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martedì 16 maggio 2023

Guardiani della Galassia Vol. 3 - la recensione

Giunge a conclusione la trilogia di James Gunn dedicata ai Guardiani della Galassia, probabilmente il filone di maggiore successo all'interno del Marvel Cinematic Universe, una scommessa vinta ma non così scontata, considerando che questi personaggi erano praticamente sconosciuti se non ai più puri appassionati dei fumetti Marvel.


Nel terzo capitolo della saga, Gunn (che scrive e dirige) concentra la narrazione interamente sul personaggio di Rocket Raccoon (doppiato da Bradley Cooper), facendone il perno e il cuore del gruppo e in definitiva anche dell'intera saga. Raccontando il passato del personaggio, si arriva a guardare con occhio diverso anche i film precedenti, ed è veramente difficile trattenere le lacrime in più di un'occasione. Gli altri personaggi risultano forse un po' in secondo piano rispetto ai precedenti film, in particolare la Gamora di Zoe Saldana che sembra avere poco da dire dopo l'apice del suo arco narrativo raggiunto in Avengers: Infinity War e Avengers: Engame. Il gruppo continua comunque a funzionare alla grande, in particolare il personaggio di Starlord (Chris Pratt) arriva a una chiusura ben calibrata e ben pensata, proprio in funzione di quanto ci viene mostrato e raccontato sul passato di Rocket, e soprattutto grazie alla trama vera e propria che mette in moto l'azione del film.

Colonna sonora sempre al top, ma a spiccare davvero in questo terzo film è la regia di James Gunn, che ancora più che nei precedenti vive di sfondi incredibili e colorati, di riprese mozzafiato ambientazioni che riescono a essere allo stesso tempo colorate e malinconicamente crepuscolari. E se riesci a trasmettere così tanto inquadrando animali in CGI, non resta che applaudire.

Non tutto è perfetto però, e dove il gruppo funziona alla grande, gli altri personaggi non sempre sono all'altezza. Nulla da dire sul villain (Chukwudi Iwuji), odioso quanto basta, o sui comprimari del passato che riescono a rimanere nel cuore dello spettatore, quanto piuttosto sembra davvero fuori posto l'Adam Warlock interpretato da Will Poulter, non solo per l'interpretazione davvero sopra le righe anche per un film dei Guardiani, ma soprattutto perché la sua presenza sembra superflua ed è difficile evitare di chiedersi se davvero era necessario all'economia del racconto. Una piccola sbavatura che comunque non intacca la fruizione di un film che chiude degnamente il miglior filone dell'MCU, emozionando e divertendo dal primo all'ultimo minuto della seconda scena post credit.

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lunedì 23 settembre 2019

Box office USA: Downton Abbey debutta in testa

Esordio al primo posto e critiche entusiaste per Downton Abbey, film tratto dall'omonima pluripremiata serie tv.

Il film ha 31 milioni di dollari andando oltre le aspettative e ottenendo un gradimento CinemaScore A, che dovrebbe garantirgli un ottima tenuta. E'  migliore esordio in assoluto per un film della Focus Features. A livello mondiale, Downton Abbey ha incassato 60 milioni di dollari (in Italia dal 24 ottobre).

Debutto al secondo posto, ma decisamente meno entusiasmante, per Ad Astra, sci-fi con Brad Pitt protagonista. Nonostante le critiche positive, il film ha incassato 19.2 milioni di dollari (ne è costato tra gli 80 e i 100), mentre a livello mondiale i milioni sono 45.2.
Altra new entry al terzo posto, si tratta di Rambo: Last Blood, staccato di un niente dalla seconda posizione. Il film con Sylvester Stallone, capitolo finale della saga Rambo, ha incassato 19 milioni di dollari.

Scala al quarto posto IT: Capitolo 2, il cui incasso totale sale a 179 milioni di dollari, ottimo risultato per un horror vietato ai minori. Nel mondo l'incasso sale a 385 milioni di dollari.
Chiude la cinquina Hustlers, con Jennifer Lopez, che sale a un totale di 62.5 milioni di dollari raccolti fino ad oggi.

lunedì 11 gennaio 2016

Golden Globes 2016 - tutti i vincitori di cinema e tv

Si è svolta nella notte la cerimonia di premiazione dei Golden Globes 2016. A presentare è stato Ricky Gervais, tornato sul luogo del misfatto dopo qualche anno, e che nonostante si sia trattenuto rispetto alle passate edizioni da lui condotte, qualche battutina al veleno gli è comunque sfuggita.

Più di una sorpresa tra i premiati. A vincere come miglior film drama è stato The Revenant, di Alejandro González Iñárritu, che si è portato a casa anche il premio per la regia e quello come migliore attore a Leonardo DiCaprio, momento che ha dato gioia a tutti, compresa l'intera platea.
Mentre c'è ancora chi si chiede se fosse la categoria giusta o no, The Martian ha vinto il Golden Globe come miglior film comedy/musical, e come migliore attore comedy/musical, assegnato a Matt Damon. Più che meritato.

Le sorprese, o mezze sorprese, sono arrivate con il premio alla migliore attrice protagonista drama, a trionfare è stata l'outsider Brie Larson, per Room, che ora diventa a tutti gli effetti la favorita per l'Oscar. Nella categoria migliore attrice comedy/musical a portarsi a casa il premio è stata Jennifer Lawrence per Joy, decisione che non ha convinto del tutto, non per l'interpretazione dell'attrice ma perché il film ha ricevuto critiche molto negative e il premio è sembrato un po' forzato.
Kate Winslet ha vinto il premio come migliore attrice non protagonista per Steve Jobs, premio che sembrava abbastanza scontato, soprattutto dopo la decisione (controproducente) di inserire Rooney Mara tra le protagoniste invece che tra le non protagoniste. Molto emozionante il momento del premio a Sylvester Stallone come migliore attore non protagonista per Creed, in cui interpreta ancora una volta il personaggio amatissimo di Rocky. Ed è stata proprio la mitica colonna sonora del film del '76 ad accompagnare sul palco il grande Sly, visibilmente emozionato, mentre la sala si alzava tutta in piedi ad applaudirlo.

Nessuna sorpresa per il miglior film d'animazione, assegnato ad Inside Out della Pixar. Assolutamente giusto. Grande gioia per il premio per la migliore colonna sonora al grandissimo maestro Ennio Morricone per The Hateful Eight, a ritirare il premio è stato un felicissimo Quentin Tarantino.

