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venerdì 24 dicembre 2021

House of Gucci - la recensione

House of Gucci ha una reputazione che lo precede, sin dalla prima proiezione, pubblico e critica si è diviso tra sostenitori della nuova pellicola di Ridley Scott e scettici. Dov'è la verità?

Durante una festa privata, Maurizio (Adam Driver), rampollo di casa Gucci, figlio del superbo Rodolfo (Jeremy Irons), conosce la graziosa, e ben più umile, Patrizia (Lady Gaga), che pare da subito drizzare le orecchie e languire di gioia al solo udire il famoso cognome del giovane. Tra i due scatta una scintilla che Patrizia continuerà prepotentemente ad alimentare, scatenando così l'ira del lungimirante padre di lui, che lo ripudierà, in un'escalation di passione che porterà i due al matrimonio. In questo contesto viene svelata la Famiglia Gucci, rappresentata come una vera e propria casta che si alimenta e proficuamente cresce grazie alle boutique, allo sfarzo, alle ville ed agli eccessi dei suoi componenti. Sarà lo zio Aldo (un sublime e fantasticamente doppiato Al Pacino), spinto dal desiderio di potere e di denaro di Patrizia, a portare a sé Maurizio, e sarà questa scelta il primo ciottolo che scatenerà la valanga di eventi che porterà all'assassinio di quest'ultimo.

House of Gucci è tratto da un omonimo libro e sebbene si dica "ispirato" a fatti realmente accaduti, la messa in scena risulta decisamente macchiettistica, esasperata, quasi ridicola, e irrispettosa, anche verso l'Italia e gli italiani. A questo va aggiunto un montaggio forsennato, frettoloso, poco fluido e una durata (157 minuti!) estremamente lunga da risultare estenuante.
Il cast è formato da attori meritevoli, che si muovono però su binari scomodi ed anchilosati. Da segnalare, in negativo, un Jared Leto irritante, troppo sopra le righe, offre una pessima interpretazione; in positivo invece la performance di Salma Hayek.
Tra le note di merito, sicuramente una colonna sonora da urlo.

Dopo mesi e mesi di attesa, con le aspettative alle stelle, grazie soprattutto a dei trailer ben architettati, si entra in sala carichi, con una grande voglia, purtroppo però ci si trova davanti a un film approssimativo, impreciso nei fatti e anche scorretto verso la famiglia Gucci, e che forse porterà Lady Gaga a una immeritata candidatura all'Oscar. Alla fine, si torna a casa con tanto amaro in bocca.

La verità è che House of Gucci è il film delusione dell'anno.

Francesca Matteucci

domenica 31 ottobre 2021

The Last Duel - la recensione

Nella Francia feudale del 1386, il cavaliere Jean De Carrouges (Matt Damon) e lo scudiero Jacques Le Gris (Adam Driver) si sfidarono a un duello all'ultimo sangue a causa di una donna, Marguerite de Carrouges (Jodie Comer), moglie di De Carrouges che accusò Le Gris di stupro. Questo fu l'ultimo dei cosiddetti "Duelli di Dio" autorizzati dal Re di Francia, duelli in cui la colpevolezza e l'innocenza veniva decisa dalla volontà di Dio attraverso il duello all'ultimo sangue.

Ridley Scott prende questa vicenda storica e il romanzo che la racconta, The Last Duel scritto da Eric Jager, e ne fa una trasposizione perfettamente moderna per messa in scena e soprattutto per il modo in cui decide di mettere al centro della vicenda non tanto il duello che dà il titolo al film, quanto la violenza sulle donne, trattando il tutto con grandissima efficacia e senza retorica spicciola.

Come fece Kurosawa nel suo capolavoro Rashomon, la storia è raccontata dai tre punti di vista differenti dei tre protagonisti, ognuno dei quali con sfumature diverse sugli stessi eventi che riflettono le percezioni e i ricordi del soggetto. In una specie di gioco di specchi, in cui rivediamo la stessa scena dagli occhi prima del personaggio di De Carrouges e poi di Le Gris, arriviamo a chiederci quale sia effettivamente la verità, se Marguerite sia un angelo del focolare o una donna ammaliante, se De Carrouges sia un valoroso costantemente sottovalutato da tutti o un borioso e grezzo ignorante, se Le Gris sia un arrivista approfittatore o un brillante contabile con il gusto per la vita. È a questo punto che Scott però fa un salto ulteriore rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare e ci offre il terzo punto di vista, quello della vittima, di Marguerite, dicendoci che la verità esiste ed è una sola, quella della vittima, quella di chi la violenza l'ha subita e la cui voce sembra essere messa in secondo piano rispetto all'orgoglio e all'ego dei due uomini. Se per suo marito o per il suo assalitore lei non è altro che un oggetto, che sia esso l'oggetto da difendere per ripulire l'onore oltraggiato o l'oggetto del desiderio di un amore ossessivo e malato, quando guardiamo la vicenda dagli occhi di Marguerite vediamo finalmente una donna a tutto tondo, con le due fragilità, le sue forze, i pregi e i difetti, e soprattutto vediamo finalmente il suo trauma e come ciò che le è successo influisce sulla sua vita. La sua, non quella degli uomini che la circondano.

Dal punto di vista tecnico non si piìuò che lodare la ricostruzione storica, dai costumi agli scenari, fino alla splendida riproposizione delle scene di battaglia, con uno dei più bei duelli uno contro uno che si siano mai visti al cinema. Anche la colonna sonora è splendida e riesce a essere sempre perfetta nell'accompagnare sia le scene più epiche che quelle più intime, con quelle note che richiamano più volte le melodie medievali a farla da padrone.

Ma se il film è così riuscito, oltre alla bellezza di regia e fotografia, il merito va soprattutto al trio protagonista. Se Matt Damon dà il meglio di sè con questo volto rovinato e quasi impettito, e Adam Driver giganteggia letteralmente con in'interpretazione fascinosa e allo stesso tempo raccapricciante, è sicuramente Jodie Comer a brillare più di tutti, infondendo alla sua Marguerite un'umanità fragile e granitica allo stesso tempo.

Dal post meToo in poi sono stati tantissimi i film che hanno cercato di dire la loro sull'argomento, ma davvero pochi film hanno centrato il tema come questa ultima fatica di Ridley Scott, e quasi nessuno lo ha fatto con una tale efficacia narrativa.

giovedì 15 ottobre 2020

Joaquin Phoenix sarà Napoleone per Ridley Scott!

Dopo Il Gladiatore, Ridley Scott e Joaquin Phoenix torneranno a lavorare insieme nel film Kitbag, in cui l'attore interpreterà niente meno che Napoleone.

La figura di Napoleone è stato per tanto tempo il sogno segreto di Stanley Kubrick, che non è mai riuscito a portarlo sul grande schermo. Ce la farà invece Ridley Scott, che ha avuto il via libera dal 20th Century Studios (che fa parte della Disney) per portare avanti il biopic che racconterà una dei personaggi più importanti della Storia.

La sceneggiatura di Kitbag sarà scritta da David Scarpa (Tutti i Soldi del Mondo). Lontano l'inizio delle riprese, che potrebbero partire a fine 2021.

Al momento infatti Ridley Scott è ancora impegnato sul set di The Last Duel, film in costume con Ben Affleck, Matt Damon e Adam Driver, poi a marzo 2021 sarà in Italia per girare Gucci, che vedrà nel cast Lady Gaga, Robert De Niro, Adam Driver, Jared Leto e Al Pacino, e racconterà l'omicidio di Maurizio Gucci che ebbe come mandante l'ex moglie Patrizia Reggiani.

giovedì 14 maggio 2020

La Disney aggiorna il calendario. Ecco le nuove date d'uscita.

L'emergenza sanitaria ha costretto tutte le major a rivedere i propri programmi, e riordinare i calendari e a fissare nuove date sperando in una riapertura estiva (agosto).

La situazione non è ancora chiara, nella maggior parte dei paesi del mondo, i cinema sono chiusi, non si sa quando riapriranno i battenti e non tutti lo faranno nello stesso momento, così i calendari sono in continuo aggiornamenti.

Oggi però la Disney ha comunicato le nuove date d'uscita di molti dei suoi film, confermando il sostegno alla sala cinematografica ma lasciando aperta la porta dello streaming per specifici casi, come ad esempio il film Artemis Fowl, che arriverà direttamente su Disney+ (12 giugno).

"La situazione del COVID ci ha insegnato che devi adottare una certa flessibilità, devi essere agile e noi resteremo agili", ha dichiarato il CEO Bob Chapek, "Ma crediamo sempre nella finestra cinematografica. Parlando dei film che potrebbero arrivare dopo Artemis, forse ce ne saranno altri che metteremo direttamente su Disney+, ma per la maggior parte dei prodotti Disney ci limiteremo ad attendere la disponibilità di slot cinematografici".

Intanto, ecco le nuove date. A far ripartire la macchina Disney sarà il live action Mulan.

- Mulan – 24 luglio
- Empty Man – 7 agosto
- New Mutants – 28 agosto
- The Beatles Get Back – 4 settembre
- The King’s Man – 18 settembre
- Delitto sul Nilo – 9 ottobre
- Everybody’s Talking About Jamie – 23 ottobre
- Black Widow – 6 novembre
- Deep Water – 13 novembre
- Soul – 20 Novembre
- Free Guy – 11 dicembre
- West Side Story – 18 dicembre
- The Last Duel – 25 dicembre (limited release)


lunedì 9 ottobre 2017

Blade Runner 2049 - la recensione

All'annuncio di un sequel di Blade Runner, il sangue si è gelato nelle vene di tutti i cinefili del mondo. Si può fare il sequel di un capolavoro come Blade Runner? La risposta di tutti è stata: no, a meno di un miracolo, non si può fare.
Denis Villeneuve ha fatto il miracolo.

Los Angeles, 2049, sono passati trent'anni da quando Deckard ha dato la caccia a Roy e agli altri replicanti ribelli. Nel 2049 i replicanti della Tyrell sono stati tutti ritirati e considerati fuori legge. Ci sono nuovi replicanti, quelli della Wallace Industries, perfezionati, più resistenti e ubbidienti, e soprattutto più longevi. Il Blade Runner K è sulle tracce degli ultimi Nexus della Tyrell, il "ritiro" di uno di questi lo porta a scoprire qualcosa che potrebbe cambiare tutto quello che si conosce dei replicanti, e di conseguenza anche il mondo. K inizia un'indagine che lo porterà a farsi delle domande che andranno a scavare anche dentro i suoi ricordi.
Non si può (e non si deve) svelare più di tanto della trama di Blade Runner 2049. La storia che sta alla base non è complessa ma il film ha bisogno dei suoi tempi e delle sue immagini per rivelare, mano a mano, ogni risvolto della storia.

Blade Runner 2049 non è Blade Runner, fare un paragone sarebbe alquanto stupido. Il film di Denis Villeneuve è un sequel ma è anche una espansione del film di Ridley Scott. Il regista canadese ha avuto l'intelligenza di non ripetere e non ricalcare stessi luoghi e situazioni. Villeneuve allarga lo sguardo, anche nelle tematiche filosofiche, proponendo interrogativi importanti su cosa rende umani, su quanto i ricordi incidano su una persona (o un replicante), su cosa è reale o no e se questo sia davvero importante quando si tratta di rapporti tra persone (il cane, vero o no, di Deckard nel film è un esempio lampante).
Se il film di Scott incastrava perfettamente la storia noir di un uomo, una donna, e alcuni replicanti, all'interno di un affresco sci-fi caotico, affollato e freddo, in Blade Runner 2049, Villeneuve fa quasi il contrario, inserisce una storia ampia in un contesto ancora più ampio, fatto di vasti scenari vuoti, caldi (anche quando piove o nevica) e "puliti", con tematiche che non riguardano solo i singoli ma il mondo intero.

Il punto di forza di Blade Runner 2049 è senz'altro la resa visiva. E' un film visivamente potente, impressionante e spettacolare. La regia di Villeneuve è molto precisa, elegante, coraggiosa, quasi architettonica. Regia, scenografie e fotografia, accompagnate da una musica perfetta (Hans Zimmer, sempre sia lodato), regalano allo spettatore delle immagini stupefacenti, mai fine a se stesse, che fanno davvero spalancare gli occhi dallo stupore per la loro bellezza. Per un film come questo è essenziale la visione al cinema, sul grande schermo, per farsi avvolgere dalla grandezza delle scene.

A rimanere nella mente non sono solo le immagini ma anche i personaggi. Il rischio era quello di passare tutto il tempo a chiedersi "ma quando esce Harrison Ford?". Rischio scongiurato. Il personaggio di K è affascinante, malinconico, romantico, e Ryan Gosling è praticamente perfetto, con il suo modo minimalista di recitare riesce a trasmettere tutto il senso di incompletezza del suo personaggio. Ottimo Harrison Ford, non ha avuto nessun problema a rimettersi nei panni, qui più sofferti e rassegnati, di Deckard. Ma Blade Runner 2049 è un film fatto soprattutto di donne, due su tutti: Ana de Armas e Sylvia Hoeks.
Ana de Armas interpreta Joi, assistente personale di K, ma anche qualcosa in più per lui. Tra i due c'è un rapporto romantico e tragico che in alcuni aspetti ricorda il film Her di Spike Jonze, ma in versione più futuristica. Le trovate visive che Villeneuve regala a Joi sono davvero originali e emozionanti. Completamente diverso il personaggio di Sylvia Hoeks, che va a riempire  quello che è forse l'unico vero buco del film: il villain. Jared Leto infatti non incide nel ruolo del cattivo, sia perché il personaggio è poco approfondito, sia perché lui non riesce a dargli quella misteriosa ambigua malvagità che sarebbe servita, ma a rimediare è Sylvia Hoeks con la sua Luv. La vera villan del film, fortissima, spietata ma non senza emozioni, Luv è uno dei personaggi che restano più impressi alla fine del film.

La bravura del regista nel creare questo "sequel impossibile" è stata quella di non essere solo sequel ma di essere anche complementare, di non copiare ma guardare a Blade Runner, di non ripetere ma espandere, di trasportare alcuni elementi chiave di quel mondo creando però una nuova strada, lasciando anche aperta la porta a un possibile terzo film, ma per farlo servirà un regista della bravura e dell'intelligenza di Denis Villeneuve.

Blade Runner 2049 è un gran film, vivo e spettacolare. Non si poteva chiedere un sequel migliore di questo.

martedì 23 maggio 2017

Alien: Covenant - La Recensione

"E sul piedistallo, queste parole cesellate:
«Il mio nome è Ozymandias, re di tutti i re,
Ammirate, Voi Potenti, la mia opera e disperate!»
Null'altro rimane. Intorno alle rovine"
Tratto da Ozymandias, di Percy Shelley

Percy Shelley, nel 1818 rifletteva sulla vacuità e la caducità del potere e della gloria, ed è un po' quello che fa anche Ridley Scott in Alien: Covenant, con l'arduo compito di sistemare il pasticciaccio brutto che Damon Lindelof, sceneggiatore di Prometheus, gli ha combinato nel 2012.
Però, per analizzare questo film, bisogna partire da lontano, nello specifico dal 1979, anno di uscita di Alien, film che ha ispirato generazioni di registi, con la sua potenza visiva e la capacità di terrorizzare. Poi venne Aliens, messo nelle mani di James Cameron, cosa mai andata a genio al signor Scott, per la cronaca, che confeziona un prodotto fresco, più in linea col periodo cinematografico che si venne a creare negli anni '80 e quasi migliore del primo capitolo, con colpi di scena mai solo per la mera voglia di stupire e interessantissimi  spunti per i film futuri.
A seguito di questi due pilastri dell'horror e della fantascienza, venne il turno di Alien³, diretto da David Fincher, che ha declinato la sua passione e maestria al servizio dello Xenomorfo, incartando un prodotto che però non si è rivelato all'altezza delle aspettative. Ultimo, ma non per ultimo, arriva Jean Pierre Jaunet, che fa il pastrocchio, con Alien - La Clonazione, lasciando tutti insoddisfatti per la conclusione dell'epopea di Alien.

Detto questo, arriviamo al 2012, anno dell'uscita nelle sale di Prometheus, prequel della saga lanciata da Ridley Scott, ma, per sua stessa ammissione, non voleva essere un semplice prequel, voleva espandere l'universo creato nel '79, a maggior ragione dopo che Neil Blomkamp si era candidato alla regia di un ipotetico sequel di Aliens, film da sempre screditato da Scott. L'obiettivo è chiaro, la strada da percorrere, complice una sceneggiatura debole, per usare un eufemismo, è diversa. Si vuole indagare sulla nascita degli alieni, ma questi, per buona parte del film, non si fanno vedere. Grazie anche ad una serie di personaggi ridicoli nei loro ruoli professionali e linee di dialogo mai veramente accattivanti, il film viene salvato dalla messa in scena e resa visiva di Scott, che sa di essere un gran regista, dimostrandolo, e dalle interpretazioni di alcuni attori, Rapace e Fassbender su tutti nel ruolo di David, il sintetico. Il film non convince, visto anche il fatto che alcune scene chiavi o spiegazioni di tali, sono presenti solo nella versione estesa del film.
Il punto focale non sono più gli alieni preferiti di tutti, bensì ora al centro di tutto ci sono le figure dei sintetici, interpretati in questo filone da Fassbender, appunto, con gli xenomorfi a fare da terrificante sfondo a tutto ciò.

Sono passati 5 anni da tutto questo. Ridley Scott è tornato alla carica, e questa volta ha abbastanza raddrizzato il tiro, rispondendo ad alcune domande lasciate aperte.
Il film si apre con la Covenant, una nave coloniale con 2000 anime a bordo, pronta a raggiungere il nuovo mondo pronto a fare da culla alla razza umana. La nave procede nel suo viaggio mentre i membri dell'equipaggio ed i coloni sono avvolti nel criosonno che i capitoli precedenti ci hanno aiutato a conoscere. Un'emergenza ed un segnale sconosciuto porteranno la Covenant a cambiare rotta verso un nuovo mondo da esplorare, dove verranno a conoscenza di alcuni segreti sconvolgenti.

Esprimere un giudizio su questo film è un compito complesso per alcune ragioni, tutte riconducibili a Prometheus: il film scorre, grazie alla magistrale messa in scena del maestro Scott, purtroppo però suona per gran parte come uno spiegone, che mette pezze al film del 2012, rammenda e sistema qua e là, ma soprattutto toglie potere di continuity ad Aliens, proprio lui, sconvolgendo alcune regole che Scott stesso aveva contribuito a creare, come ad esempio quelle riguardanti la nascita e l'incubazione degli alieni stessi.
Il film spiega anche perché, a partire dal 1979 tutti i sintetici che si sono alternati al fianco dei protagonisti hanno, presto o tardi, sviluppato una attrazione sana o malsana, o nei confronti delle creature terrificanti che danno il nome alla saga.
Il punto di forza del film è di nuovo rappresentato da un immenso Michael Fassbender, in grado di dare profondità ai suoi personaggi, nonostante apparentemente privi di emozioni, in quanto non umani. Purtroppo, anche in questo capitolo, la "debolezza" proviene dai componenti umani dell'equipaggio, che peccano di ingenua curiosità, mettendo le mani un po' dappertutto senza esaminare, un po' come dei bambini al parco giochi; nota di merito va alla caratterizzazione però, che, complice un cortometraggio di presentazione pubblicato durante la campagna di marketing, crea relazioni interessanti.
La sceneggiatura fa il suo lavoro, come fosse un compitino, ma perlomeno è funzionale all'obiettivo del film, con pochi dialoghi davvero interessanti e quasi tutti coinvolgono quello che è il motore di questo film: Michael "Fassy" Fassbender.
Ma il punto di forza del film è quello che ci ha insegnato la paura degli xenomorfi. Le scene che vedono gli alieni in azione valgono il tempo speso in sala, con attimi di puro terrore alla vecchia maniera, che, però, purtroppo, occupano una parte deludentemente piccola della pellicola.

Tutto sommato il film è più che gradevole, con una direzione ben chiara nella struttura narrativa per questo secondo capitolo ed una programmata per i successivi, sperando che il maestro Ridley torni a terrorizzarci nello spazio, dove nessuno può sentirci urlare.

giovedì 10 dicembre 2015

Golden Globes 2016: le nominations

In diretta dal Beverly Hilton Hotel di Los Angeles, sono state annunciate le nomination del Golden Globes 2016, la cui cerimonia di premiazione si terrà il 10 Gennaio. A guidare la lista, con 5 candidature, troviamo Carol, di Todd Haynes, subito seguito dal nuovo film di Danny Boyle, Steve Jobs, che però non porta a casa nè la nomination per miglior film, nè quella per miglior regia. Bella sorpresa per Ridley Scott e il suo delizioso The Martian, candidato sia come miglior commedia, che come miglior regia, e per Mad Max: Fury Road, candidato come miglior film e regia.  Fa piacere vedere anche Matt Damon tra i migliori attori protagonisti in una commedia ed Idris Elba tra i non protagonisti per il bellissimo Beasts of no Nation di Fukunaga. Tarantino porta a casa infine tre nomination per colonna sonora, sceneggiatura e attrice non protagonista.



MIGLIOR FILM – DRAMMATICO
  • Carol
  • Mad Max: Fury Road
  • The Revenant
  • Room
  • Spotlight
MIGLIOR FILM – COMMEDIA & MUSICAL
  • The Big Short
  • The Martian
  • Joy
  • Spy
  • Trainwreck
MIGLIOR REGISTA
  • Todd Haynes – Carol
  • Alejandro G. Inarritu – The Revenant
  • Tom McCarthy – Spotlight
  • George Miller – Mad Max: Fury Road
  • Ridley Scott – The Martian
MIGLIOR SCENEGGIATURA
  • Emma Donoghue – Room
  • Tom McCarthy, Josh Singer – Spotlight
  • Charles Randolph, Adam McKay – The Big Short
  • Aaron Sorkin – Steve Jobs
  • Quentin Tarantino – The Hateful Eight
MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
  • Cate Blanchett – Carol
  • Rooney Mara – Carol
  • Brie Larson – Room
  • Saoirse Ronan – Brooklyn
  • Alicia Vikander – The Danish Girl
MIGLIOR ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
  • Bryan Cranston – Trumbo
  • Leonardo DiCaprio – The Revenant
  • Michael Fassbender – Steve Jobs
  • Eddie Redmayne – The Danish Girl
  • Will Smith – Concussion
MIGLIORE ATTRICE IN UN MUSICAL O COMMEDIA
  • Jennifer Lawrence – Joy
  • Melissa McCarthy – Spy
  • Amy Schumer – Trainwreck
  • Maggie Smith – The Lady in the Van
  • Lily Tomlin – Grandma
MIGLIOR ATTORE IN UN MUSICAL O COMMEDIA
  • Christian Bale – The Big Short
  • Steve Carell – The Big Short
  • Matt Damon – The Martian
  • Al Pacino – Danny Collins
  • Mark Ruffalo – Infinitely Polar Bear
FILM D’ANIMAZIONE
  • Anomalisa
  • The Good Dinosaur
  • Inside Out
  • The Peanuts Movie
  • Shaun the Sheep
MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
  • “Love Me Like You Do” 50 Shades of Grey
  • “One Kind of Love” Love and Mercy
  • “See You Again” Furious 7
  • “Simple Song No. 3” Youth
  • “Writing’s on the Wall” Spectre
MIGLIOR COLONNA SONORA
  • Carter Burwell – Carol
  • Alexandre Desplat – The Danish Girl
  • Ennio Morricone – The Hateful Eight
  • Daniel Pemberton – Steve Jobs
  • Ryuichi Sakamoto e Alva Noto – The Revenant
MIGLIOR FILM STRANIERO
  • The Brand New Testament
  • The Club
  • The Fencer
  • Mustang
  • Son of Saul
 MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
  • Jane Fonda – Youth
  • Jennifer Jason Leigh – The Hateful Eight
  • Helen Mirren – Trumbo
  • Alicia Vikander – Ex Machina
  • Kate Winslet – Steve Jobs
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
  • Paul Dano – Love & Mercy
  • Idris Elba – Beasts of no Nation
  • Mark Rylance – Bridge of Spies
  • Michael Shannon – 99 Homes
  • Sylvester Stallone – Creed

martedì 6 ottobre 2015

The Martian - la recensione

Durante la missione si atterraggio su Marte, a causa di una violenta tempesta di sabbia, l'astronauta Mark Watney è creduto morto dai suoi compagni e abbandonato per più di un anno sul pianeta Rosso. Mentre la NASA tenta il tutto per tutto per recuperarlo, Mark dovrà darsi da fare per tentare di sopravvivere fino al salvataggio.



Dopo il fallimento dell'ambizioso Prometheus, Ridley Scott torna alla fantascienza, questa volta in un futuro non troppo lontano, e in un'ambientazione molto più vicina a noi, centrando finalmente il punto e soprattutto, lasciando da parte inutili e dannosi sofismi.
C'è da dire che molto del merito per la riuscita di The Martian (uscito da noi con l'infelice titolo di Sopravvissuto) va dato a Drew Goddard (già sceneggiatore di Cloverfield e regista di Quella Casa nel Bosco) che ne ha firmato la sceneggiatura. Più di due ore di durata scivolano via con leggerezza, tra momenti brillanti, battute divertenti e momenti toccanti, su cui spiccano alcuni felici riferimenti geek.
Scott si inserisce dirigendo in modo pulito e impeccabile, esaltando la fotografia rossastra del pianeta Marte senza un'esagerata saturazione, dimostrando di aver forse imparato dagli errori del passato.
Interessante la scelta delle musiche, principalmente composte da successi disco e pop, su tutti degna di attenzione la sequenza sulle note di Starman di David Bowie, dinamica e magistralmente girata, oltre che estremamente divertente.
Il cast è davvero ampio, tra la sempre meravigliosa Jessica Chastain, Kate Mara, Sebastian Stan, Sean Bean, l'ottimo Jeff Daniels, nei panni del Direttore della NASA, e una serie di volti noti del piccolo schermo. Ma il vero protagonista è Matt Damon, autentica sorpresa del film, assolutamente perfetto e calato nella parte del simpatico Mark Watney, sicuramente aiutato anche dal fatto che il personaggio sembra quasi costruito per lui.

Nonostante non sia nulla di particolarmente originale, né imprevedibile, The Martian scorre con piacere per due ore di puro intrattenimento, senza prendersi troppo sul serio e centrando perfettamente il bersaglio.

mercoledì 9 luglio 2014

Frame by Frame: Exodus: Gods and Kings [TEASER TRAILER]

E' finalmente online il primo spettacolare teaser trailer di Exodus: Gods and Kings, nuovo lavoro di Ridley Scott (il Gladiatore, Prometheus) che racconta la storia descritta nella Bibbia della liberazione del popolo ebraico dall'Egitto attuata per mano di Mosè. Nei panni di quest'ultimo troviamo Christian Bale, mentre Joel Edgerton sarà Ramses. Nel cast anche John Turturro, Aaron Paul e Sigourney Weaver.

Il film sarà nelle sale americane a dicembre e in quelle italiane a gennaio.

 Ecco il nostro Frame by Frame con le immagini più spettacolari del trailer: