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domenica 10 luglio 2022

Thor Love and Thunder - la recensione

Dopo il grande successo di Thor: Ragnarok, che negli Stati Uniti aveva convinto ed esaltato pubblico e critica, torna Taika Waititi anche per il quarto capitolo della saga dedicata al dio del tuono Marvel, la più longeva all'interno del MCU e probabilmente quella più travagliata. 

Dopo un inizio che aveva puntato molto su atmosfere shakespeariane, senza però convincere pienamente, Waititi ha letteralmente stravolto il personaggio, puntando tutto dell'umorismo e sull'estetica anni '80 che aveva già sfondato con i Guardiani della Galassia di James Gunn, dando nuovo slancio e verve all'eroe interpretato da Chris Hemsworth, ma allo stesso tempo dividendo i fan più puri dei fumetti, soprattutto da noi in Italia. Per Love and Thunder, Waititi non si limita a dirigere (e a interpretare l'alieno Korg) ma prende la 'penna' in mano e si mette anche in sceneggiatura.

Il cinema del regista neozelandese è peculiare, un mix fra commedia nonsense e dramma malinconico che non a tutti può piacere, e questo è un fattore determinante che va tenuto in considerazione quando si entra in sala per Love and Thunder. Waititi scrive e gira prima di tutto una commedia romantica, con molte scene divertenti e molto romanticismo, e solo in seconda battuta un dramma in cui affrontare anche temi importanti come la malattia e la morte. Non è sempre tutto perfettamente bilanciato, soprattutto nella parte iniziale in cui la presenza dei Guardiani della Galassia risulta essere a volte stonata e fuori luogo, come se lo stesso Waititi si sentisse a disagio con questi personaggi e volesse liberarsene il prima possibile. Dopo, il film funziona molto meglio e con più equilibrio, con un tono molto fiabesco che è tipico del cinema di Waititi. L'introduzione, infatti, mette già le cose in chiaro e presenta la storia come una favola per bambini, e quindi di conseguenza il film stesso come un prodotto con un target molto preciso, cioè quello dei bambini, che hanno anche un ruolo fondamentale nella storia e sono inseriti magnificamente. Il tono favolistico è particolarmente evidente se si pensa al villain, interpretato da un sempre camaleontico Christian Bale: il suo Gorr è sì tragico, ma più di ogni altra cosa è inquietante, nel modo in cui è inquietante la strega del bosco che vuol mangiare Hansel e Gretel, o il lupo di Cappuccetto Rosso, con una mimica facciale enfatizzata al massimo un'aura da incubo infantile. Lo stesso Thor è assimilabile a un bambino nella sua ingenuità un po' candida, ma anche nella sua difficoltà nel processare emozioni complesse. Se si guarda all'evoluzione del personaggio, ci si trova di fronte a un vero e proprio coming of age, che parte da una crisi di identità per arrivare a una risoluzione attraverso l'amore degna delle migliori fiabe.


Si potrebbe fare però l'errore di pensare che film per bambini sia sinonimo di superficialità, ma non è così, perché una cosa che il film fa perfettamente, e che è il suo pregio più grande, è affrontare con delicatezza e leggerezza un tema come quello della malattia attraverso il personaggio di Jane (una Natalie Portman in gran forma), a cui finalmente viene dato il giusto spazio e il giusto spessore, e che è un piacere vedere in scena nei panni della Potente Thor, dimostrando anche molta chimica sia con Hemsworth sia con la Valchiria di Tessa Thompson.
C'è infine spazio anche per una velata critica sociale, con Dei grassi e privilegiati, ma idioti ed egoisti di cui non ci si può fidare.

Da un punto di vista tecnico è tutto ineccepibile, anzi, Waititi non ha paura anche di osare di più, soprattutto nelle belle scene in bianco e nero ambientate nel regno delle ombre. 


Per quanto ben lontano dall'essere un film perfetto, o uno dei migliori film di Taika Waititi,  Thor: Love and Thunder non ha paura di essere sé stesso fino in fondo, anche a costo di scontentare molti, senza voler per forza piacere a tutti, anzi, con la consapevolezza che qualcuno lo odierà. Se però si entra in sintonia con il mood del film, allora è facile goderselo come un caldo abbraccio.

giovedì 14 marzo 2019

Boy Erased - la recensione

Nelle sale italiane, con uno stratosferico ritardo, arriva Boy Erased, un racconto autobiografico di un ragazzo, Jared, che dopo aver fatto coming out viene spedito dai suoi genitori, perfetti rappresentanti dell'America bigotta e benestante, in un centro di cura per omosessuali.