Un bel momento si è vissuto con il meritatissimo premio alla carriera, il Cecil B. DeMille Award, a Denzel Washington, mai visto così emozionato. A consegnarlo è stato un altro gigante del cinema, Tom Hanks.

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Altre sorprese sono arrivate dai premi alla tv, e non sono tutte sorprese positive. Le migliori serie dell'anno sono state Mr. Robot (drama) e Mozart in the Jungle (comedy/musical). La prima si è portata a casa anche il premio come migliore attore non protagonista, a Christian Slater, la seconda invece quello come migliore attore comedy/musical assegnato a Gael Garcia Bernal.

Non convince del tutto, ma alla fine neanche sorprende, il premio come migliore attrice in una serie tv drama consegnato a Taraji P. Henson per Empire. Resta invece abbastanza incomprensibile il premio come migliore attrice in una miniserie/film tv assegnato a Lady Gaga per American Horror Story: Hotel, non solo perché l'ultima stagione della serie e la sua interpretazione non hanno avuto un riscontro particolarmente positivo di critica e pubblico, ma soprattutto perché nella sua stessa categoria c'erano attrici molto più meritevoli, come la Kirsten Dunst di Fargo. Misteri dei Golden Globes.

Ecco l'elenco di tutti i vincitori.

CINEMA

Miglior film drammatico
Carol
Mad Max: Fury Road
The Revenant
Room
Spotlight

Miglior film commedia o musicale
La grande scommessa
Sopravvissuto - The Martian
Joy
Spy
Trainwreck - Un disastro di ragazza

Miglior regista
Todd Haynes - Carol
Tom McCarthy - Spotlight
George Miller - Mad Max: Fury Road
Alejandro Gonzales Inarritu - The Revenant
Ridley Scott - The Martian

Miglior attore in un film drammatico
Bryan Cranston - Trumbo
Michael Fassbender - Steve Jobs
Eddie Redmayne - The Danish Girl
Will Smith - Concussion
Leonardo DiCaprio - The Revenant

Miglior attrice in un film drammatico
Cate Blanchett - Carol
Rooney Mara - Carol
Brie Larson - Room
Saoirse Ronan - Brooklyn
Alicia Vikander - The Danish Girl

Miglior attrice in un film commedia o musicale
Jennifer Lawrence - Joy
Melissa McCarthy - Spy
Amy Schumer - Trainwreck
Maggie Smith - The Lady in the Van
Lily Tomlin - Grandma

Miglior attore in un film commedia o musicale
Christian Bale - La grande scommessa
Steve Carell - La grande scommessa
Al Pacino - Danny Collins
Matt Damon - The Martian
Mark Ruffalo - Infinitely Polar Bear

Miglior attrice non protagonista
Jane Fonda - Youth
Kate Winslet - Steve Jobs
Jennifer Jason Leigh - The Hateful Eight
Helen Mirren - Trumbo
Alicia Vikander - Ex Machina

Miglior attore non protagonista
Paul Dano - Love & Mercy
Idris Elba - Beasts of No Nation
Mark Rylance - Il ponte delle spie
Michael Shannon - 99 Homes
Sylvester Stallone - Creed

Miglior film in lingua non inglese
Il figlio di Saul
Dio esiste e vive a Bruxelles
El Club
The Fencer
Mustang

Miglior film d'animazione
Anomalisa
Il viaggio di Arlo
Inside Out
Snoopy & Friends - Il film dei Peanuts
Shaun - Vita da pecora: il film

Miglior sceneggiatura
Steve Jobs - Aaron Sorkin
Room - Emma Donoghue
Spotlight - Josh Singer, Tom McCarthy
La grande scommessa - Adam McKay, Charles Randolph
The Hateful Eight - Quentin Tarantino

Miglior colonna sonora originale
Alexandre Desplat - The Danish Girl
Carter Burwell - Carol
Daniel Pemberton - Steve Jobs
Ryuichi Sakamoto & Alva Noto - The Revenant
Ennio Morricone - The Hateful Eight

Miglior canzone originale
"Writing’s On the Wall" - Spectre
"Love Me Like You Do" - Cinquanta sfumature di grigio
"One Kind of Love" - Love & Mercy
"See You Again" - Furious 7
"Simple Song #3" - Youth

Cecil B. De Mille Award
Denzel Washington

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TV

MIGLIORE SERIE - DRAMA
Empire
Il Trono di Spade
Mr. Robot
Narcos
Outlander

MIGLIORE SERIE - COMEDY o MUSICAL
Casual
Mozart in the Jungle
Orange Is the New Black
Silicon Valley
Transparent
Veep

MIGLIORE ATTORE IN UNA SERIE - DRAMA
Jon Hamm, Mad Men
Rami Malek, Mr. Robot
Wagner Moura, Narcos
Bob Odenkirk, Better Call Saul
Liev Schreiber, Ray Donovan

MIGLIORE ATTRICE IN UNA SERIE - DRAMA
Caitriona Balfe, Outlander
Viola Davis, Le regole del delitto perfetto
Eva Green, Penny Dreadful
Taraji P. Henson, Empire
Robin Wright, House of Cards

MIGLIORE ATTORE IN UNA SERIE - COMEDY o MUSICAL
Aziz Anzari, Master of None
Gael García Bernal, Mozart in the Jungle
Rob Lowe, The Grinder
Patrick Stewart, Blunt Talk
Jeffrey Tambor, Transparent

MIGLIORE ATTRICE IN UNA SERIE - COMEDY o MUSICAL
Rachel Bloom, Crazy Ex-Girlfriend
Jamie Lee Curtis, Scream Queens
Julia Louis-Dreyfus, Veep
Gina Rodriguez, Jane the Virgin
Lily Tomlin, Grace & Frankie

MIGLIORE MINISERIE o FILM TV
American Crime
American Horror Story: Hotel
Fargo
Flesh and Bone
Wolf Hall

MIGLIORE ATTORE IN UNA MINISERIE o FILM TV
Idris Elba, Luther
Oscar Isaac, Show Me a Hero
David Oyelowo, Nightingale
Mark Rylance, Wolf Hall
Patrick Wilson, Fargo

MIGLIORE ATTRICE IN UNA MINISERIE o FILM TV
Kirsten Dunst, Fargo
Lady Gaga, American Horror Story: Hotel
Sarah Hay, Flesh and Bone
Felicity Huffman, American Crime
Queen Latifah, Bessie

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA SERIE, MINISERIE o FILM TV
Alan Cumming, The Good Wife
Damien Lewis, Wolf Hall
Ben Mendelsohn, Bloodline
Tobias Menzies, Outlander
Christian Slater, Mr. Robot

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA SERIE, MINISERIE o FILM TV
Uzo Aduba, Orange Is the New Black
Joanne Froggatt, Downton Abbey
Regina King, American Crime
Judith Light, Transparent
Maura Tierney, The Affair

sabato 6 settembre 2014

I Mercenari 3 - la recensione

Il 3° capitolo della saga "old action" porta a termine quelli che sono i suoi scopi principali ma mostra i primi segni di deterioramento.

Nato come progetto di orgoglio "old school", la saga degli 'Expendables' ha fatto del continuo potenziamento il suo percorso di sviluppo, e così dal gruppo made in Stallone (formato oltre che da Sly, dai vari Statham, Lundgren, Crews ecc.) a cui venivano corredati i camei delle altre star Schwarzenegger&Willis del primo capitolo, si è passati al successivo con gli stessi Arnold&Bruce (più Norris) stavolta presenti in veri e propri ruoli di contorno contro un villain (anch'egli) iconico come Jean-Claude Van Damme.  E i risultati, nella loro evidente diversità di stile, sono stati più che apprezzabili, a tratti anche esaltanti.

Con il terzo, si è proseguito sulla strada tracciata ed ecco quindi l'arrivo di un altro villain "di genere" (e grande fama) come Mel Gibson, l'uscita di scena di Bruce Willis (per antipatiche questione pecuniarie) per lasciare spazio ad un altro esponente storico come Harrison Ford (più Snipes e Banderas) e l'ingresso di un gruppo new generation (Kellan Lutz, Ronda Rousey ecc.) da forgiare. Stavolta, pur funzionando discretamente, il risultato non convince pienamente, sia per una questione "fisiologica" che per propri difetti.
Spettacolarmente, 'I Mercenari 3', si spinge anche oltre i capitoli precedenti, con scene action di grande impatto e divertimento, a convincere di meno è sicuramente lo script, troppo frammentario e lacunoso per riuscire a dare una efficace quadratura complessiva alla trama. Il semi-sconosciuto Patrick Hughes, pur mostrando sparsi difetti di inesperienza, si limita ad una regia semplice e funzionale. Azzeccata la scelta di Gibson come villain (feroce psicotico), nonostante l'atteso scontro finale contro Stallone risulti fin troppo sbrigativo. Efficace l'entrata di Ford, la cui forte presenza finisce col mettere in ombra la figura di Schwarzenegger, presente quasi più per dovere che utilità. Umoristica la figura di Antonio Banderas, forse fin troppo caricaturale ma comunque spassosa. Apprezzabile il ritorno di Wesley Snipes in un personaggio quasi autobiografico. Incolore le new entry/generation (presenti più per box office che altro), con la conseguenza di lasciare (immeritatamente) in ombra la "vecchia guardia" di Statham&co. Alla fine la forza trainante resta sempre Sylvester Stallone che, nonostante lasci intravvedere i primi segni di stanchezza nei panni del mercenario, resta figura "sacra" e imprescindibile per la saga.

E' l'episodio meno riuscito ma per chi ama genere (e attori) resta uno spettacolo divertente e apprezzabile

sabato 19 ottobre 2013

Escape Plan, Fuga dall'Inferno - La recensione

Prendi una sceneggiatura da puro action-movie e infilaci come protagonisti le due icone massime del genere... In poch(issim)e parole, si potrebbe sintetizzare anche così Escape Plan. Eh sì, perchè la principale differenza che si può notare in questo film rispetto al caso precedente de 'I Mercenari' (oltre al fatto che stavolta entrambi sono i protagonisti) è che non siamo di fronte ad un prodotto ad misuram di Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger ma ad una trama (interessante e nel contempo anche lacunosa) in cui Sly&Schwarzy sono più pezzi del puzzle che veri e propri mattatori. Di per sé, questa è una caratteristica che può essere sia buona che cattiva a seconda del caso (un po' come un modulo tattico nel calcio), riguardo ad Escape Plan... Risulta più difetto che un pregio nonostante una complessiva apprezzabilità del film nel suo genere.


Escape Plan da semplice action-movie non ha particolari ambizioni, lo scopo è, ovviamente, intrattenere in piena linea con il genere. Narrativamente, la premessa è originale con il personaggio di Stallone che non evoca precedenti, lo sviluppo che prende corpo tiene fede alla propria categoria cinematografica, un pizzico di mistero e ambiguità aggiunge una discreta dose di curiosità nel pubblico per uno sfociamento finale un po' troppo artificioso sebbene spettacolare e non prevedibile.

La regia di Mikael Hafstrom a tratti risulta anche esaltante ma complessivamente risulta basilare per i canoni del genere; Stallone si cimenta in un ruolo meno fisico e più schematico, anche meno adatto alle sue caratteristiche; più in palla Schwarzenegger, il cui personaggio è fisico e umoristico allo stesso tempo, entusiasmo per gli occhi dei suoi fan; ma i veri applausi, probabilmente, se li merita John Caviezel che si cimenta in un villain freddo e spietato, tanto da rubare (a tratti) la scena ai 2 protagonisti.


Da fan di entrambi, mi aspettavo di più ma complessivamente il prodotto è accettabile e indicato per gli amanti del genere...

VOTO: 6,5

Alberto

sabato 13 aprile 2013

'Jimmy Bobo - Bullet to the Head' - la recensione

"E' una questione di Star-Power", così aveva sintetizzato Sylvester Stallone in una sua intervista, in merito al perché lui stesso, Arnold Schwarzenegger, Bruce Willis ecc. siano ancora simboli impareggiabili del genere action.

'Bullet to the Head' è in sostanza una dimostrazione lampante del perché un prodotto molto semplice (o se vogliamo anche banale) con Stallone protagonista possa funzionare a dovere, mentre con altri attori (di nuova generazione) aventi meno "potenza popolare", il discorso sia molto più difficile.

'Bullet to the Head' unisce il mito di Sylvester Stallone con la classe (registica) di Walter Hill in una sorta di poliziesco buddy-movie dalla sceneggiatura scorrevole e prevedibile, ad misuram di fisico e interpretazione per Sly, affiancato da una buona "spalla" che ha le vesti di Sung Kang, due personaggi diametralmente opposti il cui obiettivo in comune li rende indissolubilmente partner.

Da dove si parte e dove si arriva è palese prima ancora che inizino i titoli di testa e Walter Hill è bravo ad abbinare ironia e violenza, facendo scorrere il tutto attorno alla figura di Stallone (il cui mito è omaggiato in particolare nelle foto-repertorio di arresti precedenti del suo personaggio), dando alla pellicola una tonalità adrenalinica e divertente allo stesso tempo.
Stallone si (ri)cimenta in una performance only-action, stile anni '90, il suo Jimmy Bobo è freddo, spietato ma nel contempo anche umano e sentimentale, (il solito) spettacolo per tutti coloro che sono suoi tifosi/fan. Apprezzabili anche le performance del partner Sung Kang e del cattivo (ed enorme) di turno Jason Momoa.

In sintesi, 'Bullet to the Head' non è un vero e proprio gioiellino del genere ma un prodotto apprezzabile che funziona a dovere, grazie alla fondamentale presenza scenica di Stallone in un contesto fatto di tanta action (e pochissimi effetti speciali).

VOTO: 6,5


Alberto

mercoledì 14 novembre 2012

Stallone svela la trama di 'The Expendables 3'?

Dal Festival di Roma, Sylvester Stallone parla del terzo capitolo de 'I Mercenari' di cui tanto si parla, e getta benzina sul fuoco.

Da quando è uscito il secondo capitolo è stato un susseguirsi di notizia e rumor, da Clint Eastwood nel cast (smentita dal diretto interessanto) alla mezza conferma di Nicolas Cage (un desiderio di Stallone più che altro), fino ad un ipotetico 'The Expendables' al femminile. Notizie vere o false che siano un casting per la "versione rosa" del film sembra sia già iniziato e il primo nome ad entrare nel progetto è stato quello di Gina Carano, mentre sul web i fan si sbizzarriscono con le ipotesi.

Oggi Stallone al Festival ha alimentato queste notizie con una dichiarazione che in breve ha fatto il giro del mondo. Ecco le sue parole:

"Ho due grandi idee. Io credo che i Mercenari… sono finiti, ne hanno abbastanza. E quindi dobbiamo ingaggiarne di nuovi, i nuovi noi stessi, i nuovi Mercenari, ma non ce ne sono! Non fanno più gente come noi. Sono tutti come robot. Quindi io posso ingaggiare 5 ragazzi giovani, ma loro sono una nuova armata, usano droni e tecnologia, non sono come noi. Ricordi 'Tropic Thunder'? Come quelli lì! Oppure ho un’altra idea. Io divorzio, e magari ero sposato con Sigourney Weaver, e lei ha metà dei Mercenari, quelle che io chiamerei le “Expendabelles”. Poi succede che ho bisogno di aiuto e devo andare da lei. E mi piacerebbe molto avere nel film, in questo caso, Michelle Rodriguez e Gina Carano. Comunque la questione fondamentale è che il film non può più essere su di noi. Siamo finiti. C’è bisogno di sangue nuovo. E quel sangue sono i geeks e le ragazze".
(fonte: Best Movie)

Da queste due idee nascerà 'I Mercenari 3'? Vedremo uno squadrone di mercenari donne capitanate da Sigourney Weaver? L'idea, bisogna ammetterlo, è molto accattivante.



Frra


Festival di Roma - giorno 6

Il sesto giorno del Festival di Roma è tutto per Sylvester Stallone e Walter Hill e il loro 'Bullet To The Head'.

La conferenza stampa si è aperta con un annuncio che ci fa molto piacere, Sly si schiera con Cinecittà. Ecco le sue parole:

"Prima di cominciare voglio dire una cosa a cui tengo molto. E' sempre più raro trovare immagini o luoghi iconici nel mondo. Qui voi avete una delle più grandi istituzioni di tutti i tempi, che è Cinecittà. Ho visto troppi teatri di posa chiudere nella mia vita, e spero che il governo italiano intervenga per tenere viva e vitale Cinecittà".

Poi è cominciata la conferenza del film, in una Sala Petrassi gremita di giornalisti, tutti lì per Walter Hill, sicuramente, ma soprattutto per Sly, icona pura del cinema.

Domanda per Stallone: A Roma è stato ben accolto da una realtà periferica che lei conosce bene, essendoci nato e cresciuto. Come è stato?
"Andando a Tor Bella Monaca, è come se avessi rivissuto la mia gioventù. Ho detto a quei giovani, non dovete avere paura del fallimento, perché fallirete tante volte, ma riuscirete sempre a rialzarvi. Come è successo a me".

Domanda per Stallone: Ha interpretato tanti film. Come si sente ad essere un punto di riferimento per una generazione, e soprattutto ne sente il peso?
"E’ un buon peso. Credo che quello che mi è successo sia stato insolito. Prima 'Rocky', poi 'Rambo'. Avere una generazione di persone che ha fatto questo viaggio cinematografico insieme a me. Aver combinato quei due personaggi con 'Bullet to the Head' è stata un’ottima transizione, per la nuova generazione, che ha così un nuovo Sly con cui crescere".

Domanda per Walter Hill: Questo film nasce sotto un altro punto di vista rispetto alla Hollywood classica a cui siamo sempre più abituati? No effetti speciali, bensì più storia.
"In realtà non volevo dire nulla ad Hollywood. Ho pensato che questa fosse una buona strada. Ho ricevuto una telefonata da Sly, io e lui ci conosciamo da tantissimo tempo. Da anni volevamo collaborare. Finalmente abbiamo avuto la chance, l’opportunità. E’ stato un omaggio all’action degli anni 70 ed 80, ma al contempo è un film moderno. E questo è difficile da trovare oggi come oggi in un solo prodotto, ed è stato un film che abbiamo forgiato strada facendo. Ho avuto il piacere di lavorare con una star, con una forte personalità. Sly è stato anche regista, ha diretto 10 film, che son tanti. Ma siamo stati benissimo".

Domanda per Stallone: C’è mai stato un incontro che le ha cambiato la vita? Come fa ad essere così giovanile?
"Mi alleno con le attrezzature Technogym prodotte in Italia! Scherzi a parte, quando sono arrivato ad Hollywood ero molto ottimista. Poi un giorno abbiamo fatto 'Rocky', e con 'Rocky' ho fatto un sacco di soldi, ma non mi avevano ancora pagato. Vivevo in una topaia. Così sono andato a riscuotere, e il produttore mi disse: torna a lavorare. All'improvviso il capo degli Studios rispose: perché non ci importa di te, torna a lavorare. Ti pagheremo quando ci va. Così capì. E’ un business, e non una storia d’amore. Quella fu una lezione: devi dipendere solo su te stesso".

Domanda per Alessandro Camon (scenggiatore del film): Dialoghi brillanti e omaggio ai vecchi titoli anni 80. Ne esiste uno a cui si è ispirato?
"Il film è adattato da una grapihc novel. L’abbiamo cambiata molto, ma era già una storia molto forte ed accattivante. Per quanto riguarda i dialoghi, un contributo fondamentale è venuto sia da Sly che Hill. Se parliamo di un film che può avermi ispirato, direi '48 ore'. La formula nel tempo si era deteriorata. Era diventata una storia di due che lavorano dalla stessa parte della legge ma con stili diversi. Con 'Bullet' i due personaggi tornano ad essere sui due lati opposti della legge. Non hanno le stesse motivazioni, e questo conflitto che funzionava così bene in '48 ore', è stato il motivo principale che mi ha portato a scrivere lo script".

Domanda per Walter Hill: 'Bullet' sembra riprendere il taglio visivo di Ancora Vivo. Tra voce off e montaggio. E’ stato come ritrovare un percorso interrotto negli anni?
"Lavorare ad Hollywood ha a che fare con le opportunità. Negli ultimi anni ne avevo avute poche. Fino all’arrivo di questo film. Bullet non è un esperimento, ma un’altra cosa rispetto ai blockbuster di oggi, così come ai titoli intimisti indipendenti. Questo è un film d’azione con dei confini delimitati. Ne ho raccontate di storie simili in passato, così come Sly. Era quindi scontato tornare a quel tipo di film. E’ un film ricco d’umorismo e con una prospettiva ironica, che proietta le nostre personalità".

Domanda per Stallone: Ti sei ispirato ad alcuni tuoi vecchi personaggi?
"Sì, la mia regola numero uno è: impara dagli errori. Un paio di volte ho fatto action in cui c’era forse troppa action. Se i dialoghi possono essere interessanti quanto un inseguimento, facciamo i dialoghi. Il dialogo e l’umorismo che ne escono fuori credo siano affascinanti. Non ero sicuro che avrebbe funzionato, ma era quello che volevamo nel film. Prima parliamo di personalità, poi scateniamoci. Ho ovviamente preso in prestito da altri film, ma ho anche imparato dagli errori dei miei vecchi film".

Domanda per Stallone: Come gestisce la sua vita fuori dal set?
"Mi sono sempre chiesto, che cosa fanno gli attori quando fanno un film all'anno? Cosa fai, come passi il tempo? Giochi con il cane, cucini? Che fai per tutto questo tempo? Ebbene, questa è la risposta. Gli attori recitano. E’ come mantenere una macchina per tot anni senza mai accenderla. Quello che faccio è inseguire le mie figlie dentro casa. Questo mi rende impegnato. Così mi alleno. Io sono esploso con Rocky e Rambo. Poi sono arrivate una figlia, 2 figlie, 3 figlie, una moglie, 2 domestiche e 5 cani. Uno castrato, poi tutte donne. La mia vita è fatta di donne".

Domanda per Stallone: come sei arrivato a conoscere Woody Allen (nel 1971 con 'Il dittatore dello stato libero di Bananas')?
"Io non ero nessuno. Avevano bisogno di un cattivo. Andai da Woody Allen. Insieme a me c’era un altro ragazzo, più piccolo di me. Noi dovevamo attaccarlo in una metro. Proviamo la scena. Woody guarda prima me, poi guarda l’aiuto regista. 'Ditegli che non fanno paura, non intimidiscono nessuno'. Io avevo 22 anni. Ah si? Veramente, risposi? Così corriamo fuori dalla metro, acquistiamo della vaselina in una farmacia, ce la spalmiamo in faccia e ci sporchiamo tutto il viso. Torniamo dal lui e gli urliamo, FACCIAMO PAURA ADESSO? E lui fa all'aiuto regista, 'prendili prendili prendili'. Non me lo dimenticherò mai. MAI MOLLARE".

Domanda per Stallone: Quando venne a Roma per l’ultimo Rambo, lasciò una finestra aperta per un sequel. E’ ancora aperta quella finestra? E infine, com'è stato tornare a lavorare con il suo antico rivale Arnold Schwarzenegger?
"Il mio antico rivale (voce profonda e roca). Il mio grande rivale è diventato un vecchio caro amico. Il fatto che fossimo in competizione non era vero. Ora abbiamo un film di coppia ('The Tomb'), che sarà eccezionale. Tornando alla prima domanda, Rocky è finito, è un’atleta, che ha raggiunto il suo apice. Con Rambo invece non è finita. Lui non può ritirarsi, non può andare in pensione, è come me. Rambo ha mentito a se stesso, e combatterebbe fino alla morte. Anche senza guerre. Io vedo in Rambo un uomo che non può tornare a casa perché non ha una casa. E’ un guerriero. C’è un’idea che sto preparando, che potrebbe concretizzarsi, se il corpo mi tiene. Vedrete Rambo vs. Artrite. Amo questo personaggio. Potrebbe tornare. Rambo potrebbe tornare. Oppure tornare come ragazza. Rambolina (risate a non finire). D’altronde la società di oggi è molto più permissiva. Quindi perché non osare…".
Walter Hill: "Io mi son divertito tanto, perché non ero io a doverci combattere. Ma per Sly NON è stato divertente. Prima di iniziare il film la gente mi chiedeva: come pensi che quei 2 potranno andare d’accordo? Eppure siamo andati tutti molto d’accordo durante le riprese. Ma nel combattimento con le asce ho litigato di brutto con Mamoa. L’unico litigio del film. Litigammo su come inscenare questa cosa, ma alla fine ha funzionato. Perché abbiamo fatto come dicevo io".
Sly: "L’idea delle asce è stata di Walter, e io ho pensato: torniamo ai combattimenti tra vichinghi. Io vs. Conan. Mi mancava. Fantastico. E Jason è enorme. Quasi 2 metri, si muove come una pantera, è stato fantastico combattere contro di lui. Le scene di combattimento sono come una danza, e in pochi sanno ‘danzare’ in quel modo. E’ stato un piacere farmi colpire da lui".
(fonte: Cineblog)

Il film, 'Bullet to the Head' ha convinto tutti. Girato con maestria, con un innegabile fascino anni '80 e con uno Stallone in stato di grazia che ci mette faccia, stropicciata e vissuta al punto giusto, e fisico. La trama è semplice ma non importa, è la messa in scena e il carisma di Stallone, spalleggiato da Sung Kang e Jason Momoa, a fare il resto.

