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giovedì 4 novembre 2021

The Guilty - la recensione

Nel 2018 usciva nei cinema europei il film danese Il Colpevole di Gustav Möller, nel 2021 è il regista Antoine Fuqua a firmare il remake americano, prodotto e interpretato da Jake Gyllenhaal e disponibile su Netflix.

Los Angeles è in piena emergenza incendi, Joe Baylor (Gyllenhaal) è un poliziotto "prestato" al turno notturno del centralino del 911 dopo essere stato sospeso dal servizio in strada. Joe è molto stressato, quasi rabbioso, vive un momento difficile in famiglia, odia lavorare al centralino, e la mattina dopo lo aspetta il processo per decidere sul suo futuro da poliziotto. La nottata procede tra le continue chiamate di gente in difficoltà o con problemi di vario genere, fino a una telefonata in particolare, quella di una donna, Emily, che finge di parlare con la figlia e gli fa capire di essere stata rapita. Joe intuisce che la situazione è serie e che deve agire in fretta per trovare quella donna e salvarla.

Girato in piena pandemia, Antoine Fuqua e lo sceneggiatore Nic Pizzolatto (True Detective) riprendono la forma e la struttura del film originale senza cambiare più di tanto, ma adattandola al contesto degli Stati Uniti, con i devastanti incendi di Los Angeles a creare un quadro e a definire il momento, e i fatti di cronaca relativi alla polizia USA a caratterizzare il background del protagonista. La particolarità della storia è che si svolge tutta in un solo spazio e vede praticamente un unico personaggio interagire con delle voci al telefono, una situazione che porta tensione alla storia ma che va maneggiata con grande sapienza per riuscire a riempire ogni spazio. The Guilty lo fa ma non sempre, nel film si riscontrano i problemi più ovvi che una storia impostata in questo modo può portare, ha momenti in cui l'attenzione è al massimo e altri in cui la storia sembra impantanarsi.
Fortunatamente, il film si appoggia sulle spalle larghe di Jake Gyllenhaal, che riesce a tenere la storia in carreggiata ogni volta che sembra iniziare a girare un po' a vuoto. Quella dell'attore è un'interpretazione molto convincente ed emotiva, riesce a trasmettere perfettamente la rabbia repressa ma pronta ad esplodere del personaggio e il coinvolgimento sempre più personale verso quella telefonata che ad ogni squillo cambia, si evolve in una direzione diversa, fino a diventare una specie di specchio in cui lo stesso protagonista trova consapevolezza.
Da vedere, se possibile, in lingua originale, le voci al telefono infatti sono di Riley Keough, Peter Sarsgaard, Ethan Hawke e la partecipazione di Paul Dano.

In The Guilty non funziona sempre tutto ma funziona abbastanza. A mancare maggiormente è forse proprio la mano di Antoine Fuqua, manca il suo timbro, il suo tocco in più, ma è un film che intrattiene bene, perfetto per una serata thriller sul divano, e può vantare un'interpretazione ottima di Jake Gyllenhaal che da sola vale la visione.

venerdì 12 luglio 2019

Spider-Man: Far From Home - la recensione

Gli eventi di Avengers: Infinity War e di Endgame hanno scosso non poco il mondo intero. Tra i più scossi c'è Peter Parker, tornato nel mondo dei vivi dopo i fatti accaduti nei cinecomic precedenti.

Peter, tuttavia, deve fare i conti anche con un grande lutto subito in Endgame: il suo mentore non c'è più, Tony Stark è morto. Come reagirà il giovane "bimbo-Ragno"?
Inizialmente vuole solo vivere una vita tranquilla, trascorrendo con i suoi compagni del club di scienze una rilassante vacanza in Europa. I suoi piani tuttavia verranno scossi dall'arrivo di un misterioso personaggio, Quentin Beck, AKA Mysterio. Spidey, ingaggiato da Nick Fury, sarà quindi coinvolto in una particolare missione che metterà a repentaglio la sua vita (e non solo), oltre a farlo confrontare direttamente col suo futuro: essere semplicemente un amichevole Spider-Man di quartiere o andare oltre? Il mondo è alla ricerca di un nuovo Iron Man. Sarà il giovane Peter a raccogliere questa gravosa eredità?

Spider-Man: Far From Home, diretto da Tom Watts (Spider-Man: Homecoming) ci racconta la crescita e l'evoluzione di un personaggio, messo alle strette da misteriosi soggetti ed eventi apparentemente incontrollabili. Peter agisce (contro la sua primaria volontà), cade e si rialza donando a Spidey una nuova sfumatura più consapevole e rischiosa da affrontare.

Tom Holland continua ad essere perfetto per la parte, accompagnato da un buon comparto di cast di supporto che va da Zendaya, passando per un Jake Gyllenhall ottimo, fino ad arrivare a Samuel L. Jackson. Ma ciò che sorprende di Far From Home è indubbiamente il comparto visivo, che qui sfoggia una particolare maestria nel mettere in scena situazioni del tutto surreali, come se dei concept art prendessero letteralmente vita sullo schermo. "Non è quello che sembra". l'intero film potrebbe essere riassunto in questo concetto, che si propaga per tutto il lungometraggio, anche oltre le scene dopo i titoli di coda, che aprono uno spiraglio quasi del tutto inedito sul futuro dell'Uomo Ragno dell'UCM.

mercoledì 4 luglio 2018

Stronger - la recensione

Per fare colpo sulla ragazza di cui è innamorato, Jeff prepara un cartellone e si piazza sulla linea del traguardo della Maratona di Boston. E' il 15 Aprile 2013 e proprio lì, dove si trova Jeff, esplodono due ordigni a breve distanza l'uno dall'altro, uccidendo tre persone e ferendone 264 fra cui proprio Jeff che, nell'incidente, perde entrambe le gambe.


La storia vera di Jeff Bauman è sicuramente una di quelle adatte a essere trasformate in un film, la storia di un ragazzo che vede la sua vita stravolta completamente da qualcosa che sembra non avere alcun senso, e che, nonostante tutto, va avanti e combatte per riprendere in mano quella vita.
Dove Stronger si dimostra sicuramente riuscito è nella componente emotiva. La storia di Jeff emoziona moltissimo, provoca più volte un groppo in gola e riesce a non sfociare mai nel patetismo e nella lacrima facile a tutti i costi, grazie soprattutto a Jake Gyllenhaal. L'attore, infatti, dà prova di tutta la sua bravura destreggiandosi nei panni difficili di un ragazzo normale che improvvisamente diventa pesantemente disabile e, allo stesso tempo, un eroe nazionale suo malgrado. Il suo personaggio e la sua interpretazione sono totalizzanti, con l'effetto che praticamente nessuno del cast secondario rimane impresso e i personaggi co-protagonisti rimangono molto abbozzati e mai approfonditi.
Si poteva anche spingere un po' di più sull'aspetto puramente traumatico di un'esperienza del genere, portando l'introspezione psicologica del personaggio di Jeff più in profondità, dando anche modo a un attore del calibro di Gyllenhaal (incredibilmente e ingiustamente snobbato da qualsiasi premio importante nella sua carriera) di incidere maggiormente e regalare davvero una performance da Oscar. Non era evidentemente quello l'intento di un film confezionato per emozionare a un livello abbastanza superficiale, obbiettivo pienamente raggiunto.

venerdì 30 giugno 2017

Okja - la recensione

Con l'avvento e la diffusione di Netflix, tanti nomi del cinema e della televisione si sono avvicinati alla piattaforma. Uno di questi, che spicca per importanza, è sicuramente quello di Bong Joon Ho. Il regista coreano, creatore di Snowpiercer, ha diretto, per Netflix il film Okja.

Nel 2007 per cercare di far fronte al sovrappopolamento e, quindi, alla conseguente scarsità di cibo, la Mirando Corp. decide di sviluppare una nuova specie animale, il "super-maiale". Sono animali geneticamente modificati e, per acclimatare il pubblico alla novità, vengono affidati a 26 allevatori nel mondo. A 10 anni dalla consegna, i maiali verranno valutati ed il più grande verrà premiato in pompa magna a New York. Okja è la maialina affidata ad un agricoltore coreano, la quale crea un legame speciale con Mija, la nipotina del contadino. Tra concorsi di bellezza per maiali, associazioni per i diritti animali, megacorporazioni malvagie, il film si intride di dolcezza, quanto di azione, perché i problemi non mancheranno. Il rapporto tra Mija e Okja viene messo a dura prova.

Dopo accesissime polemiche a Cannes, con critiche sprezzanti da parte della giuria, arriva, il film in contemporanea mondiale sulla piattaforma. La proiezione al Festival venne interrotta per quello che è stato definito un problema tecnico. Accompagnato anche da fischi e versi di disapprovazione, successivamente la kermesse francese ha emesso un comunicato di scuse per le difficoltà tecniche.

Ora che è disponibile per tutto il pubblico, dispiace che sia stato accompagnato da gravi difficoltà e osteggiato, perché Okja è davvero un buon film. Con paesaggi pittoreschi, messaggi di amore per il pianeta ed una storia dolceamara, si configura quasi con un Live Action dello Studio Ghibli.
La sceneggiatura è lineare, non perde tempo, se non per costruire l'affetto tra Okja e la ragazza, mantenendo un tono quanto più disilluso possibile.

Il film, co-produzione americana-coreana, gode di nomi di primissimo livello, che interpretano personaggi fumettosi e molto caratterizzati.
Paul Dano nella solita forma smagliante, Jake Gyllenhall insolitamente cartoonesco, la giovanissima Han Seo-hyun al debutto in una produzione occidentale, ma anche Giancarlo Esposito e l'eccelsa Tilda Swinton e tanti altri, confezionano un pantheon di caricature che accompagnano lo spettatore dall'inizio alla fine senza annoiare.

"Ready or not, here I come", questo è l'urlo di Netflix all'industria cinematografica mondiale.

venerdì 19 maggio 2017

Festival di Cannes 2017 - giorno 3

Presentato oggi Okja, diretto da Bong Joon-ho, primo film Netflix in Concorso al Festival di Cannes, e ovviamente si riaccende la polemica.

Okja racconta la storia dell'amicizia tra una bambina e una scrofa gigante che appartiene a una nuova specie di maiali. Sfortunatamente questa nuova specie viene scoperta da una multinazionale che decide di trarre profitto da questo grosso animale facendone tanta carne da vendere.
Quando Okja (è il nome dell'animale) viene preso e portato via, la ragazzina decide di andare a liberarlo e per farlo unisce le forze con un gruppo di terroristi ecologici non violenti.
Protagonista del film è la giovane coreana Ahn Seo Hyun, intorno a lei un cast hollywoodiano: Tilda Swinton, Jake Gyllenhaal, Paul Dano, Lily Collins. Tutti molto applauditi al loro ingresso in sala stampa.

Il film parla dello sfruttamento degli animali e della natura da parte dell'uomo ma anche delle contraddizioni dei gruppi animalisti, e proprio per questi il regista si è ispirato a un movimento esistente, l'ALF, il Fronte di Liberazione Animale, esplicitamente citato nel film. "Ho scelto di parlare di un'organizzazione che esiste", ha spiegato il regista Bong Joon-ho, "Non sono d'accordo al 100% con loro ma apprezzo la loro buona volontà e la loro voglia fare vivere in armonia animali e uomini. Ho parlato con il loro leader e la mia intenzione non era mostrare gli attivisti come essere perfetti, ognuno ha i suoi difetti e il film non nasconde i loro".

Il tema ambientalista è al centro del film, come ha sottolineato anche Tilda Swinton, alla sua seconda collaborazione con il regista coreano dopo Snowpiercer:"Sono cresciuta e ancora vivo circondata da animali, alcuni dei quali sono uomini! Dagli animali possiamo imparare molto, ci danno continuamente lezioni di lealtà, presenza, semplicità. Il capitalismo ci ha resi tutti consumatori ma questo film ci ricorda che siamo anche altro, siamo esseri viventi in un ambiente naturale e con questo ambiente e con i suoi esseri noi dobbiamo avere una relazione". Stessa linea di pensiero per Jake Gyllenhaal. "Okja affronta lo scontro tra il capitalismo e l'amore per la natura e l'ambiente", ha detto l'attore, "Ho scelto di partecipare per il suo contenuto politico e la nostra posizione è molto chiara. E' un tema che ha un particolare significato in questo momento storico, soprattutto nel mio paese dove stiamo tornando indietro di alcuni decenni sulle tematiche ambientali. Il film è un viaggio devastante attraverso il mondo degli allevamenti intensivi ma è anche una metafora del mondo che stiamo vivendo. Questo mix tra realismo e significato metaforico funziona perché il regista è stato bravo a trovare un equilibrio, io vedendolo mi sono molto emozionato".

Il film sarà disponibile su Netflix dal 28 giugno.

Difficile capire se il film sia piaciuto o no dalla reazione della stampa a fine proiezione. Il film è stato abbastanza applaudito ma ha ricevuto anche dei fischi (per il film o verso Netflix?). La proiezione è stata piuttosto travagliata, il film è iniziato in un formato sbagliato e dopo 10 minuti, tra le proteste dei presenti, è stato fermato e fatto ripartire nel formato giusto. Un errore che ha fatto gridare al complotto e al boicottaggio contro Netflix, ma alla fine si è trattato solo di un problema tecnico. Le recensione invece sono discordanti, divise tra chi l'ha amato e chi l'ha odiato.

E qui la polemica. Il tema Netflix sta dividendo il festival. Questo è il primo anno in cui un film prodotto da Netflix viene presentato in Concorso, ma sarà anche l'ultimo visto che dal prossimo anno saranno scelti solo film che avranno una distribuzione in sala.
Durante la proiezione stampa di Okja sono partiti alcuni fischi quando è comparso il logo di Netflix prima del film. Sulla questione si sono espressi anche il regista e gli attori di Okja, ovviamente tutti a favore.

"Considerando l'intero ciclo di un film, dalla sala al dvd/blu-ray, non penso che realizzare un progetto sostenuto da Netflix per me come filmmaker rappresenti una grande differenza", ha dichiarato Bong Joon-ho, "Ho adorato lavorare con Netflix, mi hanno sostenuto in tutto nonostante stessimo parlando di un budget molto importante, ho avuto totale libertà in ogni fase della lavorazione e per questo devo essere loro grato".
Pro Netflix anche Tilda Swinton (che del film è anche produttrice), che ha parlato anche delle dichiarazioni del presidente di giuria Pedro Almodovar ("Assurdo dare la Palma d'Oro a un film che non esce in sala"). "Il Presidente di giuria ha tutto il diritto di fare le sue dichiarazioni", ha detto l'attrice, "Noi non siamo venuti al festival per i premi ma per mostrare il nostro film avendo la meravigliosa opportunità e il privilegio di poterlo proiettare sul grande schermo. Io sono convinta che ci sia spazio per tutte le piattaforme".

La polemica resta aperta e molto probabilmente se ne riparlerà nei prossimi giorni, soprattutto quando in Concorso arriverà il secondo film prodotto da Netflix.

sabato 19 novembre 2016

Animali Notturni - la recensione

"Sì, lo amavo. Era uno scrittore e non avevo fiducia in lui. Presa dal panico gli ho fatto una cosa orribile. Imperdonabile, davvero."
"Lo hai lasciato?"
"L’ho lasciato. L’ho lasciato in un modo brutale."

Tom Ford attinge alle sue qualità di stilista, sceneggiatore e regista, per portare a compimento la sua seconda opera cinematografica, che gli è valsa il Gran Premio della Giuria alla 73ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. E tutto, in Animali Notturni, è offerto allo spettatore per essere assaporato: l’eleganza, la violenza, il dolore.

Tanto la storia quanto i protagonisti, Susan ed Edward, sono tratti dal romanzo "Tony and Susan" di Austin Wright. Come raccontato nel libro, Susan riceve un manoscritto, la bozza di un racconto intitolato “Animali Notturni” che il suo ex-marito, Edward, ha dedicato a lei. La donna trascorrerà tre notti calandosi in una storia scritta per nutrire il suo rimorso e per farle condividere il dolore di una brutale separazione, così come lo scrittore lo ha vissuto.
Ford sceglie con cura i volti dei due tormentati protagonisti: Amy Adams fa dei suoi occhi, del suo viso e della sua sensuale eleganza gli strumenti recitativi fondamentali per mostrarci Susan e per legarci a lei. A Jake Gyllenhaal è offerto – invece – di recitare nel meta-racconto, come protagonista del romanzo che Susan ha ricevuto. È nella tragedia di Tony, protagonista del manoscritto, che il dolore di Edward, l'autore, si dispiega. Nel veicolare questo dolore dalla storia del romanzo a Susan e da Susan a noi, Gyllenhaal non risparmia le sue capacità, offrendo agli occhi dello spettatore un corpo e uno spirito sempre più consumati dalla sofferenza, dal rimorso e dal senso di vendetta. Sempre nel romanzo di Edward, i tre pilastri della brutalità umana, della violenza e della disperazione, poggiano anche sui personaggi interpretati rispettivamente da Aaron Taylor-Johnson, inedito nella sua follia e nel senso di minaccia che riesce a trasmettere, e da Michael Shannon, calato con intensità nella parte del detective Bobby Andes.

Il film passa tutto per la mano di Tom Ford, uomo ed esteta, la quale scorre sull'opera come su di un tessuto che viene accuratamente lavorato, dietro l’impulso dell’ispirazione. Come in A Single Man, suo debutto cinematografico alla regia, Ford offre inquadrature in grado di dare il giusto respiro alla composizione scenografica, minimalista e in diverse scene portatrice di riferimenti simbolici. Sempre rispetto al film del 2009, all'alternanza cromatica tra colori tenui e colori vivaci è sostituito il contrasto tra l’ambiente elegante ma decadente in cui vive Susan, e quello selvaggio e desertico dove si svolge il dramma di Tony.
Elemento di forte continuità è invece la colonna sonora di Abel Korzeniowski, il quale ha già dato prova, tanto nella precedente opera di Ford quanto nella serie televisiva Penny Dreadful, di poter conferire con la sua musica una potente carica espressiva alle immagini che accompagna. Il tema di questo film, in particolare, brilla per la sinuosità delle sue linee melodiche, tessuto di un’atmosfera onirica che giunge a un matrimonio perfetto con la surreale, spiazzante e ipnotica scena d’apertura.

Come ogni opera d’arte che può definirsi "di valore", Animali Notturni non teme la reazione contrastante che può sortire su chi lo vede, reclamando proprio il diritto di fare irruzione in quest’ultimo e di produrre il suo effetto. Di irrompere come un pugno di velluto, lasciando che lo spettatore, chino dopo averlo incassato, ringrazi per tutto quello che ha potuto assaporare.

Diego

venerdì 2 settembre 2016

Venezia 73 - giorno 3

E' il giorno dello stilista e regista Tom Ford, che porta al Lido Animali Notturni. Mentre Fuori Concorso viene presentato The Bleeder.

Seconda prova da regista per lo stilista Tom Ford, che dopo il successo di A Single Man torna alla regia con il film Nocturnal Animals, tratto dal libro "Tony and Susan" di Austin Wright. Protagonisti del film Jake Gyllenhaal e Amy Adams, accompagnati da un cast stellare: Isla Fisher, Aaron Taylor-Johnson (presente al Lido), Armie Hammer, Michael Shannon, e Laura Linney.

Thriller esistenziale che racconta una "storia dentro una storia", Animali Notturni è segue due storie s'intrecciano. Da una parte c'è Susan (Adams), gallerista infelice e in crisi sposata con un uomo infedele, che ripensa al suo passato e agli errori fatti, uno su tutti l'aver lasciato il suo ex marito, a cui pensa mentre legge un manoscritto che proprio l'uomo le aveva regalato. La storia del libro diventa così una storia nel film, con protagonista Tony (Gyllenhaal), che nell'immaginazione di Susan ha le fattezze proprio del suo ex marito, un uomo in cerca di vendetta dopo che una banda di balordi ha violentato e ucciso sua moglie e sua figlia.

Il film ha avuto una buona accoglienza da parte della stampa, ottime le interpretazione dei due protagonisti, con Amy Adams sempre più "star del festival".

