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giovedì 12 marzo 2020

#IoRestoaCasa - 6 film girati in una stanza o in una casa

Stiamo vivendo un periodo particolare in cui è necessario stare a casa il più possibile per cercare di diminuire i contagi da coronavirus, quale migliore occasione quindi per recuperare alcuni film?

I più adatti alla situazione attuale, in modo da immedesimarsi nel migliore dei modi, potrebbero essere i film girati in un unico ambiente. Di questo genere ce ne sono tanti ma non tantissimi, ci vuole bravura e mestiere da parte del regista nel riuscire a sfruttare al meglio uno spazio chiuso, che può essere una casa o addirittura un'unica stanza, senza risultare troppo statico o ripetitivo. Ci vuole poi la capacità e l'estro di un grande scenografo, che riesca ad arredare l'ambiente in modo naturale, realistico e "attivo", e un grande cast.

Noi di Frame ve ne proponiamo sei, e tre sono dello stesso regista.

LA PAROLA AI GIURATI, di Sidney Lumet (1957)

Tratto da una sceneggiatura "Twelve Angry Men" scritta per la tv e mandata in onda nel 1954 in una serie della CBS (poi perduta e infine ritrovata qualche anno fa), il film vede al centro della storia il componente di una giura che, basandosi sul concetto di "ragionevole dubbio", cerca di convincere gli altri membri, concordi sulla colpevolezza, ad assolvere un ragazzo accusato di aver ucciso il padre.
Tutto il film è ambientato nella stanza in cui è rinchiusa la giuria, solo tre minuti di pellicola sono ambientati in luoghi esterni, l'inizio e la fine, e due brevissime scene in bagno. Quella che può sembrare una storia statica viene in realtà mossa dai dialoghi e dal cambiamento dei vari personaggi, in un crescendo di tensione ed emotività. La regia segue questo crescendo inquadrando, man mano che passa il tempo, sempre più vicino i protagonisti. Altra particolarità del film, i personaggi non hanno nomi, gli unici a rivelarli alla fine sono il giurato 8 (un bravissimo Henry Fonda) e 9.
Il film ha ricevuto tre nomination agli Oscar 1958, miglior film, sceneggiatura e regia, all'allora debuttante Sidney Lumet.

NODO ALLA GOLA, di Alfred Hitchcock (1948)

Ispirato a un libro che a sua volta è stato ispirato a un terribile fatto di cronaca, il film è ambientato durante un party e racconta di due giovani (omosessuali ma il loro rapporto è stato censurato) che uccidono un loro amico e ne nascondono il corpo in un baule antico, che poi verrà apparecchiato e addobbato per la festa in modo che non venga aperto. Nonostante l'accaduto infatti, il party inizia e tra gli invitati ci sono anche il padre e la fidanzata del morto. Tra gli invitati dei ragazzi anche il loro ex professore Rupert Cadell (James Stewart), amante delle teorie sul concetto di "bene e male". Mentre uno dei due ragazzi ha un comportamento sprezzante, sicuro della propria superiorità intellettuale sugli altri, l'altro comincia a sentire il senso di colpa. Mentre tutti si chiedono che fine abbia fatto il ragazzo ucciso, che avrebbe dovuto partecipare alla festa, lo strano comportamento dei due padroni di casa insospettisce Cadell che cerca di far cedere i due ragazzi per farli confessare.
E' la prima pellicola a colori girata da Hitchcock che decise di impostare il film come un'unica lunghissima scena. Ambientato interamente nell'appartamento dei due ragazzi, il film è stato girato con dieci piani-sequenza da 10 minuti in modo da sembrare un'unica ripresa, a terra erano segnati i pochissimi movimenti di macchina, per permettere di passare da stanza a stanza venivano fatte scivolare le pareti, e gli stacchi sono stati nascosti con grande sapienza.

LA FINESTRA SUL CORTILE, di Alfred Hitchcock (1954).

Uno dei tanti capolavori del grande regista. Protagonista del film è L. B. "Jeff" Jefferies (James Stewart), fotoreporter di successo che, a seguito di un incidente in cui si è fratturato una gamba, è costretto a casa su una sedia a rotelle. Ad accudirlo ci pensa un'infermiera, mentre la sua fidanzata (Grace Kelly) va a fargli visita regolarmente. Annoiato dalla situazione, per passare il tempo si mette a spiare gli inquilini del palazzo di fronte, che a causa del grande caldo dell'estate tengono le finestre e le tende sempre aperte. Una notte Jeff viene svegliato dall'urlo di una donna. La mattina dopo nota subito l'assenza di uno degli inquilini, una donna, e si convince che in quell'appartamento si è consumato un omicidio. Da quel momento Jeff inizia la sua personale indagine.
Un film in soggettiva, il punto di vista dello spettatore infatti è quello del protagonista, la storia quindi si svolge tutta all'interno dell'appartamento di Jeff, più precisamente dalla stanza in cui lui si piazza per spiare i vicini. Anche le azioni esterne vengono seguite dal suo punto di vista, come se le stessimo guardando dalla sua finestra. Eccezionale la scenografia così come la regia perfetta di Hitchcock.
Candidato a quattro premi Oscar 1955, tra cui quello per la migliore regia.

IL DELITTO PERFETTO, di Alfred Hitchcock (1954)

Ambientato a Londra, il film vede al centro della storia la coppia formata da un ex campione di tennis (Ray Milland) e una donna ricca (Grace Kelly). Quando l'uomo scopre che la donna lo tradisce, escogita il "delitto perfetto" per ucciderla e prendersi la sua eredità. L'uomo progetta scrupolosamente l'omicidio per quasi un anno, ricatta un ex amico per costringerlo ad uccidere la moglie, e si crea un alibi apparentemente inattaccabile. Ma la sera dell'omicidio, niente va come nei piani. La donna reagisce e uccide il sicario. L'uomo torna a casa e tenta comunque di sfruttare la situazione a proprio vantaggio e cerca di far incriminare la moglie per omicidio. Solo i sospetti di un ispettore di polizia potranno salvare la donna dalla condanna a morte.
Il film, girato in formato stereoscopico, è ambientato tutto all'interno dell'appartamento della coppia, dove venne fatto un grande lavoro di arredamento, con una particolare attenzione alle tende. Ad occuparsene fu George James Hopkins, scenografo che ha iniziato nel cinema muto e che in carriera ha ricevuto ben 13 nomination agli Oscar.

CARNAGE, di Roman Polanski (2011)

Tratto dall'opera teatrale "Il Dio del Massacro", il film racconta l'incontro tra due coppie di genitori dopo un violento litigio tra i rispettivi figli. L'incontro tra le parti inizia cordialmente, anche se fin da subito emergono le differenti vedute sull'accaduto, ma rapidamente l'apparente cordialità lascia il posto alla violenza verbale, la discussione si allarga alla vita di coppia, al lavoro, a temi esistenziali, e l'atteggiamento dei quattro genitori cambia diventando un tutti contro tutti.
Ambientato tutto all'interno di un appartamento, il film usa in modo eccezionale tutti gli spazi. Grazie ai dialoghi e alla caratterizzazione dei personaggi, non ci si accorge nemmeno che la vicenda si svolge in pochi metri. Solo in due momenti si esce dalla casa, pochissimi minuti all'inizio e alla fine, e una scena sul pianerottolo. A farla da padrona sono le interpretazioni straordinarie dei quattro protagonisti, Kate Winslet, Jodie Foster, Christoph Waltz, e John C. Reilly.

E' SOLO LA FINE DEL MONDO, di Xavier Dolan (2016)

Basato sulla pièce teatrale "Giusto la fine del mondo", il film racconta il ritorno a casa, dopo 12 anni di lontananza, di uno scrittore malato terminale, desideroso di riappacificarsi con la propria famiglia e di informarli della sua imminente morte. I vari membri della famiglia però reagiscono tutti in modo diverso: la sorella, che lo conosce pochissimo, lo accoglie con gioia; il fratello reagisce con la gelosia che ha sempre provato nei suoi confronti; la nuora cerca di accoglierlo nel migliore dei modi, per farlo sentire a proprio agio; mentre la madre non sa come reagire.
Il film, al di fuori di una scena in auto, è ambientato tutto all'interno della villa di famiglia, con il regista che insiste molto sui primi piani dando un senso quasi claustrofobico alla storia. Ottimo il cast, con il protagonista Gaspard Ulliel, Lea Seydoux, Vincent Cassel, Marion Cotillard e Nathalie Baye.

giovedì 23 maggio 2019

Cannes 2019 - giorno 9

Dopo un periodo di apparente polemica, torna in Concorso al festival il regista canadese Xavier Dolan, con il suo nuovo film Matthias & Maxime.

Non solo regista ma anche attore protagonista, Dolan torna nel doppio ruolo a sei anni dal suo Tom à la Ferme (2013).
Il film racconta la storia di due grandi amici, Matthias (Gabriel D'Almeida Freitas) e Maxime (Dolan, che recita con una grossa voglia rossa sulla guancia), entrambi accettano di comparire in un cortometraggio diretto da una loro amica e, per esigenze di scena, i due si scambiano un bacio. Le conseguenze di quel bacio dato per gioco saranno inaspettate. Nei due si insinua il dubbio, inizieranno a chiedersi quale sia il loro vero orientamento sessuale, mettendo in pericolo l'amicizia di una vita.

Il senso del film, secondo il regista, è la ricerca del proprio posto nel mondo. "Questo è stato, senza dubbio, il leit motiv dei miei vent'anni, un po' come accade alla maggior parte delle persone", ha dichiarato Xavier Dolan durante la conferenza stampa, "Con il successo, per me è arrivato anche l’isolamento, e fino ai venticinque anni stavo solo la maggior parte del tempo. Poi delle persone straordinarie hanno incrociato il mio cammino, ho lasciato che si avvicinassero e loro mi hanno accolto. Con loro al mio fianco ho avuto la possibilità di riscoprire delle persone con cui essere soprattutto me stesso, prima di essere il regista o lo scrittore. Matthias & Maxime, raccontando un’altra storia, parla di amicizie come queste. Giovani adulti che hanno provenienze e status differenti, e che, arrivati a quel particolare periodo di cambiamenti, si chiedono com'è successo a me? qual è il posto a cui dovrebbero appartenere?".
Matthias & Maxime è un film con dei toni molto diversi di precedenti lavori del regista, più luminoso, più ironico, ed era proprio questa la volontà di Dolan. "Non è un mix delle mie pellicole precedenti", ha detto il regista, "ma l’opportunità di esplorare qualcosa di diverso. Da un punto di vista estetico, è meno dark, con toni meno cupi e colori pastello. Una sorta di transizione per me, che mi porterà ad aprire un nuovo capitolo della mia vita".

Il film ha avuto una buona accoglienza.



Presentato sempre in Concorso, Roubaix, une lumière, nuovo polar diretto da Arnaud Desplechin. Con Lea SeydouxRoschdy Zem protagonisti.

Il film racconta la storia del commissario Daoud (Roschdy Zem), che la notte di Natale vaga per le strade di Roubaix, cittadina in cui è cresciuto, per cercare di risolvere un caso di omicidio, un'anziana donna uccisa in modo brutale e in cui le uniche sospettate sono due donne, Claude e Marie, alcolizzate, povere e amanti. Ad accompagnare il commissario ci sarà l'ultimo arrivato.

Un ritorno a casa per il regista, nato a Roubaix, che per fare il film si è lasciato ispirare dal libro Delitto e Castigo. "Dopo Les fantômes d'Ismaël, un fuoco d’artificio di finzione, avevo bisogno di deporre le armi davanti agli attori e filmare la mia città natale, Roubaix", ha spiegato Arnaud Desplechin, "Mi sono ricordato di un fatto di cronaca che aveva impressionato me e tante altre persone, l'omicidio di una anziana strangolata da due donne e così ho costruito una storia che usa veri poliziotti e persone del luogo, insieme ad attori professionisti e a una scrittura che deve molto a Delitto e castigo di Dostoevskij, un libro a cui pensavo tutti i giorni".

Il film ha convinto e ha ricevuto ottime recensioni.

giovedì 18 aprile 2019

Festival di Cannes 2019 - il programma ufficiale

Si è svolta questa mattina la conferenza stampa di presentazione del programma ufficiale del Festival di Cannes 2019, giunto alla sua 72a edizione.

Nomi di un certo livello in Concorso, dove troviamo Pedro Almodovar, Xavier Dolan (che torna al festival dopo un periodo di "polemica"), Ken Loach, i fratelli Dardenne, e anche Terence Malick.
C'è anche l'Italia, con il nuovo film di Marco Bellocchio Il Traditore, con Pierfrancesco Favino protagonista nei panni del pentito di mafia Tommaso Buscetta.

Fuori Concorso spicca il biopic su Elton John, Rocketman, con il cantante che sarà a Cannes per la premiere. A spiccare ancora di più però è anche l'assenza di Quentin Tarantino con il suo Once Upon a Time in Hollywood. Il direttore Thierry Fremaux ha dichiarato di aver visto "una parte" del film, che è ancora in fase di montaggio, quindi non è ancora pronto per il festival, ma ha comunque lasciato  aperta la porta: "noi continuiamo a sperarci, anche se sarà difficile. Tarantino ha scelto di girare il film in 36mm. e occorre molto lavoro. Quello che abbiamo visto è molto bello, speriamo di avere buone notizie". E, guarda caso, il film di chiusura non è stato annunciato, segno che il direttore ci spera davvero.


Ad aprire il festival invece sarà, come annunciato qualche giorno fa, The Dead Don't Die, nuovo film di Jim Jarmusch. La Palma d'Oro alla carriera sarà consegnata a Alain Delon.

Il festival si svolgerà tra il 14 e il 25 maggio. Presidente di giuria sarà Alejandro Gonzalez Iñárritu.  Ecco l'elenco dei film annunciati.

Concorso:
The Dead Don't Die, di Jim Jarmusch (film d'apertura)
Dolor y Gloria, di Pedro Almodovar
Il traditore, di Marco Bellocchio
The Wild Goose Lake (Nan fang che zhan de ju hui), di Diao Yinan
Parasite, di Bong Joon Ho
Le Jeune Ahmed, di Jean-Pierre Dardenne & Luc Dardenne
Roubaix, une lumière, di Arnaud Desplechin
Atlantique, di Mati Diop
Matthias and Maxime, di Xavier Dolan
Little Joe, di Jessica Hausner
Sorry We Missed You, di Ken Loach
Les Misérables, di Ladj Ly
A Hidden Life, di Terrence Malick
Bacurau, di Kleber Mendonça Filho & Juliano Dornelles
The Whistlers (La Gomera), di Corneliu Porumboiu
Frankie, di Ira Sachs
Portrait de la jeune fille en feu, di Céline Sciamma
It Must Be Heaven, di Elia Suleiman
Sibyl, di Justine Triet

Fuori concorso:
Les plus belles années d'une vie (The Best Years of a Life), di Claude Lelouch
Rocketman, di Dexter Fletcher
Too Old To Die Young - North of Hollywood, West of Hell (episodi 4 e 5), di Nicolas Winding Refn
Diego Maradona, di Asif Kapadia
La Belle Époque, di Nicolas Bedos

Proiezioni di mezzanotte:
The Gangster, the Cop, the Devil, di Lee Won-Tae

Proiezioni speciali:
Share, di Pippa Bianco
For Sama, di Waad Al Kateab & Edward Watts
Family Romance, Llc., di Werner Herzog
Tommaso, di Abel Ferrara
Être vivant et le savoir, di Alain Cavalier
Que sea lei, di Juan Solanas

Un Certain Regard:
Invisible Life, di Karim Aïnouz
Evge, di Nariman Aliev
Dylda (Beanpole), di Kantemir Balagov
Les hirondelles de Kaboul (The Swallows of Kabul), di Zabou Breitman & Eléa Gobé Mévellec
La Femme de mon frère (A Brother’s Love), di Monia Chokri
The Climb, di Michael Covino
Jeanne, di Bruno Dumont
O que arde (Viendra le feu / A sun that never sets), di Olivier Laxe
Chambre 212, di Christophe Honoré
Port Authority, di Danielle Lessovitz
Papicha, di Mounia Meddour
Adam, di Maryam Touzani
Zhuo ren mi mi, di Midi Z
Liberté, di Albert Serra
Bull, di Annie Silverstein
Summer of Changsha, di Zu Feng

giovedì 14 marzo 2019

Boy Erased - la recensione

Nelle sale italiane, con uno stratosferico ritardo, arriva Boy Erased, un racconto autobiografico di un ragazzo, Jared, che dopo aver fatto coming out viene spedito dai suoi genitori, perfetti rappresentanti dell'America bigotta e benestante, in un centro di cura per omosessuali.


Joel Edgerton trae dal memoir di Garrard Conley un film che sembra strutturato appositamente per questi tempi e per colpire il pubblico: la violenza, fisica ma soprattutto psicologica, che Jared e gli altri ragazzi subiscono, viene mostrata subdolamente ma senza mai davvero andare a fondo, fallendo probabilmente proprio dove non avrebbe dovuto, ovvero nel provocare disagio e disgusto nello spettatore, nel creare quella morsa allo stomaco che avrebbe potuto scuotere la coscienza a molti.
Rimane tutto un po' troppo pulito, troppo "buono" in un certo senso, nonostante il grandissimo cast sia impeccabile, con una Nicole Kidman che spicca per intensità e delicatezza.
Sicuramente un grande pregio del film è quello di riportare a galla il tema dei centri di conversione, incredibilmente ancora attivi in molte zone degli Stati Uniti (ma anche in altri paesi, purtroppo), riflettendo su quanto questi veri e propri internamenti forzati possano influire sulla vita di ragazzi già provati da un ambiente familiare spesso ostile, ma ancora più spesso orlato di buone intenzioni.

Un film pulito, senza grandi sbavature, ma che scivola via senza riuscire a emozionare troppo e che purtroppo rischia di essere subito dimenticato. Un peccato se si considera il tema che affronta e la storia (vera) che racconta, una storia che avrebbe meritato forse una messa in scena più cruda in alcuni frangenti, soprattutto nell'esplorazione della psicologia del suo protagonista.
Resta comunque da incorniciare la prova dell'intero cast e soprattutto quella di una sempre magistrale Nicole Kidman, vero valore aggiunto della pellicola.

venerdì 19 ottobre 2018

[RomaFF13] 7 sconosciuti a El Royale - la recensione



Drew Goddard, dopo aver scritto episodi di importanti serie televisive come Buffy e Lost, aveva sorpreso tutti con Quella casa nel bosco, un horror atipico che prendeva i cliché del genere e li ribaltava in un gioco meta narrativo sorprendente e originale, facendo del film di un esordiente alla regia uno dei migliori horror degli ultimi anni.
Ora Goddard ci prova con il noir, un genere che permette una certa sperimentazione sia nella narrazione che nella forma registica.
Nell'hotel El Royale, costruito esattamente sopra al confine tra California e Nevada, degli sconosciuti si ritrovano ognuno con i propri segreti da difendere nel corso di una notte.

 L'El Royale, personaggio a sé stante con i suoi ambienti rétro e i corridoi bui che si affacciano direttamente nella vita privata dei suoi ospiti, diventa perciò teatro di speranze di redenzione, voglia di rivalsa, ma anche di intrighi e borse piene di soldi da ritrovare.
La scenegiatura di Goddard è precisa e ritmata, con una divisione in capitoli che potrà ricordare a molti Quentin Tarantino, una certa estetica pulp ma senza le esagerazioni fumettistiche caratteristiche del regista del Tennessee, e un saltare fra i diversi punti di vista con un ottimo montaggio, che rioffre la stessa scena da angolazioni sempre diverse, in un gioco di scatole cinesi coinvolgente e affascinante.
Come avveniva in Quella casa nel bosco, anche qui si gioca con i cliché del genere usandoli in un certo senso per sovvertire le aspettative dello spettatore: nulla è ciò che sembra e qualsiasi cosa si era ipotizzato viene spazzata via, ribaltata dalla penna dell'autore.





Il cast stellare chiude il cerchio, con le straordinarie doti canore di Cynthia Erivo (la sua voce accompagna tutto il film ed è fondamentale in molti frangenti) a giganteggiare su tutto, si apprezza anche particolarmente un Chris Hemsworth che, fuori dal Marvel Cinematic Universe, dimostra di saperci fare anche in ruoli più "oscuri", ma risulta comunque difficile non elogiare l'intero cast in un film che fa della coralità, del non avere un vero protagonista, uno dei suoi principali leit motiv.
Un noir con una punta di pulp che fa volare via i 141 minuti di durata come se fossero molti di meno, non si poteva chiedere apertura migliore a questa Festa del Cinema.

giovedì 11 maggio 2017

The Death and Life of John F. Donovan - prime foto dal nuovo film di Xavier Dolan!

Giovane e talentuoso, Xavier Dolan si è conquistato di diritto un posto nel cuore degli amanti del Cinema, per questo c'è grandissima attesa per il suo primo film in lingua inglese. A servizio del regista canadese un grande cast: Kit Harington, Jacob Tremblay, Jessica Chastain, Natalie Portman, Bella Thorne, Thandie Newton, Sarah Gadon, Michael Gambon, Susan Sarandon, e Kathy Bates.

Il film racconta la storia di una giovane star americana (Harington) che finisce al centro di uno scandalo dopo che una rivista di gossip, guidata da una spietata direttrice (Chastain), pubblica delle lettere che l'attore ha scambiato con un ragazzino di 11 anni. Lettere innocue figlie di un'amicizia ma che compromettono la carriera e la vita dell'attore.

Ecco le prima immagini del film.




















giovedì 15 dicembre 2016

È solo la fine del mondo - la recensione

Louis (Gaspard Ulliel), artista e scrittore, torna dalla famiglia che aveva abbandonato dodici anni prima per comunicare la notizia della sua malattia terminale.
Ogni membro della famiglia lo accoglie in maniera diversa: nel fratello maggiore, Antoine (Vincent Cassel), si riaccende una gelosia mai sopita, e anzi aumentata dagli anni di lontananza, e la frustrazione per quel fratello perennemente al centro dell'attenzione; sua sorella Suzanne (Léa Seydoux) non lo conosce, ma lo accoglie a braccia aperte; la madre Martine ( Nathalie Baye) è totalmente impreparata al ritorno del figlio, ma è fiduciosa nella possibilità di recuperare un rapporto che, probabilmente, non è mai esistito; la cognata Catherine (Marion Cotillard), moglie di Antoine e donna talmente insicura da soffrire di balbuzie, non sa davvero come comportarsi con quello che per lei è a tutti gli effetti un estraneo.

Il film del regista canadese Xavier Dolan, presentato a Cannes, ha un impianto molto teatrale (e infatti è tratto dall'omonima piéce), l'azione si svolge quasi esclusivamente all'interno della casa di famiglia e i personaggi sono pochi, un ambienta chiuso al di là del setting vero e proprio, quasi soffocante, in cui le discussione sembrano ripetersi all'infinito, prive di qualsiasi scopo, senza mai risolversi davvero.
Dolan prende i canoni classici del melodramma, li usa in una certa misura (non mancano caldi tramonti e una colonna sonora di archi ad accompagnare le scene) e poi li stravolge, sorprendendo lo spettatore che si trova spiazzato dagli eventi e da un climax che raggiunge l'apice ma non risolve i conflitti, come ci si sarebbe potuti aspettare.
Non sappiamo perché Louis ha lasciato la famiglia tempo addietro, non ci viene mai svelato fino in fondo la storia dei personaggi, ma ne osserviamo uno spaccato di vita, li vediamo congelati in un momento di tensione in cui sono le loro azioni, più che le parole, a dire qualcosa su di loro.
La telecamera sembra inseguirli continuamente e Dolan dimostra qui, ancora più che nei suoi precedenti film, il suo talento di cineasta che non ha paura di uscire dagli schemi, che si disinteressa del pubblico. La storia è banale nella sua semplicità, ma è il modo in cui è raccontata, il modo in cui ogni cosa è diversa da come ci si aspetterebbe a essere davvero interessante. Dolan sovverte le leggi della narrazione e sta allo spettatore venire a patti con questa nuova realtà.

Diviene quindi fondamentale il cast, qui davvero in stato di grazia, perché il peso di una sceneggiatura e una regia tanto minimalista è sulle loro spalle.
Su tutti spicca l'interpretazione misurata e intensa di una straordinaria Marion Cotillard, personaggio che diviene quasi il filtro attraverso cui guardare ai sentimenti e risentimenti degli altri personaggi. Non interviene mai nelle discussioni, eppure è lei ad essere il punto di vista dello spettatore, e la Cotillard riesce a restituire le mille sfumature di una donna di cui, alla fine, non sappiamo nulla.

Melodramma dei più classici, ma allo stesso tempo cinema diverso e sperimentale, È Solo la Fine del Mondo dimostra la crescita ormai inesorabile del talento puro di Xavier Dolan, da vedere e rivedere per cogliere ogni più piccola sfumatura di uno spaccato di umanità.

lunedì 23 maggio 2016

Cannes2016 - a Ken Loach la Palma d'oro! ecco tutti i vincitori

Il Festival di Cannes 2016 si è concluso, sono stati annunciati tutti i vincitori, e come al solito è rimasta una scia di scontenti e di polemiche.

La giuria, presieduta da George Miller, ha parlato, la Palma d'Oro 2016 è stata assegnata a Ken Loach per il suo I, Daniel Blake, film che già alla proiezione stampa aveva raccolto larghi applausi e consensi.
Tutti felici quindi? ovviamente no. Nonostante il film di Loach sia stato uno dei più apprezzato di tutto il festival, si è levato comunque un certo malcontento da parte di una fetta della critica che ha "accusato" la giuria di aver premiato "il vecchio", "l'usato sicuro", senza azzardare. Pareri che lasciano il tempo che trovano, mettere tutti d'accordo è praticamente impossibile, e bisogna sempre ricordare che i vincitori vengono scelti da una giuria formata da nove persone, e non dalla stampa.

Comunque la stampa non può dirsi troppo delusa visto che il film più sostenuto dalla critica, cioè The Salesman di Asghar Farhadi, si è portato a casa due premi, migliore attore e il Prix du scénario. Il Gran Premio della Giuria è andato, un po' a sorpresa, a un commosso Xavier Dolan per il suo Just la fin du Monde, film che non aveva entusiasmato particolarmente la stampa. Stesso discorso, anzi piccola rivincita per Olivier Assayas e il suo Personal Shopper, molto fischiato dopo la proiezione per la critica ma premiato con il Prix de la mise en scène (premio per la regia), a pari merito con Cristian Mungiu per Bacalaureat.

Felicissimo Ken Loach per la sua seconda Palma d'Oro, la prima l'aveva vinta esattamente 10 anni fa per Il Vento che Accarezza l'Erba. "Diamo un messaggio di speranza", ha detto il regista dal palco, "un altro mondo è possibile e necessario".
Imprevisto durante la cerimonia, con la regista Houda Benyamina, vincitrice della Camera d'Or con Divines, che ha tenuto un vero e proprio monologo femminista, almeno dieci minuti di discorso - a tratti anche molto colorito, sicuramente spontaneo e sentito - che ha "tenuto in ostaggio" la cerimonia, con il presentatore Laurent Lafitte che solo alla fine è riuscito ad interromperla.

Scelte condivise all'unanimità dalla Giuria? "Quasi sì", come ha dichiarato la giurata italiana Valeria Golino. "Ci sono state lunghe discussioni, ma nessuna decisione è stata presa coi musi", ha detto l'attrice, "Una giuria fa tanti errori, me ne sono resa conto quando sono stata giurata alla Mostra di Venezia. Più avanti rivedi certi film e ti chiedi: ma come abbiamo fatto a non premiarlo?!". Insomma, il ruolo del giurato non è semplice.

Ecco tutti i vincitori.

Palme d'or
I, Daniel Blake di Ken Loach

Grand Prix du Jury
Juste la fin du monde di Xavier Dolan

Prix de la mise en scène
Cristian Mungiu per Bacalaureat
Olivier Assayas per Personal Shopper

Prix du scénario
Asghar Farhadi per The Salesman

Prix d'interprétation féminine
Jaclyn Jose per Ma' Rosa di Brillante Mendoza

Prix d'interprétation masculine
Shahab Hosseini per The Salesman di Asghar Farhadi

Prix du Jury
American Honey di Andrea Arnold

Palma d'Oro d'onore
Jean-Pierre Léaud

Caméra D'Or
Divines di Houda Benyamina

CORTOMETRAGGI

Palme d'or du court métrage
Timecode di Juanjo Gimenez

Mention spéciale - court métrage
The Girl Who Danced with the Devil di Joao Paulo Miranda Maria

giovedì 19 maggio 2016

Cannes 2016 - giorno 9

Presentato in Concorso uno dei film più attesi del festival, Fuori Concorso invece arriva una ventata di rock con Iggy Pop. Poi ancora Italia nella sezione Un Certain Regard.

Il giovane regista canadese Xavier Dolan torna in Concorso a Cannes con il film Just La Fin Du Monde, con cast stellare: Marion Cotillard, Lea Seydoux, Gaspard Ulliel, Nathalie Baye, e Vincent Cassel.

Il film, ispirato dall'opera teatrale di Jean-Luc Lagarce, racconta di uno scrittore malato terminale (Ulliel) che torna a casa dopo diversi anni per annunciare alla famiglia la sua imminente morte.

Al contrario di quanto successo con Mommy, con cui il regista ha vinto il premio della critica, questo nuovo film non è stato accolto da una ovazione di consensi ma ha diviso molto la critica. La reazione della stampa però non preoccupa assolutamente Xavier Dolan: "Ci sono opinioni diverse. Penso sia un film che si basa molto sul linguaggio, quindi ci può essere qualche problema di comunicazione. Si basa molto sugli sguardi, sui silenzi, e magari ci vuole un po' di tempo prima che la gente si abitui ad ascoltarlo e capirlo, oltre che a guardarlo. Comunque, non è un problema, tutti i film dividono la critica".

"La cosa bella del testo è il nervosismo dei personaggi, si esprimono in modo superficiale", ha dichiarato Dolan, "Il ruolo di Gaspard ad esempio è complesso, gli altri personaggi parlano tanto, lui invece fugge costantemente in un altro universo, in casa sua nessuno ascolta davvero nessuno. Sono personaggi umani ma sgradevoli, come la gente reale. Agli attori ho chiesto di esprimere tutte le imperfezioni degli esseri umani, di accettarle e di lavorarci". Un testo che ha conquistato subito Marion Cotillard. "E’ una storia sublime sulla brutalità che possono nascere nei rapporti in famiglia e la difficoltà di esprimersi anche con persone più care. Non vedevo l’ora di andare alla ricerca di questo personaggio", ha detto l'attrice, entusiasta anche della collaborazione con il giovane regista, "Xavier lavora talmente vicino a noi che è come una tecnica di respirazione. E’ come se fossimo un solo corpo". "Xavier ti prende tra le braccia e ti accompagna", ha continuato Lea Seydoux, "ha un modo di lavorare molto preciso ed essendo lui stesso un attore la comunicazione è sempre molto fluida. Sono molto fiera di aver partecipato al film". Complimenti anche da parte di Vincent Cassel: "Inizialmente la scrittura era molto precisa, ma al momento di lavorare ci ha lasciati estremamente liberi, è stato un lavoro molto stimolante". Gaspard Ulliel ha inoltre raccontato l'approccio del regista sugli attori, che prende e sposta fisicamente gli attori sul set: "Interviene tantissimo, ed è spiazzante all'inizio. Vuole sapere anche perché respiri, misura le emozioni e i sentimenti. E' un chirurgo, mi sentivo visto attraverso un microscopio!". Complimenti che hanno fatto ridere Dolan, consapevole delle sue "manie" sul set ma anche felice per le parole dei suoi attori.

Xavier Dolan infine ha spiegato perché considera questo la sua opera migliore: "Secondo il mio modesto parere è la mia opera migliore, ma credo sia normale, visto che più vado avanti e più cerco di migliorarmi e mettere amore e passione in quello che faccio. Io cerco di raccontare una storia, preferisco questo film agli altri solo perché in questo non vedo difetti. Cerco di non ripetere errori passati, al massimo di farne altri".

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Arriva nella sezione Un Certain Regard il film noir Pericle Il Nero, di Stefano Mordini, con Riccardo Scamarcio protagonista e produttore della pellicola.

Scamarcio nel film è Pericle, detto il Nero, uno che di lavoro "fa il culo alla gente" per conto di un boss della camorra emigrato in Belgio. Durante una spedizione però Pericle commette un errore che lo condannerà a morte. Per sopravvivere dovrà scappare, ma fuggire dal suo ingombrante passato è quasi impossibile.

"Il nostro non è un film per tutti; una cosa che però talvolta è un valore. Ci sono tanti generi nel cinema ed è giusto così, ma lavori sperimentali come il nostro che si prendono dei rischi fanno veramente una grande fatica. Il pubblico ama film rassicuranti e consolatori e a noi non piacciono i film così. Io li faccio come attore ma poi credo anche che ogni tanto vada fatto qualcosa di controverso e scomodo", ha dichiarato Scamarcio riguardo l'incasso infelice del film all'uscita nelle sale italiane (nei cinema dal 12 maggio).

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Secondo lavoro per Jim Jarmusch in questo festival, si tratta di Gimme Danger, un documentario sugli Stooges. Ad accompagnare il regista c'era, ovviamente, Iggy Pop, che ha dato al festival una svolta molto rock.

"Il film è una specie di collage, spot tv, materiale industriale e vecchie notizie", ha dichiarato Jarmusch, "ma le memorie di Iggy sono il vero collante che regge tutto. Volevamo fare qualcosa che fosse vicino alla musica degli Stooges".
La parola è poi passata a Iggy Pop: "Io butto via tutto, ma fortunatamente conoscevo un po' di gente, fan, videoamatori, e spacciatori, che aveva ancora qualcosa da parte. E in effetti ci sono diverse scene in cui mi si vede alle prese con sostanze di dubbia provenienza. Oggi il mio solo vizio è il vino. Tutti dovrebbero lasciar perdere quella robaccia. [...] Ho visto ieri il documentario e sono rimasto colpito, soprattutto dagli spot tv. Diavolo, sono un prodotto di quei tempi. Nell'era digitale è davvero facile fare soldi. Quando ho iniziato con la band dividevamo i guadagni. Non sapevamo cosa significasse ‘pubblicare’. Oggi premi un tasto e diventi ricco!".

Il film è stato presentato Fuori Concorso nelle proiezioni di mezzanotte.

giovedì 14 aprile 2016

Cannes 69 - presentato il programma

E' stato presentato questa mattina il programma del 69esimo Festival di Cannes.

Soliti nomi? forse, ma il festival del 2016 ha un programma decisamente interessante, che va a toccare tutti i generi, anche l'horror.

Nessun italiano in Concorso, sembrava che Bellocchio fosse certi della partecipazione, e invece non ci sarà. L'unica presenza italiana per il momento è nella sezione Un Certain Regard, con il film di Stefano Mordini, Pericle Il Nero. Aspettiamo la Quinzaine per sapere se ci saranno altri italiani, è possibile la partecipazione di Virzì.

Com'era stato annunciato dai rumor non ci sarà Martin Scorsese con la sua ultima fatica (nel vero senso della parola) Silence, che a quanto pare potrebbe essere presentato al Festival di New York.

Tanti titoli interessanti in Concorso: Sean Penn, Almodovar,  Xavier Dolan, Jarmusch, Ken Loach, i fratelli Dardenne, Park Chan-Wook, Jeff Nichols, Olivier Assayas, e Nicolas Winding Refn con il suo The Neon Demon, presentato come un "cannibal movie".

Grandi titoli anche Fuori Concorso, con Steven Spielberg che porta sulla croisette il suo The BFG (Il Gigante Gentile), poi Money Monster di Jodie Foster, e The Nice Guys, con la coppia Russell Crowe - Ryan Gosling.

Ad aprire la 69esima edizione del Festival di Cannes sarà Woody Allen con Cafè Society. Presidente di giuria George Miller, che al festival dello scorso anno presentò Mad Max: Fury Road, mattatore agli ultimi Oscar.

Il Festival si terrà dall'11 al 22 maggio.

Ecco l'elenco dei film.

CONCORSO
“Toni Erdman,” directed by Maren Ade
“Julieta,” directed by Pedro Almodovar
“Personal Shopper,” directed by Olivier Assayas
“American Honey,” directed by Andrea Arnold
“The Unknown Girl,” directed by Jean-Pierre Dardenne and Luc Dardenne
“It’s Only the End of the World,” directed by Xavier Dolan
“Slack Bay,” directed by Bruno Dumont
“Paterson,” directed by Jim Jarmusch
“Rester Vertical,” directed by Alain Guiraudie
“Aquarius,” directed by Kleber Mendonca Filho
“From the Land of the Moon,” directed by Nicole Garcia
“I, Daniel Blake,” directed by Ken Loach
“Ma’Rosa,” directed by Brillante Mendoza
“Bacalaureat,” directed by Cristian Mungiu
“Loving,” directed by Jeff Nichols
“The Handmaiden,” directed by Park Chan-Wook
“The Last Face,” directed by Sean Penn
“Sieranevada,” directed by Cristi Puiu
“Elle,” directed by Paul Verhoeven
“The Neon Demon,” directed by Nicolas Winding Refn

UN CERTAIN REGARD
“Varoonegi,” directed by Behnam Behzadi
“Apprentice,” directed by Boo Junfeng
“Voir du Pays,” directed by Delphine Coulin and Muriel Coulin
“La Danseuse,” directed by Stephanie di Giusto
“Clash,” directed by Mohamed Diab
“La Tortue Rouge,” directed by Michael Dubok de Wit
“Fuchi Bi Tatsu,” directed by Fukada Koji
“Omar Shakhsiya,” directed by Maha Haj
“Me’Ever Laharim Vehagvaot,” directed by Eran Kolirin
“After The Storm,” directed by Kore-Eda Hirokazu
“Hymyileva Mies,” directed by Juho Kuosmanen
“La Large Noche de Francisco Sanctis,” directed by Francisco Marquez and Andrea Testa
“Caini,” directed by Bogdan Mirica
“Pericle Il Nero,” directed by Stefano Mordini
“Captain Fantastic,” directed by Matt Ross
“The Transfiguration,” directed by Michael O’Shea
“Uchenik,” directed by Kirill Serebrennikov

FUORI CONCORSO
“The BFG,” directed by Steven Spielberg
“Goksung,” directed by Na Hong-Jin
“Money Monster,” directed by Jodie Foster
“The Nice Guys,” directed by Shane Black

PROIEZIONI SPECIALI
‘L’ultima Spiaggia,” directed by Thanos Anastopoulous and Davide del Degan
“A Chad Tragedy,” directed by Mahamat-Saleh Haroun
“The Death of Louis XIV,” directed by Albert Serra
“Le Cancre,” directed by Paul Vecchiali

PROIEZIONI DI MEZZANOTTE
“Gimme Danger,” directed by Jim Jarmusch
“The Train to Busan,” directed by Yeon Sang-Ho

mercoledì 13 maggio 2015

Festival di Cannes 2015 - si comincia!

Ha preso il via oggi il 68° Festival di Cannes, con la presentazione della giuria e il film d'apertura.

Per la prima volta nella storia del festival i presidenti di giuria sono due, cioè i fratelli Coen, molto felici di poter andare a Cannes in una veste nuova e senza un film da presentare.

"Quando ci hanno chiamato l'abbiamo considerata una grande opportunità e una grande esperienza", ha dichiarato Joel Coen, che ha poi tracciato una linea molto semplice da seguire per giudicare i film, "Ci faremo guidare dalle emozioni, non siamo dei critici cinematografici, il film più bello e' quello che avrà più consenso tra noi giurati".

Una giuria molto glamour che vede riuniti Sienna Miller‬, ‪‎Jake Gyllenhaal‬, ‪‎Xavier Dolan‬, ‎Rossy De Palma‬, ‪‎Sophie Marceau‬, la cantante ‎Rokia Traore‬ e ‎Guillermo del Toro‬. Tutti molto rilassati. Durante la conferenza stampa Jake Gyllenhaal ha scherzato dicendo che fra i giurati si sono già formate due "fazioni" rispetto ai due presidenti. "‎Noi giurati già ci siamo divisi, c'è chi tiene per Joel e chi per Ethan", ha detto l'attore, emozionato all'idea di poter vedere tanti film, "Sono eccitato all'idea di vederli prima di ogni altra persona al mondo... e soprattutto gratis! Il fatto che in giuria ci siano anche degli attori darà un po' di brio al tutto, altrimenti tra registi si scambierebbero solo complimenti". Gyllenhaal ha raccontato quello che gli ha detto sua madre prima che partisse per il festival, cioè di portarle il poster di Ingrid Bergman.
Non troppo serio nemmeno il regista messicano Guillermo del Toro, che ha raccontato di essere dimagrito abbastanza per il vestito che aveva e così finalmente ne ha comprato uno nuovo. "Siamo qui per dire che cosa ci piace, non che cosa è bello o brutto", ha continuato poi il regista, "dobbiamo trattare questi film con rispetto. Ci saranno giorni da Arancia meccanica e altri da Nuovo cinema paradiso. Spero di imparare molto da questa avventura e di arricchirmi di cinema". Anche Xavier Dolan, che lo scorso anno a Cannes ha vinto il premio della Giuria con il suo Mommy, è arrivato a Cannes con l'idea di arricchirsi cinematograficamente. "Sono qui per vedere i film col cuore, non sono un critico e devo solo dire umanamente ciò che mi tocca, il resto poco importa", ha dichiarato Dolan, il più giovane in giuria, "Sara' un'esperienza che mi arricchirà, vedere per dodici giorni film provenienti da tutto il mondo e' un grande privilegio". "È un grandissimo onore, non vedo l’ora di iniziare", ha invece dichiarato in modo molto semplice e sincero Sienna Miller.

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E il festival ha cominciato con il film La Tête Haute della regista Emmanuelle Bercot, che vede nel cast l'icona del cinema francese (e non solo) Catherine Deneuve.

Il film racconta il recupero di un ragazzo difficile, con problemi a scuola e in famiglia, un ragazzo violento ma fragile interpretato dal giovane Rod Paradot. Nel cast anche Benoit Magimel e la Deneuve, che interpreta una severa giudice d'infanzia che segue e cerca di aiutare il ragazzo per dieci anni.

"E' un ruolo che mi ha colpito, parla di un mestiere che non si conosce", ha raccontato Catherine Deneuve, "Vediamo i giudici in tv di volata ma non sappiamo quali sono le relazioni che hanno con i ragazzi che sono chiamati a giudicare. Certamente mi ha messo addosso una certa pressione ma è stato particolarmente importante ai fini della preparazione. Ho osservato quello che accadeva nei tribunali, sapevo che è un mestiere molto duro che si fa per vocazione. Richiede molto tempo e poi la capacità di sopportare la frustrazione, perché purtroppo non è possibile salvare tutti. Ma i giovani meritano e hanno bisogno di essere aiutati. Oggi è difficile trovare il tempo di seguire tutta la crescita di un ragazzo ma c’è un momento in cui si afferma rapidamente quello che sarà il loro futuro. Se a scuola inizi a lavorare male sarà sempre più difficile riprendersi. Penso che il ruolo dei professori sia anche quello di aiutare i ragazzi a modellarsi, a scegliere quelli che sono gli indirizzi che più gli si confanno".
E' capitato molto raramente che un film diretto da una donna aprisse un festival, argomento di cui si è parlato molto nei giorni che hanno preceduto l'overture di Cannes, ma che non ha messo nessuna particolare pressione addosso alla regista. "Per me apre il film, dice. E’ scontato che le donne debbano avere gli stessi spazi che gli uomini e poi ci sono diversi film di registe donne in concorso come quello di Valèrie Donzelli. Non mi sento in ruolo minoritario, anche se non sono in concorso. Sono contenta che il film sia nel posto dove è", ha spiegato la Bercot che poi ha parlato del suo film, "Volevo mettere in luce il lavoro di quelli che considero degli eroi, giudici per l’infanzia, educatori, assistenti sociali, credo fortemente che nessun bambino possa essere di natura cattivo e che il ruolo delle istituzioni nel fornire la giusta educazione sia fondamentale, specie quando i genitori non possono occuparsene. In quel caso è la società ad avere le responsabilità di questi ragazzi. Se un ragazzo diventa violento e barbaro questo dipende dal fatto che non ha potuto essere educato come il suo vicino".

La cerimonia d'apertura è stata presentata, come lo scorso anno, dall'attore Lambert Wilson, che ovviamente si preoccuperà anche della cerimonia di chiusura.

giovedì 22 maggio 2014

Festival di Cannes 2014 - giorno 8

Ottavo giorno, il festival ha trovato la sua Palma d'Oro?

Tanti applausi e critica entusiasta per 'Mommy', il nuovo film di Xavier Dolan.
Dolan è una "anomalia" o una bella realtà del cinema mondiale, un inizio da attore, poi regista e ad appena 25 anni ha già cinque film diretti, scritti e montati sul suo personale curriculum (una cosa quasi fantascientifica in Italia).

'Mommy' racconta la storia di Steve (Antoine Olivier Pilon, autore di una straordinaria performance), un adolescente che soffre di deficit di attenzione e iperattività a cui, alla morte del padre, si aggiungono anche degli sfoghi violenti. Una condizione familiare in precario equilibrio, una madre travolta dalla condizione del figlio e una vicina di casa che diventerà una seconda mamma per Steve.

Xavier Dolan è un regista coraggioso e pieno di idee, in 'Mommy' non ha fatto tutto ma quasi: sceneggiatore, produttore, regista, montatore, costumista e redattore della cartella stampa. Particolare l'idea di girare il film in formato 1:1 e in francese québecois, una lingua praticamente incomprensibile, tanto che il film è stato sottotitolato. "Una scelta e un privilegio è una lingua che mi appartiene", ha spiegato Dolan in conferenza stampa, e sulla scelta del formato, "mi permetteva di valorizzare di più i personaggi nell'inquadratura, rendeva imprigionato lo sguardo dello spettatore e perché la restrizione mi permetteva di giocare con il linguaggio filmico nei momenti di gioia dei personaggi", momenti in cui il formato cambia in 16:9. Sul suo essere un "tuttofare", Dolan ha dichiarato: "È solo una questione di energia, è una necessità, è il mio modo di esprimermi: quando ho voglia di fare una cosa e penso di esserne in grado voglio farla pienamente. È come una droga, evidentemente io ho un ritmo di consumazione più alto". Al centro del film c'è la figura materna, un tema che stava molto a cuore al regista: "Trovo che sia un territorio ricco e ispiratore, mi piace che le madri e le donne abbiano ruoli forti. Io ho visto mia madre battersi per certe cose e abdicare su altre, fare un film sulle madri per me è come dar loro la possibilità di una rivincita", ha dichiarato.
Xavier Dolan è un personaggio anomalo, un fenomeno, ma non è un regista indipendente "integralista", ha infatti confessa che la sua ispirazione deriva da quello che forse è il blockbuster per eccellenza: Titanic. "Faccio l'attore dall'età di quattro anni, ho osservato tanti registi e visto tanti film", ha dichiarato il regista, "Anche se forse non è quello che vi aspettate, 'Titanic' è stato il mio più grande film ispiratore: mi ha affascinato per le regole di costruzione cinematografiche e perché mi ha dato il coraggio di lanciarmi in idee folli e ambiziose". Prossimo film? "Un film in inglese, ne ho scritto uno da tempo e lo sto proponendo ai produttori, aspetto una risposta. Intanto in autunno torno a scuola: ho voglia di una vita più normale", ha concluso Dolan. Intanto, prima di tornare a scuola, il suo film potrebbe prendersi qualche premio a Cannes, magari proprio la Palma d'Oro?

Altro film in Concorso, altri applausi, stavolta per un "vecchio" come Ken Loach e il suo film musicale 'Jimmy's Hall'.

Il film racconta di un giovane, realmente esistito, che fra gli anni '20 e '30 diventò un leader sindacale e politico che cercò di tenere unita la comunità grazie al ballo e al jazz.

'Jimmy's Hall' sarà l'ultimo film di Ken Loach? "Quando l’ho detto ero molto sotto pressione e mi trovavo davanti una montagna di lavoro", ha detto il regista che tempo fa ha annunciato di voler smettere con i film per dedicarsi ai documentari, "Pensavo: non ce la farò mai! Alla fine invece ce l’ho fatta, in qualche modo ci si arriva. Vedremo, è difficile pensare di smettere del tutto. Magari una piccola produzione potrei anche considerarla". Nel 2006 la Palma d'Oro con il film 'Il Vento che Accarezza l'Erba', che può essere considerato quasi un prequel di 'Jimmy's Hall'. "Perché no. Lì parlavo della guerra civile, di indipendenza, un momento importante della storia dell’Irlanda", ha detto Loach, "Qui esaminiamo un momento storico in cui c’è speranza, si vede un movimento in favore dei poveri e ancora si sperava che le cose migliorassero. In questo caso ci concentriamo su un villaggio, quindi un microcosmo, che serve però da lente di ingrandimento per arrivare a parlare di quello che accadeva nel paese". Per finire il film Loach ha dovuto fare un appello per mancanza di pellicola 35 mm, visto che ormai si gira soprattutto in digitale, e l'aiuto è arrivato addirittura dalla Pixar. "Ci siamo trovati in difficoltà perché pur avendo finito di girare il film ci mancava il nastro numerato che serve per coordinare il suono con l’immagine. E’ indispensabile", ha raccontato Loach, "Abbiamo chiesto aiuto e ce lo ha dato Steve Bloom, editor della Pixar, che ha trovato questo materiale ormai rarissimo, che ne aveva da parte in magazzino. Se avessimo dovuto convincere qualcuno a farlo da zero, sarebbe costato tantissimo. I giovani amano la tecnologia tradizionale. Personalmente il fatto che stia sparendo mi fa paura, quello che spero è che possa coesistere al fianco del digitale. Bisognerebbe lanciare qualche appello a proposito".


Nella sezione Un Certain Regard invece, è stato presentato il secondo film italiano del festival, 'Incompresa', diretto da Asia Argento. Nel cast Charlotte Gainsbourg, Gabriel Garko e la giovane Giulia Salerno. Un film che ha diviso la critica ma che ha raccolto anche pareri positivi.

Protagonista del film è la giovane Aria, 9 anni, sbattuta a destra e sinistra dai genitori divorziati e indifferenti nei confronti della figlia. La madre di Aria è una pianista di scarso successo che cambia uomo di continuo, il padre è un attore famoso, molto superstizioso, che ha con la figlia un rapporto quasi incestuoso. Ha tre sorelle maggiori, tutte più amate di lei e anche la sua migliore amica finisce per tradirla. Il suo unico vero amico è un gatto nero che Aria si porta sempre dietro quando vaga per la città per spostarsi da una casa all'altra.

L'esordio di Asia Argento in conferenza stampa è stato molto spontaneo, non ha aspettato che le facessero la domanda, sapeva già che glielo avrebbero chiesto, così ha messo le mani avanti e chiuso subito il discorso: il film non è un'autobiografia. "Facciamo una cosa diversa", ha esordito Asia Argento, "saltiamo la domanda se il film è autobiografico, se avessi voluto parlare di me avrei fatto un documentario. La mia infanzia non è poi così interessante. Non è un’autobiografia e non è un’autoanalisi, anche se sicuramente è un film personale". "'Incompresa' è un romanzo di formazione al contrario", ha spiegato Asia Argento, che come promesso si è presentata a Cannes con un look molto comodo sfoggiando il suo nuovo tatuaggio, "in cui sono soprattutto gli adulti che hanno bisogno di essere formati, o forse deformati, destrutturati. È dalla loro corazza di adulti che dovrebbero liberarsi e tornare a essere bambini, qualche volta". Un film raccontato dal punto di vista della giovane protagonista, una brava Giulia Salerno. "Quello che mi interessa è il punto di vista dei bambini, è a loro che il film è dedicato", ha detto Asia, "Il loro giudizio mi interessa molto più di quello dei critici. Intanto mia figlia, dopo aver letto la sceneggiatura, ha voluto assolutamente essere nel film. Lo dedico ai ragazzi e al bambino nascosto dietro a ogni adulto [...] credo che in Italia i film sui ragazzi siano sempre fatti guardando i bambini dall'alto: raramente i grandi si mettono in ginocchio per parlare con loro". La madre nel film ha il volto di Charlotte Gainsbourg, un'amica ma soprattutto un'attrice con cui Asia Argento ha sempre voluto lavorare: "È un’artista e una donna straordinaria. Già in un intervista del 2000, ai tempi del mio primo film, quando mi chiesero “se mai un giorno non reciterai nei tuoi film con chi ti piacerebbe lavorare” dissi Charlotte Gaisbourg. E non ci conoscevamo ancora".
Una Asia Argento sempre più regista e meno attrice. "Il mestiere dell’attore richiede sempre un certo ego, che in questo momento vorrei provare a limitare. Trovo che spiritualmente non mi faccia bene, perciò evito", ha detto onestamente Asia, "Ho fatto l'attrice per trent'anni, ho imparato tante cose ma ora non mi interessa più. Grazie al lavoro con tanti registi ho imparato a fare il cinema, ma è soprattutto dai macchinisti, dai direttori della fotografia che ho capito qualcosa della messa in scena. Oggi preferisco stare dietro la macchina da presa del tutto, l'esperienza di dirigermi da sola non la voglio fare più".