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venerdì 15 luglio 2016

The Legend of Tarzan - la recensione

Tarzan non esiste più.
Ora si chiama John Clayton III, Lord Graystoke, e vive a Londra con sua moglie Jane, beve il tè alzando il mignolo e fa divertire i bambini. Un perfetto gentiluomo, insomma. Quando però il Re del Belgio lo invita in Congo, le pressioni dell'americano George Washington Williams, deciso a provare la colpevolezza del Belgio nella tratta degli schiavi, lo costringeranno a tornare nella sua vecchia casa e a fare i conti con un passato che aveva voluto a ogni costo dimenticare.

Con un particolare approccio capovolto, David Yates (già regista degli ultimi quattro film di Harry Potter) costruisce la storia di Tarzan non puntando sulla civilizzazione del selvaggio, ma in una riscoperta di sé, il ritorno al selvaggio Tarzan dell'uomo John, intrecciando anche una storia d'amore e di matrimonio e un discorso di tipo sociale legato alla schiavitù (dalle tribù indigene dell'Africa, agli indiani d'America).
Non tutto funziona alla perfezione, la morale anti-schiavista è interessante, ma eccessivamente didascalica, con gli indigeni sempre leali, buoni e coraggiosi e il cattivo (Christoph Waltz, ormai intrappolato in ruoli tutti simili tra loro) più cattivo che mai. Dove invece il film funziona benissimo è nella parte più romantica, sia nel rapporto tra Tarzan e Jane sia nella rappresentazione dell'Africa selvaggia, in cui la legge della giungla e della savana regna incontrastata. In questo il personaggio interpretato da Alexander Skarsgard dà il massimo, nelle interazioni con gli animali (visivamente splendidi), con la giungla e con Jane.
L'attore svedese ha certamente il physique du role e rende anche abbastanza bene il lato più profondamente selvaggio di Tarzan, parlando pochissimo ma muovendosi fluidamente in una natura incontrastata. Ottima la chimica sia con Margot Robbie che con Samuel L. Jackson, anche se nelle scene "civili", in particolare all'inizio, è a volte un po' ingessato, colpa anche di una sceneggiatura che non approfondisce molto la psicologia dei personaggi, lasciandoli come maschere di un certo archetipo.
A livello visivo il film dà il meglio di sé, in particolare la fotografia è molto suggestiva, con una patina da fotografia d'epoca molto affascinante, e la regia delle scene d'azione sempre molto chiara pur nella velocità dei movimenti.

The Legend of Tarzan è lontano dall'essere un film perfetto, i suoi difetti sono spesso molto evidenti, eppure riesce a essere emozionante e genuinamente romantico come un film d'altri tempi. Non ce lo aspettavamo, ma ne siamo stati molto felici.

venerdì 16 maggio 2014

Festival di Cannes 2014 - giorno 2

Primo grande evento Fuori Concorso al Festival di Cannes 2014.

Grande intrattenimento con il film d'animazione della DreamWorks 'Dragon Trainer 2'. Presenti gli attori che hanno prestato la loro voce per i personaggi del film, Jay Baruchel, Cate Blanchett, Kit Harington, America Ferrera e Djimon Hounsou.

A catalizzare l'attenzione della stampa durante la conferenza è stata soprattutto la due volte premio Oscar Cate Blanchett, occhi e orecchie tutti per lei, che nel film presta la sua voce alla guerriera Valka, madre del protagonista Hiccup. "Ovvio che quando interpreto una mamma sul grande schermo mi sento sempre molto coinvolta", ha detto l'attrice, madre di tre bambini, "Si fa presto a giudicare un genitore, sono tutti bravi. Nel film, tutto dipende da un incidente. Ma il mio personaggio scopre che anche se non ha visto suo figlio per anni esiste ancora con lui un legame che li unisce e li avvicina. E’ un film con molto umorismo e un grande cuore". L'attrice ha colto al volo la possibilità di lavorare al film: "Con i miei figli ho adorato il primo capitolo della saga. Quando il regista Dean DeBlois mi ha fatto un'imboscata ad una premiazione per entrare a far parte del gruppo non mi è sembrato vero. Usare soltanto la voce mi ha molto intrigato e così eccomi qui per la prima volta in versione cartoon".
Il produttore delle DreamWorks, Jeffrey Katzenberg, ha parlato del futuro della saga e dell'amore verso il Festival di Cannes: "La saga è sempre stata pensata come una trilogia ma gli undici libri della Cowell sono difficili da sintetizzare, ci sono talmente tante storie che credo ci occorreranno almeno altri due capitoli. [...] È un amore ricambiato che ci ha sempre portato bene. Fin da quando, per la prima volta nella storia per un film d'animazione, 'Shrek' ha corso per la Palma d'oro. Quella è stata una tra le migliori esperienze della mia vita ma per tutti i film che abbiamo presentato da 'Spirit' a 'Madagascar' a questo 'Dragon Trainer' è stato un enorme onore. Non c'è nessun altro tappeto rosso come quello di Cannes, il più prestigioso film festival del mondo".

Presentato in Concorso il film 'Captives' di Atom Egoyan, con Ryan Reynolds e Rosaro Dawson.
Storia lunga otto anni, ambientata nel freddo Ontario, che racconta di pedofilia, anche su internet, del rapimento e ritrovamento di una ragazzina, una giovane pattinatrice persa di vista per un attimo dal padre (Reynolds). Denunciata la scomparsa, la polizia stenta a credere al padre mentre la moglie gli dà tutta la colpa.

Un film ispirato da fatti di cronaca, come ha dichiarato lo stesso regista Atom Egoyan: "Sono stato spinto a fare questo film da un fatto di cronaca accaduto in Canada, la sparizione di un giovane in un parco. Nella mia zona vedo spesso le foto di ragazzi scomparsi. La cosa che più mi ha impressionato è che a distanza di tempo ci sono ancora gli appelli dei genitori dappertutto. E' un dolore che non passa". Rosario Dawson, che nel film interpreta una poliziotta dal passato pesante, ha continuato parlando dei pericoli che arrivano dalla rete: "Non c'è polizia al mondo che possa proteggere da certi fenomeni su internet. Si trovano lì veri e propri predatori e ho sempre una grande ammirazione per chi fa questo lavoro di prevenzione".
"Quando ho pensato al film mi sono immaginato queste tre coppie", ha detto Egoyan sul film, "Il rapporto che si sviluppa tra rapitore e vittima, dove addirittura si arriva alla perversione di lui di voler sposare la sua vittima. C’è invece la coppia dove il matrimonio c’è, ma marito e moglie non possono stare insieme per la continua tortura che riporta alla mente di lui che è colpa sua se la figlia è sparita. C’è anche la coppia che si sviluppa con il lavoro dove però la fiducia viene tradita".
"Purtroppo c’è molto materiale su queste tragedie", ha dichiarato Ryan Reynolds, "In questo caso la tragedia divide la coppia, allontana marito e moglie. La speranza che nutrono di trovare la figlia non li unisce, ma li separa perchè il senso di colpa di lui e le accuse di lei bloccano il rapporto. Queste dinamiche mi affascinavano molto".