Visualizzazione post con etichetta Alicia Vikander. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alicia Vikander. Mostra tutti i post

giovedì 18 novembre 2021

The Green Knight - la recensione

Sir Gawain e il cavaliere Verde è uno dei più rilevanti e studiati fra i poemi cavallereschi del Ciclo Arturiano, principalmente a causa della sua ambiguità e complessità simbolica rispetto ad altri poemi dello stesso ciclo. Eppure, nonostante la sua importanza letteraria e storica, non era mai stato trasposto al cinema, dove il ben più famoso Re Artù, o la storia d'amore fra Ginevra e Lancillotto, la fanno da padroni.

Ci ha pensato il giovane regista David Lowery con un adattamento che non solo riesce a regalare uno spettacolo visivo imponente, ma restituisce in modo per nulla didascalico, e anzi con un simbolismo affascinante, la potenza del testo originale e quella del mezzo cinematografico.


Durante il banchetto di natale alla corte di Re Artù (che non verrà mai chiamato per nome durante l'intero film), mentre i valorosi cavalieri della Tavola Rotonda sono intenti a raccontare le proprie storie e a divertirsi, giunge un enorme cavaliere interamente verde, con un aspetto uscito direttamente dal mondo delle fiabe e del sogno. Il cavaliere verde propone un gioco: un cavaliere dovrà farsi avanti e affrontarlo, per poter conquistare la sua imponente ascia da guerra, ma con la condizione che qualsiasi colpo gli venga inferto, esattamente un anno dopo, lo dovrà restituire uguale al cavaliere nella sua dimora, la cappella verde. Il giovane Gawain, nipote del Re e senza alcuna storia di valore da raccontare, si fa avanti e affronta il cavaliere verde, decapitandolo. Ma quello, presa la sua testa, lascia la sala ricordando a Gawain che a un anno da quel giorno, avrebbe dovuto trovarlo per ricevere quel colpo. Un anno dopo, Gawain si mette in viaggio per ritrovare il Cavaliere Verde e affrontare il suo destino, consapevole che da questa impresa potrà derivarne grande onore, o la sua morte.

La trama è semplice ed è tipica dei poemi cavallereschi, ma la particolarità di questa storia è nel suo essere allo stesso tempo atipica, con il cavaliere che si mette in viaggio non per sconfiggere un nemico, bensì per affrontare la propria probabile morte, un viaggio alla scoperta di sé stessi che Lowery abbraccia pienamente e restituisce con tutta la sua carica di simbolismi, sempre più criptici via via che il viaggio di Gawain si avvicina alla sua conclusione. Se all'inizio il giovane si avvia fiero verso il suo destino, con un piano sequenza magnifico che evidenzia la figura solitaria e quasi mitica dell'eroe, man mano assistiamo a una lenta decostruzione e poi presa di consapevolezza da parte del protagonista rispetto alle sue debolezze e soprattutto alle sue paure, in un mondo dominato dalla magia ma anche dalla morte incombente.

La regia di Lowery è particolarmente inspirata per tutte le due ore del film, con scene che sembrano uscite direttamente da un dipinto d'epoca, altre che sembrano derivare da un mondo onirico fatato e fantastico, altre ancora pregne di grandissima intimità e intensità rispetto ai singoli personaggi. La magnifica colonna sonora di Daniel Hart fa il resto, immergendo lo spettatore nelle atmosfere di un Medioevo che non è la realtà, ma un luogo dove magia e sogno si intersecano con la realtà.


Assoluto protagonista della pellicola, Dev Patel, che si dimostra un attore molto interessante e capace di dare sfumature sempre diverse a personaggi fra i più vari. Credibile sia nei momenti di più fiera cavalleria che in quelli, molto umani, di paura e codardia che il personaggio di Gawain sperimenta, il tutto unito a una presenza scenica perfetta per un film in costume. Ma lo stesso si può dire di tutto il cast, da Alicia Vikander nel doppio ruolo della Lady del Castello e di Essel, la donna amata da Gawain (e il tema del doppio è ricorrente nel film) a Joel Edgerton in quelli del Lord.

È difficile esprimere a parole l'essenza di un film come The Green Knight senza raccontarne ogni singola inquadratura, o senza scadere nella becera retorica, ma la verità è che siamo di fronte a un film che è arte cinematografica allo stato puro, un film che utilizza l'immagine per narrare la sua storia e la psicologia del suo protagonista come raramente capita. 

Peccato non aver potuto goderne in una sala cinematografica.

giovedì 6 settembre 2018

La Ragazza dei Tulipani - la recensione

Nella Amsterdam del 1636, dove la cosiddetta "Febbre dei Tulipani" imperversa, la giovane orfana Sophia (Alicia Vikander) sposa un ricco mercante di spezie, molto più anziano di lei, Cornelis Sandvoort (Christoph Waltz). L'uomo è ossessionato dall'idea di avere un figlio, ma nonostante i tentativi, Sophia non rimane incinta, traendone un senso di colpa che si mischia anche a quello dovuto al fatto di non amare suo marito, nonostante questo l'abbia fatta uscire dalla sua condizione di orfana senza futuro. Quando Cornelis decide di farsi fare un ritratto assieme alla giovane moglie, fra Sophia e  Jan Van Loos (Dane DeHaan), l'artista che è incaricato di ritrarli, scoppia una passione segreta e irrefrenabile. Allo stesso tempo, la cameriera della casa, Maria (Holliday Grainger) scopre di aspettare un figlio dal giovane di cui è innamorata ma che è scomparso lasciandola sola. Così le due donne, con la complicità di un medico (Tom Hollander) escogitano un piano rischioso per poter salvare la reputazione di entrambe e dare un erede a Sandvoort.

La prima cosa che salta all'occhio nel film di Justin Chadwick (Mandela: long walk for freedom e L'altra donna del re) è l'incredibile cura che il regista ha avuto per l'atmosfera e i luoghi di una Amsterdam cupa e ombrosa, sporca e fremente di una smania incontenibile, quella della speculazione che in quegli anni avrebbe portato tantissimi a vendere tutto pur di poter comprare un solo bulbo di tulipano.
La fotografia è chiaramente ispirata ai quadri fiamminghi di quel periodo, con le fiamme delle candele che illuminavano fiocamente i volti degli abitanti di case polverose e quasi anguste, in cui solo alcuni colori degli abiti sontuosi spiccavano sul marrone e sul nero. Eigil Bryld è il direttore della fotografia, già ammirato in Becoming Jane o nella serie tv House of Cards, e a lui vanno gli applausi per il lavoro fatto nel riuscire a restituire la passione e lo struggimento di un amore segreto grazie a pochi tocchi di luce, o nel ricreare il tumulto e il delirio delle aste con l'intensità di un dipinto.

Al di là della storia d'amore, però, ciò che maggiormente emerge e colpisce è la rappresentazione della società olandese del VII secolo, in cui l'economia fiorente portarono a una vera e propria bolla speculativa, in cui un singolo fiore può determinare la fortuna e la disgrazia di moltissime persone. I protagonisti della storia sono in balia del fato che li muove come pedine, e i tulipani, fiore simbolo della vicenda, possono salvarli o dannarli lasciandoli appesi a un filo fino alla fine. Da questo punto di vista, ancor più del triangolo amoroso, ancora più che nella bella amicizia fra due personaggi femminili affascinanti e complessi, dove La Ragazza dei Tulipani si dimostra degno di essere visto è proprio nella restituzione di un quadro vivido di un'epoca e delle avverse fortune dei suoi ignari abitanti.

mercoledì 21 marzo 2018

Tomb Raider - la recensione

La predatrice di tombe più famosa del mondo torna sul grande schermo dopo due adattamenti discretamente discutibili.
Questa volta il volto dell'avventuriera Lara Croft è quello del premio Oscar Alicia Vikander, intraprendente e spericolata eroina femminile di Tomb Raider, pellicola firmata dal regista norvegese Roar Uthaug (The Wave).

La nuova avventura di Lara questa volta prende spunto dagli ultimi capitoli videoludici della saga targata Square Enix, avventure più "terrene" rispetto ai titoli precedenti e adattabili sul grande schermo in maniera più efficace.

Dietro al lungometraggio si nota un lavoro di trasposizione piuttosto fedele e meticoloso, ed anche forse un po' troppo cauto riguardo i temi trattati. La vena soprannaturale tipica di Tomb Raider viene meno in favore della "realisticità" complessiva, punto che purtroppo appiattisce la resa finale. Alicia Vicander è assolutamente perfetta (rispetto alla Angelina Jolie dei due adattamenti precedenti). Si è calata nel personaggio con mente e corpo, e solo lei effettivamente riesce a tenere in piedi il progetto. Non manca l'action: spettacolari fughe rocambolesche contornate da citazioni ai videogame e un reparto scenografico/fotografico di eccellente qualità.

Tuttavia non si percepisce molto la passione nel progetto (se non solo nella Vikander) e il risultato finale lascia lo spettatore quasi del tutto indifferente, anche se comunque sicuramente non annoiato.

Piatto ma gradevole, Tomb Raider potrebbe essere una giusta rampa di lancio per un possibile franchise.

mercoledì 8 marzo 2017

La luce sugli oceani - la recensione

Tom (Michael Fassbender) è un reduce della prima guerra mondiale. Per sfuggire ai fantasmi che ancora lo perseguitano, sceglie un esilio volontario come guardiano di un Faro isolato dal mondo, proprio al limite fra l'Oceano Indiano e l'Oceano Australe. Poco prima di lasciare la terraferma per l'isola su cui passerà i successivi tre anni, conosce e si innamora di Isabel (Alicia Vikander), e dopo poco tempo la sposa, portandola con sé al faro. La loro vita tranquilla, però, è sconvolta dalla tragedia della perdita del loro figlioletto non ancora nato, trasportando i due coniugi in una spirale di ossessione, segreti e bugie.

Dopo il bellissimo Blue Valentine, Derek Cianfrance torna a parlare di matrimonio e vita coniugale con la trasposizione del romanzo omonimo di M.L Stedman, rimanendo piuttosto fedele al testo di partenza e affidandosi a un duo di protagonisti di talento, appoggiati anche da una coprotagonista, Rachel Weisz, che sicuramente non sfigura. 
Il film risulta diviso quasi nettamente in due parti. La prima metà è senza dubbio quella che funziona meglio, si è affascinati e avvinti dalle atmosfere sognanti e romantiche del Faro, dalla vita quotidiana dei protagonisti, dalle loro gioie e dalle loro tragedie, aiutati anche da una fotografia davvero suggestiva che va a valorizzare il paesaggio naturale e gli attori stessi.

La seconda metà, invece, assume toni molto diversi, un vero e proprio melodramma, ampliando sia locations che personaggi. Questo si traduce in una marcata velocizzazione del ritmo, ma anche in una più evidente discontinuità di scrittura: il film, infatti, spesso si perde e risulta a volte affrettato a volte eccessivamente lento e non sempre si riesce a tenere alta la componente drammatica, privilegiando forse troppo la forma sulla sostanza.
Comunque le oltre due ore scorrono piacevolmente e il risultato è più che buono, soprattutto grazie alla bravura dei tre interpreti principali. Si sarebbe potuto fare molto meglio, questo è certo, ma non ci si può lamentare.

giovedì 1 settembre 2016

Venezia 73 - giorno 2

Nel secondo giorno, Venezia cala due coppie di assi pesanti, Michael Fassbender e Alicia Vikander per il film La Luce sugli Oceani, e Amy Adams e Jeremy Renner per lo sci-fi Arrival.

Ancora romanticismo al Lido, sia sul grande schermo che nella realtà. C'era grande attesa da parte della stampa (anche quella rosa) per l'arrivo di Michael Fassbender e Alicia Vikander, per presentare La Luce sugli Oceani, il film che ha fatto scoccare la scintilla tra i due.

Il film, tratto dall'omonimo romanzo di M.L. Stedman, è ambientato dopo la fine della I Guerra Mondiale e racconta la storia di un guardiano del faro australiano e di sua moglie che un giorno trovano su una barca alla deriva una bambina. La adottano, la crescono, e un giorno, tornati a terra, scoprono che la vera madre è ancora viva e disperata per la scomparsa della bambina.

Il film è diretto da Derek Cianfrance (Blue Valentine) e vede nel cast anche Rachel Weisz. Fredda l'accoglienza dopo la proiezione stampa, pochi applausi e recensioni non esaltanti

Durante la conferenza stampa, la scena è tutta per Fassbender e la Vikander, che hanno aperto facendosi i complimenti a vicenda. "Sapevo di questo progetto, sapevo che Michael era un grande attore e volevo provare a fare questo film, ero nervosa ma volevo farlo", ha dichiarato il premio Oscar Alicia Vikander. Risposta di Michael Fassbender: "Ero terrorizzato da Alicia, era così fiera di aver ottenuto la parte, era così affamata. Conosco quella sensazione, all'inizio della carriera l'ho provata anche io, sai di avere una grande opportunità per uscire dall'ombra e ti impegni al massimo. Mi provocava sul set, questa fame ti fa andare avanti e io dovevo essere alla sua altezza". Fassbender ha poi parlato del regista e del suo metodo: "Derek ti spinge a superarti chiedendoti sempre di più. Credi di aver raggiunto qualcosa e lui ti fa stare un'altra mezz'ora sulla scena".

"The Light Between Oceans più che una storia d'amore è un film sulla vita, sul perdono e il saper guardare avanti", ha dichiarato Fassbender riguardo al film, "Il peso di una decisione sbagliata ha un effetto dirompente, così la storia diventa una battaglia per la verità. Tom è infinitamente morale, sa cosa è giusto e cosa è sbagliato. Ho amato moltissimo questo personaggio, mi sembrava un uomo del passato forte, leale, e allo stesso tempo generoso, capace di fare scelte forti per amore pur sapendo che sono sbagliate".

In Italia il film arriverà a febbraio 2017.

-
Altri film presentato è lo sci fi Arrival, di Denis Villeneuve (assente perché impegnato sul set del sequel di Blade Runner), con Amy Adams e Jeremy Renner.

Sulla Terra compaiono dei misteriosi ed enormi oggetti volanti, dei monoliti, che si scopriranno essere navicelle aliene. Per investigare viene formata una squadra d'elite, capitanata dalla linguista Louise Banks (Adams), che ingaggia una corsa contro il tempo che metterà a rischio la sua vita per cercare risposte su quegli oggetti, mentre il mondo si prepara a combatterli col rischio di una guerra globale.

Ottima l'accoglienza, con le critiche che hanno sottolineato la (solita) performance eccellente della Adams.

"Fantascienza ricca di emozioni", così descrive il film la protagonista Amy Adams, "Era una sceneggiatura bellissima, l’ho letta di getto e mi ha sorpresa fino all'ultima pagina. Non ho mai pensato che fosse un film di fantascienza, il regista ha cercato in ogni modo di farci superare la barriera tecnologica".
Jeremy Renner si è trovato subito a suo agio in un ruolo molto diverso da quelli interpretati di recente. "Dopo un arciere e molti militari, interpretare un matematico è stata una grande sfida", ha dichiarato l'attore, "anche dal punto di vista linguistico. Anche se per me rimane molto importante la comunicazione non verbale". Entusiasta del suo personaggio anche Amy Adams. "Ti conquista sin dall'inizio", ha detto l'attrice, "da quando vediamo il suo passato drammatico e capiamo l'umanità che ha dentro e la spinta alla comunicazione con gli altri. E' un'eroina del dialogo in uno scenario in cui c'è chi è pronto a scatenare una guerra". Un personaggio capace di guardare al futuro, l'unico aspetto che l'attrice non vorrebbe avere. "Sono la regina dell'ansia, conoscere il mio destino non credo che mi calmerebbe", ha detto la Adams, che poi ha rivelato il suo amore per E.T. e una particolarità: chiedere ai registi il motivo per cui hanno scelto lei. "Lo chiedo a tutti, se mi danno una risposta vaga, rinuncio al progetto. Denis invece mi ha risposto che aveva bisogno di vedere i miei pensieri e io ero in grado di farli trasparire".

L'uscita italiana è fissata al 24 novembre.

-
Presentato anche il nuovo film di Gabriele Muccino, L'Estate Addosso, con un cast di giovani attori e la colonna sonora di Jovanotti.

lunedì 29 febbraio 2016

Oscar 2016 - Trionfa Spotlight. Ecco tutti i vincitori.

Si è tenuta nella notte l’88esima edizione degli Academy Awards, cerimonia che in generale ha rispettato i pronostici ma ha anche riservato qualche sorpresa.

Come era prevedibile, la protesta per gli "Oscar So White" è arrivata sul palco ma non come ci si aspettava. Il presentatore della serata Chris Rock ha parlato dell'assenza di attori neri tra i nominati e del bisogno di più diversità nei ruoli, ma allo stesso tempo ha ironizzato molto sulla protesta in sé e su come qualcuno (in particolare Will Smith e consorte, bersagli delle battute) ha esagerato nei toni.

La cerimonia è subito entrata nel vivo con i premi alle sceneggiature e l'Oscar alla migliore attrice non protagonista, andato a Alicia Vikander per The Danish Girl. Primo Oscar alla prima nomination. Poi si è aperta quella che potremmo chiamare la "sezione Mad Max: Fury Road", con il film di George Miller che si è portato a casa ben 6 Oscar tecnici, diventando il film più premiato della serata. Nel mezzo, "El Chivo" Emmanuel Lubezki si è portato a casa il suo terzo Oscar consecutivo, per la migliore fotografia di The Revenant.

Le sorprese sono arrivate dopo lo scontato e meritatissimo Oscar a Inside Out come miglior film d'animazione. Tutti si aspettavano (e speravano) di vedere Stallone salire sul palco per ritirare un premio, e invece l'Oscar come migliore attore non protagonista è andato all'ottimo Mark Rylance de Il Ponte delle Spie. Premio sicuramente meritato ma la delusione per il mancato Oscar al mitico Sly resta.
Uno dei momenti più attesi, soprattutto da noi in Italia, è stato quello dell'Oscar alla colonna sonora, a trionfare è stato il grandissimo maestro Ennio Morricone, per la colonna sonora di The Hateful Eight. Standing ovation per il maestro, visibilmente commosso. Morricone ha prima reso omaggio agli altri nominati, in particolare allo "stimato John Williams", che era seduto accanto a lui, e poi ha chiuso dedicando l'Oscar alla moglie. Un Oscar tanto inseguite dal maestro che arriva dopo l'Oscar alla carriera del 2007.
Gran finale con l'Oscar alla regia per Alejandro González Iñárritu, per The Revenant, secondo Oscar consecutivo, il regista aveva già vinto lo scorso anno. Migliore attrice protagonista la bravissima Brie Larson, per Room. E poi è arrivato il momento che tutti aspettavano da anni: Leonardo DiCaprio finalmente premiato con l'Oscar come migliore attore protagonista per il film The Revenant.

Sorpresa finale, Il Caso Spotlight si porta a casa l'Oscar come miglior film.

Ecco l'elenco dei vincitori.

Miglior Film
- Il caso Spotlight (Spotlight), regia di Tom McCarthy

Miglior regia
- Alejandro González Iñárritu – Revenant – Redivivo (The Revenant)

Miglior attore protagonista
- Leonardo DiCaprio – Revenant – Redivivo (The Revenant)

Miglior attrice protagonista
- Brie Larson – Room

Miglior attore non protagonista
- Mark Rylance – Il ponte delle spie (Bridge of Spies)

Miglior attrice non protagonista
- Alicia Vikander – The Danish Girl

Migliore sceneggiatura originale
- Tom McCarthy e Josh Singer – Il caso Spotlight (Spotlight)

Migliore sceneggiatura non originale
- Charles Randolph e Adam McKay – La grande scommessa (The Big Short)

Miglior film d’animazione
- Inside Out, regia di Pete Docter e Ronnie del Carmen (Disney / Pixar)

Migliori costumi
- Jenny Beavan – Mad Max: Fury Road

Miglior scenografia
- Colin Gibson e Lisa Thompson – Mad Max: Fury Road

Miglior trucco e acconciatura
- Lesley Vanderwalt, Elka Wardega e Damian Martin – Mad Max: Fury Road

Miglior fotografia
- Emmanuel Lubezki – Revenant – Redivivo (The Revenant)

Miglior montaggio
- Margaret Sixel – Mad Max: Fury Road

Miglior montaggio sonoro
- Mark Mangini e David White – Mad Max: Fury Road

Miglior sonoro
- Chris Jenkins, Gregg Rudloff e Ben Osmo – Mad Max: Fury Road

Migliori effetti speciali
- Mark Williams Ardington, Sara Bennett, Paul Norris e Andrew Whitehurst – Ex Machina

Miglior cortometraggio d’animazione
- Bear Story, regia di Gabriel Osorio Vargas

Miglior cortometraggio documentario
- A Girl In The River: The Price Of Foregiveness – regia di Sharmeen Obaid-Chinoy

Miglior documentario
- Amy, regia di Asif Kapadia

Miglior cortometraggio
- Stutterer, regia di Benjamin Cleary e Serena Armitage

Miglior colonna sonora
- Ennio Morricone – The Hateful Eight

Miglior canzone
- Writing’s on the Wall (Jimmy Napes e Sam Smith) – Spectre

Miglior film straniero
- Il figlio di Saul (Saul fia), regia di László Nemes (Ungheria)

giovedì 18 febbraio 2016

The Danish Girl - la recensione

Presentato al Festival di Venezia 2015, e candidato a quattro premi Oscar 2016, arriva nelle sale italiane The Danish Girl, nuovo film di Tom Hooper.

Copenaghen, primi anni '20, Einar Wegener (Redmayne) e Gerda (Vikander), entrambi artisti, sono sposati e innamorati, tutti e due alle prese con le proprie carriere, lui paesaggista di riconosciuto talento, lei ritrattista che fatica ad imporsi. Un po' per gioco, un po' per necessità, Gerda propone a Einar di posare per lei, prima in sostituzione dell'amica/modella, poi lui stesso come modello ma non nei suoi panni, bensì in quelli femminili di Lili.
Da quel momento Einar comincia a sentire sempre più presente il suo lato femminile, come se indossare vestiti da donna abbia svelato qualcosa sepolto dentro di lui da tempo. Inizia così un lento mutamento che porterà Einar a scomparire per lasciare spazio alla sua vera anima, quella di Lili. Una trasformazione che, tra difficoltà e incomprensione, viene sostenuta da sua moglie Gerda, e che porterà Lili a un cambiamento radicale, cioè alla rischiosa operazione definitiva per cambiare sesso, mai tentata prima.

Tratto dall'omonimo romanzo di David Ebershoff, The Danish Girl racconta una storia vera, Einar Wegener, cioè Lili Elbe, la prima transessuale della storia e la prima persona a sottoporsi a un intervento di riassegnazione sessuale. Dopo 15 anni di tira e molla tra registi e produttori, a portarlo sul grande schermo ci ha pensato Tom Hooper (Les Misérables, Il Discorso del Re), e per farlo ha deciso di non sacrificare nulla del proprio stile: elegante, formale, "gentile". Un approccio che sembra togliere da una storia controversa tutto quello di potenzialmente scandaloso ma che in realtà è solo un fedele attaccamento al proprio modo di esprimersi. Quella di Hooper non è mancanza di coraggio nel mostrare l'aspetto più prettamente sessuale della storia (la scena dello specchio è tutto tranne che poco coraggiosa), ma semplicemente il modo che, secondo il regista, più si adattava al suo stile. Una scelta onesta che sicuramente rende il prodotto più disponibile al grande pubblico anche se in alcuni punti, a causa del "non voler osare troppo", manca l'affondo, e nonostante un ottimo crescendo drammatico ed emotivo, lascia il film e la vicenda di Lili troppo in superficie. L'aspetto che invece il regista coglie in pieno è la straordinaria e toccante storia d'amore tra Einar/Lili e Gerda.

Davvero ottimi i due protagonisti. Tutt'altro che semplice la prova affrontata da Eddie Redmayne, che aveva già dato prova delle sue capacità di trasformista. Nell'arco del film, lentamente Redmayne si trasforma sotto gli occhi dello spettatore, modifica i movimenti e le espressioni rendendoli più gentili e femminili, eccedendo forse un po' troppo alla fine ma senza mai cadere nella trappola delle "faccette", risultando assolutamente credibile nella sua trasformazione. Ad essere davvero indispensabile, anche al fine della prestazione di Redmayne, è però Alicia Vikander. La sua Gerda è forte, emozionante, l'attrice porta in scena una interpretazione potente che colpisce lo spettatore e lo aiuta anche a comprendere meglio il personaggio di Lili. Una interpretazione che, senza mai pretendere di rubare la scena, supporta in modo davvero eccezionale la performance del suo compagno di set.

Nonostante qualche tentennamento e l'eccessiva patinatura, The Danish Girl è un ottimo film, che racconta una storia difficile con garbo, una storia molto attuale, e se a un certo punto sembra perdere incisività in quello che doveva essere il tema portante del film, colpisce comunque al cuore con una toccante storia d'amore.

domenica 31 gennaio 2016

SAG Awards 2016 - i vincitori

Sono stati consegnati ieri gli Screen Actors Guild Awards 2016, il premio del sindacato degli attori. E non sono mancate le sorprese.

I SAG Awards sono molto indicativi in chiave Oscar, e le vittorie di ieri sera rimescolano un po' le carte in vista degli Academy Awards.

Sembrano viaggiare sicuri verso l'Oscar sia Leonardo DiCaprio, premiato come migliore attore protagonista per The Revenant, che Brie Larson, che si è portata a casa il premio come migliore attrice protagonista per Room.

Il premio per il miglior cast è andato a Spotlight, che adesso di ripropone con forza per l'Oscar come miglior film.

Le cose cominciano a farsi intricate nelle categorie degli attori non protagonisti. A portarsi a casa il premio come migliore attore non protagonista ieri è stato Idris Elba, per Beast of No Nation. Elba ha battuto quello che sembrava il favorito, cioè Christian Bale (La Grande Scommessa), ma non Stallone, perché assente nella cinquina. Stallone però è e resta il favorito per gli Oscar dove Idris Elba non ci sarà perché non nominato.
Difficile fare una previsione anche per la migliore attrice non protagonista. Il SAG Awards è stato assegnato, un po' a sorpresa, ad Alicia Vikander per The Danish Girl, che ora diventa la favorita per la vittoria dell'Oscar. Va però ricordato che la Vikander è stata battuta da Kate Winslet (Jobs) ai Golden Globes, in una cinquina in cui era assente un'altra candidata forte, cioè Rooney Mara (Carol).

Insomma, quest'anno ci si avvicina all'Oscar con più di un dubbio.

Ecco tutti i vincitori di cinema e tv.

MIGLIOR CAST D’INSIEME
Beasts of No Nation
The Big Short
Spotlight
Straight Outta Compton
Trumbo

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Bryan Cranston, Trumbo
Johnny Depp, Black Mass
Leonardo DiCaprio, The Revenant
Michael Fassbender, Steve Jobs
Eddie Redmayne, The Danish Girl

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Cate Blanchett, Carol
Brie Larson, Room
Helen Mirren, Woman in Gold
Saoirse Ronan, Brooklyn
Sarah Silverman, I Smile Back

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Christian Bale, The Big Short
Idris Elba, Beasts of No Nation
Mark Rylance, Bridge of Spies
Michael Shannon, 99 Homes
Jacob Tremblay, Room

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Rooney Mara, Carol
Rachel McAdams, Spotlight
Helen Mirren, Trumbo
Alicia Vikander, The Danish Girl
Kate Winslet, Steve Jobs

MIGLIORE PERFORMANCE DI UN CAST DI STUNT
Everest
Furious 7
Jurassic World
Mad Max: Fury Road
Mission: Impossible – Rogue Nation
-

- TELEVISIONE -

Best Performance by an Ensemble in a Drama Series
- Downton Abbey

Best Performance by a Male Actor in a Drama Series
- Kevin Spacey – House of Cards

Best Performance by a Female Actor in a Drama Series
- Viola Davis – How to Get Away with Murder

Best Performance by a Male Actor in a TV Movie or Mini-Series
- Idris Elba – Luther

Best Performance by a Female Actor in a TV Movie or Mini-Series
- Queen Latifah – Bessie

Best Performance by a Female Actor in a Comedy Series
- Uzo Aduba – Orange is the New Black

Best Performance by a Male Actor in a Comedy Series
- Jeffrey Tambor – Transparent

Best Performance by an Ensemble in a Comedy Series
- Orange is the New Black

Best Performance by a Stunt Ensemble in a Television Series
- Game of Thrones

venerdì 8 gennaio 2016

BAFTA 2016 - Carol e Il Ponte delle Spie guidano le nomination

La stagione dei premi entra nel vivo. La British Academy of Film and Television Arts ha reso note oggi le nomination ai BAFTA 2016, gli "Oscar Inglesi".

Ad ottenere più nomination sono stati Il Ponte delle Spie di Steven Spielberg e Carol di Todd Haynes, nove a testa.
Bene anche The Revenant, con otto nomination, e Mad Max: Fury Road, con sette nomination.

A contendersi il premio come miglior film saranno The Big Short, Il Ponte delle Spie, Carol, Spotlight e The Revenant. I nominati come miglior film britannico saranno invece 45 Years, il documentario Amy, Brooklyn, The Danish Girl, Ex-Machina e The Lobster.

Doppia nomination per Alicia Vikander, come migliore attrice protagonista per The Danish Girl, e come migliore attrice non protagonista per Ex-Machina. A differenza dei Golden Globes, in cui è stata considerata protagonista come la sua compagna di set Cate Blanchett, Rooney Mara è stata nominata come migliore attrice non protagonista per Carol.

Inside Out, Shaun The Sheep e Minions si contenderanno il premio come miglior film d'animazione. Quattro nomination tecniche per Star Wars: Il Risveglio della Forza. Bel Powley, Brie Larson, Dakota Johnson, John Boyega, e Taron Egerton sono i nominati come EE Rising Star Award, premio assegnato con i voti del pubblico. Nomination anche per Ennio Morricone (The Hateful Eight) e John Williams (Star Wars: Il Risveglio della Forza).

I BAFTA sono premi piuttosto indicativi in ottica Oscar. La cerimonia premiazione si terrà il 14 febbraio alla Royal Opera House di Londra

Ecco l'elenco di tutti i nominati.

BEST FILM
The Big Short
Bridge Of Spies
Carol
The Revenant
Spotlight

OUTSTANDING BRITISH FILM
45 Years
Amy
Brooklyn
The Danish Girl
Ex Machina
The Lobster

OUTSTANDING DEBUT BY A BRITISH WRITER, DIRECTOR OR PRODUCER
Alex Garland - Ex Machina
Debbie Tucker Green - Second Coming
Naji Abu Nowar - Theeb
Sean Mcallister - A Syrian Love Story
Stephen Fingleton - The Survivalist

FILM NOT IN THE ENGLISH LANGUAGE
The Assassin - Hou Hsiao-Hsien
Force Majeure - Ruben Östlund
Theeb - Naji Abu Nowar, Rupert Lloyd
Timbuktu - Abderrahmane Sissako
Wild Tales - Damián Szifron

DIRECTOR
The Big Short - Adam Mckay
Bridge Of Spies - Steven Spielberg
Carol - Todd Haynes
The Martian - Ridley Scott
The Revenant - Alejandro G. Iñárritu

LEADING ACTOR
Bryan Cranston - Trumbo
Eddie Redmayne - The Danish Girl
Leonardo DiCaprio - The Revenant
Matt Damon - The Martian
Michael Fassbender - Steve Jobs

LEADING ACTRESS
Alicia Vikander - The Danish Girl
Brie Larson - Room
Cate Blanchett - Carol
Maggie Smith - The Lady In The Van
Saoirse Ronan - Brooklyn

SUPPORTING ACTOR
Benicio Del Toro - Sicario
Christian Bale - The Big Short
Idris Elba - Beasts Of No Nation
Mark Ruffalo - Spotlight
Mark Rylance - Bridge Of Spies

SUPPORTING ACTRESS
Alicia Vikander - Ex Machina
Jennifer Jason Leigh - The Hateful Eight
Julie Walters - Brooklyn
Kate Winslet - Steve Jobs
Rooney Mara - Carol

DOCUMENTARY
Amy - Asif Kapadia, James Gay-Rees
Cartel Land - Matthew Heineman, Tom Yellin
He Named Me Malala - Davis Guggenheim, Walter Parkes, Laurie Macdonald
Listen To Me - Marlon Stevan Riley, John Battsek, George Chignell, R.J. Cutler
Sherpa - Jennifer Peedom, Bridget Ikin, John Smithson

ANIMATED FILM
Inside Out - Pete Docter
Minions - Pierre Coffin, Kyle Balda
Shaun The Sheep Movie - Mark Burton, Richard Starzak

ORIGINAL SCREENPLAY
Bridge Of Spies
Ex Machina
The Hateful Eight
Inside Out
Spotlight

ADAPTED SCREENPLAY
The Big Short
Brooklyn
Carol
Room
Steve Jobs

ORIGINAL MUSIC
Bridge Of Spies - Thomas Newman
The Hateful Eight - Ennio Morricone
The Revenant - Ryuichi Sakamoto, Carsten Nicolai
Sicario - Jóhann Jóhannsson
Star Wars: The Force Awakens - John Williams

CINEMATOGRAPHY
Bridge Of Spies - Janusz Kamiński
Carol - Ed Lachman
Mad Max: Fury Road - John Seale
The Revenant - Emmanuel Lubezki
Sicario - Roger Deakins

EDITING
The Big Short - Hank Corwin
Bridge Of Spies - Michael Kahn
Mad Max: Fury Road - Margaret Sixel
The Martian - Pietro Scalia
The Revenant - Stephen Mirrione

PRODUCTION DESIGN
Bridge Of Spies
Carol
Mad Max: Fury Road
The Martian
Star Wars: The Force Awakens

COSTUME DESIGN
Brooklyn
Carol
Cinderella
The Danish Girl
Mad Max: Fury Road

MAKE UP & HAIR
Brooklyn
Carol
The Danish Girl
Mad Max: Fury Road
The Revenant

SOUND
Bridge Of Spies
Mad Max: Fury Road
The Martian
The Revenant
Star Wars: The Force Awakens

SPECIAL VISUAL EFFECTS
Ant-Man
Ex Machina
Mad Max: Fury Road
The Martian
Star Wars: The Force Awakens

BRITISH SHORT ANIMATION
Edmond - Nina Gantz, Emilie Jouffroy
Manoman - Simon Cartwright, Kamilla Kristiane Hodol
Prologue - Richard Williams, Imogen Sutton

BRITISH SHORT FILM
Elephant - Nick Helm, Alex Moody, Esther Smith
Mining Poems Or Odes - Callum Rice, Jack Cocker
Operator - Caroline Bartleet, Rebecca Morgan
Over - Jörn Threlfall, Jeremy Bannister
Samuel-613 - Billy Lumby, Cheyenne Conway

THE EE RISING STAR AWARD (VOTED FOR BY THE PUBLIC)
Bel Powley
Brie Larson
Dakota Johnson
John Boyega
Taron Egerton

sabato 5 settembre 2015

Venezia 72 - giorno 4

Sabato molto pieno al Festival di Venezia, presentati in Concorso tre titoli importanti: The Danish Girl, L'Attesa (primo film italiano), e Equals.

Accolto da grandi applausi e buone critiche (e anche qualche lacrima), The Danish Girl, di Tom Hooper, conquista il festival.

Il film racconta la storia dell'artista austriaco Einar Wegener, alias Lili Elbe, la prima persona ad aver subito l'intervento chirurgico - del tutto sperimentale e molto pericoloso negli anni '30 - per la "riassegnazione sessuale".

Protagonista del film uno straordinario Eddie Redmayne, vincitore del premio Oscar 2015 per La Teoria del Tutto e che con questo film probabilmente si guadagnerà un'altra nomination. Nel cast anche una bravissima Alicia Vikander (anche lei in odore di nomination all'Oscar), Amber HeardMatthias Schoenaerts.

"Questo film parla dell'accettazione resa possibile dall'amore", ha spiegato il regista Tom Hooper, "viviamo in un mondo diviso. Il film è un appello a prendere in considerazione uomini e donne trans che soffrono. L'insegnamento straordinario che ci viene da Gerda è la condivisione, il loro è un amore sincero che parte dall'accettazione dell'altro. [...] Fin dall'inizio, dalle prime conversazioni abbiamo parlato di una donna che si rivelava, come scoprire questa femminilità latente ci ha guidato attraverso questo percorso profondo, non identificarsi con il genere con cui si appartiene. Non ci sono vie per la libertà, Lili ha combattuto". Nei mesi scorsi è stata fatta qualche polemica sulla mancata scelta di una vera trans per il ruolo. "L'accesso agli attori transgender a ruoli importanti è troppo limitato, e io sono il primo a volere che tutto questo cambi", ha spiegato il regista, "Con questo film abbiamo coinvolto le comunità trans di Copenhagen, Bruxelles, Londra e ci sono diverse partecipazioni come, ad esempio quella dell'attrice trans Rebecca Hoot". La Hoot nel film interpreta il piccolo piccolo ma significativo ruolo dell'infermiera che accompagna Lili durante la sua "trasformazione".

Eddie Redmayne non ci ha pensato due volte prima di accettare il ruolo. "Forse la migliore sceneggiatura che io abbia mai letto", ha detto l'attore, "sono rimasto colpito da questa storia d'amore appassionata e coraggiosa, con Tom abbiamo parlato per anni del progetto, l'idea del trasformarsi non è molto semplice da mettere in pratica. Poter recitare la parte di Lili è stato un sogno che si è realizzato". L'attore ha poi raccontato di essersi documentato molto per prepararsi al personaggio: "Ho incontrato tante persone nella comunità transgender, la loro gentilezza, il loro sostegno, la loro disponibilità ad aiutarmi nell'affrontare questo percorso è stata straordinaria. In quel momento storico non esistevano esperienze precedenti ed è importante capire come il loro percorso si sia evoluto". Essenziale nella vita di Lili è stato l'appoggio della moglie Gerda, interpretata dall'attrice svedese Alicia Vikander. "Sono stata attratta da questa storia d’amore, è una storia unica, come amare e amare se stessi", ha detto l'attrice durante la conferenza stampa, "per l’epoca Gerda era una donna all'avanguardia, un’artista, vedeva e prevedeva e io stessa sono rimasta colpita da questi due ruoli del film. In Gerda ho trovato una donna che è in grado di amare qualcun’altra più di se stessa. Anche io lo vorrei".

Aspettando gli Oscar, chissà se il film verrà preso in considerazione per qualche premio al Festival. The Danish Girl sarà nelle sale italiane a febbraio 2016.

-
Presentato, sempre in Concorso, il film Equals di Drake Doremus, che vede come protagonisti Nicholas Hoult e l'attesissima Kristen Stewart, arrivata al Lido per la gioia dei fan.

Storia d'amore fantascientifica, il film è ambientato in un futuro distopico, in una società chiamata "Collective" dove vivono gli "Equals", esseri umani incapaci di provare sentimenti a causa di un esperimento genetico che ha trattato le emozioni come una malattia al fine di creare una società stabile e non violenta. L'equilibrio si rompe quando Mia e Siles s'incontrano.
Il film è liberamente ispirato alla pellicola '1984', basato a sua volta sul celebre romanzo di George Orwell, e vede nel cast anche Guy Pearce e Jackie Weaver.

"Con questa storia volevo mostrare come si vivrebbe nel quotidiano in una società che ha bandito tutti i sentimenti", ha spiegato il regista Drake Doremus, "Il futuro in questo film non è un mondo iper-tecnologico ma una società post-futuristica. In questa utopica realtà, i sentimenti sono banditi. I due protagonisti contravvengono alle regole imposte e vivono una storia d’amore. Questa è l’idea di base, non è una distopia ma una utopia, una società che assicura l’ordine e la pace privando i propri cittadini delle emozioni e dei sentimenti". "Ci sono varie progressioni", ha detto il regista parlando dello stile usato nel film, "è molto istintivo ed anche voyeristico, e l’attore pian piano comincia ad accendersi. Il mondo vive e si accende con nuovi colori che prima non venivano mostrati, via via che i protagonisti scoprono di amarsi ed anche il pubblico pian piano deve accendere il cuore. Girare in Giappone dove regna un grande ordine ed una grande armonia ci ha sicuramente aiutato a realizzare il film".

Un progetto molto stimolante per Kristen Stewart, che ha dichiarato di essersi buttata anima e corpo nel personaggio. "E’ stato difficile recitare come se stessi morendo, senza emozioni da far trasparire, esprimere il nulla, questa era la difficoltà", ha spiegato l'attrice, "era un processo molto difficile, non si deve pensare ma si deve recitare. [...] In 'Equals' parlo sempre come parte del collettivo, non ci sono dubbi, solo certezze. Tutti i cittadini sono esattamente uguali nel vestire, nei pensieri e nei comportamenti". "La domanda che ci poniamo in questo film è: possiamo esistere senza passione, l’umanità può sopravvivere senza amore?", ha continuato l'attrice, "Senza le nostre passioni ed i nostri sentimenti diventiamo come grigi fantasmi che vagano svuotati di ogni senso. Le passioni fanno girare il mondo. Senza esisterebbe ancora il mondo come lo conosciamo?". "I personaggi agiscono contro tutte le regole della società al solo scopo di portare avanti il loro amore e scoprire i loro sentimenti, farli vivere", ha detto poi Nicholas Hoult continuando il pensiero della sua partner nel film, "La fantascienza, secondo me, non è la parte prevalente della storia raccontata in questo film, sono i sentimenti l’aspetto principale".

Il film non ha ricevuto critiche particolarmente esaltanti, ma i commenti hanno sottolineato la continua crescita di Kristen Stewart come attrice. I tempi "piatti" di Twilight sembrano ormai lontani.

-
Il cinema italiano fa il suo debutto nel Concorso con il film L'Attesa di Piero Messina, con l'attrice francese Juliette Binoche protagonista.

Ambientato in Sicilia durante il periodo pasquale, il film racconta l'attesa di una ragazza (Lou de Laage) che aspetta il ritorno del fidanzato insieme alla madre di lui (Binoche). Una madre che non ha il coraggio di dire alla ragazza che il suo fidanzato, suo figlio, non tornerà più.

"Con questo film ho scoperto la Sicilia", ha dichiarato Juliette Binoche, che in Italia ha già girato qualche film, "Quella che vedrete nel film è la stessa che ho vissuto io, anche se non potrete vedere il caldo che ho patito! Amo la vostra lingua, il calore delle persone, delle stagioni, del cibo, dei prodotti della terra".
Il suo personaggio nel film, una madre che ha perso un figlio, ha dei punti in comune con uno dei suoi ruoli più famosi, quello in Film Blu di Kieslowski, con cui l'attrice ha vinto la Coppa Volpi, motivo per cui aveva quasi rifiutato la parte. "All’inizio non ero sicura, non volevo fare un film sullo stesso tema, che magari sarebbe risultato meno riuscito", ha detto la Binoche durante la conferenza stampa, "Ma è stata la sceneggiatura a convincermi. In effetti, qui il tema è quello di una persona che ricrea un mondo per poter pronunciare l’impronunciabile. Inizialmente mi ero preparata con un coach, ma non ero soddisfatta. Ho lasciato perdere, ho preferito affidarmi all’immaginazione più che alla memoria, il cosiddetto ‘magical thinking’. L’attore parte sempre da una sensazione corporea, su quella costruisce il pensiero".

Accoglienza "morbida" per il film ha diviso la critica, soprattutto quella italiana.

giovedì 13 agosto 2015

Ex Machina - la Recensione

Caleb (D.Gleeson), giovane informatico appassionato, vince un concorso il cui premio consiste in un invito nella segretissima, isolata e difficile da raggiungere (Caleb viene lasciato in un campo da un elicottero per poi proseguire a piedi) tenuta del capo della sua azienda, Nathan (O.Isaac), un vero e proprio genio dell'informatica che ha costruito un impero. Caleb però non sa che è lì per un motivo preciso, Nathan lo ha scelto per testare Ava (A.Vikander), robot con un'acutissima intelligenza artificiale e l'aspetto di una bella ragazza. Ben presto, anche grazie ai suggerimenti di Ava, Caleb si rende conto che quella casa nasconde i segreti di Nathan.

Diretto da Alex Garland (sceneggiatore di 'Non Lasciarmi' e 'Sunshine'), il film punta molto sull'atmosfera suggerita dal luogo isolato e claustrofobico in cui sono rinchiusi i protagonisti, una casa sotterranea, senza finestre e tecnologicamente avanzata. In questo ambiente chiuso, il regista costruisce intrecci tra i protagonisti: chi dice la verità? Chi sta cercando di nascondere qualcosa? Un gioco di manipolazione che vede contrapposti il genio che si è spinto troppo oltre dove nessuno aveva mai osato, il bravo ragazzo innamorato, e la bella donna-robot che sogna la libertà.
Ben fatto tecnicamente, soprattutto gli effetti speciali dosati con cura, mai eccessivi o invasivi ma usati dove servivano, il film ha un punto di forza nell'ottimo cast. Oscar Isaac interpreta perfettamente il ruolo del genio eccentrico che spesso si ubriaca senza però perdere mai il controllo di quello che succede nella sua casa. Bene anche Domhnall Gleeson, rende bene l'ingenuità del suo personaggio.

A sorprendere e conquistare però è Alicia Vikander nei panni di Ava, primo robot dotato di intelligenza artificiale ma con lo sguardo, il cuore e i sogni più umani dei veri esseri umani. Personaggio al centro della storia ma che alla fine risulta avere troppo poco spazio.

'Ex-Machina' è uno sci-fi che guarda ad altri illustri film dello stesso genere e ai classici come Frankenstein, propone intriganti intrecci, suggerisce tematiche molto attuali (la rete, il controllo dei dati), inserisce un po' di romanticismo e va a chiudere con un finale che ha un sapore quasi "femminista". Un buon film con l'unica pecca di risolvere storia e intrecci in modo troppo sbrigativo.

Frra