venerdì 24 dicembre 2021
domenica 31 ottobre 2021
The Last Duel - la recensione
Nella Francia feudale del 1386, il cavaliere Jean De Carrouges (Matt Damon) e lo scudiero Jacques Le Gris (Adam Driver) si sfidarono a un duello all'ultimo sangue a causa di una donna, Marguerite de Carrouges (Jodie Comer), moglie di De Carrouges che accusò Le Gris di stupro. Questo fu l'ultimo dei cosiddetti "Duelli di Dio" autorizzati dal Re di Francia, duelli in cui la colpevolezza e l'innocenza veniva decisa dalla volontà di Dio attraverso il duello all'ultimo sangue.
Ridley Scott prende questa vicenda storica e il romanzo che la racconta, The Last Duel scritto da Eric Jager, e ne fa una trasposizione perfettamente moderna per messa in scena e soprattutto per il modo in cui decide di mettere al centro della vicenda non tanto il duello che dà il titolo al film, quanto la violenza sulle donne, trattando il tutto con grandissima efficacia e senza retorica spicciola.
Come fece Kurosawa nel suo capolavoro Rashomon, la storia è raccontata dai tre punti di vista differenti dei tre protagonisti, ognuno dei quali con sfumature diverse sugli stessi eventi che riflettono le percezioni e i ricordi del soggetto. In una specie di gioco di specchi, in cui rivediamo la stessa scena dagli occhi prima del personaggio di De Carrouges e poi di Le Gris, arriviamo a chiederci quale sia effettivamente la verità, se Marguerite sia un angelo del focolare o una donna ammaliante, se De Carrouges sia un valoroso costantemente sottovalutato da tutti o un borioso e grezzo ignorante, se Le Gris sia un arrivista approfittatore o un brillante contabile con il gusto per la vita. È a questo punto che Scott però fa un salto ulteriore rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare e ci offre il terzo punto di vista, quello della vittima, di Marguerite, dicendoci che la verità esiste ed è una sola, quella della vittima, quella di chi la violenza l'ha subita e la cui voce sembra essere messa in secondo piano rispetto all'orgoglio e all'ego dei due uomini. Se per suo marito o per il suo assalitore lei non è altro che un oggetto, che sia esso l'oggetto da difendere per ripulire l'onore oltraggiato o l'oggetto del desiderio di un amore ossessivo e malato, quando guardiamo la vicenda dagli occhi di Marguerite vediamo finalmente una donna a tutto tondo, con le due fragilità, le sue forze, i pregi e i difetti, e soprattutto vediamo finalmente il suo trauma e come ciò che le è successo influisce sulla sua vita. La sua, non quella degli uomini che la circondano.
Dal punto di vista tecnico non si piìuò che lodare la ricostruzione storica, dai costumi agli scenari, fino alla splendida riproposizione delle scene di battaglia, con uno dei più bei duelli uno contro uno che si siano mai visti al cinema. Anche la colonna sonora è splendida e riesce a essere sempre perfetta nell'accompagnare sia le scene più epiche che quelle più intime, con quelle note che richiamano più volte le melodie medievali a farla da padrone.
Ma se il film è così riuscito, oltre alla bellezza di regia e fotografia, il merito va soprattutto al trio protagonista. Se Matt Damon dà il meglio di sè con questo volto rovinato e quasi impettito, e Adam Driver giganteggia letteralmente con in'interpretazione fascinosa e allo stesso tempo raccapricciante, è sicuramente Jodie Comer a brillare più di tutti, infondendo alla sua Marguerite un'umanità fragile e granitica allo stesso tempo.
Dal post meToo in poi sono stati tantissimi i film che hanno cercato di dire la loro sull'argomento, ma davvero pochi film hanno centrato il tema come questa ultima fatica di Ridley Scott, e quasi nessuno lo ha fatto con una tale efficacia narrativa.
giovedì 3 giugno 2021
Festival di Cannes 2021 - la selezione ufficiale!
mercoledì 11 dicembre 2019
Marriage Story - la recensione
Noah Baumbach fa un lavoro impeccabile, intrecciando finemente sceneggiatura e regia, raccontando con le parole ma soprattutto con le immagini e i lunghi silenzi che sembrano parlare ancora di più. Fin da subito la scena è costruita per evidenziare la distanza fra i due protagonisti, lontani tanto emotivamente quanto nello spazio, ai lati opposti di una stanza, o seduti separatamente in un vagone vuoto della metropolitana. Inoltre Baumbach insegue perennemente i suoi personaggi, pianta loro addosso la macchina da presa, scava nei loro volti con dei primi piani lunghi e intensi, quasi a voler penetrare all'interno della loro mente per scoprirne i pensieri. Questo è doppiamente interessante, dato che la sceneggiatura, fatta di dialoghi brillanti e cruente litigate, è uno dei punti più forti del film, ma è innegabile che le immagini siano quasi altrettanto importanti nell'introspezione. Diventa qui chiara, anche se non fosse stato lo stesso regista a dichiararlo, l'ispirazione dei film di un maestro come Ingmar Bergman e in particolare di Persona, film in cui i primi piani erano uno strumento attivo nel delineare i personaggi e il loro subconscio.In bilico fra commedia dolceamara alla Woody Allen, in cui la sfida fra New York e Los Angeles rispecchia due modi di vedere la vita diametralmente opposti, e dramma crudo sull'amore e le relazioni, Marriage Story riesce a essere allo stesso tempo sognante e terribilmente reale, divertente e tremendamente triste, nulla di troppo originale eppure praticamente perfetto.
giovedì 10 ottobre 2019
Marion Cotillard e Adam Driver protagonisti del musical Annette
Il film vedrà come protagonisti il premio Oscar Marion Cotillard e Adam Driver, nel ruolo di una cantante d'opera e un comico che s'incontrano e si innamorano nella Los Angeles dei nostri giorni. Alla morte prematura della donna però, l'uomo dovrà affrontare il dolore della perdita, il lutto, e accettare la sfida di crescere da solo la loro bambina, che fin da subito dimostra di avere doti molto speciali.
Nel cast ci sarà anche Simon Helberg (Big Bang Theory, Florence), nel ruolo di un direttore d'orchestra fuori dal comune. Tutti gli attori canteranno le loro parti originali. La sceneggiatura del film è stata scritta da Ron e Russell Mael, membri del gruppo Sparks, che si occuperanno anche delle canzoni del film.
