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giovedì 9 aprile 2026

Cannes 2026 - presentato il programma

Questa mattina si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del programma del Festival di Cannes 2026, arrivato all'edizione numero 79.

Non è ancora il programma completo, il direttore generale del festival Thierry Frémaux ha dichiarato che alcuni titoli saranno aggiunti nei prossimi giorni, quando saranno svelati anche i film della Semaine de la Critique e della Quinzaine des Réalisateurs, ma sicuramente salta all'occhio l'assenza di registi statunitensi, ridotta all'unica presenza, in Concorso, del film The Man I Love di Ira Sachs. Fremaux ha spiegato così la scelta: "Gli Stati Uniti saranno presenti al Festival, gli studios meno. E quando gli studios sono meno presenti a Cannes, lo sono meno in assoluto". Una risposta un po' piccata che sa sia di critica verso i grandi studi americani, in un periodo di importanti cambiamenti (non sempre positivi) per l'industria cinematografica oltreoceano, che di critica politica agli Stati Uniti, ma anche un po' di rosicata per alcuni "no" ricevuti, sembra che il festival avesse contattato Spielberg e Nolan ma entrambi non hanno ritenuto i propri film pronti per la croisette.

Guardando in casa nostra invece, la desolazione dell'assenza di film italiani. Il programma è pieno di Cinema Europeo ma non italiano. Era dal 2017 che l'Italia non era totalmente assente dal programma di Cannes.

Il festival si svolgerà dal 12 al 23 maggio. Ecco l'elenco dei film annunciati.

CONCORSO
Minotaur di Andrey Zvyagintsev
El ser querido di Rodrigo Sorogoyen
The Man I Love di Ira Sachs
Fatherland di Pawel Pawlikowski
Moulin di Laszlo Nemes
Histoire de la nuit di Léa Mysius
Fjord di Cristian Mungiu
Notre salut di Emmanuel Marre
Gentle Monster di Marie Kreutzer
Nagi Notes di Koji Fukada
Hope di Na Hong-jin
Sheep in the Box di Hirokazu Kore-eda
Garance di Jeanne Herry
The Unknown di Arthur Harrari
All of a Sudden di Ryusuke Hamaguchi
The Dreamed Adventure di Valeska Grisebach
Coward di Lukas Dhont
The Black Ball Javier Ambrossi e Javier Calvo
A Woman’s Life di Charline Bourgeois-Taquet
Parallel Tales di Asghar Farhadi
Amarga Navidad di Pedro Almodovar

FUORI CONCORSO
La Vénus électrique di Pierre Salvadori (film d'apertura)
Her Private Hell di Nicolas Widing Refn
Diamond di Andy Garcia
Karma di Guillaume Canet
Objet du deli di Agnes Jaoui
De Gaulle: L’Age de Fer di Antonin Baudry

UN CERTAIN REGARD
La más dulce di Laïla Marrakchi
Club Kid di Jordan Firstman
Teenage Sex and Death at Camp Miasma di Jane Schoenbrun
Everytime di Sandra Wollner
I’ll Be Gone in June di Katharina Rivilis
Yesterday The Eye Didn’t Sleep di Rakan Mayasi
The Meltdown di Manuela Martelli

CANNES PREMIERE
Propeller One-Way Night Coach di John Travolta
Kokurojo: The Samurai and the Prisoner di Kiyoshi Kurosawa

SPECIAL SCREENINGS
John Lennon: The Last Interview di Steven Soderbergh
Avedon di Ron Howard
Les Survivants du Che di Christophe Réveille
Les Matins Merveilleux di Avril Besson

MIDNIGHT SCREENINGS
Full Phil di Quentin Dupieux
Roma Elastica di Betrand Mandico
Colony di Yeon Sang-ho
Jim Queen di Nicolas Athane e Marco Nguyen
Sanguine di Marion Le Coroller

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sabato 7 settembre 2024

Venezia81 - Pedro Almodovar vince il Leone d'Oro!

Si è conclusa poco fa la cerimonia di premiazione dell'81a Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia.

Era il grande favorito, da giorni era il titolo più quotato, e così è stato, La Stanza Accanto di Pedro Almodovar ha vinto il Leone d'Oro come miglior film. Una grande soddisfazione per il regista spagnolo, un premio a Venezia mancava nel suo straordinario palmares.

Le Coppe Volpi per gli attori sono andate a Nicole Kidman (Babygirl), che purtroppo non ha potuto ritirare il premio perché, appena tornata a Venezia, ha ricevuto la notizia della morte della madre ed è tornata subito a casa, e a Vincent Lindon (Jouer Avec Le Feu - The Quiet Son).

Vermiglio di Maura Delpero ha vinto il Gran Premio della Giuria.

Ecco tutti i vincitori.


CONCORSO
- Leone d’Oro per il miglior film - La stanza accanto di Pedro Almodóvar
- Leone d’argento migliore regia - Brady Corbet per The Brutalist
- Leone d’argento gran premio della giuria - Vermiglio di Maura Delpero
- Coppa Volpi per la migliore attrice - Nicole Kidman per Babygirl
- Coppa Volpi per il migliore attore - Vincent Lindon per Jouer Avec Le Feu - The Quiet Son
- Migliore Sceneggiatura - Murilo Hauser, Heitor Lorega per Ainda Estou Aqui (I'm Still Here)
- Premio speciale della giuria Venezia 80 - April di Dea Kulumbegashvili
- Premio Marcello Mastroianni per la migliore interpretazione emergente - Paul Kircher per Leurs enfants après eux

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ORIZZONTI
- Miglior corto - Who Loves the Sun - Arshia Shakiba
- Miglior sceneggiatura - Scandar Copti - Happy Holidays
- Miglior attore - Francesco Gheghi - Familia
- Migliore attrice - Kathleen Chalfant - Familiar Touch
- Premio speciale della giuria - One Of Those Days When Hemme Dies - Murat Firatoglu
- Miglior regia - Sarah Friedland - Familiar Touch
- Miglior film - The New Year That Never Came - Bogdan Muresanu

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Leone del Futuro Premio Venezia Opera Prima Luigi De Laurentiis - Familiar Touch di Sarah Friedland

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Venezia Immersive
Premio per la realizzazione - Impulse: Playing With Reality di Barry Gene Murphy, May Abdalla

Premio Speciale della Giuria Venice Immersive: Oto's Planet di Gwenael François

Gran Premio Venice Immersive - Ito Meikyū di Boris Labbé

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Venezia Classici
Miglior restauro: Ecce Bombo, di Nanni Moretti (con Steve Della Casa della Cineteca Nazionale)

Miglior documentario sul cinema: Chain Reactions di Alexandre O. Philippe

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Leone d'Oro alla Carriera
Sigourney Weaver
Peter Weir

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Premio degli spettatori Armani Beuty Orizzonti Extra
Shahed (The Witness) - Nader Saeivar

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venerdì 4 settembre 2020

Venezia 77 _ ieri Almodovar, oggi il primo film italiano in Concorso, Padrenostro

Ieri il maestro Pedro Almodovar ha fatto un salto al Festival di Venezia per presentare, insieme a Tilda Swinton, il corto La Voz Humana, riadattamento de La Voce Umana, opera di Jean Cocteau portata al cinema da Rossellini nel 1948, con una straordinaria Anna Magnani protagonista.

