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sabato 24 maggio 2025

Cannes 2025 - la Palma d'Oro a 'It Was Just an Accident' di Jafar Panahi

Si è conclusa poco fa la cerimonia di premiazione del Festival di Cannes 2025, che è arrivata alla fine di una giornata abbastanza tesa dopo che la città, e dintorni, è rimasta bloccata a causa di un blackout doloso. Il blocco è durato diverse ore e il Palazzo del Cinema di Cannes si è "mantenuto" solo grazie ai generatori di emergenza.

La cerimonia, preceduta dal consueto red carpet, si è comunque svolta e ha visto il film Yek tasādof-e sāde (It Was Just an Accident) del regista iraniano Jafar Panahi vincere la Palma d'Oro.

Sentimental Value di Joachim Trier, ritenuto da molti il favorito, ha ottenuto il Gran Prix della Giuria, mentre andrà sicuramente a casa soddisfatto Kleber Mendonça Filho, il suo O Agente Secreto ha vinto il premio per la migliore regia e quello per il migliore attore, andato a Wagner Moura.

Ecco tutti i vincitori decisi dalla giuria presieduta da Juliette Binoche.

Palma d’oro
Yek tasādof-e sāde (It Was Just an Accident), dir: Jafar Panahi
 
Grand Prix Speciale della Giuria
Affeksjonsverdi (Sentimental Value), dir: Joachim Trier
 
Prix de la mise en scène (Miglior regia)
Kleber Mendonça Filho, 'O agente secreto'
 
Prix du scénario (Miglior sceneggiatura)
Jean-Pierre and Luc Dardenne, 'Jeunes Mères'

Prix d’interprétation féminine (Miglior interpretazione femminile)
Nadia Melliti, 'La Petite Dernière'
 
Prix d’interprétation masculine (Miglior interpretazione maschile)
Wagner Moura, 'O agente secreto'

Premio della giuria
Sirât, dir: Óliver Laxe 
In die Sonne schauen (Sound of Falling), dir: Mascha Schilinski
 
Prix Spécial (Premio Speciale)
Kuángyě shídài (Resurrection), dir: Bi Gan

Camera d’Or alla miglior opera prima
Mamlakat al-qaṣab (The President’s Cake), dir: Hassan Hadi

Camera d’Or Menzione speciale
My Father’s Shadow, dir: Akinola Davies Jr

Palma d’oro al Miglior cortometraggio
I’m Glad You’re Dead Now, dir: Tawfeek Barhom

Menzione speciale (Cortometraggio)
Ali, dir: Adnan Al Rajeev

Palma d’oro onoraria
Robert De Niro
Denzel Washington

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mercoledì 28 agosto 2019

Venezia 76 - giorno 1: apertura e polemiche

Con il film La Verité, del regista giapponese Hirokazu Kore'eda, prende il via la 76a Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia.

Ad accompagnare il film le due donne protagoniste, due grandi attrici del Cinema Francese, Juliette Binoche e Catherine Deneuve.

Primo film fuori dal Giappone per Kore'eda, già vincitore a Cannes nel 2018, che con questa pellicola torna a raccontare dinamiche familiari, in particolare il rapporto tra una grande diva del cinema (Deneuve) e la figlia (Binoche), una sceneggiatrice che ha sposato un attore americano, fallito e alcolizzato, con cui vive a New York. La pubblicazione dell'autobiografia della donna porterà la figlia a tornare in Francia e a confrontarsi con la madre. Nel cast anche Ethan Hawke.

Per interpretare il ruolo di una grande diva del Cinema Francese, il regista ha chiamato una vera diva del Cinema Francese, cioè Catherine Deneuve, che infatti si è ritrovata molto nel personaggio. "Ho messo molto di me in Fabienne", ha dichiarato l'attrice, "certo, lo faccio sempre nei miei film, ma in questo caso si trattava di un'attrice che per di più è anche madre". C'è solo un aspetto del personaggio in cui l'attrice non si è ritrovata, la totale concentrazione di Fabienne sulla recitazione: "Non mi ritengo una macchina da recitazione", ha dichiarato Catherine Deneuve, "Per me alla fine il cinema è una questione di temperamento". Caratteristica che sicuramente a lei non manca.

