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martedì 24 gennaio 2023

The Pale Blue Eye - la recensione

È uscito da un paio di settimane ma è ancora nella top5 dei film più visti su Netflix, si tratta di The Pale Blue Eye, che segna una nuova collaborazione tra Christian Bale, protagonista del film, e il regista Scott Cooper.

È il 1830, il detective in pensione August Landor (Bale) sta ancora cercando di metabolizzare la morte della moglie e la scomparsa della sua unica figlia, ma nell'Accademia militare di West Point c'è un caso complesso e macabro: un cadetto è stato trovato impiccato ad un albero e, successivamente, dal suo corpo è stato rimosso il cuore. Landor verrà chiamato ad indagare e dovrà muoversi con cautela all'interno dell'Accademia, in una indagine che non è quello che sembra. Il detective troverà aiuto in un giovane cadetto molto interessato ai misteri, tanto quanto alla poesia, e il suo nome è Edgar Allan Poe (Harry Melling).

Una storia fredda, in cui si respira morte e lutto in ogni risvolto, c'è un'ombra angosciante su tutti i personaggi che si riflette nella regia di Scott Cooper, nell'ambientazione invernale e nella fotografia, anch'essa fredda e desaturata, o si potrebbe definite "pallida", come l'occhio del titolo. Il regista ha il merito di riuscire a mantenere un'atmosfera "alla Edgar Alla Poe", il che significa niente azione ma indagini, personaggi, intrighi e messaggi nascosti, questo rende il film un po' lento, magari anche statico, ma è una lentezza che serve a riflettere lo stato d'animo del protagonista della storia, sospeso nel suo lutto.

Il film ha un ottimo cast, Gillian Anderson, Toby Jones, Timothy Spall, Lucy Boynton e la partecipazione di Charlotte Gainsbourg e Robert Duvall, ma ovviamente al centro ci sono i due protagonisti. Christian Bale riesce benissimo a trasmettere tutto il dolore del suo personaggio, un dolore trattenuto e nascosto, mai esibito e molto intimo. Sorprendente Harry Melling (sì, il cugino odioso di Harry Potter), la sua performance ci regala un Edgar Allan Poe intenso e leggero, fragile eppure deciso, tanto poetico quanto attirato dal macabro, la sua prova è davvero convincente.

La freddezza e la lentezza del film potrebbe non essere adatto a tutti i palati, ma The Pale Blue Eye è un buon film in cui, proprio come nelle storie di Edgar Allan Poe, niente è come sembra e basta davvero un attimo per cambiare le carte in tavola e spiazzare lo spettatore.

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venerdì 27 ottobre 2017

[RomaFF12] Hostiles - la recensione


Ad aprire la Festa del Cinema di Roma, giunta alla sua dodicesima edizione, è un western, all'apparenza estremamente classico nella contrapposizione fra soldati e pellerossa, ma allo stesso tempo incredibilmente moderno.
 Il Capitano Joe Blocker (Christian Bale) deve scortare il temuto Capo Cheyenne Falco Giallo, ormai anziano e morente, e la sua famiglia dal Nuovo Messico fino alle loro terre natie nel Montana. Durante il viaggio Joe e i suoi uomini si imbattono in una donna (Rosamund Pike) che ha visto sterminare la sua famiglia da un gruppo di Comanches.
Una trama semplice e lineare, un viaggio che ben presto diventa il viaggio nel cuore e nell'anima dei protagonisti.
Scott Cooper scrive e dirige un racconto che è lo specchio dei nostri tempi e lo fa paradossalmente calandosi in un contesto storico ben preciso, quello subito riconoscibile della Frontiera Americana e dello scontro di civiltà che vide contrapporsi gli invasori Americani e i Nativi, uno scontro violento da ambo le parti, in cui anche la resistenza al feroce colonialismo rappresentata da Falco Giallo assume una connotazione tutt'altro che innocente.

Nel percorso del protagonista, interpretato da un grandissimo Christian Bale, c'è un augurio utopistico di comprensione e fratellanza, ed è significativo che a mediare e favorire l'amicizia fra i due fronti vi sia una donna che ha perso tutto ma che continua ad avere una fede incrollabile, portatrice di speranza anche nei momenti più bui.
Una regia elegante e la fotografia che mette in risalto i paesaggi maestosi e selvaggi dell'America incontaminata fanno il resto e riescono a far passare in secondo piano anche alcuni cali di ritmo nella parte centrale che altrimenti sarebbero risultati ben più fastidiosi.
Il finale, poi, è magnifico e rivela l'intera essenza del film, commuovendo profondamente lo spettatore e regalando forse l'immagine più bella dell'intera pellicola.
Un'apertura da cui non si poteva chiedere di meglio.

martedì 13 ottobre 2015

Black Mass - la recensione

Presentato all'ultimo Festival di Venezia, Black Mass di Scott Cooper racconta la storia di James "Whitey" Bulger, uno dei criminali più ricercati di sempre dall'FBI.

Ambientato nei sobborghi di Boston, dove Bulger (Depp) è nato e cresciuto, dove ha una gang molto rispettata e in perenne conflitto con la mafia italiana, molto più potente, di un quartiere vicino.
Nelle stesse strade del quartiere è nato anche John Connolly (Edgerton), fresco agente dell'FBI, che per il suo amico Bulger ha una vera adorazione, nonostante sia un noto criminale. Proprio Connolly propone a Bulger una alleanza: informazioni per riuscire a sgominare la mafia italiana e in cambio l'agenzia chiuderà un occhio sugli affari della banda di Bulger. Nonostante le resistenze dei piani alti dell'agenzia, l'accordo si fa, e Bulger lo usa a suo vantaggio per conquistare potere, espandere i propri affari e agire indisturbato sotto gli occhi dell'FBI.

Scott Cooper affronta a suo modo uno dei generi più classici del cinema, il gangster movie. Con uno stile semplice e pulito, Cooper prova ad evitare il confronto con i mostri sacri del genere (Coppola, Scorsese) e focalizza tutta l'attenzione sui legami tra i personaggi, lasciando la palla in mano soprattutto ai due attori protagonisti. Il film copre ben 20 anni di storia, ma il regista sceglie di non raccontare i cambiamenti del paese e come questi influiscano sui personaggi principali, lascia tutto molto lontano, quasi a voler isolare il quartiere di South Boston e le figura che lo animano. Una scelta interessante che funziona però fino a un certo punto. Andando avanti il film perde un po' di ritmo e di solidità, dimenticandosi e scegliendo di non approfondire alcuni personaggi e dividendosi troppo nei diversi punti di vista.

Il film punta moltissimo sul cast, formato da tanti ottimi attori impegnati in piccoli ruoli o in personaggi di secondo piano, Benedict Cumberbatch, Kevin Bacon, Dakota Johnson, Juno Temple, Peter Sarsgaard, Corey Stoll, Adam Scott, Jesse Plemons e Julianne Nicholson. Alla fine però tutto si riduce ai due protagonisti, Depp e Edgerton.
Per diventare il più somigliante possibile al vero Jimmy Bulger, Johnny Depp ha dovuto subire l'ennesima trasformazione fisica della sua carriera, lenti a contatto molto azzurre per un penetrante sguardo di ghiaccio e un pesante trucco per diventare quasi calvo, una "maschera" utile per la somiglianza fisica ma che alla fine sembra quasi dare fastidio all'attore. Depp è molto bravo, convincente e capace di dare a Bulger un'inquietante calma e al tempo stesso una micidiale ferocia quando deve uccidere, ma il pesante trucco sembra "congelare" la sua faccia fino a limitarne l'espressività. Molto bravo anche Joel Edgerton, nei panni di un uomo nervoso, molto ambizioso e costantemente in bilico tra le sue due anime: marito e agente dell'FBI da una parte, amico e complice compiacente di un criminale dall'altra.

Sobrio e rigoroso, Black Mass pecca in epicità, non ha la leggendaria grandezza de Il Padrino, ne la follia e il ritmo di Quei Bravi Ragazzi, ma è un buon film con delle belle interpretazioni.

venerdì 4 settembre 2015

Venezia 72 - giorno 3

Terzo giorno, sul festival si abbatte il ciclone Johnny Depp, con i fan in attesa davanti al palazzo del cinema già dalle prime ore del mattino.

Il motivo dell'arrivo di Depp al festival è la presentazione, fuori concorso, del gangster movie Black Mass, diretto da Scott Cooper. Presenti anche Dakota Johnson e Joel Edgerton.

Il film racconta la storia di James ‘Whitey’ Bulger (interpretato da un Johnny Depp quasi irriconoscibile), spietato criminale di origine irlandese attivo tra gli anni '70 e '80, con un fratello senatore, un aggancio nell'FBI che lo ha aiutato a far fuori la concorrenza della mafia italiana, e almeno 19 omicidi efferati sulle spalle. Nel 2007 Bulger figurava come "il secondo uomo più ricercato dopo Osama Bin Laden".

Tutti in attesa di Johnny Depp all'affollatissima conferenza stampa, e l'attore si è presentato con venti minuti di ritardo e una bottiglia di birra in mano. "Mi chiamo Dakota Fanning. Sapete ho cambiato nome la settimana scorsa. E visto che questa non è una bevanda alcolica, sappiate che se le risposte vengono male, è colpa vostra", ha subito scherzato, poi la conferenza è entrata nel vivo e l'attore è stato molto generoso nelle risposte.

Le prime domande sono state ovviamente sulla sua ennesima trasformazione fisica, nel film infatti l'attore appare ingrassato, con pochi capelli grigi e gli occhi molto azzurri. "Quando ho iniziato a fare questo mestiere sono rimasto per anni incastrato in un ruolo televisivo in cui dovevo essere quello che altri volevano. Era frustrante. Volevano fare di me un ragazzo da poster", ha spiegato Depp, che con questo film potrebbe anche guadagnarsi una nomination ai prossimi Oscar, "I miei eroi del cinema erano tutti trasformisti: John Barrymore, Lon Chaney Senior, Marlon Brando, John Garfield. Ho sempre amato gli attori capaci di cambiare radicalmente per il loro ruolo, così ho voluto farlo anche io. Ho sempre preferito essere un caratterista piuttosto che un ragazzino da copertina. Un vero attore ha un grado elevato di responsabilità verso il pubblico, deve provare a rinnovarsi senza annoiare. E non c’è niente di più noioso che interpretare sempre sé stessi. Cambiare ruolo è meno sicuro ma più stimolante. Preferisco rischiare, magari fare la figura del cretino, ma provare a reinventarmi sempre. [...] Il look di questo film è stato scelto in maniera accurata. Con Scott [Cooper] avevamo deciso che dovevo assomigliare a Jimmy il più possibile, soprattutto gli occhi blu. Io li ho neri, ma era assolutamente necessario che perforassero lo sguardo delle persone. Avevo anche chiesto al suo avvocato il permesso di incontrarlo in carcere. Ma lui, con molta gentilezza, ha declinato l'invito". "Johnny ha fatto un lavoro straordinario", ha continuato il regista Scott Cooper, "Alcuni dei veri protagonisti delle vicende sono venuti sul set. Un giorno ho visto uno di loro scuotere la testa, mi sono avvicinato e lui mi ha detto: “È esattamente come Jimmy"".

Non è la prima volta che Depp interpreta un criminale (è stato Dillinger in Public Enemies di Michael Mann) e non ha avuto problemi con il lato oscuro del personaggio. "Nel lavorare su Bulger ho pensato fosse corretto affrontarlo semplicemente come se si trattasse di un essere umano", ha raccontato Depp, "Nessuno si sveglia la mattina, si lava i denti, si fa la barba e pensa: ‘Quanto sono malvagio. Oggi farò qualcosa di cattivo’. Siamo nel contesto del suo business: lui è un uomo d’affari che pensa di fare la cosa giusta, e parla il linguaggio che parlano i suoi colleghi". E riguardo al proprio lato oscuro, Depp ha dichiarato: "Io e la mia parte malvagia siamo vecchi amici. L’ho incontrata molti anni fa".

Durante il Depp-show, piccolo spazio anche per Dakota Johnson, che ha raccontato come è stato interpretare per la prima volta un personaggio realmente esistito e non di fantasia. "Questo è il primo personaggio reale che interpreto", ha detto l'attrice, "avevo tante informazioni disponibili per forgiare il carattere del personaggio, ho visto molti filmati... è diverso che creare qualcosa dal nulla".

Alla fine però è ancora Depp il protagonista della conferenza. A chi gli ha chiesto se ha già portato i suoi cani (che hanno creato non pochi problemi all'attore in Australia a causa di alcune assurde leggi) a fare un giro in gondola, Depp ha risposto: "Li ho uccisi e li ho mangiati, su ordine diretto di un ciccione australiano". E poi un pensiero per i tanti fan in attesa di vederlo: "Non voglio chiamarli fan, è una parola che non mi piace. Le persone che aspettano fuori, dedicano tempo e sono così gentili ad aspettare tutte queste ore sotto il sole solo per dire 'ciao' e 'benvenuto'... io li considero i miei datori di lavoro. Io li considero i miei boss. Sono loro che spendono soldi per andare al cinema a vedere i nostri film e quindi ci danno lavoro. Provo un sentimento di grande calore e mi sento veramente grato nei loro confronti, quindi voglio ringraziare i miei boss là fuori". Semplicemente un grande, Johnny Depp.

Black Mass, che vede nel cast anche Benedict Cumberbatch, Rory Cochrane, Jesse Plemons, Peter Sarsgaard e Kevin Bacon (non più Sienna Miller, il suo cameo è stato tagliato), uscirà il 18 settembre negli USA. In Italia arriverà l'8 ottobre.