In passato il regista spagnolo si era già fatto ispirare dal testo di Cocteau e con questo corto sembra quasi volergli dire addio. "Jean Cocteau m’ispirò già ne La Legge del Desiderio (1987) in una scena con Carmen Maura, e poi in Donne sull’Orlo di una Crisi di Nervi (1988), si trattava di riprendere un po' questi concetti", ha dichiarato il regista, "È l'attesa di una telefonata delirante, qualcosa di molto interessante: una donna sola, un cane abbandonato. L'abbandono mi è sempre interessato. Penso questa, con The human voice, sarà l'ultima volta con Cocteau. [...] Per girare il film è stato inevitabile appropriarsi del testo. Ero cosciente lo avesse fatto Rossellini con la Magnani. Io volevo fare qualcosa di quasi opposto, altrimenti non riconoscevo come contemporanea la donna che attende di parlare con il proprio amante. È stata una libertà questo film, volevamo essere teatrali ma anche cinematografici. Era un esperimento che volevo fare, e ho fatto scomparire la maggior parte di Cocteau. Non ho riscritto un classico ma l'ho digerito e fatto mio".

Il corto segna il suo primo lavoro in lingua inglese (il prossimo passo sarà un lungometraggio) e per farlo si è affidato a un'attrice poliedrica come Tilda Swinton, con cui Almodovar si è trovato benissimo: "Mi piacerebbe che questo idillio con Tilda andasse avanti, ci lavorerò su: quando scopri la chimica con un attore è unica, perché ti dà la capacità di andare lontano e moltiplicare il tuo talento. [...] Si tratta di un monologo in cui la parola è tutto: l'ho scritto in spagnolo, ed è stato tradotto. Le ho detto di essere libera di cambiare espressioni se più adeguate: all'inizio è stato un po' difficile lavorare in un'altra lingua, ma sentirla parlare nella sua lingua era fantastico, per i toni e la musicalità".
Da parte sua, Tilda Swinton non vedeva l'ora di lavorare con Almodovar, tanto da chiedere un aiuto... molto in alto. "Il mio rapporto con il cinema di Almodóvar è iniziato con Donne sull’orlo di una crisi di nervi. È stato il momento in cui mi sono innamorata del suo cinema", ha dichiarato l'attrice, "Ho un amico, in Scozia, un monaco benedettino, 12 anni fa gli chiesi di pregare per me perché potessi lavorare con Pedro. Non parlo spagnolo ma il cinema crea complicità e questo è un sogno che si realizza".

Parole al miele tra i due, possiamo aspettarci altre collaborazioni in futuro.
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Oggi è il giorno del primo film italiano in Concorso, Padrenostro di Claudio Noce, con Pierfrancesco Favino.

Il film prende spunto dalla vita del padre del regista, il vicequestore Alfonso Noce, che nel 1977 venne ferito in un attentato terroristico da parte dei Nap, e Claudio Noce, che all'epoca aveva 11 anni, insieme alla madre, fu testimone oculare dell'attentato.
Il protagonista del film è proprio un bambino, dal carattere solitario e con una grande passione per il disegno, che da quando il padre (Favino) è rimasto ferito, vive con un profondo senso d'angoscia. Un giorno incontra un ragazzino un po' più grande di lui che lo coinvolgerà in avventure rocambolesche, un ragazzino che però nasconde un segreto.

Padrenostro non racconta direttamente gli Anni di Piombo, come ha voluto precisare Pierfrancesco Favino durante la conferenza stampa, ma il rapporto padre-figlio: "Nella storia di Claudio ho visto anche me e mio padre, la mia infanzia, gli odori, i sapori, i silenzi, le stanze della mia casa. Eravamo quei bambini che quando andavano a letto non esistevano più, si dava per scontato che non sapessero, che non capissero, ma noi sbirciavamo di nascosto gli adulti. Il rapporto tra padre e figlio è un mistero che ci riguarda tutti [...] Piuttosto volevamo raccontare l’infanzia. Il messaggio politico semmai sta in questo: noi cinquantenni, non avendo partecipato a grandi eventi storici, siamo stati messi in un angolo. Non ci sentiamo antagonisti, anzi siamo la prima generazione laica, capace di produrre un cinema e una letteratura che non hanno bisogno di schierarsi da una parte o dall'altra in modo categorico, piuttosto ci affidiamo alla creatività dell’infanzia, a quel bisogno di tenerezza e di inclusione. Siamo educati e silenziosi, ma ora basta dover chiedere il permesso. Non è colpa nostra se siamo nati dopo".

Padrenostro sarà nelle sale dal 24 settembre.
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Presentato Fuori Concorso il film The Duke, con Jim Broadbent e Helen Mirren protagonisti.

Commedia inglese che racconta la storia di di Kempton Bunton, il sessantenne che rubò il ritratto del Duca di Wellington di Francisco Goya dalla National Gallery di Londra.

"A suo tempo scatenò il Paese, oggi non la conosce nessuno, ma è una storia straordinaria, l’unica volta che è stata rubata un’opera dalla National Gallery. Una storia eccentrica, molto inglese", ha dichiarato il regista Roger Michell.

Per Jim Broadbent il suo personaggio è "un protagonista inusuale per un film. Era pronto a fare qualsiasi cosa e si assume il rischio di compiere un atto illegale imperdonabile. Un personaggio complesso e disgraziato, ma anche divertente, una specie di Robin Hood: d’altronde Robin Hood non ha mai rubato carta igienica".

martedì 30 giugno 2020

Nuovo film di Pedro Almodovar con Penelope Cruz?

