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lunedì 24 febbraio 2025

SAG Awards 2025: vincono a sorpresa Demi Moore, Timothée Chalamet e Conclave


Si sono tenuti questa notte i SAG Awards ( Screen Actors Guild) i premi assegnati dal sindatato degli attori e che sono gli ultimi premi prima degli Oscar, quindi generalmente sono indicativi su quali potrebbero essere le vittorie nelle categorie attoriali, ma anche in quella come miglior film.

Quest'anno invece i premi assegnati hanno colto un po' tutti di sorpresa, con Demi Moore che vince come migliore attrice protagonista per The Substance, Timothée Chalamet nella categoria miglior attore protagonista per il ruolo di Bob Dylan in A Complete Unknown e soprattutto con la vittoria a sorpresa di Conclave che dopo il BAFTA porta a casa anche il premio per il miglior cast di insieme in un film, premio che spesso è l'anticameta dell'oscar a miglior film. Si apre quindi ufficialmente la gara a due fra Conclave e Anora, in quella che sarà una delle cerimonie degli Oscar più incerte degli ultimi anni.

Si confermano invece Zoe Saldaña e Kieran Culkin non protagonisti, che sembrano quindi lanciatissimi verso l'oscar di categoria.

Qui la lista completa dei premiati della serata:


Miglior attore protagonista in un film

Timothée Chalamet, A Complete Unknown


Miglior attrice protagonista in un film

Demi Moore, The Substance


Miglior attore non protagonista in un film

Kieran Culkin, A Real Pain


Miglior attrice non protagonista in un film

Zoe Saldaña, Emilia Pérez


Miglior cast in un film

Conclave


Miglior cast di stuntmen in un film

The Fall Guy


Miglior attore in una miniserie

Colin Farrell, The Penguin


Miglior attrice in una miniserie

Jessica Gunning, Baby Reindeer


Miglior attore in una serie drammatica

Hiroyuki Sanada, Shōgun


Miglior attrice in una serie drama

Anna Sawai, Shōgun


Miglior attore in una serie commedia

Martin Short, Only Murders in the Building


Miglior attrice in una serie commedia

Jean Smart, Hacks


Miglior cast in una serie drammatica

Shōgun


Miglior cast in una serie commedia

Only Murders in the Building


Miglior cast di stuntmen in una serie

Shōgun


Premio alla carriera – SAG Life Achievement Award

Jane Fonda

mercoledì 15 gennaio 2025

BAFTA 2025 - le nomination

Annunciate poco fa le nomination ai BAFTA 2025, i premi al cinema britannico e non solo.

Ad ottenere il maggior numero di nomination, ben 12, quest'anno è stato Conclave, tra cui miglior film, regista, attore protagonista per Ralph Fiennes e attrice non protagonista per Isabella Rossellini. A seguire con 11 nomination, Emilia Pérez, comprese quelle per il miglior film, regista, attrice protagonista a Karla Sofia Gascón e doppia per la attrice non protagonista, a Selena Gomez e Zoe Saldaña.

The Brutalist, vincitore del Golden Globes, ottiene nove candidature, mentre sono sette per Anora, Dune: Parte Due e Wicked, quest'ultimo assente nella cinquina del miglior film.

La cerimonia di premiazione, presentata da David Tennant, si terrà il 16 febbraio.

Ecco l'elenco delle nomination.

Miglior film
Anora
The Brutalist
A Complete Unknown
Conclave
Emilia Pérez

Miglior regista
Anora — Sean Baker
The Brutalist — Brady Corbet
Conclave — Edward Berger
Dune: Parte Due — Denis Villeneuve
Emilia Pérez — Jacques Audiard
The Substance — Coralie Fargeat

Miglior attrice protagonista
Cynthia Erivo – Wicked
Karla Sofía Gascón – Emilia Pérez
Marianne Jean-Baptiste – Hard Truths
Mikey Madison – Anora
Demi Moore – The Substance
Saoirse Ronan – The Outrun

Miglior attore protagonista
Adrien Brody – The Brutalist
Timothée Chalamet – A Complete Unknown
Colman Domingo – Sing Sing
Ralph Fiennes – Conclave
Hugh Grant – Heretic
Sebastian Stan – The Apprentice – Alle origini di Trump