Joel Edgerton trae dal memoir di Garrard Conley un film che sembra strutturato appositamente per questi tempi e per colpire il pubblico: la violenza, fisica ma soprattutto psicologica, che Jared e gli altri ragazzi subiscono, viene mostrata subdolamente ma senza mai davvero andare a fondo, fallendo probabilmente proprio dove non avrebbe dovuto, ovvero nel provocare disagio e disgusto nello spettatore, nel creare quella morsa allo stomaco che avrebbe potuto scuotere la coscienza a molti.
Rimane tutto un po' troppo pulito, troppo "buono" in un certo senso, nonostante il grandissimo cast sia impeccabile, con una Nicole Kidman che spicca per intensità e delicatezza.
Sicuramente un grande pregio del film è quello di riportare a galla il tema dei centri di conversione, incredibilmente ancora attivi in molte zone degli Stati Uniti (ma anche in altri paesi, purtroppo), riflettendo su quanto questi veri e propri internamenti forzati possano influire sulla vita di ragazzi già provati da un ambiente familiare spesso ostile, ma ancora più spesso orlato di buone intenzioni.

Un film pulito, senza grandi sbavature, ma che scivola via senza riuscire a emozionare troppo e che purtroppo rischia di essere subito dimenticato. Un peccato se si considera il tema che affronta e la storia (vera) che racconta, una storia che avrebbe meritato forse una messa in scena più cruda in alcuni frangenti, soprattutto nell'esplorazione della psicologia del suo protagonista.
Resta comunque da incorniciare la prova dell'intero cast e soprattutto quella di una sempre magistrale Nicole Kidman, vero valore aggiunto della pellicola.

sabato 10 giugno 2017

La Mummia - la recensione

Film d'esordio del Dark Universe, l'universo condiviso dei mostri della Universal, ed ennesimo rifacimento di un classico degli anni '30, La Mummia si portava dietro anche una certa aspettativa dovuta al seguito che si porta dietro la pellicola datata 1999, diventata un piccolo cult. Il regista Alex Kurtzman decide di discostarsi abbondantemente dall'iconografia classica, soprattutto rendendo la mummia del titolo una donna, la principessa Ahmanet (la sensuale Sofia Boutella).

Per il resto la storia è piuttosto classica: nell'antico Egitto, la principessa Ahmanet, che ha fatto un patto col malvagio dio Set, viene sepolta viva. Ai giorni nostri il soldato Nick Morton (Tom Cruise) e l'archeologa Jenny Halsey (Annabelle Wallis) ne trovano la tomba facendo risorgere la mummia. Nel frattempo una strana organizzazione segreta, comandata dal Dottor Jekyll (Russell Crowe) è intenzionata a ritrovare un misterioso pugnale in qualche modo collegato alla maledizione di Ahmanet.

Quando ci si approccia a un film de genere è fondamentale non aspettarsi spiegazioni logiche e coerenti, o una trama particolarmente articolata, e infatti fin da subito appare chiaro che il prendersi troppo sul serio non fa parte del gioco. Questo è positivo, perché sicuramente una eccessiva pesantezza nelle tematiche e nei personaggi avrebbe appesantito il tutto, rischiando facilmente di sfociare nell'incoerente, per non dire nel ridicolo.  
Sono evidenti richiami ai vecchi film di avventura degli anni '80, in particolare ai vari Indiana Jones, soprattutto nella prima parte ambientata in Medio Oriente, che è anche decisamente la parte migliore. 
Una volta ritornati in Occidente e nella grigia Londra, il tutto perde un po' mordente, introducendo anche quello che sicuramente farà da collante con il resto del Dark Universe, il personaggio di Russell Crowe non troppo approfondito, sottosfruttato, forse avrebbe meritato qualcosa di più (ma chissà se avremo l'occasione di vederlo di nuovo nei prossimi film).

Chi invece è parso divertirsi un mondo è Tom Cruise, davvero in parte, naturale in un tipo di ruolo che non è nuovo per lui e che evidentemente l'attore fa sempre volentieri: il suo Nick è divertente, spigliato, il vero mattatore, tra l'altro è sembrato avere anche una buona chimica con la Wallis e, soprattutto, nelle riuscitissime scene insieme a Jake Johnson, esilarante spalla comica.
La durata non eccessiva permette allo spettatore di divertirsi senza risentire della noia, dato che  la storia procede spedita, le scene d'azione sono dinamiche, i tempi comici ben congeniati e gli effetti speciali ottimi, in particolare Sofia Boutella è splendida e riesce a essere estremamente sensuale anche con un uso abbondante di CGI.

