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martedì 4 novembre 2025

After the hunt - la recensione

Alma Himoff (Julia Roberts), docente di filosofia all’università di Yale, in procinto di ottenere una cattedra, è molto stimata da colleghi e studenti, tra cui l’assistente Hank (Andrew Garfield) e la dottoranda Maggie (Ayo Edebiri) che, entrambi in competizione per la sua attenzione, si lanciano frecciatine reciproche: lui definisce la generazione di lei troppo rigida, mentre Maggie lo invita a non generalizzare. Sebbene Alma sia spesso colpita da dolori improvvisi, sceglie di non confidarsi con il marito Frederick, che la accudisce con premura ma la considera impenetrabile, se non addirittura insensibile. Quando Maggie si presenta a casa della professoressa sostenendo di essere stata molestata da Hank, Alma si ritrova divisa tra l’empatia verso la studentessa e il desiderio di preservare la propria immagine di paladina delle donne, e la volontà di concedere al suo assistente il beneficio del dubbio, mentre un insistente ticchettio di metronomo sembra scandire l’imminente resa dei conti nell’era del #metoo e della correttezza politica. 


Dopo gli eccessi glaumor di Challengers e le visioni oniriche e psichedeliche di Queer, Luca Guadagnino cambia totalmente registro affrontando il thriller psicologico dai toni freddi e raffinati, cercando di mixare all'interno di uno stesso film la lotta generazionale, una riflessione sulla cancel culture e il mistero derivante dal dover ricostruire la verità attraverso molteplici punti di vista.

Quello che si ottiene è un risultato che però risulta essere più confusionario che pulito e più didascalico che interessante, a tratti forse anche pedante nel modo in cui i protagonisti continuano a ripetere il concetto più e più volte. Da un certo punto di vista Guadagnino cerca di dirci che la verità è difficile da afferrare, che non è mai così netta come la nostra epoca - dove regna sovrana la polarizzazione delle opinioni, il doversi necessariamente schierare 'a favore' per non venir bollati automaticamente come 'contro' - vuole farci credere. Purtroppo però in più punti si ha quasi l'impressione di stare assistendo a un classico discorso "da boomer" su come non si possa più dire niente. Peccato perché era interessante la riflessione sulla cancel culture portata agli estremi e sull'attivismo performativo, e con un pizzico di sfumatura in più ne poteva nascere qualcosa di controverso e ficcante.

Nulla da dire invece dal punto di vista tecnico, con una regia sempre elegante e soprattutto un cast notevole, guidato da una grandissima Julia Roberts in grande spolvero, una Ayo Edebiri che è ormai in ascesa e Andrew Garfield sempre una garanzia in queste occasioni. 

Sicuramente non parliamo di una pellicola totalmente da buttare, le più di due ore di film non annoiano mai, ma non si tratta del film più memorabile della carriera del regista.


lunedì 10 gennaio 2022

Golden Globes 2022 - Vincono Il Potere del Cane e West Side Story

Alla fine, i Golden Globes 2022 sono stati assegnati senza cerimonia. Le polemiche che nell'ultimo anno hanno travolto la HFPA, accusata di poca inclusione e sessismo, hanno fatto saltare il banco. La NBC si è rifiutata di fare la diretta, molte star avevano annunciato che avrebbero boicottato la serata, nel caso ci fosse stata, e nemmeno gli sforzi della HFPA, che ha promesso e attuato alcuni cambiamenti, allargando e diversificando i votanti, hanno fatto cambiare idea a chi ha detto no. Tra l'altro, proprio nei giorni scorsi, era montata un'altra protesta contro la HFPA perché i film d'animazione e quelli in lingua straniera non potevano essere votati nelle cinquine dei migliori film. Insomma, polemiche su polemiche, alcune serie, altre un po' pretestuose, e alla fine la cerimonia non c'è stata, le uniche due star ad apparire nei video che ricordavano il lavoro di beneficienza fatto dalla HFPA sono state Jamie Lee Curtis e Arnold Schwarzenegger, ma i premi sono stati assegnati lo stesso.


Ad aggiudicarsi i Golden Globe 2022 per il miglior film drama e comedy/musical sono stati Il Potere del Cane e West Side Story.

Jane Campion (Il Potere del Cane) è stata premiata come migliore regista, diventando così la terza donna nella storia dei Golden Globe ha vincere questo premio. Altro premio al film, quello a Kodi Smit-McPhee, che ha vinto come migliore attore non protagonista.
Nicole Kidman (Being the Ricardos) ha vinto il premio come migliore attrice drama, mentre la giovane Rachel Zegler (West Side Story) ha vinto come migliore attrice comedy/musical. Come migliore attore protagonista drama è stato premiato Will Smith (King Richard - Una Famiglia Vincente) ed Andrew Garfield (Tick, Tick... Boom!) ha ricevuto il premio come migliore attore comedy/musical. Il premio come migliore attrice non protagonista è andato a Ariana DeBose (West Side Story).

Miglior film d'animazione Encanto della Disney. Niente da fare per Paolo Sorrentino, il premio per il miglior film in lingua straniera è andato al giapponese Drive My Car.

Per la TV, a dominare è stato Succession, premiata come migliore serie drama, mentre come migliore serie musical/commedia è stata premiata Hacks. Migliore miniserie The Underground Railroad.
Kate Winslet (Omicidio a Easttown) e Michael Keaton (Dopesick) sono stati premiati come migliori attori in una miniserie.

Ecco tutti i vincitori.

CINEMA

Miglior film drammatico: Il potere del cane
Miglior film musical/commedia: West Side Story
Miglior film d’animazione: Encanto
Miglior film internazionale: Drive My Car
Miglior regista: Jane Campion (Il potere del cane)
Migliore attrice in un film drammatico: Nicole Kidman (Being the Ricardos)
Migliore attrice in un musical/commedia: Rachel Zegler (West Side Story)
Miglior attore in un film drammatico: Will Smith (King Richard)
Miglior attore in un musical/commedia: Andrew Garfield (Tick, Tick, …Boom!)
Migliore attrice non protagonista: Ariana DeBose (West Side Story)
Miglior attore non protagonista: Kodi Smit-McPhee (Il potere del cane)
Migliore sceneggiatura: Kenneth Branagh (Belfast)
Miglior colonna sonora: Hans Zimmer (Dune)
Miglior canzone: Billie Eilish (No Time To Die)

SERIE TV

Miglior serie drammatica: Succession
Miglior serie musical/commedia: Hacks
Miglior miniserie: The Underground Railroad
Migliore attrice – serie drammatica: Michaela Jaé Rodriguez (Pose)
Miglior attore – serie drammatica: Jeremy Strong (Succession)
Migliore attrice – musical/commedia: Jean Smart (Hacks)
Miglior attore – musical/commedia: Jason Sudeikis (Ted Lasso)
Miglior attore non protagonista: O Yeoung-su (Squid Game)
Migliore attrice non protagonista: Sarah Snook (Succession)
Migliore attrice in una miniserie: Kate Winslet (Omicidio a Easttown)
Miglior attore in una miniserie: Michael Keaton (Dopesick)


martedì 30 novembre 2021

Tick, Tick... Boom! - la recensione

Sono i primi anni 90 e Jonathan Larson è impegnato con il workshop newyorkese del suo musical, una space opera rock che sta scrivendo da otto anni e che spera sia il biglietto d'ingresso nel mondo di Broadway. Tutti i suoi idoli avevano raggiunto il successo prima dei trent'anni e per Jonathan l'orologio corre... tick, tick, tick... manca una sola settimana al suo trentesimo compleanno.


L'esordio alla regia cinematografica di Lin-Manuel Miranda non poteva che essere questo, l'adattamento della piece teatrale autobiografica scritta e interpretata dal geniale autore di Rent, che qui ha le sembianze e la voce di un Andrew Garfield in odore di premi. 

Andando avanti e indietro tra il palcoscenico, dove Larson racconta al suo pubblico della folle settimana che lo avrebbe portato a compiere quei fatidici trent'anni, e i flashback in cui lo vediamo scrivere un musical che non vedrà mai la luce ma che sarà in un certo senso davvero la sua rampa di lancio, Lin-Manuel Miranda dirige una vera e propria lettera d'amore sia all'autore, che è stato di così vitale importanza nel musical moderno, sia all'intero mondo del Teatro e in particolare del musical, capace di descrivere la realtà trasportandoti fuori del mondo reale, attraverso la musica, ma sempre parlando di temi molto veri.

E infatti assistiamo alla vita fallita (forse) di Larson che si sente già troppo vecchio rispetto al successo, che sente di aver perso ormai quel passaggio e di non poter recuperare. L'idea che i trenta siano gli anni in cui arrivare all'apice, è molto americana e poco italiana, così come la conseguente sensazione di fallimento che accompagna la consapevolezza che a volte la vita può andare diversamente, ma che la perseveranza ci farà raggiungere i nostri obiettivi. Una sensazione che molti hanno provato, anche in una società tanto diversa da quella americana come la nostra, dove l'età e la giovinezza hanno tutta un'altra concezione.


Allora perché Tick, Tick...Boom! risulta ugualmente tanto emozionante? Un po' perché se si conosce la triste storia di Jonathan Larson è impossibile non essere toccati dalla crudele ironia della vita e della morte, ma soprattutto perché tanto i personaggi quanto lo sfondo su cui si muovono, riescono ad avvincere lo spettatore e trasportarlo dentro la storia.

E poi, naturalmente, ci sono le musiche, che sono splendide e che è impossibile non amare durante e dopo la visione, confermando ancora una volta che Lin-Manuel Miranda è uno dei grandi del musical contemporaneo.

mercoledì 9 dicembre 2020

Spider-Man 3: anche Tobey Maguire, Kirsten Dunst, Andrew Garfield e Emma Stone nel cast? Ci sarà anche Daredevil?

Continuano i rumor esaltanti sulle possibili new entry, o meglio ritorni, nel terzo film di Spider-Man.

Solo ieri la notizia che Alfred Molina tornerà ad interpretare il dottor Octopus, splendido villain nello Spider-Man 2 di Sam Raimi, che si va ad aggiungere al ritorno di Jamie Foxx nel ruolo di Electro, villain di The Amazing Spider-Man 2, oggi invece Collider rilancia con un poker di nomi che stuzzica non poco la fantasia dei fan.

Secondo il sito, la produzione sarebbe in trattative per il ritorno dei due "ex Spider-Man" Tobey Maguire e Andrew Garfield, ma non solo, sarebbero state contattate anche Kirsten Dunst (Mary Jane nella trilogia di Sam Raimi) e Emma Stone (Gwen Stacy nei due The Amazing Spider-Man).
Una notizia che, se confermata, farebbe saltare dalla gioia tutti i fan della Marvel e non solo. Secondo quanto riportato dal sito, sembra che le trattive con Andrew Garfield e Kirsten Dunst siano a buon punto, con Tobey Maguire invece non sarebbe ancora stato trovato un accordo. Diverso il discorso per Emma Stone, l'attrice sarebbe disponibile ma essendo incinta bisogna ragionare sui tempi di lavorazione.

Mentre si fantastica sulla possibilità che questo avvenga, ComicBook annuncia un'altra possibile new entry clamorosa: Charlie Cox, cioè Daredevil nella serie tv della Marvel, sarebbe in trattative per entrare nel cast.
Fino ad oggi i personaggi delle serie Netflix non sono mai comparsi nei film Marvel, fatta eccezione per la brevissima apparizione di James Darcy/Edwin Jarvis in Avenger: Endgame (2019), quindi sarebbe una grossa novità, oltre che un piacevole ritorno che farebbe molto felici i fan che da tempo hanno lanciato una petizione per una quarta stagione della serie su Daredevil.

In realtà, nessuna di queste notizie è stata ancora confermata ufficialmente, ma ricordiamo che nel film ci sarà anche Benedict Cumberbatch nei panni di Doctor Strange, segno che un Multiverso è una possibilità molto concreta.

Le riprese del film sono attualmente in corso. Tom Holland riprenderà il ruolo di Peter Parker, così come Zendaya tornerà nei panni di Mary Jane.

L'uscita del film è fissata per dicembre 2021.

lunedì 20 novembre 2017

Ogni Tuo Respiro - la recensione

Robin Cavendish (Andrew Garfield) è un giovane pieno di vita, che ama viaggiare e fare sport, per colpa della poliomelite si ritrova, a soli ventotto anni, paralizzato dal collo in giù e attaccato a un respiratore artificiale. Solo grazie all'incredibile forza d'animo di sua moglie Diana (Claire Foy), Robin riesce ad uscire dalla profonda depressione in cui la diagnosi lo ha gettato e ad andare avanti con la sua vita, diventando un vero e proprio attivista in favore delle persone con gravi disabilità.


Andy Serkis, acclamato per i suoi ruoli in motion capture, sceglie proprio la storia di un uomo totalmente immobile per il suo esordio dietro la macchina da presa, dimostrando di non essere solo un grande attore, ma di saperci fare anche come regista.
Serkis dirige in modo molto classico e pulito, valorizzando gli ampi paesaggi e allo stesso tempo utilizzando i primi piani quando si tratta di dare enfasi alle emozioni dei suoi personaggi, in particolare i due protagonisti, Andrew Garfield e Claire Foy, qui intensi e con un'ottima chimica. Va fatta però una menzione alla performance doppia di un sempre fantastico Tom Hollander, nel ruolo dei gemelli fratelli di Diana.

E' inevitabile un paragone con La teoria del tutto, se non altro per la similitudine fra le due storie, ma ben presto il tono di Ogni tuo respiro si discosta piuttosto nettamente dal film che è valso l'oscar a Eddie Redmayne. Serkis racconta una storia che è sì commovente e di grande coraggio, ma lo fa con una leggerezza e un'ironia di fondo molto inglesi, senza patetismo, senza ricercare la lacrima a tutti i costi, anzi, cercando spesso il sorriso, esprimendo fino all'ultimo una grande gioia di vivere,con toni decisamente più leggeri di quelli visti negli altri film che trattano argomenti simili, sfociando addirittura in una dimensione in un certo qual modo fiabesca.

Non è un film perfetto, certamente, e soffre delle ingenuità di un'opera prima, ma di sicuro è un film che colpisce e rimane nel cuore dello spettatore. Bravo, Andy!

mercoledì 1 febbraio 2017

La Battaglia di Hacksaw Ridge - la recensione

Mel Gibson torna alla regia per raccontare una storia vera di guerra e coraggio, ritrovando molti dei temi tipici del suo cinema.

Desmond Doss è un giovane cresciuto tra i boschi e le montagne della Virginia, in una famiglia segnata da un padre reduce di guerra, violento con moglie e figli e vittima del suo passato. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, decide di arruolarsi ma con la ferma convinzione di non voler rinunciare al suo credo. Desmond è un cristiano avventista (una forma "estrema" di cristianesimo) e obiettore di coscienza che rifiuta violenza e uso delle armi. Durante l'addestramento, Desmond rifiuta anche solo di toccare il fucile. La sua posizione viene subito mal vista sia dai suoi compagni, che lo accusano di vigliaccheria, che dai suoi superiori.
Arruolato come medico, Desmond viene spedito insieme al suo battaglione sull'isola di Okinawa, dove l'esercito americano è impegnato in uno scontro tra i più sanguinosi della Seconda Guerra Mondiale. Su quel campo di battaglia, il soldato Doss corre da una buca all'altra alla ricerca di compagni feriti, e quando le truppe si ritirano perché sopraffatte dai giapponesi, rimane a soccorrere i compagni. Decine quelli portati in salvo, senza mai sparare un solo colpo. Così Desmond Doss è diventato il primo obiettore di coscienza a ricevere la medaglia d'onore.

Quella di Desmond Doss è una storia di straordinario coraggio, una di quelle storie incredibili che è giusto conoscere e su cui prima o poi qualcuno ci fa un film. Quel qualcuno, in questo caso, è Mel Gibson. Una storia che ha offerto all'attore e regista la possibilità di affrontare i suoi temi preferiti, religione e violenza, qui portati all'estremo contrasto nell'immagine di un ragazzo che, aggrappandosi in modo totale alla religione e al proprio credo (con cui, va detto, a volte è difficile concordare), rifiuta di combattere ma decide comunque di immergersi nella violenza per salvare delle vite.
Mel Gibson, che è un bravissimo regista e su questo non ci sono dubbi, ha già dimostrato di non essere uno che ama le mezze misure quando si parla di mostrare scene violente ed esplicite, basta vedere The Passion o Apocalypto per rendersene conto, ma a differenza del passato in Hacksaw Ridge ha saputo trattenersi (un po'). Il film è comunque pieno di violenza, le scene di guerra sono dure, coinvolgenti, ben dirette, spettacolari e senza fronzoli inutili, ma c'è meno "morbosità" nel modo in cui il regista le mostra.
Il difetto più grande del film probabilmente è la mancanza di "contrappeso" nella storia quando si parla della Storia, quella vera e propria, della Seconda Guerra Mondiale. Nel film c'è un solo punto di vista, quello delle truppe americane, mentre i giapponesi sono solo i cattivi, il nemico, degli spietati soldati, nessuna sfumatura o apertura "alla Clint Eastwood".

Protagonista del film è Andrew Garfield, molto bravo, intenso nella sua interpretazione, calato anima e corpo nonostante un personaggio che non sembra - fisicamente proprio - molto adatto a lui. Buono il cast di supporto, in particolare il sempre bravo Hugo Weaving, mentre spiazza un po' vedere Vince Vaughn in un ruolo "alla sergente Hartman", ma alla fine anche lui fa il suo.

Hacksaw Ridge non è un film particolarmente originale, a parte farci conoscere la storia straordinaria di Desmond Doss non racconta niente di nuovo sulla Seconda Guerra Mondiale, niente che non abbiamo già visto in altri film. Il film di Gibson comunque è un ottimo film di guerra, abbastanza classico del genere, ben diretto e ben interpretato.

domenica 4 settembre 2016

Venezia 73 - giorno 5

Quinto giorno di festival, arriva Mel Gibson con il suo nuovo film da regista, Hacksaw Ridge, presentato Fuori Concorso.

War movie ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, Hacksaw Ridge racconta la straordinaria storia di Desmond Doss (Garfield), un giovane religioso e umile che si arruola nell'esercito per servire la patria. Per obiezione di coscienza però Desmond rifiuta l'uso delle armi, chiedendo di poter partecipare alle battaglie come soccorritore in prima linea. Deriso, maltrattato ed emarginato dai compagni, osteggiato dai suoi superiori che lo portano fino alla Corte Marziale, Desmond non arretra di un passo e riesce ad ottenere il consenso per partecipare alla guerra senza armi.
Completamente disarmato, Desmond viene mandato sull'Isola di Okinawa, sulla scogliera di Maeda, conosciuta anche come Hacksaw Ridge, dove si è tenuta una delle battaglie più sanguinose del secondo conflitto mondiale. Quando le truppe americane vengono costrette ad arretrare sotto l'offensiva dei giapponese, Desmond, rimasto indietro, riesce a portare in salvo 75 compagni feriti, senza mai sparare un colpo. Un'impresa di incredibile coraggio che è stata premiata con la Medaglia d’onore, il primo obiettore di coscienza della storia a riceverla.

Nei panni del protagonista troviamo Andrew Garfield. Nel cast anche Teresa Palmer, Hugo Weaving, Luke Bracey, Vince Vaughn e Sam Worthington. Spettacolare, realistico e violento (in stile Gibson), il film ha avuto una buona l'accoglienza della sala stampa raccogliendo commenti positivi.

Mel Gibson è un personaggio che, per vari motivi, non passa mai inosservato, e così i suoi film da regista, un ruolo in cui l'attore si sente molto a suo agio. "Regista o attore fanno parte di uno stesso processo, quello di raccontare una storia", ha dichiarato Gibson durante la conferenza stampa, "Personalmente preferisco dirigere... forse perché sono megalomane, ma mi piace raccontare una storia come l’ho in testa. In questo caso, volevo raccontare la vicenda di un uomo ordinario in circostanze straordinarie, è una delle combinazioni più feconde per creare un racconto leggendario". E Desmond Doss è stato un personaggio del tutto particolare nella storia. "Desmond era singolare. Ce ne sono pochi, se non nessuno, che potrebbero o vorrebbero replicare le sue azioni", ha dichiarato l'attore e regista, "In un panorama cinematografico invaso da supereroi immaginari, ho pensato che fosse il momento di celebrarne uno vero". Grande ammirazione per Desmond Doss anche da parte di Andrew Garfield: "Era un uomo semplice. Viviamo in un periodo pieno di violenza ideologica, mentre Desmond era un simbolo meraviglioso del motto ‘vivi e lascia vivere’. È stato un uomo che sapeva chi fosse e cosa dovesse fare e l’ha perseguito in un contesto in cui tutti facevano l’opposto". L'attore ha avuto solo parole di elogio per Mel Gibson. "Durante le riprese, mentre giravamo, Mel era sempre con te, accanto a ogni attore, in ogni momento, come un buon padre", ha dichiarato Garfield.

Al centro del film c'è una spettacolare, feroce, e lunga scena di guerra sul campo di battaglia, una sequenza che ha messo a dura prova il regista. "La cosa importante quando giri una battaglia così è l'essere chiaro", ha spiegato Gibson, "si deve dare sì l’impressione di confusione, di caos, ma per essere convincenti è necessaria la chiarezza, bisogna chiarendo con precisione quello che vuoi lo spettatore veda o meno. Come girare un evento sportivo".
Mel Gibson ha poi dichiarato di non amare le guerre ma di amare i guerrieri. "Non credo ci siano guerre giuste, odio le guerre, ma bisogna amare i guerrieri", ha dichiarato l'attore, "Non dobbiamo dimenticare i veterani di guerra, hanno bisogno del nostro amore e comprensione quando tornano dai conflitti. Sicuramente il rifiuto di uccidere e usare un fucile può essere un messaggio del film".

Il film uscirà il 4 novembre negli USA.

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Tra i film presentati oggi anche un po' d'Italia. Primo italiano in Concorso, il documentario Spira Mirabilis, di Massimo D'Anolfi e Martina Parenti.

Alle Giornate degli Autori invece è stato il giorno di Indivisibili di Edoardo De Angelis, la storia di due sorelle gemelle siamesi che vengono esibite alle feste e ai matrimoni, dando da vivere a tutta la famiglia. Sfruttate, suscitano l'interesse, anche religioso, superstizioso, o erotico, di tutto il paese, fino al giorno in cui un medico gli dice che possono essere divise.

Altro film italiano nella sezione Orizzonti, si tratta de Il Più Grande Sogno, di Michele Vannucci, con Alessandro Borghi. Ambientato a Roma, il film racconta la storia di Mirko, appena uscito di prigione deve ripartire da zero. Quando viene eletto come presidente del comitato di quartiere vede la via per la svolta, non solo per se stesso ma anche per la borgata in cui vive.

lunedì 4 maggio 2015

Silence - prime immagini del nuovo film di Martin Scorsese

Uno dei titoli più attesi della prossima stagione è sicuramente Silence di Martin Scorsese, progetto che il regista si tira dietro da almeno 25 anni (e che gli ha causato anche qualche problema legale con Cecchi Gori) e che finalmente vedrà la luce.

Il film è tratto dall'omonimo libro di Shusaku Endo, ambientato in Giappone, più precisamente a Nagasaki nel 1633, la storia racconta di Cristovao Ferreira, padre gesuita in Giappone dove è impegnato a combattere la persecuzione dei cristiani fino a che, rinnegata la sua fede, diventa un apostata. Da Roma vengono mandati due giovani gesuiti, Sebastian Rodrigues e Francisco Garrpe, per indagare su quanto accaduto. Una volta in Giappone, i due religiosi si trovano a dover affrontare la difficile situazione in cui vivono i cristiani, perseguitati, costretti a calpestare e distruggere le immagini sacre: chi si rifiuta viene torturato e ucciso, chi accetta viene umiliato e costretto a vivere ai margini, rifiutato sia dai cristiani che dai giapponesi.

Nel cast del film troviamo Liam Neeson (padre Ferreira), Andrew Garfield (padre Rodrigues), Adam Driver (padre Garrpe), Ciarán Hinds e Tadanobu Asano.

 Le lunghe e faticose riprese del film si sono concluse nei giorni scorsi e durante il party di chiusura sono state proiettate alcune immagini del film in cui possiamo vedere sia Garfield e Neeson.














[foto: Itn]

venerdì 29 agosto 2014

Venezia 71 - giorno 3

In Concorso oggi il primo film italiano, 'Anime Nere', oltre al film americano '99 Homes'. E tante risate con il nuovo film di Peter Bogdanovich, 'She's Funny That Way'.

La crisi immobiliare negli USA secondo il regista Ramin Barhani. '99 Homes' racconta di Dennis, un giovane che viene improvvisamente sfrattato dalla sua casa da un agente immobiliare assetato di potere che lavora per una banca. Dennis, costretto dalla situazione drammatica in cui si trova, accetta di lavorare per lo stesso uomo che gli ha portato via la casa, venendo così a contatto con lo spietato e corrotto mondo dell'industria immobiliare. Quando le sue finanze cominceranno a respirare, Dennis dovrà fare i conti con la sua coscienza e i suoi rimorsi. Nel cast troviamo Andrew Garfield, Michael Shannon e Laura Dern (assente al festival).
Il film è ambientato negli USA ma tratta un tema universale, come ha spiegato il regista durante la conferenza stampa. "E' un argomento che conoscete bene anche in Italia, un argomento globale", ha detto Barhani, "è un tipo di corruzione è diffusa nel mondo, chi fa i crimini va sottobraccio al governo. Abbiamo passato tanto tempo in Florida, insieme ad avvocati che si occupano di frodi, nei motel della classe media, con persone che vivono in case incredibili e gente sul lastrico che abita nelle baracche. Ero confuso dal livello di corruzione, mi scoppiava la testa, per fortuna ho avuto due attori grandissimi come Andrew e Michael che hanno fatto ricerche pure loro per entrare nei rispettivi personaggi". "Mi ha stupito quanto sia vulnerabile la gente e insieme quanto sia disposta a condividere le proprie storie", ha raccontato Andrew Garfield, "perché è ingiusto, irrazionale quanto le è successo. È impossibile fare un film così senza onorare le persone che hanno sperimentato queste vicende sulla propria pelle". "Per prepararmi al ruolo ho passato del tempo con una persona, di cui non farò il nome, che fa un lavoro molto simile a quello del mio personaggio", ha spiegato Michael Shannon, "e ho passato molto tempo nelle case espropriate. Non sapevo niente del mercato immobiliare e anche adesso, dopo il film, non ne capisco molto di più, ma sono sempre stato sospettoso nei confronti di questo mondo. Devo dire che questo film ha confermato le mie idee".

Andrew Garfield si è presentato a Venezia con una folta barba, un assaggio del look che avrà in 'Silence', prossimo film di Martin Scorsese in cui l'attore interpreterà un monaco.

Presentato in Concorso anche 'Anime Nere' di Francesco Munzi, film tratto dall'omonimo romanzo di Gioacchino Criaco. Nel cast anche Barbora Bobulova e Marco Leonardi.

Ambientato in Calabria, il film racconta la storia di tre fratelli legati alla criminalità organizzata, di una faida sull'Aspromonte sotto l'ombra della 'ndrangheta.

Il regista ha cercato di uscire dallo stereotipo del classico film sulle mafie. "C'è sicuramente la lotta tra clan, le due famiglie che si scontrano nel paese di Africo, dove è ambientato il film, ci sono i traffici illeciti", ha detto Munzi, "Un fratello, Luigi, che fa il lavoro sporco, poi Rocco che invece ha un aspetto più rispettabile e fa l'imprenditore coi soldi illegali, e Luciano che continua a fare il pastore in Aspromonte con le capre mantenendo un legame con la sua terra. Ho cercato di mettere in conflitto i familiari asciugando la storia e facendola uscire dai clichè dei film di genere sulla mafia, definendo così l'archetipo di una tragedia".

Fuori Concorso invece è stata presentata la commedia 'She's Funny That Way', che segna il ritorno a Venezia di Peter Bogdanovich. Nel cast del film Owen Wilson, Jennifer Aniston, Imogen Poots, Kathryn Hahn e Rhys Ifans. Purtroppo erano presenti solo Wilson e la Hahn.

Accolto da grandi applausi, il film racconta della ascesa dell giovane escort Isabella (Potts), amante del famoso regista teatrale Arnold (Wilson), arrivato a New York per mettere in scena uno spettacolo a Broadway che vedrò come protagonisti sua moglie, Delta (Hahn), e Seth, un istrionico divo del cinema (Ifans), in realtà innamorato proprio di Delta. La piece teatrale è scritta da Josh (Will Forte), fidanzato con Jane (Aniston), nevrotica psicoanalista che ha in cura proprio Isabella e un giudice (Austin Pendleton), ossessionato dalla giovane prostituta. Una trama un po' alleniana, tra equivoci e battute a vetriolo che ha divertito e convinto durante la proiezione stampa.

"È un’idea che è nata alla fine degli anni ’90, quando abbiamo deciso di utilizzare uno spunto legato a un film che feci nel 1979, Saint Jack, premiato dalla critica proprio qui a Venezia", ha raccontato Bogdanovich in conferenza stampa, "Per il film usammo delle vere escort che volevano fare le attrici, erano molto brave e decidemmo di dare loro degli altri soldi per farle smettere con la prostituzione. Da questo e dal mio amore per Ernst Lubitsch, in particolare per 'Fra le tue braccia', è nato il film. Lo scrivemmo originariamente per John Ritter e dopo la sua morte lo tenemmo in un cassette fino a quando, conoscendo Owen Wilson, abbiamo capito che avevamo il protagonista giusto". Entusiasta del lavoro Owen Wilson, che ha messo a confronto il protagonista di questo film con quello che ha interpretato in 'Midnight in Paris' di Allen. "È stato molto eccitante poter lavorare con Peter e far parte di un suo film, sono stato felice anche solo per il fatto che mi abbia considerato", ha detto Wilson, "Le somiglianze fra il mio personaggio in questo film e lo sceneggiatore di 'Mindnight in Paris' sono legate più che altro al fatto che sono io che ho messo qualcosa di me in entrambi i personaggi. Se devo parlare di prossimità fra i due film penso semmai al clima stabilito sul set dai due registi. Due gentleman, sempre in aiuto agli attori, senza frenesie, sempre in controllo. Non avevi la sensazione, come talvolta succeed in un set, di dover correre per portare a casa la giornata".
"Mi fa piacere vedere che questo film piaccia, mi piace sentire la gente ridere", ha concluso il regista, "Cary Grant una volta mi disse, "Stattene seduto in fondo e rimani a goderti migliaia di persone che ridono. Fa bene al cuore". Il più grande dono per un regista è far ridere il pubblico e il più grande dono per il pubblico è avere un regista che lo faccia ridere". Parole sante.

giovedì 16 gennaio 2014

Nuove immagini di 'The Amazing Spider-Man 2'

In Italia arriverà il 23 aprile, intanto Total Film posta nuove immagini di 'The Amazing Spider-Man 2', in cui vediamo Electro (Jamie Foxx) e Harry Osborn (Dane DeHaan), Spiderman (Andrew Garfield) in azione e Gwen Stacy (Emma Stone).

Ecco le immagini.








mercoledì 4 dicembre 2013

Nuove immagini di 'The Amazing Spider-Man 2'

Il primo trailer è in arrivo, intanto ecco 5 nuove immagini e il banner con i tre villain, Green Goblin (Dane DeHaan), Electro (Jamie Foxx) e Rhino (Paul Giamatti), di 'The Amazing Spider-Man 2', di Marc Webb.

Il trailer uscirà online il 5 dicembre e sarà proiettato al cinema prima de 'Lo Hobbit: La Desolazione Di Smaug'.
'The Amazing Spider-Man 2' uscirà 2 maggio 2014 negli USA.







mercoledì 6 febbraio 2013

The Amazing Spider-Man 2: la sinossi ufficiale

Sono già iniziate le riprese di 'The Amazing Spider-Man 2', secondo capitolo del reboot sull'Uomo Ragno diretto da Marc Webb.

La Sony ha diramato il comunicato ufficiale sull'inizio delle riprese, con la trama e il cast. Grazie al comunicato arriva la conferma che Paul Giamatti sarà presente nel film, si vociferava che avrebbe interpretato il villain Rhino ma non ci sono conferme al riguardo.

Ecco il comunicato con la trama:


"La Columbia Pictures ha annunciato oggi l'inizio delle riprese di The Amazing Spider-Man 2 a New York. Il film è il primo nella storia del franchise che verrà girato interamente a New York City e nello stato di New York.

Il film vede nel cast Andrew Garfield, Emma Stone, Jamie Foxx, Shailene Woodley, Dane DeHaan, Colm Feore, Paul Giamatti e Sally Field. 

In The Amazing Spider-Man 2, la vita di Peter Parker (Andrew Garfield) è molto intensa – tra lo sconfiggere cattivi nei panni di Spider-Man e passare del tempo con la persona che ama, Gwen (Emma Stone), il diploma di liceo si avvicina. Peter non ha dimenticato la promessa che ha fatto al padre di Gwen di starle lontano, ma non riesce a mantenerla. Le cose cambieranno quando un nuovo villain, Electro(Jamie Foxx), compare, un vecchio amico, Harry Osborn (Dane DeHaan), ritorna, e Peter scopre nuovi indizi sul suo passato."


Intanto Marc Webb posta su twitter la foto di un oggetto di scena proveniente dalle Industrie Oscorp, scrivendo solo "Giorno 2 #Oscorp".


L'uscita di 'The Amazing Spider-Man 2' è fissata al 2 maggio 2014, ovviamente in 3D.



Frra

venerdì 6 luglio 2012

'The Amazing Spider Man' - la recensione


Molti si chiedono se si sentisse veramente il bisogno di un riavvio del franchise dell’Uomo Ragno a soli 5 anni dalla conclusione della trilogia diretta da Sam Raimi. La risposta, per quanto mi riguarda, è no, non se ne sentiva affatto il bisogno. Ma ad Hollywood poco importa tutto ciò; proprio perché i film dell’uomo ragno hanno funzionato così bene 5 anni fa (ovvero incassi sorprendenti) perché non dovrebbero funzionare adesso ? Aspettare ulteriormente significherebbe non sfruttare l’onda. L’effetto dei superhero movie sul pubblico non è destinato a durare per sempre, prima o poi tenderà ad esaurirsi.  Hollywood è un rischio che ovviamente non vuole prendersi. Una formula sinonimo di grandi incassi che funziona così bene da ormai 10 anni fa gola a tutti e non fermerà di certo le case di produzione. Basti pensare che non ha fermato niente e nessuno neppure l’abbandono del regista Sam Raimi con conseguente rifiuto da parte di tutto il cast di proseguire la saga; in pochi mesi infatti è stato trovato un nuovo regista (Mark Webb) e il cast rivoluzionato totalmente.

Ed oggi ecco il nuovo “The Amazing Spiderman” uscire nelle sale pronto a ripartire dalle origini.
Operazione compiuta ? No. Certo il pacchetto è decisamente di ottima fattura, visivamente il film supera i suoi predecessori, vedere il regista di “500 Giorni Insieme” alle prese con un blockbuster e gestire così bene soprattutto le scene d’azione fa strano e stupisce in positivo, poi vedere il nostro eroe volteggiare tra i grattacieli in 3D (la terza dimensione nativa vale il prezzo del biglietto) diciamocelo è una gran figata! Ma se sul profilo tecnico il film soddisfa non funziona nel resto.
Francamente ho trovato molto disturbante il continuo paragonare involontariamente ogni passo del film con il primo Spiderman del 2002, è un'operazione che il tuo cervello fa in automatico ad ogni scena e non puoi evitare la cosa purtroppo. L’errore sta proprio nell’aver deciso di riavviare la saga ad una distanza così breve dal primo film. Quando il film di Sam Raimi rimane ancora ben impresso nelle menti e nei cuori di tutti.
Inoltre non bastano nuovi attori, un processo di svecchiamento, qualche cambiamento qui e là e qualche approfondimento su alcuni aspetti della storia non trattati in precedenza per annullare l’effetto dejàvu che si presenta in molte occasioni.

Non ho trovato nella sceneggiatura quella brillantezza nei dialoghi di cui molti parlavano, quell’atmosfera intima che solo Marc Webb poteva riuscire a creare raccontando la vita di Peter Parker. Anzi credo che nel film manchi proprio un coinvolgimento emotivo con i personaggi, davvero poco sviscerati psicologicamente e incapaci dunque di farsi amare dal pubblico. E’ un film che dà intrattenimento, ma poche emozioni.
Risente anche del trattamento riservato ad alcuni superhero-movie post Batman nolaniano, ovvero calcare la mano sugli aspetti più dark della storia come il tema della morte e farne così un film più cupo. Ma lo stile di Nolan funziona con un supereroe come Batman ma non l’Uomo Ragno. La verità è che l’Uomo Ragno non è un supereroe dark, ed è un grave errore proporlo come tale. Sam Raimi era riuscito a riportare in maniera perfetta l’anima del fumetto con leggerezza, in maniera fresca e divertente e soprattutto mettendoci il cuore riuscendo a valorizzare alla perfezione i sentimenti del personaggio senza intaccare il suo fascino originale.
Probabilmente se ci sarà un sequel con una storia del tutto nuova gran parte dei problemi di questo capitolo non si presenteranno, ma bisogna anche cambiare l’approccio con il personaggio, per il momento le avventure dell’Uomo Ragno, per me, potevano tranquillamente fermarsi cinque anni fa.

Mr.Carrey
Voto: 6

'The Amazing Spider-Man' - commento a caldo


Perché, perché?
Perché Andrew Garfield, perché? ($$$)
Perché Emma Stone, perché? ($$$)
Perché Marc Webb, perché ($$$)
Perché Sally Field, perché? ($$$???)
Perché Martin Sheen, perché? ($$$???)

Perché per tutto il film non ho fatto altro che chiedermi "PERCHE'?"

La risposta a questi perché è una sola.....$$$

E rimane ancora senza risposta la domanda "perché un reboot di Spider-Man? ...Anche se sospetto che sia  $$$



Mat