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venerdì 4 ottobre 2019

Festa del Cinema di Roma 2019 - presentato il programma

Questa mattina, nell'Auditorium Parco della Musica, è stato svelato il programma della 14a edizione della Festa del Cinema di Roma (17-27 ottobre).

La Presidente della Fondazione Cinema per Roma, Laura Delli Colli, ha definito questa edizione come: "una festa dalla doppia anima, con il fascino di Greta Garbo che compare nella locandina, ma anche la curiosità di un quattordicenne, che è in effetti la sua età".
Il direttore Antonio Monda invece ha voluto ricordare come alla Festa siano passati film che poi hanno avuto molta fortuna, due su tutti Moonlight e Green Book, che hanno vinto l'Oscar come miglior film: "quindi i film che passano qui sono fortunati. Il pubblico è incrementato del 6% nell'ultimo anno e del 30% se calcoliamo la crescita dalla prima edizione. Chi cerca un festival resterà sempre deluso. E’ una festa aperta al pubblico", ha dichiarato.

Il direttore ha poi illustrato molti dei film che saranno presentati, annunciando anche alcuni ospiti che accompagneranno le pellicole. Diversi i titoli interessanti, due su tutti: la premiere di The Irishman, con la conferma che ci sarà Martin Scorsese insieme a uno dei protagonisti (De Niro, Al Pacino o Joe Pesci), e, un po' a sorpresa è stata annunciata la premiere italiana di Downton Abbey, film tratto dall'omonima pluripremiata serie tv, che sarà accompagnata da alcuni membri del cast.

Saranno inoltre presentati: Judy (ma la presenza di Renée Zellweger è ancora in forse), Hustlers, (Jennifer Lopez però non ci sarà), il documentario Pavarotti di Ron Howard, l'horror Scary Stories to Tell in the DarkThe Aeronauts, con Eddie Redmayne e Felicity Jones protagonisti. Nella selezione ufficiale sono presenti anche tre film italiani: Santa subito di Alessandro Piva, Il ladro di giorni di Guido Lombardi, con Riccardo Scamarcio protagonista, e Tornare di Cristina Comencini, con Giovanna Mezzogiorno protagonista, che sarà anche il film di chiusura della Festa.

Molto interessanti gli Incontri Ravvicinati. Bill Murray, a cui verrà consegnato un premio alla carriera, sarà protagonista di un incontro che vedrà un presentatore d'eccezione, Wes Anderson. Ci sarà Viola Davis, anche l'attrice riceverà il premio alla carriera. E ancora Ethan Coen, che ha programmato un incontro molto particolare che non è stato svelato, poi Fanny Ardant, Olivier AssayasBenicio Del Toro, Ron Howard, John Travolta, e Edward Norton, che aprirà il festival con il suo ultimo film da regista, Motherless Brooklyn.

La Festa inoltre avrà una lunga pre-apertura, grazie anche alla sezione Alice nella Città (il 7 ottobre ci sarà l'anteprima europea di Maleficent: Signora del Male, con Angelina Jolie e Michelle Pfeiffer presenti).

Ecco l'elenco dei film, per tutte le info potete andare sul sito ufficiale della Festa.

PRE-APERTURA
- Jesus Rolls di John Turturro
- Le beatitudini di Sant’Egidio di Jacques Debs
- L’uomo senza gravità di Marco Bonfanti
- La giostra dei giganti di Jacopo Rondinelli
- Gli anni amari di Andrea Adriatico
- Roam Rome Mein di Tannishtha Chatterjee
- La prima donna di Tony Saccucci

SELEZIONE UFFICIALE
- Pavarotti di Ron Howard
- Judy di Rupert Goold
- Military Wives di Jason Flemyng
- Antigone di Sophie Deraspe
- The Farewell di Lulu Wang
- The Irishman di Martin Scorsese
- Santa subito di Alessandro Piva
- Downton Abbey di Michael Engler
- Tantas Almas di Nicolas Rincòn Gille
- Motherless Brooklyn di Edward Norton (film d'apertura)
- Scary Stories to Tell in the Dark di André Øvredal
- Where’s My Roy Cohn? di Matt Tyrnauer
- The Aeronauts di Tom Harper
- Nomad: In the Footsteps of Bruce Chatwin di Werner Herzog
- Il ladro di giorni di Guido Lombardi
- Honey Boy di Alma Har’el
- Your Mum and Dad di Klaartje Quirijns
- Hustlers di Lorene Scafaria
- Waves di Trey Edward
- Shults Kohtunik di Andres Puustusmaa
- Drowning di Melora Walters
- Western Stars di Thom Zimny
- Trois Jours et Une Vie di Nicolas Boukhrief
- Willow di Milcho Manchevski
- Fête de famille di Cédric Kahn
- Mystify: Michael Hutchence di Richard Lowenstein
- 438 Days di Jesper Ganslandt
- Deux di Filippo Meneghetti
- Le meilleur reste à venir di Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte
- 1982 di Oualid Mouaness
- Run With the Hunted di John Swab
- Tornare di Cristina Comencini (film di chiusura)
- On Air di Manno Lanssens
- Rewind di Sasha Joseph Neulinger

venerdì 4 maggio 2018

L'Isola dei Cani - la recensione

Che Wes Anderson sia uno dei registi più immediatamente riconoscibili per stile, visione e tematiche, non lo si scopre di certo ora. Che la stop-motion riesca ad esaltare e ampliare questo stile, dando letteralmente vita a mondi di linee verticai e orizzontali dove i personaggi sono tutto fuorché inquadrati, si era già capito con il meraviglioso Fantastic Mr Fox nel 2009.

Quello che Wes Anderson fa nel suo nuovo lavoro è andare oltre, unendo fiaba e distopia con contaminazioni derivanti dal Cinema (e in particolare dall'animazione) giapponese e aggiungere una nuova linea a quelle delineate dalla sua macchina da presa, ovvero una linea linguistica, che estranea lo spettatore portandolo dentro un punto di vista insolito per lui: quello dei cani.

Il futuro distopico, scandito dal ritmo battente dei tamburi, è un Giappone in cui un'influenza canina ha gettato la popolazione in un delirio collettivo e i cani vengono deportati su un'isola piena di spazzatura. La fiaba invece ha la musica dei flauti ed è rappresentata da un bambino che si mette alla ricerca del suo cane Spots e dell'amicizia che instaura con un gruppo di cani sull'Isola.
E poi c'è il magico straneamento del sentire gli umani parlare giapponese, incomprensibile alle orecchie di noi occidentali, mentre i latrati dei cani sono tradotti in inglese (in italiano nel nostro paese). La ricerca del piccolo Atari è animata da puro e sincero affetto, ma ha il sapore della ricerca eroica, poiché spinge a una vera rivoluzione e alla riflessione su cosa vuol dire essere umani o essere animali, su cosa sia l'empatia, su cosa voglia dire provare affetto, sul perché a volte anche noi, così come il cane Chief, mordiamo senza saperne bene il motivo.

Ma al di là di questo, ciò che rende meraviglioso L'Isola dei Cani, è che siamo di fronte a un film non solo genuinamente divertente, dove l'umorismo classico del regista si unisce a rimandi più classici all'animazione Disney, ma anche, e soprattutto, a un film incredibilmente commovente, sull'amicizia quella vera, sui sentimenti e su come questi nascono e si consolidano. E c'è tutta la bellezza del cinema di Anderson, composto ma mai rigido, atipico, delicato, a tinte pastello ma d'impatto nel suo essere rigidamente fuori dagli schemi.



mercoledì 4 febbraio 2015

[Oscar 2015] Birdman - la recensione

Riggan Thompson è un attore diventato famoso per il ruolo del super eroe alato Birdman, ma vuole dimostrare di avere anche talento. Per questo motivo decide di mettere in scena uno spettacolo in uno dei vecchi teatri di Broadway, divenendo ossessionato dal desiderio di essere amato, confondendo amore e ammirazione.
Attorno a lui si muovono una schiera di personaggi: la figlia tossicomane Sam, l'attrice il cui sogno era calcare il palcoscenico, il suo produttore, un attore di enorme talento ma con un pessimo carattere.



Alejandro Gonzales Inarritu non è mai stato un regista che si tira indietro rispetto a una sfida, ma mai come con Birdman è riuscito ad andare oltre, portando all'estremo la tecnica cinematografia del piano sequenza e facendone il cardine unico della sua regia. L'operazione è parzialmente riuscita, infatti, per quanto sia affascinante, l'interminabile serie di piani sequenza che costituiscono il film alla lunga diventano quasi soffocanti e fastidiosi, non si può comunque non ammirare il coraggio di Inarritu e la maestria con cui si muove.
La pecca principale di Birdman risiede nella sceneggiatura, fatta di dialoghi brillanti e ironici, ma che tende un po' a girare su se stessa, divenendo infine piuttosto confusa e inconcludente, fino al finale che lascia un certo senso di insoddisfazione.
Ciò che invece lo solleva dalla media, rendendolo uno dei titoli più interessanti dell'anno, è la straordinaria prova dell'intero cast, in primis di un grande Michael Keaton (unico vero avversario di Eddie Redmayne per la corsa all'oscar) che riesce a rendere appieno l'ego, la rudezza e la vena di follia di Riggan, specialmente nei lunghi scambi con un altrettanto (se non di più) grandioso Edward Norton. Si fa notare anche Zack Galifianakis, in un ruolo inedito che sorprenderà molti.

Il definitiva Birdman è un buon film, non tra i migliori di questa annata cinematografica, ma che affascina grazie alla bravura e al carisma dei suoi interpreti, e che rendono più interessanti anche i momenti di noia.

mercoledì 3 dicembre 2014

'A Most Violent Year' trionfa ai National Board of Review

La stagione dei premi ha ormai preso il via, dopo il New York Film Critics Circle è il National Board of Review - associazione no profit di critici americani - ad indicare i migliori film dell'anno.

Secondo il NBR il miglior film dell'anno è 'A Most Violent Year' di J.C.Chandor, con Jessica Chastain e Oscar Isaac. Il film si è portato a casa anche i premi come migliore attore protagonista per Isaac, ex aequo con Michael Keaton ('Birdman'), e quello come migliore attrice non protagonista alla Chastain.

Clint Eastwood è stato premiato come migliore regista per il controverso 'American Sniper'. Migliore attrice protagonista Julianne Moore per 'Still Alice'. Edward Norton è il migliore attore non protagonista ('Birdman').
Miglior film d'animazione è andato a 'Dragon Trainer 2' ma a 'The LEGO Movie' è andato il premio per la migliore sceneggiatura originale.

I premi verranno consegnati il 6 gennaio a New York. Ecco l'elenco dei vincitori, e le top 2014 per film, documentari, film indipendenti e film stranieri:

- Best Film:  A Most Violent Year
- Best Director:  Clint Eastwood (American Sniper)
- Best Actor (TIE):  Oscar Isaac (A Most Violent Year); Michael Keaton (Birdman)
- Best Actress: Julianne Moore (Still Alice)
- Best Supporting Actor:  Edward Norton (Birdman)
- Best Supporting Actress:  Jessica Chastain (A Most Violent Year)
- Best Original Screenplay:  Phil Lord & Christopher Miller (The LEGO Movie)
- Best Adapted Screenplay:  Paul Thomas Anderson (Inherent Vice)
- Best Animated Feature:  How to Train Your Dragon 2
- Breakthrough Performance:  Jack O’Connell (Starred Up - Unbroken)
- Best Directorial Debut:  Gillian Robespierre (Obvious Child)
- Best Foreign Language Film:  Wild Tales
- Best Documentary:  Life Itself
- William K. Everson Film History Award:  Scott Eyman
- Best Ensemble:  Fury
- Spotlight Award:  Chris Rock for writing, directing, and starring in 'Top Five'
- NBR Freedom of Expression Award:  Rosewater
- NBR Freedom of Expression Award:  Selma

TOP 2014 FILMS
American Sniper
Birdman
Boyhood
Fury
Gone Girl
The Imitation Game
Inherent Vice
The Lego Movie
Nightcrawler
Unbroken

Top 5 Foreign Language Films
Force Majeure
Gett: The Trial of Vivian Amsalem
Leviathan
Two Days, One Night
We Are the Best!

Top 5 Documentaries
Art and Craft
Jodorowsky’s Dune
Keep On Keepin’ On
The Kill Team
Last Days in Vietnam

Top 10 Independent Films
Blue Ruin
Locke
A Most Wanted Man
Mr. Turner
Obvious Child
The Skeleton Twins
Snowpiercer
Stand Clear of the Closing Doors
Starred Up
Still Alice

mercoledì 27 agosto 2014

Venezia 71 - giorno 1

E' iniziata oggi la 71a edizione del Festival di Venezia, ad aprire le danze il film di Alejandro Gonzalez Inarritu, 'Birdman' (Concorso), che è stato proiettato questa sera dopo la cerimonia d'apertura condotta dalla madrina del festival Luisa Ranieri.

Accolto molto bene dopo la proiezione stampa, il film di Inarritu - una black comedy surreale su un attore in pensione, che in passato ha interpretato un iconico supereroe, alla ricerca di gloria con uno spettacolo a Broadway - ha ricevuto diversi applausi. Affollatissima la conferenza stampa, dove il cast ha risposto alle domande dei tanti giornalisti.
Oltre al regista erano presenti il protagonista Michael Keaton, Emma Stone, Amy Ryan, Edward Norton e Andrea Riseborough.

Il regista, che nel curriculum vanta diversi film molto drammatici mentre 'Birdman' è una commedia, aveva voglia di sfide: "Dopo quattro anni lontano dal grande schermo, mi sono detto: o faccio qualcosa che mi spaventa o sono perso. [...] Dopo tanti film drammatici, che avevano il gusto del chili messicano, volevo sperimentare un nuovo stile narrativo, confrontarmi con la commedia e lavorare con un nuovo team". Alejandro Gonzalez Inarritu ha definito 'Birdman' un film "sperimentale", pensato e girato (quasi) come un unico piano sequenza, un lavoro pianificato nei minimi dettagli che lasciava poco spazio agli errori o all'improvvisazione. "Prima di iniziare ho mandato a tutti gli attori una foto di Philippe Petit [il funambolo camminò fra le due Torri Gemelle], per ricordargli che anche noi saremmo stati in bilico su una corda, con il rischio di cadere", ha raccontato il regista messicano, "Ci siamo salvati grazie a una lunga preparazione. Abbiamo fatto prove meticolose, studiato gli spazi, i tempi, le luci e le posizioni della macchina da presa. Esigevo precisione assoluta dagli attori, perché non avremmo potuto nascondere o correggere gli errori in post-produzione, come si fa in genere". E Edward Norton ha subito colto la palla al balzo per una battuta: "Capite anche voi che dopo 10 ore consecutive di lavoro con questi ritmi e con questo stress, quando riuscivamo a portare a casa la sequenza partiva un momento di festa!".

Protagonista del film un bravissimo Michael Keaton, che qualcuno già vede favorito per la Coppa Volpi. "Credo che per un attore la cosa più bella sia avere paura. Alejandro ha lanciato a tutti noi una sfida coraggiosa, impegnativa, se vogliamo pazza", ha spiegato l'attore. Della stessa idea Emma Stone: "Ero terrorizzata! non avevo idea di come affrontare le riprese, ma alla fine avrei voluto ricominciare da capo, rifarla subito. Ho imparato più cose girando 'Birdman' di quanto non abbia fatto finora". Per la riuscita del film è stato essenziale il clima e la complicità creatasi fra gli attori e la troupe. "Non solo era fondamentale che ci fosse un certo affiatamento tra noi attori", ha dichiarato Norton, "ma che ci fidassimo anche dei cameramen e di tutti coloro che erano sulla scena con noi".
La scelta di Michael Keaton nel ruolo di un attore con un glorioso passato da supereroe sullo schermo, col senno di poi, sembra quasi ovvia, visto che Keaton è stato un grande Batman al cinema, ma al contrario del suo personaggio nel film, Keaton non si sente ossessionato da quella esperienza. "Non posso dire che Batman sia diventato un’ossessione, che mi stia appollaiato sulle spalle come Birdman fa con Riggan", ha detto l'attore, "ma certo quel ruolo ha avuto un peso fondamentale nella mia carriera. Sono entrato a far parte di un fenomeno internazionale. [...] Tutti noi in fondo abbiamo un Birdman che ci perseguita. Il segreto sta nel saperlo gestire. Sta a noi dover trovare il modo di togliere il volante al nostro ego e riprendere il controllo della nostra vita".

Presentata anche la Giuria del Concorso, presidente Alexandre Desplat, che è arrivato in conferenza preparato, sapendo già che la prima domanda sarebbe stata sul fatto che per la prima volta il presidente di giuria è un compositore e non un attore o un regista. "Mi auguro che la scelta si ripeta in futuro", ha detto Desplat, "del resto Morricone o a Rota, che hanno lavorato per tanti registi importanti, sono artisti di cinema di grande livello. [...] Spero di divertirmi e di scoprire nuovi mondi che ci vengono offerti da punti di vista diversi, potenti e originali. Del resto la ragione d’essere dei festival è quella di scoprire oggetti nuovi".
Presente in giuria anche Carlo Verdone. "Molti mi chiedono se mi batterò fino alla morte per i film italiani. Certo che mi batterò. Ma loro dovranno aiutare me nello stupirmi e nell'emozionarmi", ha dichiarato l'attore e regista italiano a L'Osservatore Romano, "Non è una competizione sportiva e urge molta onestà nel giudizio.  L'importante è premiare il vero talento. Se sarà italiano sarò strafelice. Ma se sarà un altro vuol dire che è quello ad avere più colto nel segno. E ne dobbiamo gioire in ogni caso".

venerdì 7 febbraio 2014

Berlino 2014 - Giorno 1&2



Si è aperto ieri il Festival di Berlino, il meno glamour dei grandi festival, ma che comunque non rinuncia alla sua dose di star hollywoodiane.
Il nuovo film di Wes Anderson, Grand Budapest Hotel, è infatti il primo a sfilare sul red carpet, con Ralph Fiennes, Bill Murray, Tilda Swinton, William Dafoe, Soirse Ronan ed Edward Norton tutti presenti in passerella.
Il film ha riscosso davvero un'ottima accoglienza, ma potevamo aspettarcelo da un regista che raramente sbaglia un colpo.

Oggi è stato invece il turno di Forest Whitaker, protagonista di La voie de l'ennemi, film intenso in cui un uomo, uscito di prigione dopo 18 anni e convertito all'Islam, cerca di ricominciare una nuova vita, ma non riesce a fuggire alle colpe del passato. Buona accoglienza anche per questo film, in cui compare anche il grande Harvey Keithel, nel ruolo del "poliziotto cattivo" che opera al confine con il Messico. Nonostante queste sfumature negative, il regista Rachid Bouchareb ha comunque assicurato che si tratta di un personaggio molto umano: "Ho incontrato diversi sceriffi che mi hanno raccontato le loro opinioni e che sono sensibili al tema dell'immigrazione, ma ho anche verificato la rigidità e la durezza di alcuni di loro nell'applicazione delle leggi... Anche questa è l'America."

Ma non ci sono stati solo sorrisi, alla berlinale. Il recentemente scomparso Philiph Seymour Hoffman, infatti, sarebbe dovuto essere a Berlino (ha preso parte, come comprimario, a due film fuori concorso) e il festival lo ricorderà con una proiezione speciale di Truman Capote, film che gli valse l'Oscar come miglior attore protagonista nel 2006.
Non sono mancate neanche le polemiche su Woody Allen e le recenti dichiarazioni della figlia adottiva, che accusa il regista newyorchese di abusi. Nonostante Allen abbia risposto definendole vergognose menzogne, c'è già chi mormora della possibilità che questo scandalo abbia compromesso la sua corsa all'Oscar... noi speriamo di no, perchè Cate Blanchett è davvero bravissima!

mercoledì 5 dicembre 2012

'Moonrise Kingdom' - la recensione

L'amore secondo Wes Anderson.

1965. Dal campo scout su un'isoletta scompare Sam, un ragazzino intelligente ma isolato dal resto dai compagni. Subito si mettono tutti in moto per cercarlo. Da una casa dell'isola scompare anche la figlia dei Bishop, Suzy. Si scopre così che i due ragazzini hanno messo in pratica un piano premeditato: una vera e propria fuga d'amore.
Tutti si mobilitano per le ricerche, il capo scout e tutti i ragazzini, il malinconico poliziotto dell'isola e la distratta famiglia di Suzy. I due giovani innamorati però non hanno nessuna intenzione di farsi trovare. Intanto si avvicina una tempesta spaventosa.

La frase "quel regista ha uno stile tutto suo" è stata detta tante volte per tanti registi ma per nessuno è così adatta come per Wes Anderson.
Lo stile Anderson è assolutamente unico e riconoscibile, i colori, i particolari, i costumi, la composizione delle scene, la recitazione, l'umorismo, i tempi, nei film di Anderson tutti questi elementi sono ben definiti e danno alle sue storie un'atmosfera poetica e a volte fumettistica.

'Moonrise Kingdom' è l'ennesima ottima pellicola della sua filmografia. Due ragazzini incompresi che si trovano e fuggono per amore ha quasi il sapore di un dramma romantico, un romanticismo tenero, candido, un po' surreale ma maledettamente serio per i due protagonisti. La loro assoluta convinzione nel voler fuggire per un sogno d'amore si contrappone alla triste condizione degli adulti, un capo scout deciso a seguire le regole alla lettera, un poliziotto malinconico, una coppia indifferente a tutto, tutti personaggi insoddisfatti. I ragazzini protagonisti non sono "super-bambini", sono candidi, un po' impacciati e genuini. A tutto questo va aggiunto il tocco Anderson che dà al film quasi il tono di favola surreale.

Ottimo il cast a partire dai due giovani protagonisti, Kara Hayward e Jared Gilman. Intorno a loro Bruce Willis, Bill Murray, Edward Norton, Frances McDormand, Tilda Swinton, Bob Balaban e Harvey Keitel, tutti perfettamente a loro agio. Nota di merito per Bruce Willis, Bill Murray ed Edward Norton. Davvero splendide le musiche di Alexandre Desplat.

Chi non ama il cinema di Wes Anderson forse non riuscirà a trovare subito una connessione emotiva con il film, soprattutto a causa di un inizio molto particolare, ma in questi casi bisogna solo guardare e lasciarsi conquistare.
'Moonrise Kingdom' magari non ha l'impatto di 'Fantastic Mr.Fox' (vero gioiello!) ma un'atmosfera così originale, poetica e assurda che sotto certi aspetti lo rende irresistibile. Lunga vita a Wes Anderson!



Frra

'Moonrise Kingdom' - commento a caldo

Moonrise Kingdom è una favola semi-amara semi-ironica ma totalmente Anderson!
Wes Anderson, stile inconfondibile. Sicuramente chi lo ama non rimarrà deluso, gli altri invece non lo so, potrebbero rimanere affascinati dal progetto e dal particolare stile del regista ma forse fossi in loro inizierei da qualche chicca passata!

Mat

mercoledì 16 maggio 2012

Festival di Cannes - Giorno 1

Inizia oggi la 65a edizione del Festival di Cannes.
Film d'apertura 'Moonrise Kingdom' di Wes Anderson, arrivato sulla croisette con il suo nutrito cast: Bruce Willis, Bill Murray, Tilda Swinton, Edward Norton, Jason Schwartzman e i giovani protagonisti Kara Hayward e Jared Gilman.
Il film, caratterizzato dallo stile inconfondibile di Wes Anderson, è ambientato negli anni '60 e racconta della fuga d'amore di due ragazzini che sconvolge la vita tranquilla ed equilibrata di una isoletta nel New England.
Buona l'accoglienza della sala stampa, applaudito ma senza ovazioni. Arriverà in Italia distribuito dalla Lucky Red in autunno.
Photocall e conferenza stampa anche per la giuria del concorso; presidente il regista italiano Nanni Moretti, insieme a lui Alexander Payne, Ewan McGregor, lo stilista Jean Paul Gaultier, Diane Kruger, Andrea Arnold, Emmanuelle Devos, Raoul Peck, Hiam Abbass.
Moretti ha dichiarato che si comporterà come un "capoclasse", che sarà "uno dei nove e molto democratico". Ha inoltre elencato le sue regole da presidente: "vederci spesso, e' importante dedicare a tutti i film la stessa attenzione e lo stesso rispetto quindi faremo riunioni non una volta l'anno ma spesso, ogni due giorni, parlando dei quattro film appena visti". Ha anche aggiunto che non vieterà di partecipare alle feste (credo sia impossibile evitarle a Cannes).

Infine, sulla croissette è apparso Sacha Baron Cohen che per promuovere il suo ultimo film 'Il Dittatore' si è presentato davanti all'hotel Carlton in sella ad un dromedario, provocando qualche disagio compreso un bell'ingorgo.

Tutte le foto sulla pagina Facebook di Frame.


Frra