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mercoledì 9 marzo 2022

Obi-Wan Kenobi, le prime immagini ufficiali della serie!

È senza alcun dubbio una delle serie più attese dell'anno, si tratta di Obi-Wan Kenobi, serie spin-off di Star Wars con Ewan McGregor protagonista nei panni dell'iconico Jedi. Serie che vedrà anche il ritorno di Hayden Christensen nel ruolo di Darth Vader.

Nel cast tornerà anche Joel Edgerton nel ruolo di Owen Lars, zio di Luke Skywalker e fratellastro di Anakin, e Bonnie Piesse nel ruolo di Beru Whitesun Lars, zia Beru per Luke. L'attrice Moses Ingram sarà una "inquisitrice dell'Impero sensibile alla Forza" che andrà a caccia di Jedi, quindi a caccia di Obi-Wan.

Ecco le prime immagini ufficiali della serie, postate in esclusiva da EW. La serie arriverà su Disney+ a maggio.









giovedì 18 novembre 2021

The Green Knight - la recensione

Sir Gawain e il cavaliere Verde è uno dei più rilevanti e studiati fra i poemi cavallereschi del Ciclo Arturiano, principalmente a causa della sua ambiguità e complessità simbolica rispetto ad altri poemi dello stesso ciclo. Eppure, nonostante la sua importanza letteraria e storica, non era mai stato trasposto al cinema, dove il ben più famoso Re Artù, o la storia d'amore fra Ginevra e Lancillotto, la fanno da padroni.

Ci ha pensato il giovane regista David Lowery con un adattamento che non solo riesce a regalare uno spettacolo visivo imponente, ma restituisce in modo per nulla didascalico, e anzi con un simbolismo affascinante, la potenza del testo originale e quella del mezzo cinematografico.


Durante il banchetto di natale alla corte di Re Artù (che non verrà mai chiamato per nome durante l'intero film), mentre i valorosi cavalieri della Tavola Rotonda sono intenti a raccontare le proprie storie e a divertirsi, giunge un enorme cavaliere interamente verde, con un aspetto uscito direttamente dal mondo delle fiabe e del sogno. Il cavaliere verde propone un gioco: un cavaliere dovrà farsi avanti e affrontarlo, per poter conquistare la sua imponente ascia da guerra, ma con la condizione che qualsiasi colpo gli venga inferto, esattamente un anno dopo, lo dovrà restituire uguale al cavaliere nella sua dimora, la cappella verde. Il giovane Gawain, nipote del Re e senza alcuna storia di valore da raccontare, si fa avanti e affronta il cavaliere verde, decapitandolo. Ma quello, presa la sua testa, lascia la sala ricordando a Gawain che a un anno da quel giorno, avrebbe dovuto trovarlo per ricevere quel colpo. Un anno dopo, Gawain si mette in viaggio per ritrovare il Cavaliere Verde e affrontare il suo destino, consapevole che da questa impresa potrà derivarne grande onore, o la sua morte.

La trama è semplice ed è tipica dei poemi cavallereschi, ma la particolarità di questa storia è nel suo essere allo stesso tempo atipica, con il cavaliere che si mette in viaggio non per sconfiggere un nemico, bensì per affrontare la propria probabile morte, un viaggio alla scoperta di sé stessi che Lowery abbraccia pienamente e restituisce con tutta la sua carica di simbolismi, sempre più criptici via via che il viaggio di Gawain si avvicina alla sua conclusione. Se all'inizio il giovane si avvia fiero verso il suo destino, con un piano sequenza magnifico che evidenzia la figura solitaria e quasi mitica dell'eroe, man mano assistiamo a una lenta decostruzione e poi presa di consapevolezza da parte del protagonista rispetto alle sue debolezze e soprattutto alle sue paure, in un mondo dominato dalla magia ma anche dalla morte incombente.

La regia di Lowery è particolarmente inspirata per tutte le due ore del film, con scene che sembrano uscite direttamente da un dipinto d'epoca, altre che sembrano derivare da un mondo onirico fatato e fantastico, altre ancora pregne di grandissima intimità e intensità rispetto ai singoli personaggi. La magnifica colonna sonora di Daniel Hart fa il resto, immergendo lo spettatore nelle atmosfere di un Medioevo che non è la realtà, ma un luogo dove magia e sogno si intersecano con la realtà.


