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domenica 27 agosto 2023

Barbie - la recensione

Quando fu annunciato un film su Barbie nessuno avrebbe davvero potuto immaginare un successo di questo tipo, anche quando la presenza di un'autrice come Greta Gerwig alla regia e di Noah Baumbach alla co-sceneggiatura, avevano rassicurato quantomeno sulla tenuta artistica del progetto.

Invece a un mese dalla sua uscita Barbie è diventato il maggior incasso dell'anno e il maggior successo di un film diretto da una donna nella Storia del Cinema. E, naturalmente, un fenomeno mediatico e virale senza precedenti.


Innanzitutto a livello estetico il film è assolutamente iconico: scenografie, costumi, acconciature e trucco sono davvero magnifici e ricostruiscono alla perfezione il mondo rosa camp di Barbieland ed è impossibile non riconoscere vestiti, oggetti, giocattoli di ogni tipo soprattutto per chi ha giocato con la Barbie nella sua infanzia.

Greta Gerwig riesce a ricreare, con scelte registiche originali, le sensazioni di quando si gioca con una bambola, rendendo il tutto ancora più pop e coinvolgente grazie a tante, tantissime, citazioni cinematografiche (quella iniziale a 2001: Odissea nello Spazio è semplicemente geniale, ma non è l'unica) e con un mix di generi travolgente, andando persino a fare un salto nel musical.

Ma probabilmente il vero segreto del successo di Barbie sta nella sceneggiatura: la coppia Gerwig-Baumbach è riuscita a creare un film semplice e commerciale ma allo stesso tempo stratificato e più impegnato. Se apparentemente si tratta di una commedia pop con un messaggio semplice, quasi gridato e didascalico, in realtà la riflessione femminista che compie il film è ben più profonda e va oltre il semplice "donne buone e uomini cattivi", anzi, trova pieno compimento proprio nella parte maschile del film e nel personaggio di Ken, che in un certo senso è il villain del film, ma anche coprotagonista con un proprio percorso di liberazione parallelo a quello di  Barbie. Se da una parte Barbie deve imparare la consapevolezza di se stessa e del mondo esterno, come una novella Pinocchio, dall'altra Ken deve riuscire a emanciparsi dal ruolo impostogli dalla società e dalle sue proprie aspettative per poter essere davvero se stesso serenamente. Se da una parte Margot Robbie sembra nata per interpretare Barbie, dall'altra abbiamo probabilmente la miglior interpretazione della carriera di Ryan Gosling, attore che si dimostra ancora una volta istrionico portatore di una mascolinità delicata e fuori dagli stilemi hollywoodiani classici.

Il tutto in una confezione così colorata, frizzante, leggera e travolgente che è difficile pensare che questo film non diventerà un cult pop di quelli che si ricorderanno negli anni. 


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sabato 27 giugno 2020

Margot Robbie protagonista di un nuovo Pirati dei Caraibi!

E' da mesi ormai che si parla di una possibile ripartenza del franchise di Pirati dei Caraibi, si è parlato di reboot, remake, di sequel, ma tutto sembrava ormai finito in alto mare. Qualcosa però si sta muovendo.

THR riporta che Margot Robbie sarà la protagonista di un nuovo film del franchise di Pirati dei Caraibi. Attenzione, non il reboot della saga, ma un nuovo film ambientato nello stesso universo che potrebbe essere l'inizio di un nuovo franchise parallelo.

Secondo quanto riportato, questo nuovo film, affidato alla sceneggiatrice Christina Hodson (Birds of Prey e il prossimo The Flash), non è il progetto di cui si parla da mesi, a cui stanno lavorando gli sceneggiatori Ted Elliott e Craig Mazin (Chernobyl), entrambi però sono prodotto da Jerry Bruckheimer.

Il secondo film, non quello con Margot Robbie ma il possibile sesto capitolo della saga originale, è ancora avvolto dall'incertezza, Kaya Scodelario e Brenton Thwaites, entrambi comparsi in Pirati dei Caraibi: La vendetta di Salazar, hanno già firmato per un altro film ma al momento non ci sono certezze sul loro ritorno. La questione più spinosa però riguarda Johnny Depp, sulla sua partecipazione ci sono tanti rumor ma nessuna notizia certa, non è chiaro cosa voglia fare la produzione, incastrata tra le polemiche per i problemi giudiziari che stanno perseguitando l'attore (su cui onestamente è difficile prendere una posizione) e la consapevolezza che non può esserci Jack Sparrow senza Johnny Depp e che i fan della saga non prenderebbero affatto bene la sua assenza.

Aspettiamo aggiornamenti.

sabato 18 aprile 2020

Bombshell - la recensione

Prima del caso Weinstein e dell'onda #MeToo, un altro scandalo aveva scosso gli Stati Uniti, quello che portò alla caduta di Roger Ailes, il fondatore di Fox News, il canale più conservatore della tv americana, accusato di molestie da due delle sue conduttrici più famose, Gretchen Carlson e Megyn Kelly.

Nel 2016, a seguito di una domanda scomoda, il candidato e futuro presidente Donald Trump prende di mira la presentatrice Megyn Kelly (Theron) rivolgendole pesanti insulti sessisti, ripresi poi dai sostenitori del miliardario. Kelly chiede sostegno al suo capo, Roger Ailes, che apparentemente sembra dalla sua parte ma allo stesso tempo non muove un dito per difenderla dal suo grande amico Trump e dal suo pubblico.
Nello stesso periodo, la presentatrice Gretchen Carlson (Kidman), viene licenziata senza una reale motivazione da Ailes in persona. Carlson decide così di rivolgersi a due avvocati per denunciare le molestie sessuali subite in passato da Ailes.
Intanto negli studi c'è una nuova arrivata, la giovane Kayla Pospisil (Robbie). La ragazza finisce nello studio di Ailes che non ci pensa due volte a farle capire come stanno le cose, le chiede di alzare la gonna e mostrarsi, e Kayla, anche se disgustata, accetta.
La denuncia di Gretchen Carlson viene resa pubblica ma in un primo momento nessuna donna si unisce a lei. Megyn Kelly all'inizio non si schiera, poi decide di farsi avanti e raccontare la propria esperienza per far cadere l'impero Ailes.

Una vicenda eclatante che, nel momento in cui venne alla luce, fece molto scalpore, ma che non ha avuto lo stesso impatto del caso Weinstein. La differenza è che dopo lo scandalo Ailes non c'è stato nessun #MeToo, nessuna ondata mondiale di proteste, e tutto è finito con un risarcimento e un accordo di riservatezza che ha riportato le donne nella stessa, o quasi, condizione in cui erano prima.

Non tutto nel film funziona, ma tra le note più positive c'è sicuramente il cast. Il film punta tutto sulle tre attrici protagoniste, Charlize Theron, Nicole Kidman e Margot Robbie, che a differenza delle due colleghe interpreta un personaggio di finzione. Tutte e tre molto brave, con Charlize Theron che riesce a spiccare un po' di più rispetto alle altre. Nota di merito al trucco, giustamente premiato con l'Oscar 2020, ad impressionare è soprattutto la trasformazione di Charlize Theron in Megyn Kelly.
A funzionare meno è la regia di Jay Roach e il tono che ha cercato di dare al film. La pellicola si apre e si chiude "sfondando" la quarta parete, con Charlize Theron e Nicole Kidman che si rivolgono allo spettatore, un espediente che poi non viene mai ripreso durante il film e alla fine risulta superfluo e fuori contesto. Si potrebbe dire che Jay Roach abbia cercato di fare "l'Adam McKay", lo sceneggiatore è lo stesso de La Grande Scommessa, ma lo svolgimento è troppo incerto e finisce per togliere incisività alla storia.
Un peccato perché di aspetti buoni ce ne sono, ottimi dialoghi, dei personaggi di contorno interessanti, una caratterizzazione mai caricaturale, le donne protagoniste non sono eroine senza macchia ma vengono rappresentate con tutti i loro difetti; il film riesce a descrivere bene le difficoltà di una donna in un ambiente di lavoro maschilista, la facilità con cui una ragazza può finire al centro di un ricatto sessuale da parte di uomini di potere, in questo il film riesce a trasmettere le giuste sensazioni, a raccontarlo in un modo semplice, diretto e con una giusta dose di ironia.

Bombshell è un film che merita una visione, si fa apprezzare soprattutto per le sue protagoniste, ma resta un po' di amarezza per un'occasione mancata, con un tono diverso avrebbe potuto essere qualcosa di più di un semplice buon film.

mercoledì 12 febbraio 2020

Birds of Prey (e la Fantasmagorica Rinascita di Harley Quinn) - la recensione

Margot Robbie torna a vestire i panni della "villain" DC più amata degli ultimi anni: Harley Quinn. Avrà fatto breccia nel cuore degli appassionati come aveva già fatto nel disastroso Suicide Squad?

Birds of Prey (e la Fantasmagorica Rinascita di Harley Quinn) ci mostra un lato quasi del tutto inedito del personaggio, questa volta platealmente scollegato dal suo "puddin" Joker fin dall'inizio. Harley dovrà cavarsela da sola, ma lungo il suo cammino incontrerà per caso (o no) dei personaggi femminili che devono, come lei, emanciparsi.

La regista Cathy Yan confeziona un lungometraggio che emana un "odore" anni '90 per almeno tre quarti della sua durata. Scorrevole, senza dubbio. Simpatico, divertente. Ma cosa rimane alla fine della visione? Non molto purtroppo. Margot Robbie si riconferma una meravigliosa Harley Quinn, e le attrici comprimarie riescono tutte (più o meno) ad avere il loro giusto spazio, anche se, per forza di cose, rimangono inevitabilmente nella lunga ombra di Harley. Anche Ewan McGregor nei panni del villain Maschera Nera funziona, ma senza nessun guizzo particolare da farlo diventare iconico o in qualche modo riconoscibile al grande pubblico.

Anche il comparto tecnico risulta buono ma niente di "fantasmagorico". Nota di demerito alla colonna sonora, o meglio ai pezzi scelti per accompagnare le maggior parti delle scene d'azione. Non funziona come invece aveva funzionato alla grande in Suicide Squad (è stato fatto un lavoro molti simile al cinecomic di David Ayer, ma senza successo).

Birds of Prey, o per meglio dire Harley Quinn e le Birds of Prey, è gradevole, una sorta di "episodio pilota" di una serie dedicata al personaggio DC, e proprio come un episodio pilota si porta dietro i consueti piccoli difetti del caso. Ciò che effettivamente resta è la voglia di rivedere Margot Robbie nei panni di Harley Quinn. Ma per quanto durerà?

venerdì 24 gennaio 2020

Cast stellare per il nuovo film di David O. Russell?

Il regista David O. Russell sta preparando il suo prossimo film e sembra deciso a fare le cose molto in grande.

Secondo quanto riportato da Deadline, il film avrà come protagonista Christian Bale, pronto alla sua terza collaborazione con il regista dopo The Fighter, con cui l'attore ha vinto l'Oscar, e American Hustle.

Ma non finisce qui, secondo i rumor infatti il cast potrebbe essere davvero stellare.

Secondo Collider, sarebbe stata contattata Jennifer Lawrence, altra conoscenza del regista, ma l'attrice avrebbe declinato l'offerta a causa di altri impegni (sarà protagonista del nuovo film americano di Paolo Sorrentino), così la produzione avrebbe virato su Margot Robbie, che sarebbe già in trattative per il ruolo da protagonista al fianco di Bale.
Non è tutto, la produzione inoltre starebbe "corteggiando" altri due premi Oscar, Angelina Jolie e Jamie Foxx, per offrirgli due ruoli nel film.

Top secret la storia ma sembra che il titolo di produzione del film dovrebbe essere Amsterdam. Le riprese potrebbero partire ad aprile.
Prodotto da New Regency, il film sarà distribuito dalla ormai ex Fox, quindi dalla Disney.

Aspettiamo aggiornamenti.

martedì 7 gennaio 2020

BAFTA 2020 - le nomination

Annunciate le nomination ai BAFTA 2020, il cosiddetto "Oscar" britannico.

Joker è il film ad aver ricevuto più nomination, ben 11, seguito da The Irishman e C'era una Volta... a Hollywood con 10 nomination. Il fresco vincitore del Golden Globe come migliore film drama 1917 ha ottenuto 9 nomination.

Da segnalare la doppia nomination per Margot Robbie, che ottiene due candidature come migliore attrice non protagonista (non sono state messe insieme, occupa proprio due posti) per Bombshell e C'era una Volta a Hollywood.
Nelle categorie tecniche, spazio anche a Avengers: Endgame e Star Wars: L'Ascesa di Skywalker. Durante la serata verrà consegnato il premio alla carriera BAFTA Fellowship a Kathleen Kennedy, presidente della Lucasfilm.

La cerimonia si terrà il 2 febbraio, pochissimi giorni prima degli Oscar. Ecco tutte le nomination.

MIGLIOR FILM
1917
THE IRISHMAN
JOKER
ONCE UPON A TIME… IN HOLLYWOOD
PARASITE

MIGLIOR FILM INGLESE
1917
BAIT
FOR SAMA
ROCKETMAN
SORRY WE MISSED YOU
THE TWO POPES

MIGLIOR FILM NON IN LINGUA INGLESE
THE FAREWELL
FOR SAMA
PAIN AND GLORY
PARASITE
PORTRAIT OF A LADY ON FIRE

MIGLIOR REGISTA
Sam Mendes, 1917
Martin Scorsese, THE IRISHMAN
Todd Phillips, JOKER
Quentin Tarantino, ONCE UPON A TIME… IN HOLLYWOOD
Bong Joon-ho, PARASITE

MIGLIOR DOCUMENTARIO
AMERICAN FACTORY
APOLLO 11
DIEGO MARADONA
FOR SAMA
THE GREAT HACK

MIGLIOR FILM ANIMATO
FROZEN 2
KLAUS
A SHAUN THE SHEEP MOVIE: FARMAGEDDON
TOY STORY 4

MIGLIORE ATTRICE
JESSIE BUCKLEY Wild Rose
SCARLETT JOHANSSON Marriage Story
SAOIRSE RONAN Little Women
CHARLIZE THERON Bombshell
RENÉE ZELLWEGER Judy

MIGLIOR ATTORE
LEONARDO DICAPRIO Once Upon a Time… In Hollywood
ADAM DRIVER Marriage Story
TARON EGERTON Rocketman
JOAQUIN PHOENIX Joker
JONATHAN PRYCE The Two Popes

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
LAURA DERN Marriage Story
SCARLETT JOHANSSON Jojo Rabbit
FLORENCE PUGH Little Women
MARGOT ROBBIE Bombshell
MARGOT ROBBIE Once Upon a Time… in Hollywood

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
TOM HANKS A Beautiful Day in the Neighborhood
ANTHONY HOPKINS The Two Popes
AL PACINO The Irishman
JOE PESCI The Irishman
BRAD PITT Once Upon a Time… in Hollywood

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
BOOKSMART
KNIVES OUT
MARRIAGE STORY
ONCE UPON A TIME… IN HOLLYWOOD
PARASITE

MIGLIOR SCENEGGIATURA ADATTATA
THE IRISHMAN
JOJO RABBIT
JOKER
LITTLE WOMEN
THE TWO POPES



MIGLIOR FOTOGRAFIA
1917
THE IRISHMAN
JOKER
LE MANS ’66
THE LIGHTHOUSE

MIGLIOR MONTAGGIO
THE IRISHMAN
JOJO RABBIT
JOKER
LE MANS ’66
ONCE UPON A TIME… IN HOLLYWOOD

MIGLIOR COLONNA SONORA
1917
JOJO RABBIT
JOKER
LITTLE WOMEN
STAR WARS: THE RISE OF SKYWALKER

MIGLIORI SCENOGRAFIE
1917
THE IRISHMAN
JOJO RABBIT
JOKER
ONCE UPON A TIME… IN HOLLYWOOD

MIGLIORI COSTUMI
THE IRISHMAN
JOJO RABBIT
JUDY
LITTLE WOMEN
ONCE UPON A TIME… IN HOLLYWOOD

MIGLIOR CASTING
JOKER
MARRIAGE STORY
ONCE UPON A TIME… IN HOLLYWOOD
THE PERSONAL HISTORY OF DAVID COPPERFIELD
THE TWO POPES