Non ci resta che aspettare il 4 aprile per vederlo.


Presentato anche il terzo film italiano in Concorso, 'E la Chiamano Estate' di Paolo Franchi. Con Isabella Ferrari, Jean-Marc Barr, Luca Argentero, Filippo Nigro, Eva Riccobono, Anita Kravos, Christian Burruano e Sonia Raule. Prodotto da Nicoletta Mantovani.

Un film definito coraggioso per l'idea e il modo ma che non ha convinto.







Frra





martedì 13 novembre 2012

Festival di Roma - giorno 4

Fra i film presentati oggi, spicca al centro della quarta giornata del Festival di Roma, "l'accenno" di Sylvester Stallone.

Dopo aver ricevuto come riconoscimento la Lupa Capitolina ("La metterò al posto dell'Oscar") dalle mani di un Alemanno poco preparato o forse emozionato, Sly si è diretto al Teatro di Tor Bella Monaca per incontrare i fan. Al grido di "Aoh, ce sta Stallone" la gente era lì, lui si è concesso con moderazione, qualche autografo e qualche parola, niente di particolare. Ha parlato di cinema, di libri, film aneddoti e di Walter Hill, che verrà premiato proprio da Stallone. Ha poi incontrato i "prescelti" in una sala più piccola e anche lì ha parlato un po'. "Morire e' facile. Vivere e' difficile, ma e' il motivo per cui siamo qui", questa la frase che ha voluto lasciare ai giovani presenti, ha poi fatto qualche foto e infine via in albergo.
Dopodomani la presentazione mondiale di 'Bullet To The Head' di Walter Hill che lo vede protagonista.

Tra i film presentati oggi, 'Il Cecchino', film francese di Michele Placido. Con Daniel Auteuil e Mathieu Kassovitz protagonisti, nel cast anche Luca Argentero e Violante Placido.

Parigi, il capitano Mattei sta per arrestare una banda di rapinatori di banche. Un cecchino su un tetto spara contro i poliziotti per far fuggire i complici. Il piano salta e uno dei rapinatori rimane gravemente ferito. I banditi scappano e si rifugiano nello studio di un medico corrotto. Intanto Mattei inizia la caccia all’uomo.

Michele Placido ha dichiarato di aver girato il suo 'Romanzo Criminale' francese ma non vuole identificarsi come "regista di genere". "Non sono un autore, ma un buon professionista, ecco perché i francesi mi hanno chiamato", ha detto Placido, "Ho girato un film di cui non ho scritto una riga… bisogna adattarsi, no? Tutto è nato da 'Romanzo Criminale', che in Francia ha avuto un grande successo. Daniel Auteuil e Mathieu Kassovitz sono venuti proprio perché hanno amato moltissimo quel film. Non penso di essere intervenuto oltre, al di là di aver diretto gli attori in base alle mie emozioni e alle mie sensazioni".
In realtà il paragone con 'Romanzo Criminale' è più per richiamare alla mente un film di successo e far pubblicità perché Placido si è adattato ad un genere francese ben preciso, il polar, che non somiglia affatto al genere 'Romanzo Criminale'.

Il film non ha convinto tutti, è un thriller che manca un po' in ritmo e si concentra troppo sulla trama scritta.

Presentato invece in Concorso il secondo film italiano, 'Il Volto dell'Altra' di Pappi Corsicato. Nel cast Alessandro Preziosi, Laura Chiatti e Iaia Forte

Al centro della storia c'è la chirurgia plastica. Bella (L.Chiatti) è la presentatrice tv di un programma che parla di chirurgia plastica, suo marito René (A.Preziosi) è un medico che in diretta opera delle pazienti. Bella viene licenziata, la motivazione è che la sua faccia ha stancato il pubblico. Bella lascia lo studio infuriata e sulla via del ritorno ha un incidente molto grave che la lascia sfigurata. Nel dramma Bella vede un modo per rinascere: farsi costruire dal marito un volto totalmente nuovo con cui vendicarsi.

Il film ha convinto abbastanza, una commedia satirica che affronta un tema molto attuale e Corsicato lo fa attraverso il grottesco, uno stile sopra le righe che dichiara subito la sua finzione e tante citazioni di altri film, da 'Il Grande Lebowski' a 'Rocky Horror Picture Show'. "Tra i tanti riferimenti e generi cinematografici", ha detto il regista, "su tutti le commedie di Billy Wilder e i melò alla Douglas Sirk, ma anche Occhi senza volto del 1960. Ma soprattutto il servizio fotografico Madness Makeover è stata una grande fonte di ispirazione".



Frra

lunedì 12 novembre 2012

Festival di Roma - giorno 3

La terza giornata del Festival di Roma è stata sicuramente caratterizzata dalla tanta, tantissima, pioggia caduta sulla Capitale. Fra i film presentati il primo dei film a sorpresa, il debutto alla regia di Carlo Lucarelli e un colorato film francese.

'L'Isola dell'Angelo Caduto' è l'esordio alla regia dello scrittori di gialli Carlo Lucarelli. Protagonista Giampaolo Morelli.
Trasposizione di uno dei suoi libri di maggior successo, la storia è ambientata nel periodo dell'ascesa di Mussolini su un'isola prigione, una inchiesta della polizia dovrà indagare sul quel luogo isolato in cui il mistero, la realtà e Storia si mescolano.

La trama vi ricorda qualcosa? E' lo stesso regista ad ammettere di aver fatto il suo personale 'Shutter Island'. Il film non ha convinto, a causa di una storia che si sgonfia e di una regia e una sceneggiatura troppo televisiva. Lucarelli però non è presuntuoso, durante la conferenza stampa ha risposto con umiltà ad una domanda provocatoria: "A me il film è parso brutto, lei è sicuro che il risultato finale sia quello che voleva? - Come regista io non sono nessuno, mi sono fatto aiutare da tutta la troupe e il film è il risultato di un lavoro di squadra. Ma l’idea di fondo di fare un film sopra le righe, un pastiche di influenze, è mia: magari è stato un errore, ma è stato un errore consapevole."

Presentato il primo film a sorpresa di Muller, 'Back to 1942' di Feng Xiaogang. Nel cast anche Tim RobbinsAdrien Brody, assente in conferenza stampa ma presente sul red carpet.

Ambientato durante la più grande carestia della Cina, che ha provocato tre milioni di vittime, e con il conflitto con il Giappone alle porte. Il proprietario terriero Fan con la figlia sedicenne si uniscono ai milioni di rifugiati che si dirigono a piedi verso la provincia dello Shaanxi. Durante il viaggio incontrano tre uomini, un giornalista/fotografo americano (A.Brody), uno chef diventato giudice e Padre Simeone, in crisi con la fede e che si rivolge ad un prete italiano (T.Robbins).

Un film lungo e pretenzioso, costruito e confezionato bene, con le fattezze di un kolossal ma che si complica nella scrittura e nella spiegazione della storia. Ha convinto a metà, con A.Brody e T.Robbins non sfruttati al meglio.

Altro film presentato oggi, 'Populaire' di Régis Roinsard. Nel cast Romain Duris, Deborah Fraçois e Berenice Bejo.

Ambientato alla fine degli anni '50, è la storia di una ragazza della provincia francese, Rose Pamphyle, il cui unico talento è quello di saper dattiloscrivere alla velocità della luce. Viene assunta da Louis Echard, titolare di un'agenzia di assicurazioni. Louis diventa così il suo allenatore con l'intento di far diventare Rose la dattilografa più veloce del mondo. L'amore però si mette di mezzo.

Colorato, fresco, romantico e brillante, il film è piaciuto e ha raccolto diversi applausi a fine proiezione.
"L’idea di questo film nasce casualmente, quando un giorno mi sono imbattuto in un documentario che raccontava la storia dei campionati di dattilografia", ha raccontato il regista, "Da quel momento ho iniziato a studiare, a cercare informazioni: il documentario ha risvegliato in me la voglia di creare una storia d’amore che si mischiasse a questo sport".

Annunciato anche il secondo film a sorpresa del Festival, anche questo arriva da oriente, è il gangster movie 'Duzhan' di Johnny To. Domani intanto arriva a Roma Sylvester Stallone che incontrerà il pubblico e i fan al Teatro di Tor Bella Monaca, in periferia, in attesa della presentazione mondiale del film 'Bullet To The Head' prevista per mercoledì.


Frra


venerdì 12 ottobre 2012

De Niro e Stallone insieme in un film

Jack La Motta Vs Rocky Balboa? Uno scontro impossibile...o quasi.

Se n'era parlato già a maggio ma ora la Warner Bros. ha dato l'ok per l'inizio del progetto.

'Grudge Match', titolo della commedia che verrà diretta da Peter Segal ('Agente Smart'), porterà sul grande schermo Robert De Niro e Sylvester Stallone nei panni di due attempati boxeur.
Al cast si è aggiunto Kevin Hart nel ruolo del promoter che riporterà sul ring i due pugili, ex avversari e nemici giurati, 50 anni dopo il loro scontro per il titolo.

Il film è sceneggiato da Doug Ellin creatore della serie tv Entourage. Ancora non si conosce la data d'inizio delle riprese.


Frra

mercoledì 10 ottobre 2012

Festival di Roma 2012: il programma

Presentato oggi il programma ufficiale del Festival Internazionale del Film di Roma 2012, il primo firmato da Marco Muller.

Le premiere mondiali sono ben 59 con due film ancora "segreti". Non ci sarà Tarantino anche se durante la conferenza stampa Muller ha dichiarato: "Tarantino ci fara’ una sorpresa. Django calchera’ le asse dei palcoscenici dell’Auditorium. Tra una settimana saprete i particolari". Il film 'Django Unchained' non verrà presentato durante il festival ma potrebbe esserci una preview.

Considerando tutte le polemiche e le incertezze che si sono susseguite per mesi intorno a questa edizione del Festival di Roma, Muller è riuscito a stupire mettendo su un programma equilibrato fra film d'autore e pellicole più commerciali, e magari si è preso anche una piccola rivincita contro chi pensava non sarebbe stato in grado di portare titoli interessanti, come il film di Roman Coppola con Bill Murray o quello di Takashi Miike. Tre titoli italiani nel Concorso, Claudio Giovannesi, Pappi Corsicato e Paolo Franchi. Fuori Concorso da segnalare 'Bullet to the Head' di Walter Hill, già confermata la presenza di S.Stallone, il film di Marjane Satrapi, il film francese di Michele Placido, il film d'animazione 'Le 5 Leggende' e l'evento Twilight, a cui però non parteciperanno gli attori impegnati nel red carper di Los Angeles.
Presidente di Giuria per il concorso è Jeff Nichols ('Take Shelter'), tra i giurati anche Valentina Cervi.

Ecco il programma:

CONCORSO

A GLIMPSE INSIDE THE MIND OF CHARLES SWAN III di Roman Coppola (Stati Uniti)
AKU NO KYÔTEN / LESSON OF EVIL di Takashi Miike (Giappone)
ALÌ HA GLI OCCHI AZZURRI di Claudio Giovannesi (Italia)
E LA CHIAMANO ESTATE di Paolo Franchi (Italia)
IXJANA di Józef Skolimowski, Michał Skolimowski (Polonia)
MAI MORIRE di Enrique Rivero (Messico)
MAIN DANS LA MAIN / HAND IN HAND di Valérie Donzelli (Francia)
MARFA GIRL di Larry Clark (Stati Uniti)
THE MOTEL LIFE di Gabriel Polsky, Alan Polsky (Stati Uniti)
NEBESNYE ŽENY LUGOVYKH MARI / SPOSE CELESTIALI DEI MARI DI PIANURA di Alexey Fedorchenko (Russia)
UN ENFANT DE TOI / YOU, ME AND US di Jacques Doillon (Francia)
VECNOE VOZVRAŠCENIE / ETERNO RITORNO di Kira Muratova (Ucraina)
IL VOLTO DI UN'ALTRA di Pappi Corsicato (Italia)

Più due film-sorpresa.

FUORI CONCORSO

LA BANDE DE JOTAS / THE GANG OF THE JOTAS di Marjane Satrapi (Francia)
BULLET TO THE HEAD di Walter Hill (Stati Uniti)
LE GUETTEUR / THE LOOKOUT di Michele Placido (Francia)
MENTAL di P. J. Hogan (Australia)
POPULAIRE di Regis Roinsard (Francia)
RISE OF THE GUARDIANS / LE 5 LEGGENDE di Peter Ramsey (Stati Uniti)
THE TWILIGHT SAGA: BREAKING DAWN PART 2 di Bill Condon (Stati Uniti)
UNA PISTOLA EN CADA MANO / A GUN IN EACH HAND di Cesc Gay (Spagna)
V OŽIDANII MORJA / ASPETTANDO IL MARE di Bakhtiar Khudojnazarov (Russia)


PROSPETTIVE ITALIA

- Film IN CONCORSO -

ACQUA FUORI DAL RING di Joel Stangle (Italia)
COSIMO E NICOLE di Francesco Amato (Italia)
L’ISOLA DELL’ANGELO CADUTO di Carlo Lucarelli (Italia)
ITALIAN MOVIES di Matteo Pellegrini (Italia)
LA SCOPERTA DELL’ALBA di Susanna Nicchiarelli (Italia)
RAZZA BASTARDA di Alessandro Gassman (Italia)
WAVES di Corrado Sassi (Italia)

ANTICIPAZIONE SELEZIONE CINEMAXXI

BLOODY DAUGHTER di Stéphanie Argerich (Francia)
CENTRO HISTÓRICO / HISTORIC CENTRE di Aki Kaurismäki, Pedro Costa, Victor Erice, Manoel de Oliveira (Portogallo)
NICHNASTI PA’AM LAGAN / DANS UN JARDIN JE SUIS ENTRE / ONCE I ENTERED A GARDEN di Avi Mograbi (Israele)
GOLTZIUS AND THE PELICAN COMPANY di Peter Greenaway (Paesi Bassi)
JIANSHI LIU BAIYUAN / JUDGE ARCHER di Xu Haofeng (Cina)
MUNDO INVISÍVEL / INVISIBLE WORLD di Wim Wenders, Theo Angelopoulos, Atom Egoyan, Manoel De Oliveira, Guy Maddin, Marco Bechis, Laís Bodanzky, Maria de Medeiros, Jerzy Stuhr, Gian Vittorio Baldi (Brasile)
THE OGRE’S FEATHERS di Michael Almereyda (Stati Uniti)
RANDOM ACTS di Marina Abramovic, Apichatpong Weerasethakul, Zineb Sedira, Johan Grimonprez, Shahryar Nashat, Lucy Harvey, Rachel Mayeri, Lewis Klahr, Mark Leckey, Semiconductor, Sarah Wood, Young-Hae Chang, Richard Billingham e altri (UK)
Collezione di cortometraggi d’artista prodotti da Jacqui Davies per Channel 4.
STEEKSPEL / TRICKED di Paul Verhoeven (Paesi Bassi)
SUSPENSION OF DISBELIEF di Mike Figgis (Gran Bretagna)
TAR di Edna Biesold, Sarah-Violet Bliss, Bruce Thierry Cheung, Gabrielle Demeestere, Alexis Gamb; supervisione di James Franco (Stati Uniti)
I TOPI LASCIANO LA NAVE di Zapruder (Italia)
TUTTO PARLA DI TE di Alina Marazzi (Italia)
L’ASSOLUTEZZA DEL CERCHIO – Il G.R.A. DI RENATO NICOLINI di Gianfranco Rosi (Italia)
IL VIAGGIO DELLA SIGNORINA VILA di Elisabetta Sgarbi (Italia)


ALICE NELLA CITTA' - sezione parallela

Film in Concorso
- Pulce non c’è di Giuseppe Bonito
- Kid di Fien Troch
- Baby girl di Macdara Vallely
- Even if it rains di Fernando A. Gatti
- Strings di Rob Savage
- You and me forever di Kaspar Munk
- Innocents di Chen-hsi Wong
- My sweet orange tree di Marcos Bernstein
- Youth di Justine Malle
- Animals di Marçal Forés
- Little lion di Samuel Collardey

FUORI Concorso:
- The Twilight Saga-Breaking Dawn parte 2
- Beautiful Creatures (La sedicesima luna)
- Ralph Spaccatutto di Rich Moore
- The dandelions di Carine Tardieu.
- Il piccolo Principe – Il pianeta del serpente di Pierre-Alain Chartier,
- Kirikou et les hommes et les femmes di Michel Ocelot
- Far out isn’t far enough: the Tomi Ungerer story di Brad Bernstein
- Moon Man di Stephan Schesch.

Il Festival si svolgerà all'Auditorium Parco della Musica dal 9 al 17 novembre.



Frra




sabato 18 agosto 2012

'I Mercenari 2' - commento a caldo

Squadra che vince non si cambia, anzi si incrementa.
I Mercenari 2 non e'molto diverso dal primo capitolo: tanta azione, tanti spari, tante scazzottate e tanti muscoli. La storia e' semplice, passano appena due minuti scarsi e subito cominciano a piovere proiettili. Non c'e' profondita', non c'e' un messaggio, non si cercano particolari risvolti psicologici, com'era per il primo, alla fine la storia non e' altro che un pretesto per portare sullo schermo uno squadrone di "miti" dell'action, e alcuni lo sono davvero. E' senza dubbio il limite del film e non sembra che gli interessi piu' di tanto visto che anche il primo era cosi'.
A Stallone (attore e cosceneggiatore ma non regista stavolta) e alla sua squadra supermuscolata si aggiungono altri due nomi pesanti: Van Damme, qui villain, e Chuck Norris, accolto dal pubblico in sala con una vera ovazione. Poi ci sono Bruce Willis e Arnold Schwarzenegger con dei ruoli un pochino piu'estesi.
I duetti fra gli attori funzionano quasi sempre, la coppia Stallone-Statham rende, D.Lundgren dimostra di avere una buon dose di ironia, ci sono 3 o 4 battute ch meritano (una in particolare e'stata molto apprezzata dalla sala e anche dalla sottoscritta, e in originale rende ancora meglio), poi tante citazioni autoreferenziali che fomenteranno i fan.

Il problema pero'rimane. Se mettessero un po'piu' d'impegno nel costruire una storia che dia una struttura forte al film ne verrebbe fuori una degna pellicola action, invece si accontentano del minimo sindacale ed e' un peccato, perche' cosi' com'è la storia finisce per banalizzare tutto.
A mente fredda, senza quella dose di adrenalina che si sente appena usciti dalla sala -soprattutto dopo un film cosi'- il giudizio e' medio, si poteva fare di piu'. Imperfetto, superficiale, a volte prevedibile, pero' bisogna ammettere che e' divertente! Non ci si annoia, questo e certo.

Voto: 6,5

Frra