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giovedì 9 aprile 2026

Cannes 2026 - presentato il programma

Questa mattina si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del programma del Festival di Cannes 2026, arrivato all'edizione numero 79.

Non è ancora il programma completo, il direttore generale del festival Thierry Frémaux ha dichiarato che alcuni titoli saranno aggiunti nei prossimi giorni, quando saranno svelati anche i film della Semaine de la Critique e della Quinzaine des Réalisateurs, ma sicuramente salta all'occhio l'assenza di registi statunitensi, ridotta all'unica presenza, in Concorso, del film The Man I Love di Ira Sachs. Fremaux ha spiegato così la scelta: "Gli Stati Uniti saranno presenti al Festival, gli studios meno. E quando gli studios sono meno presenti a Cannes, lo sono meno in assoluto". Una risposta un po' piccata che sa sia di critica verso i grandi studi americani, in un periodo di importanti cambiamenti (non sempre positivi) per l'industria cinematografica oltreoceano, che di critica politica agli Stati Uniti, ma anche un po' di rosicata per alcuni "no" ricevuti, sembra che il festival avesse contattato Spielberg e Nolan ma entrambi non hanno ritenuto i propri film pronti per la croisette.

Guardando in casa nostra invece, la desolazione dell'assenza di film italiani. Il programma è pieno di Cinema Europeo ma non italiano. Era dal 2017 che l'Italia non era totalmente assente dal programma di Cannes.

Il festival si svolgerà dal 12 al 23 maggio. Ecco l'elenco dei film annunciati.

CONCORSO
Minotaur di Andrey Zvyagintsev
El ser querido di Rodrigo Sorogoyen
The Man I Love di Ira Sachs
Fatherland di Pawel Pawlikowski
Moulin di Laszlo Nemes
Histoire de la nuit di Léa Mysius
Fjord di Cristian Mungiu
Notre salut di Emmanuel Marre
Gentle Monster di Marie Kreutzer
Nagi Notes di Koji Fukada
Hope di Na Hong-jin
Sheep in the Box di Hirokazu Kore-eda
Garance di Jeanne Herry
The Unknown di Arthur Harrari
All of a Sudden di Ryusuke Hamaguchi
The Dreamed Adventure di Valeska Grisebach
Coward di Lukas Dhont
The Black Ball Javier Ambrossi e Javier Calvo
A Woman’s Life di Charline Bourgeois-Taquet
Parallel Tales di Asghar Farhadi
Amarga Navidad di Pedro Almodovar

FUORI CONCORSO
La Vénus électrique di Pierre Salvadori (film d'apertura)
Her Private Hell di Nicolas Widing Refn
Diamond di Andy Garcia
Karma di Guillaume Canet
Objet du deli di Agnes Jaoui
De Gaulle: L’Age de Fer di Antonin Baudry

UN CERTAIN REGARD
La más dulce di Laïla Marrakchi
Club Kid di Jordan Firstman
Teenage Sex and Death at Camp Miasma di Jane Schoenbrun
Everytime di Sandra Wollner
I’ll Be Gone in June di Katharina Rivilis
Yesterday The Eye Didn’t Sleep di Rakan Mayasi
The Meltdown di Manuela Martelli

CANNES PREMIERE
Propeller One-Way Night Coach di John Travolta
Kokurojo: The Samurai and the Prisoner di Kiyoshi Kurosawa

SPECIAL SCREENINGS
John Lennon: The Last Interview di Steven Soderbergh
Avedon di Ron Howard
Les Survivants du Che di Christophe Réveille
Les Matins Merveilleux di Avril Besson

MIDNIGHT SCREENINGS
Full Phil di Quentin Dupieux
Roma Elastica di Betrand Mandico
Colony di Yeon Sang-ho
Jim Queen di Nicolas Athane e Marco Nguyen
Sanguine di Marion Le Coroller

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mercoledì 9 maggio 2018

Cannes 2018 - giorno 1

Ha preso il via ieri sera la 71a edizione del Festival di Cannes, ad aprirlo ufficialmente sono stati Martin Scorsese, che riceverà oggi il premio alla carriera Carrosse d'Or, e la presidente di giuria Cate Blanchett.

Il film d'apertura Everybody Knows (Todos lo Saben), del regista premio Oscar Ashgar Farhadi, presentato ieri al pubblico e anche alla stampa, in contemporanea, e quindi oggi protagonista della conferenza stampa (nuove regole del festival).

'Everybody Knows' segue le vicende di Laura, trasferitasi dalla Spagna all'Argentina, sposata con un uomo che non ama più e madre di due figli, che torna nel suo paese di nascita per il matrimonio della sorella. Tra i festeggiamenti per i matrimonio, il ritorno a casa e l'incontro con vecchi amori, come Paco, si riaffacciano anche vecchi fantasmi della vita di Laura, che la gettano nel panico e nella disperazione.

"Il film è un thriller, ma il genere è solo una scusa che mi permette di parlare di tanti temi che trovo importanti", ha dichiarato il regista Farhadi, "Come mi sarei comportato nella stessa situazione dei personaggi? Il film riflette sull'idea di proprietà, sulla lealtà e sul significato di paternità. Chi è il vero genitore: quello che ti concepisce o quello che ti cresce?".
Protagonisti del film Penelope Cruz e Javier Bardem, coppia sullo schermo e nella vita. "E' un progetto a cui abbiamo lavorato per cinque anni", ha raccontato l'attrice premio Oscar, "Asghar si è trasferito in Spagna, per viverla. Non parla spagnolo ma non è stato un problema. Asghar è umile, non solo risponde alle domande, ma le fa anche. Ascolta gli altri: è una persona che vede oltre".
Il film è il primo in una lingua straniera per il regista iraniano, ma calarsi in un'altra cultura non è stato difficile. "Al contrario di quello che si dice, gli esseri umani non sono poi così diversi", ha spiegato Farhadi, "Siamo molto simili nell'amore, rabbia, odio. È il modo di esprimere queste emozioni che cambia con la cultura. I film servono anche a questo, a mostrare quanto siamo simili come esseri umani. Personalmente è anche molto interessante mostrarlo agli iraniani che pensano che le altre persone siano molto diverse da loro".

Impossibile non parlare anche della coppia Bardem-Cruz e di come si sono trovati a lavorare (di nuovo) insieme. "Non ci portiamo i personaggi a casa, Javier e io abbiamo un modo di lavorare molto simile. E' bellissimo entrare e uscire dalla finzione. È uno degli aspetti che amo di più del mio lavoro", ha dichiarato Penelope Cruz. "Io e mia moglie sappiamo come separare realtà e fantasia", ha continuato Bardem, "altrimenti sarebbe impossibile lavorare insieme. Non è difficile, ci vuole impegno, ma la vita reale ci aiuta a calarci meglio nella finzione". E alla domanda infelice di un giornalista "Lei è l’unico uomo che riesce a lavorare con la propria moglie, come fa?", Bardem ha risposto con un secco: "È una domanda di cattivo gusto". Colpito e affondato.

Il film ha avuto una buona accoglienza dal pubblico, fredda invece quella della stampa.

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Ieri è stato anche il giorno della presentazione della giuria del Concorso, che vede come presidente l'attrice due volte premio Oscar Cate Blanchett. Giuria composta da Denis Villeneuve, Kristen Stewart, Lea Seydoux, Chang Chen, Ava DuVernay, Andrei Zvyagintsev, Khadja Nin e Robert Guédiguian.

La conferenza stampa ha toccato diversi argomenti d'attualità, la parità tra uomini e donne, il movimento #MeToo, la disparità di genere, ma a catalizzare l'attenzione di tutti, stampa, pubblico e colleghi, è stata la presidente Cate Blanchett. L'attrice ha risposto in modo diretto, preciso, e quando è servito anche in modo ironico, a tutte le domande, anche a quelle non indirizzate direttamente a lei. Come quando un giornalista ha rivolto una domanda (nemmeno particolarmente intelligente) solo ai registi e Cate Blanchett ha risposto prontamente: "Che le attrici non si azzardino a rispondere, mi raccomando!". Insomma, la giuria non poteva avere una presidente più carismatica di così.