Di sicuro non si sta parlando del film dell'anno, non si avvicina al livello di blockbuster di alta levatura, ma riesce a intrattenere e divertire senza pretese di sorta. Un buon inizio per questo Dark Universe, sperando di migliorare ulteriormente.

venerdì 3 giugno 2016

The Nice Guys - la recensione

March (Ryan Gosling) è un detective privato dedito all'alcol, con una figlia tredicenne a carico, che sta indagando sulla morte poco chiara di una pornostar. Healy (Russell Crowe) è invece una sorta di mercenario, assoldato da una ragazza per spaventare dei misteriosi uomini che la stanno seguendo.
Due casi apparentemente senza connessione che convergono, facendo incontrare e coalizzare i due protagonisti, fino a sfociare nell'intrigo politico, il tutto condito da ironia tagliente, situazioni assurde e musica pop.

Uno dei pregi maggiori del nuovo film di Shane Black (Arma Letale, Iron Man 3, Kiss Kiss Bang Bang) è l'incredibile ritmo che accompagna le quasi due ore di film, ritmo che rimane costante senza mai un passo falso, aiutato dalla straordinaria chimica dimostrata dalla strana coppia Crowe/Gosling, veramente affiatata, divertente e sinceramente bella da vedere. Anche il cast di supporto fa il suo, in particolare un meraviglioso Matt Bomer e la giovanissima Angourie Rice, spregiudicata figlia del personaggio di Gosling, coprotagonista vera e propria.
La sceneggiatura è pressoché perfetta, con dialoghi brillanti e incalzanti, una trama che si dipana con chiarezza senza però essere mai prevedibile, costruendo un caso originale e prendendosi davvero poco sul serio.

Non c'è molto altro da dire, se non che ci si diverte tantissimo, si ride di gusto e ci si emoziona anche nei momenti più inaspettati, ed alla fine il primo pensiero, a luci accese, è: "a quando un secondo capitolo?"

domenica 15 maggio 2016

Cannes 2016 - giorno 5

Nel bel mezzo del Concorso irrompono i "nice guys" di Shane Black.

Presentato oggi Fuori Concorso il film The Nice Guys, con Russell Crowe e Ryan Gosling irresistibile coppia protagonista.

Ambientato nella Hollywood degli anni '70, i due attori interpretano un investigatore privato un po' impacciato (Gosling), e un detective duro dai modi spicci (Crowe). Quando i casi a cui stanno lavorando andranno ad intrecciarsi, i due dovranno unire le forze per portare alla luce una cospirazione che coinvolge anche le alte sfere del potere.

Un po' action, un po' noir, un po' commedia, insomma The Nice Guys è buddy movie divertente in pieno stile Shane Black, che ha conquistato la platea, e che ha potuto contare anche su due protagonisti molto affiatati. Anche la conferenza stampa è stata molto divertente, con Russell Crowe e Ryan Gosling che si sussurravano all'orecchio e si rimpallavano battute e commenti.

Una coppia che funziona alla grande e i due attori hanno accolto con piacere il paragone con una coppia che ha fatto storia nel cinema italiano, Bud Spencer e Terence Hill. "Now you're talking! Ora ragioniamo, questo è un grande complimento, grazie davvero", ha risposto Russell Crowe.
Grandi elogi al regista da parte dei due attori. "Sono cresciuto con le storie di Shane Black, come 'Arma Letale', sono particolarmente felice di aver lavorato in un suo film. I personaggi sono scritti benissimo, con tutte le loro imperfezioni", ha dichiarato Ryan Gosling, "è grazie al lavoro di Shane se l’alchimia fra i nostri personaggi funziona". "La cosa migliore di Shane come regista è che lui ha l’abilità, che non hanno in molti, di fidarsi dei suoi attori", ha continuato Russell Crowe, "si fida delle nostre proposte, del fatto che noi attori possiamo capire lo spirito della sua sceneggiatura ed esplorare un po'".
Come si sono preparati per i loro ruoli? "Io mi sono esclusivamente basato sull'ottima sceneggiatura e fidato dei consigli di Shane", ha risposto Gosling, "Insieme a un gigante come Russell è comunque difficile sbagliare". "Nessuna preparazione, nessuna ricerca, solo l’ascolto della musica degli anni ‘70", ha invece risposto Crowe, che poi ha aggiunto di non avere "nessuna fottuta idea di come funzioni il metodo Stanislavsky. Io uso solo il metodo Russell Crowe, da quando ho 16 anni. Non è così complicato... se vuoi fare l’attore, cavatela da solo! Mi piace quello che diceva Laurence Olivier: presentati in tempo, impara le battute, e non inciampare nei mobili". E se lo dice Russell, ci crediamo.