La scelta di Catherine Deneuve ha fatto felice anche la sua collega di set Juliette Binoche, che ha dichiarato: "La ammiro da quando ero bambina, per me lei è il simbolo della femminilità". L'attrice ha poi raccontato come all'inizio tra lei e il regista ci fosse un'idea diversa su come interpretare il personaggio di Lumir poi, grazie a una particolare scena, si sono ritrovati sulla stessa linea d'onda. "Il mio personaggio, è una donna ferita dalle bugie della madre", ha raccontato Juliette Binoche, "All'inizio Kore'eda gesticolava moltissimo, sospirava, si agitava, poi dopo aver girato la sequenza in cui Lumir discute a cena con la madre, e la provoca a tavola, ha capito che avevo penetrato il personaggio e mi ha lasciato andare".

Sul film il regista ha dichiarato: "Come negli altri miei film, c'è una dimensione di dramma familiare, ma in questo caso mi interessava principalmente il rapporto fra queste due donne, questa madre e questa figlia che non arrivano ad una risposta sul loro rapporto, ma cercando di andare avanti accettando la presenza una dell'altra. La magia e la bugia sono gli elementi che contraddistinguono queste relazioni".

La Verité sarà nelle sale italiane a ottobre.



Oggi è stato anche il giorno della presentazione della Giuria, ed è subito scoppiata la prima polemica, non una di poco conto. Durante la conferenza stampa, il presidente di Giuria, la regista argentina Lucrecia Martel si è scagliata duramente contro Roman Polanski, che sarà in Concorso con il suo nuovo film.

"Non parteciperò alla cena di gala del signor Roman Polanski perché rappresento molte donne che lottano, in Argentina, e non vorrei trovarmi lì ad applaudirlo", ha dichiarato la regista senza giri di parole, "Io non divido l’uomo dall'opera e ritengo anche che la presenza di Polanski sia un disagio per me".
La regista ha poi fatto apertamente riferimento al caso giudiziario che ha riguardato, e ancora riguarda, il suo collega Polanski, cioè l'accusa e la condanna per violenza sessuale ai danni di una minorenne. "Mi sono informata su internet e mi sono confrontata con degli scrittori che hanno lavorato sull'argomento", ha detto la regista dimostrando di essere arrivata preparata sulla questione, "Ovviamente, non posso mettermi al di sopra delle questioni giudiziarie, ma di sicuro posso empatizzare con la vittima".

Lucrecia Martel non ha chiuso definitivamente la porta per Polanski, ma ha voluto riflettere sulla difficoltà nel trovare una risposta a questo dilemma: "Ritengo che Polanski meriti una chance per le riflessioni sull'umanità che ha prodotto nei suoi film, ma è difficile capire fino a che punto arrivare nei confronti di persone che hanno commesso atti di questa portata, e che sono state giudicate. Se la vittima si sente già risarcita, cosa facciamo? Sono dibattiti cui la nostra epoca ci obbliga a rispondere e non è affatto facile rispondere".
Ovviamente queste dichiarazioni hanno subito alzato un polverone di polemiche, c'è anche chi ha chiesto di rimuovere la regista dal ruolo di presidente di giuria. Sulla questione si è subito espresso Alberto Barbera, direttore della Mostra che ha scelto Polanski per il Concorso: "Credo che si debba distinguere l’uomo dall’artista. La storia dell’arte è piena di artisti che hanno commesso crimini, di varia gravità, e non per questo abbiamo smesso di ammirare le loro opere".

Polanski non è stato l'unico terreno di "scontro" tra Lucrecia Martel e Alberto Barbera, secondo la regista, la presenza delle donne nei festival è ancora troppo bassa. "Il discorso delle quote non è mai soddisfacente", ha dichiarato la regista, "Non mi piace ma non conosco un altro modo per obbligare l’industria a prendere in considerazione film diretti da donne. Sono del parere che, per un paio d’anni, la Mostra dovrebbe provare a includere il 50% di registe donne e vedere cosa succede".
Anche qui, Barbera si è detto contrario. "Ho sempre dichiarato di essere contrario alle quote e ribadisco la mio opinione. Si verrebbe meno al criterio della qualità, perché poi bisognerebbe dare spazio a tutte le minoranze. Sono poche le registe donne perché l’industria del cinema è maschilista. Sono pregiudizi destinati a scomparire, ma ci vorrà del tempo purtroppo".

Punti di vista molto diversi.

Oltre al presidente Lucrecia Martel, la giuria è composta da Piers Handling, Stacy Martin, Rodrigo Prieto, Shinya Tsukamoto, e Paolo Virzì.

venerdì 13 maggio 2016

Cannes 2016 - giorno 3

Si entra nel vivo, presentati due film in Concorso: Ma Loute di Bruno Dumont, e I, Daniel Blake di Ken Loach.

