l'arte. Naturalmente, questo non significa istigare il pubblico alla violenza. Posso comunicare immagini violente suscitando nello spettatore tutt'altra reazione". E sul film spiega: "Era un film che avevo cominciato a mettere in piedi con pochissimi soldi prima di 'Drive', il mio desiderio di portare a termine questo film era così radicato che ci sono tornato appena possibile. Volevo raccontare la storia di un uomo che vuole battersi contro Dio. La mia intenzione era fare un film che mescolasse misticismo e realtà e anche condensare la summa di tutti i film che ho diretto fin qui [la trilogia di The Pusher, 'Bronson', 'Valhalla Rising', 'Drive']. E' un film basato sul silenzio. Avevo bisogno di sfogarmi, ma non potevo accontentarmi di quello, così ho aggiunto questo personaggio della madre, che si crede Dio. I protagonisti, come i personaggi del mito, sono indecisi su quale strada intraprendere. Il personaggio di Ryan capisce che il legame con sua madre è la sua maledizione". E proprio sul personaggio di Ryan Gosling, grande assente ma giustificato visto che sta girando il suo primo film da regista, si sono concentrate alcune domande dei giornalisti, in particolare sul suo essere "fermo" e molto silenzioso, pronuncia circa 12 battute in tutto il film. Refn ha spiegato: "Volevo dar vita al viaggio di uno Sleepwalker, una creatura mitologica che non sa dove andare, si guarda in giro, perso, ha la risposta ma gli manca la domanda e la domanda la troverà nella scena finale. E ha una madre terribile come riesce a essere Kristin nel film. E poi trovo che il linguaggio del silenzio sai più forte e poetico e che attraverso esso le immagini si facciano più subliminali. Con Ryan abbiamo lavorato diversamente che in 'Drive', soprattutto sui movimenti. Lì si spostava in continuazione, qui abbiamo reso l'idea di qualcuno che agisce come un sonnambulo, i suoi movimenti sono quasi 'liquidi'".

C'è un elemento del film su cui la stragrande maggioranza della critica concorda: la grande prova di Kristin Scott Thomas nei panni di una donna terribile, una madre "indegna", biondissima, con un look decisamente molto lontano da come siamo abituati a vedere l'attrice, e tanto mascolina quanto femminile. "Durante la lavorazione la spingevo sempre ad andare oltre col linguaggio" dice il regista e Kristin Scott Thomas racconta: "Abbiamo dovuto improvvisare molte delle mie scene. dovevo dire cose orribili e se avessi dovuto prepararle prima ne sarei rimasta pietrificata, non avrei potuto esprimerle. Sono peggiorata man mano che le riprese andavano avanti, diventavo via via più cattiva e più meschina. Ma mi è piaciuta moltissimo questa evoluzione del personaggio".

A fine proiezione ci sono stati fischi e applausi, critica spaccata in due tra chi lo esalta per la bellezza delle immagini e l'uso che fa della violenza e chi lo considera un passo indietro del regista rispetto a 'Drive' e chi invece l'ha proprio demolito. Un film non adatto a tutti i palati.

Presentato in Concorso anche 'Grigris', del regista Mahamat Saleh-Haroun. Il film non ha impressionato, si può dire che abbia quasi deluso visto che secondo i bookmaker è il favorito per la Palma d'Oro.

Presentato invece fuori concorso 'All is Lost' di J.C.Chandor. Protagonista il grande Robert Redford.

Un film con un solo attore, quasi senza musica e di poche, pochissime, parole. A parte qualche "fuck" e il prologo iniziale infatti il film non ha dialoghi, e la cosa non dovrebbe sorprendere visto che la storia racconta di un uomo solo con la sua barca in avaria in mezzo all'oceano.