Dopo il grande successo di Dolor y Gloria, Pedro Almodovar è pronto per il suo prossimo film, non il suo primo progetto in lingua inglese, ma una pellicola spagnola in cui potrebbe tornare a dirigere la sua "musa" Penelope Cruz.

Pochi rapporti nel mondo del Cinema sono solidi come quello tra il regista spagnolo e l'attrice, i due potrebbero tornare a collaborare per la settima volta per il film Madres Paralelas.

Come raccontato a Variety da Agustin Almodovar, produttore e fratello del regista, il buon Pedro ha sfruttato la quarantena per mettersi al lavoro su una storia che voleva portare al cinema da molto tempo, una storia per raccontare la maternità. Madres Paralelas racconta di due madri che mettono al mondo i propri figli nello stesso giorno, con il film che seguirà le vite parallele delle due donne nei primi due anni di vita dei loro figli.

Al momento la presenza di Penelope Cruz non è stata confermata, ma l'attrice ha letto la sceneggiatura e, stando a quanto riportato, ne è entusiasta. A meno di impegni precedenti, difficile immaginare che rifiuterà il ruolo da protagonista, cioè una delle due madri.

Le riprese del film sono previste per febbraio 2021, per una uscita nelle sale a fine anno. Dopo questo film in Spagna, Pedro Almodovar dovrebbe mettersi al lavoro sul suo primo film in lingua inglese, A Manual for Cleaning Women, adattamento dei racconti della scrittrice americana Lucia Berlin (in Italia "La donna che scriveva racconti").

venerdì 14 giugno 2019

Venezia 76 - a Pedro Almodovar il Leone d'Oro

Con un comunicato diffuso della Biennale è stato reso noto che il grande regista spagnolo Pedro Almodovar riceverà il Leone d'Oro alla carriera durante la 76ma edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.

"Sono molto emozionato e onorato per il regalo di questo Leone d’oro", ha dichiarato il regista, "Ho bellissimi ricordi della Mostra di Venezia. Il mio debutto internazionale ha avuto luogo lì nel 1983 con L’indiscreto fascino del peccato. Era la prima volta che uno dei miei film viaggiava fuori dalla Spagna. E’ stato il mio battesimo internazionale ed è stata una meravigliosa esperienza, come lo è stata il mio ritorno con Donne sull’orlo di una crisi di nervi nel 1988. Questo Leone diventerà la mia mascotte, insieme ai due gatti con cui vivo. Grazie dal profondo del cuore per questo premio".

Questa invece la dichiarazione di Alberto Barbera, direttore della Mostra: "Almodóvar non è solo il più grande e influente regista spagnolo dopo Buñuel, ma l’autore che è stato capace di offrire della Spagna post-franchista il ritratto più articolato, controverso e provocatorio. I temi della trasgressione, del desiderio e dell’identità sono il terreno d’elezione dei suoi lavori, intrisi di corrosivo umorismo e ammantati di uno splendore visivo che conferisce inediti bagliori all’estetica camp e della pop-art a cui si rifà esplicitamente. Il mal d’amore, lo struggimento dell’abbandono, l’incoerenza del desiderio e le lacerazioni della depressione, confluiscono in film a cavallo fra il melodramma e la sua parodia, attingendo a vertici di autenticità emotiva che ne riscattano gli eventuali eccessi formali. Senza dimenticare che Almodóvar eccelle soprattutto nel dipingere ritratti femminili incredibilmente originali, in virtù della rara empatia che gli consente di rappresentarne la forza, la ricchezza emotiva e le inevitabili debolezze con un’autenticità rara e toccante".

Un riconoscimento assolutamente meritato.

Il Festival di Venezia 2019 si terrà dal 28 agosto al 7 settembre.

lunedì 3 giugno 2019

Box-office Italia: Aladdin resta in testa

Resta stabile al primo posto del box office italiano la versione live action di Aladdin (qui la nostra recensione)

Il nuovo film della Disney raccoglie altri 2.8 milioni di euro e sale a un totale di 11.2 milioni di euro. In sole due settimane il film è già il secondo migliore incasso dell'anno (dietro ad Avengers: Endgame, inarrivabile con i suoi 29.6 milioni).

Debutto al secondo posto per Godzilla: King of the Monsters, che incassa un milione di euro, mentre scende al terzo posto il film italiano Il Traditore, il cui incasso totale sale a 2.8 milioni di euro.

Esordio sotto le aspettative per Rocketman, che si piazza al quarto posto con 706mila raccolti in cinque giorni (qui la nostra recensione). A chiudere la cinquina l'ultimo film di Pedro Almodovar, Dolor Y Gloria, che fino ad oggi ha raccolto 2.6 milioni di euro (qui la nostra recensione).

mercoledì 29 maggio 2019

Dolor y Gloria - la recensione

Torna dopo tre anni Pedro Almodovar e lo fa con un film che più autobiografico non si può, una vera e propria confessione su pellicola, una messa a nudo di se stessi a 360 gradi, dai malanni dolorosi del corpo a quelli forse ancora più dolorosi dell'anima. 
E non è un caso, infatti, che una confessione di questo tipo arrivi con la musa Penelope Cruz e l'amico Antonio Banderas, nel festival che lo ha lanciato e che è sempre stato il suo festival, ovvero Cannes.


Salvador, palese alter ego del regista, è un uomo tormentato da dolori fisici e che si ritrova sulla soglia della vecchiaia a rivalutare la sua vita, partendo dall'infanzia, al suo rapporto con la madre e con il cinema, e la sua sessualità. Non vediamo mai la "gloria" del titolo, sappiamo e conosciamo l'apice del successo, ne vediamo solo il prima e il dopo, intrecciati in una serie di rimandi, ricordi e suggestioni meta narrative che creano un'atmosfera intima da cui è difficile non farsi avvolgere.
Antonio Banderas, rinato anche lui alla gloria, vincitore del premio come migliore attore a Cannes e in profumo di nomination all'Oscar, è l'anima e il corpo del suo regista, e riesce a essere incredibilmente intenso anche con pochi sguardi, a partire dalla scena iniziale in cui lo vediamo galleggiare, senza peso, in una piscina.



Molto si è detto circa il fatto che per apprezzare davvero questo film, la conoscenza dell'opera dell'autore spagnolo sia necessaria, ma sarebbe una cosa sbagliata ridurre Dolor y Gloria a un puro gioco di citazioni dei precedenti film, o a una semplice autobiografia. Se è vero che la conoscenza pregressa del cinema di Almodovar permette di poter godere di molti rimandi visivi e di riconoscere nella centralità del corpo uno dei temi a lui più cari (la sensualità in primis, ma qui il corpo a tutto tondo, inteso per se stesso), non si può non trovare il film bellissimo in ogni caso, perché oltre l'aspetto più intimo e personale, si gode di una storia che parla a ognuno di noi in modi diversi ma con uguale efficacia, grazie alle immagini e alle parole e al di là della produzione precedente del regista.


Un film potente, intimo e commovente che mette a nudo il suo autore grazie a uno straordinario Antonio Banderas, volto e soprattutto corpo del suo alter ego su schermo. Chi ama Pedro Almodovar non potrà non considerare questo come probabilmente il suo film più bello, chi vi si approccia per la prima volta non vedrà l'ora di recuperarne la filmografia, in ogni caso non si può rimanere indifferenti.

sabato 18 maggio 2019

Cannes 2019 - giorno 4

Dopo il red carpet di ieri sera, è il giorno di Pedro Almodovar e del suo ultimo film, Dolor y Gloria. In Concorso.

Il grande regista spagnolo realizza uno dei suoi film più intimi e personali, anche uno dei meno eccentrici della sua carriera, e per farlo ha chiamato due dei suoi attori preferiti: Penelope Cruz, alla sua sesta collaborazione col regista, e un bravissimo Antonio Banderas, per l'ottava volta diretto da Almodovar.

Al centro della storia c'è un regista alle prese con una crisi creativa (Banderas) e con dolori fisici, reali, che si trova a riflettere sulla propria vita e il proprio passato e l'infanzia.

La proiezione di ieri sera si è conclusa con scroscianti applausi e una lunga standing ovation che ha commosso Pedro Almodovar, tanti applausi anche oggi, all'ingresso del regista e del cast nella sala per la conferenza stampa. Una gioia che nemmeno la pioggia su Cannes ha potuto offuscare. "Non dimenticherò mai la serata di ieri. E oggi sono molto contento, nonostante la pioggia. Questa pioggia è la più gradita della mia vita", ha dichiarato in apertura il regista.

Un film molto personale e in parte autobiografico, anche se tra Almodovar e il personaggio di Antonio Banderas ci sono delle differenze che il regista ha voluto sottolineare. "La gloria di Salvador, nel film, è nel successo che ha avuto, nel magnifico appartamento in cui abita, circondato da opere d'arte", ha spiegato Almodovar, "Per me invece la gloria è la possibilità di fare film, di raccontare storie e raccontarle nella miglior maniera possibile, nella mia maniera, che può anche essere piccola, insignificante, ma è la mia, e credo sia importante correre il rischio di ascoltare la propria voce interiore. Sento di aver raggiunto il successo ogni volta che riesco a fare esattamente il film che volevo, anche sbagliando, perché comunque si tratta di miei errori. Voglio essere il solo e unico padrone della mia carriera. Il successo e la gloria ovviamente sono pericolosi: se li ottieni, devi stare attento a non perderti, a restare con i piedi per terra".
"Ci sono molte cose inventate in Dolor y Gloria", ha continuato il regista, "Di solito, quando comincio a scrivere, le prime righe sono legate alle mie esperienze personali, ma poi la finzione prende piede, e quando succede, sento che non la devo più abbandonare". Ad esempio la scena in cui Salvador si rende conto di essere omosessuale guardando un operaio nudo mentre si lava, non è autobiografica ma possibile. "Sono contento di quella scena, è molto sottile", ha detto il regista, "Non mi sono innamorato di nessun operaio quand'ero piccolo, quindi non dovete prendere il film alla lettera. Però, tutto ciò che accade al personaggio, sarebbe potuto succedere a me".

Altro personaggio centrale nel film è quello della madre di Salvador, interpretata da Penelope Cruz, e anche in questo caso, non è proprio la rappresentazione della madre di Almodovar, ma quasi. "C'è il mio modo di sentire nel rammentare mia madre e la mia infanzia", ha dichiarato il regista.

Il film è stato accolto molto bene, ha ricevuto critiche positive, con particolari lodi all'interpretazione di Antonio Banderas, e c'è già chi lo piazza tra i possibili premiati.

Dolor y Gloria è uscito nei cinema italiani ieri, 17 maggio.



Fuori Concorso, presentate i primi due episodi della serie Amazon Prime, Too Old to Die Young, diretta da Nicolas Winding Refn. Con Miles Teller protagonista.

La serie racconta la doppia vita di un detective (Teller) in crisi esistenziale, di giorno a difesa della legge, di notte spietato assassino. Una doppia vita che lo fa scivolare in una spirale di violenza e omicidi.

"L'idea è venuta mentre ero in auto, a Los Angeles, stavo lavorando a The Neon Demon. Era il periodo in cui Netflix si stava affermando e sembrava che tutti volessero lavorare per la tv. Io non la guardo molto, ma ero incuriosito dalle possibilità del mezzo, come esplorare un nuovo modo di comunicare", ha raccontato Refn durante la conferenza stampa, "Ho iniziato ad avere il desiderio di lavorare alle tematiche come religione e morte, e il titolo mi è venuto spontaneo, Too Old to Die Young. [...] In quel periodo ci sono state le elezioni e mi sono sentito un alieno. Ho sperimentato da vicino l’evoluzione dell’America e così è nata l’idea di uno show dove le donne, i teenager fossero la speranza... e gli uomini la distruggessero".
Il regista però non vede il suo lavoro come una serie tv: "Non è una serie televisiva, è un film di tredici ore. All'interno, volevo che tutto dipendesse da due fattori: l'immagine e il silenzio. La prima è fondamentale per me, è il più efficace elemento comunicativo che abbiamo. Il silenzio invece può essere un'arma usata per rivelare le paure, o può dar vita a situazioni poco piacevoli, ed era proprio questo che desideravo esplorare".

Refn infine anticipa qualcosa su uno specifico episodio della serie. "In ogni mio film c'è una scena madre", ha detto il regista, "e anche qui, nel nono episodio. Ma non vi dirò qual è, dovrete capirlo da soli".

Nel cast anche John Hawkes e Jena Malone. Su Amazon Prime dal 14 giugno.

giovedì 18 aprile 2019

Festival di Cannes 2019 - il programma ufficiale

Si è svolta questa mattina la conferenza stampa di presentazione del programma ufficiale del Festival di Cannes 2019, giunto alla sua 72a edizione.

Nomi di un certo livello in Concorso, dove troviamo Pedro Almodovar, Xavier Dolan (che torna al festival dopo un periodo di "polemica"), Ken Loach, i fratelli Dardenne, e anche Terence Malick.
C'è anche l'Italia, con il nuovo film di Marco Bellocchio Il Traditore, con Pierfrancesco Favino protagonista nei panni del pentito di mafia Tommaso Buscetta.

Fuori Concorso spicca il biopic su Elton John, Rocketman, con il cantante che sarà a Cannes per la premiere. A spiccare ancora di più però è anche l'assenza di Quentin Tarantino con il suo Once Upon a Time in Hollywood. Il direttore Thierry Fremaux ha dichiarato di aver visto "una parte" del film, che è ancora in fase di montaggio, quindi non è ancora pronto per il festival, ma ha comunque lasciato  aperta la porta: "noi continuiamo a sperarci, anche se sarà difficile. Tarantino ha scelto di girare il film in 36mm. e occorre molto lavoro. Quello che abbiamo visto è molto bello, speriamo di avere buone notizie". E, guarda caso, il film di chiusura non è stato annunciato, segno che il direttore ci spera davvero.


Ad aprire il festival invece sarà, come annunciato qualche giorno fa, The Dead Don't Die, nuovo film di Jim Jarmusch. La Palma d'Oro alla carriera sarà consegnata a Alain Delon.

Il festival si svolgerà tra il 14 e il 25 maggio. Presidente di giuria sarà Alejandro Gonzalez Iñárritu.  Ecco l'elenco dei film annunciati.

Concorso:
The Dead Don't Die, di Jim Jarmusch (film d'apertura)
Dolor y Gloria, di Pedro Almodovar
Il traditore, di Marco Bellocchio
The Wild Goose Lake (Nan fang che zhan de ju hui), di Diao Yinan
Parasite, di Bong Joon Ho
Le Jeune Ahmed, di Jean-Pierre Dardenne & Luc Dardenne
Roubaix, une lumière, di Arnaud Desplechin
Atlantique, di Mati Diop
Matthias and Maxime, di Xavier Dolan
Little Joe, di Jessica Hausner
Sorry We Missed You, di Ken Loach
Les Misérables, di Ladj Ly
A Hidden Life, di Terrence Malick
Bacurau, di Kleber Mendonça Filho & Juliano Dornelles
The Whistlers (La Gomera), di Corneliu Porumboiu
Frankie, di Ira Sachs
Portrait de la jeune fille en feu, di Céline Sciamma
It Must Be Heaven, di Elia Suleiman
Sibyl, di Justine Triet

Fuori concorso:
Les plus belles années d'une vie (The Best Years of a Life), di Claude Lelouch
Rocketman, di Dexter Fletcher
Too Old To Die Young - North of Hollywood, West of Hell (episodi 4 e 5), di Nicolas Winding Refn
Diego Maradona, di Asif Kapadia
La Belle Époque, di Nicolas Bedos

Proiezioni di mezzanotte:
The Gangster, the Cop, the Devil, di Lee Won-Tae

Proiezioni speciali:
Share, di Pippa Bianco
For Sama, di Waad Al Kateab & Edward Watts
Family Romance, Llc., di Werner Herzog
Tommaso, di Abel Ferrara
Être vivant et le savoir, di Alain Cavalier
Que sea lei, di Juan Solanas

Un Certain Regard:
Invisible Life, di Karim Aïnouz
Evge, di Nariman Aliev
Dylda (Beanpole), di Kantemir Balagov
Les hirondelles de Kaboul (The Swallows of Kabul), di Zabou Breitman & Eléa Gobé Mévellec
La Femme de mon frère (A Brother’s Love), di Monia Chokri
The Climb, di Michael Covino
Jeanne, di Bruno Dumont
O que arde (Viendra le feu / A sun that never sets), di Olivier Laxe
Chambre 212, di Christophe Honoré
Port Authority, di Danielle Lessovitz
Papicha, di Mounia Meddour
Adam, di Maryam Touzani
Zhuo ren mi mi, di Midi Z
Liberté, di Albert Serra
Bull, di Annie Silverstein
Summer of Changsha, di Zu Feng

mercoledì 17 maggio 2017

Festival di Cannes 2017 - giorno 1

Apre i battenti la 70a edizione del Festival di Cannes, come sempre con la presentazione della giuria e con il film d'apertura, che quest'anno è il francese Les Fantomes d’Ismael.

Diretto da Arnaud Desplechin, il film d'apertura del festival vede protagonisti un trio davvero d'eccezione: Charlotte Gainsbourg, Mathieu Amalric, e Marion Cotillard. Il film racconta un triangolo amoroso tra lui, lei, e il fantasma dell'ex.

Il protagonista, Ismael (Amalric), è un regista al lavoro sul suo prossimo film ispirato alla vita del fratello Ivan, impegnato nella scrittura  ha deciso di ritirarsi nella sua casa al mare con la compagna (Gainsbourg). All'improvviso Ismael vede la propria vita andare totalmente fuori controllo quando si presenta a casa la sua ex moglie Carlotta (Cotillard), scomparsa da più di venti anni e creduta morta.

Freddina l'accoglienza riservata al film dalla sala stampa, anche se le prime recensioni sono in generale abbastanza positive.
Un inizio forse poco glamour, molto francese e più autoriale, ma che sicuramente ha fatto felice il regista, molto più rilassato a portare il proprio film Fuori Concorso. "Quando ho saputo che il nostro film avrebbe aperto Cannes ho provato una grande emozione", ha detto Desplechin durante la conferenza stampa, "inaugurare il festival è un onore e non essere in Concorso mi mette in una posizione più protetta. Mi sento meno sotto pressione che se fossi stato in Concorso dove la stampa, soprattutto francese, qualche volta ci dà giù duro".

