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venerdì 17 maggio 2019

Cannes 2019 - giorno 3

Terzo giorno di festival e in Concorso arriva il due volte vincitore della Palma d'oro Ken Loach.

Il regista britannico torna sui temi a lui più cari, la working class, con il suo nuovo film Sorry We Missed You.

Al centro della storia ci sono Ricky (Kris Hitchen) e Abby Turner (Debbie Honeywood) e la loro vita segnata dalla precarietà lavorativa, lui è un fattorino mal pagato e lei una badante a domicilio, ma nonostante questo cercano di vivere dignitosamente provando a non far mancare niente ai loro figli. Una vita dignitosa ma mai stabile, con una casa mai davvero di proprietà e una condizione finanziaria sempre al limite, la svolta arriva quando Abby vende l'auto per permettere a Ricky di comprare un furgone e mettersi in proprio, ma il continuo viaggiare farà sorgere nuovi problemi e metterà a rischio l'unità familiare.

A spingere Ken Loach, a 82 anni, a tornare nuovamente dietro la macchina da presa è stata la realtà dei fatti. "Dopo aver terminato 'I, Daniel Blake', avevo pensato: "Bene, forse questo è l’ultimo film", ma quando siamo stati agli empori solidali per le nostre ricerche, molte persone erano lì per cercare lavoro... a tempo parziale, a contratto zero-ore. Questo è il nuovo sfruttamento!", ha raccontato il regista britannico, "Così è emersa l'idea che forse c'era un altro film che valeva la pena fare, non esattamente un seguito di 'I, Daniel Blake', ma un film correlato. [...] Il film cerca di mostrare i dettagli della vita reale della working class. La prima idea, con lo sceneggiatore Paul Laverty, era quella di mettere in luce la dinamica familiare".
Il film è stato girato a Newcastle, una precisa scelta del regista. "Una piccola città, nel Nord, un po' separata dal resto del Paese, cosa che credo renda le personalità dei personaggi più intense", ha spiegato Loach, "ci sono anche molte costruzioni industriali lì, un’ambientazione urbana attuale, ma non affollata di turisti, penso serva per dare eco allo spazio in cui vive la famiglia".


Durante la conferenza stampa il regista ha allargato il discorso alla politica e alla preoccupante ascesa delle destre estremiste. "Oggi le persone sono costrette da questo sistema di precariato e incertezza a sfruttare se stesse. E' una situazione intollerabile e fin quando non si riconoscerà quanto sia intollerabile, non cambieranno le cose. C'è un'esplosione di povertà in Gran Bretagna, l'austerity è una scelta politica.Come coltivare la speranza? Il cinema non può fare molto se non far aumentare la consapevolezza. Dobbiamo sapere di avere il potere del voto, dello sciopero e della rivendicazione di diritti", ha dichiarato Ken Loach che poi si è rivolto in particolare alla stampa italiana, "La conseguenza è sotto i nostri occhi: disgregazione sociale ed ascesa della destra ovunque. Che mi dite del vostro Salvini? C'è una situazione molto pericolosa, c'è tanta rabbia per questa diseguaglianza e divario tra ricchissimi e poveri che per sfogarla ce la prendiamo con migranti, diversi e con i più vulnerabili".

Il film di forte impatto sociale e politico accolto bene ma senza particolare entusiasmo dalla critica.

giovedì 18 aprile 2019

Festival di Cannes 2019 - il programma ufficiale

Si è svolta questa mattina la conferenza stampa di presentazione del programma ufficiale del Festival di Cannes 2019, giunto alla sua 72a edizione.

Nomi di un certo livello in Concorso, dove troviamo Pedro Almodovar, Xavier Dolan (che torna al festival dopo un periodo di "polemica"), Ken Loach, i fratelli Dardenne, e anche Terence Malick.
C'è anche l'Italia, con il nuovo film di Marco Bellocchio Il Traditore, con Pierfrancesco Favino protagonista nei panni del pentito di mafia Tommaso Buscetta.

Fuori Concorso spicca il biopic su Elton John, Rocketman, con il cantante che sarà a Cannes per la premiere. A spiccare ancora di più però è anche l'assenza di Quentin Tarantino con il suo Once Upon a Time in Hollywood. Il direttore Thierry Fremaux ha dichiarato di aver visto "una parte" del film, che è ancora in fase di montaggio, quindi non è ancora pronto per il festival, ma ha comunque lasciato  aperta la porta: "noi continuiamo a sperarci, anche se sarà difficile. Tarantino ha scelto di girare il film in 36mm. e occorre molto lavoro. Quello che abbiamo visto è molto bello, speriamo di avere buone notizie". E, guarda caso, il film di chiusura non è stato annunciato, segno che il direttore ci spera davvero.


Ad aprire il festival invece sarà, come annunciato qualche giorno fa, The Dead Don't Die, nuovo film di Jim Jarmusch. La Palma d'Oro alla carriera sarà consegnata a Alain Delon.

Il festival si svolgerà tra il 14 e il 25 maggio. Presidente di giuria sarà Alejandro Gonzalez Iñárritu.  Ecco l'elenco dei film annunciati.

Concorso:
The Dead Don't Die, di Jim Jarmusch (film d'apertura)
Dolor y Gloria, di Pedro Almodovar
Il traditore, di Marco Bellocchio
The Wild Goose Lake (Nan fang che zhan de ju hui), di Diao Yinan
Parasite, di Bong Joon Ho
Le Jeune Ahmed, di Jean-Pierre Dardenne & Luc Dardenne
Roubaix, une lumière, di Arnaud Desplechin
Atlantique, di Mati Diop
Matthias and Maxime, di Xavier Dolan
Little Joe, di Jessica Hausner
Sorry We Missed You, di Ken Loach
Les Misérables, di Ladj Ly
A Hidden Life, di Terrence Malick
Bacurau, di Kleber Mendonça Filho & Juliano Dornelles
The Whistlers (La Gomera), di Corneliu Porumboiu
Frankie, di Ira Sachs
Portrait de la jeune fille en feu, di Céline Sciamma
It Must Be Heaven, di Elia Suleiman
Sibyl, di Justine Triet

Fuori concorso:
Les plus belles années d'une vie (The Best Years of a Life), di Claude Lelouch
Rocketman, di Dexter Fletcher
Too Old To Die Young - North of Hollywood, West of Hell (episodi 4 e 5), di Nicolas Winding Refn
Diego Maradona, di Asif Kapadia
La Belle Époque, di Nicolas Bedos

Proiezioni di mezzanotte:
The Gangster, the Cop, the Devil, di Lee Won-Tae

Proiezioni speciali:
Share, di Pippa Bianco
For Sama, di Waad Al Kateab & Edward Watts
Family Romance, Llc., di Werner Herzog
Tommaso, di Abel Ferrara
Être vivant et le savoir, di Alain Cavalier
Que sea lei, di Juan Solanas

Un Certain Regard:
Invisible Life, di Karim Aïnouz
Evge, di Nariman Aliev
Dylda (Beanpole), di Kantemir Balagov
Les hirondelles de Kaboul (The Swallows of Kabul), di Zabou Breitman & Eléa Gobé Mévellec
La Femme de mon frère (A Brother’s Love), di Monia Chokri
The Climb, di Michael Covino
Jeanne, di Bruno Dumont
O que arde (Viendra le feu / A sun that never sets), di Olivier Laxe
Chambre 212, di Christophe Honoré
Port Authority, di Danielle Lessovitz
Papicha, di Mounia Meddour
Adam, di Maryam Touzani
Zhuo ren mi mi, di Midi Z
Liberté, di Albert Serra
Bull, di Annie Silverstein
Summer of Changsha, di Zu Feng

lunedì 23 maggio 2016

Cannes2016 - a Ken Loach la Palma d'oro! ecco tutti i vincitori

Il Festival di Cannes 2016 si è concluso, sono stati annunciati tutti i vincitori, e come al solito è rimasta una scia di scontenti e di polemiche.

La giuria, presieduta da George Miller, ha parlato, la Palma d'Oro 2016 è stata assegnata a Ken Loach per il suo I, Daniel Blake, film che già alla proiezione stampa aveva raccolto larghi applausi e consensi.
Tutti felici quindi? ovviamente no. Nonostante il film di Loach sia stato uno dei più apprezzato di tutto il festival, si è levato comunque un certo malcontento da parte di una fetta della critica che ha "accusato" la giuria di aver premiato "il vecchio", "l'usato sicuro", senza azzardare. Pareri che lasciano il tempo che trovano, mettere tutti d'accordo è praticamente impossibile, e bisogna sempre ricordare che i vincitori vengono scelti da una giuria formata da nove persone, e non dalla stampa.

Comunque la stampa non può dirsi troppo delusa visto che il film più sostenuto dalla critica, cioè The Salesman di Asghar Farhadi, si è portato a casa due premi, migliore attore e il Prix du scénario. Il Gran Premio della Giuria è andato, un po' a sorpresa, a un commosso Xavier Dolan per il suo Just la fin du Monde, film che non aveva entusiasmato particolarmente la stampa. Stesso discorso, anzi piccola rivincita per Olivier Assayas e il suo Personal Shopper, molto fischiato dopo la proiezione per la critica ma premiato con il Prix de la mise en scène (premio per la regia), a pari merito con Cristian Mungiu per Bacalaureat.

Felicissimo Ken Loach per la sua seconda Palma d'Oro, la prima l'aveva vinta esattamente 10 anni fa per Il Vento che Accarezza l'Erba. "Diamo un messaggio di speranza", ha detto il regista dal palco, "un altro mondo è possibile e necessario".
Imprevisto durante la cerimonia, con la regista Houda Benyamina, vincitrice della Camera d'Or con Divines, che ha tenuto un vero e proprio monologo femminista, almeno dieci minuti di discorso - a tratti anche molto colorito, sicuramente spontaneo e sentito - che ha "tenuto in ostaggio" la cerimonia, con il presentatore Laurent Lafitte che solo alla fine è riuscito ad interromperla.

Scelte condivise all'unanimità dalla Giuria? "Quasi sì", come ha dichiarato la giurata italiana Valeria Golino. "Ci sono state lunghe discussioni, ma nessuna decisione è stata presa coi musi", ha detto l'attrice, "Una giuria fa tanti errori, me ne sono resa conto quando sono stata giurata alla Mostra di Venezia. Più avanti rivedi certi film e ti chiedi: ma come abbiamo fatto a non premiarlo?!". Insomma, il ruolo del giurato non è semplice.

Ecco tutti i vincitori.

Palme d'or
I, Daniel Blake di Ken Loach

Grand Prix du Jury
Juste la fin du monde di Xavier Dolan

Prix de la mise en scène
Cristian Mungiu per Bacalaureat
Olivier Assayas per Personal Shopper

Prix du scénario
Asghar Farhadi per The Salesman

Prix d'interprétation féminine
Jaclyn Jose per Ma' Rosa di Brillante Mendoza

Prix d'interprétation masculine
Shahab Hosseini per The Salesman di Asghar Farhadi

Prix du Jury
American Honey di Andrea Arnold

Palma d'Oro d'onore
Jean-Pierre Léaud

Caméra D'Or
Divines di Houda Benyamina

CORTOMETRAGGI

Palme d'or du court métrage
Timecode di Juanjo Gimenez

Mention spéciale - court métrage
The Girl Who Danced with the Devil di Joao Paulo Miranda Maria

venerdì 13 maggio 2016

Cannes 2016 - giorno 3

Si entra nel vivo, presentati due film in ConcorsoMa Loute di Bruno Dumont, e I, Daniel Blake di Ken Loach.

Ottima accoglienza per il nuovo film del regista britannico Ken Loach, I, Daniel Blake raccoglie applausi e commuove la platea.

Il film racconta la storia di Dan (Dave Johns), falegname di Newcastle da poco rimasto vedovo che, dopo un infarto, deve smettere di lavorare. A 60 anni, passati quasi tutti a lavorare, per vivere deve chiedere aiuto allo stato ma si scontra con la complicata e ottusa burocrazia. Dan si vede negare il sussidio di invalidità e per ricevere invece quello di disoccupazione deve convincere lo Stato che sta continuando a cercare attivamente un lavoro. Intanto Dan incontra Katie (Hayley Squires), una madre single e disoccupata con due film a carico a cui è stata assegnata una casa popolare proprio a Newcastle. Tra Dan e Katie si crea complicità, solidarietà e amicizia. Tutto potrebbe andare bene se solo lo Stato li trattasse con dignità.

Per raccontare un film che racconta i poveri e denuncia l'ottusità dello Stato, Ken Loach ha scelto due attori praticamente esordienti: il cabarettista Dave Johns, e Hayley Squires, scrittrice per il teatro. "Cercavo la semplicità nello stile e nella costruzione, non volevo nulla che distraesse il pubblico dall'essenza dei personaggi", ha detto il regista.
I, Daniel Blake è un film di denuncia, che riporta ai film degli anni 60', con cui Loach ha voluto raccontare quella che è una situazione drammatica: "Voglio essere scioccante, questo problema tocca tutta l'Europa, ed è molto urgente. Le persone più vulnerabili si sentono dire che è colpa loro se non hanno lavoro. Il tasso di disoccupazione è altissimo, in Gran Bretagna ci sono due milioni di persone iscritte alle liste di collocamento,e altri due milioni che non ci provano neanche, disabili e invalidi. Intanto i suicidi stanno diventando un problema di massa. E' una reazione umana alla frustrazione, alla disperazione".

Due anni fa Ken Loach aveva annunciato che si sarebbe ritirato dal Cinema, evidentemente ci ha ripensato, e vista la reazione positiva dei critici al suo film e l'applauso che gli è stato riservato all'ingresso in conferenza stampa, si può dire che ha fatto bene.

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Tono decisamente diverso per il film Ma Loute di Bruno Dumont, presentato sempre in Concorso, che vede nel cast Juliette Binoche, Valeria Bruni Tedeschi, Fabrice Luchini, e diversi attori non professionisti.

Ma Loute è una commedia molto nera, surreale e sopra le righe, con tanto di esplicita scena di cannibalismo. Il film, ambientato nel 1910, racconta l'incontro di due famiglie molto diverse, una di pescatori del nord della Francia, e una borghese che si trova da quelle parti in vacanza. Tra queste due famiglie molto estreme si inserisce l'indagine che un imbranato investigatore sta svolgendo su delle misteriose sparizioni.

"Ho fatto esattamente il film che volevo fare, un po' storia d’amore, ma anche poliziesco, crudele, pittoresco e con elementi di meraviglia", ha dichiarato il regista, "L’ambientazione richiama i primi del novecento, ma la storia è contemporanea. E’ atemporale. Penso che l’equilibrio tra elementi buffi e dramma sia fondamentale, anzi, è proprio il punto del film. L’esperimento era riuscire a rendere accettabili anche fatti gravissimi, come il cannibalismo, perché risultano buffi".

"Per me il lavoro più grande è stato dipingere una caricatura lasciandogli però dei tratti di credibilità e realismo", ha dichiarato Fabrice Luchini, "Ho giocato su elementi caratteristici come questa fissa degli aperitivi che hanno i francesi. Io li odio, in verità, ti rovinano la cena e ti intasano le arterie". Personaggio complicato da interpretare invece per Juliette Binoche: "Non era un approccio facile, ero contenta di essere sul set ma anche un po’ paura, il luogo così particolare, e poi per il personaggio che viene da un passato di violenza". "Il mio personaggio è invece estremamente misurato, chiuso in sé stesso", ha raccontato invece Valeria Bruni Tedeschi, "Dovevo lavorare di sottrazione ed evitare di esprimere fisicamente i miei impulsi di desiderio o aggressività. E’ stato un po’ doloroso ma in fondo un attore cerca questo".

Il film è stato accolto da applausi anche se non ha convinto tutti.

giovedì 22 maggio 2014

Festival di Cannes 2014 - giorno 8

Ottavo giorno, il festival ha trovato la sua Palma d'Oro?

Tanti applausi e critica entusiasta per 'Mommy', il nuovo film di Xavier Dolan.
Dolan è una "anomalia" o una bella realtà del cinema mondiale, un inizio da attore, poi regista e ad appena 25 anni ha già cinque film diretti, scritti e montati sul suo personale curriculum (una cosa quasi fantascientifica in Italia).

'Mommy' racconta la storia di Steve (Antoine Olivier Pilon, autore di una straordinaria performance), un adolescente che soffre di deficit di attenzione e iperattività a cui, alla morte del padre, si aggiungono anche degli sfoghi violenti. Una condizione familiare in precario equilibrio, una madre travolta dalla condizione del figlio e una vicina di casa che diventerà una seconda mamma per Steve.

Xavier Dolan è un regista coraggioso e pieno di idee, in 'Mommy' non ha fatto tutto ma quasi: sceneggiatore, produttore, regista, montatore, costumista e redattore della cartella stampa. Particolare l'idea di girare il film in formato 1:1 e in francese québecois, una lingua praticamente incomprensibile, tanto che il film è stato sottotitolato. "Una scelta e un privilegio è una lingua che mi appartiene", ha spiegato Dolan in conferenza stampa, e sulla scelta del formato, "mi permetteva di valorizzare di più i personaggi nell'inquadratura, rendeva imprigionato lo sguardo dello spettatore e perché la restrizione mi permetteva di giocare con il linguaggio filmico nei momenti di gioia dei personaggi", momenti in cui il formato cambia in 16:9. Sul suo essere un "tuttofare", Dolan ha dichiarato: "È solo una questione di energia, è una necessità, è il mio modo di esprimermi: quando ho voglia di fare una cosa e penso di esserne in grado voglio farla pienamente. È come una droga, evidentemente io ho un ritmo di consumazione più alto". Al centro del film c'è la figura materna, un tema che stava molto a cuore al regista: "Trovo che sia un territorio ricco e ispiratore, mi piace che le madri e le donne abbiano ruoli forti. Io ho visto mia madre battersi per certe cose e abdicare su altre, fare un film sulle madri per me è come dar loro la possibilità di una rivincita", ha dichiarato.
Xavier Dolan è un personaggio anomalo, un fenomeno, ma non è un regista indipendente "integralista", ha infatti confessa che la sua ispirazione deriva da quello che forse è il blockbuster per eccellenza: Titanic. "Faccio l'attore dall'età di quattro anni, ho osservato tanti registi e visto tanti film", ha dichiarato il regista, "Anche se forse non è quello che vi aspettate, 'Titanic' è stato il mio più grande film ispiratore: mi ha affascinato per le regole di costruzione cinematografiche e perché mi ha dato il coraggio di lanciarmi in idee folli e ambiziose". Prossimo film? "Un film in inglese, ne ho scritto uno da tempo e lo sto proponendo ai produttori, aspetto una risposta. Intanto in autunno torno a scuola: ho voglia di una vita più normale", ha concluso Dolan. Intanto, prima di tornare a scuola, il suo film potrebbe prendersi qualche premio a Cannes, magari proprio la Palma d'Oro?

Altro film in Concorso, altri applausi, stavolta per un "vecchio" come Ken Loach e il suo film musicale 'Jimmy's Hall'.

Il film racconta di un giovane, realmente esistito, che fra gli anni '20 e '30 diventò un leader sindacale e politico che cercò di tenere unita la comunità grazie al ballo e al jazz.

'Jimmy's Hall' sarà l'ultimo film di Ken Loach? "Quando l’ho detto ero molto sotto pressione e mi trovavo davanti una montagna di lavoro", ha detto il regista che tempo fa ha annunciato di voler smettere con i film per dedicarsi ai documentari, "Pensavo: non ce la farò mai! Alla fine invece ce l’ho fatta, in qualche modo ci si arriva. Vedremo, è difficile pensare di smettere del tutto. Magari una piccola produzione potrei anche considerarla". Nel 2006 la Palma d'Oro con il film 'Il Vento che Accarezza l'Erba', che può essere considerato quasi un prequel di 'Jimmy's Hall'. "Perché no. Lì parlavo della guerra civile, di indipendenza, un momento importante della storia dell’Irlanda", ha detto Loach, "Qui esaminiamo un momento storico in cui c’è speranza, si vede un movimento in favore dei poveri e ancora si sperava che le cose migliorassero. In questo caso ci concentriamo su un villaggio, quindi un microcosmo, che serve però da lente di ingrandimento per arrivare a parlare di quello che accadeva nel paese". Per finire il film Loach ha dovuto fare un appello per mancanza di pellicola 35 mm, visto che ormai si gira soprattutto in digitale, e l'aiuto è arrivato addirittura dalla Pixar. "Ci siamo trovati in difficoltà perché pur avendo finito di girare il film ci mancava il nastro numerato che serve per coordinare il suono con l’immagine. E’ indispensabile", ha raccontato Loach, "Abbiamo chiesto aiuto e ce lo ha dato Steve Bloom, editor della Pixar, che ha trovato questo materiale ormai rarissimo, che ne aveva da parte in magazzino. Se avessimo dovuto convincere qualcuno a farlo da zero, sarebbe costato tantissimo. I giovani amano la tecnologia tradizionale. Personalmente il fatto che stia sparendo mi fa paura, quello che spero è che possa coesistere al fianco del digitale. Bisognerebbe lanciare qualche appello a proposito".


Nella sezione Un Certain Regard invece, è stato presentato il secondo film italiano del festival, 'Incompresa', diretto da Asia Argento. Nel cast Charlotte Gainsbourg, Gabriel Garko e la giovane Giulia Salerno. Un film che ha diviso la critica ma che ha raccolto anche pareri positivi.

Protagonista del film è la giovane Aria, 9 anni, sbattuta a destra e sinistra dai genitori divorziati e indifferenti nei confronti della figlia. La madre di Aria è una pianista di scarso successo che cambia uomo di continuo, il padre è un attore famoso, molto superstizioso, che ha con la figlia un rapporto quasi incestuoso. Ha tre sorelle maggiori, tutte più amate di lei e anche la sua migliore amica finisce per tradirla. Il suo unico vero amico è un gatto nero che Aria si porta sempre dietro quando vaga per la città per spostarsi da una casa all'altra.

L'esordio di Asia Argento in conferenza stampa è stato molto spontaneo, non ha aspettato che le facessero la domanda, sapeva già che glielo avrebbero chiesto, così ha messo le mani avanti e chiuso subito il discorso: il film non è un'autobiografia. "Facciamo una cosa diversa", ha esordito Asia Argento, "saltiamo la domanda se il film è autobiografico, se avessi voluto parlare di me avrei fatto un documentario. La mia infanzia non è poi così interessante. Non è un’autobiografia e non è un’autoanalisi, anche se sicuramente è un film personale". "'Incompresa' è un romanzo di formazione al contrario", ha spiegato Asia Argento, che come promesso si è presentata a Cannes con un look molto comodo sfoggiando il suo nuovo tatuaggio, "in cui sono soprattutto gli adulti che hanno bisogno di essere formati, o forse deformati, destrutturati. È dalla loro corazza di adulti che dovrebbero liberarsi e tornare a essere bambini, qualche volta". Un film raccontato dal punto di vista della giovane protagonista, una brava Giulia Salerno. "Quello che mi interessa è il punto di vista dei bambini, è a loro che il film è dedicato", ha detto Asia, "Il loro giudizio mi interessa molto più di quello dei critici. Intanto mia figlia, dopo aver letto la sceneggiatura, ha voluto assolutamente essere nel film. Lo dedico ai ragazzi e al bambino nascosto dietro a ogni adulto [...] credo che in Italia i film sui ragazzi siano sempre fatti guardando i bambini dall'alto: raramente i grandi si mettono in ginocchio per parlare con loro". La madre nel film ha il volto di Charlotte Gainsbourg, un'amica ma soprattutto un'attrice con cui Asia Argento ha sempre voluto lavorare: "È un’artista e una donna straordinaria. Già in un intervista del 2000, ai tempi del mio primo film, quando mi chiesero “se mai un giorno non reciterai nei tuoi film con chi ti piacerebbe lavorare” dissi Charlotte Gaisbourg. E non ci conoscevamo ancora".
Una Asia Argento sempre più regista e meno attrice. "Il mestiere dell’attore richiede sempre un certo ego, che in questo momento vorrei provare a limitare. Trovo che spiritualmente non mi faccia bene, perciò evito", ha detto onestamente Asia, "Ho fatto l'attrice per trent'anni, ho imparato tante cose ma ora non mi interessa più. Grazie al lavoro con tanti registi ho imparato a fare il cinema, ma è soprattutto dai macchinisti, dai direttori della fotografia che ho capito qualcosa della messa in scena. Oggi preferisco stare dietro la macchina da presa del tutto, l'esperienza di dirigermi da sola non la voglio fare più".

lunedì 28 maggio 2012

Festival di Cannes - Giorno 12, i vincitori!

La 65a edizione del Festival di Cannes si conclude con la vittoria del film 'Amour' di Michael Haneke, e c'è gloria anche per l'Italia.

Ecco tutti i vincitori:

Miglior film: 'Amour' di Michael Haneke
Gran premio: 'Reality' di Matteo Garrone
Mgliore attrice: Cosmina Stratan e Cristina Flutur per 'Beyond the hills'
Miglior attore: Mads Mikkelsen per 'The Hunt'
Miglior regia: Carlos Reygadas per 'Post tenebras lux'
Miglior sceneggiatura: Cristian Mungiu per 'Beyond the Hills'
Premio della giuria: 'The Angel's Share' di Ken Loach
Camera d'Or: 'Beasts of the Southern Wild' di Benh Zeitlin
Miglior cortometraggio: 'Sessiz-Be Deng' di Rezan Yesilbas

Quinzaine de RealisateursMiglior film: 'No' di Pablo Larrain

Un certain Regard
Miglior film: 'Despues de Lucia' di Michel Franco
Premio speciale della Giuria: 'Le Grand Soir' di Benoit Delepine e Gustave Kerven
Interpretazione femminile: ex aequo Suzanne Clement ('Laurence Anyway') e Emilie Dequenne ('A Perdre la raison')
Menzione speciale: 'Children of Sarajevo' di Aida Begic

Il presidente di giuria Nanni Moretti in conferenza stampa ha dichiarato subito: "Senza entrare nei dettagli nessun premio è stato assegnato all'unanimità. Ma meglio dividersi che trovare un accordo senz'anima. Ho apprezzato la sincerità di Ewan McGregor, la passione di Hiam Abbas, il buonumore dello spettatore ideale Jean Paul Gaultier, la determinazione di Diane Kruger, la dolcezza di Emmanuelle Devos, la competenza e la cultura di Raoul Peck, l'enorme energia di Andrea Arnold, la memoria storico-cinematografica di Alexander Payne. Devo dirvi che Andrea aveva un folle progetto pedagogico di portare ogni giorno uno di noi a fare il bagno con lei a 14 gradi, ma l'abbiamo fatto naufragare".
Insomma in giuria si è discusso, anche con forza, ma niente dissapori fra i giurati tanto che sempre Moretti ci scherza su: "Da quest'anno ho otto nuovi amici, abbiamo costituito un'associazione e andremo anche ad altri festival, Locarno, Venezia e Pusan in Corea, sempre tutti insieme".
Sul film di Garrone: "Reality è piaciuto per la miscela di dramma e humour, è stato anche apprezzato perché rinnova la commedia italiana". Su Haneke invece, che in passato Moretti aveva detto di detestare, "Sono troppo anziano per alimentare sentimenti che mi corrodono. Tuttavia sia Loach che Haneke sono molto cambiati, hanno percorso nuove strade".

Chiude così il Festival, i francesi stanno rosicando un po', Moretti viene "accusato" di aver voluto premiare Garrone anche se il film non ha avuto grandi riscontri nella stampa mondiale, qualche premio non è stato capito (quello a Reygadas in particolare), alcuni sostengono che è stato uno scandalo non premiare i protagonisti di 'Amour' (ma avendo già vinto la Palma era impossibile), insomma...c'è chi rosica in Francia.
Appuntamento al 15 maggio 2013.


Frra

martedì 22 maggio 2012

Festival di Cannes - Giorno 6 e 7

- GIORNO 6 -

Ieri, sesto giorno del festival, è stato presentato l'ultimo film del 90enne Alain Resnais, 'Vous n'avez encore rien vu', un film sul teatro e la morte. Presentato anche il secondo film in concorso con Isabelle Huppert, 'In Another Country' del coreano Hong Sang-soo.
Da segnalare che a causa del maltempo, ieri una parte della salle du 60eme, una specie di tendone messo su solo durante il festival, è crollato a causa del forte vento. I francesi hanno fatto finta di niente, fosse successo a Venezia o a Roma...

Da segnalare un documentario particolare, già passato al Sundance, presentato nella Quenzaine des Rèalisateurs: 'Room 237', la stanza dell'Overlook Hotel di 'Shining'. E il documentario parla proprio del celere film di Stanley Kubrick e di tutti i segni o simboli nascosti nella pellicola. Si va dal vedere il volto di Kubrick tra le nuvole a quello di Hitler in una dissolvenza, dall'Olocausto al genocidio degli Indiani d'America; si parla dell'allunaggio dell'Apollo 11 nel '69, di come in realtà sia un falso diretto proprio dallo stesso Kubrick; si sovrappone il film al suo inverso, alla proiezione al contrario, per scovare incroci significativi o simboli, si passano al microcospio i fotogrammi, l'architettura dell'hotel, i percorsi, la posizione dei mobili e via via così . Il risultato è un film un po' nerd, esagerato nelle "teorie complottistiche", un po' folle, si rimane molto scettici sentendo tutte le teorie di Rodney Ascher - ossessionato dal film fin da piccolo-, un documentario per i fan più sfegati di Shining.

Per gli amanti del cinema orientale, fuori concorso nella sezione eventi speciali di mezzanotte è stato presentato il nuovo film di Takashi Miike 'Ai To Makoto' (For Sake's Love), basato sull’omonimo manga.


- GIORNO 7 -

Oggi si cambia registro e dagli autori di passa alle star hollywoodiane.

E' il giorno di Brad Pitt e del nuovo film di Andrew Dominik (L'Assassinio di Jesse James...) 'Killing Them Soflty', in concorso. Nel cast anche Sam Shepard, Ray Liotta, Richard Jenkins, James Gandolfini. Dopo aver affrontato il western con dei ritmo molto diversi dai classici, Dominik si avventura nei gangster movie. Pitt veste i panni del killer Jackie Cogan che viene assoldato per uccidere due criminali che hanno rapinato una bisca clandestina gestita da Ray Liotta, sullo sfondo gli Stati Uniti alla fine dell'era Bush. "Il film è basato su un libro di circa dieci anni fa - ha detto il regista in conferenza stampa - ma mi sono reso subito conto che era attuale con la crisi economica attuale, con i giochi di potere, con il capitalismo e con il fatto che tutti, pure a Hollywood, sono preoccupati e interessati solo al denaro. Insomma ho capito che era una storia molto contemporanea". E sulla violenza nel film aggiunge: "Non viene dai videogiochi, che tra l'altro non amo, ma solo perché fa parte del mondo reale". Gli fa eco Pitt: "Viviamo in un mondo violento ed é giusto secondo me mostrare questa violenza". Il film non ha convinto del tutto.
Inevitabile una domanda sulle nozze con Angelina Jolie, Pitt ha tranquillizzato i giornalisti dicendo che non c'è una data fissata.

Altro film in concorso 'The Angel's Share' di Ken Loach. Commedia con un pizzico di dramma ambientata a Glasgow negli anni '70, un gruppo di ex-criminali provano a rimettersi  in paro mettendo su una distilleria di whisky. Il film non ha entusiasmato, nella media, è piaciuto abbastanza.

C'è anche un po' d'Italia oggi. Verrà presentato fuori concorso il nuovo film di Bernardo Bertolucci, 'Io e Te', tratto da un libro di Niccolò Ammaniti.



Frra