Miglior attrice non protagonista
Selena Gomez – Emilia Pérez
Ariana Grande – Wicked
Felicity Jones – The Brutalist
Jamie Lee Curtis – The Last Showgirl
Isabella Rossellini – Conclave
Zoe Saldaña – Emilia Pérez

Miglior attore non protagonista
Yura Borisov – Anora
Kieran Culkin – A Real Pain
Clarence Maclin – Sing Sing
Edward Norton – A Complete Unknown
Guy Pearce – The Brutalist
Jeremy Strong – The Apprentice – Alle origini di Trump

Miglior sceneggiatura originale
Anora
The Brutalist
Kneecap
A Real Pain
The Substance

Miglior sceneggiatura non originale
A Complete Unknown
Conclave
Emilia Pérez
Nickel Boys
Sing Sing

Miglior film britannico
Bird
Blitz
Conclave
Il gladiator II
Hard Truths
Kneecap
Lee
Love Lies Bleeding
The Outrun
Wallace & Gromit – Le piume della vendetta

Miglior debutto britannico (sceneggiatore, regista o produttore)
Hoard – Luna Carmoon (regista e sceneggiatrice)
Kneecap – Rich Peppiatt (regista e sceneggiatore)
Monkey Man – Dev Patel (regista)
Santosh – Sandhya Suri (regista e sceneggiatrice), James Bowsher (produttore), Balthazar de Ganay (produttore)
Sister Midnight – Karan Kandhari (regista e sceneggiatore)

Miglior film in lingua straniera
Amore a Mumbai
Emilia Pérez
Io sono ancora qui
Kneecap
La leggenda del fico sacro

Miglior documentario
Black Box Diaries
Daughters
No Other Land
Super/Man: The Christopher Reeve Story
Will & Harper

Miglior film d’animazione
Flow
Inside Out 2
Wallace & Gromit – Le piume della vendetta
Il robot selvaggio

Miglior film per bambini e famiglie
Flow
Kensuke’s Kingdom
Wallace & Gromit – Le piume della vendetta
Il robot selvaggio

Miglior casting
Anora
The Apprentice – Alle origini di Trump
A Complete Unknown
Conclave
Kneecap

Miglior fotografia
The Brutalist
Conclave
Dune: Parte Due
Emilia Pérez
Nosferatu

Miglior montaggio
Anora
Conclave
Dune: Parte Due
Emilia Pérez
Kneecap

Migliori costumi
Blitz
A Complete Unknown
Conclave
Nosferatu
Wicked

Miglior make up & hair
Dune: Parte Due
Emilia Pérez
Nosferatu
The Substance
Wicked

Miglior colonna sonora
The Brutalist
Conclave
Emilia Pérez
Nosferatu
Il robot selvaggio

Miglior scenografia
The Brutalist
Conclave
Dune: Parte Due
Nosferatu
Wicked

Miglior sonoro
Blitz
Dune: Parte Due
Il gladiatore II
The Substance
Wicked

Migliori effetti visivi
Better Man
Dune: Parte Due
Il gladiatore II
Il regno del pianeta delle scimmie
Wicked

Miglior corto d’animazione britannico
Adiós
Mog’s Christmas
Wander to Wonder

Miglior corto britannico
The Flowers Stand Silently, Witnessing
Marion
Milk
Rock, Paper, Scissors
Stomach Bug

EE Rising Star Award (votato dal pubblico)
Marisa Abela
Jharrel Jerome
David Jonsson
Mikey Madison
Nabhaan Rizwan

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lunedì 6 gennaio 2025

Golden Globes 2025 - trionfano The Brutalist e Emilia Perez

Si sono tenuti questa notte i Golden Globes 2025, i premi della stampa straniera ad Hollywood, e ci sono state alcune sorprese.

A trionfare come film sono stati Emilia Perez, come miglior film commedia o musical, e The Brutalist, premiato come migliore pellicola drama, film che si è portato a casa anche il premio alla regia e come migliore attore protagonista drama (Adrien Brody). E proprio nelle categorie degli attori ci sono state delle sorprese.
Tra i non protagonisti sono stati rispettati i pronostici, con le vittorie di Zoe Saldana e Kieran Culkin, mentre abbastanza inaspettato il premio come migliore attrice drama per Fernanda Torres (Ainda estou aqui) e quello a Demi Moore (The Substance) come migliore attrice commedia o musical. Il premio come migliore attore commedia o musical invece è andato a Sebastian Stan (A Different Man). Ad essere onesti, ci sarebbe da aprire una parentesi su come sono stati catalogati i film, The Substance che ha fatto vincere Demi Moore, è un horror dalle tinte molto accese, e A Different Man è un film drammatico, ma entrambi sono stati inseriti nella categoria Commedia o Musical, e onestamente è una scelta che non ha alcun senso e va a penalizzare le commedie e i musical.

Per la TV, trionfo per Shogun, e c'è da segnalare l'ennesimo premio alla straordinaria Jodie Foster, premiata come Miglior attrice in una mini-serie o film per la televisione per True Detective: Night Country.

Ecco tutti i vincitori, Cinema e Televisione.

CINEMA

Miglior film drammatico
The Brutalist, di Brady Corbet

Miglior film commedia o musicale
Emilia Pérez, di Jacques Audiard

Miglior regista
Brady Corbet – The Brutalist

Migliore attore in un film drammatico
Adrien Brody – The Brutalist

Migliore attrice in un film drammatico
Fernanda Torres – Ainda estou aqui

Migliore attore in un film commedia o musicale
Sebastian Stan – A Different Man

Migliore attrice in un film commedia o musicale
Demi Moore – The Substance

Migliore attore non protagonista
Kieran Culkin – A Real Pain

Migliore attrice non protagonista
Zoe Saldana – Emilia Pérez

Miglior film in lingua straniera
Emilia Pérez, regia di Jacques Audiard (Francia)

Miglior film d'animazione
Flow - Un mondo da salvare (Straume), regia di Gints Zilbalodis

Migliore sceneggiatura
Peter Straughan – Conclave

Migliore colonna sonora originale
Trent Reznor e Atticus Ross – Challengers

Migliore canzone originale
El mal (Clément Ducol, Camille e Jacques Audiard) – Emilia Pérez

Miglior risultato al cinema e al box office
Wicked (Wicked: Part I), regia di Jon M. Chu

Golden Globe alla carriera
Viola Davis
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TELEVISIONE

Miglior serie drammatica
Shōgun

Migliore attore in una serie drammatica
Hiroyuki Sanada – Shōgun

Miglior attrice in una serie drammatica
Anna Sawai – Shōgun

Miglior serie commedia o musicale
Hacks

Migliore attore in una serie commedia o musicale
Jeremy Allen White – The Bear

Migliore attrice in una serie commedia o musicale
Jean Smart – Hacks

Miglior miniserie o film televisivo
Baby Reindeer

Migliore attore in una miniserie o film televisivo
Colin Farrell – The Penguin

Migliore attrice in una miniserie o film televisivo
Jodie Foster – True Detective: Night Country

Migliore attore non protagonista in una serie, miniserie o film televisivo
Tadanobu Asano – Shōgun

Migliore attrice non protagonista in una serie, miniserie o film televisivo
Jessica Gunning – Baby Reindeer

Miglior performance comica
Ali Wong – Ali Wong: Single Lady

Golden Globe alla carriera televisiva
Ted Danson

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martedì 16 maggio 2023

Guardiani della Galassia Vol. 3 - la recensione

Giunge a conclusione la trilogia di James Gunn dedicata ai Guardiani della Galassia, probabilmente il filone di maggiore successo all'interno del Marvel Cinematic Universe, una scommessa vinta ma non così scontata, considerando che questi personaggi erano praticamente sconosciuti se non ai più puri appassionati dei fumetti Marvel.


Nel terzo capitolo della saga, Gunn (che scrive e dirige) concentra la narrazione interamente sul personaggio di Rocket Raccoon (doppiato da Bradley Cooper), facendone il perno e il cuore del gruppo e in definitiva anche dell'intera saga. Raccontando il passato del personaggio, si arriva a guardare con occhio diverso anche i film precedenti, ed è veramente difficile trattenere le lacrime in più di un'occasione. Gli altri personaggi risultano forse un po' in secondo piano rispetto ai precedenti film, in particolare la Gamora di Zoe Saldana che sembra avere poco da dire dopo l'apice del suo arco narrativo raggiunto in Avengers: Infinity War e Avengers: Engame. Il gruppo continua comunque a funzionare alla grande, in particolare il personaggio di Starlord (Chris Pratt) arriva a una chiusura ben calibrata e ben pensata, proprio in funzione di quanto ci viene mostrato e raccontato sul passato di Rocket, e soprattutto grazie alla trama vera e propria che mette in moto l'azione del film.

Colonna sonora sempre al top, ma a spiccare davvero in questo terzo film è la regia di James Gunn, che ancora più che nei precedenti vive di sfondi incredibili e colorati, di riprese mozzafiato ambientazioni che riescono a essere allo stesso tempo colorate e malinconicamente crepuscolari. E se riesci a trasmettere così tanto inquadrando animali in CGI, non resta che applaudire.

Non tutto è perfetto però, e dove il gruppo funziona alla grande, gli altri personaggi non sempre sono all'altezza. Nulla da dire sul villain (Chukwudi Iwuji), odioso quanto basta, o sui comprimari del passato che riescono a rimanere nel cuore dello spettatore, quanto piuttosto sembra davvero fuori posto l'Adam Warlock interpretato da Will Poulter, non solo per l'interpretazione davvero sopra le righe anche per un film dei Guardiani, ma soprattutto perché la sua presenza sembra superflua ed è difficile evitare di chiedersi se davvero era necessario all'economia del racconto. Una piccola sbavatura che comunque non intacca la fruizione di un film che chiude degnamente il miglior filone dell'MCU, emozionando e divertendo dal primo all'ultimo minuto della seconda scena post credit.

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lunedì 2 gennaio 2023

Avatar: la Via dell'Acqua - la recensione

Nel 2009 nelle sale usciva Avatar, il colossal di James Cameron che è diventato il più grande incasso cinematografici di tutti i tempi. 
A distanza di tredici anni, Cameron torna con Avatar: La via dell'acqua, un sequel vecchio stile che risulta atipico nel panorama odierno, fatto di universi cinematografici dalla trama ampia, intricata e strettamente connessa fra pellicole dello stesso franchise. Una boccata d'aria fresca che potrebbe lasciare forse qualcuno perplesso ma che sembra dare ancora una volta ragione al regista, che sta infatti riscuotendo un successo straordinario in tutto il mondo.



Si torna su Pandora dove Jake Sully e Neytiri hanno ormai messo su famiglia: tre figli naturali, una adottata e un quinto bambino umano ma cresciuto dai Na'vi. Ma dopo anni, gli umani fanno ritorno sul pianeta che avevano dovuto abbandonare, costringendo Jake e la sua famiglia a dover fuggire per trovare riparo presso una delle tribù dell'acqua, un popolo Na'vi molto diverso dalla tribù della foresta che abbiamo imparato a conoscere nel primo film e che gli stessi protagonisti dovranno scoprire pian piano.

L'espediente narrativo ci permette così di ampliare il raggio e di esplorare nuovi territori di Pandora, in un'operazione quasi documentaristica straordinaria: il pianeta Pandora sembra così reale che nel giro di pochi minuti dopo l'inizio del film ci si dimentica che tutto ciò che stiamo vedendo, o quasi, è frutto della tecnologia, gli scenari naturalistici sono magnifici e immersivi, gli effetti visivi da lasciare a bocca aperta, il 3D fluido e con una profondità delle dimensioni perfettamente bilanciata. Siamo su Pandora, letteralmente.
Guardando questo secondo Avatar si ha l'idea precisa di cosa si intende quando si parla di Cinema come arte visiva, lo spettacolo che Cameron ci mette d'avanti agli occhi è talmente sontuoso da far rimanere senza fiato, e alla fine delle più di tre ore di film, uscendo dalla sala, si ha l'impressione che il nostro mondo sia grigio e quasi meno reale di ciò che abbiamo visto sullo schermo. 

Non solo componente visiva, però, in questo sequel Cameron decide di ampliare anche la componente narrativa. Se la trama del primo film era molto semplice, quasi banale per certi versi, in questo secondo film si aggiunge un qualcosa in più. Nessuna complicazione nel plot o nell'intreccio, quanto invece una maggiore coralità nei personaggi: se in Avatar i protagonisti erano sostanzialmente Jake e Neytiri, ne La via dell'acqua anche i loro cinque figli assumono un ruolo centrale, con la palese intenzione da parte di Cameron di voler strutturare la saga come un affresco familiare a tutto tondo, con un probabile passaggio di testimone completo da una generazione all'altra nel corso dei 5 film previsti. 
A fronte di una prima parte che ripercorre un po' la struttura del primo film, dal secondo atto in poi, e soprattutto nel terzo, la narrazione si fa più articolata e ampia, con anche qualche trama aperta e non risolta per la successiva pellicola.
Anche le tematiche affrontate sono cambiate con i tempi, passando dal colonialismo che caratterizzava il primo, al cambiamento climatico che va a braccetto con riflessioni più intime sulla famiglia, sulle aspettative, sul trovare se stessi oltre ciò che famiglia e società vorrebbero per noi.


Un respiro più ampio, una narrazione corale e un ulteriore sguardo su Pandora fanno di Avatar: la via dell'acqua un sequel forse ancora più riuscito del suo predecessore. Sarà interessante capire se la maggiore attenzione posta nell'approfondimento dei personaggi potrà dare supporto al film una volta che la magia e l'incanto della sala e della tecnologia 3D verranno meno nella fruizione da casa e inevitabilmente si perderà gran parte di ciò che è questo film. Di sicuro siamo di fronte a un colossal come soltanto James Cameron è capace di farne.

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martedì 15 marzo 2022

The Adam Project - la recensione

È uscito su Netflix da pochi giorni, The Adam Project, sci-fi che rinnova la collaborazione tra Ryan Reynolds e il regista Shaw Levy.

Pronti via, incontriamo Adam (Reynolds) nel pieno di una battaglia nei cieli del 2050, proprio quando sta per fare un salto indietro nel tempo con la sua navicella per una missione importante e personale. Torna così al 2022, per farsi aiutare dal sé stesso dodicenne, cioè un ragazzino dalla parlantina sciolta proprio come la sua versione adulta ma piccolo, fragile, bullizzato e reduce dalla prematura morte del padre. La missione però cambia ancora, e dal 2022, entrambi gli Adam dovranno tornare indietro nel 2018 per parlare proprio con il padre e cercare di salvare il futuro.

Già solo leggendo la trama vengono in mente molti altri film, e infatti The Adam Project è un insieme di citazioni e situazioni prese da altre pellicole, e non lo nasconde affatto. C'è Terminator (citato proprio da Reynolds in una battuta), ovviamente Ritorno al Futuro, ci sono atmosfere "alla Spielberg" (la scena del capanno ricorda un po' E.T. e i rapporti familiari), le scene d'azione sono tra Star Wars e Top Gun, e così via. Il regista Shawn Levy pesca direttamente dalla cultura cinematografica più vicina alle sue corde, quella degli anni '80, e lo fa in modo evidente, ma soprattutto in un modo giusto.

In alcuni punti, il film dà l'impressione di correre un po' troppo negli eventi, succede tutto molto velocemente in una storia che si svolge in tre periodi diversi - 2050, 2022, 2018 - ma in un arco di tempo relativamente breve, un modo per rendere il film incalzante ma che ha il risvolto negativo di non dare il giusto spazio ad alcuni personaggi, come quello di Zoe Saldana o, ancora più importante, al villain del film, interpretato da Catherine Keener, che risulta troppo poco approfondito per mostrarsi come una vera minaccia per i protagonisti e per il mondo intero. È un film che parla del Tempo, forse una ventina di minuti in più avrebbero fatto comodo per approfondire alcuni aspetti, ma è un punto negativo in mezzo a dei punti positivi. Oltre che nelle citazioni, la pellicola trova forza sicuramente nell'ironia e nelle battute di Ryan Reynolds che "fa il Ryan Reynolds", ormai sembra quasi uno status parallelo dell'attore, c'è il Reynolds che recita e quello che "fa il Ryan Reynolds", in questo caso supportato, e in alcuni momenti anche superato, dal giovane Walker Scobell (Adam dodicenne), e trova forza in particolare nel risvolto più intimo della storia. Alla fine, spogliato del lato sci-fi, dell'azione e delle battute, il film racconta la storia di un rapporto interrotto in modo brusco, e soprattutto troppo presto, tra un figlio e suo padre (Mark Ruffalo), parla dei non detti, della tristezza repressa che si trasforma in rabbia, che poi viene scaricata su una madre (Jennifer Garner) rimasta sola, ed è qui che il film trova calore. 

The Adam Project non è un capolavoro, non passerà alla storia come alcuni dei film che cita, ma è piacevole, divertente, e ben fatto.

martedì 2 maggio 2017

Guardiani della Galassia Vol.2 - La Recensione

A quasi 10 anni dall'apertura del Marvel Cinematic Universe continuiamo ad attendere ogni nuovo capitolo di questo grande filone narrativo con la stessa trepidante tensione che ci accompagnava al cinema nel 2008, con Iron Man che atterrava nelle sale.



La cosa che più sorprende è che il lavoro e la programmazione hanno permesso alla Casa delle Idee di creare grande amore anche per quei supereroi che, fino a qualche anno fa, non godevano della stessa popolarità dei loro cugini famosi, e questo è senza dubbio il caso de I Guardiani della Galassia, alzi la mano chi, prima del 2014, era un gran conoscitore di questo gruppo di canaglie spaziali.
Ma quei tempi sono ormai lontani e l'impero di Stan Lee è riuscito a scavare così a fondo nelle nostre menti che oramai non abbiamo neanche più la paura che quello che andiamo a vedere possa non piacerci, questo per diverse motivazioni, tra le quali l'utilizzo di formule furbe, forse penalizzando le individualità dei singoli registi e sceneggiatori, vedasi il caso Edgar Wright che finì per abbandonare Ant-Man, ma creando la formula del sicuro successo, garantendo qualità e divertimento.
Ma tornando ai Guardiani, è innegabile che oramai siano, a tutti gli effetti entrato nella Major League, il fattore sorpresa non funziona più e quindi tocca decidere se fare sul serio o no e James Gunn fa dannatamente sul serio, con tutti i trucchetti che ha imparato.
L'unico dato che spaventava a morte era la lunghezza della pellicola, due ore e quindici minuti, uno dei cinecomic più lunghi in casa Marvel, ma una volta entrati in sala si capisce il perché, stavolta i personaggi sono conosciuti ed hanno bisogno dei loro tempi, con la messa "in secondo piano" di alcuni membri come Gamora, abbiamo la possibilità di approfondire la personalità di molti di quelli che non hanno goduto troppo delle luci dei riflettori, personaggi come Drax e Yondu, che godono fortemente del tempo in più per un approfondimento di grande effetto, soprattutto sul personaggio interpretato da Michael Rooker. La seconda mossa che stupisce è la dimensione assegnata Baby Groot che, fin dalla prima apparizione sullo schermo, si conforma come un molto efficace "comic relief", oltre che come sapiente modo per creare spazio per gli altri personaggi, senza sminuire l'importanza del Rametto.
Ma il punto di forza più grande di questo film sta nell'impatto visivo, un coloratissimo pugno negli occhi che non può lasciare nessuno indifferente, costumi, paesaggi, capelli e colori della pelle che compongono una tavolozza fornitissima, la quale aiuta, come era stato abbozzato nel primo capitolo, a proiettarci in questi luoghi magici e spaziali.
James Gunn ha fatto molto bene i compiti a casa in questi tre anni e confeziona una seconda colonna sonora all'altezza della prima, con momenti altissimi e ben commisurati all'azione su schermo, anche grazie all'interazione dei personaggi con i mezzi di riproduzione musicali.

Tutto questo mix di elementi contribuisce alla creazione di una delle pietre angolari di questo Universo abitato da supereroi, con un ritmo degno delle canzoni che lo accompagnano, una scrittura solidissima che riesce ad inserire senza stanca una quantita di battute e battutine quasi ridicola e un cast solido, a partire dagli uomini di punta, fino ai cameo, che continuano ad alzare il livello e la qualità.

L'unico commento possibile, arrivati a questo punto, è IO SONO GROOT.

venerdì 22 luglio 2016

Star Trek Beyond - la recensione

Dopo tre anni nello Spazio Profondo, James Kirk sente tutta la stanchezza e la pesantezza che l'essere isolato da tutto comporta, non riesce a trovare un motivo per continuare nella sua carriera come Capitano di una nave stellare, anche perché il peso del sacrificio di suo padre si fa sentire sempre di più. Ma non c'è tempo per il dubbio, una missione di soccorso si trasforma presto in una trappola che potrebbe rivelarsi fatale per l’equipaggio dell’Enterprise e un pericolo per l’intera Federazione.

Justin Lin prende in mano il timone del terzo film Trekker in quella che è ormai denominata “Kelvin timeline” e lo fa nell'anno più difficile, quello del cinquantesimo anniversario della saga, e dopo un film, Into Darkness, che aveva ricevuto pesantissime critiche da parte del fandom storico. Svariate peripezie, una sfiducia malcelata nel progetto e parecchie riscritture dopo, Lin, ma soprattutto gli sceneggiatori Simon Pegg e Doug Jung, hanno vinto la scommessa?

Se Il Futuro ha inizio era, pur con i suoi difetti anche abbastanza vistosi (vedi la poca incisività del villain interpretato da Eric Bana) una buona base da cui partire, Into Darkness era sì un ottimo film di fantascienza e intrattenimento, ma quanto di più lontano si potesse immaginare da ciò che era stata la filosofia della creatura di Gene Roddenberry, non riuscendo ad armonizzare la questione etica con una buona riuscita della storia e dei personaggi. Star Trek Beyond ricomincia andando al cuore di quel che aveva fatto grande Star Trek: la frontiera, grande caposaldo del Western, non più limitata al pianeta Terra, ma posta ancora oltre, nei limiti potenzialmente infiniti dello spazio, a ciò che la ricerca di conoscenza porta all'uomo, di come gli uomini reagiscono a uno stimolo tanto atavico e ai rapporti di profondissima amicizia che una situazione tanto ai limiti crea e consolida.
Una storia semplice, senza inutili fronzoli e divagazioni, che entra subito nel vivo dell’azione, una scrittura lineare con alcune battute davvero efficaci che strizzano l’occhio ai vecchi fan senza però essere invasive, un ottimo villain interpretato dal sempre bravissimo Idris Elba, e finalmente l’amicizia che lega i membri dell’equipaggio dell’Enterprise come vero motore e fine dell’azione. Chris Pine appare a suo agio e decisamente in parte, meno sbruffone che nei precedenti film, più posato e profondo. Anche gli altri lo seguono a ruota: Zachary Quinto riesce a regalare uno Spock costantemente in bilico tra fragilità e logica senza mai strafare, lasciandosi alle spalle le inutili esagerazioni della lotta contro Khan, emoziona sinceramente nel sentito omaggio a Leonard Nimoy e diverte negli scambi tra lui e il come al solito perfetto McCoy di Karl Urban.

Si respira l’aria fresca e spensierata della serie classica, in cui nulla era più importante dell’amicizia e la sete di conoscenza spingeva l’umanità a migliorarsi costantemente, ma c’è anche tanta azione e in questo la regia di Justin Lin, pur se non sempre esente da qualche inquadratura obliqua di troppo, se la cava bene e regala alcune sequenze di grande impatto visivo, sia nello spazio che nello straordinario set della Base Stellare USS Yorktown.

Dove Into Darkness riusciva a essere un bel film di fantascienza ma un pessimo film di Star Trek, questo Beyond centra il punto riuscendo a essere un ottimo film di Star Trek, sicuramente non il migliore della saga, non all'altezza di capolavori come L’Ira di Khan o Rotta verso la Terra, ma la strada imboccata è sicuramente quella giusta e le potenzialità di questa realtà alternativa sono moltissime ed estremamente interessanti.

domenica 26 ottobre 2014

Guardiani della Galassia - la recensione

I Guardiani della Galassia. Chi sono i Guardiani della Galassia?! Mai sentiti.

C'è poco da dire. I Guardiani della Galassia spaccano.

Conosciuti da pochi, le radici di questi personaggi affondano nella fumettistica Marvel e scoppiano ora sul grande schermo in uno dei cinecomic più belli di sempre. Con una cura maniacale dei dettagli, il regista James Gunn presenta al mondo Star-Lord (Chris Pratt), Gamora (Zoe Saldana), Drax (Dave Bautista), Rocket Raccoon (con la voce di Bradley Cooper) e Groot (con la voce di Vin Diesel), cinque supereroi fuori dai canoni classici che definiscono questo genere ed in definitiva cinque sfigati tutt'altro che sfigati.

Il progetto potrebbe ricordare a grandi linee quello di The Avengers, ovvero un gruppo di supereroi riuniti in un solo film. Certo, nei Vendicatori di Joss Whedon c'era da considerare che i personaggi derivavano da altre pellicole ben definite (non tutte), quello che il regista e autore ha fatto è lodevole ma in qualche modo già facilitato dai singoli cinecomic precedenti. Quello che invece ha fatto James Gunn è stato introdurre al mondo cinematografico dei molteplici personaggi semi-sconosciuti con delle storie poco definite alle spalle. Non era facile riunire Thor, Captain America, Hulk, Iron Man, Vedova Nera e Occhio di Falco nel primo "assemblaggio",  ma creare un altro team di difensori della galassia è stato potenzialmente più difficoltoso.

In Guardiani della Galassia si respira un'aria action/fantasy/sci-fi tipica delle pellicole di genere degli anni '80. Numerosi i riferimenti e citazioni (geniali) a iconiche saghe del passato come Star Wars, Indiana Jones e al folklore di quegli anni, citazioni tutte meticolosamente calibrate e più di una volta esilaranti che si amalgamano alla perfezione con le diverse caratterizzazioni dei personaggi e soprattutto funzionali alla storia principale. Riscontriamo i mitici anni '80 nella perfettamente inserita colonna sonora, la ormai famosa "Awesome Mix Vol. 1" di Star Lord/Peter Quill che accompagna alcuni dei momenti più belli di tutto il film. Ma il vintage style è ovunque nel film, anche nella scelta di rappresentare le diverse razze aliene con un make up tradizionale che lascia a bocca aperta. Scenografie spaziali affascinanti e suggestive contornano una storia avvincente e mai banale. Rimanendo in tema di qualità visiva possiamo anche riscontrare un uso intelligente della tecnologia moderna. Dare vita a personaggi completamente ricreati in computer grafica come l'albero alieno Groot e il procione geneticamente modificato  Rocket Raccoon, non era affatto semplice, ma Gunn è riuscito a inserire in quell'ammasso di pixel un vero cuore.



Ogni personaggio ha una storyline ben definita, ognuno ha lo spazio che si merita, perfino i villain sono davvero minacciosi e inquietanti (cosa che ultimamente era andata scemando negli altri cinecomic Marvel). Lee Pace fa un lavoro incredibile sul suo terribile Ronan l'Accusatore, servo del titano Thanos, e la stessa cosa vale per Karen Gillan (Nebula) e anche per i personaggi di contorno come Nova Prime, una meravigliosa Glenn Close e John C. Reilly.

Già molte recensioni lo hanno sottolineato più di una volta, ma questo aspetto non è da sottovalutare: durante il film si ride a crepapelle e ci si commuove infinitamente più di una volta, reazioni che per ora non si erano mai viste tutte insieme in un cinecomic

Lunga vita ai Guardiani della Galassia.


lunedì 19 maggio 2014

Frame by Frame: Guardians of the Galaxy [FULL TRAILER]

Come da programma, la Marvel ha rilasciato online il nuovo full trailer di Guardians of the Galaxy, cinecomic diretto da James Gunn che farà il suo debutto nelle sale italiane il 28 ottobre (in agosto negli USA).

Il bizzarro equipaggio della nave stellare "Milano" è composto da: Peter Quill/Star Lord (Chris Pratt), Gamora (Zoe Saldana), Drax (Dave Bautista), Rocket (con la voce di Bradley Cooper) e Groot (voce di Vin Diesel).

Questo equipaggio fuori dal comune sarà costretto ad allearsi per fronteggiare il terribile Ronan, un folle che minaccerà la sicurezza della galassia
Nel cast anche Glenn Close, Lee Pace, Djimon Hounsou, Micheal Rooker, John C. Reilly, Karen Gillan e Benicio Del toro.


Ecco il Frame by Frame del full trailer di Guardians of The Galaxy: