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venerdì 21 febbraio 2020

Trump contro Parasite (e Brad Pitt). La risposta della casa di distribuzione è da Oscar.

La corsa per le elezioni di metà mandato si fa sempre più calda negli USA e ogni argomento è buono per cercare di raccattare consensi a destra e a manca.

Durante un comizio in Colorado, Donald Trump si è scagliato contro Hollywood e l'Academy, prendendo di mira in particolare il vincitore Parasite e Brad Pitt.

A quanto pare al miliardario, attuale presidente, non è piaciuto il grande exploit di Parasite, o meglio a non piacergli è il fatto che un film coreano abbia trionfato negli USA. Ecco le sue parole.

"Ma quanto sono stati brutti gli Academy Awards quest'anno? E il vincitore è... un film della Corea del Sud! Ma di che diavolo parlava? Abbiamo già abbastanza problemi con la Corea del Sud, per via del commercio. E come se non bastasse, danno loro il premio per il miglior film dell’anno. Era un buon film? Non ne ho idea. Ridateci Via col vento, per favore! Il Viale del Tramonto... così tanti film straordinari.
Pensavo si chiamasse “miglior film straniero” per un motivo no? Miglior film straniero. Ma era mai successo prima?"

Nota a margine, il "miglior film straniero" adesso si chiama "miglior film internazionale", cosa che Trump evidentemente ignora.
A stretto giro è arrivata la risposta della casa di distribuzione Neon, che si è occupata di Parasite sul suolo americano, per niente stupiti dal fatto che Trump non abbia apprezzato il film di Bong Joon-ho.

"È comprensibile, non sa leggere."

Il riferimento è ovviamente ai sottotitoli che accompagnano il film. Una risposta bruciante, diciamo da Oscar.

Ma Trump non si è scagliato solo contro Parasite, subito dopo se l'è presa anche con Brad Pitt, vincitore dell'Oscar come migliore attore non protagonista per C'era una Volta... a Hollywood.
"E poi c’è Brad Pitt", ha detto Trump, "Non sono mai stato un suo grande fan. Si è alzato e ha detto una roba da saputello. È un piccolo saputello."

L'accusa di essere un "saputello" deriva da una frase che Brad Pitt ha pronunciato durante il suo discorso di ringraziamento: "Mi hanno detto che ho solo 45 secondi... beh, sono 45 secondi in più di quanti il senato ne ha dati a John Bolton questa settimana. Forse Quentin Tarantino ci farà un film. Però, alla fine, gli adulti faranno la cosa giusta". A quanto pare, Trump si è offeso.

Il commento su Brad Pitt ma soprattutto quello su Parasite, onestamente, sono parole senza capo né coda, giudizi personali usati per fare campagna elettorale (attaccare un film che ha vinto l'Oscar porta consenso? chi lo sa), ma che sembrano confermare una voce che gira da tempo, una certa "invidia di Hollywood", si dice infatti che Trump avrebbe tanto voluto sfondare da quelle parti, e che ci abbia provato, ma è stato sempre "rimbalzato", e per questo motivo è sempre pronto a scagliarsi contro Hollywood.

giovedì 5 dicembre 2019

'The Irishman' miglior film dell'anno per National Board of Review

La stagione dei premi si è aperta e Martin Scorsese sta già raccogliendo i primi riconoscimenti.

L'ultimo lavoro del regista, The Irishman, è stato premiato come migliore film dell'anno dal National Board of Review, organizzazione no-profit newyorkese dedicata al Cinema.
Il film di Scorsese ha vinto anche il premio per la migliore sceneggiatura adattata (Steven Zaillian) e il NBR Icon Award.

Quentin Tarantino è stato decretato come il migliore regista per il suo C'era una Volta a Hollywood, film per cui è stato premiato anche Brad Pitt come migliore attore non protagonista. Migliore attrice protagonista Renée Zellweger con la sua straordinaria interpretazione nel film Judy. Sorpresa, ma neanche tanto, per il migliore attore protagonista, assegnato a Adam Sandler per il film Uncut Gems, mentre il premio come migliore attrice non protagonista è andato a Kathy Bates per Richard Jewell, ultimo film di Clint Eastwood che potrebbe fare da outsider nella stagione dei premi.

Migliore film straniero Parasite di Bong Joon-ho. Come migliore film d'animazione è stato premiato Dragon Trainer - Il Mondo Nascosto, terzo capitolo della saga.

Il National Board of Review ha poi stilato la lista dei migliori film dell'anno: Top10 dei miglior film dell'anno, Top10 dei film stranieri, Top5 per i documentari, e Top10 dei film indipendenti.

Ecco l'elenco dei vincitori.

Best Film - THE IRISHMAN

Best Director - Quentin Tarantino, ONCE UPON A TIME… IN HOLLYWOOD

Best Actor - Adam Sandler, UNCUT GEMS

Best Actress - Renée Zellweger, JUDY

Best Supporting Actor - Brad Pitt, ONCE UPON A TIME…IN HOLLYWOOD

Best Supporting Actress - Kathy Bates, RICHARD JEWELL

Best Original Screenplay - Josh Safdie, Benny Safdie, Ronald Bronstein, UNCUT GEMS

Best Adapted Screenplay - Steven Zaillian, THE IRISHMAN

Breakthrough Performance - Paul Walter Hauser, RICHARD JEWELL

Best Directorial Debut - Melina Matsoukas, QUEEN & SLIM

Best Animated Feature - HOW TO TRAIN YOUR DRAGON: THE HIDDEN WORLD

Best Foreign Language Film - Parasite

Best Documentary - Maiden

Best Ensemble - KNIVES OUT

Outstanding Achievement in Cinematography - Roger Deakins, 1917

NBR Icon Award - Martin Scorsese, Robert De Niro, Al Pacino

NBR Freedom of Expression Award - FOR SAMA

NBR Freedom of Expression Award - JUST MERCY

Top Films - 1917 ; Dolemite is My Name ; Ford v Ferrari ; Jojo Rabbit ; Knives Out ; Marriage Story ; Once Upon a Time… in Hollywood ; Richard Jewell ; Uncut Gems ; Waves

Top 5 Foreign Language Films - Atlantics ; Invisible Life ; Pain and Glory ; Portrait of a Lady on Fire ; Transit

Top 5 Documentaries - American Factory ; Apollo 11 ; The Black Godfather ; Rolling Thunder Revue: A Bob Dylan Story by Martin Scorsese ; Wrestle

Top 10 Independent Films - The Farewell ; Give Me Liberty ; A Hidden Life ; Judy ; The Last Black Man in San Francisco ; Midsommar ; The Nightingale ; The Peanut Butter Falcon ; The Souvenir ; Wild Rose

sabato 9 novembre 2019

Parasite - la recensione

Una commedia su una famiglia che attraverso una truffa riesce ad intrufolarsi in casa di ricchi e stupidi borghesi?
Un thriller a tinte horror in cui è impossibile immaginare il finale?
Un melodramma sul valore incrollabile della famiglia, unico appiglio nel mondo moderno?
O forse un dramma sulla lotta di classe in cui  la casa è metafora della società stessa?



Dopo la parentesi americana e non perfettamente riuscita rappresentata da Okja, Bong Joon-ho torna a dirigere un film coreano in tutto e per tutto, ritrovando anche un attore feticcio come Song Kang-ho, probabilmente il più grande fra gli attori coreani contemporanei, e si fa perdonare qualsiasi critica gli sia stata mossa nel film precedente.

Nella prima, fantastica, ora di film, si assiste alla scalata truffaldina di una famiglia povera, ma tutt'altro che sprovveduta. Sono quasi disgustosi, e il regista sembra volercelo comunicare in tutti i modi, in una casa squallida e sporca che li rispecchia perfettamente. Ma sono anche incrollabilmente uniti e scaltri, tanto da riuscire a infilarsi, uno ad uno, nella casa di una famiglia benestante, la cui moglie è "giovane e semplice" e si fida ciecamente di loro, prima come tutor per i figli, poi come autisti, o governante. La casa dei ricchi, specularmente a quella dei poveri, è pulita, luminosa, con oggetti di design e grandi spazi vuoti. Ma proprio quando sembra che il film sia indirizzato verso un certo discorso, ecco che il ritmo si spezza e un colpo di scena irrompe a cambiare totalmente toni e generi.

A questo punto la casa, specchio dei proprietari, diventa metafora vera e propria e protagonista indiscussa del film, teatro di uno scontro sanguinoso fra poveri al fine di ottenere anche solo una briciola di quel lusso che hanno solo assaggiato ma di cui già non riescono più a fare a meno.
Sta tutta qui la genialità di Parasite, nel modo in cui Bong Joon-ho amalgama critica sociale, commedia, thriller serrato e una vena di horror senza che nessun genere prevalga mai sull'altro e senza che l'attenzione cali mai nemmeno per un secondo, fino al finale inaspettato e struggente, quasi un melodramma.

Chi sono quindi i parassiti del titolo? Sono i truffatori? Sono i ricchi borghesi incapaci di vedere anche ciò che è sotto il loro naso? O forse qualcun altro che non ci aspettavamo di ritrovarci in casa? 
O, ancora, non è forse la società stessa a succhiare dai cittadini, proprio come un parassita?

Il regista coreano non ci dà una risposta certa, ma ci mostra, semplicemente, che è così, che vige la legge del più forte e che bisogna uccidere per non essere uccisi.

Divertente, commovente, al cardiopalma, si attraversano davvero tutte le emozioni possibili guardando Parasite, grazie a una scrittura geniale e a una regia brillante e intelligente. 
Sicuramente uno dei film più belli di questa annata cinematografica.


venerdì 31 maggio 2019

Cannes 2019 - Bong Joon-ho vuole incontrare Gianni Morandi. La risposta del cantante.

Con il suo ultimo film, Parasite, regista coreano Bong Joon-ho ha appena coronato un suo sogno, vincere il Festival di Cannes, ora però ha espresso un altro grande desiderio: conoscere Gianni Morandi!

Può sembrare una notizia surreale ma c'è un punto d'incontro tra i due. Nella colonna sonora film che ha vinto la Palma d'Oro 2019 e che ha ricevuto applausi ed elogi da critica e pubblico, c'è la canzone "In Ginocchio da Te" di Gianni Morandi, che accompagna non una scena a caso ma quella finale. Una scelta molto particolare, che ha sorpreso non poco gli italiani presenti, ma perfettamente sensata all'interno della storia.

Dopo la vittoria, con la Palma ancora tra le braccia, Bong Joon-ho ha dichiarato pubblicamente a tutti i giornalisti italiani che ha incontrato di essere un grande fan del cantante e di volerlo incontrare. Ovviamente non possiamo non chiederci come e quanto Bong Joon-ho è diventato fan di Morandi. Comunque, la dichiarazione e la richiesta del regista è arrivata, tramite il distributore italiano del film (Academy Two), fino a Gianni Morandi, che si è detto molto sorpreso. "Mi vuole conoscere?", ha dichiarato il celebre cantante, "Sono sorpreso e contento. Magari vado io da lui, potrebbe essere l'occasione per un tour in Sud Corea, dove non sono mai stato". Morandi ha postato su Facebook un video omaggio al film vincitore, accompagnato ovviamente dalla canzone "In Ginocchio da Te".

A questo punto possiamo solo sperare che l'incontro avvenga presto, sarebbe un momento bellissimo.

sabato 25 maggio 2019

Cannes 2019 - Palma d'oro a Parasite di Bong Joon-ho

Si è conclusa poco fa la 72a edizione del Festival di Cannes. La Palma d'Oro 2019 è stata assegnata al film Parasite (Gisaengchung) del regista coreano Bong Joon-ho.

Un vincitore quasi annunciato, il film era da tutti considerato il favorito, ha ricevuto subito delle recensioni entusiastiche, conquistando critica e pubblico.
Altro vincitore annunciato, Antonio Banderas, che ha ricevuto il premio come migliore attore per la sua ottima performance nel film Dolor y Gloria di Almodovar. Migliore attrice la britannica Emily Beecham per il film Little Joe.

Resta a mani vuote Quentin Tarantino con il suo C'era una Volta a Hollywood (che però ha vinto la Palm Dog per il miglior cane in un film, premio ritirato dallo stesso regista). Nessun premio anche per l'unico film italiano in Concorso, Il Traditore di Bellocchio.

Ecco tutti i vincitori, del Concorso e della sezione Un Certain Regard.

Palma d’Oro: “Parasite,” Bong Joon-ho
Grand Prix: “Atlantique,” Mati Diop
Gran Premio della Giuria: “Les Misérables” (Ladj Ly) e “Bacurau” (Kleber Mendonça Filho, Juliano Dornelles)
Migliore attrice: Emily Beecham, “Little Joe”
Miglior attore: Antonio Banderas, “Dolor Y Gloria”
Miglior regista: Jean-Pierre & Luc Dardenne, “Young Ahmed”
Miglior sceneggiatura: “Portrait of a Lady on Fire,” Céline Sciamma
Menzione speciale della giuria: “It Must Be Heaven,” Elia Suleiman
Camera d’Or: “Our Mothers,” César Díaz
Palma d’Oro al cortometraggio: “The Distance Between Us And The Sky,” Vasilis Kekatos
Menzione speciale della giuria: “Monstruo Dios,” Agustina San

Queer Palm (lungometraggio): “Portrait of a Lady on Fire,” Céline Sciamma
Queer Palm (cortometraggio): “The Distance Between Us And The Sky,” Vasilis Kekatos

Un Certain Regard Award: The Invisible Life of Eurídice Gusmão by Karim Aïnouz
Un Certain Regard Jury Prize: Fire Will Come by Oliver Laxe
Un Certain Regard Award for Best Director: Kantemir Balagov for Beanpole
Un Certain Regard Jury Award for Best Performance: Chiara Mastroianni for On a Magical Night
Un Certain Regard Special Jury Prize: Albert Serra for Liberté ; Bruno Dumont for Joan of Arc
Coup de Cœur Award: A Brother’s Love by Monia Chokri ; The Climb by Michael Angelo Covino

mercoledì 22 maggio 2019

Cannes 2019 - giorno 8

Era il film più atteso di questa edizione e, in un modo o nell'altro, non ha deluso le aspettative. Presentato in Concorso C'era una Volta a Hollywood, nono film di Quentin Tarantino.

Un numeroso cast di altissimo livello, con Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Al Pacino, e tanti altri, e una storia inventata inserita nella Hollywood di fine anni '60, e che corre parallela a un fatto di cronaca reale, l'efferato omicidio di Sharon Tate da parte degli adepti di Charles Manson, compiuto esattamente 50 anni fa.

Al centro della storia c'è Rick Dalton (DiCaprio), un attore di serie tv deciso a fare il salto di qualità e approdare finalmente nel cinema. Al suo fianco il fedele Cliff (Pitt), storica controfigura e ora anche autista di Dalton. Il passaggio dalla tv al cinema non è per niente semplice, e mentre Dalton cerca disperatamente un modo per sfondare, nella villa accanto alla sua accadrà l'impensabile: un gruppo di giovani e apparentemente spensierati hippie, seguaci di un certo Charles Manson, ucciderà in modo brutale l'attrice Sharon Tate, incinta al nono mese, e alcuni suoi ospiti.

C'era una Volta a Hollywood è un capitolo nuovo nella carriera di Quentin Tarantino, meno azione e meno "pulp" (a parte una scena finale molto tarantiniana), più dialoghi, una maggiore dilatazione dei tempi, e una enorme quantità di Cinema, tra citazioni e omaggi.
Buona l'accoglienza del film alla fine della premiere, mentre la stampa si è divisa. Molte le recensioni e i commenti positivi che parlano di un Tarantino in grande spolvero, ma ci sono stati anche commenti più freddi, delusi da un film che, secondo il loro giudizio, non offre nulla di nuovo, o contrariati da alcuni aspetti.

Durante la conferenza stampa Tarantino è sembrato molto rilassato e felice, ma davanti ad alcune domande, sulla rappresentazione delle donne o sull'uso dell'omicidio di Sharon Tate, le risposte sono state piuttosto lapidarie e sbrigative. Al regista è stato chiesto della possibile reazione di Roman Polanski. "Non ci siamo mai parlati", ha risposto Tarantino, "L’ho incontrato un paio di volte in vita mia. Nel film ne parlo come del regista più "caldo" dell’epoca. Rosemary's Baby aveva fatto un incasso enorme, e quello è anche il mio preferito. Sono un grande fan di quel film". Sul fatto che Margot Robbie/Sharon Tate nel film abbia pochissime battute e sia stata rappresentata solo come un'attrice bella e sensuale, Tarantino ha risposto secco: "Rigetto la sua ipotesi".
Molto più aperto invece sulla questione Charles Manson e la sua Familia, su cui il regista si è informato molto. "Nella vicenda dell’omicidio di Sharon Tate mi ha attratto l’impossibilità di dare una spiegazione a questa strage terribile", ha raccontato Tarantino, "Ho fatto qualche ricerca, ho letto libri, ma non mi sono dato una spiegazione. Questi giovani hanno compiuto un’azione incomprensibile e questo rende la vicenda affascinante. Siamo affascinati perché non riusciamo a comprenderla". Il regista nel film offre anche un ritratto tutto suo della comunità di Charles Manson. "Degli hippie che ho immaginato vivessero in un ranch dove prima si giravano western tv", ha spiegato, "Ho voluto mostrare la loro vita quotidiana, mentre portano i turisti a fare delle passeggiate a cavallo, sono gentili, amichevoli, ma le cose non sono esattamente come appaiono".

E poi c'è il Cinema, in un film che Leonardo DiCaprio definisce "una lettera d’amore all'industria cinematografica". Una lettera d'amore nostalgica verso la Hollywood di una volta. Quentin Tarantino si è divertito molto a creare una carriera al personaggio di Rick Dalton e inserirla in un contesto reale, come quando l'attore viene spedito in Italia per girare un film con Sergio Corbucci. "Sergio è uno dei più grandi, uno dei miei preferiti", ha dichiarato Tarantino, "Con Django Unchained ho fatto la mia versione del suo film e quando Rick Dalton, il personaggio di DiCaprio viene spedito dal suo produttore [Al Pacino] a Roma per girare "Nebraska Jim", diventa parte di quella storia. Rick non lo apprezza ma se io lo incontrassi quarant'anni dopo gli direi: "Ma tu hai davvero lavorato con Sergio Corbucci?!". Poi ho immaginato che dopo quello, Rick abbia girato Operazione Dyn-o-mite! ma con Antonio Margheriti perché ho pensato che Rick si sarebbe comportato talmente male che Corbucci un secondo film non glielo avrebbe fatto fare".

Ovviamente l'attenzione era anche puntata sui protagonisti del film, la coppia d'oro formata da Leonardo DiCaprio e Brad Pitt, entrambi alla seconda esperienza con il regista. "Ci sono veramente poche persone al mondo che hanno una conoscenza così profonda della storia del cinema, della musica e della televisione", ha detto DiCaprio parlando di Tarantino, "È come entrare nel database di un computer, è incredibile. Questo film per lui è il suo ritorno a casa, un gesto d'amore nei confronti di questo mondo che siamo così fortunati di abitare e a tutti gli attori misconosciuti che lo hanno reso grande". DiCaprio inoltre ha dichiarato di essersi immedesimato molto nel suo personaggio: "Sono cresciuto nell'industria del cinema e capisco Rick nel suo sentirsi perduto. Lotta per ritrovare la fiducia in se stesso, per ottenere un nuovo ruolo. Io sono stato molto fortunato come attore, ma queste cose accadono". "I due sono come una sola persona", ha continuato Brad Pitt parlando dei personaggi di Rick e Cliff, "una persona che deve accettare questa situazione di cambiamento. Sono due outsider, però il mio personaggio, Cliff, è un po' più navigato, ha superato la fase di depressione, è in pace con se stesso, accetta quello che la vita gli porta". L'attore poi fa una sua personale analisi del film: "Racconta la perdita di innocenza di un'epoca, era un tempo di pace e amore, poi la tragica morte di Sharon Tate è stato uno shock che ha mostrato il lato oscuro di quell'epoca".
Diverso il compito di Margot Robbie, chiamata ad interpretare una persona reale, un'attrice famosa come Sharon Tate che ha subito un destino davvero crudele, e ha dovuto farlo con poche battute a disposizione e una rappresentazione che guarda soprattutto all'esaltazione della sua bellezza. "Ho visto tante cose su Sharon Tate, ho fatto molta ricerca e ho letto il più possibile", ha spiegato l'attrice, "ma allo stesso tempo, come attrice, penso di dover comprendere il ruolo del mio personaggio nella storia. Per me lei è la vera luce del film, sapevo che questo doveva essere il mio compito e ho cercato di farlo rispettando il personaggio nella memoria della vera Sharon Tate. Quello che mostra, cioè la perdita dell’innocenza, avviene senza parlare, senza bisogno di dialoghi".

Negli USA il film uscirà il 26 luglio. In Italia arriverà il 19 settembre.


Ieri in tarda serata è stato presentato in Concorso il nuovo film di Bong Joon Ho, Parasite (Gisaengchung), che rinnova la collaborazione del regista con il suo attore feticcio Song Kang Ho.

Il film racconta la storia della famiglia Ki-taek, molto povera, un po' cialtrona , disoccupata ma molto interessata allo stile di vita dei ricchi. Quando il figlio dei Ki-taek, falsificando i suoi requisiti, viene chiamato a dare lezioni d'inglese alla figlia di una famiglia ricca, i due mondi si incontreranno e le due famiglie resteranno improvvisamente invischiate in una strana e assurda storia.

Per Parasite, dove il "parassita" del titolo è il figlio della famiglia Ki-taek che si insinua nella famiglia ricca, è stato un tripudio, il film è stato accolto benissimo dalla platea e ha poi raccolto critiche davvero entusiastiche. Si tratta di un film sulle differenze sociali ma il tutto è raccontato con lo stile unico di Bong Joon Ho.

"È un dramma familiare con due famiglie coreane, una ricca e una povera", ha dichiarato il regista coreano, "È difficile da definire come genere. Potrebbe essere un crime drama. Potrebbe essere un dramma familiare. Potrebbe essere una commedia nera. È un mix di una varietà di generi". Il tema della famiglia è ricorrente nei lavori del regista. "Non sono necessariamente ossessionato dal tema della famiglia", ha spiegato Bong Joon Ho, "ma questo film è diverso dai miei precedenti, dove le famiglie erano incomplete. Mi sono occupato spesso di famiglie incomplete e di come una famiglia con membri mancanti riesca a trovare un equilibrio. Ma questo film, Parasite, presenta una famiglia convenzionale, con quattro membri al suo interno, e io sono più interessato a come queste due famiglie convenzionali si incontrano e che tipo di dramma emerge dal loro incontro".
Secondo molti, il film potrebbe essere un candidato forte per la vittoria della Palma d'oro, o di qualche altro premio.

venerdì 30 giugno 2017

Okja - la recensione

Con l'avvento e la diffusione di Netflix, tanti nomi del cinema e della televisione si sono avvicinati alla piattaforma. Uno di questi, che spicca per importanza, è sicuramente quello di Bong Joon Ho. Il regista coreano, creatore di Snowpiercer, ha diretto, per Netflix il film Okja.

Nel 2007 per cercare di far fronte al sovrappopolamento e, quindi, alla conseguente scarsità di cibo, la Mirando Corp. decide di sviluppare una nuova specie animale, il "super-maiale". Sono animali geneticamente modificati e, per acclimatare il pubblico alla novità, vengono affidati a 26 allevatori nel mondo. A 10 anni dalla consegna, i maiali verranno valutati ed il più grande verrà premiato in pompa magna a New York. Okja è la maialina affidata ad un agricoltore coreano, la quale crea un legame speciale con Mija, la nipotina del contadino. Tra concorsi di bellezza per maiali, associazioni per i diritti animali, megacorporazioni malvagie, il film si intride di dolcezza, quanto di azione, perché i problemi non mancheranno. Il rapporto tra Mija e Okja viene messo a dura prova.

Dopo accesissime polemiche a Cannes, con critiche sprezzanti da parte della giuria, arriva, il film in contemporanea mondiale sulla piattaforma. La proiezione al Festival venne interrotta per quello che è stato definito un problema tecnico. Accompagnato anche da fischi e versi di disapprovazione, successivamente la kermesse francese ha emesso un comunicato di scuse per le difficoltà tecniche.

Ora che è disponibile per tutto il pubblico, dispiace che sia stato accompagnato da gravi difficoltà e osteggiato, perché Okja è davvero un buon film. Con paesaggi pittoreschi, messaggi di amore per il pianeta ed una storia dolceamara, si configura quasi con un Live Action dello Studio Ghibli.
La sceneggiatura è lineare, non perde tempo, se non per costruire l'affetto tra Okja e la ragazza, mantenendo un tono quanto più disilluso possibile.

Il film, co-produzione americana-coreana, gode di nomi di primissimo livello, che interpretano personaggi fumettosi e molto caratterizzati.
Paul Dano nella solita forma smagliante, Jake Gyllenhall insolitamente cartoonesco, la giovanissima Han Seo-hyun al debutto in una produzione occidentale, ma anche Giancarlo Esposito e l'eccelsa Tilda Swinton e tanti altri, confezionano un pantheon di caricature che accompagnano lo spettatore dall'inizio alla fine senza annoiare.

"Ready or not, here I come", questo è l'urlo di Netflix all'industria cinematografica mondiale.

venerdì 19 maggio 2017

Festival di Cannes 2017 - giorno 3

Presentato oggi Okja, diretto da Bong Joon-ho, primo film Netflix in Concorso al Festival di Cannes, e ovviamente si riaccende la polemica.

Okja racconta la storia dell'amicizia tra una bambina e una scrofa gigante che appartiene a una nuova specie di maiali. Sfortunatamente questa nuova specie viene scoperta da una multinazionale che decide di trarre profitto da questo grosso animale facendone tanta carne da vendere.
Quando Okja (è il nome dell'animale) viene preso e portato via, la ragazzina decide di andare a liberarlo e per farlo unisce le forze con un gruppo di terroristi ecologici non violenti.
Protagonista del film è la giovane coreana Ahn Seo Hyun, intorno a lei un cast hollywoodiano: Tilda Swinton, Jake Gyllenhaal, Paul Dano, Lily Collins. Tutti molto applauditi al loro ingresso in sala stampa.

Il film parla dello sfruttamento degli animali e della natura da parte dell'uomo ma anche delle contraddizioni dei gruppi animalisti, e proprio per questi il regista si è ispirato a un movimento esistente, l'ALF, il Fronte di Liberazione Animale, esplicitamente citato nel film. "Ho scelto di parlare di un'organizzazione che esiste", ha spiegato il regista Bong Joon-ho, "Non sono d'accordo al 100% con loro ma apprezzo la loro buona volontà e la loro voglia fare vivere in armonia animali e uomini. Ho parlato con il loro leader e la mia intenzione non era mostrare gli attivisti come essere perfetti, ognuno ha i suoi difetti e il film non nasconde i loro".

Il tema ambientalista è al centro del film, come ha sottolineato anche Tilda Swinton, alla sua seconda collaborazione con il regista coreano dopo Snowpiercer:"Sono cresciuta e ancora vivo circondata da animali, alcuni dei quali sono uomini! Dagli animali possiamo imparare molto, ci danno continuamente lezioni di lealtà, presenza, semplicità. Il capitalismo ci ha resi tutti consumatori ma questo film ci ricorda che siamo anche altro, siamo esseri viventi in un ambiente naturale e con questo ambiente e con i suoi esseri noi dobbiamo avere una relazione". Stessa linea di pensiero per Jake Gyllenhaal. "Okja affronta lo scontro tra il capitalismo e l'amore per la natura e l'ambiente", ha detto l'attore, "Ho scelto di partecipare per il suo contenuto politico e la nostra posizione è molto chiara. E' un tema che ha un particolare significato in questo momento storico, soprattutto nel mio paese dove stiamo tornando indietro di alcuni decenni sulle tematiche ambientali. Il film è un viaggio devastante attraverso il mondo degli allevamenti intensivi ma è anche una metafora del mondo che stiamo vivendo. Questo mix tra realismo e significato metaforico funziona perché il regista è stato bravo a trovare un equilibrio, io vedendolo mi sono molto emozionato".

Il film sarà disponibile su Netflix dal 28 giugno.

Difficile capire se il film sia piaciuto o no dalla reazione della stampa a fine proiezione. Il film è stato abbastanza applaudito ma ha ricevuto anche dei fischi (per il film o verso Netflix?). La proiezione è stata piuttosto travagliata, il film è iniziato in un formato sbagliato e dopo 10 minuti, tra le proteste dei presenti, è stato fermato e fatto ripartire nel formato giusto. Un errore che ha fatto gridare al complotto e al boicottaggio contro Netflix, ma alla fine si è trattato solo di un problema tecnico. Le recensione invece sono discordanti, divise tra chi l'ha amato e chi l'ha odiato.

E qui la polemica. Il tema Netflix sta dividendo il festival. Questo è il primo anno in cui un film prodotto da Netflix viene presentato in Concorso, ma sarà anche l'ultimo visto che dal prossimo anno saranno scelti solo film che avranno una distribuzione in sala.
Durante la proiezione stampa di Okja sono partiti alcuni fischi quando è comparso il logo di Netflix prima del film. Sulla questione si sono espressi anche il regista e gli attori di Okja, ovviamente tutti a favore.

"Considerando l'intero ciclo di un film, dalla sala al dvd/blu-ray, non penso che realizzare un progetto sostenuto da Netflix per me come filmmaker rappresenti una grande differenza", ha dichiarato Bong Joon-ho, "Ho adorato lavorare con Netflix, mi hanno sostenuto in tutto nonostante stessimo parlando di un budget molto importante, ho avuto totale libertà in ogni fase della lavorazione e per questo devo essere loro grato".
Pro Netflix anche Tilda Swinton (che del film è anche produttrice), che ha parlato anche delle dichiarazioni del presidente di giuria Pedro Almodovar ("Assurdo dare la Palma d'Oro a un film che non esce in sala"). "Il Presidente di giuria ha tutto il diritto di fare le sue dichiarazioni", ha detto l'attrice, "Noi non siamo venuti al festival per i premi ma per mostrare il nostro film avendo la meravigliosa opportunità e il privilegio di poterlo proiettare sul grande schermo. Io sono convinta che ci sia spazio per tutte le piattaforme".

La polemica resta aperta e molto probabilmente se ne riparlerà nei prossimi giorni, soprattutto quando in Concorso arriverà il secondo film prodotto da Netflix.

sabato 9 novembre 2013

Festival di Roma 2013 - giorno 1

Si è aperta ieri l'ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, il secondo diretto da Marco Muller. Madrina della serata l'attrice Sabrina Ferilli.

Ad aprire la serata inaugurale l'anteprima del nuovo film di Giovanni Veronesi, 'L'Ultima Ruota del Carro', con Elio Germano, Alessandra Mastronardi e Ricky Memphis.

Ispirato da una storia vera, il film ripercorre quasi cinquantanni di Italia, dalla fine degli anni '60 a oggi, attraverso la vita di Ernesto, un uomo semplice che ha sempre cercato di seguire le sue ambizioni senza mai perdere di vista la realtà e i veri valori.

"Ho sempre amato moltissimo le commedia all’italiana di Monicelli e Risi e i grandi film con Alberto Sordi e, anche se in molti dichiarano superati quei film, io sono ancora ancorato a quel modo di raccontare l’Italia", ha dichiarato il regista Giovanni Veronesi in conferenza stampa, "Questa volta ho avuto la fortuna di non dover inventare niente, ho fatto solo il sarto, ho ricucito gli eventi della vita di Ernesto. E’ stato forse il film in cui ho inventato di meno. Se io ho un’ambizione è quella di fare questo tipo di commedia che non è un film comico ma che ha lati grotteschi e drammatici come d’altronde la vita". Molto simile il pensiero di Elio Germano, protagonista del film: "Mi piaceva l’idea di riscoprire la commedia all’italiana, una commedia del popolo in cui tutti potessero riconoscersi e identificarsi, una persona del popolo, un “soldato semplice”. La prima cosa che Giovanni mi ha fatto è il racconto di queste vicende. Ho pensato, chissà quanti altri hanno vissuto queste cose".

La colonna sonora del film è interamente firmata da Elisa. Il film uscirà in sala il 14 novembre.
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Un altro film italiano è stato presentato nella prima giornata del Festival, fuori concorso nella sezione Alice nella Città, si tratta di 'Il Mondo Fino in Fondo' di Alessandro Lunardelli, con Filippo Scicchitano e Luca Marinelli. Due fratelli in fuga, il più giovane, omosessuale impaurito e spaesato, il maggiore, sfegatato tifoso dell'Inter, incapace di capire la bellezza dell'essere diventato padre. Partono per Barcellona per vedere la finale di Champions ma il più giovane scappa in Patagonia insieme ad un ecologista cileno scoprendo un nuovo mondo. Il fratello maggiore lo andrà poi a cercare per riportarlo a casa.
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Presentato anche l'atteso film di Bong Joon-ho, 'Snowpiercer'. Cast molto numeroso, da Chris Evans a Tilda Swinton e Jamie Bell, a Roma per accompagnarlo è arrivato solo il grande John Hurt, che avrà anche un incontro con il pubblico oggi.

Ambientato nel 2031, in un mondo devastato da una nuova era glaciale, un gruppo di sopravvissuti vive all'interno di uno speciale treno, lo Snowpiercer, che si sposta di continuo e che è ormai un vero e proprio microcosmo con tanto di divisioni sociali: nelle carrozze in fondo ci sono i più poveri e in quelle davanti i ricchi. Un piccolo mondo che non è immune da rivolte e tentativi di rivoluzione.

Il film è stato accolto da calorosi applausi e da ottimi commenti, stessa reazione avuta in altri parti del mondo dopo la presentazione.

Durante l'incontro con la stampa l'attore britannico ha lodato il regista coreano: "Lavorare con lui è stato fantastico. E' stata un'esperienza diversa da tutte quelle che ho avuto. Ha ben in mente quello che vuole fare, non è il tipo di regista che ha bisogno di girare scene su scene. Gira e poi ti ferma nel bel mezzo della scena perché ha visto quello che gli interessa".
Poi l'attore ha parlato del suo ambiguo personaggio: "E' il traditore, ma è anche stato un grande rivoluzionario un tempo. Ad un certo punto della sua vita ha deciso assieme a Wilford di creare questo treno, ma nessuno gli ha mai dato l'etichetta di buono o cattivo. Sono stato io a decidere che strada dovesse percorrere e l' ho messo in una specifica posizione all'interno della mia testa. Non è il regista, il fautore della rivoluzione, è essenzialmente una spia che cerca di essere molto protettiva verso il personaggio di Chris Evans. Probabilmente si trova dietro la sedia del regista".

John Hurt infine ha detto la sua sui film tratti da fumetti e graphic novel, sempre più frequenti, e sulla mania dilagante di fare remake su remake. "Nel cinema, ora come ora, sono rari gli sceneggiatori con storie originali da raccontare. L'industria cinematografica è ora presa da storie tratta da fumetti, romanzi, libri, insomma è cambiato da una volta. Quello che è certo è che c'è un grande bisogno di storie originali", ha detto l'attore, e poi: "Credo che il fondo lo si sia toccato quando Gus Van Sant ha voluto fare un remake di 'Psycho' esattamente come lo aveva fatto Hitchcock, solo cambiando attori. Questa è una follia! Forse l'idea che c'è è che se hai fatto successo con una formula, copiandola lo farai di nuova. E' un'idea ingenua".