Un uomo solo contro la forza della natura, e Robert Redford non ci ha pensato due volte ad accettare il ruolo. "Nessuno dei tantissimi cineasti indipendenti che accogliamo ogni anno al Sundance mi aveva mai chiesto di fare l'attore per lui. Ho colto la palla al balzo e accettato con entusiasmo. Anche perché fare il regista e il produttore sottopone a molte pressioni, è bello ogni tanto recitare, spero di continuare a farlo". Una bella sfida recitativa per lui, solo e senza dialoghi. "Credo nel valore del silenzio, al cinema e anche nella vita. Tradurlo in forma artistica permette a un attore di abitare completamente il ruolo", ha detto Redford, "Il silenzio obbliga ad avere totale fiducia nel regista e a vivere pienamente il ruolo. Mi ha costretto a essere libero, a ignorare ciò che mi circondava, eccetto il mare e la barca. Avevo tale fiducia che ho potuto lasciarmi andare. Questo film è l'opposto di quello che si vive oggi. C'è solo il mare, una barca e un uomo e può essere percepito come in contrasto con tutto il rumore che si fa oggi nel mio Paese".

Il film ha sorpreso la critica, nonostante l'assenza di dialoghi e la presenza di un solo attore regge la tensione per tutte la durata del film, grazie anche ad un'ottima prova di Robert Redford.



Frra



lunedì 29 aprile 2013

Tre clip per 'Only God Forgives' di Nicolas Winding Refn

E' senza ombra di dubbio uno dei titoli più attesi dell'anno, 'Only God Forgives' di Nicolas Winding Refn, farà il suo debutto, finalmente, nel Concorso del Festival di Cannes.

Protagonista del film Ryan Gosling, che torna a lavorare con il regista danese dopo la fortunata esperienza di 'Drive'. Nel cast anche una fredda e spietata Kristin Scott Thomas.

La storia racconta di Julian (R.Gosling), scappato dal suo paese dopo aver ucciso un poliziotto, vive a Bangkok dove gestisce un club di thai box che fa da copertura allo spaccio di droga. Quando il fratello uccide una prostituta, la polizia si rivolge all'Angelo della Morte, che trova il fratello di Julian e lo fa uccidere dal padre della ragazza. Saputa la notizia, da Londra arriva a Bangkok la madre di Julian, Jenna (Kristin Scott Thomas), capo di una potente organizzazione criminale. Jenna vuole riportare indietro il cadavere del figlio e chiede a Julian di trovare l'assassino del figlio e vendicarlo. Inizia così una spirale di violenza che porterà al tradimento e alla vendetta.

In Italia il film uscirà il 30 maggio con il titolo 'Only God Forgives - Solo Dio Perdona'. Intanto ecco tre clip del film.


Only God Forgives (Solo Dio perdona) - Estratto... di SpaggyPalermo


Only God Forgives (Solo Dio perdona) - Estratto... di SpaggyPalermo


Only God Forgives (Solo Dio perdona) - Estratto... di SpaggyPalermo


Frra

giovedì 18 aprile 2013

Cannes 66 - ecco tutti i film del Festival!

Si è tenuta questa mattina a Parigi la conferenza stampa di presentazione del 66° Festival di Cannes, che si terrà fra il 15 al 26 maggio.

Il film d'apertura, si sapeva già, sarà 'Il Grande Gatsby' di Baz Luhrmann, che si porta dietro un carico notevole di attori, Leonardo Di Caprio, Carey Mulligan, Tobey Meguire su tutti; mentre a chiudere sarà 'Zulu', con Orlando Bloom e Forest Whitaker.

Diversi nomi "pesanti" nel Concorso, i fratelli Coen, James Gray, Alexandre Payne, Nicolas Winding Refn, Polanski, Soderbergh, Miike. A sorpresa in concorso il film che vede come regista Valeria Bruni Tedeschi. A rappresentare l'Italia in concordo sarà Paolo Sorrentino con 'La Grande Bellezza'. Presidente della giuria del concorso, come sappiamo, è Steven Spielberg.
Confermata la presenza nella sezione Un Certain Regard di 'The Bling Ring', nuovo film di Sofia Coppola, con Emma Watson, e per l'Italia ci sarà Valeria Golino con 'Miele'. Da sottolineare anche la presenza di Claire Denis e James Franco. Presidente della giuria Thomas Vinterberg. A presiedere la giuria dei cortometraggi invece sarà Jane Campion.

Madrina del Festival, Audrey Tautou. Ecco l'elenco di tutti i film.


