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giovedì 3 giugno 2021

Festival di Cannes 2021 - la selezione ufficiale!

È stata annunciata questa mattina la selezione ufficiale dei film che saranno presentati alla 74a edizione del Festival di Cannes, che si terrà dal 6 al 17 luglio. Una edizione per la ripartenza dopo che il festival ha dovuto "saltare" il 2020 a causa della pandemia.

Tra i film in Concorso c'è un solo film italiano, già atteso tra l'altro, cioè Tre Piani di Nanni Moretti. Tra i registi in Concorso anche Paul Verhoeven, Leos Carax, Francois Ozon, Asghar Farhadi, Jacques Audiard, Wes Anderson, e Sean Penn.

Un programma un po' diverso dal solito ma non meno interessante. Pochissimi i film americani, assenti i blockbuster anche se uno ci sarà e Thierry Fremaux ha specificato che "non è Dune, non è Steven Spielberg, non è James Bond. Sarà presentato sulla spiaggia". Probabilmente si tratta di Old, nuovo horror di M. Night Shyamalan, che è ambientato proprio su una spiaggia.
Fuori Concorso anche il documentario di Todd Haynes sui Velvet Underground e il film con Matt Damon Stillwater, di Tom McCarthy.

Il film d'apertura sarà il musical Annette di Leos Carax, con Adam Driver e Marion Cotillard (Concorso).

Ecco l'elenco dei film annunciati.

Film d’apertura
“Annette,” Leos Carax (Concorso)

Concorso internazionale
“Ahed’s Knee,” Nadav Lapid
“Annette,” Leos Carax
“Benedetta,” Paul Verhoeven
“Bergman Island,” Mia Hansen-Løve
“Casablanca Beats,” Nabil Ayouch
“Compartment No. 6,” Juho Kuosmanen
“Drive My Car,” Ryûsuke Hamaguchi
“Everything Went Fine,” Francois Ozon
“The French Dispatch,” Wes Anderson
“A Hero,” Asghar Farhadi
“La fracture,” Catherine Corsini
“Lingui,” Mahamat-Saleh Haroun
“Memoria,” Apichatpong Weerasethakul
“Nitram,” Justin Kurzel
“Paris, 13th District,” Jacques Audiard
“Par un Demi Clair Matin,” Bruno Dumont
“Petrov’s Flu,” Kirill Serebrennikov
“Red Rocket,” Sean Baker
“The Restless,” Joachim Lafosse
“The Story of My Wife,” Ildikó Enyedi
“Three Floors,” Nanni Moretti
“Titane,” Julia Ducournau
“The Worst Person in the World,” Joachim Trier
“Flag Day,” Sean Penn

Un Certain Regard
“After Yang,” Kogonada
“Blue Bayou,” Justin Chon
“Bonne Mère,” Hafsia Herzi
“Commitment Hasan,” Hasan Semih
“Freda,” Gessica Généus
“House Arrest” OR “Delo,” Alexey German Jr.
“The Innocents,” Eskil Vogt
“Lamb,” Valdimar Jóhansson
“Moneyboys,“ B.C Yi
“Noche de Fuego,” Tatiana Huezo
“Un Monde,” Laura Wandel
“Women Do Cry,” Mina Mileva and Vesela Kazakova
“La Civil,” Teodora Ana Mihai
“Unclenching the Fists,” Kira Kovalenko
“Let Their Be Morning,” Eran Kolirin

Cannes Premiere
EVOLUTION by Kornél MUNDRUCZO
TROMPERIE (Deception) by Arnaud DESPLECHIN
COW by Andrea ARNOLD
CETTE MUSIQUE NE JOUE POUR PERSONNE (Love songs for tough guys) by Samuel BENCHETRIT
MOTHERING SUNDAY by Eva HUSSON
SERRE-MOI FORT (Hold me tight) by Mathieu AMALRIC
IN FRONT OF YOUR FACE by HONG Sang-Soo

Out of Competition
DE SON VIVANT by Emmanuelle BERCOT
EMERGENCY DECLARATION by HAN Jae-Rim
THE VELVET UNDERGROUND by Todd HAYNES
STILLWATER by Tom MCCARTHY
ALINE by Valérie LEMERCIER
BAC NORD by Cédric JIMENEZ

Special Screenings
H6 by Yé Yé
CAHIERS NOIRS (Black notebooks) by Shlomi Elkabetz
O MARINHEIRO DAS MONTANHAS (Mariner of the mountains) by Karim Ainouz
JFK REVISITED: THROUGH THE LOOKING GLASS by Oliver Stone
JANE PAR CHARLOTTE by Charlotte Gainsbourg
BABI YAR. CONTEXT di Sergei Loznitsa

Midnight Screenings
ORANGES SANGUINES (Bloody oranges) by Jean-Christophe MEURISSE

giovedì 10 ottobre 2019

Marion Cotillard e Adam Driver protagonisti del musical Annette

Il regista Léos Carax (Holy Motors) si prepara al suo primo film in lingua inglese, un musical intitolato Annette.

Il film vedrà come protagonisti il premio Oscar Marion Cotillard e Adam Driver, nel ruolo di una cantante d'opera e un comico che s'incontrano e si innamorano nella Los Angeles dei nostri giorni. Alla morte prematura della donna però, l'uomo dovrà affrontare il dolore della perdita, il lutto, e accettare la sfida di crescere da solo la loro bambina, che fin da subito dimostra di avere doti molto speciali.
Nel cast ci sarà anche Simon Helberg (Big Bang Theory, Florence), nel ruolo di un direttore d'orchestra fuori dal comune. Tutti gli attori canteranno le loro parti originali. La sceneggiatura del film è stata scritta da Ron e Russell Mael, membri del gruppo Sparks, che si occuperanno anche delle canzoni del film.

Carax aveva già cercato di portare al cinema questa storia, nel 2017, film che avrebbe dovuto vedere Rooney Mara al fianco di Driver. A produrre il film sarà Amazon Studios.

Marion Cotillard ha già dimostrato, più di una volte, di saper cantare, nel musical Nine (2009), in uno spot Dior, e si è anche esibita dal vivo in alcune occasioni, ospite di cantanti o gruppi musicali, o sotto pseudonimo. Per Adam Driver sarà il primo musical, se non contiamo la scena in cui canta "Tu si' 'na cosa grande" in Hungry Hearts (2014).

giovedì 10 maggio 2018

Cannes 2018 - giorno 2

Fuori dal festival cinque attrici, Jessica Chastain, Marion Cotillard, Penelope Cruz, Lupita Nyong'o e Fan Bingbing, portano un po' di Hollywood e di glamour, presentando il progetto di uno spy movie tutto al femminile intitolato 355.
Nel festival invece, dopo il Concorso, prende il via anche la sezione Un Certain Regard con il film keniano Rafiki.

L'opera prima della regista keniota Wanuri Kahiu è un film che racconta la storia d'amore tra due ragazze a Nairobi, un'attrazione che scoppia all'improvviso e mette in pericolo le due fino quasi a subire un linciaggio.

Un film con una tematica, quella dell'omosessualità, tabù in Kenya e infatti il film è stato censurato e addirittura proibito nel paese. Rafiki però ha avuto la soddisfazione di arrivare fino al Festival di Cannes, occasione di cui la regista si è detta molto felice. "E' un onore immenso essere a Cannes, un’occasione importante per gli interpreti, la troupe e il cinema kenyota", ha dichiarato la Kahiu, che ha poi spiegato l'origine della parola "rafiki": "Rafiki significa "amico" in Swahili. Spesso in Kenya quando le gente dello stesso sesso ha una storia, o vuole presentare un fidanzato, un amante, usa proprio il termine rafiki".

Una storia che affronta un tema molto delicato nei paesi africani, la regista ha dovuto convincere una delle due attrici ad accettare il ruolo. "So che non è semplice in Kenya recitare una parte del genere, ma Sam [Samantha Mugatsia] non ha rinunciato e ha abbracciato il progetto, contribuendo a costruire Kena e a farla vivere", ha raccontato la regista, "Sheila [Sheila Munyiva] invece è arrivata al provino piena di gioia di vivere. Era affascinante, curiosa, il suo aspetto era perfettamente complementare a quello di Samantha. All'inizio era perplessa per il ruolo, ma alcune persone vicine, sensibili all'argomento, le hanno fatto capire l’importanza della parte, così ha accettato".

