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domenica 16 ottobre 2016

[Roma FF11] Manchester by the Sea - la recensione

Dopo la morte del fratello maggiore Joe, il tuttofare Lee Chandler torna a Manchester by the Sea, cittadina del Massachussets da cui era fuggito dopo la tragedia che aveva colpito la sua famiglia e dopo la separazione dalla moglie. Lì scopre che Joe lo ha nominato tutore di Patrick, il figlio sedicenne.

Il film, scritto e diretto da Kenneth Lonergan, si muove su due binari intrecciati fra loro, quello della commedia e della tragedia. 
I momenti fra Lee e Patrick sono davvero molto divertenti e i dialoghi brillanti strappano più di una risata, soprattutto grazie alla chimica fra Casey Affleck, bravissimo nel ruolo di un uomo di poche parole e molto chiuso, e Lucas Hedge, un ragazzo come tanti per cui è facile provare simpatia ed empatia. 
Quando i toni virano al dramma più puro però, non sempre convince, alternando momenti riuscitissimi (una straordinaria Michelle Williams è protagonista di quella che è forse la scena più emozionante del film) ad altri in cui la messa in scena eccessivamente fredda e distaccata non permette il coinvolgimento emotivo dello spettatore.
In generale si ha l'impressione che spesso si giri a vuoto, in un susseguirsi di scene a volte molto belle a volte meno che però non aggiungono nulla né alla narrazione né ai personaggi, sfociando nella pesantezza e nella noia, domandandosi se il film non sarebbe potuto durare la metà. 
Non c'è costanza, nel lavoro di Lonergan, fra alti e bassi non si riesce mai davvero ad emozionarsi pienamente, nonostante i due protagonisti siano personaggi caratterizzati benissimo e meravigliosamente recitati.
Un ultimo appunto lo merita la colonna sonora: fastidiosa, irritante, soverchiante. E' raro che una musica sia così poco adatta alle immagini che accompagna e che, fin troppo spesso, le soffochi. Davvero un peccato perché alcune scene molto toccanti vengono rovinate dal fastidio provato dalla presenza ingombrante di questa colonna sonora francamente inconcepibile.

Manchester by the Sea è un film che non riesce mai a trovare una sua identità, che una scena sembra un capolavoro e quella dopo una noia mortale, retto quasi interamente da un cast da applausi. 

venerdì 14 ottobre 2016

[Roma FF11] Moonlight - la recensione

Film d'apertura di questa ricca edizione del Festival del Cinema di Roma è Moonlight, storia di formazione in tre atti di un ragazzo cresciuto in un ambiente difficile e duro. Chiron è un bambino timido, con una madre tossicodipendente e più di un dubbio sulla propria identità sessuale. Vittima di un bullismo feroce, soprannominato "Little" a causa della sua bassa statura, attraversa le tre fasi della vita (infanzia, adolescenza e una precoce età adulta) con lo sguardo basso e un'andatura saltellante, aiutato solo da uno spacciatore di buon cuore, figura salvifica, paterna e allo stesso tempo causa indiretta del degrado del quartiere, e il suo migliore amico Kevin, l'unico a non maltrattarlo, l'unico a vedere in lui qualcosa di più e una forza nascosta che nemmeno "Little" sa di possedere.

Barry Jenkins fa del lirismo e del poetico il punto focale della sua regia, con lunghi sguardi in
macchina, la luce della luna cercata quasi ossessivamente, riprese vorticanti nella strada dove ogni cosa è caotica, luogo in cui Chiron si sente fuori posto. E' una storia di realtà degradate, ma trasformata in fiaba, dove uno spacciatore può essere il più amorevole dei padri, in cui essere neri è mai lo stereotipo a cui il cinema americano ci ha abituato, in cui il ragazzo che non sapeva chi era scopre la propria identità, eppure è pur sempre la realtà con le sue discriminazioni e le sue tragedie.
Il percorso di crescita di Chiron, scandito didascalicamente dai tre atti di cui è composto il film, è quindi principalmente interiore, dalla confusione dell'infanzia fino a una nuova consapevolezza nell'età adulta.
Fondamentale in questa rappresentazione sono i tre interpreti che danno volto al protagonista, nell'ordine Alex R. Hibbert, Ashton Sanders e Trevante Rhodes, bravissimi nell'infondere le diverse sfumature del personaggio in tre diverse fasi di vita mantenendo costante l'essenza che lo rende immediatamente riconoscibile; in particolare Rhodes infonde a "Black", nome che lo Chiron adulto indossa come una maschera, una dolcezza e una vulnerabilità straordinari.
Anche il cast secondario dà grande prova di sé, e su tutti spicca un'intensa Naomie Harris, donna distrutta dalla droga, sconfitta, piena di senso di colpa per non essere riuscita a essere la madre di cui Chiron aveva bisogno.

Intenso e poetico, Moonlight racconta la scoperta di sé con delicatezza, emozionando con le sue immagini e i suoi personaggi. Davvero un ottimo inizio per il festival.

venerdì 30 settembre 2016

Festa del Cinema di Roma 2016 - il programma

E' stato presentato oggi il programma dell'undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, che si terrà dal 13 al 23 ottobre con la direzione artistica di Antonio Monda.

Una Festa del cinema che cambia (ancora) e si allarga, non solo cinema ma anche musica, teatro, e architettura. Non ci sarà più la cerimonia d'apertura e di chiusura, niente madrina, niente premi, se non quello del pubblico.
Ad aprire il festival sarà il film Moonlight di Barry Jenkins, tanti gli incontri col pubblico, che vedranno protagonisti anche Tom Hanks, Meryl Streep, Oliver Stone, Bernardo Bertolucci e Viggo Mortensen.

Tra i film che saranno presentati, oltre a 4 titoli italiani, tra cui il nuovo film di Michele Placido, 7 minuti, anche Florence Foster Jenkins di Stephen Frears con Meryl Streep, The Bith Of a Nation di Nate Parker, Snowden di Oliver Stone, The Accountant con Ben Affleck, Genius con Colin Firth, Jude Law e Nicole Kidman protagonisti, Manchester by the Sea con Casey Affleck e Michelle Williams, Lion con Dev Patel, Rooney Mara e Nicole Kidman, e nella sezione parallela Alice nella Città il film Captain Fantastic con Viggo Mortensen, e i film d'animazione Cicogne in Missione e Kubo e la Spada Magica.

Da ricordare anche "l'antipasto" della Festa, il 3 ottobre, con Ewan McGregor e Jennifer Connelly che presenteranno a Roma il film American Pastoral, debutto alla regia di McGregor.

Ecco il programma ufficiale.

SELEZIONE UFFICIALE
7 minuti di Michele Placido
7.19AM di Jorge Michael Grau
The Accountant di Gavin O’Connor
The Bith Of a Nation di Nate Parker
La caja vacía/The empty box di Claudia Sainte-Luce
Denial di Mick Jackson
The eagle huntress di Otto Bell
La fille de brest/ 150 Milligrams di Emmanuelle Bercot
Al final del tunel/ At The end Of The tunnel di Rodrigo Grande
Florence Foster Jenkins di Stephen Frears
Fritz Lang di Gordian Maugg
Goldstone di Ivan Sen
The hollars di John Krasinski
Into The Inferno di Werner Herzog
Irréprochable/ Faultless di Sébastien Marnier
Javdanegi/ Immortality di Mehdi Fard Ghaderi
The last laugh di Ferne Pearlstein
Lion di Garth David
Manchester by The sea di Kenneth Lonergan
Maria per Roma di Karen Di Porto
Medinat Hagamadim/Land Of The little people di Yaniv Bergman
Moonlight di Barry Jenkins
La mujer del Animal/ The animal’s wife di Victor Gaviria
Nagai Iiwake/ The long Excuse di Miwa Nishikawa
Naples ‘44/ Napoli ’44 di Francesco Patierno
Noces/The Wedding di Stephan Streker
Powidoki / Afterimage di Andrzej Wajda
Richard Linklater: Dream si destiny di Louis Black
The Rolling Stone Ole Ole Ole!: a trip accross Latin America di Paul Dugdale
San Shao Ye De Jian / Sword Master 3D di Tung-Shing ‘Derek’ Yee
The Secret Scripture di Jim Sheridan
Snowden di Oliver Stone
Sole Cuore Amore di Daniele Vicari
Todo lo Demas/Everything Else di Natalia Almada
Tramps di Adam Leon
True Crimes di Alexandros Avranas
La Ultima Tarde di Joel Calero
Una di Benedict Andrews

TUTTI NE PARLANO
Busanhaeng di Yeon Sang-ho
Genius di Michael Grandage
Hell or High Water di David MacKenzie
La Tortue Rogue di Michael Dudok de Wit

EVENTI SPECIALI
Ralph Fiennes, Juliette Binoche e Kristin Scott-Thomas presentano Il Paziente Inglese
Michael Bublé presenta Michael Bublé – Tour Stop 148
Elio e le Storie Tese presentano Ritmo Sbilenco – Un filmino su Elio e le Storie Tese
Gilbert & George presentano The World Of Gilbert & George, Hong Quan Yu Yong Chun

INCONTRI RAVVICINATI
Tom Hanks
Renzo Arbore
Bernardo Bertolucci
Lorenzo Jovanotti Cherubini
Paolo Conte
Don De Lillo
Gilbert & George
Daniel Libeskind
David Mamet
Vigo Mortensen
Oliver Stone
Maryl Streep
Andrzej Wajda

RETROSPETTIVE
Politica americana
Tom Hanks
Valerio Zurlini

OMAGGI
Michael Cimino
Luigi Comencini
Gregory Peck
L’armata brancaleone
Gillo Pontecorvo
Alberto Sordi
Gian Luigi Rondi
Fritz Lang
Citto Maselli
Dino Risi

Qui il programma di Alice nella Città. Per maggiori info, potete andare sul sito della Festa del Cinema di Roma.

martedì 27 ottobre 2015

Legend - la recensione

Londra, anni '60: i gemelli Ronnie e Reggie Kray sono i  capi incontrastati della malavita dell'East End e dei veri e propri idoli popolari. Il primo è spietato, folle, dichiaratamente gay, mentre il secondo è razionale, calcolatore e innamorato di Frances, aspirante segretaria.
Ed è proprio il rapporto romantico tra Reggie e Frances (anche voce narrante della vicenda), unito al forte legame tra i due fratelli, tanto identici di aspetto quanto diversi di carattere, il centro focale della pellicola.


A interpretare i gemelli Kray c'è il talentuoso Tom Hardy, e si può dire che l'intero film non è altro che uno sfoggio della bravura dell'attore inglese, talmente calato nei due ruoli che ci si dimentica praticamente subito che siamo di fronte allo stesso interprete.
Nei panni di Ronnie, Hardy assume un atteggiamento strafottente, con una postura fisica particolare, le labbra sporgenti e la parlata caratteristica, riesce a imprimere nel personaggio una incredibile follia sanguinaria e allo stesso tempo un'ingenuità quasi tenera, in un certo senso esagerata e macchiettistica. Come Reggie, invece, assistiamo a un'interpretazione più misurata, intensa, a dimostrazione che ciò che stiamo vedendo non è frutto del caso, ma di un attento studio su personaggi e una padronanza della tecnica recitativa sopraffine.
E' veramente difficile rimanere indifferenti alla bravura di questo Tom Hardy, e non è esagerato dire che si tratta di una delle migliori performance degli ultimi anni. Ogni cosa, nella pellicola, sembra puntare quasi unicamente all'esaltazione del suo protagonista, tralasciando un po' il resto.

Nella prima parte del film il ritmo è davvero alto, ci si diverte moltissimo e si gioca molto bene con i vari cliché del genere gangster, generando tutta una serie di situazioni apprezzabili, soprattutto per quanto riguarda il personaggio di Ronnie e il rapporto tra i due fratelli.
Verso il finale però si perde un po' di ritmo e si rallenta, perdendosi forse troppo nelle traversie romantiche e nel personaggio poco riuscito di Frances, per cui si dovrebbe simpatizzare ma che risulta piuttosto scialba e spesso antipatica.
In un certo senso il film risulta anticlimatico, con una partenza scoppiettate e un finale con il freno a mano tirato. Comunque il film intrattiene egregiamente, soprattutto grazie all'interpretazione straordinaria di Tom Hardy, vero punto di forza che innalza questo Legend da "buono" a "ottimo".

lunedì 26 ottobre 2015

Truth - la recensione

La storia vera di Mary Mapes, dell'inchiesta sulle presunte inadempienze dell'allora Presidente George W. Bush nella Guardia Nazionale e delle indagini sulla veridicità di tale notizia.

Ad aprire il Festival del Cinema di Roma è un film sul giornalismo, scelta particolare, riuscita solo a tratti, ma che si può avvalere di un gran cast.
Truth è un film che comunica solidità, sia per quanto riguarda la regia, che la sceneggiatura, ma che trova in questa solidità forse il suo più grande difetto, lasciando un po' troppo in disparte l'aspetto più umano della vicenda, in particolare il rapporto tra Mary (sempre straordinaria Cate Blanchett) e Dan Rather (Robert Redford) che viene affrontato ma mai approfondito come avrebbe meritato.

Il film ci mette un po' a ingranare, soffre una prima metà particolarmente lenta e non troppo coinvolgente, ma si riprende benissimo nella seconda parte, aumentando il ritmo della narrazione, anche se rimane una certa freddezza di fondo che impedisce allo spettatore di empatizzare del tutto con i personaggi.
In sostanza ci troviamo di fronte a un film compatto, ottimamente scritto, girato e interpretato, ma che non riesce ad andare oltre al messaggio politico. Un film tutto di mente, ma un po' di cuore avrebbe fatto sicuramente bene.

mercoledì 21 ottobre 2015

The Walk - la recensione

Quando si porta in scena una biografia, di solito, c'è bisogno di romanzare, aggiungere quel qualcosa in più necessaria alla spettacolarizzazione che il cinema richiede per la sua stessa natura.
Ma poi ti capita tra le mani una storia che è già di per sé incredibile, che non ha bisogno di nulla se non di sé stessa per tenere tutti incollati alla poltrona.
E' il caso della leggendaria impresa di Philippe Petit, il funambolo francese che il 7 Agosto 1975 tese un filo tra le due Torri Gemelle del World Trade Center e vi rimase per ben 45 minuti, andando avanti e indietro sotto gli occhi della polizia e della gente di New York.
Non occorre davvero nient'altro che questo, per avere un gran film, e infatti qualche anno fa il documentario Man on Wire - Un uomo tra le Torri, sorprese Venezia e si portò a casa un meritatissimo Oscar.

Ora è il turno di Robert Zemeckis, regista che, pur spaziando tra molti generi diversi, può vantare un'impronta stilistica inconfondibile, e che è possibile riconoscere anche nel suo ultimo lavoro.
The Walk è molto diverso da quello che si potrebbe pensare, infatti decide coraggiosamente di rinunciare alla facile drammatizzazione legata al ricordo, così caro al pubblico americano, delle due Torri Gemelle, e di impostare l'intera pellicola come un vero e proprio Heist Movie, fatto di suspance e di complici, tutto condito con una leggerezza e un'ironia incarnata alla perfezione dal bravissimo Joseph Gordon Levitt, che per l'occasione sfoggia un accento francese quasi perfetto, senza però dimenticare il romanticismo e la saggezza, incarnati dal meraviglioso personaggio di Ben Kingsley.
Ma The Walk è anche e soprattutto grande cinema, nel senso più puro del termine, in cui si ride, ci si commuove, si rimane a bocca aperta. Zemeckis dirige magistralmente con movimenti di macchina vertiginosi, su e giù per quelle due Torri, vere protagoniste del film, e poi ci trascina nel vuoto, quel vuoto che si apre sotto i piedi di Philippe, in una scena che è al contempo fonte di ansia e di serenità, grazie anche a un 3D che, per una volta, non è superfluo, anzi, appare quasi indispensabile.

The Walk è un film inaspettato, poetico, divertente visivamente grandioso, un ritorno in grande stile per uno dei registi che ha sempre fatto della realizzazione dell'impossibile il suo punto forte.
Una passeggiata nel vuoto che lascia senza fiato.

martedì 20 ottobre 2015

Freeheld - la recensione

La vera storia di Laurel Hester, detective di polizia nel New Jersey che, affetta da cancro terminale, intraprese una vera e propria battaglia per far sì che i suoi benefici pensionistici potessero andare alla sua compagna Stacie.

Freeheld è un film che punta a commuovere il suo pubblico, lo fa piuttosto palesemente e alla fine ci riesce anche, grazie soprattutto alle due magnifiche interpreti, una sempre perfetta Julianne Moore e una fantastica Ellen Page. Entrambe donano un'interpretazione misurata, mai eccessiva nonostante il pesante trucco che sfigura la Moore per la maggior parte del film. Ottimo come sempre anche Steve Carrell, comic relief atto a sdrammatizzare una storia che è davvero pesante e drammatica, anche se le sue battute non sempre risultano riuscite e a volte sono un po' fuori luogo.

Senza particolari guizzi, Peter Sollett porta a casa un buon film che riesce perfettamente nel suo intento di toccare le corde più emotive, provocando più di qualche lacrima in sala, un po' meno quando si tratta di andare a fondo in una denuncia sociale e politica riguardo un argomento di grande attualità, relegato alle didascalie finali forse eccessivamente lunghe e piuttosto buoniste.

domenica 18 ottobre 2015

Pan - la recensione

Quella di Peter Pan è sempre stata una storia che ha acceso la fantasia non solo di grandi e piccini, ma anche delle produzioni hollywoodiane, che negli anni hanno dato vita a molteplici adattamenti, più o meno fedeli.

Joe Wright, regista inglese avvezzo alle trasposizioni di grandi classici, è l'ultimo di questa lunga lista. Il regista decide però di prendere un'altra strada e di raccontare non di Wendy, dei bimbi sperduti o della lotta con Capitan Uncino, ma di andare alle origini, a quando Peter era un orfano nella Londra della Seconda Guerra Mondiale e Uncino uno spiantato prigioniero del temibile Barbanera.

Se dal lato puramente visivo gli scenari fantasy e il look steampunk del film Pan funzionano alla perfezione (aiutati da una splendida colonna sonora che spazia dal classico al rock), purtroppo non si può dire lo stesso della sostanza del film. Il peccato non sta tanto nello stravolgere le origini del personaggio di Peter Pan (da bambino fuggito perché non vuole crescere a orfano in cerca della sua famiglia), quanto nell'appiattimento totale di storia e personaggi, mettendo insieme una serie di cliché (l'orfano che si rivela essere il prescelto, l'avventuriero un po' sbruffone, il cattivo geloso, ecc) senza mordente. E mentre il personaggio di Barbanera, seppur banale, si salva grazie alla immensa presenza scenica di Hugh Jackman, a farne maggiormente le spese è il futuro Capitan Uncino, che da malinconico e affascinante villain si ritrova a essere la spalla simpatica, un po' Indiana Jones, un po' Star Lord, presto dimenticato.

Non è necessario scomodare capolavori come Hook, ma questo Pan perde anche contro lavori onesti come il recente Peter Pan di P.J. Hogan, molto meno spettacolare, ma ben più profondo. Un vero passo falso nella carriera di Wright che, fin ora, aveva sbagliato molto poco.

Chiara

lunedì 29 settembre 2014

Festival di Roma 2014 - il programma

Presentato il programma del Festival Internazionale del Film di Roma 2014, che torna ad essere più Festa che Festival, come era stato originariamente pensato da Veltroni.

Il direttore Marco Muller (in scadenza di contratto quest'anno) ha messo su un programma con film da 78 paesi diversi, 58 nella selezione ufficiale di cui 24 in anteprima mondiale.
Sono cambiate le sezioni (o almeno i nomi), a parte Prospettive Italiane e Alice nella Città: Cinema Oggi, con 16 film; Gala, con 15 film; Mondo Genere. E poi gli eventi.

Interessanti le Masterclass, - con Asia Argento, Geraldine Chaplin, Kevin Costner, Wim Wenders, Walter Selles, Park Chan-Wook e Clive Owen che incontreranno il pubblico - e le retrospettive dedicate al cinema di genere italiano - "Danze Macabre", dedicato al cinema gotico degli anni '40-'50, e una su Mario Bava. Ospite d'eccezione per entrambe le retrospettive sarà Joe Dante.

Nella sezione Gala ancora non sono stati annunciati dei titoli ma (parola di Muller) ci saranno: 'Escobar: Paradise Lost', con Benicio Del Toro e Josh Hutcherson; 'Gone Girl' di David Fincher, che dovrebbe essere accompagnato da almeno due attori; 'Still Alice', con Julianne Moore e Kirsten Stewart; 'Trash' di Stephen Daldry, con Rooney Mara; 'A Most Wanted Man' di Anton Corbijn, uno degli ultimi film di Philip Seymour Hoffman, che vede nel cast anche Willem Dafoe, Daniel Bruhl, Robin Wright, Rachel McAdams; 'Time Out of Mind', con Richard Gere e Jena Malone; 'Love, Rosie (#ScrivimiAncora)', con Lily Collins e Sam Claflin.
Da segnalare anche la presenza di 'Nightcrawler', con Jake Gyllenhaal, e 'Tusk' di Kevin Smith. Presente (ovviamente) anche il cinema orientale con Tsui Hark, Takeshi Miike e il nuovo film, in anteprima mondiale, di Park Chan Wook. Inoltre verrà proiettato, durante una serata evento, tutte le puntata della serie 'The Knick', diretta da Steven Soderbergh, che vede protagonista Clive Owen.

Ad aprire e chiudere il Festival saranno due film italiani: apertura con 'Soap Opera' di Alessandro Genovesi e chiusura con 'Andiamo a Quel Paese' di Ficarra e Picone.

Film interessanti anche nella sezione Alice nella Città, che vedrà anche l'anteprima nazionale de 'I Guardiani della Galassia'. Tra i film che presentati ci saranno: 'Guida Tascabile per la Felicità', con Kodi Smit-McPhee e Ben Kingsley; 'X+Y' con Asa Butterfield; 'Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet 3D' di Jean-Pierre Jeunet, che vede nel cast anche Helena Bonham Carter; i film d'animazione 'Paddington' e 'Doraemon 3D'.
Evento musicale poi con il documentario sugli Spandau Ballet. Il il Marco Aurelio Acting Award alla carriera sarà assegnato a Tomas Milian.

Aspettiamo conferme per sapere chi animerà i red carpet e le conferenza stampa accompagnando i film.

Per tutte le info sul programma, gli orari, i biglietti e gli accrediti, potete visitare il sito ufficiale del festival.

domenica 17 novembre 2013

Festival di Roma - i vincitori

Si chiude l'ottava edizione del Festival del Film di Roma e il direttore Marco Muller può ritenersi piuttosto soddisfatto, soprattutto rispetto allo scorso anno in cui il festival chiuse fra mille polemiche.

Ora Muller potrà ripartire con delle convinzioni in più, il Festival ha avuto un buon risalto anche sulla stampa straniera, grazie anche alla straordinaria premiere di 'Hunger Games - La Ragazza di Fuoco' - e gira voce che anche il terzo capitolo potrebbe arrivare nella Capitale il prossimo anno - di cui hanno parlato anche alcuni giornali stranieri. Il Festival potrebbe però cambiare ancora data e svolgersi dopo l'American Film Market.

Intanto sono stati consegnati i premi dell'ottava edizione e, come a Venezia, la giuria guidata da James Gray ha premiato con il Marco Aurelio d'oro un documentario italiano, 'Tir' di Alberto Fasulo. Il premio come migliore attore è andato a Matthew McConaughey per 'Dallas Buyers Club', curioso il premio come migliore attrice assegnato a Scarlett Johansson per 'Her' in cui è presente solo con la sua voce, probabilmente è la prima volta che un'attrice vince un premio per la migliore interpretazione usando solo la voce.

"Nessuna delle decisioni prese dalla giuria è stata unanime, ma sarebbe stato buffo il contrario. Abbiamo discusso molto ma non c’è stata nessuna battaglia particolare. A me piace il cinema personale, non ho regole particolari per giudicarlo, può essere sperimentale o meno ma l’importante è che emozionino e raccontino storie interessanti. Tutto sommato sono state decisioni facili", queste le parole del presidente di Giuria James Gray alla fine del Festival. Il giurato Luca Guadagnino invece interviene in merito al premio a Scarlett Johansson: "Io ritengo che il premio non sia a una voce, ma a una performance. In questo caso il personaggio è la voce di un computer: personalmente condivido la scelta e credo di poter parlare a nome di buona parte della giuria". E su quello a Matthew McConaughey, interpretazione che mette l'attore in prima fila per i prossimi Oscar, sempre Guadagnino aggiunge: "La recitazione di McConaughey corrisponde a un grande modello classico. Si tratta di riconoscere uno standard di eccellenza interpretativa tutta legata al mondo anglosassone e americano, con dei tratti fondamentali come la mimesi col soggetto interpretato e la mutazione del corpo".

Ecco l'elenco di tutti i premi assegnati nel Concorso.

- Marc’Aurelio d’Oro per il miglior film: Tir di Alberto Fasulo
- Premio per la migliore regia: Kiyoshi Kurosawa per Sebunsu kodo (Seventh Code)
- Premio Speciale della Giuria: Quod Erat Demonstrandum di Andrei Gruzsniczk
- Premio per la migliore interpretazione maschile: Matthew McConaughey per Dallas Buyers Club
- Premio per la migliore interpretazione femminile: Scarlett Johansson per (la voce di) Her
- Premio a un giovane attore o attrice emergente: tutto il cast di Gass (Acrid)
- Premio per il migliore contributo tecnico: Koichi Takahashi per Sebunsu kodo (Seventh Code)
- Premio per la migliore sceneggiatura: Tayfun Pirselimoğlu per Ben o değilim (I Am Not Him)
- Menzione speciale: Cui Jian per Lanse gutou (Blue Sky Bones)

I PREMI ASSEGNATI AI FILM DEL CONCORSO CINEMAXXI

- Premio CinemaXXI per il miglior film (riservato ai lungometraggi): Nepal Forever di Aliona Polunina
- Premio Speciale della Giuria CinemaXXI (riservato ai lungometraggi): Birmingemskij ornament 2 (Birmingham Ornament 2) di Andrey Silvestrov e Yury Leiderman
- Premio CinemaXXI film brevi: Der Unfertige (The Incomplete) di Jan Soldat
- Menzione Speciale CinemaXXI cinema breve: The Buried Alive Videos di Roee Rosen

IL PREMIO ASSEGNATO AI FILM DEL CONCORSO PROSPETTIVE DOC ITALIA

- Premio Doc It - Prospettive Italia Doc per il Migliore Documentario italiano: Dal profondo di Valentina Pedicini
- Menzione Speciale: Fuoristrada di Elisa Amoruso

IL PREMIO PER LA MIGLIORE OPERA PRIMA/SECONDA

- Premio Taodue Camera d’Oro per la Migliore Opera Prima/Seconda: Out of the Furnace di Scott Cooper
- Premio Taodue Miglior produttore emergente: Jean Denis Le Dinahet e Sébastien Msika per Il sud è niente

PREMIO BNL DEL PUBBLICO PER IL MIGLIOR FILM
Attraverso un sistema elettronico, il Festival ha previsto la partecipazione degli spettatori all’assegnazione del Premio BNL del Pubblico per il miglior film. I film che hanno preso parte all’assegnazione del premio sono quelli del Concorso. Il pubblico ha assegnato il:
- Premio BNL del Pubblico per il miglior film: Dallas Buyers Club di Jean-Marc Vallée

PREMI CRITICA ON LINE
- Mouse d’Oro: Her di Spike Jonze
- Mouse d’Argento: Snowpiercer di Joon-ho Bong

sabato 16 novembre 2013

Festival di Roma - giorno 8

Ultimi film in Concorso per il Festival di Roma.

Il regista cult Takashi Miike ha presentato il suo ultimo film 'The Mole Song: Undercover Agent Reiji', tratto dal manga di Noboru Takahashi, Mogura no Uta, e fa colpo sul pubblico e la stampa che definisce il film folle, divertente e geniale.
Tanti gli applausi a fine proiezione per la storia di un poliziotto senza particolari qualità, un po' goffo e casinista, che viene infiltrato nella pericolosissima yakuza per stanare un boss.

La conferenza stampa si è aperta con un ringraziamento del maestro Miike: "Volevo ringraziarvi perché avete visto il film proprio come io volevo. In Giappone le storie intorno alla yakuza sono sotterranee, e le giovani generazioni guardano questo tipo di storia come se si trattasse di cose passate, perciò raccogliamo pochi spettatori. Ma facendo questo film ho cercato di far divertire gli spettatori anche guardando alla nuova generazione, con riguardo verso il passato. Ho affrontato così anche momenti molto seri". Grande l'influenza dei manga sul film che prende spunto anche da Naruto. "Non direttamente, forse però quando si tratta di manga c’è qualcosa che attira e scuote le persone. avrei voluto farlo ma non è possibile", ha detto il regista, "Il manga rappresenta tutto ciò che vorremmo fare ma non possiamo, e per questo che avendo come protagonista un personaggio tratto dal manga, probabilmente abbiamo qualcosa in comune con Naruto, però ovviamente il riferimento diretto è il manga di Noboru Takahashi, Mogura no Uta. Takahashi è il mio primo spettatore e così ho scelto di seguire le sue direttive. In ogni modo è probabile che ci sia qualche punto di contatto con Naruto, manga che amo molto". Ci sarà un sequel? "Se ci saranno spettatori che guarderanno questo primo film, ovviamente lo farò, anche in fretta", ha risposto Miike, "Però si tratta di un film basato su un manga che sta ancora uscendo, quindi aspetterò prima che esca la storia del manga e poi dopo un anno farò il film".
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Sempre in Concorso è stato presentato anche il thriller psicologico di Isabelle Coixet, 'Another Me', che vede protagonista una delle star della serie 'Il Trono di Spade', Sophie Turner.

Il film racconta di un'adolescente che si sente improvvisamente perseguitata da una ragazza identica a lei, un suo doppio, che cerca di rubarle l'identità.

Sul film e sugli aspetti che l'hanno affascinata, la regista ha detto: "Circa quattro anni fa, Rebekah [Gilbertson, una delle produttrici] mi ha dato questo libro di Cathy MacPhail un romanzo per adolescenti, ho iniziato a leggerlo durante un viaggio aereo. Tornata a casa, ho pensato ‘questo è un film’. La storia mi ha toccato profondamente perché anch’io sono madre di un adolescente e quel libro mi ricordava anche come ero io da adolescente. Abbiamo quindi cominciato a lavorarci. [...] Per me la scelta è stata: come viviamo con i nostri fantasmi? E poi c’era il fascino di ambientare questa storia in un luogo chiuso, una casa, e la domanda alla quale volevo rispondere era: ‘come viviamo col nostro passato?’. Io in realtà ogni volta che vado a vedere un film di mistero, già dopo pochi minuti io capisco come va a finire. Per me questa volta la sfida era ambientare la storia in un appartamento chiuso, con tanti segreti, e soprattutto il fatto di poter lavorare su come queste persone arrivano a vivere con questo peso del passato".