Durante la conferenza stampa, Tom Ford ha voluto subito sottolineare le differenze con il libro, rivendicando il diritto (e la necessità) di non rimanere per forza troppo fedeli all'originale. "Si tratta di due mezzi totalmente diversi", ha dichiarato lo stilista/regista, "Il monologo interiore di Susan viene tradotto ovviamente in una serie di immagini, così si spiega anche la scelta di spostare la vicenda in un'altra epoca e in un altro territorio, in particolare l'Essex e il Texas che conosco bene. Il libro era degli anni '90, oggi serviva un luogo remoto in cui i telefoni cellulari non avessero campo. Per il resto invece, mi ha interessato questa storia di chi lascia andare una persona e ne paga le conseguenze".
Sia Jake Gyllenhaal che Amy Adams sono rimasti fin da subito affascinati dalla storia, in particolare l'attore ha sottolineato come sia stato colpito anche dalla carta dello script. "Una sfumatura di rosso  davvero elegante", ha detto Gyllenhaal, "L’ho subito sentita come una storia molto personale, una delle migliori sceneggiature che abbia mai letto, emozionante metafora sulla violenza di oggi. E' stata incassare continui colpi senza reagire, come fa il mio personaggio. Leggendo la sceneggiatura ho capito che parlava di come viviamo il dolore nella nostra vita quotidiana. Ma non credo sia un film sulla vendetta, è il racconto di una coppia che si è amata, ha avuto un’opportunità e non l'ha saputa sfruttare".
Approccio più complicato per Amy Adams, che ha confessato che inizialmente non le piaceva il suo personaggio. "All'inizio, preparando il film, Susan non mi piaceva", ha dichiarato l'attrice, "Il che è un problema per me. Ho dovuto trovare una strada per avvicinarmi a Susan perché non posso interpretare una persona che disprezzo. Devo ringraziare Tom che mi ha letto molti brani del libro, conducendomi alla scoperta delle sue sfaccettature".

A colpire subito del film è stata la scena d'apertura, una elegante sequenza musicale di una mostra di arte contemporanea con delle performance sexy di donne corpulente e obese. "Nel film ogni opera artistica è vera, odio quando nei film si inseriscono lavori palesemente falsi", ha spiegato Tom Ford, "ho realizzato la sequenza iniziale lavorando sull'immaginario di qualcuno che vede l’America da fuori, e io vivo in Europa da ventisei anni, esagerato, grasso, vecchio, brandelli del concetto patriottico liberi da convenzioni con corpi che non rispondono a dettami estetici imposti. Lo stile deve sempre nascondere della sostanza, far parte del racconto".

Nocturnal Animals uscirà in Italia il 17 novembre.

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Altro film presentato oggi è The Bleeder, con un quasi irriconoscibile Liev Schreiber e Naomi Watts protagonisti.

Il film racconta la vera storia del pugile, e venditore di alcolici, Chuck Wepner, soprannominato "The Bleeder", passato alla storia per aver retto 15 round contro il grande Muhammad Alì, e che poi ha ispirato Sylvester Stallone per la storia di Rocky Balboa.

Una parabola breve quella di Wepner. "Con il suo naturale atteggiamento si è aperto alla trappola del narcisismo, pagando poi la sua passione di voler essere amato da tutti", ha dichiarato Liev Schreiber, "Come attore capisco cosa voglia dire rischiare che il narcisismo rovini la vita, che il bisogno di essere amati diventi nocivo. Se credi che la fama sia tutto nella vita, allora sarai destinato a una vita incredibilmente solitaria".
Accanto all'attore quella che è anche sua moglie nella vita, cioè Naomi Watts, che sul suo personaggio ha dichiarato: "Di lei mi è piaciuta la saggezza, la consapevolezza, la forza, e il fatto di essere una donna piena di spirito. Ho incontrato la vera Linda nel corso di una serata molto piacevole. La prima cosa su cui abbiamo lavorato è stata la voce, poi sulla sua fisicità, i vestiti, il modo di muoversi e camminare. Ho anche imbottito un po' il seno... Una bella boccata d’aria fresca dopo aver interpretato tante donne disperate, urlanti, che piangono o sono sull'orlo di un esaurimento nervoso!".

domenica 20 settembre 2015

Southpaw - la recensione

Ennesimo capitolo del "matrimonio" tra cinema e boxe, Southpaw, diretto da Antoine Fuqua, ci racconta la caduta e la risalita di un pugile.

Billy Hope (J.Gyllenhaal) è il campione imbattuto dei pesi medio-massimi. E' ricco, ha una famiglia unita, una moglie, Maureen (R.McAdams), conosciuta ai tempi dell'orfanotrofio, che lo sostiene, soffre insieme a lui dietro l'angolo, e cerca di convincerlo a dire basta con la boxe. Billy è indeciso ma i dolori e le ferite riportate durante l'ultimo durissimo incontro, che lo ha confermato campione, lo spingono a dare retta alla moglie. Una pallottola vagante sparata durante un rissa con un pugile che lo aveva provocato, cambia per sempre il corso della sua vita. Sua moglie muore, perde i soldi, la casa, gli portano via la figlia, così Billy dovrà cercare di ricominciare da zero e tornare sul ring per chiudere i conti con tutto.

Discesa e risalita, toccare il fondo più sporco e poi risalire con la sola forza d'animo, temi non nuovi nell'universo del cinema pugilistico. Trovare un'idea originale nel genere è praticamente impossibile, Rocky ha già detto tutto quello che c'era da dire, e l'ha fatto in modo epico e perfetto, e se non bastasse c'è anche un capolavoro come Toro Scatenato a chiudere le porte all'originalità in questo specifico genere. Questo però non significa che non si possono più fare film sulla boxe, lo sport più cinematografico di sempre, tutto sta a raccontare e affrontare nel modo giusto temi e situazioni già viste, come ha fatto ad esempio Clint Eastwood con il suo bellissimo Million Dollar Baby. Antoine Fuqua in Southpaw ci riesce a metà, e la parte più riuscita non è merito suo.

Scappare dagli stereotipi del genere è impossibile? e allora Fuqua decide di usarli tutti. La storia del film ha uno svolgimento piuttosto prevedibile? allora il regista opta per la mano pesante - come è nel suo stile, tra l'altro - decidendo di puntare tutto su dei "pugni emotivi" per cercare di colpire e stendere lo spettatore piuttosto che su una generale costruzione della storia e dell'ambiente intorno al protagonista. Questa scelta provoca degli strappi nell'andamento, momenti in cui si enfatizza e si carica, e altri in cui si tira avanti in modo un po' superficiale; alla fine si ha la sensazione che, dal punto di vista della storia, della sceneggiatura e dell'approfondimento di alcuni punti, si poteva fare meglio. Discorso diverso per le scene di combattimento e di allenamento, ben girate e coinvolgenti.

Punto di forza del film è sicuramente il cast. Il sempre più bravo Jake Gyllenhaal è assoluto protagonista del film, presente praticamente in tutte le scene e trasformato fisicamente da chili di muscoli (dopo la magrezza inquietante raggiunta in Nightcrawler), la sua grande carica emotiva e la presenza scenica risollevano il film ogni volta che comincia ad accasciarsi da un lato. Un'interpretazione molto intensa che coinvolge e riesce a trascinare lo spettatore nella storia. Molto bravo anche Forest Whitaker, che con un personaggio appena accennato, e che entra in scena solo a metà film (un po' troppo tardi), riesce comunque ad incidere in modo evidente. Nel cast anche Rachel McAdams, Naomie Harris e 50 Cent.

Non diventerà un punto fermo nel genere dei film sulla boxe, ha sicuramente tanti difetti, ma alla fine Southpaw non annoia affatto, e in un modo o nell'altro, usando temi e situazioni sicuramente già viste, toccando corde già testate per stimolare la sensibilità dello spettatore, grazie a un ottimo protagonista, e grazie a uno sport che al cinema rende tantissimo, riesce a coinvolgere. Alla fine però resta anche il dubbio che, con un regista diverso, più equilibrato, avrebbe potuto essere qualcosa in più.

mercoledì 2 settembre 2015

Venezia 72 - giorno 1

Prende il via il 72° Festival di Venezia e ad aprire i battenti ci pensa Everest, di Baltasar Kormakur, con Jake Gyllenhaal, Josh Brolin, Jason Clarke, John Hawkes e Emily Watson presenti al Lido.

Tratto da fatti realmente accaduti, il film racconta la drammatica scalata alla montagna più alta del mondo da parte di due diverse spedizioni guidate da due uomini molto diversi: quella guidata da Rob Hall (Jason Clarke), capo della Adventure Consultants che cerca di accompagnare i suoi clienti fino alla vetta, e quella di Scott Fischer (Jake Gyllenhaal), alpinista americano sopra le righe, incosciente e col vizio dell'alcol. Ma la vetta dell'Everest è una sfida ai limiti umani e le due spedizioni si troveranno ad affrontare mille difficoltà, tra cui una violenta tempesta di neve.

Difficile è stata anche la lavorazione del film, con le riprese che si sono svolte tra gli studi di Pinewood, quelli di Cinecittà e le Dolomiti. Inizialmente il regista aveva deciso di girare proprio in Nepal ma il cast e la troupe non hanno resistito al clima estremo. "Ho portato davvero i miei attori in Nepal, prima a Katmandu e poi al campo base", ha raccontato Baltasar Kormakur, "ma dopo poco hanno cominciato a stare male e abbiamo optato per le Dolomiti, siamo stati in Val Senales e poi a Cinecittà e negli studi di Pinewood. Ma avevo le immagini dell'Everest girate nel 2014, anche durante una valanga". Le Dolomiti però non sono state sempre gentili. "Ci sono stati momenti difficili", ha continuato a raccontare il regista, "In Val Senales la produzione è stata colpita da una nevicata molto intensa e l'allarme valanghe è diventato reale, ma è stata un'esperienza straordinaria sia per il rapporto con la natura che per il senso di cameratismo che si è creato tra gli attori. Li ho fatti soffrire parecchio ma non li ho mai messi in pericolo". "Abbiamo girato con un vento pungente e temperature sotto zero", gli fa eco Jason Clarke, "ma nonostante il freddo, le punte dei piedi e delle mani quasi congelate è stata la migliore esperienza cinematografica che abbia mai avuto". "Poi siamo venuti a Cinecittà in cerca del sole!", ha scherzato il regista.

Da una parte il clima estremo, dall'altra l'emozionante incontro con i familiari delle due guide, Hall e Fischer. "E' stata un'emozione incredibile", ha raccontato Clarke, "incontrare la moglie di Hall, Jen, e la figlia Sarah che oggi è un'adolescente e non ha mai conosciuto suo padre. E' stata l'emozione più forte della mia carriera di interprete, sapere di dover restituire la verità su quell'uomo". Stessa emozione anche per Jake Gyllenhaal e Josh Brolin che hanno sentito molto il peso della responsabilità. "Speriamo che quando le persone coinvolte vedranno il film possano riconoscersi. Mi sono chiesto tutto il tempo se quello che facevo fosse giusto", ha detto Brolin. "Interpretare questo personaggio mi ha fatto provare una grande responsabilità. Quando i figli di Scott Fischer mi hanno contattato direttamente è stato molto emozionante", ha raccontato Gyllenhaal, "Erano preoccupati dell'immagine che avrei restituito di loro padre, incontrarli mi ha permesso di vedere il mio personaggio attraverso i loro occhi. Ho cercato di rappresentarlo non attraverso le caratteristiche fisiche, che comunque abbiamo studiato, ma con l'essenza del personaggio e spero di esserci riuscito". Emily Watson invece ha raccontato che per prepararsi al suo personaggio ha parlato spesso con al vera Helen (assistente di Rob Hall): "Mi ha fatto ascoltare le registrazioni delle loro conversazioni telefoniche, è stato come toccare con mano la verità".

Il film, che vede nel cast anche Keira Knightley e Robin Wright, è stato presentato in anteprima mondiale ed è stato accolto in modo positivo, con delle recensioni abbastanza buone.

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Si è tenuta oggi la conferenza stampa della giuria del Concorso, che vede Alfonso Cuarón come presidente, con lui ci saranno Elizabeth Banks, Diane Kruger, Emmanuel Carrère, Hou Hsiao-hsien, Francesco Munzi, Pawel Pawlikowski, Lynne Ramsay e Nuri Bilge Ceylan.

"Non ho una idea precisa di quello che vorrei vedere o premiare, ma penso sia giusto così. Mi avvicinerò ai film con innocenza, e con la stessa innocenza voglio essere sorpreso", ha dichiarato Cuarón.

Il Direttore della Mostra del Cinema Alberto Barbera ha annunciato che verrà fatto un omaggio a Wes Craven, scomparso pochi giorni fa, sabato 5 settembre a mezzanotte, in sala Darsena, verrà proiettato gratuitamente, sia per la stampa che per il pubblico, Nightmare. "Renderemo omaggio a un grande regista, con un grande film. La proiezione sarà aperta a tutti, spargete voce", ha dichiarato Barbera.

mercoledì 29 luglio 2015

Venezia 72: il programma completo

Si è tenuta oggi la conferenza stampa di presentazione del prossimo Festival del Cinema di Venezia.
Ben 4 i film italiani in concorso: Marco Bellocchio con Sangue del mio Sangue, Luca Guadagnino con A Bigger Splash (nel cui cast spiccano Tilda Swinton e Ralph Fiennes, Giuseppe Gaudino con Per Amor Vostro e l'esordiente Piero Messina con L’Attesa.
Spicca anche il nuovo film di Tom Hooper The Danish Girl, con il premio oscar Eddie Redmayne, film che fa già parlare di sè per il tema trattato (Redmayne interpreterà infatti una delle prime persone a cambiare sesso), e Beasts of No Nation di Cary Fukunaga, film d'animazione con Idris Elba.
Molto interessante anche i fuori concorso, con l'anteprima mondiale di Everest, film d'apertura dal cast importante (Jake Gyllenhaal, Keira Knightley e Robin Whright su tutti), Spotlight con Mark Ruffalo, Black Mass di Scott Cooper con le star Johnny Depp e Benedict Cumberbatch e il corto di Martin Scorsese The Audition, con Leonardo di Caprio e Brad Pitt.

Ecco il programma completo della rassegna giunta alla sua 72esima edizione che, ricordiamo, si terrà dal 2 al 12 Settembre.

CONCORSO

EMIN ALPER – ABLUKA (FRENZY)
Turchia, Francia, Qatar, 114′
Mehmet Özgür, Berkay Ates

LAURIE ANDERSON – HEART OF A DOG
Usa, 75′
Laurie Anderson

MARCO BELLOCCHIO – SANGUE DEL MIO SANGUE
Italia, Francia, Svizzera, 106′
Roberto Herlitzka, Pier Giorgio Bellocchio, Lydiya Liberman, Fausto Russo Alesi, Alba Rohrwacher, Federica Fracassi, Filippo Timi

SUE BROOKS – LOOKING FOR GRACE
Australia, 97′
Richard Roxburgh, Radha Mitchell, Odessa Young, Terry Norris, Harry Richardson

DRAKE DOREMUS – EQUALS
Usa, 101′
Kristen Stewart, Nicholas Hoult, Guy Pearce, Jacki Weaver

ATOM EGOYAN – REMEMBER
Canada, Germania, 95′
Christopher Plummer, Martin Landau, Dean Norris, Bruno Ganz, Jürgen Prochnow, Heinz Lieven

CARY FUKUNAGA – BEASTS OF NO NATION
Usa, 133′
Idris Elba

GIUSEPPE M. GAUDINO – PER AMOR VOSTRO
Italia, Francia, 110′
Valeria Golino, Massimiliano Gallo, Adriano Giannini

XAVIER GIANNOLI – MARGUERITE
Francia, Repubblica Ceca, Belgio, 127′
Catherine Frot, André Marcon, Michel Fau, Christa Théret, Denis Mpunga, Sylvain Dieuaide

AMOS GITAI – RABIN, THE LAST DAY
Israele, Francia, 153′
Ischac Hiskiya, Pini Mitelman, Michael Warshaviak, Einat Weizman, Rotem Keinan, Yogev Yefet, Yael Abecassis

LUCA GUADAGNINO – A BIGGER SPLASH
Italia, Francia, 120′
Tilda Swinton, Ralph Fiennes, Matthias Schoenaerts, Dakota Johnson, Corrado Guzzanti

OLIVER HERMANUS – THE ENDLESS RIVER
Sud Africa, Francia, 108′
Nicolas Duvauchelle, Crystal-Donna Roberts, Clayton Evertson, Darren Kelfkens, Denise Newman

TOM HOOPER – THE DANISH GIRL
Regno Unito, Usa, 120′
Eddie Redmayne, Alicia Vikander, Amber Heard, Sebastian Koch, Ben Whishaw, Matthias Schoenaerts

CHARLIE KAUFMAN, DUKE JOHNSON – ANOMALISA
Usa, 90′
(animazione)
Jennifer Jason Leigh, David Thewlis, Tom Noonan

ZHAO LIANG – BEHEMOTH
Cina, Francia, 95′
(documentario)

PIERO MESSINA – L’ATTESA
Italia, Francia, 100′
Juliette Binoche, Lou de Laâge, Giorgio Colangeli, Domenico Diele, Antonio Folletto, Giovanni Anzaldo

JERZY SKOLIMOWSKI – 11 MINUT (11 MINUTES)
Polonia, Irlanda, 81′
Richard Dormer, Paulina Chapko, Wojciech Mecwaldowski, Dawid Ogrodnik, Andrzej Chyra

ALEKSANDR SOKUROV – FRANCOFONIA
Francia, Germania, Paesi Bassi, 87′
Louis-Do de Lencquesaing, Benjamin Utzerath

PABLO TRAPERO – EL CLAN
Argentina, Spagna, 108′
Guillermo Francella, Peter Lanzani

LORENZO VIGAS – DESDE ALLÁ
Venezuela, Messico, 93′
Alfredo Castro, Luis Silva

CHRISTIAN VINCENT – L’HERMINE
Francia, 98′
Fabrice Luchini, Sidse Babett Knudsen

FUORI CONCORSO

EVGENY AFINEEVSKY – WINTER ON FIRE
Ucraina, 85′
(documentario)

DANIEL ALFREDSON – GO WITH ME
Usa, Canada, Svezia, 90′
Anthony Hopkins, Julia Stiles, Ray Liotta, Alexander Ludwig, Hal Holbrook, Steve Bacic, Lochlyn Munro

YANN ARTHUS-BERTRAND – HUMAN
Francia, 188′
(documentario)

NOAH BAUMBACH, JAKE PALTROW – DE PALMA
Usa, 109′
(documentario)

AMY BERG – JANIS
Usa, 115′
(documentario)

CLAUDIO CALIGARI – NON ESSERE CATTIVO
Italia, 100′
Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Silvia D’Amico, Roberta Mattei

SCOTT COOPER – BLACK MASS
Usa, 122′
Johnny Depp, Joel Edgerton, Benedict Cumberbatch, Rory Cochrane, Jesse Plemons, Dakota Johnson, Peter Sarsgaard, Kevin Bacon

HU GUAN – LAO PAO ER (MR SIX)
Cina, 135′
Feng Xiaogang

BALTASAR KORMÁKUR – EVEREST [FILM D’APERTURA]
Regno Unito, USA, 122′
Jason Clarke, Josh Brolin, John Hawkes, Robin Wright,  Michael Kelly, Sam Worthington, Keira Knightley, Emily Watson, Jake Gyllenhaal

SERGEI LOZNITSA – SOBYTIE (THE EVENT)
Paesi Bassi, Belgio, 74′
(documentario)

ORIZZONTI

HIWOT ADMASU GETANEH – NEW EYES [CORTOMETRAGGI]
Francia, Germania, 11′
Selam Fikadu, Berite Eshetu, Surafel Tsegaye, Feven Teshome

MERZAK ALLOUACHE – MADAME COURAGE
Algeria, Francia, Emirati Arabi Uniti, 90′
Adlane Djemil, Lamia Bezouaoui, Leïla Tilmatine, Abdellatif Benahmed, Mohamed Takerret

GIOVANNI ALOI – E.T.E.R.N.I.T. [CORTOMETRAGGI]
Francia, 14′
Ali Salhi, Serena Grandi

JOKO ANWAR – A COPY OF MY MIND
Indonesia, Corea del Sud, 116′
Tara Basro, Chicco Jerikho

MARIANA ARRIAGA – EN DEFENSA PROPIA [CORTOMETRAGGI]
Messico, 14′
Mauricio Isaac, Emilio Echevarría

KARIM BOUKERCHA – VIOLENCE EN RÉUNION [CORTOMETRAGGI]
Francia, 15′
Vincent Cassel

ALBERTO CAVIGLIA – PECORE IN ERBA
Italia, 85′
Davide Giordano, Anna Ferruzzo, Bianca Nappi, Mimosa Campironi, Lorenza Indovina, Omero Antonutti

SAMUEL COLLARDEY – TEMPÊTE
Francia, 89′
Dominique Leborne, Mailys Leborne, Mattéo Leborne

BRADY CORBET – THE CHILDHOOD OF A LEADER
Gran Bretagna, Ungheria, Belgio, Francia, 113′
Liam Cunningham, Bérénice Bejo, Stacy Martin, Yolande Moreau, Tom Sweet, Robert Pattinson

RENATO DE MARIA – ITALIAN GANGSTER
Italia, 87′
Andrea Di Casa, Paolo Mazzatelli, Luca Micheletti, Aldo Ottobrino, Sergio Romano, Francesco Sferrazza Papa

KEVIN JEROME EVERSON – IT SEEMS TO HANG ON [CORTOMETRAGGI]
Usa, 20′
Lynnette Freeman, Ricky Goldman

VAHID JALILVAND – CHAHARSHANBEH, 19 ORDIBEHESHT (WEDNESDAY, MAY 9)
Iran, 102′
Niki Karimi, Amir Aghaee, Shahrokh Forootanian, Vahid Jalilvand

SHEN JIE – HOU (MONKEY) [CORTOMETRAGGI]
Cina, 5′
(animazione)

YAELLE KAYAM – MOUNTAIN
Israele, 83′
Shani Klein, Avshalom Pollak, Haitham Ibrahem Omar

TOBIAS LINDHOLM – KRIGEN (A WAR)
Danimarca, 115′
Pilou Asbæk, Tuva Novotny

VETRI MAARAN – VISAARANAI (INTERROGATION)
India, 106′
Dinesh Ravi, Samuthira Kani, Murugadas Periyasamy

JAKE MAHAFFY – FREE IN DEED
Usa, Nuova Zelanda, 98′
David Harewood, Edwina Findley

GABRIEL MASCARO – BOI NEON
Brasile, Uruguay, Paesi Bassi, 101′
Juliano Cazarré, Maeve Jinkings, Aline Santana, Carlos Pessoa, Vinicíus de Oliveira

DITO MONTIEL – MAN DOWN
Usa, 92′
Shia LaBeouf, Kate Mara, Jai Courtney, Gary Oldman

HADAR MORAG – LAMA AZAVTANI (WHY HAST THOU FORSAKEN ME?)
Israele, Francia, 94′
Muhammad Daas, Yuval Gurevich

ALY MURITIBA, MARJA CALAFANGE – TARÂNTULA [CORTOMETRAGGI]
Brasile, 20′
Malu Zanetti Domingues, Luma Domingues Zanetti, Giuly Biancato, Ana Clara Fischer

SEBASTIÁN MURO – 55 PASTILLAS [CORTOMETRAGGI]
Argentina, 13′
Fidel Cuello Vitale Valentina Britos Camilo Cuello Vitale Guillermo Tkach

ELNURA OSMONALIEVA – SEIDE [CORTOMETRAGGI]
Kirghizistan, 15′
Kaliman Kalybek Kyzy, Kanat Abdrakhmanov, Razha Alieva

CRISTINA PICCHI – CHAMP DES POSSIBLES [CORTOMETRAGGI]
Canada, 13′
(documentario)

RODRIGO PLÁ – UN MONSTRUO DE MIL CABEZAS
Messico, 75′
Jana Raluy, Emilio Echevarría, Sebastián Aguirre, Hugo Albores

ANITA ROCHA DA SILVEIRA – MATE-ME POR FAVOR
Brasile, Argentina, 101′
Valentina Herszage, Mari Oliveira, Júlia Roliz, Dora Freind, Bernardo Marinho, Vitor Mayer

NICOLAS SAADA – TAJ MAHAL
Francia, Belgio, 89′
Stacy Martin, Louis-Do de Lencquesaing, Gina McKee, Alba Rohrwacher

IVAN SALATIC – DVORIŠTA (BACKYARDS) [CORTOMETRAGGI]
Montenegro, 20′
Marko Stibohar, Luka Petrone, Sara Kosovac

WICHANON SOMUMJARN – JER GUN MUER RAO JER GUN (THE YOUNG MAN WHO CAME FROM THE CHEE RIVER) [CORTOMETRAGGI]
Thailandia, 16′
Yingyong Wongtakee, Teerana Khareram

DUBRAVKA TURIC – BELLADONNA [CORTOMETRAGGI]
Croazia, 18′
Aleksandra Naumov, Nada Ðurevska, Lana Baric, Anita Matkovic

DAVID VICTORI – ZERO [CORTOMETRAGGI – FUORI CONCORSO]
Usa, Regno Unito, Spagna, Messico, 28′
Joe Eggold, Felix Avitia, David Atkinson

JULIAN WAYSER – OH GALLOW LAY [CORTOMETRAGGI]
Usa, 20′
John Robinson, Jason Ritter, Kelsey Sanders, Andoni Anastasse

YORGOS ZOIS – INTERRUPTION
Grecia, Francia, Croazia, 109′
Alexandros Vardaxoglou, Maria Kallimani, Alexia Kaltsiki, Christos Stergioglou, Maria Filini

mercoledì 13 maggio 2015

Festival di Cannes 2015 - si comincia!

Ha preso il via oggi il 68° Festival di Cannes, con la presentazione della giuria e il film d'apertura.

Per la prima volta nella storia del festival i presidenti di giuria sono due, cioè i fratelli Coen, molto felici di poter andare a Cannes in una veste nuova e senza un film da presentare.

"Quando ci hanno chiamato l'abbiamo considerata una grande opportunità e una grande esperienza", ha dichiarato Joel Coen, che ha poi tracciato una linea molto semplice da seguire per giudicare i film, "Ci faremo guidare dalle emozioni, non siamo dei critici cinematografici, il film più bello e' quello che avrà più consenso tra noi giurati".

Una giuria molto glamour che vede riuniti Sienna Miller‬, ‪‎Jake Gyllenhaal‬, ‪‎Xavier Dolan‬, ‎Rossy De Palma‬, ‪‎Sophie Marceau‬, la cantante ‎Rokia Traore‬ e ‎Guillermo del Toro‬. Tutti molto rilassati. Durante la conferenza stampa Jake Gyllenhaal ha scherzato dicendo che fra i giurati si sono già formate due "fazioni" rispetto ai due presidenti. "‎Noi giurati già ci siamo divisi, c'è chi tiene per Joel e chi per Ethan", ha detto l'attore, emozionato all'idea di poter vedere tanti film, "Sono eccitato all'idea di vederli prima di ogni altra persona al mondo... e soprattutto gratis! Il fatto che in giuria ci siano anche degli attori darà un po' di brio al tutto, altrimenti tra registi si scambierebbero solo complimenti". Gyllenhaal ha raccontato quello che gli ha detto sua madre prima che partisse per il festival, cioè di portarle il poster di Ingrid Bergman.
Non troppo serio nemmeno il regista messicano Guillermo del Toro, che ha raccontato di essere dimagrito abbastanza per il vestito che aveva e così finalmente ne ha comprato uno nuovo. "Siamo qui per dire che cosa ci piace, non che cosa è bello o brutto", ha continuato poi il regista, "dobbiamo trattare questi film con rispetto. Ci saranno giorni da Arancia meccanica e altri da Nuovo cinema paradiso. Spero di imparare molto da questa avventura e di arricchirmi di cinema". Anche Xavier Dolan, che lo scorso anno a Cannes ha vinto il premio della Giuria con il suo Mommy, è arrivato a Cannes con l'idea di arricchirsi cinematograficamente. "Sono qui per vedere i film col cuore, non sono un critico e devo solo dire umanamente ciò che mi tocca, il resto poco importa", ha dichiarato Dolan, il più giovane in giuria, "Sara' un'esperienza che mi arricchirà, vedere per dodici giorni film provenienti da tutto il mondo e' un grande privilegio". "È un grandissimo onore, non vedo l’ora di iniziare", ha invece dichiarato in modo molto semplice e sincero Sienna Miller.

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E il festival ha cominciato con il film La Tête Haute della regista Emmanuelle Bercot, che vede nel cast l'icona del cinema francese (e non solo) Catherine Deneuve.

Il film racconta il recupero di un ragazzo difficile, con problemi a scuola e in famiglia, un ragazzo violento ma fragile interpretato dal giovane Rod Paradot. Nel cast anche Benoit Magimel e la Deneuve, che interpreta una severa giudice d'infanzia che segue e cerca di aiutare il ragazzo per dieci anni.

"E' un ruolo che mi ha colpito, parla di un mestiere che non si conosce", ha raccontato Catherine Deneuve, "Vediamo i giudici in tv di volata ma non sappiamo quali sono le relazioni che hanno con i ragazzi che sono chiamati a giudicare. Certamente mi ha messo addosso una certa pressione ma è stato particolarmente importante ai fini della preparazione. Ho osservato quello che accadeva nei tribunali, sapevo che è un mestiere molto duro che si fa per vocazione. Richiede molto tempo e poi la capacità di sopportare la frustrazione, perché purtroppo non è possibile salvare tutti. Ma i giovani meritano e hanno bisogno di essere aiutati. Oggi è difficile trovare il tempo di seguire tutta la crescita di un ragazzo ma c’è un momento in cui si afferma rapidamente quello che sarà il loro futuro. Se a scuola inizi a lavorare male sarà sempre più difficile riprendersi. Penso che il ruolo dei professori sia anche quello di aiutare i ragazzi a modellarsi, a scegliere quelli che sono gli indirizzi che più gli si confanno".
E' capitato molto raramente che un film diretto da una donna aprisse un festival, argomento di cui si è parlato molto nei giorni che hanno preceduto l'overture di Cannes, ma che non ha messo nessuna particolare pressione addosso alla regista. "Per me apre il film, dice. E’ scontato che le donne debbano avere gli stessi spazi che gli uomini e poi ci sono diversi film di registe donne in concorso come quello di Valèrie Donzelli. Non mi sento in ruolo minoritario, anche se non sono in concorso. Sono contenta che il film sia nel posto dove è", ha spiegato la Bercot che poi ha parlato del suo film, "Volevo mettere in luce il lavoro di quelli che considero degli eroi, giudici per l’infanzia, educatori, assistenti sociali, credo fortemente che nessun bambino possa essere di natura cattivo e che il ruolo delle istituzioni nel fornire la giusta educazione sia fondamentale, specie quando i genitori non possono occuparsene. In quel caso è la società ad avere le responsabilità di questi ragazzi. Se un ragazzo diventa violento e barbaro questo dipende dal fatto che non ha potuto essere educato come il suo vicino".

La cerimonia d'apertura è stata presentata, come lo scorso anno, dall'attore Lambert Wilson, che ovviamente si preoccuperà anche della cerimonia di chiusura.

sabato 16 novembre 2013

Prisoners - la recensione

Il regista canadese Denis Villeneuve firma il suo primo film americano, il thriller 'Prisoners'.

In una tranquilla cittadina della provincia americana, due bambine, Anna e Joy, spariscono nel nulla. Subito scattano le ricerche, il detective Loki (J.Gyllenhaal) conduce le indagini. I primi sospetti cadono su un ragazzo (P.Dano) che era parcheggiato lì vicino con il suo camper. Preso e interrogato, il ragazzo viene rilasciato, nessuna prova contro di lui. Non è dello stesso avviso il padre di Anna, Keller Dover (H.Jackman), che perde la fiducia nella polizia e decide di agire per conto suo mentre il detective Loki continua ad indagare in una storia che diventa sempre più complicata. Intanto le famiglie reagiscono in modo diverso: la moglie di Keller (M.Bello) si chiude nel dolore, i genitori di Joy (T.Howard e V.Davis), anche se non condividono i modi, lasciano che Keller continui la sua personale ricerca.

'Prisoners' è un thriller molto intelligente, la storia è stata sicuramente ispirata da tanti fatti di cronaca di cui si sente parlare ogni tanto. Il regista incarta il film nel genere del thriller classico ma unisce intrattenimento ad una trama che pone delle domande interessanti: cosa sei disposto a fare per riuscire ad ottenere quello che vuoi? fino a dove sei in grado di arrivare? in casi estremi tutto è concesso? La storia indaga non solo sulla scomparsa di due bambine ma anche sulle persone e le loro reazioni davanti ad un evento sconvolgente, le loro paure e la loro rabbia, la loro sfiducia, la fede, personaggi ritratti come persone in lotta contro qualcuno o qualcosa che si sfogano in modi diversi, un percorso che vale per i "buoni" e per i "cattivi". Visivamente il film ricorda 'Mystic River' di Eastwood, ma anche 'Insomnia' di Nolan o i thriller di Fincher, viene ambientato in una zona suburbana con atmosfera invernale, fredda, in cui si ha la sensazione che tutto sia più duro e difficile. Il film inoltre non va in linea retta, offre punti di vista diversi sui fatti raccontati, la storia s'intreccia, diventa più complessa, senza mai allontanarsi troppo dal fatto centrale e senza mai dare giudizi su uno o un altro personaggio, lasciando sempre un vago senso di ambiguità.
L'ottimo risultato non sarebbe mai stato possibile senza il gran cast del film. Viola Davis, Terrence Howard, Maria Bello, Paul Dano, Melissa Leo, e i due protagonisti Hugh Jackman e Jake Gyllenhaal. In particolare Gyllenhaal offre una splendida interpretazione, mai sopra le righe e per niente stereotipata, non sarebbe una sorpresa se venisse preso in considerazione per qualche nomination.

Nonostante la durata importante del film (quasi due ore e mezza), 'Prisoners' non annoia, il tempo è assolutamente ben utilizzato per riuscire a dare il giusto spazio ai tanti punti di vista della storia. Un film molto solido, con tematiche forti, anche dure, un film appassionante che tiene gli occhi incollati allo schermo, con ottime interpretazioni e una bella regia. Uno dei migliori film dell'anno.

domenica 6 maggio 2012

Il trailer di "End of Watch" con Jake Gyllenhaal

Ecco il trailer di "End of Watch" pellicola dai toni drammatici e look da cinema vérité con Jake Gyllenhaal e Michael Pena protagonisti e  David Ayer, autore di Training Day, in cabina di regia. Gyllenhaal e Peña si calano nei panni di due agenti di polizia, compagni di pattuglia, in servizio nel quartiere più pericoloso di L.A., il famigerato South Central. Immagini dure, realistiche, di fortissimo impatto nel trailer del film che vede impegnati anche Anna Kendrick, Frank Grillo e America Ferrera.



MrCarrey