Il film sarà nelle sale dal 1 giugno.

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Presentato in Concorso il nuovo film della regista britannica Andrea Arnold, American Honey, che vede nel cast Shia LaBeouf, Riley Keough, e l'esordiente Sasha Lane.

Il film racconta di un gruppo di ragazzi che girano gli USA con un van, tra droghe e alcol, e cercano di tirare avanti vendendo riviste porta a porta. In particolare il film si concentra su una ragazza di 18 anni, Star, orfana, la madre morta di overdose, che si unisce al gruppetto dopo aver incontrato Jack (LaBeouf). I due insieme fanno scintille ma la ragazza dovrà vedersela con la manager del gruppo, che punisce, anche con punizioni fisiche, chi non riesce a raccogliere abbastanza soldi dalle vendite.

Il film è ispirato all'articolo "Porta a porta, lunghi viaggi e magre ricompense" apparso sul New York Times nel 2007, dopo averlo letto la regista si è interessata a questi ragazzi dalla vita borderline: "Sono andata a sedermi sulla spiaggia e guardavo le migliaia di adolescenti che passavano. Ho praticamente fatto una parte del casting nel parcheggio di un Walmart", ha dichiarato la regista, che proprio lì ha trovato la sua protagonista, Sasha Lane.
Essenziale per il film è la musica, spesso cantata dagli stessi attori, quasi come un karaoke: "La musica è la poesia quotidiana della vita di questi ragazzi", ha spiegato la regista.

Il film non ha convinto del tutto la critica.

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Altro film presentato in Concorso, Mal de pierres di Nicole Garcia, un melodramma con Marion Cotillard e Louis Garrel tratto da un romanzo di Milena Agus, e che ricorda un po' la storia di Madame Bovary.

Al centro del film, ambientato negli anni '50, Gabrielle (Cotillard), donna insoddisfatta dalla propria vita e incastrata in un matrimonio infelice. Ricoverata in una clinica, inizierà un rapporto clandestino con un altro paziente (Garel), una storia che però la porterà quasi alla follia.

La regista del film ha voluto fortemente Marion Cotillard come protagonista, l'attrice però non ha accettato subito, e non solo per una questione di agenda piena: "Avevo molti impegni ma volevo dedicarmi bene al progetto, è un adattamento abbastanza complesso. Avevo bisogno di tempo", ha raccontato l'attrice, "Non avevo letto il libro, ho cominciato direttamente con la sceneggiatura, ma non ero molto convinta. Ci sono molte scene esplicite, poi Gabrielle soffre tantissimo nel film, e io che tendo a somatizzare moltissimo ero scettica sull'accettare o no. Poi però mi sono innamorata della storia, e anche se mi sono presa un anno di riposo Nicole mi ha aspettato".
"Gabrielle è una donna che si trova nella condizione di dover rispettare il suo desiderio e la sua passione, anche se la porta ai limiti dell’oblio. E’ un’esasperazione della grandezza dell’amore e anche di un certo istinto animalesco", ha continuato la Cotillard, "Quando si inizia a lavorare a un film è come essere innamorati. Non vorresti pensarci ma ci pensi comunque tutto il giorno. Non ho un vero e proprio metodo di preparazione, ogni film e ogni regista sono una storia a sé. Ci si informa, ci si chiede anche del passato dei personaggi. Tutte le informazioni sono utili a raggiungere il cuore della storia".

Accoglienza piuttosto fredda per il film da parte della stampa.

giovedì 14 aprile 2016

Cannes 69 - presentato il programma

E' stato presentato questa mattina il programma del 69esimo Festival di Cannes.

Soliti nomi? forse, ma il festival del 2016 ha un programma decisamente interessante, che va a toccare tutti i generi, anche l'horror.

Nessun italiano in Concorso, sembrava che Bellocchio fosse certi della partecipazione, e invece non ci sarà. L'unica presenza italiana per il momento è nella sezione Un Certain Regard, con il film di Stefano Mordini, Pericle Il Nero. Aspettiamo la Quinzaine per sapere se ci saranno altri italiani, è possibile la partecipazione di Virzì.

Com'era stato annunciato dai rumor non ci sarà Martin Scorsese con la sua ultima fatica (nel vero senso della parola) Silence, che a quanto pare potrebbe essere presentato al Festival di New York.