MIGLIOR TRUCCO E PARRUCCO
1917
BOMBSHELL
JOKER
JUDY
ROCKETMAN

MIGLIOR SUONO
1917
JOKER
LE MANS ’66
ROCKETMAN
STAR WARS: THE RISE OF SKYWALKER

MIGLIORI EFFETTI VISIVI
1917
AVENGERS: ENDGAME
THE IRISHMAN
THE LION KING
STAR WARS: THE RISE OF SKYWALKER

MIGLIOR DEBUTTO DI UNO SCENEGGIATORE, REGISTA O PRODUTTORE INGLESE
BAIT Mark Jenkin (Writer/Director), Kate Byers, Linn Waite (Producers)
FOR SAMA Waad al-Kateab (Director/Producer), Edward Watts (Director)
MAIDEN Alex Holmes (Director)
ONLY YOU Harry Wootliff (Writer/Director)
RETABLO Álvaro Delgado-Aparicio (Writer/Director)*

MIGLIOR CORTO ANIMATO INGLESE
GRANDAD WAS A ROMANTIC.
IN HER BOOTS
THE MAGIC BOAT

MIGLIOR CORTO INGLESE
AZAAR
GOLDFISH
KAMALI
LEARNING TO SKATEBOARD IN A WARZONE (IF YOU’RE A GIRL)
THE TRAP

EE RISING STAR AWARD (votato dal pubblico)
AWKWAFINA
JACK LOWDEN
KAITLYN DEVER
KELVIN HARRISON JR.
MICHEAL WARD

venerdì 15 novembre 2019

Birds of Prey - la nuova sinossi del film

Grazie a un concorso per creare un artwork sul film, è stata pubblicata una nuova sinossi ufficiale di Birds of Prey (e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn), nuovo cinecomic Warner / DC dedicato al personaggio di Harley Quinn e alla sua banda.

Questa la trama:

"Vi hanno mai raccontato la storia della poliziotta, dell’usignolo, della pazza e della principessa della mafia? Birds of Prey (e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn) è un racconto bizzarro di Harley in persona come solo lei sa fare. Quando il più nefasto dei narcisisti di Gotham, Roman Sionis, e il suo zelante braccio destro, Zsasz, decidono di dare la caccia a una giovane ragazza di nome Cass, mettono la città in subbuglio per trovarla. Le strade di Harley, Cacciatrice, Black Canary e Renee Montoya si incrociano e le quattro ragazze non hanno altra scelta se non fare squadra per smontare i piani di Roman."

Harley Quinn sarà (ovviamente) interpretata da Margot Robbie, il resto della banda è composto da Black Canary (Jurnee Smollett-Bell), Cacciatrice (Mary Elizabeth Winstead), l’investigatrice Renee Montoya (Rosie Perez), Batgirl/Cassandra Cain (Ella Jay Basco). Villain del film sarà Ewan McGregor, nel ruolo di Maschera Nera.

Diretto da Cathy Yan, l'uscita del film è fissata al 6 febbraio 2020.

venerdì 20 settembre 2019

C'era una Volta a... Hollywood - la recensione

Torna Quentin Tarantino.

Torna con una pellicola che è molto diversa dai suoi soliti film e allo stesso tempo molto "tarantiniana". Un film che forse lascerà un po' spiazzato chi lo conosce poco ma che non potrà non divertire i suoi fan più accaniti, fra autocitazioni e omaggi ai generi che il regista ha sempre amato.


Come da tradizione siamo di fronte a un film corale con più storyline al suo interno. Ci sono Rick (Leonardo DiCaprio) e Cliff (Brad Pitt), il primo è un attore che cerca di barcamenarsi fra ruoli televisivi da villain e insicurezze personali, e il secondo è la sua controfigura, apparentemente impassibile, pieno di contraddizioni; poi c'è anche Sharon Tate (Margot Robbie), trasferitasi nella villa accanto alla loro insieme al marito Roman Polanski, giovane e ancora innocentemente immersa negli splendori hollywoodiani. 
Sullo sfondo, lo showbusiness, c'è il cinema con i suoi attori più o meno famosi, le star (compaiono interpretati da altri Steve McQueen e Bruce Lee), i produttori (uno splendido cammeo di Al Pacino), gli hippy, e la Manson Family.

Un affresco di quella che era la Hollywood degli anni '60, quasi un mondo fiabesco dove si muovono personaggi altrettanto fiabeschi, in cui Tarantino sguazza fra una citazione ai suoi stessi film e lunghe sequenze meta-cinematografiche in cui assistiamo alle scene girate da Rick.
Tarantino si diverte, si vede, passa dal western all'horror con maestria, e fa divertire lo spettatore, che è quasi sopraffatto da ciò che vede.

Sicuramente i due grandi protagonisti del film sono Leonardo DiCaprio e Brad Pitt, entrambi già passati nelle mani di Tarantino, ed entrambi subito iconici anche in questa pellicola.
Dove la performance di DiCaprio è irriverente, sopra le righe e travolgente, Brad Pitt invece va di sottrazione e incarna alla perfezione questo personaggio tutto di un pezzo, dal fisico scolpito ma apparentemente privo di particolari slanci emotivi. I due personaggi, Rick e Cliff, si completano a vicenda proprio come fanno i due attori, semplicemente perfetti.
Margot Robbie è una splendida Sharon Tate ed è un personaggio che sembra slegato dal contesto, quasi etereo: la vediamo quasi sempre sola, non interagisce mai con Cliff o con Rick (se non nel finale) e sembra incarnare l'innocenza e il sogno ancora acerbo, lì dove invece Rick e Cliff sono un po' la caduta di quel sogno hollywoodiano che è solo un'altra incarnazione di quello americano.

Può sembrare un film atipico, per il regista, perché al contrario di molte altre sue pellicole, il ritmo non è forsennato, ma lento, sognante, eppure si riscontra nei personaggi, e nei dialoghi la cifra stilistica di Quentin Tarantino, così come nella violenza esagerata, splatter, comica e catartica che esplode nel sorprendente (ma forse neanche troppo) finale.




sabato 14 settembre 2019

The Suicide Squad - annunciato il cast!

James Gunn si prepara per tornare sul set alla regia di The Suicide Squad, sequel/non sequel/reboot del precedente Suicide Squad, prodotto dalla Warner / DC Comics.

Nel cast tornano alcuni grandi nomi del film precedente, Margot Robbie (Harley Quinn), Jay Courtney (Captain Boomerang), Joel Kinnaman (Rick Flag), e Viola Davis (Amanda Waller).
Confermata l'assenza di Will Smith, che non ha potuto partecipare a causa di altri impegni, e nemmeno Jared Leto che non tornerà nel ruolo del Joker.

Moltissime le new entry, più di quante scritte nell'immagine postata da James Gunn. Ci saranno: Idris Elba, David Dastmalchian, Daniela Melchior, John Cena, Flula Borg, Storm Reid, Peter Capaldi, Nathan Fillon, Joaquin Cosio, Mayling Ng, Sean Gunn, Juan Diego Botto, Taika Waititi, Alice Braga, Steve Afee, Tinashe Kajese, Jennifer Holland, Julio Ruiz, Pete Davidson e Michael Rooker.
Un cast molto numeroso e, annunciandolo, James Gunn ha scritto "Non affezionatevi troppo", preannunciando una "scrematura" durante lo svolgimento della storia.

Ecco l'immagine.


Le riprese inizieranno a breve. L'uscita del film è fissata al 6 giugno 2020.

Dopo questo film, James Gunn lascerà la DC Comics per tornare in casa Marvel per lavorare a Guardiani della Galassia: Vol 3.

mercoledì 22 maggio 2019

Cannes 2019 - giorno 8

Era il film più atteso di questa edizione e, in un modo o nell'altro, non ha deluso le aspettative. Presentato in Concorso C'era una Volta a Hollywood, nono film di Quentin Tarantino.

Un numeroso cast di altissimo livello, con Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Al Pacino, e tanti altri, e una storia inventata inserita nella Hollywood di fine anni '60, e che corre parallela a un fatto di cronaca reale, l'efferato omicidio di Sharon Tate da parte degli adepti di Charles Manson, compiuto esattamente 50 anni fa.

Al centro della storia c'è Rick Dalton (DiCaprio), un attore di serie tv deciso a fare il salto di qualità e approdare finalmente nel cinema. Al suo fianco il fedele Cliff (Pitt), storica controfigura e ora anche autista di Dalton. Il passaggio dalla tv al cinema non è per niente semplice, e mentre Dalton cerca disperatamente un modo per sfondare, nella villa accanto alla sua accadrà l'impensabile: un gruppo di giovani e apparentemente spensierati hippie, seguaci di un certo Charles Manson, ucciderà in modo brutale l'attrice Sharon Tate, incinta al nono mese, e alcuni suoi ospiti.

C'era una Volta a Hollywood è un capitolo nuovo nella carriera di Quentin Tarantino, meno azione e meno "pulp" (a parte una scena finale molto tarantiniana), più dialoghi, una maggiore dilatazione dei tempi, e una enorme quantità di Cinema, tra citazioni e omaggi.
Buona l'accoglienza del film alla fine della premiere, mentre la stampa si è divisa. Molte le recensioni e i commenti positivi che parlano di un Tarantino in grande spolvero, ma ci sono stati anche commenti più freddi, delusi da un film che, secondo il loro giudizio, non offre nulla di nuovo, o contrariati da alcuni aspetti.

Durante la conferenza stampa Tarantino è sembrato molto rilassato e felice, ma davanti ad alcune domande, sulla rappresentazione delle donne o sull'uso dell'omicidio di Sharon Tate, le risposte sono state piuttosto lapidarie e sbrigative. Al regista è stato chiesto della possibile reazione di Roman Polanski. "Non ci siamo mai parlati", ha risposto Tarantino, "L’ho incontrato un paio di volte in vita mia. Nel film ne parlo come del regista più "caldo" dell’epoca. Rosemary's Baby aveva fatto un incasso enorme, e quello è anche il mio preferito. Sono un grande fan di quel film". Sul fatto che Margot Robbie/Sharon Tate nel film abbia pochissime battute e sia stata rappresentata solo come un'attrice bella e sensuale, Tarantino ha risposto secco: "Rigetto la sua ipotesi".
Molto più aperto invece sulla questione Charles Manson e la sua Familia, su cui il regista si è informato molto. "Nella vicenda dell’omicidio di Sharon Tate mi ha attratto l’impossibilità di dare una spiegazione a questa strage terribile", ha raccontato Tarantino, "Ho fatto qualche ricerca, ho letto libri, ma non mi sono dato una spiegazione. Questi giovani hanno compiuto un’azione incomprensibile e questo rende la vicenda affascinante. Siamo affascinati perché non riusciamo a comprenderla". Il regista nel film offre anche un ritratto tutto suo della comunità di Charles Manson. "Degli hippie che ho immaginato vivessero in un ranch dove prima si giravano western tv", ha spiegato, "Ho voluto mostrare la loro vita quotidiana, mentre portano i turisti a fare delle passeggiate a cavallo, sono gentili, amichevoli, ma le cose non sono esattamente come appaiono".