Cate Blanchett ha affrontato con grande padronanza l'argomento più caldo, la parità di genere e il movimento #MeToo, rispedendo subito al mittente lo "stupore" per la numerosa presenza femminile in giuria (cinque donne, quattro uomini). "Mi spiace dirvelo ma non è la prima volta che ci sono così tante donne in giuria..." ha dichiarato l'attrice in modo molto schietto, "Quando mi hanno chiesto di essere Presidente ho richiesto che ci fossero uomini e donne di razze e culture diverse, e mi hanno risposto che è il loro criterio di selezione ogni anno".
Risposta pronta anche riguardo alla presenza, meno numerosa, di registe donne in Concorso: "Che non venga in mente a nessuno che le donne in concorso siano state scelte solo per il loro genere. Certo, se poi mi chiedete se vorrei più donne in concorso, vi dico di sì, ovvio, ne vorrei più di tre, e spero che in futuro succeda. Ma l’anno scorso erano due, e prima ancora non ce n’era nessuna. Questi sono cambiamenti epocali che non possono avvenire dal giorno alla notte. Il movimento #Metoo per essere assorbito avrà bisogno di tempo I cambiamenti, per essere profondi, devono essere basati su azioni specifiche, e richiedono del tempo, per poter garantire equità sessuale e razziale, nel cinema come nelle altre industrie".

Per quanto riguarda il metro di giudizio, Cate Blanchett ha dichiarato che la giuria sarà "indipendente". "Non ne abbiamo ancora visto nessuno, ma qualsiasi film potrebbe essere quello giusto", ha detto l'attrice, assolutamente padrona del suo ruolo, "Noi giudicheremo i film per il loro valore, la loro qualità intrinseca, come giuria indipendente. E' importante approvare ogni film con la mente il più aperta possibile, senza farsi condizionare dai nomi".
Stessa linea di pensiero per gli altri membri della giuria. "Non cerco il film perfetto, ci sono film imperfetti che sono comunque dei grandissimi film", ha dichiarato Kristen Stewart.
Il regista Denis Villeneuve ha definito il suo ruolo di giurato "una forma particolare di ginnastica" e che il suo scopo sarà cercare un film capace di "resistere al tempo". Un pensiero molto simile a quello della regista Ava DuVernay, per cui la Palma d'Oro dev'essere "un film che racconta di emozioni universali e condivisibili, che siano vere anche tra vent’anni".

martedì 8 ottobre 2013

Oscar 2014, miglior film straniero: una lista di 76 film.

Nella storia degli Oscar non ci sono mai stati così tanti candidati per la cinquina del miglior film straniero: 76 in tutto, cinque in più dello scorso anno, con l'ingresso di paesi "nuovi" come l'Arabia Saudita. E non manca qualche polemica.

L'Iran ha proposto il film 'Il Passato' di Asghar Farhadi, presentato all'ultimo Festival di Cannes. Polemica per cosa? Farhadi è iraniano, e ha già vinto l'Oscar come miglior film straniero nel 2011 con 'La Separazione', ma il film 'Il Passato' lo è un po' meno. Il produttore con la quota più alta è francese (nell'altra percentuale c'è anche un po' di Italia con la Bim) e anche il cast è praticamente tutto francese, a partire dai protagonisti Bérénice Bejo, che con questo film ha vinto la Palma come migliore attrice, e Tahar Rahim.

Un caso analogo era successo anche lo scorso anno con il film, poi vincitore, 'Amour' di Michael Haneke, un film praticamente francese che però è stato presentato per l'Austria, patria del regista. Quindi la polemica da chi arriva? dall'Iran, che non si sente rappresentato da un film che di iraniano non ha niente. "Diversamente da 'Una separazione', non c’è nulla di iraniano in questo film ad esclusione di un personaggio le cui origini potevano essere di qualunque tipo", ha detto una fonte dell'area conservatrice, "Sarebbe stato meglio aver selezionato un film puramente iraniano". Forse sarebbe il caso che l'Academy rivedesse qualche regola.

Ma ormai è fatta, 'Il Passato' è il candidato ufficiale per l'Iran. L'Italia invece punta forte sul film di Paolo Sorrentino 'La Grande Bellezza' che ha ricevuto ottime critiche dalla stampa estera.

Ecco la lista dei 76 film proposti, ad inizio gennaio verrà comunicata la shortlist di 9 film da i quali verrà tirata fuori la cinquina finale che concorrerà all'Oscar 2014.

Albania: Agon - Robert Budina
Arabia Saudita: La bicicletta verde - Haifaa al-Mansour
Argentina: Wakolda - L’angelo del male - Lucía Puenzo
Australia: The Rocket - Kim Mordaunt
Austria: The Wall - Julian Polsler
Azerbaigian: Steppe Man - Shamil Aliyev
Bangladesh: Television - Mostofa Sarwar Farooki
Belgio: The Broken Circle Breakdown - Felix van Groeningen
Bosnia-Erzegovina: An Episode in the Life of an Iron Picker - Danis Tanović
Brasile: Neighbouring Sounds - Kleber Mendonça Filho
Bulgaria: The Colour of the Chameleon - Emil Hristov
Cambogia: The Missing Picture - Rithy Panh
Canada: Gabrielle - Louise Archambault
Ciad: Grigris - Mahamat-Saleh Haroun
Cile: Gloria - Sebastian Lelio
Cina: Back to 1942 - Feng Xiaogang
Colombia: La Playa DC - Juan Andrés Arango
Corea del Sud: Juvenile Offender - Kang Yi-kwan
Croazia: Halima’s Path - Arsen Anton Ostojić
Danimarca: Il sospetto - Thomas Vinterberg
Ecuador: The Porcelain Horse - Javier Andrade
Egitto: Winter of Discontent - Ibrahim El- Batout
Estonia: Free Range - Veiko Õunpuu
Filippine: Transit - Hannah Espia
Finlandia: Disciple - Ulrika Bengts
Francia: Renoir - Gilles Bourdos
Georgia: In Bloom - Nana Ekvtimishvili e Simon Groß
Germania: Two Lives - Georg Maas
Giappone: The Great Passage - Yuya Ishii
Grecia: Boy Eating The Bird’s Food - Ektoras Lygizos
Hong Kong: The Grandmaster - Wong Kar-wai
India: The Good Road - Gyan Correa
Indonesia: Sang Kiai - Rako Prijanto
Inghilterra: Metro Manila - Sean Ellis
Iran: Il passato - Asghar Farhadi
Islanda: Of Horses and Men - Benedikt Erlingsson
Israele: Bethlehem - Yuval Adler
ITALIA: LA GRANDE BELLEZZA - PAOLO SORRENTINO
Kazakistan: The Old Man - Ermek Tursunov
Latvia: Mother I Love You - Janis Nords
Libano: Ghadi - Amin Dora
Lituania: Conversations of Serious Topics - Giedrė Beinoriūtė
Lussemburgo: Blind Spot - Christophe Wagner
Messico: Heli - Amat Escalante
Montenegro: Bad Destiny - Draško Đurović
Marocco: God’s Horses - Nabil Ayouch
Moldavia: All God’s Children - Adrian Popovici
Nepal: Soongava: Dance of the Orchids - Subarna Thapa
Norvegia: I Am Yours - Iram Haq
Nuova Zelanda: White Lies - Dana Rotberg
Olanda: Borgman - Alex van Warmerdam
Pakistan: Zinda Bhaag - Meenu Gaur e Farjad Nabi
Palestina: Omar - Hany Abu-Assad
Perù: The Cleaner - Adrian Saba
Polonia: Walesa - Andrzej Wajda
Portogallo: Lines of Wellington - Valeria Sarmiento
Repubblica Ceca: Burning Bush - Agnieszka Holland
Repubblica Dominicana: Who’s The Boss? - Ronni Castillo
Romania: Il caso Kerenes - Calin Peter Netzer
Russia: Stalingrad - Fedor Bondarchuk
Serbia: Circles - Srdan Golubovic
Singapore: Ilo Ilo - Anthony Chen
Slovacchia: My Dog Killer - Mira Fornay
Slovenia: Class Enemy - Rok Biček
Spagna: 15 Years Plus a Day - Gracia Querejeta
Sud Africa: Four Corners - Ian Gabriel
Svezia: Eat Sleep Die - Gabriela Pichler
Svizzera: Un mondo in pericolo - Markus Imhoof
Taiwan: Soul - Chung Mong-Hong
Thailandia: Countdown - Nattawut Poonpiriya
Turchia: The Butterfly’s Dream - Yılmaz Erdoğan
Ucraina: Paradjanov - Serge Avedikian e Olena Fetisova
Ungheria: The Notebook - Janosz Szasz
Uruguay: Anina - Alfredo Soderguit
Venezuela: Breach in the Silence - Luis Rodríguez e Andrés Rodríguez