Assoluto protagonista della pellicola, Dev Patel, che si dimostra un attore molto interessante e capace di dare sfumature sempre diverse a personaggi fra i più vari. Credibile sia nei momenti di più fiera cavalleria che in quelli, molto umani, di paura e codardia che il personaggio di Gawain sperimenta, il tutto unito a una presenza scenica perfetta per un film in costume. Ma lo stesso si può dire di tutto il cast, da Alicia Vikander nel doppio ruolo della Lady del Castello e di Essel, la donna amata da Gawain (e il tema del doppio è ricorrente nel film) a Joel Edgerton in quelli del Lord.

È difficile esprimere a parole l'essenza di un film come The Green Knight senza raccontarne ogni singola inquadratura, o senza scadere nella becera retorica, ma la verità è che siamo di fronte a un film che è arte cinematografica allo stato puro, un film che utilizza l'immagine per narrare la sua storia e la psicologia del suo protagonista come raramente capita. 

Peccato non aver potuto goderne in una sala cinematografica.

domenica 10 novembre 2019

Il Re (The King) - la recensione

Il regista australiano David Michôd e l'attore, in questo caso anche sceneggiatore, Joel Edgerton portano su Netflix una rivisitazione dell'Enrico V di William Shakespeare.

Inghilterra, inizio XV secolo, il regno di Enrico IV è dilaniato dalle guerre con la Scozia e il Galles, e il malcontento cresce nel popolo. Ormai a un passo dalla morte, il re annuncia che a salire al trono sarà il suo secondogenito, Thomas, e non Hal, principe del Galles, da tempo in rotta con il padre e completamente disinteressato alla vita di corte, abbandonata per passare il suo tempo a sbronzarsi nei quartieri più poveri del regno. Il giovane Thomas però muore in battaglia, e al momento della morte del re, a salire al trono sarà proprio il riluttante Hal, che diventa Enrico V. 
Appena insediato, Enrico V cerca di instaurare un periodo di tregua, di pace, con l'obbiettivo di riunire il regno dopo anni di inutili guerre. Un regalo dal re di Francia (una palla) e l'invio di un presunto assassino, fa vacillare Enrico V che, spinto dai suoi consiglieri e dal vescovo di Canterbury, decide di invadere la Francia per rivendicare il trono. Per questa spedizione, il giovane re coinvolgerà anche il suo amico Falstaff, vecchio guerriero che disprezza la guerra e che per anni è stato compagno di bevute di Hal.

Affrontare Shakespeare non è mai semplice, la complessità dei personaggi, il contesto storico, i continui ribaltamenti, le trame e le sottotrame, sono tanti gli elementi cardine nelle sue opere e portarli sul grande schermo è sempre una sfida. In The King, David Michôd, affiancato dall'amico Joel Edgerton alla sceneggiatura, decide di focalizzare tutto su due punti: l'amicizia tra Hal e Falstaff; la riluttanza di Hal, ormai Enrico V, verso la corona e la guerra. In teoria una scelta giusta che finisce però con il rendere poco nel film.
Tecnicamente The King è pregevole, molto bella la fotografia, ottimi scenografia e costumi, meno sfarzosi di altre rappresentazioni e molto più reali, "terreni", così come la rappresentazione dei duelli, realistici nel dare la sensazione del peso fisico delle ingombranti armature. L'ottima messa in scena però non si riscatta nella sceneggiatura e nel ritmo. Il film corre un po' troppo all'inizio, poi soffre molto una lentezza esagerata nella fase centrale, dove avrebbe dovuto creare tensione con l'avvicinarsi dello scontro, e un finale ben fatto, con un colpo di scena ben architettato, alla fine non basta. Gli obbiettivi iniziali vengono parzialmente traditi, l'amicizia tra Hal e Falstaff non viene abbastanza approfondita per poter fare da perno e affascinare lo spettatore.

Una delle novità del film è quella di affidare il ruolo dei personaggi giovani ad attori effettivamente giovani. Protagonista assoluto infatti è Timothée Chalamet, che non riesce a reggere il peso del film per tutta la sua durata. La sua espressione perennemente scontenta funziona per un po' ma a lungo andare perde forza, e nei momenti in cui dovrebbe tirare fuori la grinta di un Re, risulta poco credibile. Molto meglio il "cast anziano", bene Joel Edgerton e soprattutto Sean Harris.

The King è un buon prodotto per passare una serata sul divano, ma è il classico film dove nonostante tutto sia fatto molto bene, alla fine non riesce a spiccare per nessun particolare pregio. E' un compito ben svolto ma in cui manca il calore, il pathos e quel tocco di epicità che serve per fare emozionare lo spettatore.


lunedì 2 settembre 2019

Venezia 76 - Ieri The Laundromat. Oggi The King e Martin Eden

Ieri, in Concorso, è stato il giorno di una coppia più che d'oro, Meryl Streep e Gary Oldman.

S'intitola The Laundromat il nuovo film di Steven Soderbergh in cui il regista racconta il vero scandalo dei Panama Papers, e lo fa a modo suo.

Meryl Streep è Ellen, una signora borghese che, dopo essere rimasta vedova, vorrebbe usare i soldi dell'assicurazione del marito per comprare un appartamento ma scopre che la sua polizza assicurativa è falsa. Ellen deciderà così di iniziare una personale battaglia per smascherare una frode che si allargherà più di quanto lei possa immaginare.
Un personaggio inventato che si va ad intrecciare con il vero scandalo, scoppiato nel 2015, quando un anonimo hacker portò alla luce un giro di evasioni fiscali internazionali che coinvolse anche politici e capi di governo. Nel film però ci sono anche personaggi veri, o meglio delle "versioni immaginarie" come quelli interpretati da Gary Oldman e Antonio Banderas, che nel corso della storia intervengono per spiegare al pubblico i passaggi più tecnici usando delle curiose metafore. Un espediente simile a quello usato nel film La Grande Scommessa (il cameo di Margot Robbie, ad esempio).

Un argomento serio, reale, complesso, che Soderbergh ha deciso di affrontare con più leggerezza, il film infatti è divertente, a volte anche grottesco, una commedia nera. "Ci vuole un film così per avere più chance di rimanere nella mente dello spettatore", ha dichiarato Soderbergh, "Eravamo convinti che, come ha fatto Kubrick con Il dottor Stranamore, per un tema tanto serio fosse necessario lo scherzo, la battuta. Non volevamo che il pubblico si sentisse educato ma intrattenuto".

"Intrattenere il pubblico parlando di qualcosa di così serio, è una cosa che poteva riuscire solo a Soderbergh o a Bertolt Brecht", ha aggiunto la grande Meryl Streep, che con questo ruolo rischia seriamente di prendere l'ennesima nomination agli Oscar, "Noi ne abbiamo fatto una commedia, un film divertente senza dimenticare mai però che c’era dietro un crimine, un crimine non privo di vittime. Di questo scherzo oscuro siamo stati tutti vittime, compresi alcuni vostri colleghi giornalisti. Una giornalista maltese [Daphne Caruana Galizia] è morta indagando sulla verità. E’ un film che diverte e fa ridere ma parla di qualcosa di veramente molto importante".

Gary Oldman invece ha dichiarato di essersi divertito molto sul set: "Ho imparato la sceneggiatura a memoria ma poi sul set abbiamo cambiato in continuazione, e così via fino al montaggio. Di solito sul set si arriva presto e c'è molta attesa, un attore rischia di perdere energia, ma con Soderbergh non succede, ha impostato un ritmo di lavorazione particolare e sono sempre stato occupato, e in ottima compagnia. Poi non si fatica molto quando hai battute su mucche e banane".

Il film sarà disponibile su Netflix dal 18 ottobre ma prima dovrebbe uscire anche in alcune sale (ancora da definire). In Italia s'intitolerà Panama Papers.
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Oggi è stato presentato in Concorso il secondo film italiano, Martin Eden di Pietro Marcello. Con Luca Marinelli e Jessica Cressy protagonisti.

Il film è un libero adattamento di un romanzo di Jack London, in cui il marinaio innamorato di una giovane borghese all'inizio del '900 diventa un giovane proletario che lotta per trovare il suo posto nel mondo letterario e per conquistare l'amore di Elena, mentre sullo sfondo l'Italia si prepara ad entrare in guerra.

"Martin è un ragazzo che diventa uomo e si riscatta attraverso la cultura, la sua storia è la storia di tanti di noi", ha dichiarato il regista, "E' una trasposizione molto libera, non abbiamo la cultura della marineria anglosassone, così lo abbiamo trasportato a Napoli".
Ma chi è Martin Eden per Luca Marinelli? "Dopo tutto questo tempo ancora oggi non so come descriverlo", ha risposto l'attore, "E' un avventuriero che affronta la vita come Jack London. Lui, e altri scrittori come Robert Louis Stevenson, appartengono a quell’archetipo di artisti che volevano toccare le cose con mano. Martin Eden è un ragazzo che viene colpito dalla fascinazione della cultura e con quella vuole riscattarsi ma ad un certo punto arrampicatosi sulla montagna trova qualcosa che non immaginava e lo delude, fino al perdersi".

Il film sarà nelle sale dal 4 settembre.



Fuori Concorso invece  stato presentato un film molto atteso, prodotto da Netflix e diretto da David Michôd (Animal Kingdom), The King, adattamento molto libero delle opere di William Shakespeare "Enrico IV" e "Enrico V".
Protagonista del film, nel ruolo di Enrico V, è il lanciatissimo Timothée Chalamet. Nel cast anche Joel Edgerton, Lily-Rose Depp, Sean HarrisBen Mendelsohn, e Robert Pattinson.

Hal (Timothée Chalamet) è lontano dalla vita di corte e dai metodi dispotici di suo padre Enrico IV (Ben Mendelsohn), tanto da vivere in mezzo popolo con il suo grande amico e mentore John Falstaff (Joel Edgerton). Ma la morte del re lo costringerà ad indossare la corona e ad entrare in quella vita che ha sempre rinnegato e ad esercitare a modo suo l'enorme potere del suo ruolo.

A firmare la sceneggiatura insieme al regista è l'attore Joel Edgerton, che sul film ha dichiarato: "Ci interessava esplorare la vera storia di Hal. Sì, ci sono elementi della struttura delle opere di Shakespeare, ma rielaborati a modo nostro, per raccontare qualcosa che avesse un impatto oggi". "E' stato bello lavorare di nuovo con Joel", ha aggiunto subito il regista David Michôd, "Non avrei mai pensato che un giorno avrei girato un film medievale, un cappa e spada, ma quando Joel mi ha proposto l’idea mi sono subito chiesto quale potesse essere la mia versione di quella storia, e siamo partiti da lì".
Molto buona la prova di Timothée Chalamet, che considera questo film un passo importante per la sua carriera. "Mi piaceva molto quella sfida, era un ruolo diverso per me, ed è importante non fare solo quello che ci mette a nostro agio", ha detto l'attore, "Sto ancora imparando, e lavorare con David e Joel è una bella lezione". Chalamet poi si è soffermato su un particolare delle passate rielaborazioni di Shakespeare: "Nelle produzioni shakespeariane dell’ultimo secolo c’è stata una vera avversione nell'usare attori giovani per questi ruoli. Spesso tutti gli attori sono maturi, anche nei ruoli di personaggi più giovani. È un po’ disturbante, per certi versi, vedere un film come questo dove ci sono veri giovani in possesso di così tanto, troppo, potere. Ci sono analogie con il mondo moderno".

Uno dei momenti chiave del film è l'imponente, spettacolare e drammatica battaglia di Agincourt, che ha messo a dura prova cast e crew durante le riprese. "Per la battaglia è stato fondamentale scrivere i punti di vista", ha dichiarato David Michôd, "In tutti i film medievali si vedono confusione, ammucchiate, masse di soldati. Quando si entra dentro il combattimento invece, si vede il punto di vista di Falstaff, poi quello del re, poi lo si perde, e così via. Volevo tenermi su un piano umano, le riprese sono state un'esperienza tremenda, ma in montaggio mi sono ricreduto". "Noi non conosciamo storicamente gli eventi della battaglia reale, ma volevamo sentirla, essere presenti", ha aggiunto Joel Edgerton, "L’abbiamo girata in circa due settimane e mezzo, un enorme sforzo, che da attore mi ha dato la sensazione di affogare davvero nel fango, ho immaginato chi davvero l'avesse fatta con indosso quelle armature e mi sono chiesto cosa possa aver vissuto".

Il film sarà disponibile su Netflix dal 1 novembre ma prima uscirà in alcune sale selezionate.

giovedì 14 marzo 2019

Boy Erased - la recensione

Nelle sale italiane, con uno stratosferico ritardo, arriva Boy Erased, un racconto autobiografico di un ragazzo, Jared, che dopo aver fatto coming out viene spedito dai suoi genitori, perfetti rappresentanti dell'America bigotta e benestante, in un centro di cura per omosessuali.


Joel Edgerton trae dal memoir di Garrard Conley un film che sembra strutturato appositamente per questi tempi e per colpire il pubblico: la violenza, fisica ma soprattutto psicologica, che Jared e gli altri ragazzi subiscono, viene mostrata subdolamente ma senza mai davvero andare a fondo, fallendo probabilmente proprio dove non avrebbe dovuto, ovvero nel provocare disagio e disgusto nello spettatore, nel creare quella morsa allo stomaco che avrebbe potuto scuotere la coscienza a molti.
Rimane tutto un po' troppo pulito, troppo "buono" in un certo senso, nonostante il grandissimo cast sia impeccabile, con una Nicole Kidman che spicca per intensità e delicatezza.
Sicuramente un grande pregio del film è quello di riportare a galla il tema dei centri di conversione, incredibilmente ancora attivi in molte zone degli Stati Uniti (ma anche in altri paesi, purtroppo), riflettendo su quanto questi veri e propri internamenti forzati possano influire sulla vita di ragazzi già provati da un ambiente familiare spesso ostile, ma ancora più spesso orlato di buone intenzioni.