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Presentato invece in Concorso il film Leto (Summer), del regista russo Kirill Serebrennikov, uno dei due registi impossibilitati a presenziare al festival perché in stato di arresto nel proprio paese.

Ambientato a Leningrado negli anni '80, nell'ambiente rock, 'Leto' racconta l'incontro tra un giovane musicista, Viktor Tsoï, e il suo idolo MIke, e anche con sua bellissima moglie. Un incontro che cambierà la vita del ragazzo.

Un film, come dichiarato dal produttore, il regista "ha finito di editare a casa, a febbraio. La presenza a Cannes è dunque cruciale, anche per questa situazione e per la Storia. Sentiamo il supporto del giornalismo, molto, è un forte tema di discussione in questo momento, soprattutto nel nostro Paese. Il film non ha avuto sostegni statali, ma è un film storico che però Kirill riesce a far parlare del presente".

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Al festival è arrivano anche il regista di Black Panther Ryan Coogler, protagonista di una masterclass con il pubblico. Stasera il film della Marvel sarà proiettato sulla spiaggia di Cannes.

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Primo film italiano al festival, nella sezione Quinzaine des Réalisateurs è stato presentato La strada dei Samouni, di Stefano Savona. Un docu-fiction realizzato sia in immagini che in animazione, firmata da Simone Massi, che racconta la vita alla periferia di Gaza e il massacro di ventinove civili durante l'operazione Piombo Fuso dell'esercito israeliano nel 2009.

mercoledì 17 maggio 2017

Festival di Cannes 2017 - giorno 1

Apre i battenti la 70a edizione del Festival di Cannes, come sempre con la presentazione della giuria e con il film d'apertura, che quest'anno è il francese Les Fantomes d’Ismael.

Diretto da Arnaud Desplechin, il film d'apertura del festival vede protagonisti un trio davvero d'eccezione: Charlotte Gainsbourg, Mathieu Amalric, e Marion Cotillard. Il film racconta un triangolo amoroso tra lui, lei, e il fantasma dell'ex.

Il protagonista, Ismael (Amalric), è un regista al lavoro sul suo prossimo film ispirato alla vita del fratello Ivan, impegnato nella scrittura  ha deciso di ritirarsi nella sua casa al mare con la compagna (Gainsbourg). All'improvviso Ismael vede la propria vita andare totalmente fuori controllo quando si presenta a casa la sua ex moglie Carlotta (Cotillard), scomparsa da più di venti anni e creduta morta.

Freddina l'accoglienza riservata al film dalla sala stampa, anche se le prime recensioni sono in generale abbastanza positive.
Un inizio forse poco glamour, molto francese e più autoriale, ma che sicuramente ha fatto felice il regista, molto più rilassato a portare il proprio film Fuori Concorso. "Quando ho saputo che il nostro film avrebbe aperto Cannes ho provato una grande emozione", ha detto Desplechin durante la conferenza stampa, "inaugurare il festival è un onore e non essere in Concorso mi mette in una posizione più protetta. Mi sento meno sotto pressione che se fossi stato in Concorso dove la stampa, soprattutto francese, qualche volta ci dà giù duro".

Amore e mistero ne Les Fantomes d’Ismael, e gli eventi che all'improvviso ti sconvolgono la vita. "Tutto il film si può riassumente in una battuta detta da Charlotte quando dice "la vita mi è capitata". La vita è questo", ha dichiarato il regista, "succede, si presenta inaspettata ai suoi protagonisti. L’amore arriva all'improvviso e poi ricapita ancora e ancora".
Al centro del film anche lo scontro tra due donne, la compagna e la misteriosa ex, interpretate da due attrici molto diverse ma entrambe bravissime come Charlotte Gainsbourg e Marion Cotillard, che non si sono risparmiate nei complimenti l'una verso l'altra. "Ci siamo incontrate per la prima volta la sera prima delle riprese, in un ristorante", ha raccontato Charlotte Gainsbourg, "in qualche modo il rapporto tra le due donne del film ci ha contagiato, era tale il desiderio di lavorare insieme che poi sul set è stato tutto naturale". "Charlotte è una delle persone che mi hanno fatto venire voglia di fare questo mestiere", ha ribattuto Marion Cotillard, "credo che tutte le attrici della mia generazione siano state influenzate da lei". Poi sul suo personaggio la Cotillard ha dichiarato: "Carlotta incarna il mistero ma lei non si vede misteriosa. In realtà lei risponde direttamente ad ogni domanda che le si pone, spiega quello che le è successo anche interiormente in tutto questo tempo. Parlando di sé potrebbe in qualche modo distruggere il mistero, ma questo non avviene".
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Conferenza stampa di presentazione anche per la giuria, che quest'anno vede un grande presidente come Pedro Almodovar. La giuria è formata da quattro donne e quattro uomini: Jessica Chastain, Gabriel Yared, Park Chan Wook, Maren Ade, Fang Bingbing, Agnès Jaoui, Paolo Sorrentino, e Will Smith.

Una giuria varia che durante la conferenza stampa ha mostrato già le sue diverse anime quando è stato affrontato il tema Netflix, che quest'anno ha due film in Concorso: The Meyerowitz Stories di Noah Baumbach e Okja di Bong Joon-Ho. Il festival infatti ha deciso che dalla prossima edizione non saranno scelti film che non verranno poi distribuiti nelle sale francesi, questo significa che dal prossimo anno Netflix non avrà più la possibilità di presentare i film a Cannes.

Si è aperto un dibattuto nella giuria che ha visto un Pedro Almodovar vs Will Smith.
"Sarebbe un paradosso una Palma d'oro ad un film non destinato alla sala", ha dichiarato il pluripremiato regista spagnolo, "Le piattaforme digitali in sé sono principio giusto e positivo ma questo non dovrebbe sostituire la sala cinematografica e non dovrebbe alterare le abitudini degli spettatori. Per me la soluzione è semplice: le nuove piattaforme devono accettare le regole del gioco, è l’unica strada per sopravvivere. Credo fermamente che almeno la prima volta che qualcuno vede un film sia necessario che lo schermo sul quale lo vede non sia più piccolo della propria sedia. Sono convinto che noi spettatori dobbiamo essere più piccoli per entrare nell'immagine e nella storia".
Di tutt'altra veduta Will Smith: "Io ho tre figli di 24, 18 e 16 anni. Vanno al cinema due volte la settimana e scaricano i film da Netflix. Non so cosa accade nelle altre case ma nella mia l'arrivo di Netflix non ha avuto nessun effetto. Sono due tipi di fruizione diverse, quando vogliono sentirsi umili di fronte a certe immagini vanno al cinema, altre volte le vedono sul piccolo schermo. Netiflix, a casa mia non ha fatto altro che ingrandire l'offerta, ha permesso loro di vedere film che altrimenti non avrebbero mai visto, e metterli in contatto con questo mondo underground di storie a 8000 chilometri da loro".
Gli altri giurati non si sono particolarmente sbilanciati sulla questione che comunque resta aperta, come ha dichiarato l'attrice/regista francese Agnes Jaoui: "Il mondo va avanti e non si può fare nulla contro la tecnologia. Certo abbiamo dei diritti ma anche dei doveri, dobbiamo rivedere la cronologia con cui i film vanno in sala e poi in televisione. Va trovata una soluzione".