E poi c'è il Cinema, in un film che Leonardo DiCaprio definisce "una lettera d’amore all'industria cinematografica". Una lettera d'amore nostalgica verso la Hollywood di una volta. Quentin Tarantino si è divertito molto a creare una carriera al personaggio di Rick Dalton e inserirla in un contesto reale, come quando l'attore viene spedito in Italia per girare un film con Sergio Corbucci. "Sergio è uno dei più grandi, uno dei miei preferiti", ha dichiarato Tarantino, "Con Django Unchained ho fatto la mia versione del suo film e quando Rick Dalton, il personaggio di DiCaprio viene spedito dal suo produttore [Al Pacino] a Roma per girare "Nebraska Jim", diventa parte di quella storia. Rick non lo apprezza ma se io lo incontrassi quarant'anni dopo gli direi: "Ma tu hai davvero lavorato con Sergio Corbucci?!". Poi ho immaginato che dopo quello, Rick abbia girato Operazione Dyn-o-mite! ma con Antonio Margheriti perché ho pensato che Rick si sarebbe comportato talmente male che Corbucci un secondo film non glielo avrebbe fatto fare".

Ovviamente l'attenzione era anche puntata sui protagonisti del film, la coppia d'oro formata da Leonardo DiCaprio e Brad Pitt, entrambi alla seconda esperienza con il regista. "Ci sono veramente poche persone al mondo che hanno una conoscenza così profonda della storia del cinema, della musica e della televisione", ha detto DiCaprio parlando di Tarantino, "È come entrare nel database di un computer, è incredibile. Questo film per lui è il suo ritorno a casa, un gesto d'amore nei confronti di questo mondo che siamo così fortunati di abitare e a tutti gli attori misconosciuti che lo hanno reso grande". DiCaprio inoltre ha dichiarato di essersi immedesimato molto nel suo personaggio: "Sono cresciuto nell'industria del cinema e capisco Rick nel suo sentirsi perduto. Lotta per ritrovare la fiducia in se stesso, per ottenere un nuovo ruolo. Io sono stato molto fortunato come attore, ma queste cose accadono". "I due sono come una sola persona", ha continuato Brad Pitt parlando dei personaggi di Rick e Cliff, "una persona che deve accettare questa situazione di cambiamento. Sono due outsider, però il mio personaggio, Cliff, è un po' più navigato, ha superato la fase di depressione, è in pace con se stesso, accetta quello che la vita gli porta". L'attore poi fa una sua personale analisi del film: "Racconta la perdita di innocenza di un'epoca, era un tempo di pace e amore, poi la tragica morte di Sharon Tate è stato uno shock che ha mostrato il lato oscuro di quell'epoca".
Diverso il compito di Margot Robbie, chiamata ad interpretare una persona reale, un'attrice famosa come Sharon Tate che ha subito un destino davvero crudele, e ha dovuto farlo con poche battute a disposizione e una rappresentazione che guarda soprattutto all'esaltazione della sua bellezza. "Ho visto tante cose su Sharon Tate, ho fatto molta ricerca e ho letto il più possibile", ha spiegato l'attrice, "ma allo stesso tempo, come attrice, penso di dover comprendere il ruolo del mio personaggio nella storia. Per me lei è la vera luce del film, sapevo che questo doveva essere il mio compito e ho cercato di farlo rispettando il personaggio nella memoria della vera Sharon Tate. Quello che mostra, cioè la perdita dell’innocenza, avviene senza parlare, senza bisogno di dialoghi".

Negli USA il film uscirà il 26 luglio. In Italia arriverà il 19 settembre.


Ieri in tarda serata è stato presentato in Concorso il nuovo film di Bong Joon Ho, Parasite (Gisaengchung), che rinnova la collaborazione del regista con il suo attore feticcio Song Kang Ho.

Il film racconta la storia della famiglia Ki-taek, molto povera, un po' cialtrona , disoccupata ma molto interessata allo stile di vita dei ricchi. Quando il figlio dei Ki-taek, falsificando i suoi requisiti, viene chiamato a dare lezioni d'inglese alla figlia di una famiglia ricca, i due mondi si incontreranno e le due famiglie resteranno improvvisamente invischiate in una strana e assurda storia.

Per Parasite, dove il "parassita" del titolo è il figlio della famiglia Ki-taek che si insinua nella famiglia ricca, è stato un tripudio, il film è stato accolto benissimo dalla platea e ha poi raccolto critiche davvero entusiastiche. Si tratta di un film sulle differenze sociali ma il tutto è raccontato con lo stile unico di Bong Joon Ho.

"È un dramma familiare con due famiglie coreane, una ricca e una povera", ha dichiarato il regista coreano, "È difficile da definire come genere. Potrebbe essere un crime drama. Potrebbe essere un dramma familiare. Potrebbe essere una commedia nera. È un mix di una varietà di generi". Il tema della famiglia è ricorrente nei lavori del regista. "Non sono necessariamente ossessionato dal tema della famiglia", ha spiegato Bong Joon Ho, "ma questo film è diverso dai miei precedenti, dove le famiglie erano incomplete. Mi sono occupato spesso di famiglie incomplete e di come una famiglia con membri mancanti riesca a trovare un equilibrio. Ma questo film, Parasite, presenta una famiglia convenzionale, con quattro membri al suo interno, e io sono più interessato a come queste due famiglie convenzionali si incontrano e che tipo di dramma emerge dal loro incontro".
Secondo molti, il film potrebbe essere un candidato forte per la vittoria della Palma d'oro, o di qualche altro premio.

mercoledì 13 dicembre 2017

SAG Awards 2018 - le nomination

Annunciate poco fa le nomination agli Screen Actors Guild Awards 2018, premi consegnati dal sindacato degli attori. Premio molto indicativo in chiave Oscar.

Fanno scalpore le assenza di film come The Post e Il Filo Nascosto (cosa che quasi sicuramente non si ripeterà agli Oscar), ma le cinquine dei nominati danno già un'idea dei possibili favoriti per gli Academy Awards.

Senza sua maestà Meryl Streep, nella cinquina delle migliori attrici si va delineando una sfida a due tra Margot Robbie (I, Tonya) e Saoirse Ronan (Lady Bird), che dovranno però stare attente a due grandi attrici come Dame Judi Dench (Victoria & Abdul) e Frances McDormand (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri), senza dimenticare l'outsider Sally Hawkins (The Shape of Water).
Per gli uomini, ancora una nomination per il giovane Timothée Chalamet (Chiamami col tuo Nome), che dovrà vedersela con James Franco (The Disaster Artist), Daniel Kaluuya (Get Out), Denzel Washington (Roman J. Israel, Esq.), e con quello che sembra essere il favorito, cioè Gary Oldman (The Darkest Hour).

Per le serie tv, si conferma mattatore Big Little Lies, che vede quasi tutto il suo cast nominato ma, curiosamente, è assente dalla cinquina del miglior cast.
Per il secondo anno consecutivo è nominata come migliore attrice di una serie drama la giovanissima "Eleven" Millie Bobby Brown per Stranger Things, serie che si è presa anche la nomination per il miglior cast insieme a (l'immancabile) Il Trono di Spade, The CrownThe Handmaid's Tale, e This is Us.

La cerimonia si terrà il 21 gennaio. Ecco tutte le nomination.

MIGLIOR CAST
The Big Sick
Get Out
Lady Bird
Mudbound
Three Billboards Outside Ebbing, Missouri

MIGLIORE ATTRICE
Judi Dench, Victoria & Abdul
Sally Hawkins, The Shape of Water
Frances McDormand, Three Billboards Outside Ebbing, Missouri
Margot Robbie, I, Tonya
Saoirse Ronan, Lady Bird

MIGLIOR ATTORE
Timothée Chalamet, Call Me by Your Name
James Franco, The Disaster Artist
Daniel Kaluuya, Get Out
Gary Oldman, Darkest Hour
Denzel Washington, Roman J. Israel, Esq.

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Mary J. Blige, Mudbound
Hong Chau, Downsizing
Holly Hunter, The Big Sick
Allison Janney, I, Tonya
Laurie Metcalf, Lady Bird

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Steve Carell, Battle of the Sexes
Willem Dafoe, The Florida Project
Woody Harrelson, Three Billboards Outside Ebbing, Missouri
Richard Jenkins, The Shape of Water
Sam Rockwell, Three Billboards Outside Ebbing, Missouri

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CAST DRAMA
Il Trono di Spade
Stranger Things
The Crown
The Handmaid's Tale
This Is Us

ATTORE DRAMA
Jason Bateman, Ozark
Sterling K. Brown, This Is Us
Peter Dinklage, Il Trono di Spade
David Harbour, Stranger Things
Bob Odenkirk, Better Call Saul

ATTRICE DRAMA
Millie Bobby Brown, Stranger Things
Claire Foy, The Crown
Laura Linney, Ozark
Elisabeth Moss, The Handmaid's Tale
Robin Wright, House of Cards

CAST COMEDY
Black-ish
Curb Your Enthusiasm
GLOW
Orange Is the New Black
Veep

ATTORE COMEDY
Anthony Anderson, Black-ish
Aziz Ansari, Master of None
Larry David, Curb Your Enthusiasm
Sean Hayes, Will & Grace
William H. Macy, Shameless
Marc Maron, GLOW

ATTRICE COMEDY
Uzo Aduba, Orange Is the New Black
Alison Brie, GLOW
Jane Fonda, Grace and Frankie
Julia Louis-Dreyfus, Veep
Lily Tomlin, Grace and Frankie

ATTORE IN UNA MINISERIE O FILM TV
Benedict Cumberbatch, Sherlock
Jeff Daniels, Godless
Robert De Niro, The Wizard of Lies
Geoffrey Rush, Genius
Alexander Skarsgård, Big Little Lies

ATTRICE IN UNA MINISERIE O FILM TV
Laura Dern, Big Little Lies
Nicole Kidman, Big Little Lies
Jessica Lange, FEUD: Bette and Joan
Susan Sarandon, FEUD: Bette and Joan
Reese Witherspoon, Big Little Lies

STUNT
GLOW
Homeland
Il Trono di Spade
Stranger Things
The Walking Dead

martedì 31 ottobre 2017

[RomaFF12] I, Tonya - la recensione

Tonya Hardin non è particolarmente bella e aggraziata, soffre di asma ed è ciò che gli americani chiamano una redneck, una burina per dirlo all'italiana. Eppure Tonya Hardin è stata una delle più grandi pattinatrici al mondo, la prima americana a completare un triplo axel in una competizione ufficiale, campionessa d'America, quarta alle Olimpiadi, medaglia d'argento ai mondiali. E nel 1994 suo marito pagò uno sbandato per aggredire la sua rivale Nancy Kerrigan a cui ruppe un ginocchio. Le costò la radiazione a vita.


I, Tonya si schiera abbastanza apertamente dalla parte della sua protagonista, il suo desiderio di essere amata, dopo una vita di abusi, è motore e traino per ogni sua azione. Una storia di riscatto quella della Hardin, riscatto da una vita dura e ingiusta che fa del pattinaggio, sport elitario e spesso ingiusto, la metafora dell'America di periferia.
Nonostante i temi trattati siano spesso molto duri, in particolare è crudo e realistico il ritratto degli abusi familiari subiti, il film è una vera e propria dark comedy, con un umorismo graffiante,aiutato dalla rottura della quarta parete che è lo stile del finto documentario.
Ma è il cast la vera forza di questo biopic: se Sebastian Stan è inedito nel ruolo del marito violento e Allison Janney è una perfetta incarnazione della rigida madre, a stupire più di tutti è proprio Margot Robbie, intensa e meravigliosa nel suo essersi calata anima e corpo nei panni della mascolina Tonya. Ci sono pochi dubbi che la sua interpretazione sarà protagonista nella prossima stagione dei premi e, sinceramente, è difficile non fare il tifo per lei.

