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sabato 24 aprile 2021

Independent Spirit Awards 2021 - vince Nomadland. Ecco tutti i vincitori.

Come sempre, a poche ore dagli Oscar, sono stati consegnati gli Independent Spirit Awards, i premi del cinema indipendente americano.

Continua la marcia trionfale di Nomadland, anche agli Independent Spirit Awards, il film di Chloe Zhao ha vinto il premio come miglior film. Ora manca solo l'Oscar, dove è indubbiamente il grande favorito.
Il film ha portato a casa anche il premio per la migliore regia, fotografia e montaggio (andato alla stessa Zhao).

Sorpresa nelle categorie dei protagonisti. Il premio come migliore attore è stato assegnato a Riz Ahmed per Sound of Metal, mentre quello come migliore attrice a Carey Mulligan per Una Donna Promettente. Molto bella la dedica che l'attrice ha voluto fare Helen McCrory, scomparsa pochi giorni fa: "Lei era un vero spirito indipendente e una attrice che ho ammirato e alla quale continuerò a ispirarmi per il resto della mia carriera. Quindi, grazie a Helen McCrory per tutto ciò che ci ha dato".
Il premio come migliore attrice non protagonista è andato a Yuh-jung Youn per Minari, quello come migliore attore non protagonista invece a Paul Raci per Sound of Metal.

Ecco tutti i vincitori.

- Miglior film: Nomadland
- Miglior opera prima: Sound of Metal
- Miglior regista: Chloé Zhao (Nomadland)
- Miglior attrice protagonista: Carey Mulligan (Una donna promettente)
- Miglior attore protagonista: Riz Ahmed (Sound of Metal)
- Miglior attrice non protagonista: Yuh-jung Youn (Minari)
- Miglior attore non protagonista: Paul Raci (Sound of Metal)
- Migliore sceneggiatura: Emerald Fennell (Una donna promettente)
- Miglior sceneggiatura d'esordio: Andy Siara (Palm Springs)
- Migliore Fotografia: Joshua James Richards (Nomadland)
- Miglior montaggio: Chloé Zhao (Nomadland)
- Premio Robert Altman: One Night in Miami - Regista: Regina King - Casting Director: Kimberly R. Hardin - Cast: Kingsley Ben-Adir, Eli Goree, Aldis Hodge, Leslie Odom Jr.
- Miglior documentario: Crip Camp
- Miglior film internazionale: Quo Vadis, Aida?
- Premio al miglior produttore: Gerry Kim
- Premio John Cassavetes: Residue
- Premio "Someone to Watch" ("qualcuno da tenere presente"): Ekwa Msangi (Farewell Amor)
- Premio "Truer than Fiction" ("più vero della finzione"): Elegance Bratton (Pier Kids)

lunedì 8 ottobre 2018

Venom - la recensione

Venom molto probabilmente era un cinecomic di cui non sentivamo il bisogno, e in effetti è così.
In un panorama cinefumettistico come quello odierno, costellato dal decennale successo dell'Universo Cinematografico Marvel e affiancato da un disastroso universo DC, spunta fuori Venom, un film effettivamente fuori tempo massimo per stile narrativo, ma che comunque riesce ad intrattenere lo spettatore senza troppe pretese.

I problemi contenuti all'interno del lungometraggio sono molteplici e già palesi anche nei vari materiali promozionali: protagonisti poco carismatici, una CGI (a volte) decisamente poco efficiente, una regia di Ruben Fleischer (Benvenuti a Zombieland) priva di personalità, scene action confusionarie e inutilmente allungate. Ma soprattutto il problema, per un film con queste premesse, basate su un personaggio smaccatamente violento, è proprio la mancanza di una violenza palese che in molti si sarebbero aspettati. Tutto è edulcorato da un rating PG-13 farcito con un umorismo abbastanza spicciolo che trasforma il "terrificante" simbionte protagonista in un personaggio adorabile, troppo adorabile.



Nonostante questo, se non si tiene conto di passaggi tagliati con l'accetta, una narrazione zoppicante e quanto precedentemente detto, Venom risulta comunque gradevole. Un intrattenimento da primi anni 2000 arrivato un po' in ritardo ma che comunque non risulta il disastro consistente che si prospettava inizialmente. Un futuro per il "Venom-verse"? Magari aggiustando il tiro potrebbe ancora funzionare.