Sophie Tuner invece ha parlato della sua prima esperienza al cinema, questo film infatti segna il suo debutto sul grande schermo dopo l'esordio (di grande successo) in tv nei panni di Sansa Stark: "L’esperienza di fare un primo film dopo 'Il Trono di Spade' è stata così entusiasmante per me, soprattutto per il fatto di partecipare a una storia contemporanea e lavorare con una regista fantastica. Per me quest’esperienza è stata un grande cambiamento e anche un grande sollievo poter portare jeans e maglietta! E’ stata per ora l’esperienza lavorativa più entusiasmante [...] Avevo bisogno di liberarmi dalla depressione di Sansa e dal fatto che in ogni scena il mio personaggio piange. Un cambiamento completo di personaggio è stato molto bello. E’ stato come uscire dalla porta laterale del 'Trono di spade' per un po'".

venerdì 15 novembre 2013

Festival di Roma - giorno 7

Il ciclone Hunger Games si abbatte sul Festival di Roma. Tanti, tantissimi fan hanno assediato l'Auditorium Parco della Musica, qualcuno ha anche dormito lì fuori dalla sera prima per riuscire a prendere i posti davanti e attaccarsi alle transenne. La Cavea superiore dell'Auditorium si è riempita tutta già nel pomeriggio e sono rimasti tutti lì in attesa del red carpet della sera. 
Un red carpet molto movimentato con la polizia e la security dell'Auditorium che hanno faticato a tenere le transenne spinte dai tanti fan, alcuni in lacrime, che volevano un autografo o una foto. Gli attori non si sono risparmiati, hanno firmato tutto quello che gli veniva messo davanti, libri, foto, cartelloni e quant'altro. Alla premiere si è aggiunta anche Meta Golding, attrice che nel film interpreta Enobaria. Arrivati sotto la Cavea, che regalava un bel colpo d'occhio, Jennifer Lawrence e Josh Hutcherson si sono divertiti a aizzare la folla e a far partire la Ola più volte, e dopo le foto di rito tutti dentro per la proiezione del film.


Nel pomeriggio invece si era tenuta la conferenza stampa per 'Hunger Games - La Ragazza di Fuoco', secondo capitolo della saga, a cui hanno partecipato il regista Francis Lawrence e gli attori protagonisti Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, e i produttori.

Affollatissima la sala stampa, subito le domande per la più attesa, il premio Oscar Jennifer Lawrence a cui è stato chiesto se sentisse la responsabilità di interpretare un'eroina tanto amata dal pubblico che è diventata anche un modello per molti giovani, e come è cambiata la sua vita dopo l'Oscar. "Quando ho letto per la prima volta questo libro mi ha fatto piacere vedere questo personaggio che poteva essere un modello e non solo per i giovani. E’ ovvio che sento una notevole responsabilità. Per quanto riguarda il personaggio di Katniss vorrei essere più simile a lei di quanto io non sia. Lessi il primo libro di 'Hunger Games' a 19 anni e ho capito come il personaggio poteva diventare un modello", ha detto l'attrice, "I premi sono sempre un piacere e hanno contribuito certamente alla mia carriera ma non credo di essere molto cambiata. Tutti mi chiedono sempre se sono sotto pressione ma io amo il mio lavoro, amo il cinema e ho sempre accettato di fare un film perché mi piace un personaggio e la sceneggiatura e questo non cambierà. Io mi diverto e basta, faccio il mio lavoro indipendentemente da quello che si dice o si scrive di me. La celebrità è fantastica, non fraintendetemi, ma è molto difficile quando le persone ti trattano diversamente mentre tu non mi senti affatto diversa". La Lawrence ha poi lanciato un messaggio per i giovani attori e non solo, dimostrando la sua maturità e anche una certa saggezza: "Quando ho iniziato a fare l’attrice non mi preoccupavo del mio peso, io sono sempre stata una sportiva e non mi sono mai messa a dieta finché non ho iniziato a fare l’attrice. Ti dispiace sentirti dire che devi dimagrire quando non ti senti grassa. Molti registi guardano molto questa immagine ma poi la gente ci guarda e ci fa diventare modelli. I media non vogliono assumersi la responsabilità sull’effetto che abbiamo sui giovani. E’ assurdo sentire delle donne dire ad altre donne che sono grasse. Dobbiamo cambiare il modo in cui giudichiamo la bellezza".

"Questa materia prima della Collins è straordinaria, racconta la storia delle conseguenze della violenza rivolgendosi ai ragazzi, ma senza trattarli da bambini", ha detto Francis Lawrence, "Questo ha aiutato moltissimo l’interesse dei giovani che poi sono stati seguiti dagli adulti. La storia si è poi trasformata in vero fenomeno e noi abbiamo questa capacità di raccontare queste storie che persone di tutto il mondo vedranno in un numero molto elevato. Quindi è interessante per me riflettere su questo mondo in cui viviamo. E’ molto appassionante per me questo progetto". E Josh Hutcherson aggiunge: "E’ raro partecipare a qualcosa che ha così tanto significato e peso. Qui abbiamo una storia complessa ma che piace a tante persone, contiene elementi importanti e l’attenzione con cui ci seguono i fans è stata straordinaria con noi".

Liam Hemsworth ha poi parlato del suo personaggio, Gale, e di quello di Jennifer Lawrence, Katniss: "Io condivido la passione che ha il mio personaggio di Gale, un personaggio che vuole sempre combattere per quello in cui crede. Questo è il motivo per cui queste storie hanno così tanto successo. Il personaggio di Katniss si rifiuta da cambiare di fronte a questa forza malvagia, lei vuole continuare a combattere per i suoi ideali. Questo è un messaggio importante per i giovani ed ecco perché le ragazze trovano ispirazione a essere fedeli ai propri ideali e combattere per ciò in cui credono". Sul suo personaggio Jennifer Lawrence ha poi aggiunto: "Da attore è bello poter crescere, continuare con un personaggio è un’esperienza molto interessante. All’inizio del film si vede il mio personaggio che si è trasformato, Katniss è stata costretta a uccidere e questo l’ha distrutta e le ha causato una forma di stress post-traumatico".

Il tema della violenza ritorna e ne parla anche la produttrice Nina Jacobson: "Questo film tratta della violenza nei confronti degli esseri umani. Il nostro Paese è in guerra da anni e assistiamo a molti soldati che continuano a portarsi dietro le ferite di quello che hanno dovuto fare. Francis è molto sofisticato e fa in modo che la violenza venga percepita solo dagli occhi di questi personaggi e per questo è un vantaggio avere un cast di attori di questo livello". Conclude poi Francis Lawrence: "A me interessano le conseguenze della violenza, come si dice anche nel libro, non la violenza stessa. La violenza come la perdita dovuta al fatto che si è assistito a eventi violenti e l’impatto emotivo che questa cosa può generare. Uno dei grandi vantaggi di avere un cast così talentuoso è che si può vedere grazie a loro l’impatto che la violenza ha sui nostri personaggi. E’ più potente vedere la loro reazione alla violenza che la violenza stessa. A proposito del film Katniss e Peeta, hanno vissuto la violenza e questa cosa li ha cambiati causandogli una sorta di stress post-traumatico ora che sono sopravvissuti".

Il film, presentato già in altre città nei giorni scorsi, ha avuto ottime recensioni in cui si parla di un salto di qualità rispetto al primo film, che era già un'ottima pellicola. 'Hunger Games - La Ragazza di Fuoco' arriverà nelle sale italiane il 24 novembre.

giovedì 14 novembre 2013

Festival di Roma - giorno 6

Il sesto giorno porta al festival il grande Wes Anderson che ha incontrato il pubblico per una lezione di cinema e per l'occasione ha presentato il corto 'Castello Cavalcanti', prodotto da Prada, scritto con Roman Coppola e interpretato da Jason Schwartzmann, entrambi hanno accompagnato il regista al festival e hanno partecipato all'incontro.

Sul corto, girato a Cinecittà, Wes Anderson ha detto: "Prada ci ha dato la più totale libertà creativa. Ho pensato allora che sarebbe stato bello girare a Roma, a Cinecittà, Siamo stati spesso a Roma negli ultimi anni, ho girato a Cinecittà, e adoriamo questo paese. Allora abbiamo pensato a qualcosa che ricordasse 'Amarcord', qualcosa di costruito intorno a Jason [Schwartzmann] come protagonista. Nessun altro avrebbe potuto interpretare questa parte. [...] Non sapevo nemmeno che la musica che avessimo scelto fosse quella di Signore e signori di Pietro Germi, me lo dite voi adesso. L’abbiamo selezionata in mezzo a tante altre musiche del cinema italiano di quegli anni". Sul cinema italiano di oggi, Anderson confessa di amare un regista in particolare: "Il film italiano più recente che ho visto è 'La Grande Bellezza' di Paolo Sorrentino. Amo molto Sorrentino, e Toni Servillo. Poi ho visto 'Gomorra', 'Io sono l'amore'… e amo molto il cinema di Nanni Moretti".
Il regista ha poi riflettuto sui personaggi dei suoi film: "Non so quale sia il mio personaggio preferito, quello che mi rende più orgoglioso. Sono orgoglioso degli attori che li interpretano, casomai. Ma amo molto il  protagonista di questo film, il pilota automobilistico americano negli anni Cinquanta, e vorrei in qualche modo continuare a raccontarlo. Forse i prossimi capitoli della sua storia potrebbero ambientarsi in altri paesi, passando da Cinecittà ad altri studi famosi in giro per il mondo che amiamo, adottando lo stile dei grandi registi che lì hanno lavorato". Anderson ha ammesso che 'Castello Cavalcanti' potrebbe anche diventare un film vero e proprio. Farà mai un film in 3D? il regista non lo disprezza, anzi: "Lavorerei volentieri in 3D. In 'Gravity' hanno fatto un lavoro incredibile, ma già con 'I Figli degli Uomini' Alfonso Cuaron aveva fatto un lavoro impressionante dal punto di visto visivo. Ma devo anche dire che non saprei come cominciare esattamente". Dopo la fortunata esperienza di 'Fantastic Mr. Fox', al regista è stato chiesto se farà un altro film d'animazione in futuro. "Sì, stavamo parlando di fare un altro film d’animazione", ha risposto Anderson, "ma il problema è che la nostra idea sta diventando sempre più violenta e cupa: non sarà un film per ragazzi e quindi non so se riusciremo mai ad avere i fondi per farlo".
Tornerà a girare in Italia? "Vorrei tornare a lavorare in Italia, amo molto questo paese. La prossima volta mi piacerebbe girare qualcosa uscendo dall’isolamento degli studi e girare in maniera più libera, per le strade, come mi è capitato di fare altrove".

Il prossimo film di Wes Anderson, 'The Grand Budapest Hotel', sarà presentato al prossimo Festival di Berlino. Intanto, ecco il corto 'Castello Cavalcanti' presentato ieri.

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E' stato presentato ieri anche 'Il Paradiso degli Orchi' di Nicolas Bary, tratto da un romanzo di Daniel Pennac.

Lo scrittore era presente al festival e in conferenza ha parlato della trasposizione del suo libro, che appartiene al "ciclo di Malaussène": "Non ho avuto la sensazione di essere tradito, anche perché non mi aspettavo né fedeltà né tradimento. Nelle copertine dei miei libri, Malaussène è sempre rappresentato di spalle, per cui il regista aveva qui tutta la libertà per agire nel modo che preferiva. Forse il libro è più noir, il film lo è meno. Ma Bary è riuscito a rendere i rapporti familiari in modo eccellente".
Pennac ha poi spiegato chi sono gli Orchi oggi: "Gli orchi di oggi sono gli stessi di una volta, quelli dei miei tempi, solo che oggi hanno ancora più fame. Nella prima metà del Novecento abbiamo avuto tanti giganteschi orchi politici, i vari dittatori ad esempio. In Francia invece abbiamo avuto solo orchi minori, che mangiavano i resti. Oggi gli orchi non hanno neanche più bisogno del contesto politico, hanno una bella faccia in superficie ma poi fanno guerre sotterranee".

mercoledì 13 novembre 2013

Festival di Roma 2013 - giorno 5

Protagonista della quinta giornata del Festival è l'horror di Eli Roth.

Il regista di 'Hostel' porta a Roma il suo cannibal-movie 'The Green Inferno', film fortemente ispirato alla controversa pellicola di Ruggero Deodato 'Cannibal Holocaust' (1980), ancora vietata in diversi paesi.

Un gruppo di studenti americani lascia il campus per raggiungere l'Amazzonia peruviana armati di fotocamere e telefonini con lo scopo di salvare le tribù indigene locali dalle multinazionali che vogliono sfruttare il territorio. Ovviamente le cose vanno male, il loro piccolo aereo cade nel bel mezzo della giungla e gli indigeni del posto sono pronti a sfamarsi con i loro corpi mangiandoli.

Uno spunto ambientalista per far partire la storia che poi si avvia verso il cruento bagno di sangue, perché le immagini del film sono davvero dure, gli indigeni cannibali non si risparmiano, aprono i corpi, mangiano organi, occhi, spezzano ossa, bevono sangue, tutto senza un minimo di censura.

Eli Roth, che mancava alla regia da 6 anni, ha dichiarato apertamente di essersi ispirato al film di Deodato: "Come sapete io adoro il cinema di genere italiano. Sono cresciuto con i film italiani di Argento, Deodato, Martino, Bava. Il mio primo contatto con l’horror è avvenuto grazie al cinema italiano: nessuno è mai stato bravo nel far vedere la violenza sul grande schermo come gli italiani! Da ragazzo avevo visto 'Cannibal Holocaust', l’ho guardato molte volte e credevo che il regista fosse andato in carcere e che avesse ucciso realmente gli attori! Non si trovavano informazioni, sembrava quasi come se avesse ammazzato tanta gente. Il suo è un film così potente: ha dato via ad una nuova forma di cinema moderno, e tutti i film realizzati con un doc-style, come 'The Blair Witch Project' o 'Clovefield', sono arrivati dopo. Tutto risale a Deodato, nonostante i critici sminuivano ai tempi quel genere di film, lo definitiva il peggior modo di esprimere l’horror. Paradossalmente ci sono più teenager oggi con le magliette di Cannibal rispetto ai miei tempi, e non a caso sono sempre i più giovani a volerli vedere". Il film è stato girato veramente nella foresta Amazzonica in un villaggio isolato. "Io volevo fare un film folle", ha raccontato il regista, "siamo perciò entrati nel cuore dell’Amazzonia, arrivando in un villaggio dove non avevano elettricità, e non avevamo mai visto un film. Ho proiettato per loro 'Cannibal Holocaust', e dopo averlo visto quasi tutti loro hanno voluto partecipare al film. Loro non avevano mai visto un film, e paradossalmente l’unico loro concetto di cinema era e rimarrà questo! Sono orgoglioso di aver portato il cinema italiano in Amazzonia!".

Scopo del regista però era anche quello di fare una denuncia contro "gli attivisti da poltrona" convinti che con un click salveranno il mondo. "Twitter ad esempio è un luogo dove la gente sale in cattedra e vuole dimostrare di essere migliore, di impegnarsi nelle cause", spiega Eli Roth, "Ma molti, ad esempio nel caso di Ocupy Wall Street lo facevano perché era un bel modo per incontrare ragazze. Questo non è vero attivismo, premere un tasto non è uguale ad impegnarsi, ad essere attivisti".

 Tema comune nei film di Roth è il viaggio, che di solito va sempre a finire male. "Ogni volta scrivo una sceneggiatura mi dico sarà diverso, ma ogni volta finisco per scrivere di giovani americani, borghesi, che cercano un’avventura, offendono la cultura locale e ne affrontano le conseguenze", ha detto il regista, "Adoro viaggiare. Da ragazzo ho viaggiato e lavorato in Francia, Russia e molti altri paesi, e ogni volta che tornavo in Massachusetts vedevo questi ragazzi viziati che si lamentavano di tutto, e allo stesso tempo non erano mai usciti dai confini dello stato. Io mi considero cittadino del mondo, e mi piacerebbe girare un film in Italia, mi piacerebbe immergermi nella vostra cultura".
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Presentato in Concorso anche il film italiano 'I Corpi Estranei' di Mirko Locatelli, con Filippo Timi.

Il film racconta di un padre (Timi) che arriva a Milano col figlio piccolo affetto da una grave malattia per affidarlo alle cure di un ospedale specializzato e salvarlo. Nello stesso reparto incontra un ragazzino di 15 anni emigrato dal Nord Africa. I due sono costretti a convivere e a condividere le loro diverse esperienze in quel piccolo microcosmo che è l'ospedale.

Il regista Mirko Locatelli in conferenza ha raccontato l'immagine che ha ispirato il film: "Siamo partiti da un’immagine che mia moglie mi ha sottoposto e che arrivava dalla sua memoria venti anni fa: un uomo solo con un bambino in braccio in un reparto di oncologia. Quest’uomo era solo un’immagine dalla quale siamo partiti. Abbiamo provato a immaginare una storia attorno a quell’uomo perché spostava l’attenzione, dal punto di vista delle fragilità, dal bambino all’adulto. Abbiamo scoperto che in certi casi i veri malati sono i genitori". Protagonista principale un intenso Filippo Timi che così ha raccontato la sua esperienza: "Io per etica penso che sia impossibile recitare quel dolore, soprattutto per un bambino, l’unica cosa che ho provato a fare è chiudere la porta di quel dolore. Non ho potuto recitare niente perché avevo a che fare con un bambino, il bambino doveva essere parte di una tragedia. Questo è il film più documentaristico che io abbia fatto, non mi sono mai preoccupato di recitare. E secondo me è un bell’approccio, a me non piacciono quegli attori che recitano perché vogliono dimostrare di essere i più bravi". E sul fatto di aver sorretto il film quasi tutto da solo? "Non me ne sono accorto, non mi preoccupo di quello, quando senti che una storia ti parla è già un regalo", ha risposto Filippo Timi, "Spendere del tempo, vivere in quella storia e per quella storia, è questo quello che mi occupava totalmente. E’ un caso avere una camera puntata addosso. Stanislawski diceva che non esistono piccoli ruolo ma piccoli attori, è un caso che sei il protagonista".

martedì 12 novembre 2013

Festival di Roma 2013 - giorno 4

Il quarto giorno Shakespeare arriva al Festival di Roma.

E' stato presentato ieri 'Romeo And Juliet', nuovo adattamento della celebre tragedia romantica di Shakespeare diretta stavolta dall'italiano Carlo Carlei. Protagonisti nei panni degli sfortunati innamorati i due giovani attori Douglas Booth e Hailee Steinfeld (assente). Nel cast anche Damian Lewis, Christian Cooke, Paul Giamatti e Laura Morante.

Un cast internazionale a servizio di un regista italiano per un film che è stato girato fra Cinecittà e Mantova. "Ogni regista sceglie gli attori pensando che siano i migliori per il ruolo richiesto", ha dichiarato il regista in conferenza stampa, "Sono un grande fan di Damian Lewis che seguo fin dall'inizio della sua carriera, mentre Douglas l'avevo visto in un paio di lavori e pensavo che fosse perfetto per il ruolo. Pensiero confermato dallo screen test".
Ma gli attori come si sono avvicinati a dei ruoli così iconici? "Interpretare Romeo e Giulietta è una responsabilità immensa perché è un'opera che appartiene alla tradizione, ma io e Hailee ci siamo concentrati nel cercare qualcosa di nuovo. Quando abbiamo girato il film io avevo 19 anni, lei 14, perciò abbiamo cercato di portare nella storia la nostra freschezza e innocenza", ha risposto "Romeo" Douglas Booth, mentre per la star di 'Homeland' Damian Lewis non è stata la prima volta con Shakespeare: "In passato ho interpretato Romeo, ma devo dire che Douglas è più bravo di quanto fossi io all'epoca. E' stato il mio secondo ruolo da professionista a teatro: quando recitavo quel ruolo però ho pensato che Lord Capuleti è forse il ruolo maschile migliore dell’opera. Mi sono divertito molto a interpretarlo: è un entusiasta, ha spunti comici e allo stesso tempo è un tiranno e ha momenti drammatici. E’ una parte fantastica". L'attore ha girato il film durante una pausa dal set di 'Homeland' ma non è stata una passeggiata. "E' la prima volta che qualcuno mi suggerisce che Shakespeare possa essere un intervallo riposante", ha scherzato Lewis, "Ma ho voluto fortemente essere parte di questo progetto. Mi è subito piaciuto il gruppo di lavoro che era stato messo insieme e la scrittura intelligente di Julian. Mi è inoltre molto piaciuta l’idea che fosse rivolto a un pubblico giovane, teenagers che magari non hanno mai avuto l’occasione di conoscere l’opera".
Qualcuno ha poi fatto notare a Lewis che potrebbero esserci similitudini tra un dramma shakespeariano e la serie 'Homeland', l'attore ha risposto: "'Homeland' ricorda le tragedie di Shakespeare e anche quelle greche: credo che la tv oggi stia prendendo il posto dei romanzi, soprattutto per i più giovani. Oggi non si leggono più i romanzi e la tv offre prodotti che sembrano opere letterarie: il pubblico segue storie ricche di personaggi e si appassiona ai drammi come magari prima si faceva leggendo libri".
Sulle differenza fra cinema e teatro e le difficoltà di portare un'opera teatrale sul grande schermo, Douglas Booth ha risposto: "La maggior parte della mia carriera è stata al cinema, ma vorrei tanto tornare a recitare in teatro. La tecnica è molto diversa. In questo caso il nostro copione era molto cinematografico, mentre l'originale shakespeariano è descrittivo. Il linguaggio di Shakespeare, però, è così bello che alla fine l'importante è lasciarsi andare e affidarsi al testo". E Damian Lewis, che ha una grande esperienza teatrale alle spalle, continua: "Recitare, come ogni forma d’arte, consiste nel creare un’opera differente dalla realtà, devi trasmettere la tua verità al pubblico. L’approccio alla recitazione di un testo teatrale portato al cinema cambia da attore ad attore. In una famosa lezione sulla recitazione al cinema Michael Caine ha detto: guardate l’area sopra la telecamera, guardate quella sotto e non sbattete mai gli occhi. Quindi lui suggerisce una recitazione minimalista. Se invece guardiamo attori come Jack Nicholson, Marlon Brando o Meryl Streep vediamo che sono interpreti con uno stile molto teatrale, che non si preoccupano di essere minimalisti o esagerati. L’importante è connettersi con quella che è la propria visione della realtà e trasmetterla al pubblico che ne riconosce la sincerità".

lunedì 11 novembre 2013

Festival di Roma 2013 - giorno 3

La terza giornata del festival è stata scossa dall'arrivo di uno dei più imprevedibili e turbolenti attori in circolazione, Joaquin Phoenix. L'attore, insieme a Rooney Mara e il regista Spike Jonze, ha presentato il film 'Her'. Assente in conferenza Scarlett Johansson che ha preferito passare direttamente alla premiere e al red carpet serale.

'Her', ambientato a Los Angeles in un futuro non molto lontano, racconta la storia di un uomo, Theodore, scrittore divorziato che scrive lettere per altre persone, che s'innamora della voce dell'avanzato sistema operativo che istalla in casa. Questa relazione, che sembra ricambiata dalla voce, sconvolgerà la sua vita.

Decisamente originale, il film di Spike Jonze ha ricevuto ottime recensioni. Molto apprezzata l'interpretazione di Joaquin Phoenix.

La conferenza stampa invece è stata agitata dal folle Joaquin Phoenix. Ormai non si sa più dove finisca il personaggio e cominci il vero Phoenix, fatto sta che durante la conferenza si è mosso tantissimo, ha parlato poco (che è già tanto rispetto a qualche precedente), ha risposto a volte in modo ironico alle domande serie dei giornalisti, largo uso della parola "fuck" e si è pure fumato una sigaretta, un comportamento in netto contrasto con la timidissima Rooney Mara che gli era seduta accanto. Nelle poche risposte che ha dato sul film Phoenix è stato molto diretto, sul film e su come si è preparato ad interpretare il suo personaggio, un uomo comune, e sul rapporto con la voce della Johansson, ha detto: "E’ stata mia sorella, che poi è anche la mia agente, che mi ha mandato questa sceneggiatura. Theodore è un uomo che è in una prima fase un grande comunicatore, ma poi per via del divorzio si sente, isolato e separato dal mondo. [...] Io non ho una tecnica particolare, si tratta di un'evoluzione costante, sto ancora cercando di capire il meccanismo, io non formulo una teoria e poi vado a lavorare. Soffro, sono confuso, cerco di trovare il personaggio, non ho una ricetta, non è così che affronto un impegno, poi molto dipende dal regista, cambia sempre. [...] Abbiamo lavorato in cabina di registrazione, dietro a un vetro, in realtà ho avuto contatto con Scarlett, in questo senso abbiamo lavorato insieme". 

"Volevo raccontare questa storia perché tratta di tante tematiche importanti, dei nostri rapporti, del modo in cui ci connettiamo e disconnettiamo in un mondo ormai invaso dalla tecnologia e della difficoltà di rapportarsi agli altri", ha spiegato il regista Spike Jonze, "La tecnologia migliora le nostre vite, rende tutto più facile, può fare del buon caffè per esempio, io so che qui a Roma ne avete di ottimo ma ci arriveremo anche noi, nel film abbiamo cercato di ricreare quell’atmosfera intima e confortevole che quest’ultima può creare, ma essa può causare anche solitudine e sofferenza". Poi è Rooney Mara a raccontare il primo approccio con la storia e con il regista: "Quando ho letto la sceneggiatura me ne sono innamorata subito ma Spike pensava che io fossi troppo giovane per interpretare il personaggio di Catherine [la ex moglie del protagonista ndr.]. Quando l’ho incontrato l’ho convinto che non ero poi così giovane e che questa forza interiore era un po' senza tempo e sono riuscita a convincerlo". E Spike Jonze conferma: "Mi ha convinto durante il provino con la sua tensione eterna". "Alla fine non ho voluto denigrare la realtà virtuale", conclude il regista, "E’ praticamente impossibile esprimere un giudizio ma resto convinto di una cosa: anche la scrittura  è tecnologia, sono solo nuove forme di tecnologia, qualsiasi mezzo tecnologico è autorizzato per esprimerci e per comunicare emozioni".

Alla premiere serale, bagno di folla per gli attori, soprattutto per Scarlett Johansson che si è fermata a fare qualche autografo e ha risposto brevemente ad alcune domande dei giornalisti presenti. L'attrice sul film e sul suo insolito ruolo in cui è solo voce e niente corpo ha detto: "Recitare solo con la voce è stato molto liberatorio. Non si ha la responsabilità del proprio corpo. Potevo andare a lavorare in pigiama, senza truccarmi e prepararmi".

domenica 10 novembre 2013

Festival di Roma 2013 - giorno 2

La seconda giornata del Festival di Roma ha avuto un assoluto protagonista, l'attore e cantate Jared Leto.

L'attore era atteso da moltissimi fan, Leto si è concesso molto ai fan, foto, autografi, addirittura bambini presi in braccio, con la sicurezza che ha dovuto puntellare a forza le transenne.

Jared Leto ha accompagnato la presentazione dell'atteso film 'Dallas Buyers Club', in cui è coprotagonista al fianco di Matthew McConaughey. Film che è piaciuto soprattutto per le prove attoriali dei due protagonisti, decisamente dimagrito (ha perso 22 kg) McConaughey, trasformista nel ruolo di una trans Leto che prima della proiezione ha ricevuto anche il premio Vanity Fair per la sua interpretazione.

La storia è quella vera di Ron, cowboy duro e puro, dalla vita movimentata, e anche omofobo, che nel 1985 scopre di essere sieropositivo. Gli danno pochi mesi di vita ma lui non si arrende e cerca metodi alternativi per curarsi, metodi concessi solo a un piccolo gruppo di malati. Unico alleato al suo fianco una transessuale malata di AIDS.

In conferenza stampa Jared Leto ha parlato della sua trasformazione fisica per interpretare il ruolo della transessuale Rayon. "Ho avuto grande amore per questo personaggi", ha raccontato l'attore, "Ho capito che Rayon era un uomo che voleva vivere da donna, era una persona che si identificava totalmente con un genere diverso dal suo. Io non volevo interpretare uno stereotipo o un cliché. In genere i transessuali si trattano come personaggi da mettere in ridicolo ma qui c’era qualcosa di più [...] sono partito ascoltando parecchie persone transegender, persone simili a Rayon. Mi hanno dato un’importante lezione di vita, ho iniziato a scoprire il lato femminile che c’è in me e non soltanto perché indossavo i tacchi". E sulla sceneggiatura: "L’impatto è stato incredibile, leggendo la sceneggiatura ho cominciato a conoscere un mondo che non mi era familiare. E’ stato emozionante e commovente leggere questa sceneggiatura, mi sono subito detto che per me era un’occasione unica, imperdibile, e sono stato entusiasta di fare il film. Il mio personaggio mi ha insegnato l’importanza di lottare nelle cose in cui si crede, nel perseverare sempre".
All'attore è stato chiesto poi la differenza fra musica e cinema, visto che oltre a recitare è anche il frontman dei 30 Second To Mars. Jared Leto ha risposto: "C’è qualcosa di viscerale a stare su un palco con la musica ma amo anche il cinema. Non voglio che vi annoiate a vedermi sul grande schermo quindi devo dosarmi!".

'Dallas Buyers Club' uscirà in Italia il 30 gennaio, un film che ha molte probabilità di prendere delle nomination ai prossimi Oscar.
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Fuori Concorso è stato presentato il film italiano 'Come Il Vento' di Marco Simon Puccioni, con Valeria Golino protagonista nei panni di Armida Miserere, una delle prime donne direttrici di un carcere. Affronta con coraggio l'uccisione del marito, non si tira indietro davanti ai carcerati che la sfidano, resiste alle minacce e al processo contro gli assassini del marito che dopo undici anni verranno giudicati colpevoli. Le minacce continueranno ancora fino a che Armida non lascia il carcere e nel 2003 si uccide.

Il regista ha raccontato di aver voluto fortemente Valeria Golino come protagonista: "ho insistito per due anni, perché Armida non poteva essere un'altra". L'attrice invece ricorda di aver incontrato per caso Armida Miserere: "La incontrai quando andai a Sulmona a presentare Respiro ai carcerati. Ho ritrovato una foto di quella giornata in cui la abbraccio, come se volessi proteggerla, anche se praticamente non la conoscevo".

sabato 9 novembre 2013

Festival di Roma 2013 - giorno 1

Si è aperta ieri l'ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, il secondo diretto da Marco Muller. Madrina della serata l'attrice Sabrina Ferilli.

Ad aprire la serata inaugurale l'anteprima del nuovo film di Giovanni Veronesi, 'L'Ultima Ruota del Carro', con Elio Germano, Alessandra Mastronardi e Ricky Memphis.

Ispirato da una storia vera, il film ripercorre quasi cinquantanni di Italia, dalla fine degli anni '60 a oggi, attraverso la vita di Ernesto, un uomo semplice che ha sempre cercato di seguire le sue ambizioni senza mai perdere di vista la realtà e i veri valori.

"Ho sempre amato moltissimo le commedia all’italiana di Monicelli e Risi e i grandi film con Alberto Sordi e, anche se in molti dichiarano superati quei film, io sono ancora ancorato a quel modo di raccontare l’Italia", ha dichiarato il regista Giovanni Veronesi in conferenza stampa, "Questa volta ho avuto la fortuna di non dover inventare niente, ho fatto solo il sarto, ho ricucito gli eventi della vita di Ernesto. E’ stato forse il film in cui ho inventato di meno. Se io ho un’ambizione è quella di fare questo tipo di commedia che non è un film comico ma che ha lati grotteschi e drammatici come d’altronde la vita". Molto simile il pensiero di Elio Germano, protagonista del film: "Mi piaceva l’idea di riscoprire la commedia all’italiana, una commedia del popolo in cui tutti potessero riconoscersi e identificarsi, una persona del popolo, un “soldato semplice”. La prima cosa che Giovanni mi ha fatto è il racconto di queste vicende. Ho pensato, chissà quanti altri hanno vissuto queste cose".

La colonna sonora del film è interamente firmata da Elisa. Il film uscirà in sala il 14 novembre.
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Un altro film italiano è stato presentato nella prima giornata del Festival, fuori concorso nella sezione Alice nella Città, si tratta di 'Il Mondo Fino in Fondo' di Alessandro Lunardelli, con Filippo Scicchitano e Luca Marinelli. Due fratelli in fuga, il più giovane, omosessuale impaurito e spaesato, il maggiore, sfegatato tifoso dell'Inter, incapace di capire la bellezza dell'essere diventato padre. Partono per Barcellona per vedere la finale di Champions ma il più giovane scappa in Patagonia insieme ad un ecologista cileno scoprendo un nuovo mondo. Il fratello maggiore lo andrà poi a cercare per riportarlo a casa.
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Presentato anche l'atteso film di Bong Joon-ho, 'Snowpiercer'. Cast molto numeroso, da Chris Evans a Tilda Swinton e Jamie Bell, a Roma per accompagnarlo è arrivato solo il grande John Hurt, che avrà anche un incontro con il pubblico oggi.

Ambientato nel 2031, in un mondo devastato da una nuova era glaciale, un gruppo di sopravvissuti vive all'interno di uno speciale treno, lo Snowpiercer, che si sposta di continuo e che è ormai un vero e proprio microcosmo con tanto di divisioni sociali: nelle carrozze in fondo ci sono i più poveri e in quelle davanti i ricchi. Un piccolo mondo che non è immune da rivolte e tentativi di rivoluzione.

Il film è stato accolto da calorosi applausi e da ottimi commenti, stessa reazione avuta in altri parti del mondo dopo la presentazione.

Durante l'incontro con la stampa l'attore britannico ha lodato il regista coreano: "Lavorare con lui è stato fantastico. E' stata un'esperienza diversa da tutte quelle che ho avuto. Ha ben in mente quello che vuole fare, non è il tipo di regista che ha bisogno di girare scene su scene. Gira e poi ti ferma nel bel mezzo della scena perché ha visto quello che gli interessa".
Poi l'attore ha parlato del suo ambiguo personaggio: "E' il traditore, ma è anche stato un grande rivoluzionario un tempo. Ad un certo punto della sua vita ha deciso assieme a Wilford di creare questo treno, ma nessuno gli ha mai dato l'etichetta di buono o cattivo. Sono stato io a decidere che strada dovesse percorrere e l' ho messo in una specifica posizione all'interno della mia testa. Non è il regista, il fautore della rivoluzione, è essenzialmente una spia che cerca di essere molto protettiva verso il personaggio di Chris Evans. Probabilmente si trova dietro la sedia del regista".

John Hurt infine ha detto la sua sui film tratti da fumetti e graphic novel, sempre più frequenti, e sulla mania dilagante di fare remake su remake. "Nel cinema, ora come ora, sono rari gli sceneggiatori con storie originali da raccontare. L'industria cinematografica è ora presa da storie tratta da fumetti, romanzi, libri, insomma è cambiato da una volta. Quello che è certo è che c'è un grande bisogno di storie originali", ha detto l'attore, e poi: "Credo che il fondo lo si sia toccato quando Gus Van Sant ha voluto fare un remake di 'Psycho' esattamente come lo aveva fatto Hitchcock, solo cambiando attori. Questa è una follia! Forse l'idea che c'è è che se hai fatto successo con una formula, copiandola lo farai di nuova. E' un'idea ingenua".

lunedì 14 ottobre 2013

Festival del Film di Roma 2013 - il programma ufficiale

Si svolgerà dall'8 al 17 novembre l'ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma.

Presidente di giuria del Concorso sarà il regista James Gray. Presidente della giuria del Concorso di CinemaXXI sarà invece Larry Clark.

Per maggiori informazioni su programma, biglietti, eventi retrospettive e incontri, potete andare sul sito ufficiale del Festival.

Ecco il programma di quest'anno, evento 'Hunger Games - La Ragazza di Fuoco' compreso.

CONCORSO 

Prima mondiale
ANOTHER ME di Isabel Coixet, Spagna, Regno Unito, 2013, 86’
Cast: Sophie Turner, Jonathan Rhys Meyers, Claire Forlani, Gregg Sulkin, Rhys Ifans, Geraldine Chaplin, Leonor Watling

Prima mondiale
BEN O DEGILIM / I AM NOT HIM di Tayfun Pirselimoglu, Turchia, Francia, Grecia, Germania, 2013, 125’
Cast: Ercan Kesal, Maryam Zaree
         
Prima mondiale - Opera seconda
I CORPI ESTRANEI / FOREIGN BODIES di Mirko Locatelli, Italia, 2013, 98’
Cast: Filippo Timi, Jaouher Brahim

DALLAS BUYERS CLUB di Jean-Marc Vallée, Stati Uniti, 2013, 117’
Cast: Matthew McConaughey, Jennifer Garner, Jared Leto

Prima internazionale
ENTRE NÓS / SHEEP'S CLOTHING di Paulo Morelli, Brasile, 2013, 97’
Cast: Caio Blat, Carolina Dieckmann, Maria Ribeiro

Prima mondiale - Opera prima
GASS / ACRID / ACRE di Kiarash Asadizadeh, Iran, 2013, 94’
Cast: Sber Abar, Pantea Panahiha, Shabnam Moghadami, Mahsa Alafar, Roya Javidnia, Ehsan Amani, Mahana Noormohammadi, Sadaf Ahmadi, Nawal Sharifi, Mohammadreza Ghaffari

Prima internazionale
HER di Spike Jonze, Stati Uniti, 2013, 120’
Cast: Joaquin Phoenix, Amy Adams, Rooney Mara, Olivia Wilde, Scarlett Johansson

Prima mondiale - Opera prima
LANSE GUTOU / BLUE SKY BONES di Jian Cui, Cina, 2013, 101’
Cast: ZHAO You-liang, NI Hong-jie, HUANG Huan, YING Fang, LEI Han, TAO Ye

Prima internazionale - Opera seconda
MANTO ACUÍFERO di Michael Rowe, Messico, 2013, 85’
Cast: Tania Arredondo, Arnoldo Picazzo, Zaili Sofia Macias

Prima mondiale
MOGURA NO UTA / THE MOLE SONG di Takashi Miike, Giappone, 2013, 120’
Cast: Toma Ikuta, Riisa Naka, Takayuki Yamada, Yusuke Kamiji, Takashi Okamura, Shinichi Tsutsumi

Prima internazionale - Opera seconda
OUT OF THE FURNACE di Scott Cooper, Stati Uniti, Regno Unito, 2013, 116’
Cast: Christian Bale, Casey Affleck, Woody Harrelson, Forest Whitaker, Zoë Saldaña, Sam Shepard, Willem Dafoe
 
Prima mondiale - Opera seconda
QUOD ERAT DEMONSTRANDUM di Andrei Gruzsniczki, Romania, 2013, 105’
Cast: Florin Piersic jr., Dorian (Doru) Boguta, Medeea Marinescu, Mihai Calin, Ana Popescu, Adina Cristescu, Alina Berzunteanu, Lucian Ifrim, Ada Zamfira, Paul Ipate, Dan Tudor, Ofelia Popii, Sorin Leoveanu

Prima mondiale
SEBUNSU KODO / SEVENTH CODE di Kiyoshi Kurosawa, Giappone, 2013, 70’
Cast: Atsuko Maeda, Ryohei Suzuki, Aissy, Hiroshi Yamamoto

Prima mondiale
SORG OG GLÆDE / SORROW AND JOY di Nils Malmros, Danimarca, 2013, 107’
Cast: Jakob Cedergren, Helle Fagralid, Nicolas Bro, Ida Dwinger

Prima mondiale - Opera seconda
TAKE FIVE di Guido Lombardi, Italia, 2013, 100’
Cast: Gaetano Di Vaio, Peppe Lanzetta, Carmine Paternoster, Salvatore Ruocco, Salvatore Striano

Prima mondiale - Opera seconda
TIR di Alberto Fasulo, Croazia, Italia, 2013, 90’
Cast: Branko Završan, Lučka Počkja, Marijan Šestak

Prima mondiale – Opera seconda
A VIDA INVISÍVEL / THE INVISIBLE LIFE / LA VITA INVISIBILE di Vítor Gonçalves, Portogallo, 2013, 99’
Cast: Filipe Duarte, Maria João Pinho, João Perry, Pedro Lamares, Susana Arrais

Prima internazionale - Opera prima
VOLANTIN CORTAO / CUT DOWN KITE di Diego Ayala, Anibal Jofré, Cile, 2013, 77’
Cast: Loreto Velasquez, René Miranda, Victor Montero, Alejandro Lafuente, Isaac Arriagada, Isis Kraushaar



FUORI CONCORSO

AU BONHEUR DES OGRES / THE SCAPEGOAT / IL PARADISO DEGLI ORCHI di Nicolas Bary, Francia, 2013, 92’
Cast: Raphaël Personnaz, Bérénice Bejo, Émir Kusturica, Guillaume De Tonquédec, Thierry Neuvic, Mélanie Bernier, Dean Constantin Gaigani, Marius Yelolo

LAS BRUJAS DE ZUGARRAMURDI / WITCHING&BITCHING di Álex de la Iglesia, Spagna, 2013, 110’
Cast: Javier Botet, Mario Casas, Santiago Segura, Carmen Maura, Hugo Silva, Carolina Bang

Prima mondiale – Opera prima
GODS BEHAVING BADLY di Mark Turtletaub, Stati Uniti, 2013, 96’
Cast: Christopher Walken, John Turturro, Sharon Stone, Alicia Silverstone, Edie Falco, Oliver Platt, Rosie Perez

THE GREEN INFERNO di Eli Roth, Stati Uniti, 2013, 103’
Cast: Lorenza Izzo, Ariel Levy, Aaron Burns , Sky Ferreira, Nicolás Martínez

Prima Festival
THE HUNGER GAMES: CATCHING FIRE / HUNGER GAMES – LA RAGAZZA DI FUOCO di Francis Lawrence, Stati Uniti, 2013, 146’
Cast: Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Lenny Kravitz, Philip Seymour Hoffman, Jeffrey Wright, Sam Claflin, Jena Malone, Stanley Tucci, Donald Sutherland

Prima internazionale
JE FAIS LE MORT di Jean-Paul Salomé, Francia, 2013, 104’
Cast: François Damiens, Géraldine Nakache, Lucien Jean-Baptiste

Prima mondiale
LA LUNA SU TORINO / 45TH PARALLEL di Davide Ferrario, Italia, 2013, 90’
Cast: Walter Leonardi, Manuela Parodi, Eugenio Franceschini, Daria Pascal Attolini, Benedetta Perego, Aldo Ottobrino

ROMEO AND JULIET / ROMEO E GIULIETTA di Carlo Carlei, Regno Unito, 2013, 118’
Cast: Douglas Booth, Hailee Steinfeld, Damian Lewis, Paul Giamatti, Laura Morante, Thomas Arana, Kodi Smit-McPhee, Natascha McElhone

Prima mondiale
SOU DUK / SAODU / THE WHITE STORM di Benny Chan, Cina, Hong Kong, 2013, 140’
Cast: Louis KOO, Nick CHEUNG, Sean LAU, YUAN Quan, LO Hoi Pang, NG Ting Yip Berg, LAM Kwok Pun, Kenneth LOW, Hugo NG, Treechada MALAYAPORN, Marc MA

Prima mondiale
SONG'E NAPULE di Antonio Manetti, Marco Manetti, Italia, 2013, 114’
Cast: Alessandro Roja, Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Paolo Sassanelli, Peppe Servillo, Antonio Pennarella, Juliet Esey Joseph, Antonello Cossia, Marco Mario De Notaris, Ciro Petrone, Franco Ricciardi, Ivan Granatino, Antonio Buonuomo, Carlo Buccirosso

SNOWPIERCER di Joon-ho Bong, Corea del Sud, 2013, 126’
Cast: Chris Evans, Tilda Swinton, Ed Harris, Alison Pill, Jamie Bell, John Hurt, Octavia Spencer, Kang-ho Song

Prima internazionale
STALINGRAD 3D di Fedor Bondarchuk, Russia, 2013, 135’
Cast: Petr Fedorov, Thomas Kretchmann, Sergey Bondarchuk, Maria Smolnikova, Yanina Studilina, Andrey Smolyakov, Dmitry Lysenkov, Alexey Barabash, Oleg Volk, Heiner Lauterbach

Prima europea
TALES FROM THE DARK di Simon Yam, Fruit Chan, Chi Ngai Lee, Gordon Chan, Lawrence Lau, Teddy Robin, Hong Kong, 2013, 199’
Cast: Kelly Chen, Tony Leung Ka Fai, Simon Yam, Lam Ka Tung, Fala Chen

Prima mondiale
TRUDNO BYT’ BOGOM / HARD TO BE A GOD / È DIFFICILE ESSERE UN DIO di Aleksej Jurevič German, Russia, 2013, 170’
Cast: Leonid Yarmolnik, Dmitriy Vladimirov, Laura Lauri

Prima mondiale
L'ULTIMA RUOTA DEL CARRO di Giovanni Veronesi, Italia, 2013, 113’
Cast: Elio Germano, Alessandra Mastronardi, Ricky Memphis, Sergio Rubini, Virginia Raffaele e Alessandro Haber

Prima europea
DI RENJE ZHI SHENDU LONGWANG 3D / YOUNG DETECTIVE DEE: RISE OF THE SEA DRAGON 3D di Tsui Hark, Cina, 2013, 134’
Cast: Mark Chao, Shaofeng Feng, Kevin Lin, Angela Baby, Kim Beom



CINEMA XXI 

ANTICIPAZIONE SELEZIONE CINEMAXXI
Il programma completo di CinemaXXI verrà annunciato e commentato in un’apposita conferenza stampa che si terrà mercoledì 23 ottobre al MAXXI – Museo Nazionale delle arti del XXI secolo. Nelle pagine successive è possibile trovare un’anticipazione della selezione.

CONCORSO LUNGOMETRAGGI

L'AMMINISTRATORE di Vincenzo Marra, Italia, 2013, 80’ – Documentario

Opera prima
ATLAS di Antoine d'Agata, Francia, 2013, 75’

BIRMINGEMSKIJ ORNAMENT–2 / BIRMINGHAM ORNAMENT-2 / ORNAMENTO DI BIRMINGHAM-2 di Andrey Silvestrov, Yuri Leiderman, Russia, 2013, 89’

O NOVO TESTAMENTO DE JESUS CRISTO SEGUNDO JOÃO / THE NEW TESTAMENT OF JESUS CHRIST ACCORDING TO JOHN / IL VANGELO SECONDO GIOVANNI di Joaquim Pinto, Nuno Leonel, Portogallo, 2013, 128’ – Documentario

FEAR OF FALLING di Jonathan Demme, Stati Uniti, 2013, 126’

HOMETOWN| MUTONIA di Zimmer Frei, Italia, 2013, 70’

LITTLE FEET di Alexandre Rockwell, Stati Uniti, 2013, 64’

A MÃE E O MAR / THE MOTHER AND THE SEA di Gonçalo Tocha, Portogallo, 2013, 97’

NEPAL FOREVER di Aliona Polunina, Russia, 2013, 90’

Opera prima
RACCONTI D'AMORE / LOVE STORIES di Elisabetta Sgarbi, Italia, 2013, 60’

RANGBHOOMI di Kamal Swaroop, India, 2013, 82’

EL ROSTRO / THE FACE di Gustavo Fontán, Argentina, 2013, 64’

SAATVIN SAIR / THE SEVENTH WALK di Amit Dutta, India, 2013, 70’

THWARA ZANJ / ZANJ REVOLUTION di Tariq Teguia, Algeria, Francia, Libano, 2013, 116’

ORLANDO FERITO - ROLAND BLESSÉ / ROLAND WOUNDED di Vincent Dieutre, Francia, 2013, 121’

PARCE QUE J'ÉTAIS PEINTRE, L'ART RESCAPÉ DES CAMPS NAZIS/ SINCE I WAS A PAINTER di Christophe Cognet, Francia, 2013, 105’ – Documentario


FUORI CONCORSO

RICORDI PER MODERNI / MEMORIES FOR MODERNS di Yuri Ancarani, Italia, 2009, 60’

SKURSTENIS / THE CHIMNEY di Laila Pakalnina, Lettonia, 2013, 53’


PROSPETTIVE DOC ITALIA

CONCORSO

Prima mondiale– Opera prima
CAPO E CROCE, LE RAGIONI DEI PASTORI / HEADS AND TAILS, THE REASONS OF THE SHEPERDS di Paolo Carboni, Marco Antonio Pani, Italia, 2013, 104’

Prima mondiale - Opera prima
DAL PROFONDO / FROM THE DEPTHS di Valentina Pedicini, Italia, 2013, 72’

Prima mondiale - Opera prima
FUORISTRADA / OFF ROAD di Elisa Amoruso, Italia, 2013, 66’

Prima mondiale
LETTERA AL PRESIDENTE / LETTER TO THE PRESIDENT di Marco Santarelli, Italia, 2013, 69’

Prima mondiale
RITRATTI ABUSIVI di Romano Montesarchio, Italia, 2013, 70’

Prima mondiale
THE STONE RIVER di Giovanni Donfrancesco, Francia, Italia, 2013, 88’

Prima mondiale - Opera prima
VACANZE AL MARE / SEASIDE HOLIDAYS di Ermanno Cavazzoni, Italia, 2013, 60’


FUORI CONCORSO

Prima mondiale
L'ALTRO FELLINI / THE OTHER FELLINI di Roberto Naccari e Stefano Bisulli, Italia, 2013, 68’

Prima mondiale
FEDERICO DEGLI SPIRITI – L’ULTIMO FELLINI di Antonello Sarno, Italia, 2013, 18’

Prima mondiale
HO FATTO UNA BARCA DI SOLDI / I MADE A WHOLE LOAD OF MONEY di Dario Acocella, Italia, 2013, 63’

mercoledì 2 ottobre 2013

Festival di Roma 2013 - Chi ci sarà alla première di 'Hunger Games - La Ragazza di Fuoco'

E' ufficiale: il cast di 'Hunger Games - La Ragazza di Fuoco' sarà presente all'anteprima romana che si terrà il 14 novembre durante il Festival di Roma 2013.

La pagina ufficiale del film su Facebook ha annunciato l'evento, ecco il comunicato.

"Il 14 Novembre Roma sarà in FIAMME per la Première Italiana di #HungerGames - La Ragazza di Fuoco: confermiamo la presenza di Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth e Francis Lawrence
Correte a twittare #LaRagazzaDiFuocoRoma e INFIAMMATE Twitter, http://premiere.laragazzadifuocofilm.it/, per vincere l'evento più atteso dell'anno"

Twittando #LaRagazzaDiFuocoRoma si possono vincere 2 biglietti per la première e 10 pass esclusivi per assistere al red carpet, per maggiori info cliccate QUI.

L'appuntamento quindi al Festival di Roma, il 14 novembre!