A parte questo piccolo momento "polemico" (ma meno di quanto possa sembrare), grande felicità da parte di tutti i giurati, con un Will Smith come sempre molto allegro e sorridente, felicissimo di essere un giurato a Cannes: "Sono cresciuto a West Philadelphia, porterò il mio occhio da afroamericano, guardando 2-3 film al giorno. Una parte del motivo per cui siamo qui consiste nel portare la nostra prospettiva personale. Si tratta anche del motivo per cui si mettono insieme tante persone così diverse, per creare delle collisioni artistiche".
Felice anche Jessica Chastain, che è stata spesso al festival da attrice o ospite, e quest'anno è per la prima volta giurata, pronta ad immergersi tra i film. "Amo il fashion, ma i film li adoro anche di più. E qui mi soffermerò molto di più sul secondo aspetto", ha detto l'attrice.
Mente aperta per il regista coreano Park Chan-Wook, che ha dichiarato di essere al festival "senza idee preconcette, non penso a chi è il regista o a quali film ha fatto prima. Mi piacerebbe molto provare l’esperienza di un’illuminazione che ti colpisce". Paolo Sorrentino invece è alla ricerca di qualcosa di nuovo, o almeno così spera: "di trovare il cinema del futuro, perché in quel caso si tratterebbe di una scoperta incredibile e incommensurabile".

giovedì 5 gennaio 2017

Assassin's Creed - la recensione

Dopo anni di fallimentari (o quasi) film tratti dal mondo dei videogame ecco arrivare un lungometraggio che in qualche modo cerca di spezzare la "maledizione" del sopracitato filone filmico. Assassin's Creed non è un adattamento fedele ispirato ad un titolo del celebre franchise videoludico, è semplicemente un'estensione di quest'ultimo. La 20th Century Fox e la Ubisoft hanno fatto la scelta più giusta in tal senso, in quanto un'ispirazione troppo marcata ad uno dei numerosi titoli avrebbe comportato un rischio maggiore e francamente inutile.

Il film, come già accennato, è incastrato in un universo che più o meno tutti ormai conosciamo, e per questo si prende il lusso di dare per assodato piccole questioni. Che siate appassionati della saga videoludica o semplici spettatori, gran parte del pubblico conosce Assassin's Creed e ciò che rappresenta ed anche per questo il film parte subito in quarta evitando il ridondante scoglio del "film di origini" che a questo punto non sarebbe servito a nulla e anzi, avrebbe di certo banalizzato tutto il progetto.

Ci troviamo al fianco di Callum Lynch (Michael Fassbender), un condannato a morte (per un apparente omicidio) che viene preso in custodia (non esattamente volontaria) dell'Abstergo, una multinazionale tecnologica fondata dall'Ordine dei Templari che sfrutta la memoria genetica degli individui per far rivivere ad alcune "cavie selezionate" i ricordi di un antenato. In questo caso Callum risulta estremamente prezioso per i Templari in quanto discendente di un membro della fratellanza degli Assassini,  l'ultimo ad aver avuto un contatto diretto con un Frutto dell'Eden, ovvero un artefatto mistico in grado di controllare la volontà delle persone. Attraverso l'Animus, una macchina tecnologicamente avanzata in grado di catapultare un individuo nella memoria genetica di un suo avo, l'Abstergo tenterà in ogni modo di scoprire l'esatta ubicazione della Mela dell'Eden attraverso Aguilar, l'antenato Assassino di Callum.

L'origine del tutto non è il centro permanente del film, tuttavia, con sapienti espedienti, cerca di porre delle basi comprensibili da tutti. Come?! Ambientando gran parte delle vicende nel presente, esattamente il contrario di ciò che accadeva nel videogame. Certo, l'azione dura e pura è quasi del tutto relegata ad Aguilar, ma è il presente il contesto in cui il regista Justin Kurzel ha deciso di calcare la mano. Nulla è lasciato al caso, e seppur con una partenza vagamente distaccata, fredda e un po' troppo frenetica (nel montaggio soprattutto), il lungometraggio spicca lentamente il volo, lo stesso volo dell'aquila che molto spesso Kurzel non manca di mostrarci con acrobatiche panoramiche aeree. Sempre in tema di acrobazie non possiamo non dare merito alle spettacolari coreografie che da sempre caratterizzano il mondo creato dalla Ubisoft.

Una fotografia polverosa (a volte troppo), una colonna sonora gestita con criterio ed alcuni ammiccamenti indirizzati principalmente ai fan duri e puri condiscono alla perfezione un progetto onesto e senza pretese. Almeno, a differenza di altri progetti simili, qui si intuisce un grande rispetto per la materia da cui prende origine.


giovedì 15 dicembre 2016

È solo la fine del mondo - la recensione

Louis (Gaspard Ulliel), artista e scrittore, torna dalla famiglia che aveva abbandonato dodici anni prima per comunicare la notizia della sua malattia terminale.
Ogni membro della famiglia lo accoglie in maniera diversa: nel fratello maggiore, Antoine (Vincent Cassel), si riaccende una gelosia mai sopita, e anzi aumentata dagli anni di lontananza, e la frustrazione per quel fratello perennemente al centro dell'attenzione; sua sorella Suzanne (Léa Seydoux) non lo conosce, ma lo accoglie a braccia aperte; la madre Martine ( Nathalie Baye) è totalmente impreparata al ritorno del figlio, ma è fiduciosa nella possibilità di recuperare un rapporto che, probabilmente, non è mai esistito; la cognata Catherine (Marion Cotillard), moglie di Antoine e donna talmente insicura da soffrire di balbuzie, non sa davvero come comportarsi con quello che per lei è a tutti gli effetti un estraneo.

Il film del regista canadese Xavier Dolan, presentato a Cannes, ha un impianto molto teatrale (e infatti è tratto dall'omonima piéce), l'azione si svolge quasi esclusivamente all'interno della casa di famiglia e i personaggi sono pochi, un ambienta chiuso al di là del setting vero e proprio, quasi soffocante, in cui le discussione sembrano ripetersi all'infinito, prive di qualsiasi scopo, senza mai risolversi davvero.
Dolan prende i canoni classici del melodramma, li usa in una certa misura (non mancano caldi tramonti e una colonna sonora di archi ad accompagnare le scene) e poi li stravolge, sorprendendo lo spettatore che si trova spiazzato dagli eventi e da un climax che raggiunge l'apice ma non risolve i conflitti, come ci si sarebbe potuti aspettare.
Non sappiamo perché Louis ha lasciato la famiglia tempo addietro, non ci viene mai svelato fino in fondo la storia dei personaggi, ma ne osserviamo uno spaccato di vita, li vediamo congelati in un momento di tensione in cui sono le loro azioni, più che le parole, a dire qualcosa su di loro.
La telecamera sembra inseguirli continuamente e Dolan dimostra qui, ancora più che nei suoi precedenti film, il suo talento di cineasta che non ha paura di uscire dagli schemi, che si disinteressa del pubblico. La storia è banale nella sua semplicità, ma è il modo in cui è raccontata, il modo in cui ogni cosa è diversa da come ci si aspetterebbe a essere davvero interessante. Dolan sovverte le leggi della narrazione e sta allo spettatore venire a patti con questa nuova realtà.

Diviene quindi fondamentale il cast, qui davvero in stato di grazia, perché il peso di una sceneggiatura e una regia tanto minimalista è sulle loro spalle.
Su tutti spicca l'interpretazione misurata e intensa di una straordinaria Marion Cotillard, personaggio che diviene quasi il filtro attraverso cui guardare ai sentimenti e risentimenti degli altri personaggi. Non interviene mai nelle discussioni, eppure è lei ad essere il punto di vista dello spettatore, e la Cotillard riesce a restituire le mille sfumature di una donna di cui, alla fine, non sappiamo nulla.

Melodramma dei più classici, ma allo stesso tempo cinema diverso e sperimentale, È Solo la Fine del Mondo dimostra la crescita ormai inesorabile del talento puro di Xavier Dolan, da vedere e rivedere per cogliere ogni più piccola sfumatura di uno spaccato di umanità.

giovedì 19 maggio 2016

Cannes 2016 - giorno 9

Presentato in Concorso uno dei film più attesi del festival, Fuori Concorso invece arriva una ventata di rock con Iggy Pop. Poi ancora Italia nella sezione Un Certain Regard.

Il giovane regista canadese Xavier Dolan torna in Concorso a Cannes con il film Just La Fin Du Monde, con cast stellare: Marion Cotillard, Lea Seydoux, Gaspard Ulliel, Nathalie Baye, e Vincent Cassel.

Il film, ispirato dall'opera teatrale di Jean-Luc Lagarce, racconta di uno scrittore malato terminale (Ulliel) che torna a casa dopo diversi anni per annunciare alla famiglia la sua imminente morte.

Al contrario di quanto successo con Mommy, con cui il regista ha vinto il premio della critica, questo nuovo film non è stato accolto da una ovazione di consensi ma ha diviso molto la critica. La reazione della stampa però non preoccupa assolutamente Xavier Dolan: "Ci sono opinioni diverse. Penso sia un film che si basa molto sul linguaggio, quindi ci può essere qualche problema di comunicazione. Si basa molto sugli sguardi, sui silenzi, e magari ci vuole un po' di tempo prima che la gente si abitui ad ascoltarlo e capirlo, oltre che a guardarlo. Comunque, non è un problema, tutti i film dividono la critica".

"La cosa bella del testo è il nervosismo dei personaggi, si esprimono in modo superficiale", ha dichiarato Dolan, "Il ruolo di Gaspard ad esempio è complesso, gli altri personaggi parlano tanto, lui invece fugge costantemente in un altro universo, in casa sua nessuno ascolta davvero nessuno. Sono personaggi umani ma sgradevoli, come la gente reale. Agli attori ho chiesto di esprimere tutte le imperfezioni degli esseri umani, di accettarle e di lavorarci". Un testo che ha conquistato subito Marion Cotillard. "E’ una storia sublime sulla brutalità che possono nascere nei rapporti in famiglia e la difficoltà di esprimersi anche con persone più care. Non vedevo l’ora di andare alla ricerca di questo personaggio", ha detto l'attrice, entusiasta anche della collaborazione con il giovane regista, "Xavier lavora talmente vicino a noi che è come una tecnica di respirazione. E’ come se fossimo un solo corpo". "Xavier ti prende tra le braccia e ti accompagna", ha continuato Lea Seydoux, "ha un modo di lavorare molto preciso ed essendo lui stesso un attore la comunicazione è sempre molto fluida. Sono molto fiera di aver partecipato al film". Complimenti anche da parte di Vincent Cassel: "Inizialmente la scrittura era molto precisa, ma al momento di lavorare ci ha lasciati estremamente liberi, è stato un lavoro molto stimolante". Gaspard Ulliel ha inoltre raccontato l'approccio del regista sugli attori, che prende e sposta fisicamente gli attori sul set: "Interviene tantissimo, ed è spiazzante all'inizio. Vuole sapere anche perché respiri, misura le emozioni e i sentimenti. E' un chirurgo, mi sentivo visto attraverso un microscopio!". Complimenti che hanno fatto ridere Dolan, consapevole delle sue "manie" sul set ma anche felice per le parole dei suoi attori.

Xavier Dolan infine ha spiegato perché considera questo la sua opera migliore: "Secondo il mio modesto parere è la mia opera migliore, ma credo sia normale, visto che più vado avanti e più cerco di migliorarmi e mettere amore e passione in quello che faccio. Io cerco di raccontare una storia, preferisco questo film agli altri solo perché in questo non vedo difetti. Cerco di non ripetere errori passati, al massimo di farne altri".

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Arriva nella sezione Un Certain Regard il film noir Pericle Il Nero, di Stefano Mordini, con Riccardo Scamarcio protagonista e produttore della pellicola.

Scamarcio nel film è Pericle, detto il Nero, uno che di lavoro "fa il culo alla gente" per conto di un boss della camorra emigrato in Belgio. Durante una spedizione però Pericle commette un errore che lo condannerà a morte. Per sopravvivere dovrà scappare, ma fuggire dal suo ingombrante passato è quasi impossibile.

"Il nostro non è un film per tutti; una cosa che però talvolta è un valore. Ci sono tanti generi nel cinema ed è giusto così, ma lavori sperimentali come il nostro che si prendono dei rischi fanno veramente una grande fatica. Il pubblico ama film rassicuranti e consolatori e a noi non piacciono i film così. Io li faccio come attore ma poi credo anche che ogni tanto vada fatto qualcosa di controverso e scomodo", ha dichiarato Scamarcio riguardo l'incasso infelice del film all'uscita nelle sale italiane (nei cinema dal 12 maggio).

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Secondo lavoro per Jim Jarmusch in questo festival, si tratta di Gimme Danger, un documentario sugli Stooges. Ad accompagnare il regista c'era, ovviamente, Iggy Pop, che ha dato al festival una svolta molto rock.

"Il film è una specie di collage, spot tv, materiale industriale e vecchie notizie", ha dichiarato Jarmusch, "ma le memorie di Iggy sono il vero collante che regge tutto. Volevamo fare qualcosa che fosse vicino alla musica degli Stooges".
La parola è poi passata a Iggy Pop: "Io butto via tutto, ma fortunatamente conoscevo un po' di gente, fan, videoamatori, e spacciatori, che aveva ancora qualcosa da parte. E in effetti ci sono diverse scene in cui mi si vede alle prese con sostanze di dubbia provenienza. Oggi il mio solo vizio è il vino. Tutti dovrebbero lasciar perdere quella robaccia. [...] Ho visto ieri il documentario e sono rimasto colpito, soprattutto dagli spot tv. Diavolo, sono un prodotto di quei tempi. Nell'era digitale è davvero facile fare soldi. Quando ho iniziato con la band dividevamo i guadagni. Non sapevamo cosa significasse ‘pubblicare’. Oggi premi un tasto e diventi ricco!".

Il film è stato presentato Fuori Concorso nelle proiezioni di mezzanotte.

domenica 15 maggio 2016

Cannes 2016 - giorno 5

Nel bel mezzo del Concorso irrompono i "nice guys" di Shane Black.

Presentato oggi Fuori Concorso il film The Nice Guys, con Russell Crowe e Ryan Gosling irresistibile coppia protagonista.

Ambientato nella Hollywood degli anni '70, i due attori interpretano un investigatore privato un po' impacciato (Gosling), e un detective duro dai modi spicci (Crowe). Quando i casi a cui stanno lavorando andranno ad intrecciarsi, i due dovranno unire le forze per portare alla luce una cospirazione che coinvolge anche le alte sfere del potere.

Un po' action, un po' noir, un po' commedia, insomma The Nice Guys è buddy movie divertente in pieno stile Shane Black, che ha conquistato la platea, e che ha potuto contare anche su due protagonisti molto affiatati. Anche la conferenza stampa è stata molto divertente, con Russell Crowe e Ryan Gosling che si sussurravano all'orecchio e si rimpallavano battute e commenti.

Una coppia che funziona alla grande e i due attori hanno accolto con piacere il paragone con una coppia che ha fatto storia nel cinema italiano, Bud Spencer e Terence Hill. "Now you're talking! Ora ragioniamo, questo è un grande complimento, grazie davvero", ha risposto Russell Crowe.
Grandi elogi al regista da parte dei due attori. "Sono cresciuto con le storie di Shane Black, come 'Arma Letale', sono particolarmente felice di aver lavorato in un suo film. I personaggi sono scritti benissimo, con tutte le loro imperfezioni", ha dichiarato Ryan Gosling, "è grazie al lavoro di Shane se l’alchimia fra i nostri personaggi funziona". "La cosa migliore di Shane come regista è che lui ha l’abilità, che non hanno in molti, di fidarsi dei suoi attori", ha continuato Russell Crowe, "si fida delle nostre proposte, del fatto che noi attori possiamo capire lo spirito della sua sceneggiatura ed esplorare un po'".
Come si sono preparati per i loro ruoli? "Io mi sono esclusivamente basato sull'ottima sceneggiatura e fidato dei consigli di Shane", ha risposto Gosling, "Insieme a un gigante come Russell è comunque difficile sbagliare". "Nessuna preparazione, nessuna ricerca, solo l’ascolto della musica degli anni ‘70", ha invece risposto Crowe, che poi ha aggiunto di non avere "nessuna fottuta idea di come funzioni il metodo Stanislavsky. Io uso solo il metodo Russell Crowe, da quando ho 16 anni. Non è così complicato... se vuoi fare l’attore, cavatela da solo! Mi piace quello che diceva Laurence Olivier: presentati in tempo, impara le battute, e non inciampare nei mobili". E se lo dice Russell, ci crediamo.

Il film sarà nelle sale dal 1 giugno.

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Presentato in Concorso il nuovo film della regista britannica Andrea Arnold, American Honey, che vede nel cast Shia LaBeouf, Riley Keough, e l'esordiente Sasha Lane.

Il film racconta di un gruppo di ragazzi che girano gli USA con un van, tra droghe e alcol, e cercano di tirare avanti vendendo riviste porta a porta. In particolare il film si concentra su una ragazza di 18 anni, Star, orfana, la madre morta di overdose, che si unisce al gruppetto dopo aver incontrato Jack (LaBeouf). I due insieme fanno scintille ma la ragazza dovrà vedersela con la manager del gruppo, che punisce, anche con punizioni fisiche, chi non riesce a raccogliere abbastanza soldi dalle vendite.

Il film è ispirato all'articolo "Porta a porta, lunghi viaggi e magre ricompense" apparso sul New York Times nel 2007, dopo averlo letto la regista si è interessata a questi ragazzi dalla vita borderline: "Sono andata a sedermi sulla spiaggia e guardavo le migliaia di adolescenti che passavano. Ho praticamente fatto una parte del casting nel parcheggio di un Walmart", ha dichiarato la regista, che proprio lì ha trovato la sua protagonista, Sasha Lane.
Essenziale per il film è la musica, spesso cantata dagli stessi attori, quasi come un karaoke: "La musica è la poesia quotidiana della vita di questi ragazzi", ha spiegato la regista.

Il film non ha convinto del tutto la critica.

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Altro film presentato in Concorso, Mal de pierres di Nicole Garcia, un melodramma con Marion Cotillard e Louis Garrel tratto da un romanzo di Milena Agus, e che ricorda un po' la storia di Madame Bovary.

Al centro del film, ambientato negli anni '50, Gabrielle (Cotillard), donna insoddisfatta dalla propria vita e incastrata in un matrimonio infelice. Ricoverata in una clinica, inizierà un rapporto clandestino con un altro paziente (Garel), una storia che però la porterà quasi alla follia.

La regista del film ha voluto fortemente Marion Cotillard come protagonista, l'attrice però non ha accettato subito, e non solo per una questione di agenda piena: "Avevo molti impegni ma volevo dedicarmi bene al progetto, è un adattamento abbastanza complesso. Avevo bisogno di tempo", ha raccontato l'attrice, "Non avevo letto il libro, ho cominciato direttamente con la sceneggiatura, ma non ero molto convinta. Ci sono molte scene esplicite, poi Gabrielle soffre tantissimo nel film, e io che tendo a somatizzare moltissimo ero scettica sull'accettare o no. Poi però mi sono innamorata della storia, e anche se mi sono presa un anno di riposo Nicole mi ha aspettato".
"Gabrielle è una donna che si trova nella condizione di dover rispettare il suo desiderio e la sua passione, anche se la porta ai limiti dell’oblio. E’ un’esasperazione della grandezza dell’amore e anche di un certo istinto animalesco", ha continuato la Cotillard, "Quando si inizia a lavorare a un film è come essere innamorati. Non vorresti pensarci ma ci pensi comunque tutto il giorno. Non ho un vero e proprio metodo di preparazione, ogni film e ogni regista sono una storia a sé. Ci si informa, ci si chiede anche del passato dei personaggi. Tutte le informazioni sono utili a raggiungere il cuore della storia".

Accoglienza piuttosto fredda per il film da parte della stampa.

mercoledì 6 gennaio 2016

Macbeth - la recensione

Macbeth è un valoroso guerriero al servizio del Re scozzese Duncan. Dopo una grande vittoria, tre misteriose donne lo salutano come futuro Re e gli predicono il suo destino, fatto di gloria e onori.
Spinto dalla malevolenza di sua moglie e dal desiderio di anticipare gli eventi, Macbeth sprofonda sempre più in una spirale di follia e violenza, in un dramma che ancora oggi, dopo quattrocento anni, scava nei recessi più torbidi dell'animo umano.

Presentato allo scorso Festival di Cannes, questa trasposizione della tragedia shakespeariana ha diviso la critica tra chi l'ha osannata e chi, invece, aspramente criticata. Non sorprende, data la natura estremamente aulica che scaturisce dall'intera pellicola, molto distante da quello a cui le altre trasposizioni delle opere del Bardo ci hanno abituato. Una prerogativa delle sue tragedie, e delle sue opere in generale, infatti, è proprio quella di storia popolare, adatta a tutti, che portato il grande pubblico a interrogarsi su grandi temi umani. Kenneth Branagh, forse il più prolifico tra i traspositori shakespeariani del nostro cinema, lo sa benissimo ed è magistrale nel rendere Shakespeare fruibile al grande pubblico, mantenendo intatta la bellezza delle parole e delle atmosfere.

Justin Kurzel si discosta enormemente da quel concetto, prende Macbeth e la innalza a opera
principalmente visiva, usando le parole come didascalia alle sue immagini significative. L'uso del rallenty, le scenografie grandiose, la fotografia calda e dai forti contrasti cromatici, esprimono il travaglio interiore dei personaggi ancora più dei soliloqui, spesso appena sussurrati. Il tono freddo della brughiera si trasforma nel rosso più acceso, quasi soffocante, quando la violenza di Macbeth esplode in una scena dai richiami orientaleggianti, con una colonna sonora battente e coinvolgente, di grande impatto emotivo e visivo, bellissima.
In questo si inseriscono con naturalezza le grandissime interpretazioni di Michael Fassbender e Marion Cotillard, intensi e misurati, mai sopra le righe, riportano a una dimensione intima la grandezza di scenografie e colori, erotici e bellissimi nelle inquadrature che richiamano spesso dei dipinti. 
E quindi cosa dire, di questo Macbeth, osannato e criticato? Non un film per tutti, ma un film per chi Shakespeare lo ama e conosce a fondo la sua opera, un film per chi ama immergersi nelle immagini e nelle sensazioni. Visivamente potente, emotivamente intenso, un film che sa come farsi amare, anche se da pochi.

domenica 24 maggio 2015

Festival di Cannes 2015 - giorno 11

Aspettando la premiazione di domani, il festival arriva alla sua conclusione con l'ultimo, importante, film in Concorso.

E infine arriva Shakespeare. Presentato in Concorso, Macbeth, adattamento cinematografico dell'omonima opera shakespeariana che vede nel cast due star, oltre che due grandi attori: Marion Cotillard e Michael Fassbender.

Diretto dall'australiano Justin Kurzel, il film è una trasposizione molto fedele, quasi letterale. Un film visivamente evocativo, molto curato nella scenografia e molto "carico", quasi fino all'esagerazione, tanti ralenti, primi piani molto stretti e insistiti e Fassbender nudo, che ormai non manca mai. Il film non ha convinto del tutto, alla fine della proiezione la platea si è divisa a metà tra applausi e fischi.

"La cosa più entusiasmante è che puoi scegliere mille modi per rifare Shakespeare, ci sono tante sfumature. E' stressante, ma anche assolutamente straordinario", ha dichiarato Michael Fassbender in conferenza stampa, "Per me è soprattutto una storia d’amore. L’ambizione e la violenza sono un tentativo di rimettersi in pari per una coppia che ha perso tutto e inizia anche a perdere la sua sanità mentale. Si tratta di una relazione che deraglia. Macbeth è fuori ruolo, molti pensano che possa essere un buon re, ma lui è solo un soldato, non un politico".
"Il personaggio di Lady Macbeth mi intimidiva", ha raccontato Marion Cotillard, "Temevo di non essere all'altezza di rendere a Shakespeare il giusto omaggio. Ho avuto problemi a lasciarmi andare perché per la prima volta interpreto un personaggio completamente lontano dalla luce, senza speranza, che perde ogni controllo". "Recitare Shakespeare nella sua lingua è una rara occasione per una francese", ha aggiunto la Cotillard. L'attrice premio Oscar ha infatti ammesso di aver avuto qualche difficoltà di lingua e l'accento, al contrario Fassbender ha potuto sfoggiare tutto il suo essere scozzese.
Grandi complimenti da parte di Michael Fassbender verso la sua collega. "Marion è stata straordinaria nell'aggiungere quel desolante senso di solitudine nel personaggio di Lady Macbeth. Lei è la migliore, porta grazia a tutto ciò che fa, ma al tempo stesso è molto umana", ha dichiarato l'attore.

Il film sarà distribuito anche in Italia.

martedì 20 maggio 2014

Festival di Cannes 2014 - giorno 6

Settimo giorno al Festival di Cannes 2014 e in Concorso vengono presentati due film che potrebbero rientrare fra i premi finali.

Tornano a Cannes i fratelli Dardenne e raccontano una storia di povertà e speranza. 'Deux Jours, Une Nuit', con una bravissima Marion Cotillard come protagonista nei panni di una operaia, Sandra, sul punto di essere licenziata da una fabbrica dopo aver avuto un periodo di depressione da cui si sta ancora riprendendo. Sandra deve cercare di convincere i suoi colleghi, messi all'angolo dal padrone, dal caporeparto dalla propria situazione o dalla famiglia, a rinunciare a un bonus di 1.000 euro che le permetterebbe di essere riassunta. Ha due giorni e una notte per convincerli, ad aiutarla solo il marito (Fabrizio Rongione).

Tema molto attuale che racconta la difficile situazione in cui si vive oggi, il film ha ricevuto ottime critiche e molti applausi dopo la proiezione stampa. "La crisi economica non favorisce certo la solidarietà, ma questa non è mai stata una cosa scontata, va sempre costruita", dice saggiamente Luc Dardenne nella conferenza stampa, "La solidarietà richiede un atto morale, una decisione. Dunque non credo che sia diminuita nei tempi attuali e il film mostra che esiste ancora, che Sandra, pur non avendo una coscienza politica o sindacale, ce la fa a costruirla". In un mondo in cui la gente pensa prima a sé stessa e poi agli altri la solidarietà è difficile. "Hanno tutti delle buone ragioni per dire di sì o di no", ha dichiarato Jean-Pierre Dardenne, "Hanno bisogno di quei soldi per pagare le bollette o l’affitto o le tasse universitarie dei figli". Ma nel finale non hanno rinunciato alla speranza. "Avevamo pensato varie soluzioni per il finale", continua Jean-Pierre, "alla fine abbiamo scelto di mostrare come la solidarietà dei colleghi e il sostegno del marito trasformano questa donna, all'inizio disperata e insicura".
Ottima la prova di Marion Cotillard, quasi senza trucco per tutto il film, che si è calata perfettamente nei panni dell'operaia Sandra. "Volevamo assolutamente fare un film con Marion. È un'icona", dice Luc Dardenne sull'attrice, "ma grazie al lavoro che facciamo, che è un lavoro molto concreto, molto fisico - camminare, cadere e rialzarsi, rispondere al telefono - è diventata Sandra, operaia, madre di due bambini, insicura e fragile. E ha trovato la giusta distanza anche nel rapporto col marito". "Amo recitare nel ruolo di esseri umani che si battono per la propria vita e che scoprono delle cose nuove in questo percorso", confessa Marion Cotillard, "le persone che riescono a sopravvivere e venir fuori da situazioni complicate mi commuovono profondamente. Amo scavare nel ruolo e capire come funziona la persona che andrò a interpretare, cos'ha dentro, e da lì passo poi all'esteriorità. Il lato fisico di solito segue quello che succede dentro al personaggio, quindi cerco sempre di andare più in profondità che posso". Un ruolo che potrebbe farle vincere la Palma come migliore attrice, e all'attrice l'idea non dispiace affatto. "Non penso mai ai premi quando scelgo i film. Forse il fatto di non pensarci è solo una forma di protezione personale, ma è così che funziono, non mi preoccupo, ma naturalmente ogni riconoscimento è molto apprezzato, anche perché in caso di premi, come l’Oscar per 'La Vie en Rose', apre la strada a tanti altri progetti interessati", ha detto onestamente la Cotillard.

Altro film in Concorso, altro film che potrebbe avere chance per i premi finali. Quarta volta a Cannes per la regista giapponese Naomi Kawase che presenta il suo film 'Futatsume No Mado' ('Still the Water').

Vita, morte, natura, religione, spiritualità, la famiglia, nel film sono presenti tutti i temi cari alla regista che ha ambientato il film sull'isola di Amami, un luogo a cui è legata per motivi familiari. "La mia bisnonna era una sciamana", ha raccontato la regista durante la conferenza stampa, "Tutti noi, fin da quando nasciamo, sappiamo che moriremo e la morte è un legame tra questa vita e il mondo che ci attende. Se dimentichiamo che esiste questo legame ci sentiamo insoddisfatti e spaventati. Mentre gli abitanti dell'isola di Amami non hanno un atteggiamento negativo verso la morte, al contrario pensano che chi muore torni al villaggio natale". Il film è stato molto applaudito, ha ricevuto grandi consensi, e fra i tanti premi vinti dalla regista, la Palma ancora le manca. "E' una frase ad effetto usata dai media giapponesi... Credo che 'Still the Water' sia un'opera importante per me, ma la cosa più importante è che arrivi al pubblico in tutto il mondo e Cannes è un ottimo punto di partenza per questo", ha detto la Kawase.


Nella sezione Un Certain Regard, è stato presentato il primo film da regista di Ryan Golsing, 'Lost River'. Nel cast Christina Hendricks, Matt Smith, Reda Kateb, Ian De Caestecker, Eva Mendes e Saoirse Ronan (queste ultime assenti al festival).

Una storia molto dark, che a volte somiglia a una favola. Il film racconta di una madre single, Billy, che vive con il figlio diciottenne, Bones, nel villaggio di Lost River. Avendo bisogno di soldi, Billy accetta un lavoro in un night club dove le ragazze si esibiscono in danze macabre e raccapriccianti. Quando Bones scopre un passaggio segreto che conduce a una misteriosa città subacqua, madre e figlio dovranno lottare per sopravvivere.

Un progetto molto ambizioso, accolto da pochi applausi e da qualche mugugno. Per la sua prima regia, Ryan Golsing ha attinto dai registi con cui ha collaborato, in particolare dal suo amico Nicolas Winding Refn (che a Cannes è presente in Giuria), ma nel film si possono trovare anche delle influenze di David Lynch, nelle atmosfere surreali e inquietanti. Influenze dichiarate dallo stesso Gosling, che ha ammesso di aver preso spunto dai suoi maestri. "Ho imparato molto da loro, però ho anche capito che non è uno stile che puoi adottare quando ti pare", ha detto l'attore, "Malick, o Refn, hanno una visione forte e un punto di vista radicale. Hanno un filtro attraverso cui passa qualsiasi cosa e che è unico per ciascuno di loro. Ho provato ad omaggiarli, visto che li ammiro, ma non ad imitarli".

lunedì 24 giugno 2013

The Dark Knight Trilogy ULTIMATE COLLECTOR'S EDITION in arrivo?

Dopo le deludenti edizioni home video "Trilogy" uscite dopo l'ultimo capitolo della saga di Christopher Nolan su l'uomo pipistrello, ecco arrivare, poche ma interessanti informazioni, su una nuova, e a quanto pare definitiva, Ultimate Collector's Edition de "Il Cavaliere Oscuro"!


Non ci sono ancora comunicati ufficiali, ma Amazon.fr ha pubblicato in questi giorni due interessanti concept riguardante il packaging del cofanetto e i contenuti di esso.
Infatti al suo interno saranno presenti 9 dischi e molti oggetti:

Batman Begins (2 Blu ray + 1 Dvd)
Il Cavaliere Oscuro (2 Blu Ray + 1 Dvd)
Il Cavaliere Oscuro il Ritorno (2 Blu Ray + 1 Dvd)
Tre poster inediti e tre modellini dei veicoli di Batman (Tumbler, Batpod e The Bat)
e due interessanti libri che raccontano la lavorazione dei film.




Tre Blu Ray e i tre Dvd conterranno quasi sicuramente i film in edizione già uscita in precedenza, i tre Blu Ray di extra sono ancora un mistero, o anche loro potrebbero essere i soliti vecchi extra già usciti. I più attenti avranno notato la presenza di Batman Begins in versione 2 Blu ray, effettivamente mai uscito in italia (solo disco singolo Blu Ray), ma stiamo parlando dell'edizione francese, non sappiamo se sarà presente il doppio disco anche in una nostra possibile edizione.  


Sarà davvero la volta buona per concludere la collezione in bellezza? Speriamo, intanto l'uscita è fissata per il 2 ottobre e il prezzo del cofanetto dovrebbe aggirarsi intorno ai 90 Euro. Non ci resta cha aspettare notizie ufficiali sperando in un eventuale versione italiana. Vi terremo aggiornati! 

Mat

Fonte: Amazon

venerdì 24 maggio 2013

Festival di Cannes 2013 - giorno 10

Il Festival si avvicina alla conclusione, e oggi è il giorno di uno dei titoli più attesi del Concorso.

Presentato 'The Immigrant', nuovo film di James Gray, per il regista è la quarta partecipazione in concorso al Festival di Cannes. Nel cast del film Marion Cotillard, Joaquin Phoenix (assente) e Jeremy Renner.

Ambientato all'inizio degli anni '20, è la storia di Ewa, immigrata polacca sbarcata in America insieme alla sorella. Le due vengono separate a Ellis Island. Disperata, sola e senza soldi, Ewa si fa aiutare da Bruno che la costringerà a prostituirsi. Subito però incontra il cugino di Bruno, Orlando, mago di professione, che la aiuterà a scapparsi e a salvarsi.

"Ho scelto di raccontare questa storia per dare il mio sguardo sull'immigrazione, fenomeno al quale sono assolutamente favorevole", ha detto in conferenza stampa il regista James Gray, "perché aggiunge ricchezza e profondità alla cultura di una nazione. All'inizio gli immigrati sono sempre mal visti: è successo con gli italiani, con gli ebrei. Si diceva che fossero stupidi, svogliati e naturalmente portati ad azioni criminali. Alla fine si sono integrati. I pregiudizi si ripetono. Ma la storia dimostra il contrario". Il film è stato girato in gran parte a Ellis Island, non senza difficoltà. "Era il principale punto di ingresso degli immigranti in quegli anni", racconta James Gray, "E abbiamo avuto non poche difficoltà, perché è un posto aperto ai turisti 365 giorni l'anno. Abbiamo girato soprattutto di notte, usando poi artifici per schiarire l'illuminazione. E comunque a livello scenografico la sfida è stata quella di riportare il tutto a quegli anni, basandoci solo su materiale fotografico". La ricostruzione storica è uno degli elementi che più hanno convinto del film, ma il vero punto di forza del film è il cast. Il regista, che ha già lavorato diverse volte con Joaquin Phoenix, ha raccontato come ha scelto gli attori: "Ammetto di non aver guardato i film di Marion prima di sceglierla ma non è necessario conoscere i film di un attore per sceglierlo. Le ho parlato, ho trovato che avesse delle espressioni speciali sul viso, ho capito che era sensibile e intelligente. Penso che abbia un viso da cinema muto come Lylian Gish o Louise Brooks, la voce rivela già molta emozione, in più ha molta forza Questo mi è bastato. I film li ho visti dopo. Al contrario, conoscevo il lavoro di Jeremy Renner, è stata Kathryn Bigelow a mostrarmi quanto fosse bravo".
Per Marion Cotillard la sfida è stata soprattutto linguistica. "Avevo 20 pagine in polacco, è stata la mia sfida più grande", ha detto l'attrice, "Il linguaggio è importante nella costruzione dei personaggi ognuno ha la propria voce e il suo modo di parlare. Il polacco ha poche parole simili all'inglese o al francese. Il problema è che dovevo parlare in polacco senza accento, e non avevo alcun riferimento per capire se stavo facendo bene o no. Per fortuna avevo un eccellente insegnante. Ho capito che lingua e cultura si compenetrano e si arricchiscono a vicenda. Per imparare bene una lingua devi calarti nella cultura del paese".

Il film è piaciuto abbastanza, ha ricevuto applausi a fine proiezione, in particolare ha convinto l'interpretazione di Marion Cotillard, definita vero e proprio motore del film.

Presentato anche 'Michael Kohlhaas' di Arnaud des Pallières, che vede protagonista l'attore danese Mads Mikkelsen, vincitore a Cannes lo scorso anno come miglior attore.

La storia, ambientata nella prima metà del XVI secolo, racconta la storia di Michael Kohlhaas, un mercante di cavalli vissuto a Cévennes che dopo essere stato privato di tutti i suoi beni, organizza una missione per vendicarsi e riprendersi i suoi averi.

"Quello che veramente mi ha impressionato di questa storia", ha detto il regista in conferenza stampa, "è il fatto che Kohlhaas sia un uomo che si guadagna per il suo coraggio e la sua determinazione la possibilità di prendere il potere ma poi ci rinuncia per dirittura morale. E' ai miei occhi una delle più belle storie politiche che si possano raccontare". Punto di forza del film, senza dubbio, la presenza carismatica di Mads Mikkelsen, che del suo personaggio ha detto: "Kohlhaas è un personaggio unico. Non è come voi e me. Lui chiede la cosa più semplice al mondo, la giustizia, l'eguaglianza dei diritti. Kohlhaas è un uomo i cui ideali sono più grandi di lui. Molto più grandi della sua stessa vita".

Il film, nonostante la buona prova di Mikkelsen, non ha entusiasmato più di tanto.



Frra

lunedì 20 maggio 2013

Festival di Cannes 2013 - giorno 6

Lunedì molto ricco al Festival di Cannes.

Presentato, per la sezione Un Certain Regard, 'As I Lay Dying', debutto alla regia di James Franco, film tratto da un romanzo di William Faulkner.

Ambientato agli inizi del '900, è la storia di una famiglia e del loro viaggio per seppellire la madre nella città di Jefferson, in Mississippi.

James Franco, regista, interprete e sceneggiatore del film, ha scelto una storia non semplice da portare sul grande schermo, per farlo ha cercato di adattarsi il più possibile al libro, che presenta 15 narratori diversi in 59 capitoli, e per farlo ha diviso lo schermo in due per dare un doppio punto di vista (split screen). Nella conferenza stampa Franco ha spiegato i motivi per cui ha scelto questo film: "Mentre morivo è uno dei primi romanzi che ho letto senza essere obbligato, al di fuori dalle letture scolastiche. Me lo aveva passato mio padre e mi ricordo di aver passato tutto il weekend a leggerlo, mentre tutti i miei amici facevano festa. Ho pensato che sarebbe stato un film davvero interessante per la sua struttura. Il modo in cui la storia è raccontata è molto complicato, mentre la struttura del romanzo è molto semplice".

Fuori Concorso è arrivato 'Blood Ties', diretto da Guillaume Canet e scritto da James Gray (che sarà in concorso con 'The Immigrant'). Grande cast con Clive Owen, Marion Cotillard, Mila Kunis, Billy Crudup, Zoe Saldana e James Caan.

Remake di un film francese del 2009, 'Les liens du sang' (di cui Canet era protagonista), racconta di un difficile rapporto fra due fratelli, un poliziotto (B.Crudup) e un ex galeotto (C.Owen). Il primo è ossessionato da una donna (Zoe Saldana) mentre il fratello ha una relazione con una ragazza molto più giovane di lui (Mila Kunis). Tutto procede normale finché i mondi opposti dei due fratelli non si incrociano.

Il film non ha avuto un grande successo di critica, molte le stroncature, per questo la conferenza stampa è stata molto leggera, nessuno ha sferrato il colpo contro il regista. Guillaume Canet ha raccontato le difficoltà per lui, francese, di girare negli Stati Uniti, un problema di lingua e di burocrazia. "La cosa più difficile era dover lavorare con un traduttore", ha detto il regista-attore, "Il vero problema sono i tecnici puri, gli operatori, che sono abituati a lavorare su tanti fronti diversi, come i Tv Show, stanno due-tre giorni sul set e poi vanno via, e ci sono anche le regole assurde sui figuranti. Solo l’assistente alla regia può parlare con il figurante, che è veramente assurdo quando stai girando una scena con Clive Owen e dei figuranti e puoi rivolgerti a lui, ma non a loro. E poi c’è questa montagna di autorizzazioni burocratiche che bisogna ottenere per girare da qualsiasi parte a New York ed è roba da diventare matti!". Clive Owen ha spiegato di aver accettato subito la proposta di Canet che gli era stato "raccomandato" da Alfonso Cuaron ai tempi de 'I Figli degli Uomini': "Di lui ti puoi fidare, è un bravo ragazzo e un bravo regista. Quindi, quando lui mi ha sottoposto il copione non ho potuto che accettare". Un po' tesa Marion Cotillard, attrice nel film e compagna di Guillaume Canet, che sul finire della conferenza si è rilassata dopo che un giornalista italiano gli ha fatto i complimenti per la sua pronuncia italiana nel film. "Sapesse che sollievo sentirmi fare questo complimento", ha detto la Cotillard che nel film pronuncia alcune battute in italiano, con tanto di parolacce, "Sono completamente incapace di parlare italiano, ma alla fine Guillaume mi ha convinto del fatto che dava maggiore caratterizzazione al personaggio e così mi sono data veramente da fare, ma è stato così stressante!".

Due film presentati in Concorso, nel primo anche un po' d'Italia. 'Un Chateau en Italie' di Valeria Bruni Tedeschi. Con Valeria Bruni Tedeschi, Xavier Beauvois, Louis Garrel e Filippo Timi.

Una ricca famiglia di industriali italiani si esilia in Francia mentre l'Italia vive gli anni di piombo. Riaffiorano le storie passate tra cui quella del fratello della protagonista, morto di Aids. Una storia non autobiografica ma fortemente ispirata alla famiglia vera di Valeria Bruni Tedeschi.

Presentato anche 'Wara no Tate' di Takashi Miike. Un action thriller movimentato che racconta di un miliardario che mette una taglia sulla testa dell'uomo che ha violentato e ucciso la sua nipotina. Per cercare protezione, l'assassino si presenta spontaneamente alla polizia e quattro poliziotti vengono incaricati di portarlo incolume fino a Tokyo. Il film si pone domande sul senso del dovere, con i poliziotti che si ritrovano a difendere una persona colpevole da chi vorrebbe giustizia. Qualche mugugno in sala dopo la proiezione stampa per un film che somiglia molto agli action thriller americani.


Frra


lunedì 6 maggio 2013

'The Immigrant': i tre protagonisti nelle prime foto ufficiali

E' sicuramente uno dei film più attesi del prossimo Festival di Cannes, soprattutto per i nomi dei protagonisti: Marion Cotillard, Joaquin Phoenix e Jeremy Renner. Stiamo parlando di 'The Immigrant' di James Gray ('Two Lovers', 'I Padroni della Notte').

Ecco la trama e quattro foto ufficiali del film.

"1920. In cerca di un nuovo inizio e del Sogno Americano, Ewa Cybulski (Marion Cotillard) e sua sorella Magda partono per nave dalla loro Polonia in direzione New York. Quando arrivano ad Ellis Island, i dottori scoprono che Magda è malata, e le due donne vengono separate. Ewa viene lasciata per le strade di Manhattan mentre la sorella viene messa in quarantena. Sola, senza un posto dove andare e disperata per riunirsi con Magda, la donna cade velocemente preda di Bruno (Joaquin Phoenix), un uomo affascinante ma perfido che la costringe ad entrare nel giro della prostituzione. Poi, un giorno, Ewa incontra il cugino di Bruno, il cortese Orlando (Jeremy Renner), che di professione fa il mago. L’uomo le fa perdere la testa e presto diventa l’unica occasione di Ewa per scappare dall’incubo in cui si ritrova."




Il film, prodotto dalla Weinstein Company, dovrebbe essere presentato a Cannes il 24 maggio.


Frra



giovedì 17 maggio 2012

Festival di Cannes - Giorno 2

Secondo giorno al Festival di Cannes, pezzo forte della giornata, sicuramente, il film in concorso 'De Rouille et d'Os' di Jacques Audiard (Il Profeta) col premio Oscar Marion Cotillard e Matthias Schoenaerts. Da molti dato per favorito se non per la palma più importante almeno per un premio (migliore attrice?), dopotutto si sa che i francesi a Cannes spesso "si premiano".
Film drammatico, la storia dolorosa, sensuale, fisica e carnale, fra un pugile che combatte in incontri clandestini per la strada, duro e incapace di esprimere le sue emozioni, con un figlio di 5 anni a carico e disponibile per facili incontri sessuali; e una addestratrice di orche del Parco acquatico di Antibes. I due si incontrano una sera in discoteca e poi si rincontrano dopo un gravissimo incidente che lascia lei senza gambe.
Il titolo, 'Ruggine e Ossa' in italiano, si riferisce al sapore del sangue in bocca. Jacques Audiard in conferenza stampa ha detto: "E' una storia di ricostruzione e di riconciliazione con la vita prima di tutto e poi anche con l'amore. All'inizio lei è una principessa arrogante e lui tutto concentrato sul proprio corpo. (...) Ho scelto Marion perché è molto femminile ma al tempo stesso sa diventare virile". Riguardo allo sforzo fisico Marion Cotillard, che a detta di molti offre una prova molto convincente oscurando il suo compagno di set, ha dichiarato di aver recitato "come se fossi senza gambe, in acqua nuotavo solo con le braccia e mi muovevo pensando di essere handicappata", cosa che ha colpito Schoenaerts, "quando si è presentata sul set, depressa, con l'aria suonata ho capito che era entrata già nella parte".
Il film è stato accolto con moderati applausi. La Bim distribuirà in Italia il film tra settembre e gennaio.

In concorso anche 'Dopo la Battaglia' del regista egiziano Yousry Nasrallah. Film sulla primavera araba e le proteste a piazza Tahrir al Cairo che hanno portato alla caduta di Mubarak. Il regista in conferenza stampa ha polemizzato col governo israeliano dicendo che il suo film non verrà distribuito in Israele per il modo in cui tratta i palestinesi nei territori occupati.

Presentato anche 'Roman Polanski: A Film Memoir', documentario dedicato alla vita del grande regista, dall'Olocausto al terribile omicidio della moglie Sharon Tate, l'accusa di violenza sessuale, l'Oscar e la carriera.
Apre anche la sezione della Quinzaine Des Realisateurs con il film "The We and The I" di Michel Gondry.

Domani sarà il giorno di Madagascar 3 e di Matteo Garrone col suo 'Reality'.


Frra

mercoledì 9 maggio 2012

Marion Cotillard parla di Batman, e mescola le carte

ATTENZIONE!!! POSSIBILI SPOILER SUL FILM


L'uscita di The Dark Knight Rises si avvicina sempre di più (per gli altri, noi poveri italiani dobbiamo aspettare ancora), le voci sulla storia si rincorrono da mesi ormai. Nolan come al solito ha dato poche informazioni sulla trama e i fan hanno cercato di capirla interpretando i personaggi presenti nel film. Sappiamo che sarà Bane a sfidare Batman, sappiamo che ci sarà Catwoman, quello che non è ancora chiaro è chi è Miranda Tate.
Le voci si sono rincorse sul web e fra una indiscrezione e l'altra tutti hanno subito pensato che Miranda Tate, interpretata da Marion Cotillard, in realtà non è altro che Talia Al Ghul, figlia di Ra's Al Ghul. Questa voce è sembrata rafforzarsi ulteriormente quando il buon Liam Neeson, Ra's Al Ghul in Batman Begins, si era fatto scappare che ha partecipato alle riprese del film.
Tutto torna ma a mischiare le carte (o a provarci almeno) arrivano delle dichiarazioni sibilline di Marion Cotillard che ridimensiona di molto il suo personaggio.

"L'attrice ha iniziato a girare TDKR nel giugno 2012, saltuariamente fino all'autunno in location come Los Angeles, New York e Pittsburgh. Sostiene che c'erano lunghi periodi in cui non era necessaria la sua presenza: "E' un ruolo molto molto molto piccolo." 

Comunque, la Cotillard non vuole dare dettagli sul film, la cui trama ha generato speculazioni sul web. Tutto quello che vuole confermare è che, al contrario di quello che credono i fan, non interpreta Talia, la vendicativa figlia di Ra's Al Ghul, e che interpreterà Miranda Tate, una donna d'affari dal credo ecologista che "è affascinata dalla Wayne Enterprises. Le industrie Wayne sono in difficoltà, e lei vuole dare una mano perché nel mondo si diffondano energie pulite. E' una brava ragazza". Ma rimane buona per tutto il film? "Sì," insiste."

E adesso le cose tornano un po' meno. Anche perché è ormai confermato che una bambina interpreterà Talia da piccola per alcuni falshback e durante le riprese del film diverse foto sono state pubblicate sul web in cui sia Marion Cotillard che la sua controfigura venivano coinvolte in scene d'azione, per non parlare di quelle ancora più spoilerose...
Nolan ci ha abituato a tutto, soprattutto al suo tacere totalmente sulla storia per mantenere il segreto. Però dopo queste dichiarazioni, e dopo il bacio fra Miranda Tate e Bruce Wayne visto nell'ultimo bellissimo trailer, qualche domanda sorge spontanea. Che siano solo tentativi di depistaggio?

Il mondo saprà tutto il 20 luglio, noi (se sapremo resistere alle tentazioni) il 29 agosto.


Frra