Visualizzazione post con etichetta Michelle Williams. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Michelle Williams. Mostra tutti i post

lunedì 8 ottobre 2018

Venom - la recensione

Venom molto probabilmente era un cinecomic di cui non sentivamo il bisogno, e in effetti è così.
In un panorama cinefumettistico come quello odierno, costellato dal decennale successo dell'Universo Cinematografico Marvel e affiancato da un disastroso universo DC, spunta fuori Venom, un film effettivamente fuori tempo massimo per stile narrativo, ma che comunque riesce ad intrattenere lo spettatore senza troppe pretese.

I problemi contenuti all'interno del lungometraggio sono molteplici e già palesi anche nei vari materiali promozionali: protagonisti poco carismatici, una CGI (a volte) decisamente poco efficiente, una regia di Ruben Fleischer (Benvenuti a Zombieland) priva di personalità, scene action confusionarie e inutilmente allungate. Ma soprattutto il problema, per un film con queste premesse, basate su un personaggio smaccatamente violento, è proprio la mancanza di una violenza palese che in molti si sarebbero aspettati. Tutto è edulcorato da un rating PG-13 farcito con un umorismo abbastanza spicciolo che trasforma il "terrificante" simbionte protagonista in un personaggio adorabile, troppo adorabile.



Nonostante questo, se non si tiene conto di passaggi tagliati con l'accetta, una narrazione zoppicante e quanto precedentemente detto, Venom risulta comunque gradevole. Un intrattenimento da primi anni 2000 arrivato un po' in ritardo ma che comunque non risulta il disastro consistente che si prospettava inizialmente. Un futuro per il "Venom-verse"? Magari aggiustando il tiro potrebbe ancora funzionare.

giovedì 18 maggio 2017

Festival di Cannes 2017 - giorno 2

Archiviata l'apertura, si apre il Concorso con l'atteso nuovo film di Todd Haynes.

Tratto da un romanzo di Brian Selznick, Wonderstruck racconta le vicende parallele di due bambini di epoche lontane accomunati da un handicap, la sordità, e dal desiderio di una vita diversa. Da una parte Ben, nel 1977, che cerca il padre che non ha mai conosciuto, dall'altra Rose, nel 1927, che sogna una misteriosa attrice di cui raccoglie ritagli e foto in un album. Quando Ben scopre in casa un particolare sconcertante e Rose legge un titolo di giornale molto interessante, i due ragazzini partono alla ricerca di quello che hanno perso.

Nel cast troviamo due bravissime attrici come Julianne Moore e Michelle Williams, mentre i due ragazzini sono interpretati da Oakes Fegley (Il Drago Invisibile) e Millicent Simmonds, attrice esordiente, giovanissima, e sorda dalla nascita.

Una storia con una costruzione narrativa molto complessa quella di Wonderstruck, portarla sul grande schermo per Brian Selznick, autore anche di Hugo Cabret portato al cinema da Scorsese, non è stato facile. "Nel libro le due storie sono raccontate con tecniche totalmente distinte, che solo alla fine si sposano: una attraverso immagini, l’altra parole", ha raccontato Selznick, "Nell'adattare la sceneggiatura, la mia prima, che ho scritto di notte senza dirlo a nessuno, ho usato questo stratagemma: da una parte un bianco e nero senza dialoghi, dall'altro il colore e il sonoro. Il film è dunque due film: uno praticamente muto e in bianco e nero, e l’altro a colori con i suoni".
"La sceneggiatura era incredibile", ha dichiarato il regista Todd Haynes, "C'era di base un'idea cinematografica molto intensa nel mescolare i due stili di racconto, giocando con il linguaggio, la musica, il sound engineering per girare attorno al tema della sordità. Due stili e due storyline. Non avevo mai fatto un film così basato sull'immaginazione dei ragazzi, un vero giallo con indizi sparsi qua e là che chiariscono il perché queste due storie sono raccontate nello stesso film".

Il tema del sonoro e della sordità è al centro della storia, visto che i due personaggi principali del film sono due ragazzini sordi. "In Wonderstruck volevo raccontare di chi costruisce cose con le mani, così come la lingua dei segni è protagonista. È un tributo al tattile, alle dita che rimangono appiccicose per il residuo di colla", ha detto il regista.

Haynes nel film torna a collaborare con Julianne Moore per la quarta volta. "È un'anima gemella creativa", ha detto il regista di quella che si può definire come "la sua musa". "Ogni volta porta significato in quello che fa, è un dono e un privilegio della mia vita continuare a lavorare con lei", ha continuato il regista. Complimenti subito ricambiati dall'attrice. "E’ sempre un'esperienza incredibile, grazie all'abilità di Todd praticamente nel film non ho dovuto fare niente, mi si è costruito attorno", ha detto Julianne Moore, "Ho imparato molte cose sul linguaggio e quindi anche sull'essere un attore. Per me è stato come conoscere una cultura, ho cercato di rimanere sulla soglia fra le due dimensioni, quella di udente e quella di non udente. È stato incredibile, ha cambiato completamente la mia maniera di guardare la cosa. Ho due ruoli nel film. Essere madre mi ha insegnato a riflettere sul modello che devo essere per i miei figli".
Anche Michelle Williams nel film è una madre, un ruolo che, essendo madre anche nella vita, le viene con grande naturalezza. "È difficile separarmi dall'essere madre, è al centro di ogni scelta che faccio nella vita, oltre che come attrice", ha detto l'attrice, "Ma non dico niente di speciale, credo valga per tutti quelli che diventano genitori". E da "cuore di mamma", l'attrice si è commossa spesso durante la conferenza stampa, e non è stata l'unica!

Il film è stato accolto in modo caloroso dalla stampa, tanto che qualcuno già parla di possibile candidato all'Oscar 2018.
-

Presentato in Concorso anche il film Loveless (titolo originale Nelyubov) di Andrey Zvyagintsev, regista che nel 2014 a Cannes ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura con il film Leviathan.

domenica 16 ottobre 2016

[Roma FF11] Manchester by the Sea - la recensione

Dopo la morte del fratello maggiore Joe, il tuttofare Lee Chandler torna a Manchester by the Sea, cittadina del Massachussets da cui era fuggito dopo la tragedia che aveva colpito la sua famiglia e dopo la separazione dalla moglie. Lì scopre che Joe lo ha nominato tutore di Patrick, il figlio sedicenne.

Il film, scritto e diretto da Kenneth Lonergan, si muove su due binari intrecciati fra loro, quello della commedia e della tragedia. 
I momenti fra Lee e Patrick sono davvero molto divertenti e i dialoghi brillanti strappano più di una risata, soprattutto grazie alla chimica fra Casey Affleck, bravissimo nel ruolo di un uomo di poche parole e molto chiuso, e Lucas Hedge, un ragazzo come tanti per cui è facile provare simpatia ed empatia. 
Quando i toni virano al dramma più puro però, non sempre convince, alternando momenti riuscitissimi (una straordinaria Michelle Williams è protagonista di quella che è forse la scena più emozionante del film) ad altri in cui la messa in scena eccessivamente fredda e distaccata non permette il coinvolgimento emotivo dello spettatore.
In generale si ha l'impressione che spesso si giri a vuoto, in un susseguirsi di scene a volte molto belle a volte meno che però non aggiungono nulla né alla narrazione né ai personaggi, sfociando nella pesantezza e nella noia, domandandosi se il film non sarebbe potuto durare la metà. 
Non c'è costanza, nel lavoro di Lonergan, fra alti e bassi non si riesce mai davvero ad emozionarsi pienamente, nonostante i due protagonisti siano personaggi caratterizzati benissimo e meravigliosamente recitati.
Un ultimo appunto lo merita la colonna sonora: fastidiosa, irritante, soverchiante. E' raro che una musica sia così poco adatta alle immagini che accompagna e che, fin troppo spesso, le soffochi. Davvero un peccato perché alcune scene molto toccanti vengono rovinate dal fastidio provato dalla presenza ingombrante di questa colonna sonora francamente inconcepibile.

Manchester by the Sea è un film che non riesce mai a trovare una sua identità, che una scena sembra un capolavoro e quella dopo una noia mortale, retto quasi interamente da un cast da applausi. 

giovedì 7 marzo 2013

'Il Grande e Potente Oz' - la recensione

Il grande e potente Oz non offre nulla di così misterioso e magico, è un prodotto Disney al 100%. E come prevedibile presenta un'indubbia somiglianza e quindi anche i soliti problemi dello sfortunato Alice in Wonderland di Tim Burton anche se il mondo di Oz ricostruito da Sam Raimi risulta meno finto e artificiale. 

La storia raccontata nel film è un prequel di pura fantasia sulle origini del fantastico mago del regno di Oz e sulla sua ascesa al potere. Oscar Diggs (il mago di Oz) si troverà ad aver a che fare con tre streghe e un trono senza re da conquistare.

Le cose che colpiscono di più di questo progetto sono senza dubbio le scelte visive e gli incredibili effetti visivi che pur non essendo sbalorditivi riescono a affascinare lo spettatore, come ad esempio la scelta di colorare ed ampliare la visuale dello schermo con l'arrivo a Oz creando un distinguo tra il mondo reale e quello di fantasia. Le scenografie a volte si avvicinano molto allo stile visivo ricreato da Burton nella sua Wonderland e questo magari denota una carenza di originalità e fantasia anche perché la maggior parte delle cose sono riprese dal racconto originale di Frank Baum  ma soprattutto dal lungometraggio musicale di Victor Flaming e quindi nulla di esageratamente nuovo viene dato da questo film. 

James Franco è un buon mago anche se magari ha messo troppo di se stesso nel personaggio, facendolo risultare un po una macchietta.
Le streghe Williams, Kunis e Weisz hanno una buona caratterizzazione e buona motivazione, soprattutto Glinda, la strega buona, interpretata da Michelle Williams che pur essendo appunto buona non risulta fastidiosa.

Il tocco di Sam Raimi si nota abbastanza bene soprattutto (e giustamente) nelle parti più oscure e terrificanti, e la colonna sonora composta da Danny Elfman regala una discreta suggestione per tutta la durata del film.

Altri problemi magari sono riscontrabili in una sceneggiatura frettolosa e a tratti molto banale, ma sicuramente l'intento del film non è quello di risultare perfetto sotto quell'aspetto.

Quindi che dire de Il Grande e Potente Oz? Che è un ottimo prodotto Disney che non dà nulla di nuovo al panorama cinematografico ma che comunque, attraverso espedienti visivi e soprattutto un ottimo 3D, regala un discreto intrattenimento che il pubblico di ogni età può apprezzare senza problemi.

Mat

P.s. I titoli di testa in 3D valgono da soli il prezzo del biglietto.

martedì 29 maggio 2012

'Marilyn' - la recensione di Frra

Nel 1956 il giovane Colin Clark si fa assumere come terzo aiuto regista del grande Laurence Olivier. Il set è quello de 'Il Principe e la Ballerina' che vede come protagonisti lo stesso Olivier e Marilyn Monroe. La convivenza sul set è tutto tranne che semplice. Clark assiste a tutto e si ritrova coinvolto in prima persona quando accompagna Marilyn in una piccola fuga tra la campagna inglese.

Il film segue due storie, lo scontro fra il rigido modo di Laurence Olivier con l'hollywoodiana e luminosa presenza di Marilyn Monroe e dei suoi assistenti di dubbia moralità e utilità, soprattutto Paula Strasberg, fautrice del Metodo, davvero poco amato da Olivier. A causa delle insicurezze di Marilyn e dei suoi continui ritardi, sul set si crea un'atmosfera tesa, soprattutto con Olivier. In tutto questo a peggiorare la situazione ci si mette anche una crisi con il neo marito Arthur Miller. A questo punto Colin Clark, e qui c'è la seconda parte della storia, fino a quel momento solo spettatore, viene "scelto" da Marilyn come unico amico. Marilyn durante la loro fuga si rilassa, scaccia la tensione e le paure, mentre Clark si innamora di lei (guarda un po', come tutto il mondo!).

Fare un film biografico su Marilyn Monroe è impossibile, una icona immortale come lei non si può racchiudere in un film, qualsiasi tentativo risulterebbe riduttivo. Si parla di un personaggio molto complesso, e di quella che probabilmente è stata, è e sarà sempre la più grande star mai apparsa sulla Terra, pochissimi raggiungono o si avvicinano al suo livello. Come si fa quindi a raccontarla? Non si può.
Chi ha fatto il film ha quindi pensato bene di non affrontare il tema direttamente ma di raccontare Marilyn attraverso vie parallele, in questo caso attraverso i diari di Colin Clark. Scelta più che giusta. 'Marilyn' non è un film drammatico, i toni e il ritmo sono quelli della commedia anche se non mancano momenti di malinconia. Dopotutto si parla di Marilyn, la malinconia era parte di lei.
Ottimo il cast. Protagonista Eddie Redmayne, a lui la parte del giovane Colin Clark. Ruoli minori sono stati affidati ad Emma Watson, una costumista, Dominc Cooper è Milton Greene, poi Julia Ormond nei panni della mitica Vivien Leigh, e Judy Dench in quelli della grande attrice inglese Sybil Thorndike, l'unica che cercava di capire Marilyn. Bella la prova di Kenneth Branagh come Laurence Olivier, perfetto. Ovviamente tutti gli occhi erano puntati su Michelle Williams che aveva il compito più difficile, interpretare Marilyn Monroe! Prova superata brillantemente, la sua non è una imitazione ed era facile caderci, si vede che l'ha studiata per bene, i movimenti, le espressioni, la voce (da vedere in lingua originale). Veramente brava, nonostante la diversità fisica in alcuni momenti ha aderito talmente tanto al personaggio che nel suo sguardo si riesce a vedere un po' di Marilyn. Meritata la nomination all'Oscar e meritato il Golden Globe vinto.

Da fan della Monroe, temevo moltissimo questo film e sono felice di poter dire che non mi ha deluso. Certo, non rivela niente di nuovo su Marilyn, si toccano tutti gli argomenti più famosi: la sua fragilità, i problemi sul set, l'instabilità nella vita privata, i tranquillanti, gli aborti, in alcuni punti sono state inserite sue frasi celebri. Alla fine ho trovato grande rispetto nel modo in cui Marilyn è stata rappresentata, e questa era la cosa più importante. Stessa cosa per la figura di Olivier, non si indaga troppo su di lui, sembrava essere sul viale del tramonto e il suo matrimonio con Vivien Leigh non era in un momento facile ma tutto viene solo accennato, anche per lui c'è molto rispetto. Il film non è superficiale ma mantiene una rispettosa distanza.

'Marilyn' è un film da vedere, possibilmente in lingua originale. Ssi parla di fatti veri, a quanto si sa tutto quello che si racconta è successo davvero. E poi magari è il caso di recuperare 'Il Principe e la Ballerina' in cui Marilyn regala un'ottima interpretazione rubando la scena ad un grande come Laurence Olivier.


Frra

venerdì 18 maggio 2012

'Marilyn' - commento a caldo

Non so se le situazione ricreate nel film sia accadute realmente, ma se fosse così direi che ne è venuto fuori un bel film!

Prima parte allegra e solare condita con discrete fantasie di montaggio e musica, seconda parte più incentrata a farti cadere nell'oblio psicologico di Marilyn Monroe, inteso sia come personaggio che come donna.

Insomma, film pulito, curato e molto godibile.

Ma la curiosità fondamentale che spinge tutto il chiacchiericcio intorno al film è, Michelle Williams è stata capace di impersonare e interpretare la donna più famosa di tutti i tempi?
A volte mi è sembrato di vedere Marilyn in persona ma non costantemente, quindi direi un po si un po no. Dopo tutto, Marilyn era Marilyn.

Mat