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giovedì 12 marzo 2020

#IoRestoaCasa - 6 film girati in una stanza o in una casa

Stiamo vivendo un periodo particolare in cui è necessario stare a casa il più possibile per cercare di diminuire i contagi da coronavirus, quale migliore occasione quindi per recuperare alcuni film?

I più adatti alla situazione attuale, in modo da immedesimarsi nel migliore dei modi, potrebbero essere i film girati in un unico ambiente. Di questo genere ce ne sono tanti ma non tantissimi, ci vuole bravura e mestiere da parte del regista nel riuscire a sfruttare al meglio uno spazio chiuso, che può essere una casa o addirittura un'unica stanza, senza risultare troppo statico o ripetitivo. Ci vuole poi la capacità e l'estro di un grande scenografo, che riesca ad arredare l'ambiente in modo naturale, realistico e "attivo", e un grande cast.

Noi di Frame ve ne proponiamo sei, e tre sono dello stesso regista.

LA PAROLA AI GIURATI, di Sidney Lumet (1957)

Tratto da una sceneggiatura "Twelve Angry Men" scritta per la tv e mandata in onda nel 1954 in una serie della CBS (poi perduta e infine ritrovata qualche anno fa), il film vede al centro della storia il componente di una giura che, basandosi sul concetto di "ragionevole dubbio", cerca di convincere gli altri membri, concordi sulla colpevolezza, ad assolvere un ragazzo accusato di aver ucciso il padre.
Tutto il film è ambientato nella stanza in cui è rinchiusa la giuria, solo tre minuti di pellicola sono ambientati in luoghi esterni, l'inizio e la fine, e due brevissime scene in bagno. Quella che può sembrare una storia statica viene in realtà mossa dai dialoghi e dal cambiamento dei vari personaggi, in un crescendo di tensione ed emotività. La regia segue questo crescendo inquadrando, man mano che passa il tempo, sempre più vicino i protagonisti. Altra particolarità del film, i personaggi non hanno nomi, gli unici a rivelarli alla fine sono il giurato 8 (un bravissimo Henry Fonda) e 9.
Il film ha ricevuto tre nomination agli Oscar 1958, miglior film, sceneggiatura e regia, all'allora debuttante Sidney Lumet.

NODO ALLA GOLA, di Alfred Hitchcock (1948)

Ispirato a un libro che a sua volta è stato ispirato a un terribile fatto di cronaca, il film è ambientato durante un party e racconta di due giovani (omosessuali ma il loro rapporto è stato censurato) che uccidono un loro amico e ne nascondono il corpo in un baule antico, che poi verrà apparecchiato e addobbato per la festa in modo che non venga aperto. Nonostante l'accaduto infatti, il party inizia e tra gli invitati ci sono anche il padre e la fidanzata del morto. Tra gli invitati dei ragazzi anche il loro ex professore Rupert Cadell (James Stewart), amante delle teorie sul concetto di "bene e male". Mentre uno dei due ragazzi ha un comportamento sprezzante, sicuro della propria superiorità intellettuale sugli altri, l'altro comincia a sentire il senso di colpa. Mentre tutti si chiedono che fine abbia fatto il ragazzo ucciso, che avrebbe dovuto partecipare alla festa, lo strano comportamento dei due padroni di casa insospettisce Cadell che cerca di far cedere i due ragazzi per farli confessare.
E' la prima pellicola a colori girata da Hitchcock che decise di impostare il film come un'unica lunghissima scena. Ambientato interamente nell'appartamento dei due ragazzi, il film è stato girato con dieci piani-sequenza da 10 minuti in modo da sembrare un'unica ripresa, a terra erano segnati i pochissimi movimenti di macchina, per permettere di passare da stanza a stanza venivano fatte scivolare le pareti, e gli stacchi sono stati nascosti con grande sapienza.

LA FINESTRA SUL CORTILE, di Alfred Hitchcock (1954).

Uno dei tanti capolavori del grande regista. Protagonista del film è L. B. "Jeff" Jefferies (James Stewart), fotoreporter di successo che, a seguito di un incidente in cui si è fratturato una gamba, è costretto a casa su una sedia a rotelle. Ad accudirlo ci pensa un'infermiera, mentre la sua fidanzata (Grace Kelly) va a fargli visita regolarmente. Annoiato dalla situazione, per passare il tempo si mette a spiare gli inquilini del palazzo di fronte, che a causa del grande caldo dell'estate tengono le finestre e le tende sempre aperte. Una notte Jeff viene svegliato dall'urlo di una donna. La mattina dopo nota subito l'assenza di uno degli inquilini, una donna, e si convince che in quell'appartamento si è consumato un omicidio. Da quel momento Jeff inizia la sua personale indagine.
Un film in soggettiva, il punto di vista dello spettatore infatti è quello del protagonista, la storia quindi si svolge tutta all'interno dell'appartamento di Jeff, più precisamente dalla stanza in cui lui si piazza per spiare i vicini. Anche le azioni esterne vengono seguite dal suo punto di vista, come se le stessimo guardando dalla sua finestra. Eccezionale la scenografia così come la regia perfetta di Hitchcock.
Candidato a quattro premi Oscar 1955, tra cui quello per la migliore regia.

IL DELITTO PERFETTO, di Alfred Hitchcock (1954)

Ambientato a Londra, il film vede al centro della storia la coppia formata da un ex campione di tennis (Ray Milland) e una donna ricca (Grace Kelly). Quando l'uomo scopre che la donna lo tradisce, escogita il "delitto perfetto" per ucciderla e prendersi la sua eredità. L'uomo progetta scrupolosamente l'omicidio per quasi un anno, ricatta un ex amico per costringerlo ad uccidere la moglie, e si crea un alibi apparentemente inattaccabile. Ma la sera dell'omicidio, niente va come nei piani. La donna reagisce e uccide il sicario. L'uomo torna a casa e tenta comunque di sfruttare la situazione a proprio vantaggio e cerca di far incriminare la moglie per omicidio. Solo i sospetti di un ispettore di polizia potranno salvare la donna dalla condanna a morte.
Il film, girato in formato stereoscopico, è ambientato tutto all'interno dell'appartamento della coppia, dove venne fatto un grande lavoro di arredamento, con una particolare attenzione alle tende. Ad occuparsene fu George James Hopkins, scenografo che ha iniziato nel cinema muto e che in carriera ha ricevuto ben 13 nomination agli Oscar.

CARNAGE, di Roman Polanski (2011)

Tratto dall'opera teatrale "Il Dio del Massacro", il film racconta l'incontro tra due coppie di genitori dopo un violento litigio tra i rispettivi figli. L'incontro tra le parti inizia cordialmente, anche se fin da subito emergono le differenti vedute sull'accaduto, ma rapidamente l'apparente cordialità lascia il posto alla violenza verbale, la discussione si allarga alla vita di coppia, al lavoro, a temi esistenziali, e l'atteggiamento dei quattro genitori cambia diventando un tutti contro tutti.
Ambientato tutto all'interno di un appartamento, il film usa in modo eccezionale tutti gli spazi. Grazie ai dialoghi e alla caratterizzazione dei personaggi, non ci si accorge nemmeno che la vicenda si svolge in pochi metri. Solo in due momenti si esce dalla casa, pochissimi minuti all'inizio e alla fine, e una scena sul pianerottolo. A farla da padrona sono le interpretazioni straordinarie dei quattro protagonisti, Kate Winslet, Jodie Foster, Christoph Waltz, e John C. Reilly.

E' SOLO LA FINE DEL MONDO, di Xavier Dolan (2016)

Basato sulla pièce teatrale "Giusto la fine del mondo", il film racconta il ritorno a casa, dopo 12 anni di lontananza, di uno scrittore malato terminale, desideroso di riappacificarsi con la propria famiglia e di informarli della sua imminente morte. I vari membri della famiglia però reagiscono tutti in modo diverso: la sorella, che lo conosce pochissimo, lo accoglie con gioia; il fratello reagisce con la gelosia che ha sempre provato nei suoi confronti; la nuora cerca di accoglierlo nel migliore dei modi, per farlo sentire a proprio agio; mentre la madre non sa come reagire.
Il film, al di fuori di una scena in auto, è ambientato tutto all'interno della villa di famiglia, con il regista che insiste molto sui primi piani dando un senso quasi claustrofobico alla storia. Ottimo il cast, con il protagonista Gaspard Ulliel, Lea Seydoux, Vincent Cassel, Marion Cotillard e Nathalie Baye.

sabato 29 febbraio 2020

César 2020: a Roman Polanski il premio per la regia e scoppiano polemiche e proteste

Quella che si è svolta ieri sera è stata una cerimonia dei premi César (gli "Oscar" francesi) decisamente diversa dalle precedenti.

La pietra dello scandalo è, ancora una volta, Roman Polanski. Le dodici nomination raccolte dall'ultimo film del regista, L'Ufficiale e la Spia, avevano già suscitato polemiche, tanto da portare il Polanski a disertare la cerimonia, e ad esprimere tutto il suo disappunto per essere stato costretto a non andare: "Non voglio affrontare un tribunale di opinione pronto a calpestare i principi dello stato di diritto in modo che l'irrazionale trionfi di nuovo senza discussione".  E ieri è stato raggiunto il culmine, con il regista che ha vinto il premio per la migliore regia scatenando polemiche piuttosto accese.

La sala ha accolto con grande freddezza l'annuncio della vittoria del regista, pochi applausi e non poco imbarazzo, ma a far parlare è la reazione dell'attrice Adèle Haenel (Ritratto di una Giovane in Fiamme), che si è alzata, furiosa, e ha lasciato la sala protestando in modo molto evidente, ripetendo più volte "Vergogna!", e fuori la sala ha applaudito in modo ironico dicendo "bravo la pédophilie". Haenel è stata seguita poi dalla regista Céline Sciamma (Ritratto di una Giovane in Fiamme) e da altre attrici.
Fuori il teatro la situazione è diventata ancora più incandescente. Molte donne (e non solo) e diversi gruppi di femministe si erano dati appuntamento per protestare contro la presenza del film di Polanski tra i nominati e dopo l'annuncio della sua vittoria, la manifestazione è diventata molto più accesa, tanto che la polizia ha dovuto faticare per tenere a freno la folla.

Quello delle molestie e della violenza sessuale è un tema che, dopo l'onda del #MeToo, in Francia si è riacceso proprio a seguito delle dichiarazioni di Adèle Haenel, che lo scorso novembre ha raccontato la violenza subita da parte di un regista quando aveva solo 13 anni (QUI la notizia). La sua reazione alla vittoria di Polanski, lasciare la sala protestando in modo così evidente, davanti a tutti i presenti e in diretta tv, è sicuramente un gesto molto forte e coraggioso che non passerà inosservato.

L'ultimo film di Polanski aveva fatto discutere anche al Festival di Venezia 2019 (QUI la notizia), ma della "questione Roman Polanski" ormai si discute da decenni (condannato per stupro di una 14enne negli anni '70, scappato in Francia per non finire in carcere, e nel corso degli anni accusato da molte donne di violenza sessuale). Quello di Roman Polanski è un caso limite che mette di fronte a un dilemma morale molto difficile da affrontare.


La cerimonia comunque è andata avanti e a trionfare come miglior film è stato I Miserabili di Ladj Ly.
Ecco l'elenco dei vincitori.

MIGLIOR FILM
“Les Misérables,” dir. Ladj Ly

MIGLIOR REGISTA
Roman Polanski, “An Officer and a Spy”

MIGLIORE ATTRICE
Anaïs Demoustier, “Alice and the Mayor”

MIGLIOR ATTORE
Roschdy Zem, “Oh Mercy!”

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Swann Arlaud, “By the Grace of God”

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Fanny Ardant, “La Belle Époque”

MIGLIOR COLONNA SONORA
Dan Levy, “I Lost My Body”

MIGLIOR FILM STRANIERO
“Parasite,” dir: Bong Joon Ho

MIGLIOR FOTOGRAFIA
“Portrait of a Lady on Fire”

MIGLIOR MONTAGGIO
“Les Misérables”

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
“La Belle Époque”

MIGLIOR SCENEGGIATURA ADATTATA
“An Officer and a Spy”

MIGLIORI COSTUMI
“An Officer and a Spy”

MIGLIORI SCENOGRAFIE
“La Belle Époque”

MIGLIOR SONORO
“The Wolf’s Call”

PREMIO DEL PUBBLICO
“Les Misérables,” dir: Ladj Ly

MIGLIOR CORTO
“By a Hair,” dir: Lauriane Escaffre, Yvonnick Muller

MIGLIOR DOCUMENTARIO
“M,” dir: Yolande Zauberman

MIGLIOR FILM D’ESORDIO
“Papicha,” dir: Mounia Meddour

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE
“I Lost My Body,” dir: Jérémy Clapin

MIGLIOR CORTO ANIMATO
“The Night of the Plastic Bags,” dir: Gabriel Harel

MIGLIORE ATTRICE ESORDIENTE
Lyna Khoudri, “Papicha”

MIGLIOR ATTORE ESORDIENTE
Alexis Manenti, “Les Misérables”

giovedì 12 dicembre 2019

Roman Polanski risponde alle accuse e parla di Weinstein

Nelle scorse settimane una nuova accusa di stupro ha travolto il regista Roman Polanski, stavolta a puntare il dito contro il regista è stata l'ex attrice e modella francese Valentine Monnier, che ha dichiarato di essere stata picchiata e violentata dal regista nel 1975.

Fino ad oggi, Polanski aveva risposto solo tramite portavoce, negando tutto, adesso invece, in una lunga intervista con Paris Match, ha voluto rispondere in prima persona alle accuse, contrattaccando in modo molto deciso e affermando che tutto questo è solo l'ennesimo tentativo di dipingerlo come un mostro.

Sulle accuse di Valentine Monnier: "Non ho idea di cosa stia parlando perché è falso. Lo nego assolutamente. Evidentemente accusarmi di stupro non è più una cosa sensazionale, quindi devi aggiungere un ulteriore strato. È facile accusare quanto tutto è prescritto da decine d’anni e si sa che non ci potrà essere una procedura giudiziaria a discolparmi. Mi accusa di averla picchiata, ma io non picchio le donne!"


Polanski poi è tornato all'inizio, a quella prima accusa di stupro ai danni della 13enne Samantha Geiner, per cui è stato condannato e che l'ha costretto a scappare dagli USA per evitare il carcere: "Sono anni che la gente cerca di rendermi un mostro. Mi sono abituato a queste calunnie, la mia pelle si è indurita fino a formare un guscio. Ma per i miei figli, per Emmanuelle [Seigner, sua moglie], è una cosa terribile. È per loro che parlo. Di certo sono responsabile. Nel 1977 ho fatto un errore, ed è la mia famiglia che sta pagando il prezzo quasi mezzo secolo dopo. I media si sono scagliati contro di me con estrema violenza. Colgono al balzo ogni nuova falsa accusa, anche quelle assurde e prive di sostanza, perché gli permette di rilanciare questo argomento. È come una maledizione, e non posso farci nulla. Solo io e Samantha sappiamo cos'è successo quel giorno. Qualsiasi cosa abbia fatto, in qualsiasi maniera sia avvenuta, è una cosa di cui mi pento profondamente. L’ho già detto numerose volte. Ho scritto a Samantha, sono in contatto con lei, e lei lo sa. Lei e la sua famiglia hanno sofferto a causa mia, e questa cosa continua e non dipende da me. Ogni volta che c’è una nuova bugia su di me, lei viene colpita. Ha scritto diverse volte al procuratore spiegando che il trauma causatole dal circo mediatico è ben peggio di ciò che le ho fatto soffrire".

Il regista poi ha allargato il discorso ai tempi che viviamo oggi, un "neo oscurantismo" che lo preoccupa. "Ho avuto la fortuna di vivere in una società infinitamente più libera, non avremmo mai immaginato di vedere gruppi di manifestanti davanti a un cinema o un museo per vietare una proiezione o una mostra. Oggi è diventato tutto possibile, è assurdo. Si licenzia il capo di McDonald’s perché ha avuto una relazione consensuale con un'impiegata, un ministro perché, quindici anni prima, ha messo la mano sul ginocchio di una giornalista. Si mettono in causa l’evoluzione, l’esistenza dei due sessi, i vaccini, il fatto che la Terra sia rotonda. Siamo piombati in una sorta di neo oscurantismo". Polanski ha anche aggiunto che questa è un epoca che giudica "i costumi di una volta con i criteri attuali" e secondo lui non è giusto. Una frase che lascia un po' perplessi in un discorso generale che invece ha dei punti condivisibili.

Infine, il regista ha puntato il dito contro Harvey Weinstein, non per le accuse di stupro che hanno travolto l'ex produttore, ma per quello che considera un tentativo di sabotaggio ai suoi danni: "So che nel 2003, Weinstein era andato in panico quando Il pianista vinse due BAFTA, tra cui Miglior Film. Weinstein, che aveva due film candidati all'Oscar, ha lanciato una campagna per prevenire che accadesse di nuovo. È stato lui a ritirare fuori la storia, vecchia di 26 anni, con Samantha, e che non interessava più a nessuno. Il suo addetto stampa è stato il primo a chiamarmi “stupratore di bambini”. Paradossalmente, Il pianista non ha vinto il premio come Miglior Film, che va al produttore, ma io ho vinto come Miglior Regista".

Insomma, un Roman Polanski per niente abbattuto dalle ultime accuse nei suoi confronti e più combattivo che mai.

sabato 7 settembre 2019

Venezia 76 - Leone d'Oro a Joker! ecco tutti i vincitori.

Si è conclusa poco fa la cerimonia di chiusura della 76 Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia che ha visto trionfare il film Joker di Todd Phillips.

Era il film più atteso del festival e alla fine si è portato a casa il Leone d'Oro per il miglior film, premiato dalla giuria presieduta dalla regista Lucrecia Martel.

Gloria anche per l'Italia con il Premio Speciale della Giuria a La Mafia Non È Più Quella Di Una Volta di Franco Maresco, e la Coppa Volpi come migliore attore a Luca Marinelli (Martin Eden). L'attore ha pronunciato un discorso molto appassionato dedicando il premio alle ONG, ispirando e trascinando anche la vincitrice della Coppa Volpi come migliore attrice, Ariane Ascaride (Gloria Mundi), che ha ricordato le sue origini italiane e dedicato il premio ai migranti che hanno perso e continuano a perdere la vita nel Mediterraneo.

Premiato anche Roman Polanski, con il Leone d'Argento per la migliore regia per il film J'Accuse, ritirato dalla moglie del regista Emmanuelle Seigner, anche tra i protagonisti del film. Il primo giorno del festival, durante la conferenza della giuria, Lucrecia Martel che aveva dichiarato che per lei Polanski non avrebbe dovuto avere la possibilità di partecipare al festival e che, personalmente, non riusciva a separare l'uomo dall'artista, ma aveva anche garantito che avrebbe giudicato il film in modo assolutamente obbiettivo. Così è stato visto che il film, e nello specifico Polanski, è stato premiato.

Ecco la lista di tutti i premiati del Festival di Venezia 2019.

CONCORSO
Leone d’Oro per il Miglior Film: Joker di Todd Phillips
Leone d’Argento Gran Premio della Giuria: J’Accuse di Roman Polanski
Leone d’Argento per la Migliore Regia: Roy Andersson per About Endlessness
Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Maschile: Luca Marinelli per Martin Eden di Pietro Marcello
Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Femminile: Ariane Ascaride per Gloria Mundi di Robert Guédiguian
Miglior Sceneggiatura: Yonfan per No.7 Cherry Lane
Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente: Toby Wallace per Babyteeth di Shannon Murphy
Premio Speciale della Giuria: La Mafia Non È Più Quella Di Una Volta di Franco Maresco

ORIZZONTI
Premio Orizzonti per il Miglior Film: Atlantis di Valentyn Vasyanovych
Premio Orizzonti per la Miglior Regia: Théo Court per Blanco En Blanco
Premio Orizzonti per la Miglior Sceneggiatura: Jessica Palud, Philippe Lioret, Diastème per Revenir di Jessica Palud
Premio Speciale della Giuria di Orizzonti: Verdict di Raymund Ribay Gutierrez
Premio Orizzonti per il Miglior Cortometraggio: Darling di Saim Sadiq
Premio Orizzonti per la Miglior Interpretazione Maschile: Sami Bouajila per Bik Eneich – Un Fils di Mehdi M. Barsaoui
Premio Orizzonti per la Miglior Interpretazione Femminile: Marta Nieto per Madre di Rodrigo Sorogoyen

PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA
You Will Die at 20 di Amjad Abu Alala (Giornate degli Autori)

VENICE VIRTUAL REALITY
Miglior Film VR: The Key di Céline Tricart
Migliore Esperienza VR (per contenuto interattivo): A Linha di Ricardo Laganaro
Migliore Storia VR (per contenuto lineare): Daughters of Chibok di Joel Kachi Benson

VENEZIA CLASSICI
Premio Venezia Classici per il Miglior Film Restaurato: Extase di Gustav Machatý
Premio Venezia Classici per il Miglior Documentario Sul Cinema: Babenco – Alguém Tem Que Ouvir o Coração e Dizer: Parou di Bárbara Paz.

venerdì 30 agosto 2019

Venezia 76 - Polanski e Martone in Concorso. Fuori Concorso arriva Seberg con Kristen Stewart

Terzo giorno e in Concorso arriva Roman Polanski con il suo nuovo film, J'Accuse, e il primo film italiano, Il Sindaco del Rione Sanità. Mentre Fuori Concorso a catalizzare l'attenzione ci pensa Kristen Stewart con il film Seberg.

Il suo nome ha scatenato polemiche fin da subito ma al festival non è venuto, Roman Polanski non ha accompagnato al Lido il suo J'accuse, a presentarlo c'era parte del cast, Jean Dujardin, Louis Garrel, e la moglie del regista, l'attrice Emmanuelle Seigner.

Il film racconta il "caso Dreyfus", cioè la vicenda che vide coinvolto il capitano dello stato maggiore Alfred Dreyfus, accusato, degradato, condannato per alto tradimento e infine deportato in una prigione sull'Isola del Diavolo nella Guyana. Solo dopo dieci anni di reclusione, dopo l'intervento dell'ufficiale dell'esercito di Georges Picquart e dello scrittore Emile Zola, che scrisse appunto il "J'Accuse", Dreyfus venne riconosciuto innocente e scagionato.

Il film è stato molto applaudito, ricevendo un'ottima accoglienza. Ad interpretare Dreyfus è l'attore Louis Garrel, che si è appassionato molto a una storia che conosceva solo superficialmente. "A 36 anni ho scoperto la vera storia che in Francia tutti conoscono ma senza conoscerla veramente", ha dichiarato l'attore, "Un giorno sul set Polanski mi ha presentato una ragazza, la pronipote di Alfred Dreyfus. A quel punto non potevo più recitare. Mi ha raccontato che i figli di Dreyfus sono stati deportati durante la Seconda Guerra Mondiale, anche la sua famiglia ha vissuto un inferno. È una storia francese terribile, ma vedendo il film per la prima volta una settimana fa ho provato una gioia vera quando alla fine del film la giustizia prevale".
Anche Jean Dujardin, che nel film interpreta Picquart, ha ammesso di aver sempre saputo poco e nulla di questa storia. "Avevo alcuni ricordi scolastici di questo personaggio, del famoso caso, ma si trattava di un ricordo nebbioso", ha raccontato l'attore premio Oscar, "Per prepararmi ho ascoltato Polanski, ho letto più volte la sceneggiatura, ho studiato. Ho affrontato il ruolo dicendomi che la star del film era la storia e io dovevo essere al suo servizio".

Durante la conferenza stampa sono state quasi vietate le domande sulle polemiche legate alle dichiarazioni fatte dal presidente di giuria, così Emmanuelle Seigner si è limitata a parlare del film e del suo personaggio ma ha elogiato molto il lavoro di suo marito, e tra le righe si può leggere quasi un messaggio di sostegno: "Per me è difficile mettermi nei panni di Roman. Posso dire però che il senso di persecuzione che spesso si ritrova nei suoi film viene dalla sua vita, dalla sua esperienza. Come regista è un uomo molto preciso, meticoloso, ma lascia molta libertà agli attori. È il sesto film che facciamo insieme e solo ora comincio ad abituarmi al suo modo di girare".

Il film sarà nelle sale italiane dal 21 novembre.
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Primo italiano in Concorso, si tratta di Mario Martone con il suo Il Sindaco del Rione Sanità, adattamento "moderno" di un testo di Eduardo De Filippo.

"Abbiamo ottenuto l'autorizzazione di Luca De Filippo a cui oggi va un ricordo commosso e affettuosissimo", ha dichiarato Martone, "Per me è stata occasione per affrontare Eduardo, che è qualcosa di difficile. Ci siamo chiesti come riproporlo oggi: era un'occasione unica per ribaltare i rapporti di età nel contesto della Napoli di oggi".
Un progetto che per Martone era quasi un sogno nel cassetto: "il "Sindaco" l'ho sempre voluto fare anche in forma cinematografica e l'ho immaginato esattamente così come lo avete visto".

Il film sarà nelle sale per tre giorni, il 30 settembre e l'1 e 2 ottobre.




Intanto, Fuori Concorso, è stata la giornata di Kristen Stewart, al festival con il film Seberg, in cui interpreta l'icona della Nouvelle Vague Jean Seberg. Nel cast anche Anthony Mackie, Zezie Beetz, Jack O'Connell e Margaret Qualley.

Il film racconta un periodo particolare della sfortunata attrice, quando l'FBI decise di metterla sotto stretta sorveglianza a causa della sua simpatia verso le Pantere Nere e della sua relazione con l'attivista per i diritti civili Hakim Jamal.

La presentazione del film cade proprio nel giorno dell'anniversario della morte dell'attrice, suicidatasi a soli 41 anni dopo una vita tormentata dalla depressione. "Per noi che, idealmente, abbiamo vissuto molti anni insieme a lei realizzando questo film, è molto bello poterla celebrare proprio oggi", ha dichiarato il regista Benedict Andrews, "Non conoscevo la sua storia prima di leggere la sceneggiatura, soltanto allora ho compreso come sia stata distrutta la vita di Jean Seberg, letteralmente soffocata da tutto questo. La sua onestà, la sua verità sullo schermo rifletteva la stessa sincerità che aveva nella vita reale. A causa di questo è diventata un bersaglio dell'FBI, che ha iniziato a spiarla nell'intimità, utilizzando la sua vita privata, minandola e distruggendola per motivi politici".

Protagonista assoluta del film è Kristen Stewart, che si è calata molto nel ruolo. "Aveva una fame di arrivare fino agli spettatori sbalorditiva. C'era qualcosa di naturalistico nella sua recitazione, emergeva qualcosa di splendente", ha dichiarato l'attrice, "Il fatto che fosse amata nel suo paese e anche in Francia, le ha consentito di correre dei rischi, sicuramente è stata identificata in questo modo. Ho lavorato su questa cosa, ho cercato di essere me stessa, ho percepito questo desiderio da parte sua, di essere accettata lavorando in questo modo, quasi gridando ‘guardatemi, sono vera!’".
Jean Seberg era molto impegnata politicamente, aspetto che alla fine le è costato molto. "Aveva un'umanità davvero compassionevole, in un periodo in cui la gente non aveva spesso lo stomaco per impegnarsi. Lei voleva con tutta sincerità unirsi al movimento per i diritti civili e cambiare il mondo", un aggiunto Kristen Stewart, che ha poi paragonato sé stessa all'attrice: "La mia tendenza politica è chiara, non nascondo quello che penso, ma non sono impegnata, non sono un’attivista insomma. E non vado a gridare in faccia alla gente quelle che sono le mie opinioni".

A margine della conferenza stampa, qualcuno ha fatto notare a Kristen Stewart la "nuova piega" che sta prendendo la sua carriera, con un'apertura a film più d'intrattenimento, come Charlie's Angels, e anche la sua nuova maturità nell'affrontare la celebrità. "Quando ero più giovane ero più insicura, mentre ora mi sento pronta a tutta, anche ad affrontare la popolarità", ha detto sorridendo l'attrice, "Non voglio privarmi di esperienze centrali, penso di aver fatto molte cose in base all’istinto nella mia carriera, mi sembra ora di poter vivere in maniera naturale quello che accade, senza pensarci troppo. Sono pronta a qualsiasi cosa!".

Seberg sarà presentato anche al Toronto Film Festival il 7 settembre, al momento non c'è ancora una data d'uscita.

mercoledì 28 agosto 2019

Venezia 76 - giorno 1: apertura e polemiche

Con il film La Verité, del regista giapponese Hirokazu Kore'eda, prende il via la 76a Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia.

Ad accompagnare il film le due donne protagoniste, due grandi attrici del Cinema Francese, Juliette Binoche e Catherine Deneuve.

Primo film fuori dal Giappone per Kore'eda, già vincitore a Cannes nel 2018, che con questa pellicola torna a raccontare dinamiche familiari, in particolare il rapporto tra una grande diva del cinema (Deneuve) e la figlia (Binoche), una sceneggiatrice che ha sposato un attore americano, fallito e alcolizzato, con cui vive a New York. La pubblicazione dell'autobiografia della donna porterà la figlia a tornare in Francia e a confrontarsi con la madre. Nel cast anche Ethan Hawke.

Per interpretare il ruolo di una grande diva del Cinema Francese, il regista ha chiamato una vera diva del Cinema Francese, cioè Catherine Deneuve, che infatti si è ritrovata molto nel personaggio. "Ho messo molto di me in Fabienne", ha dichiarato l'attrice, "certo, lo faccio sempre nei miei film, ma in questo caso si trattava di un'attrice che per di più è anche madre". C'è solo un aspetto del personaggio in cui l'attrice non si è ritrovata, la totale concentrazione di Fabienne sulla recitazione: "Non mi ritengo una macchina da recitazione", ha dichiarato Catherine Deneuve, "Per me alla fine il cinema è una questione di temperamento". Caratteristica che sicuramente a lei non manca.

La scelta di Catherine Deneuve ha fatto felice anche la sua collega di set Juliette Binoche, che ha dichiarato: "La ammiro da quando ero bambina, per me lei è il simbolo della femminilità". L'attrice ha poi raccontato come all'inizio tra lei e il regista ci fosse un'idea diversa su come interpretare il personaggio di Lumir poi, grazie a una particolare scena, si sono ritrovati sulla stessa linea d'onda. "Il mio personaggio, è una donna ferita dalle bugie della madre", ha raccontato Juliette Binoche, "All'inizio Kore'eda gesticolava moltissimo, sospirava, si agitava, poi dopo aver girato la sequenza in cui Lumir discute a cena con la madre, e la provoca a tavola, ha capito che avevo penetrato il personaggio e mi ha lasciato andare".

Sul film il regista ha dichiarato: "Come negli altri miei film, c'è una dimensione di dramma familiare, ma in questo caso mi interessava principalmente il rapporto fra queste due donne, questa madre e questa figlia che non arrivano ad una risposta sul loro rapporto, ma cercando di andare avanti accettando la presenza una dell'altra. La magia e la bugia sono gli elementi che contraddistinguono queste relazioni".

La Verité sarà nelle sale italiane a ottobre.



Oggi è stato anche il giorno della presentazione della Giuria, ed è subito scoppiata la prima polemica, non una di poco conto. Durante la conferenza stampa, il presidente di Giuria, la regista argentina Lucrecia Martel si è scagliata duramente contro Roman Polanski, che sarà in Concorso con il suo nuovo film.

"Non parteciperò alla cena di gala del signor Roman Polanski perché rappresento molte donne che lottano, in Argentina, e non vorrei trovarmi lì ad applaudirlo", ha dichiarato la regista senza giri di parole, "Io non divido l’uomo dall'opera e ritengo anche che la presenza di Polanski sia un disagio per me".
La regista ha poi fatto apertamente riferimento al caso giudiziario che ha riguardato, e ancora riguarda, il suo collega Polanski, cioè l'accusa e la condanna per violenza sessuale ai danni di una minorenne. "Mi sono informata su internet e mi sono confrontata con degli scrittori che hanno lavorato sull'argomento", ha detto la regista dimostrando di essere arrivata preparata sulla questione, "Ovviamente, non posso mettermi al di sopra delle questioni giudiziarie, ma di sicuro posso empatizzare con la vittima".

Lucrecia Martel non ha chiuso definitivamente la porta per Polanski, ma ha voluto riflettere sulla difficoltà nel trovare una risposta a questo dilemma: "Ritengo che Polanski meriti una chance per le riflessioni sull'umanità che ha prodotto nei suoi film, ma è difficile capire fino a che punto arrivare nei confronti di persone che hanno commesso atti di questa portata, e che sono state giudicate. Se la vittima si sente già risarcita, cosa facciamo? Sono dibattiti cui la nostra epoca ci obbliga a rispondere e non è affatto facile rispondere".
Ovviamente queste dichiarazioni hanno subito alzato un polverone di polemiche, c'è anche chi ha chiesto di rimuovere la regista dal ruolo di presidente di giuria. Sulla questione si è subito espresso Alberto Barbera, direttore della Mostra che ha scelto Polanski per il Concorso: "Credo che si debba distinguere l’uomo dall’artista. La storia dell’arte è piena di artisti che hanno commesso crimini, di varia gravità, e non per questo abbiamo smesso di ammirare le loro opere".

Polanski non è stato l'unico terreno di "scontro" tra Lucrecia Martel e Alberto Barbera, secondo la regista, la presenza delle donne nei festival è ancora troppo bassa. "Il discorso delle quote non è mai soddisfacente", ha dichiarato la regista, "Non mi piace ma non conosco un altro modo per obbligare l’industria a prendere in considerazione film diretti da donne. Sono del parere che, per un paio d’anni, la Mostra dovrebbe provare a includere il 50% di registe donne e vedere cosa succede".
Anche qui, Barbera si è detto contrario. "Ho sempre dichiarato di essere contrario alle quote e ribadisco la mio opinione. Si verrebbe meno al criterio della qualità, perché poi bisognerebbe dare spazio a tutte le minoranze. Sono poche le registe donne perché l’industria del cinema è maschilista. Sono pregiudizi destinati a scomparire, ma ci vorrà del tempo purtroppo".

Punti di vista molto diversi.

Oltre al presidente Lucrecia Martel, la giuria è composta da Piers Handling, Stacy Martin, Rodrigo Prieto, Shinya Tsukamoto, e Paolo Virzì.

sabato 27 maggio 2017

Festival di Cannes 2017 - giorno 11... domani la cerimonia di chiusura

Nell'ultimo giorno di Concorso sbarca a Cannes Joaquin Phoenix, mentre Fuori Concorso arriva Roman Polanski.

Ultimo film in Concorso, si tratta di You Were Never Really Here della regista scozzese Lynne Ramsay, che vede come protagonista un intenso Joaquin Phoenix.

Il film racconta la storia di Joe (Phoenix), un uomo che ha avuto una vita difficile e che vive con l'anziana madre che ama teneramente. Joe però è anche un mercenario sanguinario, considerato una macchina da guerra da chi lo ingaggia e che è solito uccidere le sue vittime a colpi di martello. L'uomo viene ingaggiato per liberare una ragazzina da un giro di prostituzione minorile legato a degli intoccabili politici, inizierà così un violento viaggio notturno nella mente di un serial killer dalla vita "normale".

Arrivato a Cannes ancora incompleto, tanto che alla fine non erano presenti i titoli di coda, il film ha diviso la critica, tra chi l'ha trovato noioso, chi morboso per i litri di sangue versati, e chi invece l'ha paragonato a Taxi Driver, e che si sono ritrovati solo negli elogi alla performance di Joaquin Phoenix.

"Folle e narcotizzante, come il libro da cui proviene", così l'ha decritto la regista Lynne Ramsay che non ha avuto dubbi sulla scelta del protagonista, "Ho pensato subito a Joaquim Phoenix. Anzi, avevo la sua foto sul computer mentre scrivevo".
Riguardo il paragone con Taxi Driver, è proprio Joaquin Phoenix a tirarlo in ballo e ad allontanarlo da questo film. "'Taxi Driver' è un film magnifico, uno di quelli che hanno fatto di me un attore", ha detto l'attore, "ma in effetti non ci ho pensato mentre giravo, non ci sono riferimenti coscienti a quello o altri modelli, credo che questo sia un film molto originale, non un film hollywoodiano".
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Annunciato all'ultimo nella lista di film del festival, è stato presentato oggi Fuori Concorso il nuovo film di Roman Polanski, D'après une Histoire Vraie (Based on a True Story), con Emmanuelle Seigner e Eva Green protagoniste.

Ispirato al romanzo di Delphine de Vigan, e con una sceneggiatura scritta da Olivier Assayas, il film vede al centro della storia una scrittrice di successo (Seigner) in piena crisi creativa e reduce dal successo di un libro dedicato alla vita di sua madre. La donna è tormentata da lettere anonime che la accusano di aver dato in pasto al pubblico la sua vita privata e proprio in questo momento di grande crisi incontra una giovane donna (Eva Green), che si fa chiamare solo "Elle" (Lei), bella, intrigante, seducente e intelligente, fa la la ghostwriter e sembra capirla meglio di chiunque altro. Ma piano piano che la donna si fa largo sempre di più nella vita della scrittrice, i dubbi su di lei aumentano.

L'dea del film è nata proprio grazie a Emmanuelle Seigner, moglie di Polanski. "Leggendo il libro ho pensato ai primi film di Roman, 'L’inquilino del terzo piano', 'Repulsione', gli ho regalato il libro e infatti gli è piaciuto", ha raccontato l'attrice.
Il film parla dell'ossessione del pubblico per "le storie vere" (non a caso il titolo è "Tratto da una storia vera"), per la realtà, un concetto molto ambiguo secondo il regista. "La ragione di questa ossessione risiede nel bombardamento elettronico che viviamo, circondati da troppe immagini cui noi ci appoggiamo in cerca di verità", ha dichiarato Polanski, "ma è tutta un'illusione dal momento che la realtà ormai si può manipolare. La formula 'tratto da una storia vera' non ha più alcun significato".
Sulla scelta del cast, Polanski non ha avuto dubbi sullo scegliere Eva Green per il ruolo di Elle. "Non appena ho deciso di fare il film ho pensato subito a Eva per il ruolo di Elle", ha raccontato il regista, "L’avevo vista in 'Sin City' e mi aveva colpito molto il suo personaggio, un condensato di fascino e ironia". Mentre per Emmanuelle Seigner (è la quinta collaborazione tra i due) è stato ancora più semplice... visto che ce l'ha in casa. "Mi chiedono spesso se è difficile girare un film con la propria moglie, ma non lo è", ha detto il regista, "La cosa difficile è tornare a casa e fare il marito. Quando rincaso dopo una giornata intensa sul set vorrei solo distrarmi, dimenticare la lavorazione mentre Emmanuelle vorrebbe parlare ancora del film, questa è l’unica difficoltà".

Entusiasmo da parte di Eva Green, che non ci ha pensato due secondi prima di accettare l'offerta di Polanski. "Come si fa a rifiutare una proposta che arriva da Roman? E’ uno dei migliori registi al mondo", ha detto l'attrice durante la conferenza stampa, "E poi avevo a disposizione un personaggio fantastico, una donna bizzarra e nello stesso tempo vera, cosa che mi piaceva. E’ difficile capirla fino in fondo, per tutto il film ti domandi se esista sul serio oppure no, e una simile ambiguità è stata per me una sfida e mi ha permesso di dare sostanza al personaggio".

Il film è stato bene, ha ricevuto buone critiche, ma senza particolare entusiasmo.

sabato 25 maggio 2013

Festival di Cannes 2013 - giorno 11

Ultimi film in Concorso per il Festival di Cannes che chiude con due nomi di primissimo livello: Roman Polanski e Jim Jarmusch.

Roman Polanski porta sulla croisette 'Vénus à la Fourrure', cioè 'La Venere in Pelliccia'. Protagonisti Emmanuelle Seigner (che è anche moglie di Polanski) e Mathieu Amalric.

Tratto dalla pièce teatrale di David Ives, la storia si svolge dentro un piccolo teatro. Thomas, regista e drammaturgo, ha finito di provinare una lunga serie di attrici, alcune inadatte, altre semplicemente incapaci. Per il ruolo di Vanda, una donna sensuale e aristocratica, ha bisogno di qualcuno che colpisca al primo sguardo. L'ultima provinante che si presenta si chiama davvero Vanda, è isterica, spettinata, fradicia per la pioggia, sboccata e vestita come una prostituta. Thomas vorrebbe solo mandarla via ma la donna insiste, si mette un costume di scena che aveva nella borsa e improvvisamente diventa la Vanda dello spettacolo.

Il film ha molto in comune col precedente 'Carnage', anche qui la storia si svolge tutta nello stesso luogo (un teatro) e ha pochi attori, solo due, al servizio di un grande regista come Polanski. Durante la conferenza stampa Roman Polanski ha spiegato perché ha deciso di fare questo film: "Il motivo per cui ho recuperato questa pièce è perché è esilarante. Il sarcasmo della pièce è irresistibile, mi piace anche l'elemento femminista. La mia agente mi ha fatto leggere la play l’anno scorso qui a Cannes e io ho pensato di riadattare la storia, mettendola in scena nell’ambiente teatrale, perché in Europa le audizioni si fanno a teatro. In questo modo ho potuto avere a disposizione un’atmosfera veramente adatta e affascinante". Polanski ha anche realizzato un suo desiderio con questo film. "Ho sempre desiderato girare un film con due soli personaggi", ha confessato il regista, "Tenere viva l’attenzione e la suspense con solo due è una sfida che ho affrontato con piacere. Con due attori così bravi poi è stato semplice".
Protagonista, che potrebbe anche conquistare un premio con la sua interpretazione, è Emmanuelle Seigner. "Mi sono molto divertita a interpretare questa sorta di Dea della vendetta", ha detto l'attrice, "Vanda è una dea e forse si sta vendicando per tutte le attrici maltrattate ai provini". Mathieu Amalric ha confessato di essersi accorto della strana somiglianza tra il suo personaggio e Polanski stesso, somiglianza anche fisica: "Quando mi ha portato a scegliere un giacca e ha detto alla commessa che ero suo figlio, tutto è stato chiaro. Partecipare a un film come questo è una sfida, ma soprattutto un gran divertimento".

Il film è piaciuto molto, ha ricevuto grandi applausi e potrebbe rientrare fra i premi finali.


Il secondo film presentato oggi in Concorso è 'Only Lovers Left Alive' di Jim Jarmusch. Con Tilda Swinton, Tom Hiddleston e John Hurt. Nel cast anche Mia Wasikowska.

Una storia d'amore fra vampiri che non ha assolutamente niente a che vedere con quelle per teenager. I vampiri di Jarmusch sono due amanti annoiati da secoli e secoli. Adam vive a Detroit, fa il musicista, solo di notte, e allunga mazzette per ottenere sangue dall'ospedale. Eve vive a Tangeri insieme a Marlowe (quello di Shakespeare?!) con cui passa le notti a chiacchierare sui tetti della città. Adam, sempre più depresso, pensa vorrebbe farla finita per sempre così Eve lo raggiunge. Tutto sembra migliorare finché non si presenta la sorella di Eve, Ava, vampira di "nuova generazione" e assolutamente indisciplinata.

"Sono creature sofisticate, persone molto evolute sono in giro da secoli, ma sono anche secoli che si dicono le stesse cose", così Tilda Swinton ha spiegato i personaggi del film in conferenza stampa. "Ho scelto di fare questo film perché mi era arrivata voce che coi film di vampiri si guadagna un sacco", ha detto Jim Jarmusch scherzando, ma il regista non aveva molta voglia di spiegare il film, "la verità è che non voglio parlarne troppo, voglio che sia il film a parlare da sé. Siete i primi a vederlo, neanche noi lo abbiamo ancora visto finito. Ho in mente il progetto da sette anni ma ci è voluto molto tempo per convincere qualcuno a finanziarlo, forse perché è una storia imprevedibile, insolita". Tom Hiddleston invece ha parlato degli aspetti affascinanti del suo personaggio: "Quel che mi affascina è il suo affiancare malinconia e romanticismo a un'enorme curiosità per ciò che lo circonda. Adam è un grande musicista e un ingegnere eccellente, anche se nemmeno se ne rende conto. E' appassionato di scienza. Si chiede costantemente se la sua immortalità sia un bene o un male". Particolarità sottolineata dal cast è il ritmo del film. "Li abbiamo concepiti come dei lupi. C'è un ritmo particolare nel film che fa pensare a questi animali", ha detto la Swinton, mentre Jarmusch conclude dicendo: "Una parte fondamentale l'ha avuta il montatore Affonso Goncalves, in grado di creare una sorta di musicalità per immagini, in linea con la colonna sonora basata su brani d'atmosfera e d'avanguardia".

Critiche piuttosto positive sul film anche se, in molti sottolineano, deve piacere lo stile di Jarmusch per apprezzare questo film.

Finito il concorso, si tirano un po' le somme, il cosiddetto "Totopalma". Il favorito principale resta il film 'La Vie d'Adele' di Kechiche, ma anche il film dei Coen 'Inside Llewyn Davis', 'La Passe' di Farhadi e 'Nebraska' di Alexander Payne hanno buone possibilità. Domani alle 19 la cerimonia di chiusura.


Frra

giovedì 17 maggio 2012

Festival di Cannes - Giorno 2

Secondo giorno al Festival di Cannes, pezzo forte della giornata, sicuramente, il film in concorso 'De Rouille et d'Os' di Jacques Audiard (Il Profeta) col premio Oscar Marion Cotillard e Matthias Schoenaerts. Da molti dato per favorito se non per la palma più importante almeno per un premio (migliore attrice?), dopotutto si sa che i francesi a Cannes spesso "si premiano".
Film drammatico, la storia dolorosa, sensuale, fisica e carnale, fra un pugile che combatte in incontri clandestini per la strada, duro e incapace di esprimere le sue emozioni, con un figlio di 5 anni a carico e disponibile per facili incontri sessuali; e una addestratrice di orche del Parco acquatico di Antibes. I due si incontrano una sera in discoteca e poi si rincontrano dopo un gravissimo incidente che lascia lei senza gambe.
Il titolo, 'Ruggine e Ossa' in italiano, si riferisce al sapore del sangue in bocca. Jacques Audiard in conferenza stampa ha detto: "E' una storia di ricostruzione e di riconciliazione con la vita prima di tutto e poi anche con l'amore. All'inizio lei è una principessa arrogante e lui tutto concentrato sul proprio corpo. (...) Ho scelto Marion perché è molto femminile ma al tempo stesso sa diventare virile". Riguardo allo sforzo fisico Marion Cotillard, che a detta di molti offre una prova molto convincente oscurando il suo compagno di set, ha dichiarato di aver recitato "come se fossi senza gambe, in acqua nuotavo solo con le braccia e mi muovevo pensando di essere handicappata", cosa che ha colpito Schoenaerts, "quando si è presentata sul set, depressa, con l'aria suonata ho capito che era entrata già nella parte".
Il film è stato accolto con moderati applausi. La Bim distribuirà in Italia il film tra settembre e gennaio.

In concorso anche 'Dopo la Battaglia' del regista egiziano Yousry Nasrallah. Film sulla primavera araba e le proteste a piazza Tahrir al Cairo che hanno portato alla caduta di Mubarak. Il regista in conferenza stampa ha polemizzato col governo israeliano dicendo che il suo film non verrà distribuito in Israele per il modo in cui tratta i palestinesi nei territori occupati.

Presentato anche 'Roman Polanski: A Film Memoir', documentario dedicato alla vita del grande regista, dall'Olocausto al terribile omicidio della moglie Sharon Tate, l'accusa di violenza sessuale, l'Oscar e la carriera.
Apre anche la sezione della Quinzaine Des Realisateurs con il film "The We and The I" di Michel Gondry.

Domani sarà il giorno di Madagascar 3 e di Matteo Garrone col suo 'Reality'.


Frra