Film d'apertura - 'Il Grande Gatby' di Baz Luhrmann
Film di chiusura - 'Zulu' di Jérôme Salle

CONCORSO - presidente di giuria: Steven Spielberg

'Only God Forgives' di Nicolas Winding Refn
'La Grande Bellezza' di Paolo Sorrentino
'Borgman' di Alex Can Warmerdam
'Behind the Candelabra' di Steven Soderbergh
'The Immigrant' di James Gray
'Jeune et Jolie' di François Ozon
'La Vie d'Adele' di Abdellatif Kechiche
'Wara No Tate' di Takashi Miike
'Soshite Chichi Ni Naru' di Kore-Eda Hirokazu
'Tian Zhu Ding' di Jia Zhangke
'Grisgris' di Mahamat-Saleh Haroun
'Nebraska' di Alexander Payne
'Heli' di Amat Escalante
'Le Passe' di Asghar Farhadi
'Michael Kohlhaas' di' Arnaud Despallieres
'Inside Llewyn Davis' di Ethan and Joel Coen
'Un Chateau en Italie' di Valeria Bruni-Tedeschi
'La Venus a la Fourrure' di Roman Polanski
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UN CERTAIN REGARD presidente della giuria: Thomas Vinterberg

'The Bling Ring' di Sofia Coppola
'Miele' di Valeria Golino
'L'Inconnu du La' di Alain Guiraudie
'Bends' di Flora Lau
'L'image Manquante' di Rithy Panh
'La Jaula de Oro' di Diego Quemada-Diez
'Anonymous' di Mohammad Rasoulof
'Sarah Préfére la Course' di Chloé Robichaud
'As I Lay Dying' di James Franco
'Grand Central' di Rebecca Zlotowski
'Fruitvale Statio' di Ryan Coogler
'Les Salauds' di Claire Denis
'Norte, Hangganan ng Kasaysayan' di Lav Diaz
'Omar' di Hany Abu-Assad
'Death March' di Adolfo Alix jr
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FUORI CONCORSO

'All is Lost' di  J.C Chandor
'Blood Ties' di Guillaume Canet
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PROIEZIONI SPECIALI

'Weekend of a Champion' di Roman Polanski
'Seduced and Abandoned' di James Toback
'Otdat Konci' di Taisia Igumentseva
'Muhammad Ali's Greatest Fight' di Stephen Frears
'Stop the Pounding Heart' di Robero Minervini
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PROIEZIONI DI MEZZANOTTE

'Monsoon Shootout' di Amit Kumar
'Blind Detective' di Johnnie To
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OMAGGIO A JERRY LEWIS

'Max Rose' dir Daniel Noah

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Frra



mercoledì 20 marzo 2013

'Only God Forgives': nuove foto, teaser e trama

Si ricompone la coppia vincente di 'Drive', Nicolas Winding Refn e Ryan Gosling per il nuovo film del regista danese, 'Only God Forgives'.

Titolo molto papabile per il prossimo Festival di Cannes, vede nel cast anche la presenza di Kristin Scott Thomas nei panni della madre di Gosling.

La trama. Ryan Golsing è Julian, un inglese che vive a Bangkok, molto rispettato dalla malavita locale. Julian e il fratello Billy hanno un locale di thai box che fa da copertura per lo spaccio di droga verso Londra. Billy viene ucciso e la loro madre, Jenna (K.Scott Thomas), vola a Bangkok per riportare a casa il corpo del figlio. Anche Jenna è un importante boss a capo di una organizzazione criminale e vuole che Julian trovi l'assassino di suo figlio. Le ricerche portano all'Angelo della Vendetta, un poliziotto ormai in pensione molto potente. Julian cercherà vendetta lasciando dietro di sé una striscia di sangue, rabbia e tradimento.

Ecco alcune foto promozionali in cui vediamo i personaggi principali del film (clicca sull'immagine per ingrandire).




E un brevissimo teaser, purtroppo in bassa qualità, che ci fa solo venir voglia di vedere di più, molto di più.




Dovrebbe uscire il 23 maggio.


Frra