Carax aveva già cercato di portare al cinema questa storia, nel 2017, film che avrebbe dovuto vedere Rooney Mara al fianco di Driver. A produrre il film sarà Amazon Studios.
Marion Cotillard ha già dimostrato, più di una volte, di saper cantare, nel musical Nine (2009), in uno spot Dior, e si è anche esibita dal vivo in alcune occasioni, ospite di cantanti o gruppi musicali, o sotto pseudonimo. Per Adam Driver sarà il primo musical, se non contiamo la scena in cui canta "Tu si' 'na cosa grande" in Hungry Hearts (2014).
giovedì 29 agosto 2019
Venezia 76 - Giorno 2: Marriage Story e Ad Astra in Concorso
Prodotto da Netflix, Marriage Story, diretto da Noah Baumbach, vede come assoluti protagonisti Scarlett Johansson e Adam Driver. Nel cast anche Laura Dern.
Il film è il racconto di una storia che finisce. Una coppia, Nicole e Charlie, un tempo molto affiatata e felice che scivola in un divorzio complicato a causa di un rapporto ormai logoro.
La fine di una storia, il divorzio, sono i temi centrali del film, come ribadito dal regista durante la conferenza stampa. "Quando una cosa non funziona più, è quello il momento in cui iniziamo a vederla davvero. Siamo lasciati fuori dalla porta e iniziamo a vedere la casa proprio da lì fuori", ha dichiarato Baumbach, che poi ha parlato di come ha sviluppato i dialoghi e la sceneggiatura del film, "Il film inizia quando loro sono già nella fase della separazione, ma non sanno ancora che finiranno per separarsi di più. Ho cercato di inserire me stesso nello "spazio libero" tra di loro. L’amore tra loro, però, è sempre presente, sono proprio queste le fondamenta su cui si regge il film".
La sceneggiatura ha portato i due attori a lavorare in modo particolare, quasi teatrale, come dichiarato da Adam Driver: "Eravamo in situazioni molto diverse, lavoravamo sulla sceneggiatura separatamente. Credo si trattasse di teatro ma anche di teatralità, come per il divorzio stesso. Tutta la sceneggiatura era scritta molto bene, ma anche in modo conciso. Quando si gira le cose possono cambiare, ma questo tema del teatro rimane molto presente nel film e nella sceneggiatura".
Il personaggio di Nicole è un'attrice, aspetto che ha aiutato Scarlett Johansson ad entrare in contatto con il ruolo. "Penso che Nicole sia una donna combattuta, vuole essere riconosciuta e penso che in fondo sia questo che li porta alla separazione", ha spiegato l'attrice, "La famiglia da cui proviene Nicole non ha le dinamiche di quella in cui sono cresciuta io, anche se mia madre ha gestito la mia carriera fin da quando ero piccola. Ci sono delle similitudini. Le dinamiche della sua famiglia spiegano in buona parte chi è lei, perché è diventa un'attrice. Capisco bene alcuni aspetti della sua carriera. Non era difficile immaginarle, come attrice".
Il film ha ottenuto una buona accoglienza, grandi elogi per le interpretazioni di Scarlett Johansson e Adam Driver. Anche il regista, durante la conferenza stampa, ha voluto ribadire e sottolineare l'importanza e la bravura dei suoi due protagonisti: "Vedere questi due attori perdersi completamente e avere, allo stesso tempo, un controllo assoluto, è stato un grande privilegio.E' stata una vera gara di bravura. Per molti versi, è stata l'esperienza più gratificante della mia carriera di regista".
Netflix porterà il film nei cinema dal 6 novembre, poi dal 6 dicembre sarà disponibile in streaming.
Di tutt'altro genere il secondo film presentato in Concorso. Si tratta di Ad Astra, sci-fi diretto da James Gray che vede Brad Pitt protagonista, e anche nelle vesti di produttore. Nel cast anche Liv Tyler e Ruth Negga, entrambe al Lido, oltre a Tommy Lee Jones e Donald Sutherland.
Ambientato in un futuro non molto lontano, in cui l'uomo è alla ricerca di altre forme di vita nell'Universo. L'astronauta Roy McBride (Pitt) viene incaricato di una missione molto importante che lo toccherà sul personale. McBride viene spedito ai limiti del sistema solare per scoprire cosa minaccia l'umanità sulla Terra e, allo stesso tempo, scoprire cos'è successo a suo padre, scomparso durante la ricerca di vita extraterrestre su Nettuno. Quello che scoprirà, metterà in dubbio la natura umana e il nostro ruolo nell'Universo.
Non il solito blockbuster di fantascienza, Ad Astra è un film dai tempi molto dilatati, con molta voce fuori campo, temi introspettivi, teologici e psicanalitici. Il film ha avuto una post-produzione molto lunga, l'uscita è stata rimandata più di una volta (c'è chi dice che i produttori non fossero molto soddisfatti del risultato finale e abbiano deciso di rispedirlo al montaggio), poi l'acquisizione della Fox da parte della Disney e finalmente il film ha visto la luce.
L'idea del film nasce da una frase che il regista ha letto in una mostra. "Una frase che ho letto su una parete e che ho subito mandato a Brad: ‘La storia e il mito iniziano nel microcosmo del personale’", ha raccontato James Gray, "Noi volevamo raccontare una storia piccola nell'ambiente più grande che esiste: lo spazio".
Brad Pitt e James Gray sono amici da moltissimi anni e finalmente hanno trovato una storia su cui poter collaborare. "E' un grande narratore, con una voce personale e unica", ha dichiarato l'attore durante la conferenza stampa, "È stato intrigante, come uomo, come figlio, come padre far parte di questo progetto. 'Ad Astra' è una storia delicata e ogni inquadratura, ogni elemento musicale, correva il rischio di alterare un equilibrio. Tutto quello che volevamo era mettere in luce questa solitudine. Abbiamo lavorato molto su come interpretare un personaggio ‘scollegato’ e isolato rispetto a ciò che lo circonda. Perché per me lo spazio più che libertà è solitudine, io mi sento libero nella natura e circondato da amici".
Uno degli obiettivi di Brad Pitt, e del regista, era di portare al centro del film un personaggio diverso dal solito, che rappresenti una "nuova mascolinità". "Guardando indietro, il film è un viaggio in profondità rispetto una certa definizione di mascolinità", ha dichiarato Pitt, "Siamo stati cresciuti con l'idea che bisognava essere forti, che non si poteva lasciare spazio alla debolezza e questo ha creato una sorta di barriera con gli altri perché finisci per negare tutta una serie di cose: il dolore, la vergogna, i rimpianti. Penso che tutti ci portiamo dietro dolore e ferite dall'infanzia, e il compito dell’attore è utilizzare e canalizzare questi sentimenti. Io e James abbiamo un rapporto diverso dalla classica ‘amicizia tra maschi’, siamo sinceri l’uno nei confronti dell’altro e parliamo anche di insuccessi e fallimenti, ci confrontavamo ogni mattina". Della stessa idea James Gray, che ha aggiunto: "Per restituire certe emozioni l’attore, come il regista, deve essere onesto e disposto a mostrare le proprie vulnerabilità, anche se ci portano in luoghi oscuri. Con Brad abbiamo provato a restituire una verità emotiva e io gli sono stato addosso con la macchina da presa per guardare oltre l’attore".
Il film sarà nelle sale italiane dal 26 settembre.
mercoledì 15 maggio 2019
Cannes 2019 - giorno 1
mercoledì 3 ottobre 2018
L'uomo che Uccise Don Chisciotte - la recensione
L'Uomo che Uccise Don Chisciotte è Gilliam allo stato puro: il Gilliam malinconico, sognatore, teatrale, disfattista, romantico, visionario, pessimista, ironico, e chi più ne ha più ne metta. Lo stesso essere del regista pervade la pellicola donando al progetto l'unicità che si merita. Perché solo Gilliam può essere Gilliam. Fortunatamente!
La meraviglia estetica sorprende incredibilmente anche dopo tutti i lavori a cui il regista ci ha abituato nel corso degli anni. Bellezza arricchita da due interpretazioni davvero sentite e toccanti (e ovviamente esasperate in maniera sublime), ovvero quelle di Jonathan Pryce (Don Chisciotte) e di Adam Driver (Toby). Quest'ultimo molto probabilmente offre la migliore interpretazione della sua carriera fino ad ora (senza esagerazioni).
Un film dai molti generi e dalle numerose interpretazioni e letture, alcune delle quali anche piuttosto letterali e crude nella messa in scena, sequenze grottesche e suggestive che mantengono l'attenzione dello spettatore sempre alta e in continua mutazione.
L'Uomo che Uccise Don Chisciotte di Terry Gilliam è un nuovo titolo che entra con gran merito nei migliori film che il regista abbia mai portato in scena.
martedì 2 ottobre 2018
BlacKkKlansman - la recensione
martedì 15 maggio 2018
Cannes 2018 - giorno 7
Il film è ambientato nel Colorado degli anni '70 e racconta la vera storia del poliziotto Ron Stallworth, afroamericano, che riesce ad infiltrarsi nel Ku Klux Klan della sua città. Ron instaura un ottimo rapporto telefonico con i vertici del KKK, persuadendoli a farlo entrare nel gruppo, l'unico ostacolo però è il suo aspetto, così a sostituirlo fisicamente ci pensa il suo collega, bianco e di origine ebraiche, Flip.
Una storia incredibile eppure vera raccontata dallo stesso Stallworth in un libro dai tratti anche umoristici. Protagonisti del film, a dividersi il ruolo di Ron Stallworth, sono John David Washington (figlio di Denzel Washington) e Adam Driver.
"Mi sono reso completamente disponibile alla storia, con lo spirito soprattutto", ha dichiarato Washington, al suo primo ruolo importante in carriera, "Non avevo mai vissuto un'esperienza attoriale così, e ne sono grato". "L’assetto della produzione era molto familiare", ha continuato Adam Driver, "questo ha reso tutto più semplice per essere a proprio agio con la storia". Anche Spike Lee ha voluto sottolineare l'atmosfera molto serena che si è venuta a creare sul set. "Io ho 61 anni, faccio questo lavoro da trent'anni", ha detto il regista, "Era tempo che arrivasse linfa nuova, e sul set si è creata una bella fusione. Fare un buon film è un miracolo, fare cinema è un lavoro molto duro, io non mi sto lamentando ma posso dire di essere stato benedetto da grandi talenti".
Un film ambientato negli anni '70 e girato con uno stile adatto a quel periodo. "Sono stato contento di tornare a girare in pellicola. Abbiamo attinto allo stile dei film degli anni Settanta", ha spiegato il regista, "con un lavoro sulle immagini che ho condiviso con il mio direttore della fotografia".
Il film ovviamente tocca da molto vicino il tema del razzismo, argomento molto attuale negli USA (e in Europa, come ha ricordato esplicitamente Spike Lee), infatti il film si chiude con le immagini dell'attacco di Charlottesville, quando un suprematista bianco si è lanciato con la sua auto sulla folla uccidendo una donna. "Quella tragedia è avvenuta dopo che noi avevamo finito le riprese e appena ho visto cosa era successo ho capito che doveva essere il finale del nostro film", ha spiegato Lee, "Dopo aver avuto l'autorizzazione della madre della ragazza uccisa mi sono detto "fanculo a tutto, mostrerò quello che è stato", un assassinio, una vergogna per l'America intera".
Il regista non ha risparmiato accuse al presidente degli Stati Uniti Donald Trump - usando parole molto decise - colpevole di non aver condannato i fatti di Charlottesville. "Quel figlio di puttana non ha denunciato il fottuto Klan e quei figli di puttana nazisti", ha dichiarato Lee, "Nel momento della tragedia non ha saputo dire una parola nella giusta direzione, non ha ricordato che l'amore può battere l'odio. Guardiamo ai nostri leader per avere una guida, per prendere decisioni morali e invece ecco cosa accade, ma non soltanto negli Usa. Siamo circondati da raccontaballe e dobbiamo svegliarci. Non possiamo più stare zitti, non è una questione di bianchi e di neri, è questione di dire Time's Up per l'odio".
Il film ha avuto una buona accoglienza di pubblico e critica. Negli USA uscirà il 10 agosto.
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Fuori Concorso il festival ha visto il ritorno di Lars Von Trier, di nuovo a Cannes dopo essere stato bandito qualche anno fa.
Il regista danese è tornato e ha dimostrato di non essere cambiato, il suo ultimo film, The House That Jack Built, ha avuto un'accoglienza molto contrastata, tanti fischi, pochi applausi e diverse persone che hanno abbandonato la sala prima della fine, disgustate e inorridite dalle immagini che stavano vedendo.
Il film di Von Trier, con Matt Dillon protagonista, racconta di un serial killer che uccide in modo efferato, smembra le vittime e le riassembla per creare delle "opere d'arte" e raggiungere la perfezione.
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Altro film italiano al festival, presentato nella sezione Un Certain Regard il secondo film da regista di Valeria Golino, Euforia. Nel cast Valerio Mastandrea, Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Valentina Cervi, e Isabella Ferrari.
Il film racconta la storia di due fratelli, Matteo e Ettore, costretti improvvisamente a coabitare. Una convivenza complicata che li avvicina e che prenderà una piega molto diversa quando uno dei due scopre la malattia del fratello e deciderà di non dirgli la verità.
Un film che parla di malattia e di morte con un titolo che però spinge nel senso contrario. "L'euforia è quella sensazione bella e pericolosa che coglie i subacquei a grandi profondità", ha dichiarato Valeria Golino, "sentirsi pienamente felici e totalmente liberi. È la sensazione a cui deve seguire l’immediata decisione della risalita prima che sia troppo tardi, prima di perdersi per sempre in profondità".
Il film uscirà nelle sale italiane in autunno ed è già stato venduto in diversi paesi esteri.
lunedì 18 dicembre 2017
Star Wars: Gli Ultimi Jedi - la recensione (senza spoiler)
Ne Gli Ultimi Jedi ritroviamo i personaggi dove li avevamo lasciati ne Il Risveglio della Forza: i Ribelli, comandati dal Generale Organa, sono braccati dal Primo Ordine, Finn è ancora privo di sensi, Kylo Ren è ancora tormentato, e Rey è arrivata sull'isola e si trova di fronte a Luke Skywalker.Il film si apre con una battaglia nello spazio, con le navi del Primo Ordine in orbita davanti al pianeta dell'avamposto Ribelle che sta smobilitando per cercare di fuggire e salvarsi. Tutto il film si svolge nell'arco di questo inseguimento, una corsa contro il tempo che si trasforma in un conto alla rovescia che regala tensione narrativa e impone un certo ritmo alla storia. E intorno a questo inseguimento spaziale si muovono tutti i personaggi, vicini e lontani. Ma il film non s'intitola Gli Ultimi Jedi per sbaglio, al centro del filone parallelo si sviluppa la storia di Rey, Luke e Kylo Ren, che mette al centro la figura dello Jedi in tutti i sensi, il suo significato come simbolo, leggenda, la sua storia e il suo futuro.
Della trama non si può dire nulla però, fare anche solo un minimo spoiler sul film sarebbe un delitto, perché se c'è una cosa davvero sorprendente de Gli Ultimi Jedi è che il film è pieno di sorprese.
Rogue One ha insegnato qualcosa alla Lucasfilm e cioè che anche nella saga di Star Wars si può osare, e Rian Johnson in questo film ha osato molto (cosa che potrebbe far storcere il naso ai puristi), sia dal punto di vista della storia che da quello del tono, il film presenta grande emotività e tensione ma anche tanto umorismo e battute ironiche.Gli Ultimi Jedi è quasi un film di rottura per la saga, tanto collegato al passato quanto pronto a lasciarselo rispettosamente e pacificamente alle spalle. Quando Luke nel film (si sente anche nel trailer) dice "Questa storia non andrà come tu pensi", sembra quasi riferirsi al film. Il regista è stato molto coraggioso nel prendere i personaggi, vecchi e nuovi, e presentarli in un modo che non ci saremmo mai aspettati, poi riprendere la storia lì dov'era finita e portarla dove lo spettatore non si aspettava che potesse andare. Rian Johnson presenta una situazione, poi sterza, cambia, e quando ti sembra di riuscire a intuire la piega che sta prendendo, la storia sterza ancora, si rigira su se stessa, spiazzando lo spettatore (anche con piacevoli ritorni) e portando la saga in luoghi inesplorati, azzerando quello che sapevamo o immaginavamo, e buttando delle basi molto interessanti per il terzo episodio.
Molto interessante anche il lavoro fatto sui personaggi, il regista ha avuto il coraggio di inserire elementi nuovi (molto riusciti) e metterli in primo piano al centro della storia, e allo stesso tempo ha dato nuovo slancio ai protagonisti del precedente capitolo, su tutti Rey e Kylo Ren, che si confermano i personaggi più interessanti di questa nuova saga.
Dal punto di vista tecnico il film è ben fatto, con alcune scene decisamente spettacolari accompagnate in modo magistrale dalla musica (rendiamo sempre grazie a John Williams) e degli effetti speciali reali, concreti, e non solo in CGI.
In tutto questo, il cast si dimostra decisamente all'altezza, sia le new entry, che i nuovi, che i "vecchi". A spiccare più degli altri sono senza dubbio Daisy Ridley e Adam Driver, un binomio che diventa sempre di più cuore pulsante della storia. Entrambi riescono a dare la giusta ed emozionante profondità ai rispettivi personaggi, in particolare Driver trasmette tutto il suo tormento, la sua rabbia e la sua debolezza. E se è davvero un piacere rivedere Mark Hamill nei panni di Luke, soprattutto nel nuovo spiazzante modo in cui viene presentato, non si può non provare profondo rammarico assistendo alla bella performance di Carrie Fisher. Ne Gli Ultimi Jedi l'attrice regala nuove sfaccettature al suo personaggio, qui si vede in modo chiaro la trasformazione da Principessa ribelle a Generale dei Ribelli. Leia è salda, saggia, è di ispirazione, è il volto della speranza per chi la circonda e soprattutto ha la Forza dalla sua parte. Un personaggio che rispetto al primo capitolo è cresciuto tantissimo e che - si intuisce perfettamente in questo film - avrebbe dovuto vivere il suo culmine nel terzo episodio, cosa che purtroppo non potrà succedere e questo lascia un grande senso di tristezza e di ingiustizia. A causa della sua prematura scomparsa, ogni scena che la vede protagonista diventa inevitabilmente emozionante.Ora per il terzo film la palla passa di nuovo a J.J. Abrams. Rian Johnson ha fornito al suo successore tantissimi spunti interessanti, ha costruito intelligentemente e poi lasciato aperte molte porte che possono portare a soluzioni diverse e sopratutto ha fornito un chiaro tema alla base della storia, un tema in cui ora J.J. Abrams potrà trasferire più "epicità" e drammaticità.
Star Wars: Gli Ultimi Jedi è un film coraggioso nel contesto di una saga così lunga, non è perfetto, ha una sana e giovanile sfrontatezza rimanendo però sempre rispettoso del passato. E' un ottimo film, un ottimo secondo capitolo che sicuramente migliorerà rivedendolo una seconda (ma anche un terza, quarta, quinta) volta, è spiazzante, divertente, emozionante e spettacolare, è tutto quello che deve essere un film di Star Wars.
PS: vale la pena rimanere seduti in sala fino alla fine della prima parte dei titoli, fino a che sullo schermo non compare la scritta "In Loving Memory of Our Princess Carrie Fisher". Un colpo al cuore.
mercoledì 18 maggio 2016
Cannes 2016 - giorno 8
I fratelli Luc e Jean-Pierre Dardenne, vincitori di due Palme d'Oro, tornano in Concorso con il film La Fille Inconnue.Il film racconta le indagini che una giovane dottoressa (interpretata da Adele Haenel) decide di svolgere dopo il ritrovamento del cadavere di ragazza che prima di morire aveva bussato al suo studio medico senza che però nessuno aprisse perché fuori orario di visite. Durante la sua indagine si scontra con l'indifferenza della gente.
"Ci interessava esplorare prima di tutto il nostro personaggio, una donna responsabile tra persone che non vogliono prendersi responsabilità", ha dichiarato Luc Dardenne, "È lei a scatenare gli eventi e a far sì che anche tutti gli altri dicano la verità. Potete prendere o meno il suo comportamento come esempio, ma per noi era importante descrivere una ragazza che agisce riuscendo a cambiare le persone. Ci sembra un segnale di grande speranza".
Il film ha avuto un'accoglienza fredda da parte della stampa.
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Evento fuori dal festival ma non meno importante, anzi. Dopo anni di tentativi (quasi 20 per la precisione), finalmente Terry Gilliam ha potuto dare un annuncio definitivo, cioè che il film The Man Who Killed Don Quixote si farà!
Il regista, durante un incontro con la stampa, ha annunciato che l'inizio le riprese prenderanno il via il prossimo ottobre e che nel cast ci saranno: Adam Driver, Michael Palin e Olga Kurylenko.
Dal fallimento del progetto iniziale, che vedeva come protagonisti Jean Rochefort e Johnny Depp e di cui sono state girate solo poche scene, è nato anche un documentario, Lost in La Mancha, in cui il regista racconta il naufragio del progetto. Sembrava che questo film fosse destinato a non vedere mai la luce, e invece oggi Terry Gilliam ha rivelato che non è così, il film si farà, e non vuole sentir parlare di "film maledetto". "La storia della maledizione è una vera stronzata!", ha esordito il regista, "Semmai a terrorizzare è l'idea di farlo sapendo quante aspettative ci saranno ora su questo lavoro. Stavolta però è un annuncio ufficiale, e poi è 400/o anniversario del romanzo, non possiamo aspettare più!".
"Le riprese del film inizieranno il prossimo ottobre tra la Spagna, il Portogallo e le Canarie. La produzione ha stanziato un budget di circa 19 milioni di euro", ha annunciato Gilliam, che sul cast ha poi aggiunto: "Ho trovato il cast perfetto! Ho cercato per anni un attore come Adam Driver, che sara' un Sancho Panza direttore commerciale di un'agenzia pubblicitaria. Ora è anche un valore aggiunto in termini economici grazie a Star Wars, ed è fantastico anche perchè, in tanti anni, è il primo attore che, coinvolto nel progetto, sta davvero leggendo il romanzo! Il mio vecchio amico Michael Palin poi, corrisponde perfettamente a un'idea di Don Chisciotte ridicolo, stupido, arrogante, ma che si fa amare da tutti".
Nel progetto iniziale era Johnny Depp a dover interpretare Sancho Panza, così Gilliam ha spiegato che ha dovuto riscrivere il personaggio per adattarlo a Adam Driver, e a chi gli ha chiesto se avesse pensato di coinvolgere di nuovo Depp, il regista ha risposto di sì, ci ha pensato, e poi un sorriso. Possibile quindi anche la presenza, o anche solo una partecipazione, di Johnny Depp nel film.
"Dicono che io sono un sognatore e quindi a mio modo un Don Chisciotte", ha dichiarato Gilliam, "ma io credo di essere piuttosto Sancho Panza, mentre e' il film ad essere Don Chisciotte. Questo e' un progetto che non mi lascia mai. Come era per Orson Welles, per me è una pericolosa malattia. È uno di quegli incubi che ti tormentano la notte, ma una volta per tutte voglio togliere questo film dalla mia vita per poter andare avanti con essa".
E noi non vediamo l'ora di vederlo!
lunedì 16 maggio 2016
Cannes 2016 - giorno 6
Loving, di Jeff Nichols, è un film di cui si parla da tempo, e che molti addirittura vedono (un po' precocemente in realtà) già come possibile mattatore agli Oscar 2017. Il film è una storia d'amore interrazziale, che vede protagonisti Joel Edgerton e Ruth Negga.Il film racconta la vera storia dei coniugi Loving, Mildred e Richard, che si innamorano e si sposano. Tutto normale se non fosse che lui è bianco e lei è nera, e che la coppia vive nella Virginia dell’America segregazionista nel 1958, quando una coppia mista era impensabile e soprattutto illegale. I Loving verranno perseguitati dallo Stato e incarcerati a meno che non si lascino. La coppia però non si abbatte e non molla, porteranno in tribunale lo Stato per violazione dei diritti civili, arrivando fino alla Corte Suprema, che nel 1967 annullerà la decisione della Virginia.
Il film è nato grazie al documentario della HBO, The Loving Story, che raccontava la storia di questa coppia coraggiosa, ma non è stato solo il documentario a convincere Jeff Nichols (Take Shelter, Mud) a fare il film. "Il mio agente mi ha chiamato per dirmi che volevano fare un film dal documentario", ha raccontato il regista, "per cui sono andato subito a vedere il trailer, ed era bastato a commuovermi. Ho mandato subito il link a mia moglie, e lei mi ha risposto via mail dicendo: Ti amo molto, ma se non fai questo film chiedo il divorzio".
