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venerdì 31 gennaio 2020

1917 - la recensione

In un anno in cui c'è un'abbondanza di grandi film e grandi nomi, non poteva di certo mancare Sam Mendes, regista di Skyfall, Jarhead, Revolutionary Road e soprattutto di quel American Beauty che, raccontando le ipocrisie del ceto medio americano, gli valse l'Oscar.
Il suo ritorno in grande stile, alla ribalta nella stagione dei premi, era attesissimo e andare in sala con aspettative così alte è il modo più facile per rimanere delusi.
Fortunatamente Sam Mendes non ci dà questo dispiacere e, incredibilmente, riesce persino a superare quelle aspettative. 

Il film di guerra è un sottogenere che negli anni ci ha regalato grandi capolavori del cinema, da Salvate il Soldato Ryan a La Sottile linea Rossa, passando per i vari Platoon, Apocalypse Now, il sottovalutato War Horse o il più recente Dunkirk.
Mendes non si discosta poi molto da un racconto molto classico, dalla missione apparentemente impossibile che il giovane soldato deve compiere attraverso le linee nemiche. Decide però di raccontarla diversamente: con un unico piano sequenza.
Se apparentemente quello di usare questa tecnica registica può sembrare un mero esercizio di stile, durante la visione del film ci si rende pian piano conto che non c'era altro modo di rendere l'angoscia e la drammaticità della guerra se non così. Le panoramiche ampie sul campo di battaglia in cui il protagonista si muove, i personaggi che entrano nell'inquadratura per poi uscirne dopo pochi secondi, tutto contribuisce a creare un senso di claustrofobia, che ci immerge totalmente nelle trincee francesi.
La fotografia maestosa crea contrasti che sarà difficile dimenticare, e la colonna sonora incornicia i momenti più epici, rendendo il film un'esperienza immersiva totale ed estraniante, a cui si continua a pensare e ripensare anche ore e giorni dopo aver lasciato la sala.




Il cast è stellare (Colin Firth, Andrew Scott, Benedict Cumberbatch solo per citare i più noti), ma a brillare su tutti è il poco conosciuto George MacKay, che avevamo già potuto apprezzare in pellicole indipendenti come Captain Fantastic e Pride ma che qui si prende la scena interamente sulle sue spalle e la regge davvero magnificamente. E' un peccato che l'annata sia stata così competitiva, perché non sarebbe stata affatto demeritata una sua candidatura come Miglior Attore Protagonista agli Oscar. Speriamo davvero di sentire ancora parlare di lui in futuro.


Un film che colpisce e che è davvero difficile dimenticare. Un film dall'impatto visivo straordinario che è ben lungi dall'essere solo un esercizio di stile registico e di imponenza scenografica, e che riesce ad essere anche e soprattutto di grandissimo impatto emotivo.

giovedì 19 settembre 2019

Tre nomi per il ruolo di villain nel sequel di Doctor Strange?

Con Avengers: Endgame si è chiusa un'era, per questo c'è grande curiosità sulla Fase 4 dell'Universo Marvel.

Uno dei film più attesi è sicuramente Doctor Strange in the Multiverse of Madness, secondo standalone sullo Stregone Supremo, che sarà nuovamente interpretato da Benedict Cumberbatch e che vedrà anche la partecipazione di Elizabeth Olsen. Ma chi sarà il villain?

Il personaggio più quotato dai rumor sembra essere quello di Nightmare, entità demoniaca che vive nella dimensione dei sogni. A quanto pare, il casting per il ruolo sarebbe già iniziato e le ultime voci di corridoio hanno riportato una presunta shortlist dei possibili candidati. Il sogno proibito della Marvel si chiama Keanu Reeves, corteggiatissimo sia dalla Marvel che dalla DC, l'attore nei mesi scorsi ha incontrato Kevin Feige ma non si sa per quale motivo. Un altro nome possibile sarebbe quello di Matt Smith, conosciuto soprattutto per la sua partecipazione alla serie Doctor Who e che a dicembre vedremo nell'attesissimo Star Wars: L'Ascesa di Skywalker con un ruolo ancora avvolto nel mistero. Infine un altro ex dottore, cioè David Tennant, che è già transitato in casa Marvel come villain principale della prima stagione della serie Jessica Jones.

Ricordiamo che al momento questi sono solo rumor, mentre online spunta una teoria molto interessante. Un utente su Reddit ha ipotizzato che potrebbe essere addirittura Scarlet Witch una villain del film. Secondo la teoria, potremmo vedere una Wanda Maximoff ancora molto turbata dagli eventi di Endgame e soprattutto per la perdita di Visione, tanto da cercare un modo per riportarlo in vita. Scarlet Witch potrebbe quindi spingersi troppo oltre, tanto da alterare la realtà e aprire una "porta" a esseri multidimensionali, tra cui Nightmare, ma anche alla possibile introduzione dei Fantastici 4 o di qualche mutante.
Questa fantasiosa teoria (che al momento resta solo una teoria) probabilmente è figlia del fatto che il film sarà ambientato dopo gli eventi che saranno narrati nella serie WandaVision, che andrà in onda su Disney+ nella primavera 2021. Inoltre si collegherebbe anche a un recente rumor che parlava di un possibile ritorno di Quicksilver, fratello di Scarlet Witch, morto in Avengers: Age of Ultron.
Vedremo se questa teoria avrà qualche fondamento oppure rimarrà solo l'ipotesi di un utente.

Doctor Strange in the Multiverse of Madness sarà diretto ancora da Scott Derrickson. Uscita fissata per il 7 maggio 2021.

sabato 20 luglio 2019

Edison - L'Uomo che Illuminò il Mondo - la recensione

America, fine '800. Thomas Alva Edison (Benedict Cumberbatch) riesce per la prima volta a donare al mondo la luce per 13 ore. Questo piccolo miracolo gli permette, con successo, di aprire la sua prima centrale elettrica a New York. Tuttavia, l'illuminazione di intere città rimane un problema che con la corrente continua, Edison, non riesce a risolvere. L'ingresso in gioco di George Westinghouse (Michael Shannon), aiutato dal giovane Nikola Tesla (Nicholas Hoult), scatena una vera e propria guerra.
Una "guerra della corrente" che il regista Alfonso Gomez-Rejon mette in scena come un Risiko luminoso alimentato da lampadine gialle e rosse. Da una parte Edison, con la sua lampadina e la forza della corrente continua, purtroppo inefficace, dall'altra gli sfidanti, che puntano tutto sul potere della corrente alternata: scelta tanto pericolosa quanto rischiosa.

Il film, già completato nel 2017, arriva finalmente in sala dopo una post-produzione turbolenta legata allo scandalo Weinstein. Nel complesso, Edison - L'Uomo che Illuminò il Mondo, è un film godibile ma non memorabile, vanta un cast stellare e capace, pilotato però con poca precisione, forse anche a causa di una sceneggiatura rigida, a tinte bianche e nere, con poche sfumature, e da una regia poco fluida. A risentirne è soprattutto la caratterizzazione dei personaggi, anchilosati, composti e chiusi, capaci di emozionare con il contagocce.
La miccia si accende, la luce si abbassa, ma il fuoco artificiale non abbaglia come ci si sarebbe aspettati da un progetto di questa portata.

Francesca Matteucci

lunedì 3 giugno 2019

Good Omens: l'Armageddon è infine giunto - Recensione no spoiler

Nel 1990 usciva in libreria un piccolo romanzo scritto a quattro mani da due scrittori inglesi diventati vere e proprie icone: Neil Gaiman (American Gods, Coraline) e Terry Pratchett (serie del Mondo Disco).
Good Omens, pubblicato in Italia con il titolo di Buona Apocalisse a tutti, era la storia paradossale, ironica e un po' folle, dell'amicizia fra un angelo e un diavolo e del loro tentativo di sventare l'Apocalisse. La particolarità del romanzo è l'incredibile mix tra una storia piena di avvenimenti, a partire dalla nascita dell'Anticristo fino all'arrivo dei Quattro Cavalieri, un umorismo spesso paradossale (tipico di Pratchett e di altri autori britannici come Douglas Adams) e dei personaggi che rimangono scolpiti a fuoco nella mente dei lettori, in particolare il duo protagonista: l'angelo Araphel e il diavolo Crowley, tanto diversi quanto accomunati dalla passione per la Terra e gli esseri umani.


La serie tv

Dopo dei tentativi falliti, nel 2002, di farne una versione cinematografica diretta da Terry Gilliam, è Neil Gaiman stesso a prendersi il progetto sulle spalle di una trasposizione televisiva, nominandosi showrunner "alla inglese", ovvero prendendosi l'onere di scrivere l'intera sceneggiatura, scegliere il cast e in sostanza supervisionare ogni aspetto della serie tv.
Questo è evidente fin da subito a tutti coloro che hanno letto il romanzo.
La fedeltà è quasi assoluta, con intere scene riprese parola per parola dalle pagine scritte e alcune aggiunte, a detta di Gaiman, scritte proprio da Pratchett prima della sua morte, volte ad approfondire alcuni personaggi o aspetti della storia che nel romanzo rimanevano non detti.
Lo stile è, infatti, molto britannico, con degli effetti speciali non proprio hollywoodiani ma che non stonano mai di una virgola, un umorismo graffiante sempre presente, innumerevoli citazioni (molte quelle al Doctor Who, ma anche alle opere di Gaiman, di Pratchett e ingenerale alla cultura pop soprattutto britannica) e una sensazione di divertimento generale da parte di tutti che si trasmette allo spettatore e che rende la serie un'esperienza divertentissima.
Inoltre, dietro all'ironia, si nascondono più di un messaggio che, nonostante i 29 anni passati dall'uscita del romanzo, continuano a essere molto attuali: integrazione, inquinamento, sessismo, e molto altro.






Il cast

La scelta del cast, e in particolare dei due protagonisti Azraphel e Crowley, era probabilmente il punto focale dell'intera trasposizione e non si poteva sbagliare. 
Fortunatamente, ci troviamo di fronte a uno dei casting più azzeccati di sempre!
La lista è davvero stellare: Frances McDormand è la voce di Dio, John Hamm è un viscidissimo Arcangelo Garbiele (personaggio assente nel romanzo ma sviluppato da Pratchett stesso), Benedict Cumberbatch presta la sua voce a Satana stesso, ma ci sono anche Derek Jacobi, Ned Dennehy, Miranda Richardson, Michael McKean e molti altri.
E soprattutto ci sono David Tennant nei panni del demone Crowley e Michael Sheen in quelli dell'angelo Azraphel.
I due sono talmente perfetti nelle sembianze, nel modo di muoversi e parlare, che sembrano usciti direttamente dalla pagina scritta, inoltre la chimica fra loro è innegabile e traspone meravigliosamente quella complicità e simpatia reciproca che ha reso questi due personaggi una delle bromance più famose e apprezzate della letteratura.




Quando si fa una trasposizione (cinema o tv, non importa) di un romanzo cult come Good Omens il rischio è sempre quello di scontentare i fan più accaniti o, al contrario, di accontentare unicamente loro. La nuova serie tv di Amazon, invece, dimostra che è possibile fare l'una e l'altra cosa grazie al perfetto mescolamento di cast, adattamento, fedeltà e atmosfere, sfornando praticamente il sogno di chiunque abbia mai letto il romanzo di Gaiman e Pratchett e spingendo chi invece non lo ha mai letto a entrare nella prima libreria disponibile per accaparrarselo.
Se non siamo di fronte alla trasposizione perfetta, poco ci manca, nel frattempo tenetevi forti e preparatevi all'Armageddon, ci sarà da divertirsi!

lunedì 10 dicembre 2018

Mowgli - Il Figlio della Giungla - la recensione

Doveva uscire nel 2016, lo stesso anno del bellissimo film Disney diretto da Jon Favreau, ma forse è meglio che sia uscito solo ora, a fine 2018 sulla piattaforma Netflix, perché il confronto con lo strapotere tecnico e creativo Disney avrebbe ingiustamente affossato un film che, nonostante i suoi limiti (soprattutto negli effetti visivi), riesce a toccare le corde giuste e dire qualcosa di importante e profondo.


Lontano dalla spensieratezza Disney e dalla magnificenza realistica della ricostruzione in CGI che quella trasposizione aveva proposto, Andy Serkis si avvicina maggiormente allo spirito e all'anima che animava i racconti di Kipling
La giungla è scura, crudele anche con i propri abitanti, governata da una legge assoluta a cui tutti devono sottostare per poter sopravvivere al suo interno, dagli enormi elefanti ricoperti di vegetazione e dalle zanne spezzate, fino alla crudele tigre Shere Khan (un monumentale Benedict Cumberbatch), astuta, melliflua, ma ugualmente segnata, con una zampa mutilata.
Anche Mowgli, ragazzino alle soglie della pubertà, si ritrova a vivere in questo ambiente spietato, diviso fra il suo essere uomo e il suo essere lupo, senza essere però davvero nessuno dei due. I suoi maestri sono Bagheera e Baloo, in una inedita versione molto meno giocosa, doppiati da Serkis stesso e da Christian Bale, quasi crudeli nel loro addestrare il giovane cucciolo d'uomo a una vita che sarà per lui tutt'altro che facile.
E' interessante come nel racconto di formazione che ne deriva, più che l'aspetto più puramente narrativo (il film zoppica un po' quanto a intreccio, non sempre chiarissimo, non sempre fluido), è il paesaggio stesso della giungla a diventare preponderante, rendendo sfumate le divisioni classiche fra buoni e cattivi, riuscendo con grande forza a restituire la sensazione cruda e spietata del passaggio dall'infanzia all'adolescenza, fino all'età adulta, senza edulcorare nulla e senza risparmiare anche scene di un certo impatto.

Come ci ricorda il serpente Kaa, con la splendida voce di Cate Blanchett, la legge della giungla è inflessibile e tutti gli abitanti devono rispettarla per poter sopravvivere, ma è anche fragile ed è solo comprendendola, e accettando la nostra vera natura, che si può davvero sperare di non soccombervi.
Il cucciolo d'uomo ci riesce ed è questa profonda comprensione che lo porta a crescere, così come è questa visione intima, dall'impronta fortemente autoriale, che permette al film di Serkis di non sfigurare affatto di fronte a produzioni di più alto prestigio.

sabato 29 ottobre 2016

Doctor Strange - la recensione

Stephen Strange è un brillante neurochirurgo, ma arrogante e dall'ego smisurato, la sua vita fatta di riconoscimenti e denaro viene sconvolta da un violento incidente stradale che gli fa perdere l'uso delle mani. Dopo aver speso tutti i suoi soldi in infruttuosi tentativi di guarigione, si reca in Nepal, nell'antico tempio di Kamar-taj dove ha sentito parlare di miracolose cure. Qui, sotto la guida dell'Antico, scoprirà che c'è molto di più oltre il mondo che conosce, un universo dove la magia è reale e i nemici si muovono oltre il piano dell'esistenza fisica.

Quattordicesimo film del Marvel Cinematic Universe e secondo di questa fase tre, Doctor Strange era particolarmente atteso non solo perché vedeva il debutto di Benedict Cumberbatch nel mondo dei cinecomic, ma soprattutto perché l'introduzione del Multiverso, così importante nei fumetti, nel MCU promette di cambiare radicalmente quanto fatto sin ora con i Vendicatori e lanciare definitivamente la fase tre verso il prossimo Avangers: Infinity War.
Da un punto di vista prettamente narrativo questo nuovo capitolo non offre nulla di particolarmente originale oltre la classica storia di origine che la Marvel ci ha abituato a vedere fin dal suo esordio. Si può dire anzi che, proprio perché aveva il compito di introdurre lo spettatore. non solo ad un nuovo personaggio ma direttamente all'interno di un nuovo mondo, diverso e parallelo a quanto visto fin ora, può ricordare molto il primo Iron Man, dove il film con Robert Downey Jr doveva presentare l'intero progetto.

La scelta di Benedict Cumberbatch, perfetto nel ruolo del (non ancora) stregone supremo, è significativa, poiché attore di indubbio talento e grande carisma, tanto che potrebbe essere proprio lui a prendere le redini del MCU nell'eventualità che il suo collega Tony Stark andasse "in pensione".
Il cast di contorno fa un ottimo lavoro a sua volta: Tilda Swinton è una magnifica Antico e fuga ogni dubbio (l'Antico dei fumetti è un uomo anziano e più di un fan aveva storto il naso alla notizia del casting di una donna nel ruolo), e Mads Mikkelsen sopperisce con la sua presenza scenica alle solite carenze di caratterizzazione del villain che ormai sono tristemente tipiche dei lungometraggi Marvel.

Ciò che davvero impressiona e che rappresenta un'innovazione totale rispetto a quanto visto fin ora nei cinecomic, è l'aspetto visivo del film. Strange e gli altri stregoni si muovono in un incastro di dimensioni e scenari che ricordano Inception di Nolan, mondi presi dai più visionari quadri di Escher, in una rappresentazione surreale e colorata, figlia di una sottocultura anni '60 psichedelica che è tipica delle pagine soprattutto del primissimo Doctor Strange.
Infine un plauso va a Michael Giacchino, autore di una colonna sonora davvero meravigliosa che si amalgama perfettamente alle scene sia più intime che quelle più visionarie, con un paio di tracce addirittura indimenticabili.

Pur mantenendo una struttura lineare, tipica delle origin story Marvel, il film di Scott Derrickson rappresenta un punto di svolta importante nell'universo cinematografico Marvel, un'esperienza visiva coinvolgente e divertentissima. Da vedere preferibilmente in 3D.

venerdì 12 febbraio 2016

Zoolander No.2 - la recensione

Sono passati circa quattordici anni dall’uscita del primo, straordinario Zoolander, film che non riscosse particolare successo nell'immediato (forse anche a causa del clima post 11 Settembre in cui uscì) ma che negli anni è stato ricoperto da una patina di mito che ne hanno fatto uno dei più grandi cult di tutti i tempi.
Se da una parte il sequel di un film del genere ha vita facile al botteghino, dall'altra la delusione è dietro l’angolo, proprio perché superare una leggenda non è mai semplice.


Al contrario di quanto avviene nella realtà, nella finzione cinematografica Derek Zoolander non è più un mito, ma un ricordo svanito, un super modello del passato a cui è andato tutto male, la cui stupidità ha portato alla morte dell’amata moglie e alla perdita del figlio, portato via dai servizi sociali. Dopo aver cambiato nome ed essersi ritirato in una zona molto a nord nel New Jersey, Derek viene contattato dall'Interpool per infiltrarsi nel mondo dell’alta moda e scoprire chi sta uccidendo le pop star e perché, oltre a ritrovare suo figlio. Con lui, naturalmente, non può mancare il fido Hansel, anche lui caduto in disgrazia a causa di Derek.

La trama di questo No.2 scimmiotta apertamente i vecchi film di James Bond, è forse un po’ più debole di quella del primo film, ma non risparmia momenti di assoluta genialità, su tutti l’espediente con cui il villain storico Mugatu evade di prigione e torna prepotentemente nella storia, o ancora il grandissimo plot twist su cui si basa interamente il finale.
Ma se la trama, anche se non in maniera grave, a volte zoppica un po’, è sul lato della parodia che, ancora una volta, Zoolander trova il suo punto di forza. Sono passati anni e la società, così come le mode, sono profondamente cambiate; Ben Stiller lo sa benissimo e non si culla sugli allori sfruttando gag già rodate di sicura efficacia, ma sperimenta, va oltre, affonda a piene mani alla nostra realtà fatta di selfie sempre e comunque, di social network, hipster, alternativismo a tutti i costi, e teoria gender, senza dimenticare il mondo dell’alta moda con tutte le sue assurde manie e i suoi personaggi grotteschi.
Ben Stiller e Owen Wilson sono incredibilmente a loro agio e si muovono in questo mondo come se non vi fossero mai usciti, così come Will Ferrell che torna nei panni del perfido Mugatu, unico a smascherare a gran voce la stupidità di ciò che lo circonda ma, come sempre, esagerato in ogni suo gesto. Ottima anche Penelope Cruz, nuova aggiunta al cast, sensuale e divertente allo stesso tempo, e Cyrus Arnold nei panni del figlio di Derek.
E come era accaduto quattordici anni fa, completano il quadro una quantità enorme di guest star (Kiefer Sutherland e Sting su tutti), perché non sarebbe il mondo della moda senza volti noti a rappresentarlo.

Non era facile fare il sequel di un cult quale è ormai il primo Zoolander, ma Ben Stiller ci ha provato ugualmente e non ha fallito perché questo No.2, pur con qualche difetto, riesce a essere ugualmente geniale e divertente. Solo il tempo saprà dirci se diventerà a sua volta un cult, nel frattempo entrate in sala preparati perché ne uscirete con i crampi allo stomaco dalle risate.

martedì 13 ottobre 2015

Black Mass - la recensione

Presentato all'ultimo Festival di Venezia, Black Mass di Scott Cooper racconta la storia di James "Whitey" Bulger, uno dei criminali più ricercati di sempre dall'FBI.

Ambientato nei sobborghi di Boston, dove Bulger (Depp) è nato e cresciuto, dove ha una gang molto rispettata e in perenne conflitto con la mafia italiana, molto più potente, di un quartiere vicino.
Nelle stesse strade del quartiere è nato anche John Connolly (Edgerton), fresco agente dell'FBI, che per il suo amico Bulger ha una vera adorazione, nonostante sia un noto criminale. Proprio Connolly propone a Bulger una alleanza: informazioni per riuscire a sgominare la mafia italiana e in cambio l'agenzia chiuderà un occhio sugli affari della banda di Bulger. Nonostante le resistenze dei piani alti dell'agenzia, l'accordo si fa, e Bulger lo usa a suo vantaggio per conquistare potere, espandere i propri affari e agire indisturbato sotto gli occhi dell'FBI.

Scott Cooper affronta a suo modo uno dei generi più classici del cinema, il gangster movie. Con uno stile semplice e pulito, Cooper prova ad evitare il confronto con i mostri sacri del genere (Coppola, Scorsese) e focalizza tutta l'attenzione sui legami tra i personaggi, lasciando la palla in mano soprattutto ai due attori protagonisti. Il film copre ben 20 anni di storia, ma il regista sceglie di non raccontare i cambiamenti del paese e come questi influiscano sui personaggi principali, lascia tutto molto lontano, quasi a voler isolare il quartiere di South Boston e le figura che lo animano. Una scelta interessante che funziona però fino a un certo punto. Andando avanti il film perde un po' di ritmo e di solidità, dimenticandosi e scegliendo di non approfondire alcuni personaggi e dividendosi troppo nei diversi punti di vista.

Il film punta moltissimo sul cast, formato da tanti ottimi attori impegnati in piccoli ruoli o in personaggi di secondo piano, Benedict Cumberbatch, Kevin Bacon, Dakota Johnson, Juno Temple, Peter Sarsgaard, Corey Stoll, Adam Scott, Jesse Plemons e Julianne Nicholson. Alla fine però tutto si riduce ai due protagonisti, Depp e Edgerton.
Per diventare il più somigliante possibile al vero Jimmy Bulger, Johnny Depp ha dovuto subire l'ennesima trasformazione fisica della sua carriera, lenti a contatto molto azzurre per un penetrante sguardo di ghiaccio e un pesante trucco per diventare quasi calvo, una "maschera" utile per la somiglianza fisica ma che alla fine sembra quasi dare fastidio all'attore. Depp è molto bravo, convincente e capace di dare a Bulger un'inquietante calma e al tempo stesso una micidiale ferocia quando deve uccidere, ma il pesante trucco sembra "congelare" la sua faccia fino a limitarne l'espressività. Molto bravo anche Joel Edgerton, nei panni di un uomo nervoso, molto ambizioso e costantemente in bilico tra le sue due anime: marito e agente dell'FBI da una parte, amico e complice compiacente di un criminale dall'altra.

Sobrio e rigoroso, Black Mass pecca in epicità, non ha la leggendaria grandezza de Il Padrino, ne la follia e il ritmo di Quei Bravi Ragazzi, ma è un buon film con delle belle interpretazioni.

mercoledì 29 luglio 2015

Venezia 72: il programma completo

Si è tenuta oggi la conferenza stampa di presentazione del prossimo Festival del Cinema di Venezia.
Ben 4 i film italiani in concorso: Marco Bellocchio con Sangue del mio Sangue, Luca Guadagnino con A Bigger Splash (nel cui cast spiccano Tilda Swinton e Ralph Fiennes, Giuseppe Gaudino con Per Amor Vostro e l'esordiente Piero Messina con L’Attesa.
Spicca anche il nuovo film di Tom Hooper The Danish Girl, con il premio oscar Eddie Redmayne, film che fa già parlare di sè per il tema trattato (Redmayne interpreterà infatti una delle prime persone a cambiare sesso), e Beasts of No Nation di Cary Fukunaga, film d'animazione con Idris Elba.
Molto interessante anche i fuori concorso, con l'anteprima mondiale di Everest, film d'apertura dal cast importante (Jake Gyllenhaal, Keira Knightley e Robin Whright su tutti), Spotlight con Mark Ruffalo, Black Mass di Scott Cooper con le star Johnny Depp e Benedict Cumberbatch e il corto di Martin Scorsese The Audition, con Leonardo di Caprio e Brad Pitt.

Ecco il programma completo della rassegna giunta alla sua 72esima edizione che, ricordiamo, si terrà dal 2 al 12 Settembre.

CONCORSO

EMIN ALPER – ABLUKA (FRENZY)
Turchia, Francia, Qatar, 114′
Mehmet Özgür, Berkay Ates

LAURIE ANDERSON – HEART OF A DOG
Usa, 75′
Laurie Anderson

MARCO BELLOCCHIO – SANGUE DEL MIO SANGUE
Italia, Francia, Svizzera, 106′
Roberto Herlitzka, Pier Giorgio Bellocchio, Lydiya Liberman, Fausto Russo Alesi, Alba Rohrwacher, Federica Fracassi, Filippo Timi

SUE BROOKS – LOOKING FOR GRACE
Australia, 97′
Richard Roxburgh, Radha Mitchell, Odessa Young, Terry Norris, Harry Richardson

DRAKE DOREMUS – EQUALS
Usa, 101′
Kristen Stewart, Nicholas Hoult, Guy Pearce, Jacki Weaver

ATOM EGOYAN – REMEMBER
Canada, Germania, 95′
Christopher Plummer, Martin Landau, Dean Norris, Bruno Ganz, Jürgen Prochnow, Heinz Lieven

CARY FUKUNAGA – BEASTS OF NO NATION
Usa, 133′
Idris Elba

GIUSEPPE M. GAUDINO – PER AMOR VOSTRO
Italia, Francia, 110′
Valeria Golino, Massimiliano Gallo, Adriano Giannini

XAVIER GIANNOLI – MARGUERITE
Francia, Repubblica Ceca, Belgio, 127′
Catherine Frot, André Marcon, Michel Fau, Christa Théret, Denis Mpunga, Sylvain Dieuaide

AMOS GITAI – RABIN, THE LAST DAY
Israele, Francia, 153′
Ischac Hiskiya, Pini Mitelman, Michael Warshaviak, Einat Weizman, Rotem Keinan, Yogev Yefet, Yael Abecassis

LUCA GUADAGNINO – A BIGGER SPLASH
Italia, Francia, 120′
Tilda Swinton, Ralph Fiennes, Matthias Schoenaerts, Dakota Johnson, Corrado Guzzanti

OLIVER HERMANUS – THE ENDLESS RIVER
Sud Africa, Francia, 108′
Nicolas Duvauchelle, Crystal-Donna Roberts, Clayton Evertson, Darren Kelfkens, Denise Newman

TOM HOOPER – THE DANISH GIRL
Regno Unito, Usa, 120′
Eddie Redmayne, Alicia Vikander, Amber Heard, Sebastian Koch, Ben Whishaw, Matthias Schoenaerts

CHARLIE KAUFMAN, DUKE JOHNSON – ANOMALISA
Usa, 90′
(animazione)
Jennifer Jason Leigh, David Thewlis, Tom Noonan

ZHAO LIANG – BEHEMOTH
Cina, Francia, 95′
(documentario)

PIERO MESSINA – L’ATTESA
Italia, Francia, 100′
Juliette Binoche, Lou de Laâge, Giorgio Colangeli, Domenico Diele, Antonio Folletto, Giovanni Anzaldo

JERZY SKOLIMOWSKI – 11 MINUT (11 MINUTES)
Polonia, Irlanda, 81′
Richard Dormer, Paulina Chapko, Wojciech Mecwaldowski, Dawid Ogrodnik, Andrzej Chyra

ALEKSANDR SOKUROV – FRANCOFONIA
Francia, Germania, Paesi Bassi, 87′
Louis-Do de Lencquesaing, Benjamin Utzerath

PABLO TRAPERO – EL CLAN
Argentina, Spagna, 108′
Guillermo Francella, Peter Lanzani

LORENZO VIGAS – DESDE ALLÁ
Venezuela, Messico, 93′
Alfredo Castro, Luis Silva

CHRISTIAN VINCENT – L’HERMINE
Francia, 98′
Fabrice Luchini, Sidse Babett Knudsen

FUORI CONCORSO

EVGENY AFINEEVSKY – WINTER ON FIRE
Ucraina, 85′
(documentario)

DANIEL ALFREDSON – GO WITH ME
Usa, Canada, Svezia, 90′
Anthony Hopkins, Julia Stiles, Ray Liotta, Alexander Ludwig, Hal Holbrook, Steve Bacic, Lochlyn Munro

YANN ARTHUS-BERTRAND – HUMAN
Francia, 188′
(documentario)

NOAH BAUMBACH, JAKE PALTROW – DE PALMA
Usa, 109′
(documentario)

AMY BERG – JANIS
Usa, 115′
(documentario)

CLAUDIO CALIGARI – NON ESSERE CATTIVO
Italia, 100′
Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Silvia D’Amico, Roberta Mattei

SCOTT COOPER – BLACK MASS
Usa, 122′
Johnny Depp, Joel Edgerton, Benedict Cumberbatch, Rory Cochrane, Jesse Plemons, Dakota Johnson, Peter Sarsgaard, Kevin Bacon

HU GUAN – LAO PAO ER (MR SIX)
Cina, 135′
Feng Xiaogang

BALTASAR KORMÁKUR – EVEREST [FILM D’APERTURA]
Regno Unito, USA, 122′
Jason Clarke, Josh Brolin, John Hawkes, Robin Wright,  Michael Kelly, Sam Worthington, Keira Knightley, Emily Watson, Jake Gyllenhaal

SERGEI LOZNITSA – SOBYTIE (THE EVENT)
Paesi Bassi, Belgio, 74′
(documentario)

ORIZZONTI

HIWOT ADMASU GETANEH – NEW EYES [CORTOMETRAGGI]
Francia, Germania, 11′
Selam Fikadu, Berite Eshetu, Surafel Tsegaye, Feven Teshome

MERZAK ALLOUACHE – MADAME COURAGE
Algeria, Francia, Emirati Arabi Uniti, 90′
Adlane Djemil, Lamia Bezouaoui, Leïla Tilmatine, Abdellatif Benahmed, Mohamed Takerret

GIOVANNI ALOI – E.T.E.R.N.I.T. [CORTOMETRAGGI]
Francia, 14′
Ali Salhi, Serena Grandi

JOKO ANWAR – A COPY OF MY MIND
Indonesia, Corea del Sud, 116′
Tara Basro, Chicco Jerikho

MARIANA ARRIAGA – EN DEFENSA PROPIA [CORTOMETRAGGI]
Messico, 14′
Mauricio Isaac, Emilio Echevarría

KARIM BOUKERCHA – VIOLENCE EN RÉUNION [CORTOMETRAGGI]
Francia, 15′
Vincent Cassel

ALBERTO CAVIGLIA – PECORE IN ERBA
Italia, 85′
Davide Giordano, Anna Ferruzzo, Bianca Nappi, Mimosa Campironi, Lorenza Indovina, Omero Antonutti

SAMUEL COLLARDEY – TEMPÊTE
Francia, 89′
Dominique Leborne, Mailys Leborne, Mattéo Leborne

BRADY CORBET – THE CHILDHOOD OF A LEADER
Gran Bretagna, Ungheria, Belgio, Francia, 113′
Liam Cunningham, Bérénice Bejo, Stacy Martin, Yolande Moreau, Tom Sweet, Robert Pattinson

RENATO DE MARIA – ITALIAN GANGSTER
Italia, 87′
Andrea Di Casa, Paolo Mazzatelli, Luca Micheletti, Aldo Ottobrino, Sergio Romano, Francesco Sferrazza Papa

KEVIN JEROME EVERSON – IT SEEMS TO HANG ON [CORTOMETRAGGI]
Usa, 20′
Lynnette Freeman, Ricky Goldman

VAHID JALILVAND – CHAHARSHANBEH, 19 ORDIBEHESHT (WEDNESDAY, MAY 9)
Iran, 102′
Niki Karimi, Amir Aghaee, Shahrokh Forootanian, Vahid Jalilvand

SHEN JIE – HOU (MONKEY) [CORTOMETRAGGI]
Cina, 5′
(animazione)

YAELLE KAYAM – MOUNTAIN
Israele, 83′
Shani Klein, Avshalom Pollak, Haitham Ibrahem Omar

TOBIAS LINDHOLM – KRIGEN (A WAR)
Danimarca, 115′
Pilou Asbæk, Tuva Novotny

VETRI MAARAN – VISAARANAI (INTERROGATION)
India, 106′
Dinesh Ravi, Samuthira Kani, Murugadas Periyasamy

JAKE MAHAFFY – FREE IN DEED
Usa, Nuova Zelanda, 98′
David Harewood, Edwina Findley

GABRIEL MASCARO – BOI NEON
Brasile, Uruguay, Paesi Bassi, 101′
Juliano Cazarré, Maeve Jinkings, Aline Santana, Carlos Pessoa, Vinicíus de Oliveira

DITO MONTIEL – MAN DOWN
Usa, 92′
Shia LaBeouf, Kate Mara, Jai Courtney, Gary Oldman

HADAR MORAG – LAMA AZAVTANI (WHY HAST THOU FORSAKEN ME?)
Israele, Francia, 94′
Muhammad Daas, Yuval Gurevich

ALY MURITIBA, MARJA CALAFANGE – TARÂNTULA [CORTOMETRAGGI]
Brasile, 20′
Malu Zanetti Domingues, Luma Domingues Zanetti, Giuly Biancato, Ana Clara Fischer

SEBASTIÁN MURO – 55 PASTILLAS [CORTOMETRAGGI]
Argentina, 13′
Fidel Cuello Vitale Valentina Britos Camilo Cuello Vitale Guillermo Tkach

ELNURA OSMONALIEVA – SEIDE [CORTOMETRAGGI]
Kirghizistan, 15′
Kaliman Kalybek Kyzy, Kanat Abdrakhmanov, Razha Alieva

CRISTINA PICCHI – CHAMP DES POSSIBLES [CORTOMETRAGGI]
Canada, 13′
(documentario)

RODRIGO PLÁ – UN MONSTRUO DE MIL CABEZAS
Messico, 75′
Jana Raluy, Emilio Echevarría, Sebastián Aguirre, Hugo Albores

ANITA ROCHA DA SILVEIRA – MATE-ME POR FAVOR
Brasile, Argentina, 101′
Valentina Herszage, Mari Oliveira, Júlia Roliz, Dora Freind, Bernardo Marinho, Vitor Mayer

NICOLAS SAADA – TAJ MAHAL
Francia, Belgio, 89′
Stacy Martin, Louis-Do de Lencquesaing, Gina McKee, Alba Rohrwacher

IVAN SALATIC – DVORIŠTA (BACKYARDS) [CORTOMETRAGGI]
Montenegro, 20′
Marko Stibohar, Luka Petrone, Sara Kosovac

WICHANON SOMUMJARN – JER GUN MUER RAO JER GUN (THE YOUNG MAN WHO CAME FROM THE CHEE RIVER) [CORTOMETRAGGI]
Thailandia, 16′
Yingyong Wongtakee, Teerana Khareram

DUBRAVKA TURIC – BELLADONNA [CORTOMETRAGGI]
Croazia, 18′
Aleksandra Naumov, Nada Ðurevska, Lana Baric, Anita Matkovic

DAVID VICTORI – ZERO [CORTOMETRAGGI – FUORI CONCORSO]
Usa, Regno Unito, Spagna, Messico, 28′
Joe Eggold, Felix Avitia, David Atkinson

JULIAN WAYSER – OH GALLOW LAY [CORTOMETRAGGI]
Usa, 20′
John Robinson, Jason Ritter, Kelsey Sanders, Andoni Anastasse

YORGOS ZOIS – INTERRUPTION
Grecia, Francia, Croazia, 109′
Alexandros Vardaxoglou, Maria Kallimani, Alexia Kaltsiki, Christos Stergioglou, Maria Filini

lunedì 16 febbraio 2015

[Oscar 2015] The Imitation Game - la recensione


Nel bene o nel male, tutti noi più o meno conosciamo la storia del matematico inglese Alan Turing, colui che decifrò il codice ENIGMA e gettò le basi che diedero poi vita alla tecnologia. The Imitation Game, con una scolastica eleganza racconta questo, la storia di un uomo, incompreso ma geniale.

Tra presente e passato, la pellicola di Morten Tyldum cerca di farci entrare nella testa e nell'anima del genio di Turing, brillantemente interpretato da un sempre adeguato Benedict Cumberbatch.
La chiave nascosta nel passato del matematico rivelerà una natura dell'uomo più emotiva, mettendosi così in contrapposizione con quella “fredda” e indecifrabile del Turing che è diventato. Una natura omosessuale che non prevale su nulla ed anzi, aiuterà ad entrare in empatia con lui, fino alla fine.

La decifrazione del codice ENIGMA rimane comunque in primo piano grazie ad una costruzione della pellicola elegante e pulita: tutto viene scandito da una splendida colonna sonora composta da Alexandre Desplat che non dimentica mai l'elemento fondamentale del tutto, ovvero il tempo.

Non ci sono grandi difetti in The Imitation Game, ma se proprio dobbiamo trovare un elemento instabile lo possiamo individuare nella regia “televisiva”, aggettivo che oggi, più che in qualsiasi altro momento è sinonimo di qualità in ogni caso, quindi dipende tutto dall'occhio e dal gusto dello spettatore pagante. Forse l'unica nota negativa di tutta la pellicola la possiamo trovare nelle bislacche e stoppose ricostruzioni di sequenze legate alla brutalità della guerra, delle piccole virgole fuori posto che non aggiungo nulla alla narrazione e alla comprensione della pellicola.

The Imitation Game è un emozionante corsa contro il tempo che non si eleva in partenza a “capolavoro” ma cerca di raccontare nella maniera più adeguata una storia vera.

mercoledì 19 febbraio 2014

Oscar 2014: 12 Anni Schiavo - la recensione

Il regista Steve McQueen ('Hunger', 'Shame') esplora altri territori e racconta la schiavitù negli Stati Uniti del 1840.

Solomon Northup (Ejiofor) è un musicista nero e un uomo libero che vive nello stato di New York. Persuaso con una proposta di lavoro, viene fatto ubriacare e messo in catene per essere poi venduto come schiavo nel sud del paese per lavorare nei campi. Solomon passa di padrone in padrone, dodici anni d'inferno tra lavoro duro e frustate fino all'incontro con un uomo, un canadese anti schiavismo, che lo ascolterà e lo aiuterà a tornare dalla sua famiglia.
Le didascalie finali ci raccontano il dopo, la battaglia legale persa contro gli schiavisti e la misteriosa fine.

Negli ultimi tempi il tema dello schiavismo/razzismo negli Stati Uniti è stato affrontato in diverse forme, dal biopic 'Lincoln' al pulp-western 'Django Unchained', fino al recente 'The Butler', '12 Anni Schiavo' è un altro capitolo che racconta l'orrore e la sofferenza patita dai neri d'America. La storia di Solomon Northup è vera, il film è tratto da un libro che lui stesso ha scritto per raccontare la sua incredibile storia, un uomo libero che diventa schiavo e subisce di tutto dai terribili schiavisti bianchi prima di essere liberato, uno in mezzo a tanti che invece hanno continuato a subire e soffrire.
Steve McQueen esce fuori dalle storie "intime" dei suoi primi due film e allarga gli orizzonti, lavorando molto sulle immagini, gli spazi aperti, il paesaggio, ma non rinuncia a descrivere e raccontare la mortificazione del corpo, e allora insiste sulle violenze inflitte ai personaggi del film allungando le scene. Non ci fa vedere dieci frustate ma trenta, allunga i tempi per mostrare la violenza allo spettatore con l'intento di farlo indignare davanti a quelle immagini. Una scelta che il regista aveva già fatto in 'Shame', raccontare per immagini e suggestione piuttosto che con storia e parole. McQueen è un ottimo regista, le immagini del film sono studiate, precise, belle da vedere, artistiche, riescono a dare un tocco diverso a un film che di base è solido ma molto classico nel suo svolgimento, immagini che però a volte risultano un po' troppo studiate, quasi patinate.
Nel film non mancano scene emotivamente forti, la tratta degli schiavi, l'estenuante attesa di Solomon appeso per il collo che riesce a malapena a reggersi sulle punte per non soffocare mentre intorno nessuno si preoccupa per lui perché solo il padrone può liberarlo, il gospel liberatorio, le infinite frustate contro la giovane Patsey, ma la scena che forse in pochi secondi e senza mostrare e insistere in modo estenuante racconta di più di tutte è il risveglio di Solomon in una stanza buia con il solo suono delle catene a farci capire che sta per iniziare la sua personale odissea.
Protagonista del film un bravo Chiwetel Ejiofor, attore visto come non protagonista in tanti film, peccato che il suo personaggio, nonostante sia il fulcro assoluto della storia, a volte sembra non essere poi così importante, viene lasciato lì a sperare e basta, una caratterizzazione limitata per un personaggio che avrebbe meritato maggiore interesse e un attore che ce la mette davvero tutta. Ottimo il cast di supporto. Bravo, anche se a volte un po' eccessivo, Michael Fassbender, attore feticcio di McQueen, nei panni di un odioso e perfido padrone. Bravi anche Paul Dano e Sarah Paulson. Sorprendente con un'interpretazione molto intensa l'esordiente Lupita Nyong'O. Danno un buon contributo, anche se in poco spazio, Paul GiamattiBenedict Cumberbatch, Alfre Woodard e Brad Pitt (anche produttore).

'12 Anni Schiavo' è indubbiamente un bel film, da vedere, confezionato nel miglior modo possibile, con una storia classica, solida e coinvolgente, non annoia, racconta bene l'orrore della schiavitù, è emotivamente forte ma ha il "difetto" di fermarsi titoli di coda. Mostra l'orrore, lo spettatore lo condanna, prova disgusto davanti a tanta insensata cattiveria, però lo guarda soltanto senza "viverlo", è un orrore che rimane lontano senza toccarci più di tanto. Per quanto Steve McQueen si sia impegnato nel confezionare il film nel miglior modo possibile si è perso un po' troppo nella forma dimenticando la sostanza, si è fermato agli occhi dimenticando di colpire lo spettatore al cuore.

mercoledì 29 gennaio 2014

I Segreti di Osage County - la recensione

Il regista John Wells porta al cinema l'opera teatrale di Tracy Letts, 'I Segreti di Osage County'. Una riunione di famiglia estrema, drammatica e dai risvolti molto cupi.

Oklahoma, lo scrittore Beverly Weston (S.Shepard) descrive alla nuova domestica la situazione in casa: lui beve troppo e la moglie, Violet (M.Streep), lo accetta perché anche lei, malata da tempo, ha una dipendenza da medicinali. Improvvisamente Bev scompare e al capezzale della madre accorrono le tre figlie, Barbara (J.Roberts), Ivy (J.Nicholson) e Karen (J.Lewis), con i rispettivi compagni e figli, e la sorella di Violet col marito.
Tutti si ritrovano sotto lo stesso tetto ma la convivenza non è affatto semplice, soprattutto a causa di Violet, folle e inarrestabile nelle sue "sparate", così a poco a poco verranno fuori tutti i traumi, le cose non dette, i rancori, l'odio e l'astio che si nasconde sotto i tappeti della casa della famiglia Weston.

Amaro, malinconico, cinico, a tratti doloroso ma non privo di ironia bruciante, ambientato in un luogo sperduto in mezzo al nulla, dove i problemi sembrano ancora più pesanti e opprimenti. L'ambientazione gioca un ruolo essenziale ne 'I Segreti di Osage County', il caldo, le lande desolate dell'Oklahoma che circondano la casa degli Weston isolano la famiglia e i loro problemi creando una dimensione chiusa, come se i problemi fossero fermi lì e la presenza di tutti i membri della famiglia servisse solo a farli uscire fuori. Allo stesso tempo però la storia si svolge tutta all'interno delle quattro mura della villa, in cui il regista ci fa conoscere, uno alla volta, tutta la famiglia scossa da un evento che ha rotto l'equilibrio e ha scoperto i nervi. 'Osage County' probabilmente non è un film per tutti i palati, è teatrale (non in senso negativo) nella messa in scena, si urla, si litiga, è un continuo confronto, è un film fatto di scambi, anche piuttosto duri, fra i protagonisti che se ne dicono tante senza risparmiarsi. E' un film teso in cui ogni personaggio scarica addosso all'altro rabbia e rancore, su tutti Violet, ingestibile, costantemente in bilico tra vittima con un passato fatto di sofferenza e insensibile cattivo carnefice che non si fa problemi a riversare sulle figlie giudizi amari, "violenti" o addossargli colpe su colpe, un personaggio difficile da amare ma anche da odiare
Un film del genere sarebbe stato impossibile senza un cast all'altezza del compito, così Wells ha deciso di mettere su un grande cast: Meryl Streep, Julia Roberts, Ewan McGregor, Chris Cooper, Abigail Breslin, Juliette Lewis, Julianne Nicholson, Margo Martindale, Dermot Mulroney, Benedict Cumberbatch, Misty Upham e Sam Shepard. Tutti adatti al ruolo, giusto Benedict Cumberbatch, per quanto bravo, risulta un po' meno convincente degli altri a causa di un ruolo decisamente risicato per uno come lui. Nota di merito a Julianne Nicholson e Margo Martindale, fra i "non protagonisti" sono quelle che spiccano di più. Assolute protagonista del film sono invece Meryl Streep e Julia Roberts. La Streep si cala molto nel personaggio, anche fisicamente, e regala un'ottima interpretazione, ambigua e "malvagia" al punto giusto, giganteggia quando è al centro del dialogo, da grande mattatrice fa sua la scena ma a volte eccede andando un po' troppo sopra le righe. Julia Roberts invece offre un'interpretazione molto diversa, più contenuta, riesce a perforare con uno sguardo sia l'interlocutore della scena che lo spettatore, trasmette perfettamente la difficoltà ma soprattutto la tensione interiore del suo personaggio, una donna arrabbiata e dura suo malgrado. Un'interpretazione eccezionale, la Roberts in questo film supera di molto Meryl Streep. Non è chiaro il motivo per cui la Streep sia stata nominata agli Oscar come migliore attrice protagonista quando in realtà la vera protagonista è proprio la Roberts, dirottata fra le non protagoniste, sarebbe stato molto più giusto il contrario.

'I Segreti di Osage County' è un gran bel film, coinvolgente, stilisticamente ottimo, teso, i dialoghi velenosi incollano allo schermo, una gara di bravura fra attori che vede nello scontro Streep-Roberts il suo punto più alto. Un dramma familiare solido e cupo supportato da grandi interpretazioni.



Ps: il film merita di essere visto in lingua originale per apprezzare gli accenti marcati che caratterizzano molto i personaggi.

sabato 12 ottobre 2013

Botta e risposta tra Julian Assange e Benedict Cumberbatch sul film 'Il Quinto Potere'

Il film 'Wikileaks - Il Quinto Potere' ('The Fifth Estate') non è proprio piaciuto a Julian Assange, troppo contro e poco a favore secondo lui.

Il fondatore di Wikileaks aveva già espresso il suo parere negativo dopo la presentazione della pellicola al Festival di Toronto e ora ribadisce il suo pensiero con una lettera indirizzata all'attore Benedict Cumberbatch pubblicata online sul sito di Wikileaks.

" Martedì 15 gennaio 2013
Da: Julian Assange
A: Benedict Cumberbatch
Oggetto: Messaggio da Assange

Caro Benedict, Grazie per aver provato a contattarmi. E’ il primo approccio da qualcuno della produzione Dreamworks verso di me o verso Wikileaks. I miei assistenti mi hanno comunicato la vostra richiesta di incontrarmi, e ho iniziato ad esaminare i vostri lavori precedenti, e penso che mi sarebbe piaciuto vedervi. Il legame che si instaura tra un attore e un soggetto vivente è significativo. Se il film raggiunge la distribuzione saremo sempre correlati nell’immaginario pubblico. Le nostre strade saranno per sempre intrecciate. Però devo parlarLe sinceramente. Spero che prenderete questi pensieri come un segno di rispetto, e non come cattiveria. Credo che Lei sia una brava persona, ma credo che questo film non sarà un buon film. Non credo che sarà positivo per me o per le persone a cui tengo, credo che sarà schiacciante e negativo per me e per le persone a cui tengo. Si basa su un libro ingannevole scritto da qualcuno che vuole vendicarsi contro di me e la mia organizzazione. Ci sono decine di libri positivi su Wikileaks, ma la Dreamworks ha deciso di basare la sua sceneggiatura solo sul più velenoso. Ci sono molti autori indipendenti che hanno scritto libri positivi o neutri, ma la Dreamworks li ha ignorati. So che la pellicola si propone di rappresentare me e il mio lavoro sotto una luce negativa. Credo distorcerà gli eventi… verrà distorta la verità su persone che combattono contro avversari titanici. Lo studio che sta producendo il film non è un partito vulnerabile o debole. Credo che dovrebbe riconsiderare il suo coinvolgimento in questa impresa. Credo che Lei abbia delle buone intenzioni, ma sicuramente capirà perché è una cattiva idea per me incontrarmi con voi. Vi ringrazio per la Vostra offerta, e sono sicuro del Suo vero intento, ma devo, con rammarico inesprimibile, rifiutare.

Julian Assange "

A distanza di qualche giorno Benedict Cumberbatch, che nel film interpreta proprio Assange, ha preso carta e penna (o la tastiera del pc, fate voi) e ha risposto.

"Questo progetto è stato importante per me perché volevo raccontare una figura davvero importante dei nostri tempi. L’idea di fare un film su qualcuno così lontano dalla mia immagine o situazione ha cambiato il mio modo di vedere i mezzi di comunicazione, il potere dell’individuo di avere una voce, ed essere in grado di mettere in discussione sia le ipocrisie e le malefatte di organizzazioni e di organismi di persone potenti che governano la nostra vita… Tutto questo ha colpito profondamente le mie convinzioni sulla libertà civile, su una sana democrazia, e sui diritti umani e sugli individui che interrogano coloro che hanno l’autorità. Credo che il film, piuttosto chiaramente, illumini i grandi successi di Wikileaks e del suo fondatore Julian Assange. Ed esamina le personalità coinvolte e quello che diventerà un rapporto disfunzionale all’interno di tale organizzazione. Solo la storia sarà il vero giudice di quello che sta succedendo. “The Fifth Estate” è un potente punto di ingresso per una discussione su questo straordinario balzo in avanti nella nostra società. Volevo creare un ritratto tridimensionale di un uomo, per ricordare alla gente che non è solo quel tizio bizzarro dai capelli bianchi ricercato in Svezia. Ma è una vera forza da non sottovalutare, che ha raggiunto la realizzazione del suo grande ideale. Sono orgoglioso di essere coinvolto nell’affrontare un personaggio così controverso. A mio parere il film dovrebbe stimolare il dibattito e non il consenso."

Assange risponderà? vedremo.

Il film, diretto da Bill Condon, arriverà nelle sale italiane il 24 ottobre e vede nel cast, oltre a Cumberbatch, anche Daniel Brühl, Stanley Tucci, Laura Linney, Anthony Mackie, David Thewlis e Carice Van Houten.

martedì 20 agosto 2013

Nuove immagini ufficiali di 'The Fifth Estate'

Dopo la locandina ufficiale, rilasciata ieri, la DreamWorks ha diffuso alcune immagini ufficiali di 'The Fifth Estate, che in italia uscirà con il ritolo di 'Wikileaks - Quinto Potere'.

Nelle foto vediamo Benedict Cumberbatch nei panni di Julian Assange, che nel 2006 ha fondato Wikileaks, pubblicando alcuni segreti diplomatici degli Stati Uniti.
Nel cast troviamo anche Laura Linney, Daniel Bruhl, Peter Capaldi, Dan Stevens, Alicia Vikander, Anthony Mackie e David Thewlis.












Il film debutterà al Toronto Film Festival, mentre uscirà il 18 ottobre negli USA e il 17 in Italia.

Lòisa

mercoledì 19 giugno 2013

Prime foto di 'Twelve Years a Slave'

US Today ha pubblicato le prime sei foto del nuovo film di Steve McQueen ('Hunger', 'Shame'), 'Twelve Years a Slave'.

Il film è tratto dal romanzo autobiografico di Solomon Northup. Ambientato a New York nel 1853, Northup è un afroamericano nato libero che venne rapito e costretto a lavorare per anni come schiavo nelle piantagioni in Louisiana. Durante il periodo di schiavitù incontra diverse persone, padroni, buoni e cattivi, e compagni di lavoro.
Di altissimo livello il cast. Protagonista nei panni di Northup sarà Chiwetel Ejiofor, poi Quvenzhané Wallis, Michael Fassbender, Brad Pitt, Adepero Oduye, Dwight Henry, Paul Giamatti, Benedict Cumberbatch, Michael K. Williams, Alfre Woodard, Paul Dano, Sarah Paulson e Scoot McNairy.

Il film uscirà negli Stati Uniti il 27 dicembre, non è esclusa la sua presenza in qualche festival. Ecco le prime foto del film (cliccate sull'immagine per vederla più grande).








Frra

giovedì 13 giugno 2013

'Into Darkness - Star Trek' - la recensione

Qual'è il confine tra giustizia e vendetta? Tra ciò che è lecito fare per salvare la vita della propria famiglia e una violenza ingiustificata?

J.J Abrams mette in campo domande importanti e sembra giusto che lo faccia in un film come Into Darkness Star Trek, molto più che un film di fantascienza puro e semplice... ma in fondo Star Trek non è mai stato solo fantascienza.
Farò una premessa: sono una trekkie di vecchia data.
Mi sembra doveroso e corretto specificarlo prima perché nel commentare questo film ed esprimere un qualsiasi pensiero su di esso è determinante l'appartenenza o meno alla schiera dei fan.

Into Darkness è un gran film, un film potente nel suo svolgimento, un film in cui la tensione non cala mai e tutto si incastra alla perfezione nella linea temporale alternativa creata da Abrams senza andare a stravolgere più di tanto ciò che sapevamo già; insomma, non è difficile accettare ciò che ci viene detto, è perfettamente plausibile, ha un che di già conosciuto eppure di nuovo.
Into Darkness è un film che ha nel suo villain il punto di forza maggiore, perché, sembra quasi ridondante ribadirlo, Benedict Cumberbatch è un attore straordinario.

Giusto e sbagliato, vendetta e giustizia, lealtà o sete di potere, è intorno a lui che ruotano questi interrogativi ed è Kirk a doversi confrontare con essi, la giustizia contrapposta alla spietata vendetta, l'amicizia e il sacrificio contro la sete di potere.

Senza spoilerare troppo, il confronto tra i due è intenso e molto ben scritto, alla fine si ha la risposta ma l'impressione è che vi siano molte altre sfumature non dette.
In questo il film è molto "trek", anche se in un primo momento non sembra, data l'abbondanza di scene d'azione (praticamente assenti nella serie originale): Gene Roddenberry assimilava e proponeva ciò che era la minaccia di quei tempi (la guerra fredda), scontrandola con il nuovo mondo pacifico della Federazione, trattava temi cari all'America di quel tempo, sconvolgeva il mondo con il primo bacio interraziale nella storia della tv o piazzando in plancia un russo, un asiatico, una donna nera e un alieno; Abrams non si spinge così in la, nel suo Star Trek non ci sono i grandi temi o la denuncia sociale, ma anche lui prende la minaccia dei nostri tempi (il terrorismo, il nemico che viene dall'interno) e la ripropone facendola scontrare con l'ottimismo intrinseco di Star Trek e con l'eroismo di Kirk e compagni.
Sono molte, inoltre, le citazioni alla serie classica e ai film, alcune molto evidenti, altre nascoste in bella vista, una in particolare che a mio avviso è stata giostrata benissimo ma che racchiude in se stessa il più grande difetto della pellicola di Abrams, comunque già presente nel precedente Il Futuro ha Inizio anche se si notava meno.

Dove Abrams toppa clamorosamente sono i personaggi.
Qui, devo essere sincera, la distinzione tra fan e non fan è netta, perché non si puù certo dire che i protagonisti siano caratterizzati male, ma purtroppo la differenza con quelli originali è davvero evidente.


Se per il Kirk di Pine e in particolare per l'ottimo McCoy di Urban (il migliore del cast protagonista, davvero fantastico nella sua interpretazione cosÏ simile a quella del compianto DeForest Kelley, soprattutto nelle espressioni del viso), tutt'altro discorso va fatto per gli altri: Uhura perde di fascino, Scotty sembra quasi una macchietta comica, Sulu e Chekov praticamente non sono pervenuti.
Ma la grande, grandissima pecca è Spock: Zachary Quinto è bravissimo, ma è proprio il personaggio ad essere snaturato, bel lontano dall'impassibile Primo Ufficiale di Nimoy le cui emozioni, lungi da essere inesistenti, divenivano evidenti solo dopo un'accurata conoscenza, senza che questo ne intaccasse mai la freddezza. Purtroppo non c'è nulla di tutto questo, il fascino del personaggio svanisce così come la sua impassibilità, Spock diventa emotivo, quasi che lui volesse dimostrare a se stesso di possedere quelle emozioni che, in teoria, dovrebbe sapere benissimo di avere.
A volte però, grazie soprattutto all'interpretazione di Quinto, riemerge lo Spock che per anni ha fatto innamorare milioni di telespettatori.
Buoni invece i momenti tra Spock, Kirk e McCoy, anche se davvero troppo pochi considerando che è proprio lo straordinario rapporto tra questi tre personaggi la vera anima della serie, ma c'è tempo e la missione quinquennale è appena cominciata, l'ultima frontiera Ë ancora da esplorare.



Concludendo, Abrams ha avuto il merito di riportare alla ribalta Star Trek, rendendola fluibile a chi non ha amato la serie originale e contemporaneamente soddisfando i fan, anche se il sentire QUELLA musica durante i titoli di coda mischia, alla soddisfazione di aver visto un gran film, una nostalgia irrefrenabile.

*Chiara*

mercoledì 10 aprile 2013

Nuovo motion poster per 'Star Trek Into Darkness'

Continua la campagna di promozione di 'Star Trek - Into Darkness', di J.J. Abrams.

Mancano due mesi circa all'uscita del film e l'adrenalina sale. Intanto è stato rilasciato online un nuovo affascinante motion poster a mosaico in cui ogni personaggio si muove nel suo spazio. Ci sono il Capitano Kirk (Chris Pine), Spock (Zachary Quinto) e Uhura (Zoe Saldana), mentre al centro padroneggia l'immagine di John Harrison (Benedict Cumberbatch). Ed è proprio il misterioso villain ad animare le fantasie online: chi è in realtà John Harrison? I fan più accaniti un'idea se la sono già fatta.

Il film uscirà negli States il 15 maggio mentre da noi arriverà il 13 giugno. Intanto godiamoci questo bellissimo motion poster.





Frra