Un film pulito, senza grandi sbavature, ma che scivola via senza riuscire a emozionare troppo e che purtroppo rischia di essere subito dimenticato. Un peccato se si considera il tema che affronta e la storia (vera) che racconta, una storia che avrebbe meritato forse una messa in scena più cruda in alcuni frangenti, soprattutto nell'esplorazione della psicologia del suo protagonista.
Resta comunque da incorniciare la prova dell'intero cast e soprattutto quella di una sempre magistrale Nicole Kidman, vero valore aggiunto della pellicola.

giovedì 16 marzo 2017

Loving - la recensione

Richard Loving è un meccanico, un uomo molto chiuso, di poche parole e timido quasi fino all'eccesso. E' innamorato di Mildred e le chiede quindi di sposarlo, portandola a vivere in una casa costruita da lui stesso, in cui poter avere la famiglia che avevano sempre sognato. Ma Mildred è nera e in Virginia nel 1958 i matrimoni interrazziali sono un reato. I Loving sono perciò costretti ad accettare un esilio di 25 anni contro lo stato ma, grazie all'aiuto della Lega per i Diritti Civili, il loro caso arriverà fino alla Corte Suprema.

Il film, per la regia di Jeff Nichols, è stato presentato in anteprima al Festival di Cannes 2016 ed è arrivato persino agli Oscar con la nomination di Ruth Negga come miglior attrice protagonista, e non è difficile intravedere in questo gli strascichi delle polemiche dello scorso anno. Il carico di aspettative derivanti dalla presenza della pellicola fra i nominati fa molto male al film, che si trasforma da prodotto carino e dignitoso, di quelli che si possono guardare sul divano il lunedì sera senza troppo impegno, a un melò sui diritti umani che non riesce mai a decollare veramente, impantanato in una serie di forzature di sceneggiatura, dei "vorrei ma non ne ho il coraggio" in cui le vittime sono gli attori. Joel Edgerton, nel ruolo di Richard, ha un grande impatto inizialmente, ma presto la sua performance fin troppo tirata viene a noia e smette di convincere. Meglio fa Ruth Negga, anche se la nomination appare decisamente esagerata.

In alcuni momenti sembra che Nichols voglia ispirarsi a qualcosa di più alto, film come Amistad o Il Colore Viola, ma il problema fondamentale è che non si discosta mai da una narrazione piatta e melodrammatica, senza operare mai un confronto con la situazione attuale, pur richiamata molte volte: basti pensare alle principali accuse mosse contro i matrimoni misti, visti come sbagliati agli occhi di Dio e un problema per i bambini, incredibilmente simili a quanto in questi anni si dice delle unioni omosessuali, difficile che l'enfasi posta su queste questioni sia casuale, ma purtroppo non si va mai a fondo nel confronto.

Non è facile parlare di diritti civili senza scadere nella retorica, Jeff Nichols ci ha provato ma, non essendo Spielberg, più che essenziale il suo film ne esce fuori piatto. 

lunedì 16 maggio 2016

Cannes 2016 - giorno 6

Presentati in Concorso due film molto attesi: Loving di Jeff Nichols, e Paterson di Jim Jarmusch.

Loving, di Jeff Nichols, è un film di cui si parla da tempo, e che molti addirittura vedono (un po' precocemente in realtà) già come possibile mattatore agli Oscar 2017. Il film è una storia d'amore interrazziale, che vede protagonisti Joel Edgerton e Ruth Negga.

Il film racconta la vera storia dei coniugi Loving, Mildred e Richard, che si innamorano e si sposano. Tutto normale se non fosse che lui è bianco e lei è nera, e che la coppia vive nella Virginia dell’America segregazionista nel 1958, quando una coppia mista era impensabile e soprattutto illegale. I Loving verranno perseguitati dallo Stato e incarcerati a meno che non si lascino. La coppia però non si abbatte e non molla, porteranno in tribunale lo Stato per violazione dei diritti civili, arrivando fino alla Corte Suprema, che nel 1967 annullerà la decisione della Virginia.

Il film è nato grazie al documentario della HBO, The Loving Story, che raccontava la storia di questa coppia coraggiosa, ma non è stato solo il documentario a convincere Jeff Nichols (Take Shelter, Mud) a fare il film. "Il mio agente mi ha chiamato per dirmi che volevano fare un film dal documentario", ha raccontato il regista, "per cui sono andato subito a vedere il trailer, ed era bastato a commuovermi. Ho mandato subito il link a mia moglie, e lei mi ha risposto via mail dicendo: Ti amo molto, ma se non fai questo film chiedo il divorzio".

Una storia che racconta uno spaccato della storia americana, interpretato da due attori non americani, l'australiano Joel Edgerton, e l'irlandese di origine etiope Ruth Negga. "Mentre scrivevo il film pensavo a Matthew McConaughey, anche lui del Sud degli USA. Però avevo negli occhi il documentario. Dovevo cercare persone che somigliassero fisicamente a loro, e che al tempo stesso avessero l'accento della Virginia, che è molto particolare", ha spiegato il regista, "Poi ho capito che aveva più senso scegliere gli attori giusti, anche stranieri, e fare con loro un lavoro accurato. Ruth Negga è stata la prima attrice a fare il provino ed è stata incredibile".
Molto emozionata, l'attrice ha dichiarato: "Era una sceneggiatura essenziale, non c'era niente da aggiungere o togliere. Io ho conosciuto la storia di Mildred due anni prima di iniziare il film. Volevo rendere giustizia alla storia". "E’ un film tranquillo, meditativo, volevamo dire la verità, mostrare ciò che era veramente accaduto così come riportato dai documenti", ha aggiunto Edgerton, che poi ha riportato la storia ai giorni nostri, al dibattito sui matrimoni gay: "Quello che accade tra due individui in fondo non è affar nostro, se non fanno del male a nessuno, qualunque sia il loro aspetto o il loro genere, che c'è di male,? Non siamo noi a dovergli dire cosa devono o non devono fare. Questo vale anche per i matrimoni gay. In Australia al momento il dibattito è vivissimo. Ecco un altro esempio in cui la vita privata delle persone viene influenzata dall'opinione di qualcun altro".

Ben accolto dalla stampa, sia Joel Edgerton che Ruth Negga si candidano come possibili vincitori della Palma d'Oro per le interpretazioni.

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Altro film presentato in Concorso, l'ultimo lavoro di Jim Jarmusch, il poetico Paterson, che vede nel cast Adam Driver e l'attrice iraniana Golshifteh Farahani.

Protagonista del film è Paterson (Driver), un autista di autobus che vive con la moglie Laura (Farahani) e il cane Marvin, e con una vera grande passione: la poesia. Il film non ha una vera e propria storia, racconta la vita di Paterson scandendo i giorni della settimana, le giornate iniziano sempre con loro due a letto, e finiscono con una chiacchierata al bar.

"E' un che film racconta una storia d'amore tranquilla, senza conflitti drammatici", ha spiegato il regista Jim Jarmusch, "Rende omaggio alla poesia dei dettagli, delle variazioni e dei scambi quotidiani. Paterson è un antidoto a tutte le oscurità e alle bruttezze dei film drammatici o d'azione. E' un film che lo spettatore dovrebbe lasciar scivolare davanti agli occhi, come le immagini che si vedono dal finestrino di un autobus, attraverso le strade di una piccola città dimenticata".
Adam Driver ha elogiato la sceneggiatura del film: "Bastava non deragliare, non aggiungere niente, non forzare i dialoghi. Il mio personaggio è uno la cui azione principale è ascoltare gli altri e l'ambiente. Raramente hai questa possibilità in un film".
Jarmusch nel film cita molti poeti americani, ma anche italiani, come Dante e Petrarca. "Loro sono tra i più grandi poeti di tutti i tempi", ha detto il regista, "La poesia italiana è uno dei regali più grandi del vostro paese per cui per me era importante citare questi grandi autori".

Il film è stato accolto molto bene dalla critica.

martedì 13 ottobre 2015

Black Mass - la recensione

Presentato all'ultimo Festival di Venezia, Black Mass di Scott Cooper racconta la storia di James "Whitey" Bulger, uno dei criminali più ricercati di sempre dall'FBI.

Ambientato nei sobborghi di Boston, dove Bulger (Depp) è nato e cresciuto, dove ha una gang molto rispettata e in perenne conflitto con la mafia italiana, molto più potente, di un quartiere vicino.
Nelle stesse strade del quartiere è nato anche John Connolly (Edgerton), fresco agente dell'FBI, che per il suo amico Bulger ha una vera adorazione, nonostante sia un noto criminale. Proprio Connolly propone a Bulger una alleanza: informazioni per riuscire a sgominare la mafia italiana e in cambio l'agenzia chiuderà un occhio sugli affari della banda di Bulger. Nonostante le resistenze dei piani alti dell'agenzia, l'accordo si fa, e Bulger lo usa a suo vantaggio per conquistare potere, espandere i propri affari e agire indisturbato sotto gli occhi dell'FBI.

Scott Cooper affronta a suo modo uno dei generi più classici del cinema, il gangster movie. Con uno stile semplice e pulito, Cooper prova ad evitare il confronto con i mostri sacri del genere (Coppola, Scorsese) e focalizza tutta l'attenzione sui legami tra i personaggi, lasciando la palla in mano soprattutto ai due attori protagonisti. Il film copre ben 20 anni di storia, ma il regista sceglie di non raccontare i cambiamenti del paese e come questi influiscano sui personaggi principali, lascia tutto molto lontano, quasi a voler isolare il quartiere di South Boston e le figura che lo animano. Una scelta interessante che funziona però fino a un certo punto. Andando avanti il film perde un po' di ritmo e di solidità, dimenticandosi e scegliendo di non approfondire alcuni personaggi e dividendosi troppo nei diversi punti di vista.

Il film punta moltissimo sul cast, formato da tanti ottimi attori impegnati in piccoli ruoli o in personaggi di secondo piano, Benedict Cumberbatch, Kevin Bacon, Dakota Johnson, Juno Temple, Peter Sarsgaard, Corey Stoll, Adam Scott, Jesse Plemons e Julianne Nicholson. Alla fine però tutto si riduce ai due protagonisti, Depp e Edgerton.
Per diventare il più somigliante possibile al vero Jimmy Bulger, Johnny Depp ha dovuto subire l'ennesima trasformazione fisica della sua carriera, lenti a contatto molto azzurre per un penetrante sguardo di ghiaccio e un pesante trucco per diventare quasi calvo, una "maschera" utile per la somiglianza fisica ma che alla fine sembra quasi dare fastidio all'attore. Depp è molto bravo, convincente e capace di dare a Bulger un'inquietante calma e al tempo stesso una micidiale ferocia quando deve uccidere, ma il pesante trucco sembra "congelare" la sua faccia fino a limitarne l'espressività. Molto bravo anche Joel Edgerton, nei panni di un uomo nervoso, molto ambizioso e costantemente in bilico tra le sue due anime: marito e agente dell'FBI da una parte, amico e complice compiacente di un criminale dall'altra.

Sobrio e rigoroso, Black Mass pecca in epicità, non ha la leggendaria grandezza de Il Padrino, ne la follia e il ritmo di Quei Bravi Ragazzi, ma è un buon film con delle belle interpretazioni.

venerdì 4 settembre 2015

Venezia 72 - giorno 3

Terzo giorno, sul festival si abbatte il ciclone Johnny Depp, con i fan in attesa davanti al palazzo del cinema già dalle prime ore del mattino.

Il motivo dell'arrivo di Depp al festival è la presentazione, fuori concorso, del gangster movie Black Mass, diretto da Scott Cooper. Presenti anche Dakota Johnson e Joel Edgerton.

Il film racconta la storia di James ‘Whitey’ Bulger (interpretato da un Johnny Depp quasi irriconoscibile), spietato criminale di origine irlandese attivo tra gli anni '70 e '80, con un fratello senatore, un aggancio nell'FBI che lo ha aiutato a far fuori la concorrenza della mafia italiana, e almeno 19 omicidi efferati sulle spalle. Nel 2007 Bulger figurava come "il secondo uomo più ricercato dopo Osama Bin Laden".

Tutti in attesa di Johnny Depp all'affollatissima conferenza stampa, e l'attore si è presentato con venti minuti di ritardo e una bottiglia di birra in mano. "Mi chiamo Dakota Fanning. Sapete ho cambiato nome la settimana scorsa. E visto che questa non è una bevanda alcolica, sappiate che se le risposte vengono male, è colpa vostra", ha subito scherzato, poi la conferenza è entrata nel vivo e l'attore è stato molto generoso nelle risposte.

Le prime domande sono state ovviamente sulla sua ennesima trasformazione fisica, nel film infatti l'attore appare ingrassato, con pochi capelli grigi e gli occhi molto azzurri. "Quando ho iniziato a fare questo mestiere sono rimasto per anni incastrato in un ruolo televisivo in cui dovevo essere quello che altri volevano. Era frustrante. Volevano fare di me un ragazzo da poster", ha spiegato Depp, che con questo film potrebbe anche guadagnarsi una nomination ai prossimi Oscar, "I miei eroi del cinema erano tutti trasformisti: John Barrymore, Lon Chaney Senior, Marlon Brando, John Garfield. Ho sempre amato gli attori capaci di cambiare radicalmente per il loro ruolo, così ho voluto farlo anche io. Ho sempre preferito essere un caratterista piuttosto che un ragazzino da copertina. Un vero attore ha un grado elevato di responsabilità verso il pubblico, deve provare a rinnovarsi senza annoiare. E non c’è niente di più noioso che interpretare sempre sé stessi. Cambiare ruolo è meno sicuro ma più stimolante. Preferisco rischiare, magari fare la figura del cretino, ma provare a reinventarmi sempre. [...] Il look di questo film è stato scelto in maniera accurata. Con Scott [Cooper] avevamo deciso che dovevo assomigliare a Jimmy il più possibile, soprattutto gli occhi blu. Io li ho neri, ma era assolutamente necessario che perforassero lo sguardo delle persone. Avevo anche chiesto al suo avvocato il permesso di incontrarlo in carcere. Ma lui, con molta gentilezza, ha declinato l'invito". "Johnny ha fatto un lavoro straordinario", ha continuato il regista Scott Cooper, "Alcuni dei veri protagonisti delle vicende sono venuti sul set. Un giorno ho visto uno di loro scuotere la testa, mi sono avvicinato e lui mi ha detto: “È esattamente come Jimmy"".

Non è la prima volta che Depp interpreta un criminale (è stato Dillinger in Public Enemies di Michael Mann) e non ha avuto problemi con il lato oscuro del personaggio. "Nel lavorare su Bulger ho pensato fosse corretto affrontarlo semplicemente come se si trattasse di un essere umano", ha raccontato Depp, "Nessuno si sveglia la mattina, si lava i denti, si fa la barba e pensa: ‘Quanto sono malvagio. Oggi farò qualcosa di cattivo’. Siamo nel contesto del suo business: lui è un uomo d’affari che pensa di fare la cosa giusta, e parla il linguaggio che parlano i suoi colleghi". E riguardo al proprio lato oscuro, Depp ha dichiarato: "Io e la mia parte malvagia siamo vecchi amici. L’ho incontrata molti anni fa".

Durante il Depp-show, piccolo spazio anche per Dakota Johnson, che ha raccontato come è stato interpretare per la prima volta un personaggio realmente esistito e non di fantasia. "Questo è il primo personaggio reale che interpreto", ha detto l'attrice, "avevo tante informazioni disponibili per forgiare il carattere del personaggio, ho visto molti filmati... è diverso che creare qualcosa dal nulla".

Alla fine però è ancora Depp il protagonista della conferenza. A chi gli ha chiesto se ha già portato i suoi cani (che hanno creato non pochi problemi all'attore in Australia a causa di alcune assurde leggi) a fare un giro in gondola, Depp ha risposto: "Li ho uccisi e li ho mangiati, su ordine diretto di un ciccione australiano". E poi un pensiero per i tanti fan in attesa di vederlo: "Non voglio chiamarli fan, è una parola che non mi piace. Le persone che aspettano fuori, dedicano tempo e sono così gentili ad aspettare tutte queste ore sotto il sole solo per dire 'ciao' e 'benvenuto'... io li considero i miei datori di lavoro. Io li considero i miei boss. Sono loro che spendono soldi per andare al cinema a vedere i nostri film e quindi ci danno lavoro. Provo un sentimento di grande calore e mi sento veramente grato nei loro confronti, quindi voglio ringraziare i miei boss là fuori". Semplicemente un grande, Johnny Depp.

Black Mass, che vede nel cast anche Benedict Cumberbatch, Rory Cochrane, Jesse Plemons, Peter Sarsgaard e Kevin Bacon (non più Sienna Miller, il suo cameo è stato tagliato), uscirà il 18 settembre negli USA. In Italia arriverà l'8 ottobre.

mercoledì 9 luglio 2014

Frame by Frame: Exodus: Gods and Kings [TEASER TRAILER]

E' finalmente online il primo spettacolare teaser trailer di Exodus: Gods and Kings, nuovo lavoro di Ridley Scott (il Gladiatore, Prometheus) che racconta la storia descritta nella Bibbia della liberazione del popolo ebraico dall'Egitto attuata per mano di Mosè. Nei panni di quest'ultimo troviamo Christian Bale, mentre Joel Edgerton sarà Ramses. Nel cast anche John Turturro, Aaron Paul e Sigourney Weaver.

Il film sarà nelle sale americane a dicembre e in quelle italiane a gennaio.

 Ecco il nostro Frame by Frame con le immagini più spettacolari del trailer: