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mercoledì 28 agosto 2019

Venezia 76 - giorno 1: apertura e polemiche

Con il film La Verité, del regista giapponese Hirokazu Kore'eda, prende il via la 76a Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia.

Ad accompagnare il film le due donne protagoniste, due grandi attrici del Cinema Francese, Juliette Binoche e Catherine Deneuve.

Primo film fuori dal Giappone per Kore'eda, già vincitore a Cannes nel 2018, che con questa pellicola torna a raccontare dinamiche familiari, in particolare il rapporto tra una grande diva del cinema (Deneuve) e la figlia (Binoche), una sceneggiatrice che ha sposato un attore americano, fallito e alcolizzato, con cui vive a New York. La pubblicazione dell'autobiografia della donna porterà la figlia a tornare in Francia e a confrontarsi con la madre. Nel cast anche Ethan Hawke.

Per interpretare il ruolo di una grande diva del Cinema Francese, il regista ha chiamato una vera diva del Cinema Francese, cioè Catherine Deneuve, che infatti si è ritrovata molto nel personaggio. "Ho messo molto di me in Fabienne", ha dichiarato l'attrice, "certo, lo faccio sempre nei miei film, ma in questo caso si trattava di un'attrice che per di più è anche madre". C'è solo un aspetto del personaggio in cui l'attrice non si è ritrovata, la totale concentrazione di Fabienne sulla recitazione: "Non mi ritengo una macchina da recitazione", ha dichiarato Catherine Deneuve, "Per me alla fine il cinema è una questione di temperamento". Caratteristica che sicuramente a lei non manca.

La scelta di Catherine Deneuve ha fatto felice anche la sua collega di set Juliette Binoche, che ha dichiarato: "La ammiro da quando ero bambina, per me lei è il simbolo della femminilità". L'attrice ha poi raccontato come all'inizio tra lei e il regista ci fosse un'idea diversa su come interpretare il personaggio di Lumir poi, grazie a una particolare scena, si sono ritrovati sulla stessa linea d'onda. "Il mio personaggio, è una donna ferita dalle bugie della madre", ha raccontato Juliette Binoche, "All'inizio Kore'eda gesticolava moltissimo, sospirava, si agitava, poi dopo aver girato la sequenza in cui Lumir discute a cena con la madre, e la provoca a tavola, ha capito che avevo penetrato il personaggio e mi ha lasciato andare".

Sul film il regista ha dichiarato: "Come negli altri miei film, c'è una dimensione di dramma familiare, ma in questo caso mi interessava principalmente il rapporto fra queste due donne, questa madre e questa figlia che non arrivano ad una risposta sul loro rapporto, ma cercando di andare avanti accettando la presenza una dell'altra. La magia e la bugia sono gli elementi che contraddistinguono queste relazioni".

La Verité sarà nelle sale italiane a ottobre.



Oggi è stato anche il giorno della presentazione della Giuria, ed è subito scoppiata la prima polemica, non una di poco conto. Durante la conferenza stampa, il presidente di Giuria, la regista argentina Lucrecia Martel si è scagliata duramente contro Roman Polanski, che sarà in Concorso con il suo nuovo film.

"Non parteciperò alla cena di gala del signor Roman Polanski perché rappresento molte donne che lottano, in Argentina, e non vorrei trovarmi lì ad applaudirlo", ha dichiarato la regista senza giri di parole, "Io non divido l’uomo dall'opera e ritengo anche che la presenza di Polanski sia un disagio per me".
La regista ha poi fatto apertamente riferimento al caso giudiziario che ha riguardato, e ancora riguarda, il suo collega Polanski, cioè l'accusa e la condanna per violenza sessuale ai danni di una minorenne. "Mi sono informata su internet e mi sono confrontata con degli scrittori che hanno lavorato sull'argomento", ha detto la regista dimostrando di essere arrivata preparata sulla questione, "Ovviamente, non posso mettermi al di sopra delle questioni giudiziarie, ma di sicuro posso empatizzare con la vittima".

Lucrecia Martel non ha chiuso definitivamente la porta per Polanski, ma ha voluto riflettere sulla difficoltà nel trovare una risposta a questo dilemma: "Ritengo che Polanski meriti una chance per le riflessioni sull'umanità che ha prodotto nei suoi film, ma è difficile capire fino a che punto arrivare nei confronti di persone che hanno commesso atti di questa portata, e che sono state giudicate. Se la vittima si sente già risarcita, cosa facciamo? Sono dibattiti cui la nostra epoca ci obbliga a rispondere e non è affatto facile rispondere".
Ovviamente queste dichiarazioni hanno subito alzato un polverone di polemiche, c'è anche chi ha chiesto di rimuovere la regista dal ruolo di presidente di giuria. Sulla questione si è subito espresso Alberto Barbera, direttore della Mostra che ha scelto Polanski per il Concorso: "Credo che si debba distinguere l’uomo dall’artista. La storia dell’arte è piena di artisti che hanno commesso crimini, di varia gravità, e non per questo abbiamo smesso di ammirare le loro opere".

Polanski non è stato l'unico terreno di "scontro" tra Lucrecia Martel e Alberto Barbera, secondo la regista, la presenza delle donne nei festival è ancora troppo bassa. "Il discorso delle quote non è mai soddisfacente", ha dichiarato la regista, "Non mi piace ma non conosco un altro modo per obbligare l’industria a prendere in considerazione film diretti da donne. Sono del parere che, per un paio d’anni, la Mostra dovrebbe provare a includere il 50% di registe donne e vedere cosa succede".
Anche qui, Barbera si è detto contrario. "Ho sempre dichiarato di essere contrario alle quote e ribadisco la mio opinione. Si verrebbe meno al criterio della qualità, perché poi bisognerebbe dare spazio a tutte le minoranze. Sono poche le registe donne perché l’industria del cinema è maschilista. Sono pregiudizi destinati a scomparire, ma ci vorrà del tempo purtroppo".

Punti di vista molto diversi.

Oltre al presidente Lucrecia Martel, la giuria è composta da Piers Handling, Stacy Martin, Rodrigo Prieto, Shinya Tsukamoto, e Paolo Virzì.

mercoledì 9 maggio 2018

Cannes 2018 - giorno 1

Ha preso il via ieri sera la 71a edizione del Festival di Cannes, ad aprirlo ufficialmente sono stati Martin Scorsese, che riceverà oggi il premio alla carriera Carrosse d'Or, e la presidente di giuria Cate Blanchett.

Il film d'apertura Everybody Knows (Todos lo Saben), del regista premio Oscar Ashgar Farhadi, presentato ieri al pubblico e anche alla stampa, in contemporanea, e quindi oggi protagonista della conferenza stampa (nuove regole del festival).

'Everybody Knows' segue le vicende di Laura, trasferitasi dalla Spagna all'Argentina, sposata con un uomo che non ama più e madre di due figli, che torna nel suo paese di nascita per il matrimonio della sorella. Tra i festeggiamenti per i matrimonio, il ritorno a casa e l'incontro con vecchi amori, come Paco, si riaffacciano anche vecchi fantasmi della vita di Laura, che la gettano nel panico e nella disperazione.

"Il film è un thriller, ma il genere è solo una scusa che mi permette di parlare di tanti temi che trovo importanti", ha dichiarato il regista Farhadi, "Come mi sarei comportato nella stessa situazione dei personaggi? Il film riflette sull'idea di proprietà, sulla lealtà e sul significato di paternità. Chi è il vero genitore: quello che ti concepisce o quello che ti cresce?".
Protagonisti del film Penelope Cruz e Javier Bardem, coppia sullo schermo e nella vita. "E' un progetto a cui abbiamo lavorato per cinque anni", ha raccontato l'attrice premio Oscar, "Asghar si è trasferito in Spagna, per viverla. Non parla spagnolo ma non è stato un problema. Asghar è umile, non solo risponde alle domande, ma le fa anche. Ascolta gli altri: è una persona che vede oltre".
Il film è il primo in una lingua straniera per il regista iraniano, ma calarsi in un'altra cultura non è stato difficile. "Al contrario di quello che si dice, gli esseri umani non sono poi così diversi", ha spiegato Farhadi, "Siamo molto simili nell'amore, rabbia, odio. È il modo di esprimere queste emozioni che cambia con la cultura. I film servono anche a questo, a mostrare quanto siamo simili come esseri umani. Personalmente è anche molto interessante mostrarlo agli iraniani che pensano che le altre persone siano molto diverse da loro".

Impossibile non parlare anche della coppia Bardem-Cruz e di come si sono trovati a lavorare (di nuovo) insieme. "Non ci portiamo i personaggi a casa, Javier e io abbiamo un modo di lavorare molto simile. E' bellissimo entrare e uscire dalla finzione. È uno degli aspetti che amo di più del mio lavoro", ha dichiarato Penelope Cruz. "Io e mia moglie sappiamo come separare realtà e fantasia", ha continuato Bardem, "altrimenti sarebbe impossibile lavorare insieme. Non è difficile, ci vuole impegno, ma la vita reale ci aiuta a calarci meglio nella finzione". E alla domanda infelice di un giornalista "Lei è l’unico uomo che riesce a lavorare con la propria moglie, come fa?", Bardem ha risposto con un secco: "È una domanda di cattivo gusto". Colpito e affondato.

Il film ha avuto una buona accoglienza dal pubblico, fredda invece quella della stampa.

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Ieri è stato anche il giorno della presentazione della giuria del Concorso, che vede come presidente l'attrice due volte premio Oscar Cate Blanchett. Giuria composta da Denis Villeneuve, Kristen Stewart, Lea Seydoux, Chang Chen, Ava DuVernay, Andrei Zvyagintsev, Khadja Nin e Robert Guédiguian.

La conferenza stampa ha toccato diversi argomenti d'attualità, la parità tra uomini e donne, il movimento #MeToo, la disparità di genere, ma a catalizzare l'attenzione di tutti, stampa, pubblico e colleghi, è stata la presidente Cate Blanchett. L'attrice ha risposto in modo diretto, preciso, e quando è servito anche in modo ironico, a tutte le domande, anche a quelle non indirizzate direttamente a lei. Come quando un giornalista ha rivolto una domanda (nemmeno particolarmente intelligente) solo ai registi e Cate Blanchett ha risposto prontamente: "Che le attrici non si azzardino a rispondere, mi raccomando!". Insomma, la giuria non poteva avere una presidente più carismatica di così.

Cate Blanchett ha affrontato con grande padronanza l'argomento più caldo, la parità di genere e il movimento #MeToo, rispedendo subito al mittente lo "stupore" per la numerosa presenza femminile in giuria (cinque donne, quattro uomini). "Mi spiace dirvelo ma non è la prima volta che ci sono così tante donne in giuria..." ha dichiarato l'attrice in modo molto schietto, "Quando mi hanno chiesto di essere Presidente ho richiesto che ci fossero uomini e donne di razze e culture diverse, e mi hanno risposto che è il loro criterio di selezione ogni anno".
Risposta pronta anche riguardo alla presenza, meno numerosa, di registe donne in Concorso: "Che non venga in mente a nessuno che le donne in concorso siano state scelte solo per il loro genere. Certo, se poi mi chiedete se vorrei più donne in concorso, vi dico di sì, ovvio, ne vorrei più di tre, e spero che in futuro succeda. Ma l’anno scorso erano due, e prima ancora non ce n’era nessuna. Questi sono cambiamenti epocali che non possono avvenire dal giorno alla notte. Il movimento #Metoo per essere assorbito avrà bisogno di tempo I cambiamenti, per essere profondi, devono essere basati su azioni specifiche, e richiedono del tempo, per poter garantire equità sessuale e razziale, nel cinema come nelle altre industrie".

Per quanto riguarda il metro di giudizio, Cate Blanchett ha dichiarato che la giuria sarà "indipendente". "Non ne abbiamo ancora visto nessuno, ma qualsiasi film potrebbe essere quello giusto", ha detto l'attrice, assolutamente padrona del suo ruolo, "Noi giudicheremo i film per il loro valore, la loro qualità intrinseca, come giuria indipendente. E' importante approvare ogni film con la mente il più aperta possibile, senza farsi condizionare dai nomi".
Stessa linea di pensiero per gli altri membri della giuria. "Non cerco il film perfetto, ci sono film imperfetti che sono comunque dei grandissimi film", ha dichiarato Kristen Stewart.
Il regista Denis Villeneuve ha definito il suo ruolo di giurato "una forma particolare di ginnastica" e che il suo scopo sarà cercare un film capace di "resistere al tempo". Un pensiero molto simile a quello della regista Ava DuVernay, per cui la Palma d'Oro dev'essere "un film che racconta di emozioni universali e condivisibili, che siano vere anche tra vent’anni".