Ottima accoglienza per il nuovo film del regista britannico Ken Loach, I, Daniel Blake raccoglie applausi e commuove la platea.

Il film racconta la storia di Dan (Dave Johns), falegname di Newcastle da poco rimasto vedovo che, dopo un infarto, deve smettere di lavorare. A 60 anni, passati quasi tutti a lavorare, per vivere deve chiedere aiuto allo stato ma si scontra con la complicata e ottusa burocrazia. Dan si vede negare il sussidio di invalidità e per ricevere invece quello di disoccupazione deve convincere lo Stato che sta continuando a cercare attivamente un lavoro. Intanto Dan incontra Katie (Hayley Squires), una madre single e disoccupata con due film a carico a cui è stata assegnata una casa popolare proprio a Newcastle. Tra Dan e Katie si crea complicità, solidarietà e amicizia. Tutto potrebbe andare bene se solo lo Stato li trattasse con dignità.

Per raccontare un film che racconta i poveri e denuncia l'ottusità dello Stato, Ken Loach ha scelto due attori praticamente esordienti: il cabarettista Dave Johns, e Hayley Squires, scrittrice per il teatro. "Cercavo la semplicità nello stile e nella costruzione, non volevo nulla che distraesse il pubblico dall'essenza dei personaggi", ha detto il regista.
I, Daniel Blake è un film di denuncia, che riporta ai film degli anni 60', con cui Loach ha voluto raccontare quella che è una situazione drammatica: "Voglio essere scioccante, questo problema tocca tutta l'Europa, ed è molto urgente. Le persone più vulnerabili si sentono dire che è colpa loro se non hanno lavoro. Il tasso di disoccupazione è altissimo, in Gran Bretagna ci sono due milioni di persone iscritte alle liste di collocamento,e altri due milioni che non ci provano neanche, disabili e invalidi. Intanto i suicidi stanno diventando un problema di massa. E' una reazione umana alla frustrazione, alla disperazione".

Due anni fa Ken Loach aveva annunciato che si sarebbe ritirato dal Cinema, evidentemente ci ha ripensato, e vista la reazione positiva dei critici al suo film e l'applauso che gli è stato riservato all'ingresso in conferenza stampa, si può dire che ha fatto bene.

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Tono decisamente diverso per il film Ma Loute di Bruno Dumont, presentato sempre in Concorso, che vede nel cast Juliette Binoche, Valeria Bruni Tedeschi, Fabrice Luchini, e diversi attori non professionisti.

Ma Loute è una commedia molto nera, surreale e sopra le righe, con tanto di esplicita scena di cannibalismo. Il film, ambientato nel 1910, racconta l'incontro di due famiglie molto diverse, una di pescatori del nord della Francia, e una borghese che si trova da quelle parti in vacanza. Tra queste due famiglie molto estreme si inserisce l'indagine che un imbranato investigatore sta svolgendo su delle misteriose sparizioni.

"Ho fatto esattamente il film che volevo fare, un po' storia d’amore, ma anche poliziesco, crudele, pittoresco e con elementi di meraviglia", ha dichiarato il regista, "L’ambientazione richiama i primi del novecento, ma la storia è contemporanea. E’ atemporale. Penso che l’equilibrio tra elementi buffi e dramma sia fondamentale, anzi, è proprio il punto del film. L’esperimento era riuscire a rendere accettabili anche fatti gravissimi, come il cannibalismo, perché risultano buffi".

"Per me il lavoro più grande è stato dipingere una caricatura lasciandogli però dei tratti di credibilità e realismo", ha dichiarato Fabrice Luchini, "Ho giocato su elementi caratteristici come questa fissa degli aperitivi che hanno i francesi. Io li odio, in verità, ti rovinano la cena e ti intasano le arterie". Personaggio complicato da interpretare invece per Juliette Binoche: "Non era un approccio facile, ero contenta di essere sul set ma anche un po’ paura, il luogo così particolare, e poi per il personaggio che viene da un passato di violenza". "Il mio personaggio è invece estremamente misurato, chiuso in sé stesso", ha raccontato invece Valeria Bruni Tedeschi, "Dovevo lavorare di sottrazione ed evitare di esprimere fisicamente i miei impulsi di desiderio o aggressività. E’ stato un po’ doloroso ma in fondo un attore cerca questo".

Il film è stato accolto da applausi anche se non ha convinto tutti.

sabato 5 settembre 2015

Venezia 72 - giorno 4

Sabato molto pieno al Festival di Venezia, presentati in Concorso tre titoli importanti: The Danish Girl, L'Attesa (primo film italiano), e Equals.

Accolto da grandi applausi e buone critiche (e anche qualche lacrima), The Danish Girl, di Tom Hooper, conquista il festival.

Il film racconta la storia dell'artista austriaco Einar Wegener, alias Lili Elbe, la prima persona ad aver subito l'intervento chirurgico - del tutto sperimentale e molto pericoloso negli anni '30 - per la "riassegnazione sessuale".

Protagonista del film uno straordinario Eddie Redmayne, vincitore del premio Oscar 2015 per La Teoria del Tutto e che con questo film probabilmente si guadagnerà un'altra nomination. Nel cast anche una bravissima Alicia Vikander (anche lei in odore di nomination all'Oscar), Amber Heard e Matthias Schoenaerts.

"Questo film parla dell'accettazione resa possibile dall'amore", ha spiegato il regista Tom Hooper, "viviamo in un mondo diviso. Il film è un appello a prendere in considerazione uomini e donne trans che soffrono. L'insegnamento straordinario che ci viene da Gerda è la condivisione, il loro è un amore sincero che parte dall'accettazione dell'altro. [...] Fin dall'inizio, dalle prime conversazioni abbiamo parlato di una donna che si rivelava, come scoprire questa femminilità latente ci ha guidato attraverso questo percorso profondo, non identificarsi con il genere con cui si appartiene. Non ci sono vie per la libertà, Lili ha combattuto". Nei mesi scorsi è stata fatta qualche polemica sulla mancata scelta di una vera trans per il ruolo. "L'accesso agli attori transgender a ruoli importanti è troppo limitato, e io sono il primo a volere che tutto questo cambi", ha spiegato il regista, "Con questo film abbiamo coinvolto le comunità trans di Copenhagen, Bruxelles, Londra e ci sono diverse partecipazioni come, ad esempio quella dell'attrice trans Rebecca Hoot". La Hoot nel film interpreta il piccolo piccolo ma significativo ruolo dell'infermiera che accompagna Lili durante la sua "trasformazione".

Eddie Redmayne non ci ha pensato due volte prima di accettare il ruolo. "Forse la migliore sceneggiatura che io abbia mai letto", ha detto l'attore, "sono rimasto colpito da questa storia d'amore appassionata e coraggiosa, con Tom abbiamo parlato per anni del progetto, l'idea del trasformarsi non è molto semplice da mettere in pratica. Poter recitare la parte di Lili è stato un sogno che si è realizzato". L'attore ha poi raccontato di essersi documentato molto per prepararsi al personaggio: "Ho incontrato tante persone nella comunità transgender, la loro gentilezza, il loro sostegno, la loro disponibilità ad aiutarmi nell'affrontare questo percorso è stata straordinaria. In quel momento storico non esistevano esperienze precedenti ed è importante capire come il loro percorso si sia evoluto". Essenziale nella vita di Lili è stato l'appoggio della moglie Gerda, interpretata dall'attrice svedese Alicia Vikander. "Sono stata attratta da questa storia d’amore, è una storia unica, come amare e amare se stessi", ha detto l'attrice durante la conferenza stampa, "per l’epoca Gerda era una donna all'avanguardia, un’artista, vedeva e prevedeva e io stessa sono rimasta colpita da questi due ruoli del film. In Gerda ho trovato una donna che è in grado di amare qualcun’altra più di se stessa. Anche io lo vorrei".

Aspettando gli Oscar, chissà se il film verrà preso in considerazione per qualche premio al Festival. The Danish Girl sarà nelle sale italiane a febbraio 2016.

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Presentato, sempre in Concorso, il film Equals di Drake Doremus, che vede come protagonisti Nicholas Hoult e l'attesissima Kristen Stewart, arrivata al Lido per la gioia dei fan.

Storia d'amore fantascientifica, il film è ambientato in un futuro distopico, in una società chiamata "Collective" dove vivono gli "Equals", esseri umani incapaci di provare sentimenti a causa di un esperimento genetico che ha trattato le emozioni come una malattia al fine di creare una società stabile e non violenta. L'equilibrio si rompe quando Mia e Siles s'incontrano.
Il film è liberamente ispirato alla pellicola '1984', basato a sua volta sul celebre romanzo di George Orwell, e vede nel cast anche Guy Pearce e Jackie Weaver.

"Con questa storia volevo mostrare come si vivrebbe nel quotidiano in una società che ha bandito tutti i sentimenti", ha spiegato il regista Drake Doremus, "Il futuro in questo film non è un mondo iper-tecnologico ma una società post-futuristica. In questa utopica realtà, i sentimenti sono banditi. I due protagonisti contravvengono alle regole imposte e vivono una storia d’amore. Questa è l’idea di base, non è una distopia ma una utopia, una società che assicura l’ordine e la pace privando i propri cittadini delle emozioni e dei sentimenti". "Ci sono varie progressioni", ha detto il regista parlando dello stile usato nel film, "è molto istintivo ed anche voyeristico, e l’attore pian piano comincia ad accendersi. Il mondo vive e si accende con nuovi colori che prima non venivano mostrati, via via che i protagonisti scoprono di amarsi ed anche il pubblico pian piano deve accendere il cuore. Girare in Giappone dove regna un grande ordine ed una grande armonia ci ha sicuramente aiutato a realizzare il film".

Un progetto molto stimolante per Kristen Stewart, che ha dichiarato di essersi buttata anima e corpo nel personaggio. "E’ stato difficile recitare come se stessi morendo, senza emozioni da far trasparire, esprimere il nulla, questa era la difficoltà", ha spiegato l'attrice, "era un processo molto difficile, non si deve pensare ma si deve recitare. [...] In 'Equals' parlo sempre come parte del collettivo, non ci sono dubbi, solo certezze. Tutti i cittadini sono esattamente uguali nel vestire, nei pensieri e nei comportamenti". "La domanda che ci poniamo in questo film è: possiamo esistere senza passione, l’umanità può sopravvivere senza amore?", ha continuato l'attrice, "Senza le nostre passioni ed i nostri sentimenti diventiamo come grigi fantasmi che vagano svuotati di ogni senso. Le passioni fanno girare il mondo. Senza esisterebbe ancora il mondo come lo conosciamo?". "I personaggi agiscono contro tutte le regole della società al solo scopo di portare avanti il loro amore e scoprire i loro sentimenti, farli vivere", ha detto poi Nicholas Hoult continuando il pensiero della sua partner nel film, "La fantascienza, secondo me, non è la parte prevalente della storia raccontata in questo film, sono i sentimenti l’aspetto principale".

Il film non ha ricevuto critiche particolarmente esaltanti, ma i commenti hanno sottolineato la continua crescita di Kristen Stewart come attrice. I tempi "piatti" di Twilight sembrano ormai lontani.

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Il cinema italiano fa il suo debutto nel Concorso con il film L'Attesa di Piero Messina, con l'attrice francese Juliette Binoche protagonista.

Ambientato in Sicilia durante il periodo pasquale, il film racconta l'attesa di una ragazza (Lou de Laage) che aspetta il ritorno del fidanzato insieme alla madre di lui (Binoche). Una madre che non ha il coraggio di dire alla ragazza che il suo fidanzato, suo figlio, non tornerà più.

"Con questo film ho scoperto la Sicilia", ha dichiarato Juliette Binoche, che in Italia ha già girato qualche film, "Quella che vedrete nel film è la stessa che ho vissuto io, anche se non potrete vedere il caldo che ho patito! Amo la vostra lingua, il calore delle persone, delle stagioni, del cibo, dei prodotti della terra".
Il suo personaggio nel film, una madre che ha perso un figlio, ha dei punti in comune con uno dei suoi ruoli più famosi, quello in Film Blu di Kieslowski, con cui l'attrice ha vinto la Coppa Volpi, motivo per cui aveva quasi rifiutato la parte. "All’inizio non ero sicura, non volevo fare un film sullo stesso tema, che magari sarebbe risultato meno riuscito", ha detto la Binoche durante la conferenza stampa, "Ma è stata la sceneggiatura a convincermi. In effetti, qui il tema è quello di una persona che ricrea un mondo per poter pronunciare l’impronunciabile. Inizialmente mi ero preparata con un coach, ma non ero soddisfatta. Ho lasciato perdere, ho preferito affidarmi all’immaginazione più che alla memoria, il cosiddetto ‘magical thinking’. L’attore parte sempre da una sensazione corporea, su quella costruisce il pensiero".

Accoglienza "morbida" per il film ha diviso la critica, soprattutto quella italiana.

martedì 11 novembre 2014

Sils Maria - La Recensione

 "Clouds of Sils Maria" questo il titolo originale del nuovo film di Oliver Assayas con Juliette Binoche e Kristen Stewart protagoniste. Rispettivamente la prima intrprete di Maria Enders, un'attrice di mezz'età con una carriera cinematografica e tetrale di tutto rispetto, la seconda invece nei panni della sua giovane assistente Valentine, una ragazza molto intelligente e professionale nel suo lavoro.
Il film racconta la vita di questa affermata attrice nel momento in cui le viene riproposto un testo teatrale che interpretò molti anni prima, opera che segnò il suo debutto alle scene nelle vesti della diciottenne Sigrid e della sua relazione saffica con una donna matura di nome Helena. La relazione avrà un epilogo tragico con il suicidio di Helena.
A vent'anni di distanza il ruolo di Sigrid viene affidato per ovvie questioni di età alla neo star emergente Jo-Ann (interpretata da Chloë Grace Moretz), mentre alla nostra Maria Enders viene proposta la parte di Helena.
La difficile scelta di prendere parte al progetto getterà Maria in un vortice di insicurezza mettendo alla prova non solo la sua carriera lavorativa ma anche la sua persona e dovendosi così scontrare con la paura di invecchiare e con i fantasmi che tornano dal passato. Fortuna che l' assistente Valentine, oltre che aiutarla a memorizzare il copione recitando la parte di Sigrid, cercherà con determinazione di guidare le sue scelte con amorevoli attenzioni...

 Presentato a Cannes come degno erede di "Eva contro Eva", film a cui innegabilmente il regista si è ispirato, "Sils Maria"  è stato acclamato con un buonissimo responso da parte della critica soprattutto in virtù dell' interpretazioni delle due attrici protagoniste. La recitazione in un film che è un chiaro esercizio di metacinema e che vede le sue attrici onnipresenti alle prese con verbosi dialoghi è fondamentale. E questa si presenta agli occhi dello spettatore fin da subito la più potente arma di quest'opera, la più potente ma forse anche l'unica a disposizione. Perchè "Sils Maria" nel sua struttura meta-cinematografica e nella sua dimensione strettamente dialogica ci presenta un mondo che per forza di cose può coinvolgere soltanto coloro che vivono al suo interno, tutti gli altri che non fanno fanno parte della macchina cinematografica vengono relegati in un angolino. E in questo circolo di esclusi sono compresi anche coloro che hanno la passione per il cinema, come il sottoscritto, ma che non lavorando sul campo e non facenti parte dello star-system difficilmente potranno empatizzare e provare interesse verso questioni e problematiche che mai testeranno. 
 E' un film ermetico Sils Maria, dalla destinazione elitaria. Ed'è proprio la sua natura discriminatoria e molto borghese a renderlo per niente coinvolgente e tanto soporifero. Dove anche l'assenza di colpi di scena risulta disfunzionale ad una narrazione che si mostra piatta dal primo all'ultimo minuto. Lo spettatore assiste a questo gioco di specchi dove Maria e l'assistente Valentine si muovono in parallelo con i personaggi di finzione che interpretano, quasi come se questi ultimi si stessero impossessando delle loro vite, ma il tutto rimane molto trattenuto e lo spettatore attende invano un'improvvisa svolta di trama che mai avrà luogo.

A parte l'eccellenza di una Juliette Binoche giustamente in parte, e di una Kristen Stewart, mai così brava fino ad ora (già lo si sapeva, anche prima di Twilight) e capace di rubare la scena più di una volta alla sua ben più navigata comprimaria, cosa rimane dunque nella pellicola di Oliver Assayas ? Rimane la bellezza dei passi di montagna di Sils Maria, le nuvole, i colori che riempiono il cuore più di ogni parola.

Voto: * * / *****


Mr.Carrey

sabato 24 maggio 2014

Godzilla - la recensione




Grande cast, grandi effetti speciali, grande campagna pubblicitaria e grandi aspettative, per il mostro più grande che il Giappone ci abbia mai regalato.
Ma il problema principale di questo nuovo film di Godzilla è che Godzilla si vede pochissimo. Fino a che punto può essere apprezzabile l'intento di inserire una trama se questa risulta poco interessante? Non basta Bryan Cranston per portarci fuori da una noia imperdonabile e non basta l'inserimento di altri due mostri quando è evidente a tutti che non sono neanche lontanamente paragonabili, per dimensioni, potenza e fascino, a quello che tutti aspettano. Ed è infatti quando arriva lui, Godzilla, enorme e meraviglioso, che il film diventa tutta un'altra cosa, tutto un altro film, peccato che siano ormai gli ultimi quindici minuti a fronte di un'ora e mezza di sbadigli. Sono però quindici minuti di godimento puro ed il lavoro fatto a livello di effetti speciali, musiche e spettacolarità è grandioso.
Rimane un senso profondo di delusione per quello che avrebbe potuto essere e che non è stato, e per la divisione netta tra un family drama di cui ci interessa poco e il film più figo della storia del cinema.

venerdì 23 maggio 2014

Festival di Cannes 2014 - giorno 9

Ultimi colpi per il Concorso e l'arrivo a Cannes di Quentin Tarantino, nel nono giorno del festival.

E' il giorno di 'Cloud of Sils Maria' di Olivier Assayas, con Chloe Grace Moretz, Juliette Binoche e Kristen Stewart (assente al photocall ma sarà presente alla premiere). Film accolto abbastanza bene dalla stampa.

Maria Enders (J.Binoche) è un attrice divenuta famosa ad appena diciotto anni grazie a una pièce, Maloja Snake di Wilhelm Melchior (opera e autore inventati), in cui aveva il ruolo do una giovane ambiziosa che manipola una donna più matura fino a portarla al suicidio. Sono passati anni da quel successo e a Maria viene proposta la stessa pièce ma per il ruolo della donna matura, della vittima. Anche se riluttante accetta la parte, si isola in uno chalet in montagna e si fa aiutare nelle battute dalla sua assistente personale (K.Stewart), con cui ha un rapporto molto stretto e ambiguo. Rivivere la stessa storia passata ma dal punto di vista opposta la destabilizza e a peggiorre la situazione ci pensa la sua partner di scena, Jo-Anna Ellis (Chloe Grace Moretz), una giovane attrice in ascesa con il vizio per lo scandalo da rivista.

Impossibile non pensare al capolavoro 'Eva contro Eva', il film tratta più o meno gli stessi temi: la celebrità, la vanità, uno scontro generazionale fra attrici, l'accettazione del tempo che passa. Film girato tra le montagne Svizzere e l'Alto Adige, il paesaggio ha un ruolo molto importante nel film a causa di un particolare effetto atmosferico, una striscia di nuvole che s'insinua fra le montagne portando il cattivo tempo. "Da quando le due donne si trasferiscono nello chalet, quel paesaggio diventa un personaggio del film", ha detto Assayas, "È un mondo immutabile in cui si inseriscono due esseri umani che si interrogano sulla realtà del tempo. E' una storia universale, se lo avessi ambientato nei sobborghi di Parigi e girato in francese sarebbe stato limitante. Il paesaggio diventa un personaggio, nel corso del film. È un mondo che non cambia mai, in contrasto con i personaggi, che invece devono fare i conti con il passato". Molto stretto il rapporto tra Assayas e Juliette Binoche, scelta precisa del regista: "Ho scelto Juliette perché volevo un'attrice con due carriere, come Maria. Viene dalla Francia, ma è diventata una star globale". Subito la Binoche ha risposto: "Conosco Olivier da trent’anni e quando la macchina da presa non cerca di controllarti ma ti permette di dare il meglio di te è favoloso". Il regista ha girato il film ripetendo il meno possibile le scene. "Ho lavorato con un cast molto generoso. Dal momento che ti fidi dei tuoi attori, niente può fermarti. abbiamo trovato una via per lavorare senza provare. Avevo bisogno della prima impressione degli attori", ha spiegato Assayas. Scelta che è piaciuta molto a Juliette Binoche. "Abbiamo iniziato a girare senza fare prove", ha raccontato l'attrice, "Anche perché se pensi troppo prima, poi tutto diventa noioso". Se Kristen Stewart era assente in conferenza stampa, Chloe Grace Moretz c'era e ha raccontato la sua felicità di poter lavorare con la Binoche e Assayas. "Juliette Binoche è cosi magnetica in film come 'Il Paziente Inglese' e 'Chocolat', che da lei c’è solo da imparare", ha detto la Moretz, "Volevo lavorare con Assayas dopo aver visto 'Carlos', di cui mi ero innamorata. E sono stata fortunata a incontrare proprio questo film, profondamente francese. C’è qualcosa di particolarmente intimo nel cinema francese rispetto a quello americano: è nuovo, vivace e inafferrabile".

Altro evento della giornata, l'arrivo di Quentin Tarantino. Venti anni fa il regista vinse la Palma d'Oro con il cult 'Pulp Fiction', film che verrà riproiettato questa sera in 35 mm e non in digitale.

Ecco alcuni stralci della conferenza stampa (parolacce comprese).

Sulla pressione e le aspettative dei fan: "Non ho mai percepito la pressione in maniera negativa. Adoro le alte aspettative, cavolo le ho anche io come spettatore! Ad esempio, non vedevo l’ora che uscisse 'Scarface' di Brian De Palma! L’ho atteso e aspettato con impazienza, sono andato a vedere il primo spettacolo il primo giorno e guai a chi mi parlava! Per me è un onore sentire l’aspettativa dei fan, è questo che tiene in vita lo spirito di un regista, anzi, sarebbe un problema se fosse il contrario!".

Sui film che ha a casa: "Non so quanti film ho, non voglio mettere la mia ossessione al microscopio! Guardo sempre i film. Per me è come un percorso accademico, li guardo per studiarli, li guardo per un mia crescita personale e lo vivo come un percorso in cui il giorno della laurea sarà quando lascerò questo mondo".

Se rivedesse 'Pulp Fiction' oggi ma da giovane: "Io faccio i film per me e poi invito tutti e farne quelle che vogliono, quindi ti direi che io lo amerei! Se rivedo spesso i miei film? Certo! Delle volte dal cazzo d’inizio alla cazzo di fine! Dipende come mi gira, ma in linea di massima penso che sia una stronzata quella che dicono alcuni registi, che è doloroso rivedere i propri film, seriamente? Ma dico cosa li fai a fare i film se poi neanche tu riesci a guardarli. Se fosse doloroso per me rivedere i miei film non li farei proprio".

Jean-Luc Godard lo ha definito "brigante, un povero ragazzo": "Puoi dimostrarmi che lo ha detto veramente? Perché non credo sia così e penso che tu stia solo esagerando la cosa".

Il cambiamento dopo la Palma d'Oro di 'Pulp Fiction': "Vincendo la Palma d’oro rientri in quella categoria precisa di chi ha vinto Cannes e chi no, è un trofeo che ha un posto d’onore a casa mia".

Su Sergio Leone: "Sergio leone ha influenzato tutto il cinema con i suoi film, con il suo vocabolario, con le sue musiche. Se lo mostrate a una classe di studenti lo considereranno ancora un filmmaker moderno!".

Sulla scelta della musica nei sui film: "La scelgo personalmente perché per me il film è come un figlio, e affidereste mai la ricerca dell’anima di tuo figlio a qualcun altro? Ad esempio pago per le musiche di Ennio Morricone, non gliele rubo, le pago!".

Sul suo (presunto) prossimo film 'Hateful Eight': "Scriverne è divertentissimo, sono al secondo draft e voglio farne un terzo, poi, si vedrà…"

Su una riedizione di 'Pulp Fiction': "No, mi piace la versione originale, non amo le special edition in generale, e per questo adoro il fatto delle VHS ad esempio, avevi solo la versione originale. Il mio director cut è il mio primo cut, quello che va al cinema, non c’è altro da aggiungere. Farei qualcosa di diverso, ad esempio per 'Django Unchained' ho 90 minuti di materiali non visti. La mia idea è fare una versione di quattro ore, ma dividerla in quattro e mandarle sulla tv via cavo un’ora alla volta come una storia a capitoli".

Sul "riportare il cinema in vita": "Ormai questa generazione è senza speranza! Speriamo che la prossima sia più intelligente e capisca che cosa ha perso!".

domenica 6 aprile 2014

Frame by Frame: Godzilla [EXTENDED LOOK]

Il 15 maggio si avvicina, e la Warner Bros. ha deciso di rilasciare online un nuovo trailer di Godzilla.

In questo inedito montaggio possiamo vedere nuovi interessanti dettagli. Immagini che virano su un sentimento drammatico e molto spettacolare.

Godzilla di Gareth Edwards si preannuncia davvero un disaster movie/sci-fi davvero interessante. Tsunami, esplosioni e... la bestia!

Ecco il nostro Frame by Frame che raccoglie i frame più interessanti di questo nuovo Extended Look: