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lunedì 22 maggio 2017

Festival di Cannes 2017 - giorno 6

Due titoli molto attesi oggi al festival, in una giornata segnata dalle grandi attrici, Isabelle Huppert da una parte, e una divina Nicole Kidman dall'altra.

Ha diviso e scioccato la critica ma ha ricevuto anche ottime critiche il nuovo film del regista greco Yorgos Lanthimos, The Killing of a Sacred Deer (Concorso), che vede protagonisti Colin Farrell e Nicole Kidman.

Un thriller psicologico con risvolti horror che vede al centro una famiglia formata dal padre, Steven (Farrell), un chirurgo, sua moglie Anna (Kidman), medico oftalmico, e i due figli di 14 e 12 anni. La situazione inizia a diventare inquietante quando in famiglia arriva Martin, il figlio di un paziente morto durante un'operazione fatta proprio da Steven che, sentendosi in colpa, decide di accoglierlo in casa. Tra i due si instaura una relazione inquietante che diventa ancora più preoccupante quando i figli di Steven cominciano ad ammalarsi, incapaci di mangiare o camminare, e si capisce che Martin sta mettendo in pratica una assurda e subdola vendetta, mettendo così Steven di fronte a una scelta terribile.

Il film presenta scene molto crude e dirette fin dall'apertura, con un intervento a cuore aperto e pulsante in primo piano, ma Yorgos Lanthimos, regista di The Lobster (Premio della Giuria a Cannes 2015) non è nuovo a film surreali dai risvolti inquietanti. "Il racconto è globalmente duro, ma non lo è in ogni suo singolo momento", ha spiegato il regista, "anche perché non ho voluto trattare la materia narrativa con tono grave, anzi ho ripetuto al cast che stavamo facendo un film comico e che sul set dovevamo divertirci".
In The Killing of a Sacred Deer si parla con crudezza del tema del sacrificio ma il regista non voleva dare nessuna risposta al pubblico e se ne cercate una non chiedete a lui. "Il mio film non dà risposte, la spiegazione di quello che accade lo spettatore non lo saprà mai e neppure io lo so per cui è una domanda che dovrai portare con te", ha dichiarato Lanthimos, "Non so se ho un mio concetto di sacrificio, per il momento sto esplorando l'idea di giustizia, delle scelte che la natura umana è portata a compiere. Il senso di sacrificio è qualcosa che appartiene alla religione e alla mitologia greca, infatti anche il titolo allude all'Ifigenia di Euripide, non è un mio concetto, appartiene all'umanità".
Una sceneggiatura che ha conquistato subito una bravissima, biondissima e bellissima Nicole Kidman. "Mi ha ipnotizzata. Yorgos ha un modo particolare di creare le scene e guidarti sul set", ha raccontato l'attrice, "In altri tempi forse ne avrei avuto paura, quando valuti una proposta scegli il regista e ti assumi dei rischi, perché per quanto hai potere contrattuale e per quanto cerchi di controllare, sei nelle sue mani, e per un attore la scelta di farlo è sempre molto difficile. Io mi sono lasciata andare, volevo provare altre cose. Il suo lavoro è diretto, molto fisico, non racconta, non vuole essere distratto da altro e così mi sono messa al servizio di questa storia che scava ed esplora la condizione umana quando ha a che fare con la colpa e il sacrificio".

Nicole Kidman quest'anno è la vera regina del Festival di Cannes, presente con ben quattro film (The Beguiled di Sofia Coppola, la serie Top of the Lake di Jane Campion, How to Talk to Girls at Parties di John Cameron Mitchell, e il film di Lanthimos). "Quattro film al festival? E' una coincidenza, certamente non immaginavo accadesse", ha dichiarato l'attrice, "Ma a questo punto della mia vita cerco di rimanere aperta e disponibile a provare esperienze nuove, cerco di comportarmi come se fossi sempre a inizio carriera, amo le sfide e voglio sostenere cineasti in cui credo o un'amica come Jane Campion, che conosco da quando avevo 14 anni. Penso sempre di avere ancora 21 anni e di essere all'inizio della mia carriera. Mi piace l'idea di continuare a esplorare il mondo e la condizione umana. Nutro una forte passione per ciò che faccio e non ho bisogno di lavorare ma lo faccio perché mi piace".
E noi la ringraziamo per questo.
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Presentato, sempre in Concorso, il nuovo film di Michael Haneke, Happy End, che vede protagonista Isabelle Huppert, e un cast che comprende anche Jean-Louis Trintignant, Toby Jones, e Mathieu Kassovitz.

Ambientato nei dintorni di Calais, punto di transito caldo per i rifugiati, il film è un ritratto di una famiglia altoborghese che ha perso tutti i valori, e fa da specchio a una società falsa, infelice ed egoista.

Due volte vincitore della Palma d'Oro, l'ultima con Amour nel 2012, che era stato anche l'ultimo film girato da  Michael Haneke, uno che a Cannes è di casa. Così come la sua protagonista, la sempre brava Isabelle Huppert.
"Ho impiegato quasi cinque anni a fare un nuovo film dopo Amour", ha raccontato il regista, "stavo lavorando a un altro progetto, Flashmob, che poi non è andato in porto. Così ho travasato alcuni elementi di quel film in Happy End". Un film ambientato in Francia ma che poteva essere ambientato in qualsiasi altro posto, perché non parla di una specifica società francese ma di tutti. "Non potevo non parlare della società del nostro tempo, del nostro modo di vivere autistico, dell'accecamento", ha detto Haneke, "E' qualcosa che io personalmente sperimento tutti i giorni. Non credo che questo film sia diverso dagli altri miei lavori, parlo sempre del comportamento umano e della comunicazione".
Elogi per Haneke arrivano dalla sua protagonista, Isabelle Huppert, che proprio grazie a un film del regista, La Pianista, vinse il premio per la migliore interpretazione femminile a Cannes 2012. "Il suo cinema è molto vario", ha dichiarato l'attrice, "ci sono film intimi, film più politici come questo, altri di taglio storico come Il nastro bianco. Nel suo modo di lavorare c'è una grande precisione a partire dalla sceneggiatura e questo, al contrario di quello che si pensa, rende più liberi gli attori".

Il film non ha convinto del tutto la critica, è stato accolto in modo freddo dalla stampa. In Italia arriverà in autunno.

martedì 8 ottobre 2013

Oscar 2014, miglior film straniero: una lista di 76 film.

Nella storia degli Oscar non ci sono mai stati così tanti candidati per la cinquina del miglior film straniero: 76 in tutto, cinque in più dello scorso anno, con l'ingresso di paesi "nuovi" come l'Arabia Saudita. E non manca qualche polemica.

L'Iran ha proposto il film 'Il Passato' di Asghar Farhadi, presentato all'ultimo Festival di Cannes. Polemica per cosa? Farhadi è iraniano, e ha già vinto l'Oscar come miglior film straniero nel 2011 con 'La Separazione', ma il film 'Il Passato' lo è un po' meno. Il produttore con la quota più alta è francese (nell'altra percentuale c'è anche un po' di Italia con la Bim) e anche il cast è praticamente tutto francese, a partire dai protagonisti Bérénice Bejo, che con questo film ha vinto la Palma come migliore attrice, e Tahar Rahim.

Un caso analogo era successo anche lo scorso anno con il film, poi vincitore, 'Amour' di Michael Haneke, un film praticamente francese che però è stato presentato per l'Austria, patria del regista. Quindi la polemica da chi arriva? dall'Iran, che non si sente rappresentato da un film che di iraniano non ha niente. "Diversamente da 'Una separazione', non c’è nulla di iraniano in questo film ad esclusione di un personaggio le cui origini potevano essere di qualunque tipo", ha detto una fonte dell'area conservatrice, "Sarebbe stato meglio aver selezionato un film puramente iraniano". Forse sarebbe il caso che l'Academy rivedesse qualche regola.

Ma ormai è fatta, 'Il Passato' è il candidato ufficiale per l'Iran. L'Italia invece punta forte sul film di Paolo Sorrentino 'La Grande Bellezza' che ha ricevuto ottime critiche dalla stampa estera.

Ecco la lista dei 76 film proposti, ad inizio gennaio verrà comunicata la shortlist di 9 film da i quali verrà tirata fuori la cinquina finale che concorrerà all'Oscar 2014.

Albania: Agon - Robert Budina
Arabia Saudita: La bicicletta verde - Haifaa al-Mansour
Argentina: Wakolda - L’angelo del male - Lucía Puenzo
Australia: The Rocket - Kim Mordaunt
Austria: The Wall - Julian Polsler
Azerbaigian: Steppe Man - Shamil Aliyev
Bangladesh: Television - Mostofa Sarwar Farooki
Belgio: The Broken Circle Breakdown - Felix van Groeningen
Bosnia-Erzegovina: An Episode in the Life of an Iron Picker - Danis Tanović
Brasile: Neighbouring Sounds - Kleber Mendonça Filho
Bulgaria: The Colour of the Chameleon - Emil Hristov
Cambogia: The Missing Picture - Rithy Panh
Canada: Gabrielle - Louise Archambault
Ciad: Grigris - Mahamat-Saleh Haroun
Cile: Gloria - Sebastian Lelio
Cina: Back to 1942 - Feng Xiaogang
Colombia: La Playa DC - Juan Andrés Arango
Corea del Sud: Juvenile Offender - Kang Yi-kwan
Croazia: Halima’s Path - Arsen Anton Ostojić
Danimarca: Il sospetto - Thomas Vinterberg
Ecuador: The Porcelain Horse - Javier Andrade
Egitto: Winter of Discontent - Ibrahim El- Batout
Estonia: Free Range - Veiko Õunpuu
Filippine: Transit - Hannah Espia
Finlandia: Disciple - Ulrika Bengts
Francia: Renoir - Gilles Bourdos
Georgia: In Bloom - Nana Ekvtimishvili e Simon Groß
Germania: Two Lives - Georg Maas
Giappone: The Great Passage - Yuya Ishii
Grecia: Boy Eating The Bird’s Food - Ektoras Lygizos
Hong Kong: The Grandmaster - Wong Kar-wai
India: The Good Road - Gyan Correa
Indonesia: Sang Kiai - Rako Prijanto
Inghilterra: Metro Manila - Sean Ellis
Iran: Il passato - Asghar Farhadi
Islanda: Of Horses and Men - Benedikt Erlingsson
Israele: Bethlehem - Yuval Adler
ITALIA: LA GRANDE BELLEZZA - PAOLO SORRENTINO
Kazakistan: The Old Man - Ermek Tursunov
Latvia: Mother I Love You - Janis Nords
Libano: Ghadi - Amin Dora
Lituania: Conversations of Serious Topics - Giedrė Beinoriūtė
Lussemburgo: Blind Spot - Christophe Wagner
Messico: Heli - Amat Escalante
Montenegro: Bad Destiny - Draško Đurović
Marocco: God’s Horses - Nabil Ayouch
Moldavia: All God’s Children - Adrian Popovici
Nepal: Soongava: Dance of the Orchids - Subarna Thapa
Norvegia: I Am Yours - Iram Haq
Nuova Zelanda: White Lies - Dana Rotberg
Olanda: Borgman - Alex van Warmerdam
Pakistan: Zinda Bhaag - Meenu Gaur e Farjad Nabi
Palestina: Omar - Hany Abu-Assad
Perù: The Cleaner - Adrian Saba
Polonia: Walesa - Andrzej Wajda
Portogallo: Lines of Wellington - Valeria Sarmiento
Repubblica Ceca: Burning Bush - Agnieszka Holland
Repubblica Dominicana: Who’s The Boss? - Ronni Castillo
Romania: Il caso Kerenes - Calin Peter Netzer
Russia: Stalingrad - Fedor Bondarchuk
Serbia: Circles - Srdan Golubovic
Singapore: Ilo Ilo - Anthony Chen
Slovacchia: My Dog Killer - Mira Fornay
Slovenia: Class Enemy - Rok Biček
Spagna: 15 Years Plus a Day - Gracia Querejeta
Sud Africa: Four Corners - Ian Gabriel
Svezia: Eat Sleep Die - Gabriela Pichler
Svizzera: Un mondo in pericolo - Markus Imhoof
Taiwan: Soul - Chung Mong-Hong
Thailandia: Countdown - Nattawut Poonpiriya
Turchia: The Butterfly’s Dream - Yılmaz Erdoğan
Ucraina: Paradjanov - Serge Avedikian e Olena Fetisova
Ungheria: The Notebook - Janosz Szasz
Uruguay: Anina - Alfredo Soderguit
Venezuela: Breach in the Silence - Luis Rodríguez e Andrés Rodríguez

sabato 23 febbraio 2013

Cesàr 2013: il trionfo di 'Amour'

A poche ore dagli Academy Awards sono stati consegnati anche i César, gli Oscar francesi. A trionfare, ma era abbastanza scontato, 'Amour' di Michael Haneke.

Il film del regista austriaco, che fra poco volerà negli States con le sue 5 nomination e, quasi certamente, almeno una statuetta in tasta (miglior film straniero), ha vinto tutti i premi più importanti dei César: miglior film, miglior regia, migliore attrice protagonista ad Emmanuelle Riva, migliore attore protagonista a Jean-Louis Trintignant, e migliore sceneggiatura originale.

Premi anche per il film 'De Rouille et d'Os' ('Rust and Bone') di Jaques Audiard, 4 César tra cui migliore sceneggiatura adattata.
Come migliore film straniero premiato, guarda un po', 'Argo' di Ben Affleck.

Ecco tutti i vincitori:

Best Picture: Amour
Director: Michael Haneke, Amour
Actress: Emmanuelle Riva, Amour
Actor: Jean-Louis Trintignant, Amour
Supporting Actress: Valérie Benguigui, What’s In A Name
Supporting Actor: Guillaume de Tonquedec, What’s In A Name
Original Screenplay: Michael Haneke, Amour
Adapted Screenplay: Jacques Audiard, Thomas Bidegain, Rust & Bone
Newcomer (Female): Izia Higelin, Mauvaise Fille
Newcomer (Male): Matthias Schoenaerts, Rust & Bone
Original Score: Alexandre Desplat, Rust & Bone
Sound: Antoine Deflandre, Germaine Boulay, Eric Tisserand, Cloclo
Cinematography: Romain Winding, Farewell, My Queen
Editing: Juliette Welfling, Rust & Bone
Costumes: Christian Gasc, Farewell, My Queen
Art Direction: Katia Wyszkop, Farewell, My Queen
First Film: Louise Wimmer, Cyril Mennegun
Foreign Film: Argo
Animated Film: Ernest Et Célestine, Benjamin Renner, Vincent Patar, Stéphane Aubier
Documentary: Les Invisibles, Sébastien Lifshitz
Short Film: Le Cri Du Homard, Nicolas Guiot



Frra

sabato 26 gennaio 2013

'Amour' - la recensione

Amour è un film del 2012 diretto da Michael Haneke, con Jean-Louis Trintignant e Emmanuelle Riva, presentato alla 65ª edizione del Festival di Cannes, dove ha anche vinto per la seconda volta la Palma d'oro, (ed altri numerosi riconoscimenti in altri festival) e ora candidato ai premi Oscar per miglior film, film straniero, regia, attrice protagonista (Emmanuelle Riva) e miglior sceneggiatura originale.
Ora riflettiamo, quanti di questi premi si meriterebbe Amour? La storia è indubbiamente molto toccante e drammatica, Emmanuelle Riva straordinariamente coraggiosa e degna di nota, ma il resto? La regia è "diversa", sicuramente appositamente studiata per suscitare un senso di solitudine e smarrimento ma per reggere il flemmatico ritmo della pellicola si deve aver bevuto almeno 4 caffè. Non è per esser cattivi, e forse è un po da ignoranti, ma è tutto troppo noioso, lento e a volte irritante, forse è raccontata una cruda realtà che nessuno di noi vorrebbe vivere, forse sono troppo giovane per immedesimarmi nei personaggi, forse devo solo studiare e capire, ma non so, in Amour c'è comunque qualcosa di "attraente" che non riesce a farmelo odiare totalmente, forse l'amore c'è, ma è freddo come il ghiaccio.

Mat

lunedì 28 maggio 2012

Festival di Cannes - Giorno 12, i vincitori!

La 65a edizione del Festival di Cannes si conclude con la vittoria del film 'Amour' di Michael Haneke, e c'è gloria anche per l'Italia.

Ecco tutti i vincitori:

Miglior film: 'Amour' di Michael Haneke
Gran premio: 'Reality' di Matteo Garrone
Mgliore attrice: Cosmina Stratan e Cristina Flutur per 'Beyond the hills'
Miglior attore: Mads Mikkelsen per 'The Hunt'
Miglior regia: Carlos Reygadas per 'Post tenebras lux'
Miglior sceneggiatura: Cristian Mungiu per 'Beyond the Hills'
Premio della giuria: 'The Angel's Share' di Ken Loach
Camera d'Or: 'Beasts of the Southern Wild' di Benh Zeitlin
Miglior cortometraggio: 'Sessiz-Be Deng' di Rezan Yesilbas

Quinzaine de Realisateurs - Miglior film: 'No' di Pablo Larrain

Un certain Regard
Miglior film: 'Despues de Lucia' di Michel Franco
Premio speciale della Giuria: 'Le Grand Soir' di Benoit Delepine e Gustave Kerven
Interpretazione femminile: ex aequo Suzanne Clement ('Laurence Anyway') e Emilie Dequenne ('A Perdre la raison')
Menzione speciale: 'Children of Sarajevo' di Aida Begic

Il presidente di giuria Nanni Moretti in conferenza stampa ha dichiarato subito: "Senza entrare nei dettagli nessun premio è stato assegnato all'unanimità. Ma meglio dividersi che trovare un accordo senz'anima. Ho apprezzato la sincerità di Ewan McGregor, la passione di Hiam Abbas, il buonumore dello spettatore ideale Jean Paul Gaultier, la determinazione di Diane Kruger, la dolcezza di Emmanuelle Devos, la competenza e la cultura di Raoul Peck, l'enorme energia di Andrea Arnold, la memoria storico-cinematografica di Alexander Payne. Devo dirvi che Andrea aveva un folle progetto pedagogico di portare ogni giorno uno di noi a fare il bagno con lei a 14 gradi, ma l'abbiamo fatto naufragare".
Insomma in giuria si è discusso, anche con forza, ma niente dissapori fra i giurati tanto che sempre Moretti ci scherza su: "Da quest'anno ho otto nuovi amici, abbiamo costituito un'associazione e andremo anche ad altri festival, Locarno, Venezia e Pusan in Corea, sempre tutti insieme".
Sul film di Garrone: "Reality è piaciuto per la miscela di dramma e humour, è stato anche apprezzato perché rinnova la commedia italiana". Su Haneke invece, che in passato Moretti aveva detto di detestare, "Sono troppo anziano per alimentare sentimenti che mi corrodono. Tuttavia sia Loach che Haneke sono molto cambiati, hanno percorso nuove strade".

Chiude così il Festival, i francesi stanno rosicando un po', Moretti viene "accusato" di aver voluto premiare Garrone anche se il film non ha avuto grandi riscontri nella stampa mondiale, qualche premio non è stato capito (quello a Reygadas in particolare), alcuni sostengono che è stato uno scandalo non premiare i protagonisti di 'Amour' (ma avendo già vinto la Palma era impossibile), insomma...c'è chi rosica in Francia.
Appuntamento al 15 maggio 2013.


Frra

sabato 26 maggio 2012

Festival di Cannes - Giorno 11

Tornato il sole sulla croisette, dopo che Pattinson aveva portato la pioggia, per ultimo giorno del concorso a Cannes e ultimi film da presentare.

Il film del giorno è sicuramente 'Mud' di Jeff Nichols, con Matthew McConaughey e Reese Witherspoon che, incinta del suo terzo figlio, si è presentata con un bel pancione.

I due quattordicenni Ellis e Neckbone durante una delle loro avventure quotidiane scoprono uno uomo rifugiato su un'isola in mezzo al fiume Mississippi. È Mud. Ben presto i due adolescenti cominciano ad aiutare Mud a riparare la sua barca. I ragazzi però non riescono a distinguere la verità e le bugie nei racconti di Mud. Ha davvero ucciso qualcuno? è davvero in fuga da dai cacciatori di taglie? E chi è la ragazza che si presenta nella loro cittadina in Arkansas?
'Mud', insieme al film di Anderson, è probabilmente il miglior film americano visto in concorso a Cannes, non un capolavoro, quasi un film di formazione, ma un buon film con un buon cast e una storia che guarda a Terrence Malick e Mark Twain. "Tutto è visto attraverso gli occhi di Ellis, un ragazzo che ha bisogno di comprondere cosa è l'amore e di capire che, quando si ama, è giusto andare avanti comunque, anche se si soffre" ha dichiarato il regista che lo scorso anno a Cannes ha vinto la Semaine de la Critique con 'Take Shelter'. A meno di sorprese non sembra poter ambire ad un premio comunque.

In concorso presentato anche il film coreano 'A Taste of Money' di Im Sang-Soo.

Fuori concorso invece è arrivato nella proiezione di mezzanotte il violento 'Maniac' con Elijah Wood nei panni di uno spietato killer che uccide donne cacciandole come se fossero prede.

Intanto è già cominciato il Totopalma. I titoli più gettonati per la stampa sembrano essere 'Amour' di Michael Haneke, 'The Hunt' di Thomas Vintenberg e 'Beyond The Hill' di Cristian Mungiu. Outsider o comunque altri titoli caldi per qualche premio sono 'Holy Motors' di Leos Carax e 'De Rouille e d'os' di Jacques Audiard. Per l'Italia va segnalato che Matteo Garrone, unico italiano in concorso con 'Reality', è ancora a Cannes, in realtà però non è stato richiamato per la cerimonia finale, non aveva mai lasciato la Costa Azzurra.

Domani sapremo chi vincerà la 65a edizione del Festival di Cannes, intanto sappiamo che la 66a si terrà dal 15 al 26 maggio 2013, date ufficiali.


Frra

domenica 20 maggio 2012

Festival di Cannes - Giorno 5

Quinta giornata sotto la pioggia.

Presentato oggi in concorso il nuovo film di Michael Haneke 'Amour', che vede nel cast due icone del cinema francese, Isabelle Huppert e Jean Louis Trintignant che mancava dagli schermi da '98. Il film racconta di come l'amore fra due ottantenni venga messo a dura prova quando un incidente irrompe nella loro vita.
Il film non ha convinto del tutto ma la domanda è, si sa che il Festival di Cannes spesso premia il cinema francese, si premiano insomma, resisteranno alla tentazione di premiare Jean Louis Terintignant?

Altro film in concorso è 'The Hunt' di Thomas Vinterberg (quello di Festen), protagonista Mads Mikkelsen. Un film con un argomento cupo, un uomo a causa un banale malinteso e una piccola bugia viene accusato di pedofilia e finisce al centro dell'isteria collettiva che coinvolge parenti e amici.
Anche questo film non ha convinto.

Ed è arrivato anche il cantante Pete Doherty, in questo caso nelle vesti di attore per il film 'Confession of a Child', con Lily Cole.










Frra