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martedì 6 ottobre 2026

Digger - la recensione

L'ultimo film di Alejandro González Iñárritu, con protagonista un inedito Tom Cruise, non è un film facile da descrivere. Apparentemente, la trama segue i tentativi del magnate del petrolio Digger Rockwell di gestire una crisi ambientale provocata dalle sue aziende, fra politici disinteressati e scienziati ansiosi. 

Apparentemente.

Nella realtà, il film parla di tutt'altro, ma parte del fascino di Digger è quello di entrare in sala con il minor numero di informazioni possibile e lasciarsi sorprendere dai colpi di scena che a più riprese ribaltano la consapevolezza dello spettatore e il significato stesso del film. Colpi di scena che, è importante sottolineare, arrivano fino all'ultimo momento dei titoli di coda. Perciò, mi raccomando, non lasciate la sala.

Iñárritu è un regista che spesso ha fatto del grottesco una sua cifra stilistica, così come delle narrazioni che in qualche modo infrangono la quarta parete, ma in Digger non ci sono freni: ogni cosa è esagerata, tutti gli attori recitano sopra le righe, John Goodman su tutti, una parodia di Donald Trump all'ennesima potenza perché, lo sappiamo, non è facile quando il punto di partenza sembra già esso stesso una satira grottesca; mentre, paradossalmente, è proprio Tom Cruise uno di quelli che ha la possibilità di giocare tanto di eccessi quanto di sottrazione. Interpretazione magistrale la sua, che non risulta la migliore in assoluto solo perché Jesse Plemons, in una sola scena, consegna l'intero significato del film con una maestria che hanno solo i grandi attori.

A livello tecnico siamo veramente di fronte a un film potente, con una fotografia incredibile e soprattutto un impianto sonoro che fra colonna sonora e rumori ambientali riesce a veicolare esso stesso messaggi.

Lo ripeto, è davvero difficile, praticamente impossibile, parlare di Digger senza fare spoiler e allo stesso tempo è fondamentale arrivare alla prima visione completamente ignari per poter veramente apprezzare appieno il discorso che Iñárritu cerca di fare. 

Satira, farsa, dimostrazione dell'importanza dell'arte o della sua futilità, film respingente o geniale, questo sarà poi al singolo spettatore decidere cosa pensare e quale conclusione trarre e in che modo indirizzare la narrazione. 

Ecco, sì, di questo parla Digger: di narrazione.

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giovedì 18 aprile 2019

Festival di Cannes 2019 - il programma ufficiale

Si è svolta questa mattina la conferenza stampa di presentazione del programma ufficiale del Festival di Cannes 2019, giunto alla sua 72a edizione.

Nomi di un certo livello in Concorso, dove troviamo Pedro Almodovar, Xavier Dolan (che torna al festival dopo un periodo di "polemica"), Ken Loach, i fratelli Dardenne, e anche Terence Malick.
C'è anche l'Italia, con il nuovo film di Marco Bellocchio Il Traditore, con Pierfrancesco Favino protagonista nei panni del pentito di mafia Tommaso Buscetta.

Fuori Concorso spicca il biopic su Elton John, Rocketman, con il cantante che sarà a Cannes per la premiere. A spiccare ancora di più però è anche l'assenza di Quentin Tarantino con il suo Once Upon a Time in Hollywood. Il direttore Thierry Fremaux ha dichiarato di aver visto "una parte" del film, che è ancora in fase di montaggio, quindi non è ancora pronto per il festival, ma ha comunque lasciato  aperta la porta: "noi continuiamo a sperarci, anche se sarà difficile. Tarantino ha scelto di girare il film in 36mm. e occorre molto lavoro. Quello che abbiamo visto è molto bello, speriamo di avere buone notizie". E, guarda caso, il film di chiusura non è stato annunciato, segno che il direttore ci spera davvero.


Ad aprire il festival invece sarà, come annunciato qualche giorno fa, The Dead Don't Die, nuovo film di Jim Jarmusch. La Palma d'Oro alla carriera sarà consegnata a Alain Delon.

Il festival si svolgerà tra il 14 e il 25 maggio. Presidente di giuria sarà Alejandro Gonzalez Iñárritu.  Ecco l'elenco dei film annunciati.

