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lunedì 26 ottobre 2015

Truth - la recensione

La storia vera di Mary Mapes, dell'inchiesta sulle presunte inadempienze dell'allora Presidente George W. Bush nella Guardia Nazionale e delle indagini sulla veridicità di tale notizia.

Ad aprire il Festival del Cinema di Roma è un film sul giornalismo, scelta particolare, riuscita solo a tratti, ma che si può avvalere di un gran cast.
Truth è un film che comunica solidità, sia per quanto riguarda la regia, che la sceneggiatura, ma che trova in questa solidità forse il suo più grande difetto, lasciando un po' troppo in disparte l'aspetto più umano della vicenda, in particolare il rapporto tra Mary (sempre straordinaria Cate Blanchett) e Dan Rather (Robert Redford) che viene affrontato ma mai approfondito come avrebbe meritato.

Il film ci mette un po' a ingranare, soffre una prima metà particolarmente lenta e non troppo coinvolgente, ma si riprende benissimo nella seconda parte, aumentando il ritmo della narrazione, anche se rimane una certa freddezza di fondo che impedisce allo spettatore di empatizzare del tutto con i personaggi.
In sostanza ci troviamo di fronte a un film compatto, ottimamente scritto, girato e interpretato, ma che non riesce ad andare oltre al messaggio politico. Un film tutto di mente, ma un po' di cuore avrebbe fatto sicuramente bene.

mercoledì 21 ottobre 2015

The Walk - la recensione

Quando si porta in scena una biografia, di solito, c'è bisogno di romanzare, aggiungere quel qualcosa in più necessaria alla spettacolarizzazione che il cinema richiede per la sua stessa natura.
Ma poi ti capita tra le mani una storia che è già di per sé incredibile, che non ha bisogno di nulla se non di sé stessa per tenere tutti incollati alla poltrona.
E' il caso della leggendaria impresa di Philippe Petit, il funambolo francese che il 7 Agosto 1975 tese un filo tra le due Torri Gemelle del World Trade Center e vi rimase per ben 45 minuti, andando avanti e indietro sotto gli occhi della polizia e della gente di New York.
Non occorre davvero nient'altro che questo, per avere un gran film, e infatti qualche anno fa il documentario Man on Wire - Un uomo tra le Torri, sorprese Venezia e si portò a casa un meritatissimo Oscar.

Ora è il turno di Robert Zemeckis, regista che, pur spaziando tra molti generi diversi, può vantare un'impronta stilistica inconfondibile, e che è possibile riconoscere anche nel suo ultimo lavoro.
The Walk è molto diverso da quello che si potrebbe pensare, infatti decide coraggiosamente di rinunciare alla facile drammatizzazione legata al ricordo, così caro al pubblico americano, delle due Torri Gemelle, e di impostare l'intera pellicola come un vero e proprio Heist Movie, fatto di suspance e di complici, tutto condito con una leggerezza e un'ironia incarnata alla perfezione dal bravissimo Joseph Gordon Levitt, che per l'occasione sfoggia un accento francese quasi perfetto, senza però dimenticare il romanticismo e la saggezza, incarnati dal meraviglioso personaggio di Ben Kingsley.
Ma The Walk è anche e soprattutto grande cinema, nel senso più puro del termine, in cui si ride, ci si commuove, si rimane a bocca aperta. Zemeckis dirige magistralmente con movimenti di macchina vertiginosi, su e giù per quelle due Torri, vere protagoniste del film, e poi ci trascina nel vuoto, quel vuoto che si apre sotto i piedi di Philippe, in una scena che è al contempo fonte di ansia e di serenità, grazie anche a un 3D che, per una volta, non è superfluo, anzi, appare quasi indispensabile.

The Walk è un film inaspettato, poetico, divertente visivamente grandioso, un ritorno in grande stile per uno dei registi che ha sempre fatto della realizzazione dell'impossibile il suo punto forte.
Una passeggiata nel vuoto che lascia senza fiato.

domenica 18 ottobre 2015

Pan - la recensione

Quella di Peter Pan è sempre stata una storia che ha acceso la fantasia non solo di grandi e piccini, ma anche delle produzioni hollywoodiane, che negli anni hanno dato vita a molteplici adattamenti, più o meno fedeli.

Joe Wright, regista inglese avvezzo alle trasposizioni di grandi classici, è l'ultimo di questa lunga lista. Il regista decide però di prendere un'altra strada e di raccontare non di Wendy, dei bimbi sperduti o della lotta con Capitan Uncino, ma di andare alle origini, a quando Peter era un orfano nella Londra della Seconda Guerra Mondiale e Uncino uno spiantato prigioniero del temibile Barbanera.

Se dal lato puramente visivo gli scenari fantasy e il look steampunk del film Pan funzionano alla perfezione (aiutati da una splendida colonna sonora che spazia dal classico al rock), purtroppo non si può dire lo stesso della sostanza del film. Il peccato non sta tanto nello stravolgere le origini del personaggio di Peter Pan (da bambino fuggito perché non vuole crescere a orfano in cerca della sua famiglia), quanto nell'appiattimento totale di storia e personaggi, mettendo insieme una serie di cliché (l'orfano che si rivela essere il prescelto, l'avventuriero un po' sbruffone, il cattivo geloso, ecc) senza mordente. E mentre il personaggio di Barbanera, seppur banale, si salva grazie alla immensa presenza scenica di Hugh Jackman, a farne maggiormente le spese è il futuro Capitan Uncino, che da malinconico e affascinante villain si ritrova a essere la spalla simpatica, un po' Indiana Jones, un po' Star Lord, presto dimenticato.

Non è necessario scomodare capolavori come Hook, ma questo Pan perde anche contro lavori onesti come il recente Peter Pan di P.J. Hogan, molto meno spettacolare, ma ben più profondo. Un vero passo falso nella carriera di Wright che, fin ora, aveva sbagliato molto poco.

Chiara