Una storia che racconta uno spaccato della storia americana, interpretato da due attori non americani, l'australiano Joel Edgerton, e l'irlandese di origine etiope Ruth Negga. "Mentre scrivevo il film pensavo a Matthew McConaughey, anche lui del Sud degli USA. Però avevo negli occhi il documentario. Dovevo cercare persone che somigliassero fisicamente a loro, e che al tempo stesso avessero l'accento della Virginia, che è molto particolare", ha spiegato il regista, "Poi ho capito che aveva più senso scegliere gli attori giusti, anche stranieri, e fare con loro un lavoro accurato. Ruth Negga è stata la prima attrice a fare il provino ed è stata incredibile".
Molto emozionata, l'attrice ha dichiarato: "Era una sceneggiatura essenziale, non c'era niente da aggiungere o togliere. Io ho conosciuto la storia di Mildred due anni prima di iniziare il film. Volevo rendere giustizia alla storia". "E’ un film tranquillo, meditativo, volevamo dire la verità, mostrare ciò che era veramente accaduto così come riportato dai documenti", ha aggiunto Edgerton, che poi ha riportato la storia ai giorni nostri, al dibattito sui matrimoni gay: "Quello che accade tra due individui in fondo non è affar nostro, se non fanno del male a nessuno, qualunque sia il loro aspetto o il loro genere, che c'è di male,? Non siamo noi a dovergli dire cosa devono o non devono fare. Questo vale anche per i matrimoni gay. In Australia al momento il dibattito è vivissimo. Ecco un altro esempio in cui la vita privata delle persone viene influenzata dall'opinione di qualcun altro".
Ben accolto dalla stampa, sia Joel Edgerton che Ruth Negga si candidano come possibili vincitori della Palma d'Oro per le interpretazioni.
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Altro film presentato in Concorso, l'ultimo lavoro di Jim Jarmusch, il poetico Paterson, che vede nel cast Adam Driver e l'attrice iraniana Golshifteh Farahani.
Protagonista del film è Paterson (Driver), un autista di autobus che vive con la moglie Laura (Farahani) e il cane Marvin, e con una vera grande passione: la poesia. Il film non ha una vera e propria storia, racconta la vita di Paterson scandendo i giorni della settimana, le giornate iniziano sempre con loro due a letto, e finiscono con una chiacchierata al bar.
"E' un che film racconta una storia d'amore tranquilla, senza conflitti drammatici", ha spiegato il regista Jim Jarmusch, "Rende omaggio alla poesia dei dettagli, delle variazioni e dei scambi quotidiani. Paterson è un antidoto a tutte le oscurità e alle bruttezze dei film drammatici o d'azione. E' un film che lo spettatore dovrebbe lasciar scivolare davanti agli occhi, come le immagini che si vedono dal finestrino di un autobus, attraverso le strade di una piccola città dimenticata".
Adam Driver ha elogiato la sceneggiatura del film: "Bastava non deragliare, non aggiungere niente, non forzare i dialoghi. Il mio personaggio è uno la cui azione principale è ascoltare gli altri e l'ambiente. Raramente hai questa possibilità in un film".
Jarmusch nel film cita molti poeti americani, ma anche italiani, come Dante e Petrarca. "Loro sono tra i più grandi poeti di tutti i tempi", ha detto il regista, "La poesia italiana è uno dei regali più grandi del vostro paese per cui per me era importante citare questi grandi autori".
Il film è stato accolto molto bene dalla critica.
giovedì 17 dicembre 2015
Star Wars: Il Risveglio della Forza - la recensione
Non era facile, ma J.J. Abrams ce l'ha fatta.Quante volte dovremmo leggere questa frase? Probabilmente mai abbastanza, perché J.J. Abrams ce l'ha davvero fatta. L'universo di Star Wars è risorto con eleganza e in maniera sfavillante con Star Wars: Il Risveglio della Forza, settimo capitolo della saga che si presenta come sequel della trilogia classica (1977- 1980-1983), ovvero il primo trittico di film che ci ha introdotti a combattimenti di spade laser, cavalieri Jedi e impressionanti battaglie stellari.
Elegante e rispettoso, Il Risveglio della Forza ci catapulta nuovamente nel vero spirito della saga, senza per forza calcare la mano sull'effetto nostalgia, effetto caro al cinema odierno che molto spesso viene abusato. In questo prodotto non accade. Ci sono (ovviamente) riferimenti alle pellicole che hanno fatto grande questo franchise (soprattutto visivi) che, come già detto, sono inseriti con grazie astuzia ed intelligenza in questo "nuovo" contesto galattico in cui le nuove e le vecchie generazioni la faranno da padrone.

L'ironia, l'artigianalità, la spettacolarità, i colpi di scena (spesso prevedibili ma essenziali) contraddistinguono l'inizio di questa nuova esperienza targata Disney. Fuori la seriosità della nuova trilogia (1999-2002-2005), dentro l'avventura nuda e cruda vecchio stile. Tale concetto viene espressamente confermato dalla scelta delle "nuove leve" che sono state chiamante a guidare la nuova generazione di eroi e antagonisti, ovvero Daisy Ridley, John Boyega, Oscar Isaac e Adam Driver. Per quanti riguarda la vecchia guardia, ovvero Harrison Ford e Carrie Fisher, forse si poteva fare un po' di più, soprattutto con quest'ultimo nome. Tuttavia i loro personaggi (Han Solo e la Principessa Leia) sono stati inseriti nel contesto con uno scopo ben preciso, senza per forza dover creare l'effetto nostalgia.
Il reparto tecnico parla da solo. E anche in questo caso il buon Abrams non ha deluso le aspettative. L'uso di animatronic e set reali non fa altro che dare ancora più lustro a questo blockbuster 2.0.
Se queste sono le premesse, il futuro ci riserverà non poche sorprese.
Bentornati in una galassia lontana, lontana...
lunedì 4 maggio 2015
Silence - prime immagini del nuovo film di Martin Scorsese
Il film è tratto dall'omonimo libro di Shusaku Endo, ambientato in Giappone, più precisamente a Nagasaki nel 1633, la storia racconta di Cristovao Ferreira, padre gesuita in Giappone dove è impegnato a combattere la persecuzione dei cristiani fino a che, rinnegata la sua fede, diventa un apostata. Da Roma vengono mandati due giovani gesuiti, Sebastian Rodrigues e Francisco Garrpe, per indagare su quanto accaduto. Una volta in Giappone, i due religiosi si trovano a dover affrontare la difficile situazione in cui vivono i cristiani, perseguitati, costretti a calpestare e distruggere le immagini sacre: chi si rifiuta viene torturato e ucciso, chi accetta viene umiliato e costretto a vivere ai margini, rifiutato sia dai cristiani che dai giapponesi.
Nel cast del film troviamo Liam Neeson (padre Ferreira), Andrew Garfield (padre Rodrigues), Adam Driver (padre Garrpe), Ciarán Hinds e Tadanobu Asano.
Le lunghe e faticose riprese del film si sono concluse nei giorni scorsi e durante il party di chiusura sono state proiettate alcune immagini del film in cui possiamo vedere sia Garfield e Neeson.
domenica 7 settembre 2014
Venezia 71 - i vincitori!
"Non so se tutti i giurati abbiano fatto lo stesso", ha dichiarato il presidente di giuria Alexandre Despat, "ma personalmente non mi sono voluto preparare sugli aspetti tecnici dei film, sono voluto arrivare al cinema digiuno per lasciarmi commuovere e colpire". Il compositore ha poi risposto in modo molto diplomatico e "distaccato" ai giornalisti italiani che gli chiedevano delle possibilità avute dai film italiano per il Leone d'Oro. "Non capisco la domanda", ha risposto Desplat, "significa che io che sono francese avrei dovuto spingere un film francese? Abbiamo giudicato con spirito di correttezza ed equità. O pensate forse che due premi su otto non siano sufficienti per l’Italia?". Non ha tutti i torti Deplat.
A parlare in modo più approfondito dei film italiani ci ha pensato il giurato Carlo Verdone: "Tutti i film italiani erano buoni ma si vota a maggioranza e la giuria si è spostata verso quello che aveva più chance di discussione, e che comunque ci aveva colpiti ed emozionati soprattutto attraverso la regia e la performance attoriale, nonostante anche Munzi e Martone abbiano realizzato opere molto importanti. Quello di Costanzo è un film angusto, claustrofobico, con una tensione che sale sempre di più. Soprattutto siamo stati attenti alla qualità". Verdone poi all'Adnkronos ha aggiunto: "Non nego che fosse una giuria intellettuale, ma abbiamo avuto rispetto per tutti i film anche quelli non premiati. Non c'è stata unanimità sempre, ma in molti casi sì".
Il vincitore del Leone d'Oro, Roy Andersson, ringraziando ha voluto omaggiare il cinema italiano che lo ha ispirato "e che ha dato tanti maestri e il più grande è Vittorio De Sica. 'Ladri di biciclette' è il film che più mi ha influenzato. Una scena le vale tutte: il disoccupato che va al monte di pietà a impegnare le lenzuola. Quella scena da sola ti fa capire quanti poveri c’erano a Roma in quegli anni. La stessa empatia l’ho cercata nel mio cinema seguendo l’esempio di De Sica".
"Questo premio è soprattutto al film perché noi lo abbiamo amato e siamo contenti se altri lo ameranno", ha detto Alba Rohrwacher ricevendo il premio, "L'abbiamo fatto in pochi e credendoci molto. Ma non mi aspettavo assolutamente la Coppa Volpi". A chi le ha chiesto della reazione della sorella Alice (che ha vinto un premio a Cannes) ha risposto: "E' felicissima!". Adam Driver non era presente alla cerimonia di chiusura (impegnato al Festival di Toronto), il premio è stato ritirato dal regista Saverio Costanzo ma Alba Rohrwacher ha assicurato che l'attore ha avuto la notizia, "Noi partiamo domattina per raggiungerlo e festeggiare insieme", ha detto l'attrice.
Ecco l'elenco dei vincitori.
Leone d’Oro per il miglior film
A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence di Roy Andersson
Leone d’Argento per la migliore regia
The Postman’s White Nights di Andrei Konchalovsky
Gran Premio della Giuria
The Look of Silence di Joshua Oppenheimer
Premio Speciale della Giuria
Sivas di Kaan Müjdeci
Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile
Adam Driver per Hungry Hearts di Saverio Costanzo
Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile
Alba Rohrwacher per Hungry Hearts di Saverio Costanzo
Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente
Romain Paul per Le dernier coup de marteau di Alix Delaporte
Premio per la migliore sceneggiatura
Tales di Rakhshan Banietemad
Premio Orizzonti per il miglior film
Court di Chaitanya Tamhane
Premio Orizzonti per la migliore regia
Naji Abu Nowar per Theeb
Premio Speciale della Giuria Orizzonti
Belluscone, una storia siciliana di Franco Maresco
Premio Orizzonti per il migliore cortometraggio
Maryam di Sidi Saleh
Premio Orizzonti per la miglior interpretazione maschile o femminile
Emir Hadzihafizbegovic per These Are The Rules di Ognjen Svilicic
Leone del Futuro - Premio Venezia Opera Prima 'Luigi De Laurentiis'
Court di Chaitanya Tamhane
Premio Venezia Classici per il Miglior Film restaurato
Una giornata particolare di Ettore Scola
Premio Venezia Classici per il Miglior Documentario sul cinema
Animata Resistenza di Francesco Montagner e Alberto Girotto
domenica 31 agosto 2014
Venezia 71 - giorno 5
Accolto abbastanza bene 'Hungry Hearts' di Saverio Costanzo, con Alba Rorhwacher e Adam Driver protagonisti.Il film racconta di Jude (Driver), americano, e Mina (Rohrwacher), italiana, che s'incontrano e s'innamorano a New York, e presto si sposano. Mina rimane incinta e fin da subito si convince che il bambino che nascerà sarà diverso dagli altri, un bambino speciale. Quando nasce Mina decide di proteggerlo dal mondo esterno, dall'inquinamento e dalla contaminazione per preservarne la purezza. Non lo fa mai uscire, non lo espone mai ai raggi del sole, lo nutre di soli semi e verdure. Pur se molto innamorato, Jude comincia a dubitare delle scelte della moglie, di nascosto lo porta da un medico venendo così a sapere che il bambino non cresce e che, continuando così, potrebbe ritrovarsi in pericolo di vita. Deciso a proteggere e salvare il figlio, inizia una difficile battaglia "sottintesa" all'interno della coppia per cercare di trovare una soluzione.
Tratto dal libro di Marco Franzoso, "Il bambino indaco", il film è girato a New York e in gran parte in ambienti chiusi, per suggerire un senso di claustrofobia, esasperare il dramma per farlo assomigliare ad un incubo. "Quando ho letto il libro, mi aveva attratto e respinto insieme", ha raccontato Saverio Costanzo, "la drammaturgia era forte, ma anche il rischio della morbosità. L’ho ripreso un anno e mezzo dopo, e ho scritto la sceneggiatura senza giudicare, guardando i personaggi con tenerezza e dolcezza. Per me è stato un film catartico, anche per il mio ruolo di padre: ho trovato dolcezza e comprensione per gli errori". Sulla scelta di New York il regista ha spiegato: "ci ho vissuto, è una città violenta, dove è facile sperimentare un senso di isolamento. Non è stata una scelta forzata o calcolata, piuttosto una città italiana avrebbe reso il film meno credibile".
Il film tratta il tema dell'ossessione per il cibo, un argomento molto contemporaneo. "Uno psicologo recentemente invitava le mamme vegane ad essere compassionevoli verso le nonne che qualche volta danno un omogeneizzato di carne al bambino", ha detto ancora Costanzo, "Questo perché spesso chi fa scelte radicali diventa come sordo. La radicalità senza senso dell'umorismo, l’ideologia ferrea ha ucciso milioni di persone, bisogna anche avere cuore e amare se stessi. Ma questo film non è contro niente e nessuno. Tutti ci domandiamo che mangiare, è una delle nostre ossessioni, perché forse pensiamo che il mondo fuori sia tossico. Io sono una persona laica, amo molto anche il Big Mac e porto i miei figli una volta al mese da McDonald". Riguardo all'ossessione del personaggio di Mina, Alba Rohrwacher ha dichiarato: "Agisce nel bene, spinta da un amore assoluto per il bambino, ma poi sbaglia… Mi sarebbe piaciuto vedere come sarebbe andata a finire se qualcuno non l’avesse interrotta, perché tra metropolitana, mare e sole si intravede la luce nel finale". Ottimo il rapporto tra l'attrice italiana e l'attore americano Adam Driver. "Ho sperimentato la sensazione di una conoscenza profonda, una sintonia immediata", ha detto l'attrice. "Abbiamo lavorato sui primi impulsi in uno spazio claustrofobico", ha ribattuto Driver, "abbiamo dovuto trovare la nostra strada nel film".
Altro film in Concorso è 'Loin Des Hommes', di David Oelhoffen, che vede protagonista Viggo Mortensen e Reda Kateb.
Ispirato a un racconto breve di Albert Camus, il film è ambientato nel 1854, durante un freddo inverno algerino. Due uomini, Daru (Mortensen), un insegnante solitario, e Mohammed (Kateb), dissidente accusato di omicidio, si trovano costretti a fuggire sulle creste della catena montuosa Atlas. Durante la fuga tra i due nasce una profonda complicità che li spingerà a ribellarsi e combattere per la loro libertà.
"Non c'è niente di più sovversivo dell'amore e della compassione", così Viggo Mortensen descrive il suo personaggio, l'attore - come è solito fare - si è preparato a lungo per interpretare il ruolo di Daru. "Ho letto tutto quello che c'era da leggere di Camus", ha raccontato l'attore, "Sono poi stato in Algeria prima delle riprese e ho viaggiato a lungo per il paese, anche a piedi. Ho vissuto nei luoghi e ascoltato la gente. Dovevo sentire cosa sentiva il mio personaggio e che cosa provava nei confronti della morte". "La cosa più difficile è stato cambiare il mio accento francese", ha concluso l'attore, "E' stato più difficile che imparare l’arabo da zero". Il regista David Oelhoffen invece descrive il suo film come "un western, con due estranei diversi per storia personale e cultura costretti a stare insieme, il viaggio di un prigioniero che deve essere scortato, sullo sfondo di una guerra tra colonizzatori e colonizzati".
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Fuori Concorso invece è sbarcata l'originale animazione in stop-motion 3D della Laika con 'The Boxtrolls - Le Scatole Magiche'.
Il film è ambientato nella elegante cittadina di Cheesebridge, dove gli abitanti sono ossessionati dalla ricchezza e dal formaggio. Sotto la città, nelle fogne, vivono i Boxtrolls, degli strani esseri vestiti solo con delle scatole, che escono fuori di notte per rubare quello a cui gli abitanti tengono di più: ricchezza, figli e l'amato formaggio. O almeno così narrano le leggende. In realtà i Boxtrolls non sono affatto spaventosi, sono delle simpatiche creature, molto generose, hanno anche adottato un piccolo orfano, l'hanno cresciuto e gli hanno insegnato a rovistare nei cassonetti di notte. L'arrivo di un malvagio disinfestatore, deciso a distruggere i Boxtrolls per guadagnarsi una posizione nella cittadina, costringerà la riservata e gentile comunità dei Boxtrolls ad affidarsi al loro "figlio adottivo" e a una giovane e ricca avventurosa per ricongiungere il loro mondo a quello degli umani.
Una favola comica, decisamente meno dark e con toni più leggeri dei precedenti 'Coraline' e 'ParaNorman', il film punta a conquistare un pubblico più ampio e più giovane. "Siamo tutti Boxtrolls", ha dichiarato il regista Travis Knight in conferenza stampa, "il film è un misto tra detective story, commedia dell'assurdo, avventura steampunk con splendore visivo e una morale sorprendente. E' una sorta di racconto di Dickens intrecciato con Roald Dahl e Monty Python". Ad accompagnare il film, oltre ai registi, anche il giovane attore Isaac Hempstead-Wright, meglio conosciuto come Bran Stark de 'Il Trono di Spade', che si è divertito molto a doppiare Uovo, il ragazzo adottato dai Boxtrolls, l'attore ha definito la sua esperienza "strana, una specie di sconnessione". "Uovo mi ricorda Tarzan, è stato cresciuto dai Boxtrolls ed è convinto di essere uno di loro", ha dichiarato Hempstead-Wright in conferenza stampa, "Quando scopre di essere un umano tutto il suo mondo crolla. È come se lui si sentisse a metà tra le due realtà: non è uno del mondo di sotto ma neppure del mondo di sopra. Finisce però per prendere il meglio di entrambi: il coraggio degli uomini e la generosità dei Boxtrolls". "Non sono sicuro di poter dire di essere coraggioso ed eroico come Uovo, di essere riuscito ad uscire dalla mia scatola", conclude l'attore, "ma appprezzo il messaggio del film come invito ai ragazzi a trovare una via di uscita dalla propria scatola".









