Concorso:
The Dead Don't Die, di Jim Jarmusch (film d'apertura)
Dolor y Gloria, di Pedro Almodovar
Il traditore, di Marco Bellocchio
The Wild Goose Lake (Nan fang che zhan de ju hui), di Diao Yinan
Parasite, di Bong Joon Ho
Le Jeune Ahmed, di Jean-Pierre Dardenne & Luc Dardenne
Roubaix, une lumière, di Arnaud Desplechin
Atlantique, di Mati Diop
Matthias and Maxime, di Xavier Dolan
Little Joe, di Jessica Hausner
Sorry We Missed You, di Ken Loach
Les Misérables, di Ladj Ly
A Hidden Life, di Terrence Malick
Bacurau, di Kleber Mendonça Filho & Juliano Dornelles
The Whistlers (La Gomera), di Corneliu Porumboiu
Frankie, di Ira Sachs
Portrait de la jeune fille en feu, di Céline Sciamma
It Must Be Heaven, di Elia Suleiman
Sibyl, di Justine Triet

Fuori concorso:
Les plus belles années d'une vie (The Best Years of a Life), di Claude Lelouch
Rocketman, di Dexter Fletcher
Too Old To Die Young - North of Hollywood, West of Hell (episodi 4 e 5), di Nicolas Winding Refn
Diego Maradona, di Asif Kapadia
La Belle Époque, di Nicolas Bedos

Proiezioni di mezzanotte:
The Gangster, the Cop, the Devil, di Lee Won-Tae

Proiezioni speciali:
Share, di Pippa Bianco
For Sama, di Waad Al Kateab & Edward Watts
Family Romance, Llc., di Werner Herzog
Tommaso, di Abel Ferrara
Être vivant et le savoir, di Alain Cavalier
Que sea lei, di Juan Solanas

Un Certain Regard:
Invisible Life, di Karim Aïnouz
Evge, di Nariman Aliev
Dylda (Beanpole), di Kantemir Balagov
Les hirondelles de Kaboul (The Swallows of Kabul), di Zabou Breitman & Eléa Gobé Mévellec
La Femme de mon frère (A Brother’s Love), di Monia Chokri
The Climb, di Michael Covino
Jeanne, di Bruno Dumont
O que arde (Viendra le feu / A sun that never sets), di Olivier Laxe
Chambre 212, di Christophe Honoré
Port Authority, di Danielle Lessovitz
Papicha, di Mounia Meddour
Adam, di Maryam Touzani
Zhuo ren mi mi, di Midi Z
Liberté, di Albert Serra
Bull, di Annie Silverstein
Summer of Changsha, di Zu Feng

lunedì 29 febbraio 2016

Oscar 2016 - Trionfa Spotlight. Ecco tutti i vincitori.

Si è tenuta nella notte l’88esima edizione degli Academy Awards, cerimonia che in generale ha rispettato i pronostici ma ha anche riservato qualche sorpresa.

Come era prevedibile, la protesta per gli "Oscar So White" è arrivata sul palco ma non come ci si aspettava. Il presentatore della serata Chris Rock ha parlato dell'assenza di attori neri tra i nominati e del bisogno di più diversità nei ruoli, ma allo stesso tempo ha ironizzato molto sulla protesta in sé e su come qualcuno (in particolare Will Smith e consorte, bersagli delle battute) ha esagerato nei toni.

La cerimonia è subito entrata nel vivo con i premi alle sceneggiature e l'Oscar alla migliore attrice non protagonista, andato a Alicia Vikander per The Danish Girl. Primo Oscar alla prima nomination. Poi si è aperta quella che potremmo chiamare la "sezione Mad Max: Fury Road", con il film di George Miller che si è portato a casa ben 6 Oscar tecnici, diventando il film più premiato della serata. Nel mezzo, "El Chivo" Emmanuel Lubezki si è portato a casa il suo terzo Oscar consecutivo, per la migliore fotografia di The Revenant.