Tragico e comico allo stesso tempo, I, Tonya è un film che ha nelle sue imperfezioni un punto di forza, ritratto di un'America capricciosa che velocemente ama e altrettanto velocemente odia i suoi beniamini.

giovedì 1 settembre 2016

Suicide Squad - la recensione

PREMESSA: questo commento sarà probabilmente confusionario, esattamente come il film di cui andremo a parlare di seguito.

Suicide Squad si lascia guardare, ma non soddisfa le aspettative. È una novità? Assolutamente no. La storia ci ha insegnato che la promozione “pompata” di un film non è MAI un bene. Ma come al solito, ci caschiamo tutti, ancora.

Il cinecomic firmato da David Ayer fondamentalmente non ha una propria identità, o meglio, è solo vagamente accennata. Come si fa a rimanere affascinati da una storia se non avviene un imprinting tra spettatore e pellicola? Non si può.

La trama è molto semplice: in seguito alla morte di Superman (avvenuta in Batman v Superman: Dawn of Justice) l'agente governativo Amanda Waller decide di assemblare una Task Force X composta da alcuni dei più pericolosi criminali del pianeta, tra cui Harley Quinn, Killer Croc, Slipknot, El Diablo, Deadshot, Captain Boomerang e Katana, per fronteggiare possibili minacce future, principalmente “metaumane”. Poco dopo la fondazione di tale squadra, appunto la Suicide Squad, questi “eroi peggiori di sempre” si ritrovano ad affrontare una minaccia mistica che mette a repentaglio la protezione mondiale.

Affascinante vero? Le premesse in fin dei conti c'erano tutte: personaggi carismatici, una direzione inedita (in ambito cinefumettistico) guidata dai villain, una storia quantomeno affascinante. E allora? Come già accaduto per Batman v Superman, anche qui ci ritroviamo davanti ad una storia, ad un contesto e a personaggi sfruttati molto, molto male. Se da una parte la caratterizzazione di alcuni iconici villain funziona (Harley Quinn, Deadshot, El Diablo), dall'altra non si può far altro che rimanere insoddisfatti della gestione generale del materiale che, come già detto, era piuttosto discreto.

In realtà il film non è altro che un lunghissimo trailer musicale (con lo stesso tono degli ultimi usciti, quindi iper colorati e “fracassoni”) che non pone la giusta importanza agli elementi narrativi.

I trailer, con un tono differente l'uno dall'altro, sono lo specchio del lavoro che la Warner Bros. sta eseguendo sull'Universo Esteso DC: la major non sa che direzione prendere, e il film (anche non contando il materiale promozionale) ne è la conferma.


Mat


venerdì 15 luglio 2016

The Legend of Tarzan - la recensione

Tarzan non esiste più.
Ora si chiama John Clayton III, Lord Graystoke, e vive a Londra con sua moglie Jane, beve il tè alzando il mignolo e fa divertire i bambini. Un perfetto gentiluomo, insomma. Quando però il Re del Belgio lo invita in Congo, le pressioni dell'americano George Washington Williams, deciso a provare la colpevolezza del Belgio nella tratta degli schiavi, lo costringeranno a tornare nella sua vecchia casa e a fare i conti con un passato che aveva voluto a ogni costo dimenticare.

Con un particolare approccio capovolto, David Yates (già regista degli ultimi quattro film di Harry Potter) costruisce la storia di Tarzan non puntando sulla civilizzazione del selvaggio, ma in una riscoperta di sé, il ritorno al selvaggio Tarzan dell'uomo John, intrecciando anche una storia d'amore e di matrimonio e un discorso di tipo sociale legato alla schiavitù (dalle tribù indigene dell'Africa, agli indiani d'America).
Non tutto funziona alla perfezione, la morale anti-schiavista è interessante, ma eccessivamente didascalica, con gli indigeni sempre leali, buoni e coraggiosi e il cattivo (Christoph Waltz, ormai intrappolato in ruoli tutti simili tra loro) più cattivo che mai. Dove invece il film funziona benissimo è nella parte più romantica, sia nel rapporto tra Tarzan e Jane sia nella rappresentazione dell'Africa selvaggia, in cui la legge della giungla e della savana regna incontrastata. In questo il personaggio interpretato da Alexander Skarsgard dà il massimo, nelle interazioni con gli animali (visivamente splendidi), con la giungla e con Jane.
L'attore svedese ha certamente il physique du role e rende anche abbastanza bene il lato più profondamente selvaggio di Tarzan, parlando pochissimo ma muovendosi fluidamente in una natura incontrastata. Ottima la chimica sia con Margot Robbie che con Samuel L. Jackson, anche se nelle scene "civili", in particolare all'inizio, è a volte un po' ingessato, colpa anche di una sceneggiatura che non approfondisce molto la psicologia dei personaggi, lasciandoli come maschere di un certo archetipo.
A livello visivo il film dà il meglio di sé, in particolare la fotografia è molto suggestiva, con una patina da fotografia d'epoca molto affascinante, e la regia delle scene d'azione sempre molto chiara pur nella velocità dei movimenti.

The Legend of Tarzan è lontano dall'essere un film perfetto, i suoi difetti sono spesso molto evidenti, eppure riesce a essere emozionante e genuinamente romantico come un film d'altri tempi. Non ce lo aspettavamo, ma ne siamo stati molto felici.