Amore e mistero ne Les Fantomes d’Ismael, e gli eventi che all'improvviso ti sconvolgono la vita. "Tutto il film si può riassumente in una battuta detta da Charlotte quando dice "la vita mi è capitata". La vita è questo", ha dichiarato il regista, "succede, si presenta inaspettata ai suoi protagonisti. L’amore arriva all'improvviso e poi ricapita ancora e ancora".
Al centro del film anche lo scontro tra due donne, la compagna e la misteriosa ex, interpretate da due attrici molto diverse ma entrambe bravissime come Charlotte Gainsbourg e Marion Cotillard, che non si sono risparmiate nei complimenti l'una verso l'altra. "Ci siamo incontrate per la prima volta la sera prima delle riprese, in un ristorante", ha raccontato Charlotte Gainsbourg, "in qualche modo il rapporto tra le due donne del film ci ha contagiato, era tale il desiderio di lavorare insieme che poi sul set è stato tutto naturale". "Charlotte è una delle persone che mi hanno fatto venire voglia di fare questo mestiere", ha ribattuto Marion Cotillard, "credo che tutte le attrici della mia generazione siano state influenzate da lei". Poi sul suo personaggio la Cotillard ha dichiarato: "Carlotta incarna il mistero ma lei non si vede misteriosa. In realtà lei risponde direttamente ad ogni domanda che le si pone, spiega quello che le è successo anche interiormente in tutto questo tempo. Parlando di sé potrebbe in qualche modo distruggere il mistero, ma questo non avviene".
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Conferenza stampa di presentazione anche per la giuria, che quest'anno vede un grande presidente come Pedro Almodovar. La giuria è formata da quattro donne e quattro uomini: Jessica Chastain, Gabriel Yared, Park Chan Wook, Maren Ade, Fang Bingbing, Agnès Jaoui, Paolo Sorrentino, e Will Smith.

Una giuria varia che durante la conferenza stampa ha mostrato già le sue diverse anime quando è stato affrontato il tema Netflix, che quest'anno ha due film in Concorso: The Meyerowitz Stories di Noah Baumbach e Okja di Bong Joon-Ho. Il festival infatti ha deciso che dalla prossima edizione non saranno scelti film che non verranno poi distribuiti nelle sale francesi, questo significa che dal prossimo anno Netflix non avrà più la possibilità di presentare i film a Cannes.

Si è aperto un dibattuto nella giuria che ha visto un Pedro Almodovar vs Will Smith.
"Sarebbe un paradosso una Palma d'oro ad un film non destinato alla sala", ha dichiarato il pluripremiato regista spagnolo, "Le piattaforme digitali in sé sono principio giusto e positivo ma questo non dovrebbe sostituire la sala cinematografica e non dovrebbe alterare le abitudini degli spettatori. Per me la soluzione è semplice: le nuove piattaforme devono accettare le regole del gioco, è l’unica strada per sopravvivere. Credo fermamente che almeno la prima volta che qualcuno vede un film sia necessario che lo schermo sul quale lo vede non sia più piccolo della propria sedia. Sono convinto che noi spettatori dobbiamo essere più piccoli per entrare nell'immagine e nella storia".
Di tutt'altra veduta Will Smith: "Io ho tre figli di 24, 18 e 16 anni. Vanno al cinema due volte la settimana e scaricano i film da Netflix. Non so cosa accade nelle altre case ma nella mia l'arrivo di Netflix non ha avuto nessun effetto. Sono due tipi di fruizione diverse, quando vogliono sentirsi umili di fronte a certe immagini vanno al cinema, altre volte le vedono sul piccolo schermo. Netiflix, a casa mia non ha fatto altro che ingrandire l'offerta, ha permesso loro di vedere film che altrimenti non avrebbero mai visto, e metterli in contatto con questo mondo underground di storie a 8000 chilometri da loro".
Gli altri giurati non si sono particolarmente sbilanciati sulla questione che comunque resta aperta, come ha dichiarato l'attrice/regista francese Agnes Jaoui: "Il mondo va avanti e non si può fare nulla contro la tecnologia. Certo abbiamo dei diritti ma anche dei doveri, dobbiamo rivedere la cronologia con cui i film vanno in sala e poi in televisione. Va trovata una soluzione".

A parte questo piccolo momento "polemico" (ma meno di quanto possa sembrare), grande felicità da parte di tutti i giurati, con un Will Smith come sempre molto allegro e sorridente, felicissimo di essere un giurato a Cannes: "Sono cresciuto a West Philadelphia, porterò il mio occhio da afroamericano, guardando 2-3 film al giorno. Una parte del motivo per cui siamo qui consiste nel portare la nostra prospettiva personale. Si tratta anche del motivo per cui si mettono insieme tante persone così diverse, per creare delle collisioni artistiche".
Felice anche Jessica Chastain, che è stata spesso al festival da attrice o ospite, e quest'anno è per la prima volta giurata, pronta ad immergersi tra i film. "Amo il fashion, ma i film li adoro anche di più. E qui mi soffermerò molto di più sul secondo aspetto", ha detto l'attrice.
Mente aperta per il regista coreano Park Chan-Wook, che ha dichiarato di essere al festival "senza idee preconcette, non penso a chi è il regista o a quali film ha fatto prima. Mi piacerebbe molto provare l’esperienza di un’illuminazione che ti colpisce". Paolo Sorrentino invece è alla ricerca di qualcosa di nuovo, o almeno così spera: "di trovare il cinema del futuro, perché in quel caso si tratterebbe di una scoperta incredibile e incommensurabile".

giovedì 13 aprile 2017

Cannes 70 - presentato il programma del Festival di Cannes 2017

Questa mattina Pierre Lescure, Presidente del festival, e Thierry Frémaux, Delegato Generale del festival, hanno presentato alla stampa il programma ufficiale del 70° Festival di Cannes.

Un programma molto denso che presenta film di vario genere e annuncia la presenza di un bel numero di star sul tappeto rosso.

Non ci sono film italiani in Concorso, ma l'Italia sarà presente nella sezione Un Certain Regard con il nuovo film di Sergio Castellitto, Fortunata, e nella stessa sezione con il film italo-francese Après la Guerre di Annarita Zambrano.

Evento con David Lynch che presenterà due episodi della nuova attesissima stagione di Twin Peaks. Tanta Nicole Kidman quest'anno al festival, l'attrice è presente in ben tre film, uno su tutti, il nuovo lavoro di Sofia Coppola, The Beguiled (in Italia L'Inganno), che sarà presentato in Concorso.
In Concorso c'è anche Netflix con Okja, nuovo film del regista coreano Bong Joon-ho.
Ci sarà anche Kristen Stewart in una inedita veste di regista per presentare il suo corto Come Swim.

Il film d'apertura sarà Les Fantomes D’Ismael di Arnaud Desplechin, che vede come protagoniste Marion Cotillard e Charlotte Gainsbourg.

Presidente di giuria sarà Pedro Almodovar. Madrina del festival Monica Bellucci. Il festival si svolgerà dal 17 al 28 maggio.

Ecco il programma completo.

Concorso

Loveless di Andrei Zvyagintsev
Good Time di Benny and Josh Safdie
You Were Never Really Here di Lynne Ramsay
L'Amant Double di Francois Ozon
Jupiter's Moon di Kornel Mondruczo
A Gentle Creature di Sergei Loznitsa
The Killing of a Sacred Deer di Yorgos Lanthimos
Hikari (Radiance) di Naomi Kawase
The Day After di Hong Sangsoo
Le Redoutable di Michel Hazanavicius
Wonderstruck di Todd Haynes
Rodin di Jacques Doillon
Happy End di Michael Haneke
The Beguiled di Sofia Coppola
120 Battements par Minute di Robin Campillo
Okja di Bong Joon-Ho
Aus dem Nichts (In the Fade) di Fatih Akin
Les Fantomes D’Ismael di Arnaud Desplechin (film d'apertura)
The Meyerowitz Stories di Noah Baumbach

Fuori Concorso

How to Talk to Girls at Parties di John Cameron Mitchell
Visages, Villages di Agnès Varda & JR
Blade of the Immortal di MiikeTakashi

Un Certain Regard

Barbara di Mathieu Amalric
La novia del desierto di Cecilia Aran & Valeria Pivato
Closeness di Kantemir Balagov
La belle et la meute di Kaouther Ben Hania
L’atelier di Laurent Cantet
Fortunata di Sergio Castellitto
Las Hijas de Abril di Michel Franco
Western di Valeska Grisebach
Directions di Stephan Komandarev
Oit di Gyorgy Kristof
Before we vanish di Kurosawa Kiyoshi
En attendant les hirondelle di Karim Moussaoui
Dregs di Mohammad Rasoulof
Jeune Femme di Léonor Serraille
Wind River di Taylor Sheridan
Dopo la guerra di Annarita Zambrano

martedì 17 maggio 2016

Cannes 2016 - giorno 7

Giornata piena al festival, in Concorso ci sono Almodovar e Assayas, poi Captain Fantastic nella sezione Un Certain Regard, e ancora Italia alla Quinzaine.

Pedro Almodovar porta a Cannes la sua Julieta, la storia di una donna (interpretata in due momenti ed età diverse da Emma Suárez e Adriana Ugarte) che ha perso da tempo i contatti con la figlia e che decide di raccontarle tutto scrivendole delle lettere in cui ripercorre la sua vita, le sue scelte dolorose, i suoi ricordi.

Un film drammatico, o come l'ha definito qualcuno, un "almodramma", termine che è piaciuto molto al regista, anche se in questo caso il film non un classico "dramma alla Almodovar". "Con Julieta ho cercato di fare il dramma il più sobrio possibile, almeno per me", ha detto il regista, "Io mi identifico ogni volta con tutti i miei personaggi e tutti in un certo modo parlano di me in uno specifico momento della mia vita. Non ho mai scritto un’autobiografia e ho chiesto che nessuno la scriva. L’ho messo anche nel mio testamento e prego voi, che siete i giornalisti del futuro, di vigilare, dopo la mia morte, perché non facciano biopic su di me. La mia vita sta nei miei venti film".
Julieta infatti non è il classico personaggio del variegato universo femminile a cui Almodovar ci ha abituato. "E' più vulnerabile, più debole, le altre combattevano. Lei è vittima delle perdite. E' quasi uno zombie, senza direzione o speranza", ha dichiarato il regista spagnolo.
Affinché la caratterizzazione del personaggio venisse fuori esattamente come l'aveva in mente, Almodovar ha assillato le due protagoniste, riempendole di informazioni. "Quadri, film, attrici, tutto per creare il personaggio, Jeanne Moreau, Europa '51, e 'Vite che non sono la mia' di Emmanuel Carrere. Il modo di camminare di Emma [Suárez]. Il modo di camminare doveva essere espressivo. Poi ho spiegato ad Adriana [Ugarte] com'erano le donne degli anni '80. Adesso è tutto diverso. Doveva rendere l'idea della libertà", ha spiegato il regista.
L'estetica del film è come al solito curatissima e molto colorata, tratto distintivo dei film del regista. "Sono figlio del Technicolor, degli anni Settanta e dell’arte pop e questo ha condizionato il mio cinema portandomi verso le tinte estreme", ha raccontato Pedro Almodovar, che poi ha aggiunto una motivazione ancora più personale, "Ma la mia è soprattutto una reazione quando ho scoperto che mia madre era stata costretta a vestirsi a lutto da quando aveva 13 anni, tutti i giorni. Il nero è un colore bellissimo, elegante ma non quando si obbliga una bambina a portarlo. Con il mio cinema ho voluto dare una risposta radiosa a tutto il nero che mia madre ha dovuto subire".

Il film ha avuto una buona accoglienza. Nei cinema italiani dal 26 maggio.

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Sempre in Concorso, è stato presentato Personal Shopper, nuovo film di Olivier Assayas, con Kristen Stewart assoluta protagonista, presente in tutte le scene.

Ambientato a Parigi, Maureen (Stewart) è una "personal shopper" al servizio di una diva che passa tutto il tempo da un atelier di moda a un altro per raccogliere vestiti e accessori. Maureen intanto cerca di mettersi in contatto con lo spirito del fratello gemello, morto per una malformazione cardiaca che ha anche lei.

Il film ha diviso in modo netto la critica, è il primo film quest'anno a ricevere dei fischi e dei "boo" a fine proiezione, ma se da una parte è stato distrutto, dall'altra è stato esaltato e apprezzato. Il regista Olivier Assayas però non si è minimamente scomposto davanti alla reazione di una parte della critica. "Quando vieni a Cannes sei preparato a tutto!", ha risposto il regista, che poi ha aggiunto, "I film hanno una vita propria... le persone hanno delle aspettative verso un film, poi il film è un'altra cosa. Non è la prima volta che qualcuno non capisce il finale dei miei".

Personal Shopper è una ghost story, e sul tema fantasmi, Kristen Stewart si è detta "agnostica", "Credo davvero che stiamo parlando di una cosa che non si può definire... c'è la sensazione che non siamo soli", ha dichiarato durante la conferenza stampa.
Con questo film la Stewart torna a collaborare con Assayas dopo il successo di Sils Maria, con cui l'attrice ha vinto un Cesar come migliore attrice non protagonista. E la convincente performance della Stewart sembra l'unico punto su cui la maggior parte della critica, anche quelli che non hanno amato il film, concorda. "C'è una innegabile comunicazione tra di noi", ha detto l'attrice di Assayas, "lui accende una luce, la più forte che io abbia mai sentito. Cerco di andare avanti tra i progetti seguendo i miei sentimenti. Io sento che questo regista è il catalizzatore di uno dei processi più interessanti e complessi della mia carriera".
Inevitabile le domande sulle scene di nudo, ma l'attrice è andata oltre l'aspetto puramente "fisico" della domanda. "E' una storia sul trovare se stessi", ha detto la Stewart, "Al centro c'è questa ragazza travolta da una crisi di identità. Per interpretarla dovevo mettermi a nudo. Letteralmente. Dovevo affrontare questa sfida cercando la versione più nuda di me stessa. Ma tutto è molto cerebrale, Maureen prende coscienza così del suo lato animale. E' una giovane particolare, assediata dal suo lutto, dal legame con il fratello che sembra non spezzarsi mai, in una solitudine incredibile che quasi le impedisce di parlare".
Anno molto pieno per l'attrice che, oltre a questo film, ha presentato a Cannes anche il film di Woody Allen, Cafè Society, e presto la vedremo al cinema nell'ambizioso e atteso ultimo lavoro di Ang Lee, Billy Lynn's Long Halftime Walk, e lei è molto felice di tutti questi impegni. "Avere tanti film da girare è inebriante", ha detto la Stewart.

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Nella sezione Un Certain Regard è stato presentato Captain Fantastic, con Viggo Mortensen protagonista nei panni di un padre che ha deciso di crescere i suoi sei figli nelle foreste del nord-ovest degli USA, isolati dal mondo, fino a quando non dovrà tornare in quel mondo da cui è scappato, mettendo in discussione tutte le sue convinzioni.

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Infine l'Italia, ancora protagonista della Quinzaine des Réalisateurs con il film Fiore, di Claudio Giovannese, che racconta una storia d'amore giovanile ambientata in un carcere. Protagonista del film Daphne Scoccia. Nel cast anche Valerio Mastandrea.

giovedì 14 aprile 2016

Cannes 69 - presentato il programma

E' stato presentato questa mattina il programma del 69esimo Festival di Cannes.

Soliti nomi? forse, ma il festival del 2016 ha un programma decisamente interessante, che va a toccare tutti i generi, anche l'horror.

Nessun italiano in Concorso, sembrava che Bellocchio fosse certi della partecipazione, e invece non ci sarà. L'unica presenza italiana per il momento è nella sezione Un Certain Regard, con il film di Stefano Mordini, Pericle Il Nero. Aspettiamo la Quinzaine per sapere se ci saranno altri italiani, è possibile la partecipazione di Virzì.

Com'era stato annunciato dai rumor non ci sarà Martin Scorsese con la sua ultima fatica (nel vero senso della parola) Silence, che a quanto pare potrebbe essere presentato al Festival di New York.

Tanti titoli interessanti in Concorso: Sean Penn, Almodovar,  Xavier Dolan, Jarmusch, Ken Loach, i fratelli Dardenne, Park Chan-Wook, Jeff Nichols, Olivier Assayas, e Nicolas Winding Refn con il suo The Neon Demon, presentato come un "cannibal movie".

Grandi titoli anche Fuori Concorso, con Steven Spielberg che porta sulla croisette il suo The BFG (Il Gigante Gentile), poi Money Monster di Jodie Foster, e The Nice Guys, con la coppia Russell Crowe - Ryan Gosling.

Ad aprire la 69esima edizione del Festival di Cannes sarà Woody Allen con Cafè Society. Presidente di giuria George Miller, che al festival dello scorso anno presentò Mad Max: Fury Road, mattatore agli ultimi Oscar.

Il Festival si terrà dall'11 al 22 maggio.

Ecco l'elenco dei film.

CONCORSO
“Toni Erdman,” directed by Maren Ade
“Julieta,” directed by Pedro Almodovar
“Personal Shopper,” directed by Olivier Assayas
“American Honey,” directed by Andrea Arnold
“The Unknown Girl,” directed by Jean-Pierre Dardenne and Luc Dardenne
“It’s Only the End of the World,” directed by Xavier Dolan
“Slack Bay,” directed by Bruno Dumont
“Paterson,” directed by Jim Jarmusch
“Rester Vertical,” directed by Alain Guiraudie
“Aquarius,” directed by Kleber Mendonca Filho
“From the Land of the Moon,” directed by Nicole Garcia
“I, Daniel Blake,” directed by Ken Loach
“Ma’Rosa,” directed by Brillante Mendoza
“Bacalaureat,” directed by Cristian Mungiu
“Loving,” directed by Jeff Nichols
“The Handmaiden,” directed by Park Chan-Wook
“The Last Face,” directed by Sean Penn
“Sieranevada,” directed by Cristi Puiu
“Elle,” directed by Paul Verhoeven
“The Neon Demon,” directed by Nicolas Winding Refn

UN CERTAIN REGARD
“Varoonegi,” directed by Behnam Behzadi
“Apprentice,” directed by Boo Junfeng
“Voir du Pays,” directed by Delphine Coulin and Muriel Coulin
“La Danseuse,” directed by Stephanie di Giusto
“Clash,” directed by Mohamed Diab
“La Tortue Rouge,” directed by Michael Dubok de Wit
“Fuchi Bi Tatsu,” directed by Fukada Koji
“Omar Shakhsiya,” directed by Maha Haj
“Me’Ever Laharim Vehagvaot,” directed by Eran Kolirin
“After The Storm,” directed by Kore-Eda Hirokazu
“Hymyileva Mies,” directed by Juho Kuosmanen
“La Large Noche de Francisco Sanctis,” directed by Francisco Marquez and Andrea Testa
“Caini,” directed by Bogdan Mirica
“Pericle Il Nero,” directed by Stefano Mordini
“Captain Fantastic,” directed by Matt Ross
“The Transfiguration,” directed by Michael O’Shea
“Uchenik,” directed by Kirill Serebrennikov

FUORI CONCORSO
“The BFG,” directed by Steven Spielberg
“Goksung,” directed by Na Hong-Jin
“Money Monster,” directed by Jodie Foster
“The Nice Guys,” directed by Shane Black

PROIEZIONI SPECIALI
‘L’ultima Spiaggia,” directed by Thanos Anastopoulous and Davide del Degan
“A Chad Tragedy,” directed by Mahamat-Saleh Haroun
“The Death of Louis XIV,” directed by Albert Serra
“Le Cancre,” directed by Paul Vecchiali

PROIEZIONI DI MEZZANOTTE
“Gimme Danger,” directed by Jim Jarmusch
“The Train to Busan,” directed by Yeon Sang-Ho