Le sorprese sono arrivate dopo lo scontato e meritatissimo Oscar a Inside Out come miglior film d'animazione. Tutti si aspettavano (e speravano) di vedere Stallone salire sul palco per ritirare un premio, e invece l'Oscar come migliore attore non protagonista è andato all'ottimo Mark Rylance de Il Ponte delle Spie. Premio sicuramente meritato ma la delusione per il mancato Oscar al mitico Sly resta.
Uno dei momenti più attesi, soprattutto da noi in Italia, è stato quello dell'Oscar alla colonna sonora, a trionfare è stato il grandissimo maestro Ennio Morricone, per la colonna sonora di The Hateful Eight. Standing ovation per il maestro, visibilmente commosso. Morricone ha prima reso omaggio agli altri nominati, in particolare allo "stimato John Williams", che era seduto accanto a lui, e poi ha chiuso dedicando l'Oscar alla moglie. Un Oscar tanto inseguite dal maestro che arriva dopo l'Oscar alla carriera del 2007.
Gran finale con l'Oscar alla regia per Alejandro González Iñárritu, per The Revenant, secondo Oscar consecutivo, il regista aveva già vinto lo scorso anno. Migliore attrice protagonista la bravissima Brie Larson, per Room. E poi è arrivato il momento che tutti aspettavano da anni: Leonardo DiCaprio finalmente premiato con l'Oscar come migliore attore protagonista per il film The Revenant.

Sorpresa finale, Il Caso Spotlight si porta a casa l'Oscar come miglior film.

Ecco l'elenco dei vincitori.

Miglior Film
- Il caso Spotlight (Spotlight), regia di Tom McCarthy

Miglior regia
- Alejandro González Iñárritu – Revenant – Redivivo (The Revenant)

Miglior attore protagonista
- Leonardo DiCaprio – Revenant – Redivivo (The Revenant)

Miglior attrice protagonista
- Brie Larson – Room

Miglior attore non protagonista
- Mark Rylance – Il ponte delle spie (Bridge of Spies)

Miglior attrice non protagonista
- Alicia Vikander – The Danish Girl

Migliore sceneggiatura originale
- Tom McCarthy e Josh Singer – Il caso Spotlight (Spotlight)

Migliore sceneggiatura non originale
- Charles Randolph e Adam McKay – La grande scommessa (The Big Short)

Miglior film d’animazione
- Inside Out, regia di Pete Docter e Ronnie del Carmen (Disney / Pixar)

Migliori costumi
- Jenny Beavan – Mad Max: Fury Road

Miglior scenografia
- Colin Gibson e Lisa Thompson – Mad Max: Fury Road

Miglior trucco e acconciatura
- Lesley Vanderwalt, Elka Wardega e Damian Martin – Mad Max: Fury Road

Miglior fotografia
- Emmanuel Lubezki – Revenant – Redivivo (The Revenant)

Miglior montaggio
- Margaret Sixel – Mad Max: Fury Road

Miglior montaggio sonoro
- Mark Mangini e David White – Mad Max: Fury Road

Miglior sonoro
- Chris Jenkins, Gregg Rudloff e Ben Osmo – Mad Max: Fury Road

Migliori effetti speciali
- Mark Williams Ardington, Sara Bennett, Paul Norris e Andrew Whitehurst – Ex Machina

Miglior cortometraggio d’animazione
- Bear Story, regia di Gabriel Osorio Vargas

Miglior cortometraggio documentario
- A Girl In The River: The Price Of Foregiveness – regia di Sharmeen Obaid-Chinoy

Miglior documentario
- Amy, regia di Asif Kapadia

Miglior cortometraggio
- Stutterer, regia di Benjamin Cleary e Serena Armitage

Miglior colonna sonora
- Ennio Morricone – The Hateful Eight

Miglior canzone
- Writing’s on the Wall (Jimmy Napes e Sam Smith) – Spectre

Miglior film straniero
- Il figlio di Saul (Saul fia), regia di László Nemes (Ungheria)

lunedì 15 febbraio 2016

BAFTA 2016 - The Revenant trionfa!

Si sono tenuti ieri sera i BAFTA Awards 2016, quelli che vengono considerati gli "Oscar Britannici", poche sorprese e molte conferme su quelli che sono i protagonisti della stagione dei premi.

A trionfare è stato ancora The Revenant, di Alejandro Gonzàlez Inarritu, che si è portato a casa ben 5 premi, tra cui miglior film, regia e attore protagonista, assegnato a Leonardo DiCaprio.

Confermata come migliore attrice Brie Larson per Room. Kate Winslet (Steve Jobs) si è portata a casa il BAFTA come migliore attrice non protagonista (la categoria più in bilico in ottica Oscar 2016). Il premio come migliore attore non protagonista è stato invece assegnato a Mark Rylance per Il Ponte delle Spie (nella categoria era assente il favorito degli Oscar, Stallone).

Quattro premi tecnici per Mad Max: Fury Road, due per Star Wars: Il Risveglio della Forza. Ennio Morricone ha vinto il premio per la migliore colonna sonora grazie al suo lavoro in The Hateful Eight.
Miglior film d'animazione è stato assegnato a Inside Out, ennesimo premio vinto dal film della Disney/Pixar. John Boyega è stato scelto dal pubblico e premiato come Rising Star del 2016.

Ecco tutti i premi.

Miglior film
The Revenant

Attore protagonista
Leonardo DiCaprio (The Revenant)

Attrice protagonista
Brie Larson (Room)

Regista
Alejandro G. Inarritu (The Revenant)

Attore non protagonista
Mark Rylance (Il ponte delle spie)

Attrice non protagonista
Kate Winslet (Steve Jobs)

Musica originale
Ennio Morricone (The Hateful Eight)

Fotografia
The Revenant, Emmanuel Lubezki

Montaggio
Mad Max: Fury Road

Scenografia
Mad Max: Fury Road

Costumi
Mad Max, Fury Road

Trucco e acconciature
Mad Max: Fury Road

Sonoro
The Revenant

Effetti speciali visivi
Star Wars: Il Risveglio della Forza

Film non in lingua inglese
Storie pazzesche

Documentario
Amy

Film Animato
Inside Out

Outstanding British Film
Brooklyn

EE Rising Star (votato dal pubblico)
John Boyega

mercoledì 13 gennaio 2016

The Revenant - la recensione

Nord Dakota, 1823: Hugh Glass è la guida di una battuta di caccia per ottenere pelli ed è sopravvissuto, insieme al figlio adolescente meticcio, a un attacco degli Indiani Ree in cui sono morte più di 30 persone. Sulla via del ritorno, Glass è attaccato e gravemente ferito da un orso grizzly e, troppo malridotto per continuare, viene affidato a suo figlio e altri due compagni.


Il premio oscar Alejandro Gonzales Inarritu, dopo la satira di Birdman, si affida questa volta a una storia vera, epica, intrisa di sentimento e di spettacolarità. Foreste dagli altissimi tronchi, distese apparentemente infinite di neve, fiumi ghiacciati, indiani e animali selvaggi fanno da sfondo al più classico dei drammi, dove la vendetta e l'amore la fanno da padroni. La regia di Inarritu è magniloquente, fatta di campi lunghi, movimenti a volte fluidi, a volte improvvisi, restringimenti fino a primissimi piani, rimane attaccata addosso ai personaggi nei momenti più duri e spazia nei meravigliosi paesaggi nei momenti di calma. La fotografia aveva lavoro facile e riesce a valorizzare magnificamente i luoghi e a creare contrasti cromatici fra i toni freddi della neve e della foresta, con quelli caldi del sangue.
La scena dell'attacco dell'orso è sorprendente per realismo e crudezza, grazie anche a un Leonardo DiCaprio come sempre impeccabile e intenso, in un film in cui parla pochissimo e recita per lo più con lo sguardo.
Accanto a lui, spicca un magistrale Tom Hardy, controparte meschina di Glass, dallo spiccato accento texano e dai modi subdoli, personaggio che è vera e propria nemesi e allo stesso tempo importantissimo punto di arrivo nella lotta alla sopravvivenza intrapresa dal protagonista.

Non è sicuramente un film facile The Revenant, i silenzi sono molti e sembrano protrarsi all'infinito, la musica è quasi assente, la luce totalmente naturale rafforza la sensazione di gelo che accompagna lo spettatore e che si insinua fin nelle ossa, finché non si è portati a rabbrividire insieme al personaggio di DiCaprio. Il finale arriva quasi con sollievo, e non perché non si sia assistito a un gran film, ma proprio perché quella solidità, quel realismo è così crudo che alla conclusione del viaggio si prova sulla propria pelle la stessa sensazione di spossatezza e di ineluttabilità provata dal protagonista.

lunedì 23 febbraio 2015

Oscar 2015 - 'Birdman' miglior film. Ecco tutti i vincitori.

Si sono tenuti questa notte gli Oscar 2015. Presentati da Neil Patrick Harris che ha aperto lo show con una bellissima esibizione live che vedeva Anna Kendrick e Jack Black come guest star.

A trionfare alla fine è stato Birdman, di Alejandro González Iñárritu, dopo che la serata è iniziata con una serie di premi per Grand Budapest Hotel di Wes Anderson.

Alla fine è parità fra i due film, quattro Oscar a testa, con Birdman che però si porta a casa quelli più pesanti, cioè miglior film, regia, sceneggiatura originale e fotografia. Per il secondo anno consecutivo un regista messicano si porta a casa l'Oscar per la regia.
Il film di Wes Anderson si deve "accontentare" degli Oscar per la scenografia, trucco, colonna sonora e costumi, con la costumista italiana Milena Canonero che si porta a casa il suo quarto Oscar in carriera.

Nessuna sorpresa dai premi agli attori. Julianne Moore finalmente ha vinto un meritato l'Oscar, migliore attrice protagonista per Still Alice. Migliore attore, in cui c'era un minimo di dubbio, è andato a un emozionatissimo e tremante Eddie Redmayne per La Teoria del Tutto. Come migliore attore non protagonista è stato premiato J.K. Simmons per Whiplash, mentre come migliore attrice non protagonista l'Oscar è andato a Patricia Arquette per Boyhood, unico premio per il film di Richard Linklater. Da sottolineare il discorso di ringraziamento della Arquette che ha parlato della lotta per i diritti delle donne: "E' tempo che per le donne si inizi a parlare di stessi diritti e di uguale paga sul lavoro. Noi americani ci battiamo per i diritti civili nel mondo ma trascuriamo un problema di casa nostra. E' un grosso problema, è tempo per le donne di farsi sentire". Parole che hanno infiammato la platea, soprattutto le attrici presenti, su tutti una fomentata Meryl Streep che si è alzata in piedi ad applaudire.

Altri momenti hanno commosso platea e pubblico sono stati senza alcun dubbio quello "In Memoriam", un vero colpo al cuore vedere Robin Williams fra gli attori scomparsi. E' stato un piacere vedere che l'Academy ha ricordato anche Virna Lisi, purtroppo si sono dimenticati di Francesco Rosi.
A far versare fiumi di lacrime alla platea ci hanno pensato poi John Legend e Common, prima con l'esibizione live della canzone "Glory", dalla colonna sonora di Selma, poi durante il discorso di ringraziamento dopo la vittoria dell'Oscar per la miglior canzone, appunto. Un discorso che partendo dalla lotta per i diritti civili fatta da Martin Luther King si è riallacciato all'attualità, ai fatti di Ferguson dello scorso anno. "Nina Simone ha detto che il dovere di un artista è parlare del tempo in cui vive", ha detto John Legend dal palco, "E Selma è attuale perché la lotta per la giustizia è attuale. Viviamo nel Paese con più carcerati al mondo. Ci sono più uomini di colore in prigione oggi di quanti erano ridotti in schiavitù nel 1850".
Ancora lacrime poi per il discorso di ringraziamento di Graham Moore, che ha vinto l'Oscar per la migliore sceneggiatura non originale per The Imitation Game. Moore ha ricordato Alan Turing e ha parlato della diversità: "Ho provato a uccidermi a 16 anni perché mi sentivo strano e diverso. Ma ora sono su questo palco. E ai ragazzi là fuori dico: siate strani, siate diversi". Altro momento forte, che è passato un po' sottotraccia perché a parlare è stata una donna "non famosa", è stato il discorso breve di Dana Perry, co-vincitrice dell'Oscar per il miglior corto documentario, che ha dedicato il premio al figlio morto suicida.

Piccola sorpresa per il miglior film d'animazione, a vincere l'Oscar è stata la Disney - che ha fatto doppietta con il corto animato - con Big Hero 6, battendo il favorito Dragon Trainer 2.

Ecco l'elenco dei vincitori.

MIGLIOR FILM
Birdman

MIGLIOR REGIA
Alejandro González Iñárritu (Birdman)

MIGLIOR ATTORE
Eddie Redmayne (La Teoria del Tutto)

MIGLIOR ATTRICE
Julianne Moore (Still Alice)

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
J.K. Simmons (Whiplash)

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Patricia Arquette (Boyhood)

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
Birdman

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
The Imitation Game

MIGLIOR FILM STRANIERO
Ida (Polonia)

MIGLIOR FILM ANIMAZIONE
Big Hero 6

MIGLIOR FOTOGRAFIA
Birdman

MIGLIOR SCENOGRAFIA
Grand Budapest Hotel

MIGLIOR MONTAGGIO
Whiplash

MIGLIOR COLONNA SONORA
Grand Budapest Hotel

MIGLIOR CANZONE
"Glory" da Selma

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
Interstellar

MIGLIOR SONORO
American Sniper

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
Whiplash

MIGLIOR COSTUMI
Milena Canonero (Grand Budapest Hotel)

MIGLIOR TRUCCO
Grand Budapest Hotel

MIGLIOR DOCUMENTARIO
Citizen Four

MIGLIOR CORTO DOCUMENTARIO
Crisis Hotline: Veterans Press 1

MIGLIOR CORTO
The Phone Call

MIGLIOR CORTO D'ANIMAZIONE
Feast

mercoledì 4 febbraio 2015

[Oscar 2015] Birdman - la recensione

Riggan Thompson è un attore diventato famoso per il ruolo del super eroe alato Birdman, ma vuole dimostrare di avere anche talento. Per questo motivo decide di mettere in scena uno spettacolo in uno dei vecchi teatri di Broadway, divenendo ossessionato dal desiderio di essere amato, confondendo amore e ammirazione.
Attorno a lui si muovono una schiera di personaggi: la figlia tossicomane Sam, l'attrice il cui sogno era calcare il palcoscenico, il suo produttore, un attore di enorme talento ma con un pessimo carattere.



Alejandro Gonzales Inarritu non è mai stato un regista che si tira indietro rispetto a una sfida, ma mai come con Birdman è riuscito ad andare oltre, portando all'estremo la tecnica cinematografia del piano sequenza e facendone il cardine unico della sua regia. L'operazione è parzialmente riuscita, infatti, per quanto sia affascinante, l'interminabile serie di piani sequenza che costituiscono il film alla lunga diventano quasi soffocanti e fastidiosi, non si può comunque non ammirare il coraggio di Inarritu e la maestria con cui si muove.
La pecca principale di Birdman risiede nella sceneggiatura, fatta di dialoghi brillanti e ironici, ma che tende un po' a girare su se stessa, divenendo infine piuttosto confusa e inconcludente, fino al finale che lascia un certo senso di insoddisfazione.
Ciò che invece lo solleva dalla media, rendendolo uno dei titoli più interessanti dell'anno, è la straordinaria prova dell'intero cast, in primis di un grande Michael Keaton (unico vero avversario di Eddie Redmayne per la corsa all'oscar) che riesce a rendere appieno l'ego, la rudezza e la vena di follia di Riggan, specialmente nei lunghi scambi con un altrettanto (se non di più) grandioso Edward Norton. Si fa notare anche Zack Galifianakis, in un ruolo inedito che sorprenderà molti.

Il definitiva Birdman è un buon film, non tra i migliori di questa annata cinematografica, ma che affascina grazie alla bravura e al carisma dei suoi interpreti, e che rendono più interessanti anche i momenti di noia.

mercoledì 27 agosto 2014

Venezia 71 - giorno 1

E' iniziata oggi la 71a edizione del Festival di Venezia, ad aprire le danze il film di Alejandro Gonzalez Inarritu, 'Birdman' (Concorso), che è stato proiettato questa sera dopo la cerimonia d'apertura condotta dalla madrina del festival Luisa Ranieri.

Accolto molto bene dopo la proiezione stampa, il film di Inarritu - una black comedy surreale su un attore in pensione, che in passato ha interpretato un iconico supereroe, alla ricerca di gloria con uno spettacolo a Broadway - ha ricevuto diversi applausi. Affollatissima la conferenza stampa, dove il cast ha risposto alle domande dei tanti giornalisti.
Oltre al regista erano presenti il protagonista Michael Keaton, Emma Stone, Amy Ryan, Edward Norton e Andrea Riseborough.

Il regista, che nel curriculum vanta diversi film molto drammatici mentre 'Birdman' è una commedia, aveva voglia di sfide: "Dopo quattro anni lontano dal grande schermo, mi sono detto: o faccio qualcosa che mi spaventa o sono perso. [...] Dopo tanti film drammatici, che avevano il gusto del chili messicano, volevo sperimentare un nuovo stile narrativo, confrontarmi con la commedia e lavorare con un nuovo team". Alejandro Gonzalez Inarritu ha definito 'Birdman' un film "sperimentale", pensato e girato (quasi) come un unico piano sequenza, un lavoro pianificato nei minimi dettagli che lasciava poco spazio agli errori o all'improvvisazione. "Prima di iniziare ho mandato a tutti gli attori una foto di Philippe Petit [il funambolo camminò fra le due Torri Gemelle], per ricordargli che anche noi saremmo stati in bilico su una corda, con il rischio di cadere", ha raccontato il regista messicano, "Ci siamo salvati grazie a una lunga preparazione. Abbiamo fatto prove meticolose, studiato gli spazi, i tempi, le luci e le posizioni della macchina da presa. Esigevo precisione assoluta dagli attori, perché non avremmo potuto nascondere o correggere gli errori in post-produzione, come si fa in genere". E Edward Norton ha subito colto la palla al balzo per una battuta: "Capite anche voi che dopo 10 ore consecutive di lavoro con questi ritmi e con questo stress, quando riuscivamo a portare a casa la sequenza partiva un momento di festa!".

Protagonista del film un bravissimo Michael Keaton, che qualcuno già vede favorito per la Coppa Volpi. "Credo che per un attore la cosa più bella sia avere paura. Alejandro ha lanciato a tutti noi una sfida coraggiosa, impegnativa, se vogliamo pazza", ha spiegato l'attore. Della stessa idea Emma Stone: "Ero terrorizzata! non avevo idea di come affrontare le riprese, ma alla fine avrei voluto ricominciare da capo, rifarla subito. Ho imparato più cose girando 'Birdman' di quanto non abbia fatto finora". Per la riuscita del film è stato essenziale il clima e la complicità creatasi fra gli attori e la troupe. "Non solo era fondamentale che ci fosse un certo affiatamento tra noi attori", ha dichiarato Norton, "ma che ci fidassimo anche dei cameramen e di tutti coloro che erano sulla scena con noi".
La scelta di Michael Keaton nel ruolo di un attore con un glorioso passato da supereroe sullo schermo, col senno di poi, sembra quasi ovvia, visto che Keaton è stato un grande Batman al cinema, ma al contrario del suo personaggio nel film, Keaton non si sente ossessionato da quella esperienza. "Non posso dire che Batman sia diventato un’ossessione, che mi stia appollaiato sulle spalle come Birdman fa con Riggan", ha detto l'attore, "ma certo quel ruolo ha avuto un peso fondamentale nella mia carriera. Sono entrato a far parte di un fenomeno internazionale. [...] Tutti noi in fondo abbiamo un Birdman che ci perseguita. Il segreto sta nel saperlo gestire. Sta a noi dover trovare il modo di togliere il volante al nostro ego e riprendere il controllo della nostra vita".

Presentata anche la Giuria del Concorso, presidente Alexandre Desplat, che è arrivato in conferenza preparato, sapendo già che la prima domanda sarebbe stata sul fatto che per la prima volta il presidente di giuria è un compositore e non un attore o un regista. "Mi auguro che la scelta si ripeta in futuro", ha detto Desplat, "del resto Morricone o a Rota, che hanno lavorato per tanti registi importanti, sono artisti di cinema di grande livello. [...] Spero di divertirmi e di scoprire nuovi mondi che ci vengono offerti da punti di vista diversi, potenti e originali. Del resto la ragione d’essere dei festival è quella di scoprire oggetti nuovi".
Presente in giuria anche Carlo Verdone. "Molti mi chiedono se mi batterò fino alla morte per i film italiani. Certo che mi batterò. Ma loro dovranno aiutare me nello stupirmi e nell'emozionarmi", ha dichiarato l'attore e regista italiano a L'Osservatore Romano, "Non è una competizione sportiva e urge molta onestà nel giudizio.  L'importante è premiare il vero talento. Se sarà italiano sarò strafelice. Ma se sarà un altro vuol dire che è quello ad avere più colto nel segno. E ne dobbiamo gioire in ogni caso".