Tanti titoli interessanti in Concorso: Sean Penn, Almodovar,  Xavier Dolan, Jarmusch, Ken Loach, i fratelli Dardenne, Park Chan-Wook, Jeff Nichols, Olivier Assayas, e Nicolas Winding Refn con il suo The Neon Demon, presentato come un "cannibal movie".

Grandi titoli anche Fuori Concorso, con Steven Spielberg che porta sulla croisette il suo The BFG (Il Gigante Gentile), poi Money Monster di Jodie Foster, e The Nice Guys, con la coppia Russell Crowe - Ryan Gosling.

Ad aprire la 69esima edizione del Festival di Cannes sarà Woody Allen con Cafè Society. Presidente di giuria George Miller, che al festival dello scorso anno presentò Mad Max: Fury Road, mattatore agli ultimi Oscar.

Il Festival si terrà dall'11 al 22 maggio.

Ecco l'elenco dei film.

CONCORSO
“Toni Erdman,” directed by Maren Ade
“Julieta,” directed by Pedro Almodovar
“Personal Shopper,” directed by Olivier Assayas
“American Honey,” directed by Andrea Arnold
“The Unknown Girl,” directed by Jean-Pierre Dardenne and Luc Dardenne
“It’s Only the End of the World,” directed by Xavier Dolan
“Slack Bay,” directed by Bruno Dumont
“Paterson,” directed by Jim Jarmusch
“Rester Vertical,” directed by Alain Guiraudie
“Aquarius,” directed by Kleber Mendonca Filho
“From the Land of the Moon,” directed by Nicole Garcia
“I, Daniel Blake,” directed by Ken Loach
“Ma’Rosa,” directed by Brillante Mendoza
“Bacalaureat,” directed by Cristian Mungiu
“Loving,” directed by Jeff Nichols
“The Handmaiden,” directed by Park Chan-Wook
“The Last Face,” directed by Sean Penn
“Sieranevada,” directed by Cristi Puiu
“Elle,” directed by Paul Verhoeven
“The Neon Demon,” directed by Nicolas Winding Refn

UN CERTAIN REGARD
“Varoonegi,” directed by Behnam Behzadi
“Apprentice,” directed by Boo Junfeng
“Voir du Pays,” directed by Delphine Coulin and Muriel Coulin
“La Danseuse,” directed by Stephanie di Giusto
“Clash,” directed by Mohamed Diab
“La Tortue Rouge,” directed by Michael Dubok de Wit
“Fuchi Bi Tatsu,” directed by Fukada Koji
“Omar Shakhsiya,” directed by Maha Haj
“Me’Ever Laharim Vehagvaot,” directed by Eran Kolirin
“After The Storm,” directed by Kore-Eda Hirokazu
“Hymyileva Mies,” directed by Juho Kuosmanen
“La Large Noche de Francisco Sanctis,” directed by Francisco Marquez and Andrea Testa
“Caini,” directed by Bogdan Mirica
“Pericle Il Nero,” directed by Stefano Mordini
“Captain Fantastic,” directed by Matt Ross
“The Transfiguration,” directed by Michael O’Shea
“Uchenik,” directed by Kirill Serebrennikov

FUORI CONCORSO
“The BFG,” directed by Steven Spielberg
“Goksung,” directed by Na Hong-Jin
“Money Monster,” directed by Jodie Foster
“The Nice Guys,” directed by Shane Black

PROIEZIONI SPECIALI
‘L’ultima Spiaggia,” directed by Thanos Anastopoulous and Davide del Degan
“A Chad Tragedy,” directed by Mahamat-Saleh Haroun
“The Death of Louis XIV,” directed by Albert Serra
“Le Cancre,” directed by Paul Vecchiali

PROIEZIONI DI MEZZANOTTE
“Gimme Danger,” directed by Jim Jarmusch
“The Train to Busan,” directed by Yeon Sang-Ho

martedì 22 aprile 2014

Noah - la recensione

Darren Aronofsky non ha paura delle grandi sfide e con il suo kolossal biblico 'Noah' porta al cinema una delle storie più conosciute della Bibbia (Genesi, Antico Testamento).

Discendente diretto di Adamo, Noè è figlio di Seth, fratello di Caino e Abele. Durante una notte, in sogno, vede l'arrivo del grande diluvio che spazzerà via il genere umano, ormai deviato, arrogante e malvagio, dalla faccia della Terra. Noè interpreta quel sogno, è il Creatore che gli sta dando un compito: salvare gli esseri innocenti della Terra dal castigo divino, cioè gli animali.
Dopo essersi consultato con il saggio nonno, Matusalemme, Noè decide di costruire un'enorme Arca, ad aiutarlo ci saranno i tre figli, Sam, Cam e Jafeth, la figlia adottiva Ila e la fedele moglie Naamah. Non solo, Noè avrà anche l'aiuto delle più antiche creature presenti sulla Terra, gli Angeli Caduti. Le difficoltà saranno moltissime per Noè, dovrà difendere l'Arca dagli attacchi degli uomini, guidati da Tubal-cain - discendente di Caino - che pretendono di salvarsi, sopravvivere al lungo diluvio e, in un eccesso di religiosità, cercare di assecondare il volere del Creatore fino in fondo, sacrificando anche la sua famiglia.

Senza paura, Darren Aronofsky - ateo proveniente da una famiglia ebraica - affonda le mani nella Bibbia, prendendosi consapevolmente molti rischi, e ne tira fuori un film che non parla di un arca piena di animali che si salvano da un diluvio ma parla di religione, fede, ambientalismo, mitologia e soprattutto umanità. Il Noè di Aronofsky non è un santo illuminato dal Signore (che nel film non viene mai chiamato Dio ma "Creatore" e a tratti risulta crudele nel suo punire e "non agire"), è un uomo devoto, che guarda in alto, che non si tira indietro dall'uccidere, un uomo sorretto da una famiglia che lo segue e lo aiuta ma che non stenta a metterlo in dubbio quando, in assenza di un segnale divino, la sua devozione e abnegazione totale per il compito che gli è stato assegnato lo avvicinano alla pazzia. Noè è molto umano nel suo agire, nel suo resistere, soffrire e sbagliare.

Nella Bibbia la storia di Noè si sviluppa in soli quattro capitoli, così regista e sceneggiatore hanno inserito elementi per ampliare la storia e renderla più cinematografica e "più blockbuster", per questo si sono concessi anche delle incursioni nel fantasy, come gli Angeli Caduti rappresentati come giganti di pietra, che i più "integralisti" potranno forse vedere come qualcosa di inaccettabile. In realtà questi espedienti hanno un senso nella sfera puramente cinematografica, sono compromessi calcolati che alla fine funzionano. Aronofsky riesce a far immedesimare lo spettatore in tutti i personaggi, non solo Noè ma anche la moglie e i figli, anche Cam, il più dubbioso e "debole" della famiglia. Perciò quei piccoli tradimenti della storia originale della Bibbia diventano intelligenti espedienti per creare una storia cinematograficamente funzionante e giusta, coinvolgente e appassionante. Questo non significa che il film sia privo di difetti, i rischi che Aronofsky si prende, nei risvolti fantasy, nell'esagerazione e nella scelta di un montaggio velocissimo, in particolare nelle digressioni sulla creazione - che includono anche la teoria scientifica e astrofisica -, possono sembrare stonate all'interno del film.

Grande merito della riuscita di 'Noah' va al cast. Il film si poggia sulla schiena di un solidissimo Russell Crowe, convincente, assolutamente credibile e coinvolgente. Interpretazione che però a sua volta trova sostegno nell'altrettanto solida Jennifer Connelly, molto brava ed essenziale per caratterizzare il personaggio di Noè. Molto buone anche le prove di Emma Watson e Logan Lerman, i due personaggi più approfonditi oltre i protagonisti principali. Del cast, in cui tutti fanno il loro dovere, fanno parte anche Douglas Booth, Ray Winstone e Anthony Hopkins.

'Noah' era considerato un film molto rischioso fin dal giorno dell'annuncio e ha mantenuto queste aspettative, non è un film accondiscendente verso il pubblico, non è un film che cerca di piacere a tutti i costi, probabilmente non è nemmeno il film che molti si aspettavano di vedere ma è un film che cinematograficamente funziona, che trova un buon equilibrio tra il tema religioso e lo spettacolo, senza però trasformare il tema biblico e religioso in spettacolo. 'Noah' è un blockbuster tanto quanto un film biblico, si prende libertà di inserire elementi nuovi, delle incursioni fantasy ma, se prima o dopo la visione andiamo a (ri)leggere i capitoli della Genesi che raccontano della storia di Noè, ci rendiamo conto che è molto più vicino al racconto originale della Bibbia di quanto si possa immaginare.

giovedì 27 giugno 2013

'Noah': prime immagini dei protagonisti del film di Darren Aronofsky

Arriverà nelle sale a marzo 2014 ma è già da quando è stato annunciato che si parla di questo film, per il cast, per il regista e per tutto questo in relazione alla storia.

Non si parla infatti di una storia qualsiasi ma della Bibbia e di Noè nelle mani di Darren Aronofsky per il film 'Noah'.
Cast di altissimo livello, a vestire la tonaca e dare volto e corpo a Noè sarà Russell Crowe, con lui Jennifer Connelly (la moglie Naameh), Emma Watson (la figlia adottiva Ila), Logan Lerman (il figlio Ham, l'altro figlio sarà Douglas Booth), Anthony Hopkins (Matusalemme) e Ray Winstone (Tubal-Cain, nemico di Noè).

Aspettando immagini ufficiali, ecco delle scansioni in cui vediamo i protagonisti.








Frra



venerdì 21 giugno 2013

L'Uomo d'Acciaio - La recensione

Dopo tanta attesa, pubblicità e aspettative, è finalmente uscito al cinema L'Uomo d'Acciaio di Zack Snyder.

La storia inizia un po' lenta ma non ci dispiace, introduce i personaggi e si sofferma sulla crescita del protagonista utilizzando molti flashback. Le scene d'azione sono incentrate principalmente nella seconda parte. Esplosioni, grattacieli che crollano e scontri tra aerei militari e navette aliene non mancano, e riescono ad essere coinvolgenti ed entusiasmanti.

Molto belle anche le coreografie di combattimento, dove i Kryptoniani (decisamente più poderosi dei terrestri) sfoggiano tutto il loro potere.

Il vero punto debole sta proprio in Superman (interpretato da Henry Cavill), non tanto nel personaggio, che comunque cresce e si evolve in modo diverso da come dovrebbe essere, ma nell'attore. Il fisico sicuramente ce l'ha, quel che manca è il carisma e il fascino che dovrebbe avere questo personaggio. Bello il personaggio del Generale Zod, Michael Shannon riesce a renderlo molto fumettistico (ed è forse l'unico), e ha i lineamenti giusti per farlo, anche se un po' debole in alcune situazioni. Amy Adams interpreta una Lois Lane migliore di tutte le attrici precedenti (per quanto adori la Lois di Margot Kidder), cronista d'assalto, sempre pronta a cercare le notizie più appetibili, rischiando spesso (se non sempre) la propria vita.


L'uomo d'Acciaio è un buon film, capace di intrattenere e colpire con gli innumerevoli effetti speciali. Ha le sue pecche ma in generale riesce a raggiungere il suo scopo. Ed è inutile a questo punto fare paragoni con i film precedenti, sono completamente diversi.

Lòisa

mercoledì 11 luglio 2012

Un nuovo Dracula per Eli Roth

A cinque anni dall'horror splatter 'Hostel: part II', Eli Roth è pronto a tornare dietro la macchina da presa con una storia che rientra nelle sue corde.

Per il regista americano è pronto 'Harker', un nuovo adattamento della storia del Conte Dracula incentrato sulla figura dell'avvocato Jonathan Harker.

Lo script è firmato da Lee Shipman e Brian McGreevy e sembra che la storia sia stata spostata in Inghilterra, con il giovane Harker sulle tracce di Dracula per conto di Scotland Yard.
Il primo nome a essere legato al progetto è quello di Russell Crowe a cui verrebbe affidato il ruolo del famigerato Conte Dracula.

Quest'autunno Eli Roth sarà impegnato nelle riprese dell'horror 'The Green Inferno', mentre Russell Crowe, che nella prossima stagione vedremo nel musical 'I Miserabili' e in 'Man Of Steel', è attualmente sul set del kolossal biblico di Aronofsky 'Noah'.

L'inizio delle riprese di 'Harker' è previsto per i primi mesi del 2013.


Frra

venerdì 8 giugno 2012

Anche Emma Watson sull'Arca di Noè?

Ancora un aggiornamento sul prossimo film di Darren Aronofsky 'Noah', sulla figura di Noè che vedrà protagonista Russell Crowe.

L'ultimo nome ad essere accostato al cast è quello di Emma Watson. Messo da parte il ruolo di Hermione (ma per noi lo sarà sempre!) la Watson non è rimasta certo senza proposte di lavoro, attualmente impegnata nelle riprese del nuovo film di Sofia Coppola 'The Bling Ring', sarà al cinema anche con 'The Perks of Being a Wallflower', apparirà nell'esordio alla regia di Seth Rogen con un piccolo cameo e si vocifera da tempo di una sua partecipazione come protagonista nel prossimo La Bella e La Bestia di Guillermo Del Toro.
Tutti la vogliono e ormai lanciatissima nella sua carriera d'attrice sembra che la giovane attrice inglese ora sia in trattative per il film di Aronofsky e che ormai siano alle fasi finali dell'accordo. Il suo ruolo potrebbe essere quello di una giovane innamorata di uno dei figli di Noè. In precedenza questa parte era stata accostata a Saoirse Ronan che dovrebbe ancora far parte del progetto ma non si sa con quale personaggio.

Nel cast del kolossal biblico di Aronofsky dovrebbero rientrare anche Liev Schreiber e Julianne Moore, il primo per il ruolo dell'antagonista, la seconda per quello della moglie di Noè, Naameth, che fino ad oggi si pensava fosse già stato affidato a Jennifer Connelly che a questo punto, come per la Ronan, non si sa cosa farà o se ci sarà. Il nome della Moore però è molto dubbio visto che l'attrice questa estate sarà impegnata sul set del remake di Carrie - Lo Sguardo di Satana.

Intanto la Paramount ha diramato un comunicato ufficiale sul film:
NOE’ è un adattamento fedele della Biblica storia dell’Arca di Noè. In un mondo devastato dai peccati, a Noè viene affidata una missione divina: costruire un’Arca per salvare le creature viventi da un diluvio imminente. La sceneggiatura è di Aronofsky e Ari Handel,  rivisitata da John Logan, sceneggiatore nominato all’Oscar. (IL GLADIATORE, HUGO).
Scott Franklin e Aronofsky di Protozoa Pictures, insieme a Mary Parent di Disruption Entertainment sono I produttori del film. I produttori esecutivi sono Ari Handel (IL CIGNO NERO), Arnon Milchan di New Regency e Chris Brigham (INCEPTION, ARGO).
Le riprese del film inizieranno a Luglio in Islanda e a New York.
L'uscita è prevista per il 28 marzo 2014.


Frra

martedì 5 giugno 2012

Novità sul Noè di Aronofsky, ed è in arrivo anche Mosé

"Ad Hollywood si fanno film sulla Bibbia perché è una sceneggiatura già fatta", lo ha detto una volta Marilyn Monroe commentando il periodo dei film biblici, da Ben Hur a I Dieci Comandamenti e via dicendo, della vecchia Hollywood. E la tendenza sembra stia tornando.
Già annunciato il film 'Noah' di Darren Aronofsky sulla figura di Noè, trovato il protagonista pronto ad infilarsi la tunica, Russell Crowe, è cominciato subito il casting. Le prime due attrici ad essere arruolate sono state Saoirse Ronan (Amabili Resti, Hanna) e Jennifer Connelly, che ha già lavorato sia con Aronofsky per Requiem For a Dream che con Crowe in A Beautiful Mind.
E sono stati scelti gli attori che interpreteranno i due figli di Noè, sono Douglas Booth, che vedremo nel prossimo Romeo & Juliet, e Logan Lerman (Percy Jackson). Booth interpreterà Shem, il figlio minore, e Lerman il maggiore Ham.
Jennifer Connelly potrebbe essere la moglie di Noè mentre Saoirse Ronan la "fidanzata" di uno dei figli, probabilmente Logan Lerman. Ancora vacante il ruolo del cattivo.
Il film ha un budget di 150 milioni di dollari. Aronofky ha confessato che ci lavora da quando aveva 13 anni (!!!). Data d'uscita prevista per il 28 marzo 2014.

E se da una parte c'è Noè, dall'altra risponde Mosé!

Tra i tantissimi impegni del regista Ridley Scott, il film 'The Counselor', l'opzione su un sequel di Prometheus e un ipotetico seguito di Blade Runner, dobbiamo inserire adesso anche 'Moses', un film su Mosè. A dirlo è stato proprio lui:
"Ho un altro progetto in ballo. Ci sto già lavorando. Si chiama 'Moses'. Seriamente, seriamente. Lo farò. Non avrei dovuto parlarne, probabilmente. Non dovrei dire nulla. Ma è in via di sviluppo.
Quello che mi interessa di Mosè non sono gli eventi storici che tutti conoscono. Sono cose come il rapporto che aveva con Ramses II, il faraone. Onestamente non facevo attenzione durante le lezioni di storia a scuola, e successivamente ho scoperto dei dettagli sulla sua vita che definirei straordinari."
Scott però non è l'unico a guardare la figura di Mosè con interesse, anche la Fox ha in progetto un film simile solo con lo stile di 300 (!!!) e a quanto pare anche Steven Spielberg starebbe pensando ad un progetto sul profeta.


Frra