Visualizzazione post con etichetta Vincent Cassel. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vincent Cassel. Mostra tutti i post

giovedì 15 dicembre 2016

È solo la fine del mondo - la recensione

Louis (Gaspard Ulliel), artista e scrittore, torna dalla famiglia che aveva abbandonato dodici anni prima per comunicare la notizia della sua malattia terminale.
Ogni membro della famiglia lo accoglie in maniera diversa: nel fratello maggiore, Antoine (Vincent Cassel), si riaccende una gelosia mai sopita, e anzi aumentata dagli anni di lontananza, e la frustrazione per quel fratello perennemente al centro dell'attenzione; sua sorella Suzanne (Léa Seydoux) non lo conosce, ma lo accoglie a braccia aperte; la madre Martine ( Nathalie Baye) è totalmente impreparata al ritorno del figlio, ma è fiduciosa nella possibilità di recuperare un rapporto che, probabilmente, non è mai esistito; la cognata Catherine (Marion Cotillard), moglie di Antoine e donna talmente insicura da soffrire di balbuzie, non sa davvero come comportarsi con quello che per lei è a tutti gli effetti un estraneo.

Il film del regista canadese Xavier Dolan, presentato a Cannes, ha un impianto molto teatrale (e infatti è tratto dall'omonima piéce), l'azione si svolge quasi esclusivamente all'interno della casa di famiglia e i personaggi sono pochi, un ambienta chiuso al di là del setting vero e proprio, quasi soffocante, in cui le discussione sembrano ripetersi all'infinito, prive di qualsiasi scopo, senza mai risolversi davvero.
Dolan prende i canoni classici del melodramma, li usa in una certa misura (non mancano caldi tramonti e una colonna sonora di archi ad accompagnare le scene) e poi li stravolge, sorprendendo lo spettatore che si trova spiazzato dagli eventi e da un climax che raggiunge l'apice ma non risolve i conflitti, come ci si sarebbe potuti aspettare.
Non sappiamo perché Louis ha lasciato la famiglia tempo addietro, non ci viene mai svelato fino in fondo la storia dei personaggi, ma ne osserviamo uno spaccato di vita, li vediamo congelati in un momento di tensione in cui sono le loro azioni, più che le parole, a dire qualcosa su di loro.
La telecamera sembra inseguirli continuamente e Dolan dimostra qui, ancora più che nei suoi precedenti film, il suo talento di cineasta che non ha paura di uscire dagli schemi, che si disinteressa del pubblico. La storia è banale nella sua semplicità, ma è il modo in cui è raccontata, il modo in cui ogni cosa è diversa da come ci si aspetterebbe a essere davvero interessante. Dolan sovverte le leggi della narrazione e sta allo spettatore venire a patti con questa nuova realtà.

Diviene quindi fondamentale il cast, qui davvero in stato di grazia, perché il peso di una sceneggiatura e una regia tanto minimalista è sulle loro spalle.
Su tutti spicca l'interpretazione misurata e intensa di una straordinaria Marion Cotillard, personaggio che diviene quasi il filtro attraverso cui guardare ai sentimenti e risentimenti degli altri personaggi. Non interviene mai nelle discussioni, eppure è lei ad essere il punto di vista dello spettatore, e la Cotillard riesce a restituire le mille sfumature di una donna di cui, alla fine, non sappiamo nulla.

Melodramma dei più classici, ma allo stesso tempo cinema diverso e sperimentale, È Solo la Fine del Mondo dimostra la crescita ormai inesorabile del talento puro di Xavier Dolan, da vedere e rivedere per cogliere ogni più piccola sfumatura di uno spaccato di umanità.

giovedì 19 maggio 2016

Cannes 2016 - giorno 9

Presentato in Concorso uno dei film più attesi del festival, Fuori Concorso invece arriva una ventata di rock con Iggy Pop. Poi ancora Italia nella sezione Un Certain Regard.

Il giovane regista canadese Xavier Dolan torna in Concorso a Cannes con il film Just La Fin Du Monde, con cast stellare: Marion Cotillard, Lea Seydoux, Gaspard Ulliel, Nathalie Baye, e Vincent Cassel.

Il film, ispirato dall'opera teatrale di Jean-Luc Lagarce, racconta di uno scrittore malato terminale (Ulliel) che torna a casa dopo diversi anni per annunciare alla famiglia la sua imminente morte.

Al contrario di quanto successo con Mommy, con cui il regista ha vinto il premio della critica, questo nuovo film non è stato accolto da una ovazione di consensi ma ha diviso molto la critica. La reazione della stampa però non preoccupa assolutamente Xavier Dolan: "Ci sono opinioni diverse. Penso sia un film che si basa molto sul linguaggio, quindi ci può essere qualche problema di comunicazione. Si basa molto sugli sguardi, sui silenzi, e magari ci vuole un po' di tempo prima che la gente si abitui ad ascoltarlo e capirlo, oltre che a guardarlo. Comunque, non è un problema, tutti i film dividono la critica".

"La cosa bella del testo è il nervosismo dei personaggi, si esprimono in modo superficiale", ha dichiarato Dolan, "Il ruolo di Gaspard ad esempio è complesso, gli altri personaggi parlano tanto, lui invece fugge costantemente in un altro universo, in casa sua nessuno ascolta davvero nessuno. Sono personaggi umani ma sgradevoli, come la gente reale. Agli attori ho chiesto di esprimere tutte le imperfezioni degli esseri umani, di accettarle e di lavorarci". Un testo che ha conquistato subito Marion Cotillard. "E’ una storia sublime sulla brutalità che possono nascere nei rapporti in famiglia e la difficoltà di esprimersi anche con persone più care. Non vedevo l’ora di andare alla ricerca di questo personaggio", ha detto l'attrice, entusiasta anche della collaborazione con il giovane regista, "Xavier lavora talmente vicino a noi che è come una tecnica di respirazione. E’ come se fossimo un solo corpo". "Xavier ti prende tra le braccia e ti accompagna", ha continuato Lea Seydoux, "ha un modo di lavorare molto preciso ed essendo lui stesso un attore la comunicazione è sempre molto fluida. Sono molto fiera di aver partecipato al film". Complimenti anche da parte di Vincent Cassel: "Inizialmente la scrittura era molto precisa, ma al momento di lavorare ci ha lasciati estremamente liberi, è stato un lavoro molto stimolante". Gaspard Ulliel ha inoltre raccontato l'approccio del regista sugli attori, che prende e sposta fisicamente gli attori sul set: "Interviene tantissimo, ed è spiazzante all'inizio. Vuole sapere anche perché respiri, misura le emozioni e i sentimenti. E' un chirurgo, mi sentivo visto attraverso un microscopio!". Complimenti che hanno fatto ridere Dolan, consapevole delle sue "manie" sul set ma anche felice per le parole dei suoi attori.

Xavier Dolan infine ha spiegato perché considera questo la sua opera migliore: "Secondo il mio modesto parere è la mia opera migliore, ma credo sia normale, visto che più vado avanti e più cerco di migliorarmi e mettere amore e passione in quello che faccio. Io cerco di raccontare una storia, preferisco questo film agli altri solo perché in questo non vedo difetti. Cerco di non ripetere errori passati, al massimo di farne altri".

-
Arriva nella sezione Un Certain Regard il film noir Pericle Il Nero, di Stefano Mordini, con Riccardo Scamarcio protagonista e produttore della pellicola.

Scamarcio nel film è Pericle, detto il Nero, uno che di lavoro "fa il culo alla gente" per conto di un boss della camorra emigrato in Belgio. Durante una spedizione però Pericle commette un errore che lo condannerà a morte. Per sopravvivere dovrà scappare, ma fuggire dal suo ingombrante passato è quasi impossibile.

"Il nostro non è un film per tutti; una cosa che però talvolta è un valore. Ci sono tanti generi nel cinema ed è giusto così, ma lavori sperimentali come il nostro che si prendono dei rischi fanno veramente una grande fatica. Il pubblico ama film rassicuranti e consolatori e a noi non piacciono i film così. Io li faccio come attore ma poi credo anche che ogni tanto vada fatto qualcosa di controverso e scomodo", ha dichiarato Scamarcio riguardo l'incasso infelice del film all'uscita nelle sale italiane (nei cinema dal 12 maggio).

-
Secondo lavoro per Jim Jarmusch in questo festival, si tratta di Gimme Danger, un documentario sugli Stooges. Ad accompagnare il regista c'era, ovviamente, Iggy Pop, che ha dato al festival una svolta molto rock.

"Il film è una specie di collage, spot tv, materiale industriale e vecchie notizie", ha dichiarato Jarmusch, "ma le memorie di Iggy sono il vero collante che regge tutto. Volevamo fare qualcosa che fosse vicino alla musica degli Stooges".
La parola è poi passata a Iggy Pop: "Io butto via tutto, ma fortunatamente conoscevo un po' di gente, fan, videoamatori, e spacciatori, che aveva ancora qualcosa da parte. E in effetti ci sono diverse scene in cui mi si vede alle prese con sostanze di dubbia provenienza. Oggi il mio solo vizio è il vino. Tutti dovrebbero lasciar perdere quella robaccia. [...] Ho visto ieri il documentario e sono rimasto colpito, soprattutto dagli spot tv. Diavolo, sono un prodotto di quei tempi. Nell'era digitale è davvero facile fare soldi. Quando ho iniziato con la band dividevamo i guadagni. Non sapevamo cosa significasse ‘pubblicare’. Oggi premi un tasto e diventi ricco!".

Il film è stato presentato Fuori Concorso nelle proiezioni di mezzanotte.

giovedì 14 maggio 2015

Festival di Cannes 2015 - giorno 2

Subito il primo italiano in Concorso, e poi la presentazione del film del momento: Mad Max Fury Road!

Pronti, via, Matteo Garrone presente in Concorso il suo film fantasy Il Racconto dei Racconti. Film italiano con un cast internazionale che vede Selma Hayek, Vincent Cassel, Toby Jones e John C. Reilly, mentre a portare la bandiera tricolore ci pensa Alba Rohrwacher.

Un film che ha ricevuto un'accoglienza fredda dopo la proiezione stampa, non molti gli applausi, e ha diviso la critica, con i francesi rimasti piuttosto indifferenti, mentre i critici inglesi (qualcuno anche americano, oltre che italiani) hanno apprezzato la strana favola dark di Garrone.

Entusiasti i membri del cast, con Salma Hayek che ha raccontato l'esperienza di mangiare il cuore di un drago. "Disgustoso! Una cosa orribile", ha confessa l'attrice messicana, "era veramente identico a un vero cuore con tutti i dettagli al loro posto. Mia figlia Valentina era lì sul set e mi guardava dal monitor, a un certo punto mi ha consigliato di sputare, tanto da dietro quell'enorme organo non si sarebbe visto niente". L'attrice ha poi parlato delle difficoltà con i pesanti ed elaborati costumi di scena. "Pesavano almeno 50 kg! nella scena del labirinto, dove indossavo un abito rosso di broccato, ho corso per 45 minuti", ha raccontato la Hayek, "Poi Matteo ha detto di rifare la scena e alla fine ero così esausta che non riuscivo più a uscirne. Ho cercato di scavalcare il muro ma non potevo. Sono arrivati in tre a sollevarmi, mentre il costumista gridava di stare attenti al vestito, io mi sentivo svenire!".
John C. Reilly si è soffermato sui metodi di Garrone e sulla diversità tra i set italiani e quelli americani. "In un film così formale, così ricco di dettagli, era lui seguiva se stesso, fidandosi completamente, è una persona calda", ha dichiarato l'attore, "In Italia sul set non c'è separazione tra le persone come negli Usa dove tutto è irregimentato". Parlando dell'atmosfera sul set, gli fa eco Toby Jones, "c'è molto spazio per l'improvvisazione su quei set dove tutto sembra casuale e capita anche di giocare a pallone".
Sulla scelta di fare il film con un cast internazionale e di conseguenza in inglese, il regista Matteo Garrone ha dichiarato: "L'inglese mette in luce la componente scespiriana di Giambattista Basile e serve a far arrivare il film a un pubblico più vasto. Ma abbiamo girato in Italia con una troupe italiana e senza tradire lo spirito del seicentesco "Lo cunto de li cunti"".

Il film sarà nelle sale italiane dal 14 maggio.

-
Presentato invece Fuori Concorso, il film più atteso del momento, Mad Max: Fury Road, reboot della saga che vedeva protagonista Mel Gibson, diretto dallo stesso regista dei film originali, cioè George Miller.

Il film non ha solo convinto ma ha conquistato ed esaltato il pubblico. Applausi a scena aperta alla fine della proiezione stampa (ma anche durante il film) e ovazioni durante la conferenza affollatissima di giornalisti. Presenti a Cannes i tre protagonisti, Tom Hardy (che ha raccolto l'eredità di Mel Gibson), Charlize Theron e Nicholas Hoult.

Ci ha messo un bel po' George Miller prima di decidere di rituffarsi nel mondo di Mad Max, ma quando l'ha fatto aveva un'idea molto chiara di come sarebbe dovuto essere il film. "Quello che volevo fare del film era un lungo, ininterrotto inseguimento, o una lunga, ininterrotta graphic novel", ha dichiarato il regista, "L'ho sempre immaginato come un tuffo col più alto tasso di difficoltà, e così è stato. Sul set ho continuato a chiedermi se fossimo diventati matti a imbarcarci in un’impresa del genere, ma devo dire che alla fine è stato bello. Avevo sempre una paura terribile per la troupe, per un incidente che sarebbe potuto capitare in ogni momento, ma sul set non abbiamo avuto nemmeno un osso rotto... qualche livido sì, ma nemmeno un osso rotto. [...] All’inizio non volevo fare un altro film di Mad Max, ma devo ammettere che l'idea ha sempre ronzato nella mia testa. E quando si sono creare le condizioni per girarlo realmente, mi sono lanciato". Il film ha avuto una gestazione lunga e diversi problemi durante le riprese, dovuti alla location non proprio semplice - il deserto della Namibia - e alla volontà del regista di usare pochissima CGI, quindi le scene d'azione, anche le più estreme sono state fatte realmente. Il risultato sono state circa 450 ore di riprese, che in due anni la montatrice Margaret Sixel ha ridotto a due ore di film. In più Miller, per rendere le cose ancora più complicate, ha girato scene brevissime. "Avevamo almeno 3 o 4 macchine da presa digitale in ogni scena e davo lo stop ogni pochi secondi", ha raccontato Miller, "sicuramente deve essere stato molto difficile per i miei attori recitare in questo modo, con tempi così brevi per esprimersi. Lo riconosco qui per la prima volta, forse".
A confermare le parole del regista ci ha pensato il protagonista Tom Hardy. "Durante i sette mesi di riprese, mi sono sentito frustrato a volte, perché non esisteva un modo per George di spiegarci a parole quello che stava facendo in un film di questa dimensione e questa complessità", ha spiegato l'attore, nuovo Max Rockatansky, "Quando ho visto il film per la prima volta ho finalmente compreso la sua visione, e mi sono sentito di scusarmi con lui per la frustrazione che avevo sentito sul set. E mi scuso ancora". "Quando ho ottenuto la parte mi sono sentito come sempre felice e molto emozionato", ha continuato Hardy, "ma sapevo che per il pubblico Mad Max significava Mel Gibson, sicuramente è stato stressante ma sapevo anche di poter contare su George, l’uomo che lo aveva creato".
Novità di questo nuovo Mad Max rispetto ai precedenti è la grande presenza di personaggi femminili, tra cui spicca Charlize Theron. "Ho visto del gran potenziale in questa storia, fin dal primo momento. Avevo sentito dire che ci sarebbe stato spazio per un personaggio femminile nel film, e quindi mi sono interessata", ha raccontato l'attrice che nel film interpreta Furiosa, quasi rasata, sporca e senza un braccio, "Abbiamo discusso molto sulla possibilità di dare a Max una spalla femminile. George ha mantenuto tutte le sue promesse e mi ha permesso comunque di celebrare la femminilità, di restare donna, non cercare di essere un maschio solo perché ero in un film d’azione. Io e le altre siamo personaggi reali, con le nostre psicologie, le donne non hanno bisogno di stare sul piedistallo. [...] Ho visto tutti i film di Mad Max e ci sono temi concreti. Quando penso a Max penso al problema della sopravvivenza del pianeta e Miller è un regista che ti porta letteralmente dentro alla storia. Mentre giravamo eravamo lì e sentivamo di essere davvero braccati e in pericolo. Così tutti gli argomenti di cui sopra diventano ancora più spaventosi". "Non pensavo di fare un film di uomini, ma non c'era nemmeno un'agenda femminista", ha dichiarato il regista riguardo alla presenza di personaggi femminili nel film, "Mi serviva soprattutto un espediente per far incrociare le varie storie, mi serviva per introdurre Max in questa vicenda. Abbiamo  subito trovato il personaggio di Furiosa per ragioni narrative, e quindi tutto è nato da lì, dalla sua presenza si incontrano perché anche Max è un cane pazzo che lotta per la sua libertà".
Domanda finale sul Max originale, come ha reagito Mel Gibson? "E’ venuto all'anteprima, ha visto il film e lo ha amato, è stato molto affettuoso e mi ha riempito di domande sugli attori, dato che lui non solo è un bravo attore ma un regista competente", ha dichiarato Miller.

Il film sarà nelle sale dal 14 maggio.

giovedì 6 marzo 2014

La Bella e la Bestia (2014) - la recensione

Christophe Gans (Silent Hill) firma il nuovo adattamento di una delle fiabe più acclamate e riadattate della storia: La Bella e la Bestia di Jeanne-marie Leprince de Beaumont. Protagonisti di questa nuova versione Léa Seydoux e Vincent Cassel, rispettivamente, la giovane Belle e la bestia.

Attinente alla fiaba più delle altre trasposizioni (soprattutto quella Disney), La Bella e la Bestia di Gans riflette in maniera soddisfacente lo spirito dell'opera originale ma delude un po' le aspettative a causa di una discontinuità legata al ritmo della storia. Alcune scene sono degne di nota, creative e affascinanti, ma la maggior parte del film risulta lento e prolisso così da spezzare letteralmente il ritmo della storia.

La caratterizzazione visiva funziona benissimo, le ambientazioni e i costumi in particolare sono quasi sempre meravigliosi e affascinanti, e denotano un grande studio dei particolari. Gli effetti speciali riescono il più delle volte a creare l'illusione e l'atmosfera giusta. Ma questo basta per salvare l'intero film? Sì e no. 
Come molte produzioni (anche oltreoceano), La Bella e la Bestia rientra nella categoria di film "si lascia guardare, ma finisce lì". Si poteva fare di meglio, magari il regista non era il più adatto per un progetto di questo genere, anche la piattezza delle interpretazioni non hanno aiutato, o forse la trasposizione di questa fiaba ci ha semplicemente annoiati.
Léa Seydoux risulta piatta e a volte inespressiva, troppo "candida". Vincent Cassel invece è leggermente troppo sopra le righe e i lievi stravolgimenti della trama originale non hanno di certo aiutato la sua interpretazione


In conclusione, è un film che purtroppo si basa solo sulla messa in scena di alcune parti e mette in secondo piano il pathos che dovrebbe ricreare una fiaba meravigliosa come questa. Un occasione sprecata ma non del tutto. Sicuramente si poteva fare meglio.

E' comunque da riconoscere al cinema francese un grande coraggio e grande maestria per aver creato (anche se solo visivamente) un lungometraggio come questo, pieno di iniziativa, artigianato e padronanza dell'arte cinematografica che non ha nulla da invidiare alle grandi produzioni hollywoodiane.

giovedì 29 agosto 2013

'In Trance' - La Recensione


Più di qualcuno non è ancora riuscito a perdonare Danny Boyle per The Millionaire, compreso me, anche se con 127 Ore era riuscito a riguadagnare molta fiducia persa, ma ora con In Trance possiamo dire che Danny Boyle è tornato a livelli molto aliti, livelli a cui ci aveva abituato in passato.

In Trance, thriller psicologico, è un grande prodotto perché riesce a mantenere la mente dello spettatore in continua allerta e in continuo movimento, grazie sicuramente a una sceneggiatura curata e particolare che a tratti (molti tratti) ricorda Inception di Christopher Nolan, e che come Inception, riesce ad offrire un discreto spettacolo visivo e "mentale".



Ma dove è Danny Boyle in tutto questo? Senza dubbio nel suo campo, la regia, pulita elegante e molto intelligente, capace di comunicare emozioni contrastanti con pochi movimenti di camera (per forza, è il suo lavoro).
Una grande alleata di questo film è sicuramente la fotografia, curata sempre dal suo fido direttore della fotografia Anthony Dod Mantle, che molto spesso riesce a creare "quadri in movimento" davvero notevoli. Il termine "quadri"non è stato usato a caso, un dipinto infatti, sarà fin dall'inizio il punto cardine della storia.


La spinta per la vittoria la da il cast, piccolo ma di altissimo livello. I protagonisti della pellicola (oltre ad un quadro) sono James McAvoy, Rosario Dawson e Vincent Cassel, tutti e tre davvero intensi e penetranti che con grande destrezza riusciranno a mettere in dubbio i loro scopi iniziali, ponendo allo spettatore una domanda semplice ma "amletica", chi è il buono e chi il cattivo? Riuscirai a comprendere le reazioni di questi individui davvero a fondo? E tu, cosa faresti?


Mat