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venerdì 25 ottobre 2019

[RomaFF14] Honey Boy - la recensione

Honey Boy, pellicola autobiografica scritta da Shia LeBeouf e da lui interpretata, era sicuramente uno dei film più attesi della 14a Festa del Cinema di Roma, forte anche del premio ricevuto al Sundence Film Festival.
La vita di LeBeouf è stata molto travagliata, fra problemi con la polizia, alcol, e un'infanzia difficile, e sembra quasi un controsenso che sia l'attore stesso a mettere in scena la sua infanzia problematica, quel rapporto con un padre difficile, interpretato proprio da Shia LeBeuf. Sceneggiatura e ruolo da co-protagonista, ma non regia che è affidata alla mano sobria e pacata dell'israeliana Alma Har'el.


Diviso in due principali filoni temporali, racconta l'infanzia di Otis, ragazzino attore alter ego di LeBeouf, del suo rapporto con il padre, tossico in molti modi, pregiudicato e del tutto incapace di prendersi cura del figlio, e Otis adulto, in una clinica di disintossicazione, un modo di venire a patti con il suo passato e lasciar andare il rancore verso una figura paterna ben lontana dall'ideale.
Quello che ne esce fuori è un racconto intimo e personale, quasi una sorta di psicoanalisi che Shia LeBeouf fa su se stesso, ritrovandosi a guardare al suo passato con grande realismo e crudezza, con un po' di malinconia, ma mai con rabbia. Sotto questo punto di vista è significativo che l'attore americano si sia ritagliato per sé il ruolo più complicato, non solo cinematograficamente, ma personalmente, quello di suo padre. E a stupire è la performance potentissima che ne deriva. Grandissima prova anche quella di Noah Jupe, il giovane attore interprete di Otis, che buca lo schermo per intensità e maturità.

Ottimo anche il comparto tecnico, dalla regia alla fotografia dai toni caldi, perfetta per rappresentare il microcosmo squallido, quasi claustrofobico, in cui Otis e suo padre vivono, per passare poi a colori più freddi quando si tratta di rappresentare l'Otis adulto che affronta se stesso e il suo passato.
Il contrasto cromatico, le atmosfere oniriche in alcuni punti, contribuiscono a rendere tutto il film come un salto all'interno dell'anima di Shia LeBeouf, come se stessimo spiando il suo vissuto e i suoi traumi, ma anche come se ci stesse mostrando la sua accettazione e la sua risalita, un "ecco, questo è il mio passato e non posso che accettarlo così com'è". 

Intenso e intimo, commovente ma anche genuinamente divertente, con Honey BoyShia LeBeouf si mette a nudo, esplorandosi prima sulle pagine e poi davanti alla macchina da presa, riuscendo perfettamente a bilanciare passato e presente, realtà e cinema. 


domenica 15 maggio 2016

Cannes 2016 - giorno 5

Nel bel mezzo del Concorso irrompono i "nice guys" di Shane Black.

Presentato oggi Fuori Concorso il film The Nice Guys, con Russell Crowe e Ryan Gosling irresistibile coppia protagonista.

Ambientato nella Hollywood degli anni '70, i due attori interpretano un investigatore privato un po' impacciato (Gosling), e un detective duro dai modi spicci (Crowe). Quando i casi a cui stanno lavorando andranno ad intrecciarsi, i due dovranno unire le forze per portare alla luce una cospirazione che coinvolge anche le alte sfere del potere.

Un po' action, un po' noir, un po' commedia, insomma The Nice Guys è buddy movie divertente in pieno stile Shane Black, che ha conquistato la platea, e che ha potuto contare anche su due protagonisti molto affiatati. Anche la conferenza stampa è stata molto divertente, con Russell Crowe e Ryan Gosling che si sussurravano all'orecchio e si rimpallavano battute e commenti.

Una coppia che funziona alla grande e i due attori hanno accolto con piacere il paragone con una coppia che ha fatto storia nel cinema italiano, Bud Spencer e Terence Hill. "Now you're talking! Ora ragioniamo, questo è un grande complimento, grazie davvero", ha risposto Russell Crowe.
Grandi elogi al regista da parte dei due attori. "Sono cresciuto con le storie di Shane Black, come 'Arma Letale', sono particolarmente felice di aver lavorato in un suo film. I personaggi sono scritti benissimo, con tutte le loro imperfezioni", ha dichiarato Ryan Gosling, "è grazie al lavoro di Shane se l’alchimia fra i nostri personaggi funziona". "La cosa migliore di Shane come regista è che lui ha l’abilità, che non hanno in molti, di fidarsi dei suoi attori", ha continuato Russell Crowe, "si fida delle nostre proposte, del fatto che noi attori possiamo capire lo spirito della sua sceneggiatura ed esplorare un po'".
Come si sono preparati per i loro ruoli? "Io mi sono esclusivamente basato sull'ottima sceneggiatura e fidato dei consigli di Shane", ha risposto Gosling, "Insieme a un gigante come Russell è comunque difficile sbagliare". "Nessuna preparazione, nessuna ricerca, solo l’ascolto della musica degli anni ‘70", ha invece risposto Crowe, che poi ha aggiunto di non avere "nessuna fottuta idea di come funzioni il metodo Stanislavsky. Io uso solo il metodo Russell Crowe, da quando ho 16 anni. Non è così complicato... se vuoi fare l’attore, cavatela da solo! Mi piace quello che diceva Laurence Olivier: presentati in tempo, impara le battute, e non inciampare nei mobili". E se lo dice Russell, ci crediamo.

Il film sarà nelle sale dal 1 giugno.

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Presentato in Concorso il nuovo film della regista britannica Andrea Arnold, American Honey, che vede nel cast Shia LaBeouf, Riley Keough, e l'esordiente Sasha Lane.

Il film racconta di un gruppo di ragazzi che girano gli USA con un van, tra droghe e alcol, e cercano di tirare avanti vendendo riviste porta a porta. In particolare il film si concentra su una ragazza di 18 anni, Star, orfana, la madre morta di overdose, che si unisce al gruppetto dopo aver incontrato Jack (LaBeouf). I due insieme fanno scintille ma la ragazza dovrà vedersela con la manager del gruppo, che punisce, anche con punizioni fisiche, chi non riesce a raccogliere abbastanza soldi dalle vendite.

Il film è ispirato all'articolo "Porta a porta, lunghi viaggi e magre ricompense" apparso sul New York Times nel 2007, dopo averlo letto la regista si è interessata a questi ragazzi dalla vita borderline: "Sono andata a sedermi sulla spiaggia e guardavo le migliaia di adolescenti che passavano. Ho praticamente fatto una parte del casting nel parcheggio di un Walmart", ha dichiarato la regista, che proprio lì ha trovato la sua protagonista, Sasha Lane.
Essenziale per il film è la musica, spesso cantata dagli stessi attori, quasi come un karaoke: "La musica è la poesia quotidiana della vita di questi ragazzi", ha spiegato la regista.

Il film non ha convinto del tutto la critica.

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Altro film presentato in Concorso, Mal de pierres di Nicole Garcia, un melodramma con Marion Cotillard e Louis Garrel tratto da un romanzo di Milena Agus, e che ricorda un po' la storia di Madame Bovary.

Al centro del film, ambientato negli anni '50, Gabrielle (Cotillard), donna insoddisfatta dalla propria vita e incastrata in un matrimonio infelice. Ricoverata in una clinica, inizierà un rapporto clandestino con un altro paziente (Garel), una storia che però la porterà quasi alla follia.

La regista del film ha voluto fortemente Marion Cotillard come protagonista, l'attrice però non ha accettato subito, e non solo per una questione di agenda piena: "Avevo molti impegni ma volevo dedicarmi bene al progetto, è un adattamento abbastanza complesso. Avevo bisogno di tempo", ha raccontato l'attrice, "Non avevo letto il libro, ho cominciato direttamente con la sceneggiatura, ma non ero molto convinta. Ci sono molte scene esplicite, poi Gabrielle soffre tantissimo nel film, e io che tendo a somatizzare moltissimo ero scettica sull'accettare o no. Poi però mi sono innamorata della storia, e anche se mi sono presa un anno di riposo Nicole mi ha aspettato".
"Gabrielle è una donna che si trova nella condizione di dover rispettare il suo desiderio e la sua passione, anche se la porta ai limiti dell’oblio. E’ un’esasperazione della grandezza dell’amore e anche di un certo istinto animalesco", ha continuato la Cotillard, "Quando si inizia a lavorare a un film è come essere innamorati. Non vorresti pensarci ma ci pensi comunque tutto il giorno. Non ho un vero e proprio metodo di preparazione, ogni film e ogni regista sono una storia a sé. Ci si informa, ci si chiede anche del passato dei personaggi. Tutte le informazioni sono utili a raggiungere il cuore della storia".

Accoglienza piuttosto fredda per il film da parte della stampa.

lunedì 7 settembre 2015

Venezia 72 - giorno 5 e 6

Una domenica e un lunedì segnato soprattutto dal cinema italiano al Festival di Venezia, ieri Luca Guadagnino con il suo A Bigger Splash, e oggi l'ultimo film di Claudio Caligari, Non Essere Cattivo.

Presentato il secondo film italiano in Concorso, A Bigger Splash di Luca Guadagnino, che vede come protagonisti un quartetto di attori stranieri: Tilda Swinton, Ralph Fiennes, Dakota Johnson e Matthias Schoenaerts.

Remake del francese La Piscine, il film è un thriller che racconta la vacanza a Pantelleria di una rock star, Marianne Lane (Swinton), e il suo compagno, Paul (Schoenaerts). La tranquillità del soggiorno sull'isola viene interrotta dall'improvvisa comparsa di Harry (Fiennes), amico e ex-amante di Marianne, accompagnato dalla figlia-lolita Penelope (Johnson). La vacanza si trasformerà in una discesa nella passione, la gelosia e l'erotismo.

"Quando ho avuto l’idea di girare 'A Bigger Splash', volevo affrontare i sentimenti e il desiderio di quattro personaggi molto diversi tra di loro", ha spiegato il regista durante la conferenza stampa, "con prospettive e visioni del mondo differenti. Nel film, volevo farne deflagrare i sentimenti. Avevo bisogno di uno scenario particolare, caratteristico, unico dove far consumare questa esplosione. Una location particolarmente bella e caratteristica". E la scelta è caduta sull'Isola di Pantelleria, anche se il regista ci ha tenuto a precisare di non averla scelta perché siciliano. "Ho solo seguito il mio istinto", ha detto Guadagnino, "quando mi è venuta l’idea di fare un film su questo quartetto abbandonato in un momento dell’estate. Pantelleria con le sue violenze e contrasti era perfetta. In più è una zona di confine che chiede di essere capita da questi personaggi e richiede una domanda etica". Molti giornalisti in sala hanno chiesto al regista perché ha inserito nel film il tema degli "immigrati", parola che ha provocato la reazione dell Swinton: "Possiamo evitare di chiamarli immigrati? Sono rifugiati di guerra". Affermazione con cui l'attrice si è guadagnata gli applausi della sala.

Tida Swinton, che ha già lavorato con Guadagnino, interpreta una rock star che ha appena subito un intervento alla gola e non parla mai per tutto il film, se non in piccoli sussurri ogni tanto. "Quando Luca mi ha proposto di fare il film ero in un periodo della mia vita in cui non volevo fare cinema e in cui non volevo parlare", ha raccontato l'attrice, "Poi ci siamo confrontati, mi ha spiegato il progetto e volevo farlo. Volevo lavorare con lui, con un cast così eccezionale e girare a Pantelleria. Mi chiedevo “Come posso farne parte senza parlare?” Allora ho proposto a Luca che il mio personaggio fosse quasi muto, e lui ha detto sì. Ed era un buon modo per esprimere la difficoltà di comunicare di questo gruppo di personaggi in lotta".
Una delle scene più riuscite e apprezzate del film vede come protagonista Ralph Fiennes impegnato in un balletto. "Nessuno mi aveva mai chiesto di esprimermi ballando", ha detto l'attore divertito, "non ho potuto far altro che dire grazie. Avevamo solo un giorno per girare la scena, ma avevo fatto delle prove da solo, ascoltando a ripetizione la canzone nell’ipod, così l’abbiamo girata in un solo pomeriggio". Balletto che l'attore ha accennato sia in sala che davanti ai fotografi. Ad interpretare la figlia di Fiennes è Dakota Johnson, che si è aggregata al cast a lavorazione quasi conclusa. "Per me è stato molto interessante far parte di questo film. È stata un’esperienza veloce ed esplosiva", ha detto l'attrice, alla sua seconda conferenza stampa a Venezia, "Penelope è una giovane ragazza iper-intelligente che ha questo strano rapporto con la sua sessualità e sta cercando di capire cosa vuol dire avere un corpo sexy e soprattutto come utilizzarlo. Per certi versi fa paura perché utilizza quest'arma per manipolare le emozioni degli altri e trarne piacere". Inevitabili le domande della stampa sulla sua scena di nudo, per cui l'attrice ha dichiarato tranquillamente di non aver provato nessun tipo d'imbarazzo.

Applausi e fischi hanno accompagnato il film di Guadagnino alla fine della proiezione stampa, fischi a cui il regista era preparato e di cui non si preoccupa affatto. "Dobbiamo sempre fare cinema per prenderci dei rischi, per sondare territori insidiosi, altrimenti perché facciamo cinema?", ha dichiarato il regista durante la conferenza, prendendosi applausi ma anche qualche fischio (di nuovo) da una piccola parte di giornalisti.

Il film sarà distribuito dalla Lucky Red e uscirà il 26 novembre.

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E' passato un po' inosservato ieri, ma al Festival è arrivato anche Shia LaBeouf, per presentare il film Man Down, diretto da Dito Montiel.

Il film racconta di un ex-marine (LaBeouf), che insieme ad un amico, si mette alla ricerca della moglie e del figlio in un'America post-apocalittica, ma dovrà fare i conti con gli errori commessi in passato quando era sotto le armi.

Nel cast anche Jai Courtney, Kate Mara e Gary Oldman (assenti al Lido).

"'Man Down' è un piccolo film che finge di essere grande, e che racconta di una famiglia intrappolata nella storia", così ha spiegato il film il regista, mentre LaBeouf ha dichiarato: "Montiel mi ha proposto il ruolo di Gabriel in un periodo in cui ero di pessimo umore, e quindi interpretare un personaggio così vulnerabile è stata una terapia".

Il film è stato presentato Fuori Concorso.

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Un altro film italiano, stavolta Fuori Concorso (anche se molti l'avrebbero voluto in Concorso), è stato presentato oggi. Si tratta di Non Essere Cattivo, ultimo lavoro di Claudio Caligari, scomparso nel maggio scorso proprio alla fine della lavorazione del film.

Ad accompagnare il film era presente il cast e Valerio Mastandrea, produttore della pellicola ma prima di tutto amico di Caligari, con cui l'attore romano ha girato il film L'Odore della Notte (1998). "Peccato non farlo giudicare a una giuria internazionale, peccato anche per gli attori", ha detto Mastandrea, "Sono amareggiato da questa decisione perché so quello che ci ha messo dentro Claudio, che veniva sul set anche se gli restavano pochi giorni di vita. Ma Claudio c'è. Siamo tutti emozionati, stasera ci si romperanno le acque".

Caligari in trent'anni di carriera ha girato solo tre film, Amore Tossico (1983), L'Odore della Notte, e Non Essere Cattivo, film chiusura di una ideale trilogia del regista. Ambientato a Ostia, il film racconta l'amicizia di due ragazzi, Vittorio e Cesare, che trascorrono le loro giornate tra sballo, corse in macchina, spaccio e piccola malavita.

"È vero, 'Non Essere Cattivo' è un film sull'amicizia di due uomini realizzato grazie all'amicizia tra due uomini ma è anche molto di più", ha continuato un emozionato Valerio Mastandrea, "Intanto perché non è solo grazie a me e a Claudio che si è realizzato questo film, ma grazie anche a tantissimi altri amici comuni, molti dei quali saranno qui stasera per festeggiare: maestranze, lavoratori della postproduzione, persone che normalmente non vengono ai festival ma che invece sono state fondamentali per portare a termine il film". Una pellicola per cui Caligari e Mastandrea hanno lottato, l'attore è arrivato addirittura a scrivere una lettere appello a Martin Scorsese, per chiedere aiuto. "Claudio voleva rappresentare una storia piccola di amicizia, un'amicizia immensa in un contesto sociale che lentamente ti stritola", ha raccontato ancora Mastandrea, "Le latitudini che Claudio esplorava erano sempre le stesse e qui mostra come si può corrompere questo mondo borgataro, attraverso nuove droghe accessibili a tutti e l'illusione che il lavoro sia il fondamento della società. [...] Mi mancherà molto il cinema di Claudio Caligari, quelle tematiche che sono le stesse di Martin Scorsese, Brian De Palma, Francis Ford Coppola - dice Mastandrea - Una volta, stavamo all'Idroscalo di Fiumicino, Claudio si avvicina al monitor e mi dice 'la vedi questa inquadratura? È da Giungla d'asfalto, lo conosci?... No, non l'hai visto'. Facendomi sentire un completo ignorante. Era un continuo fare, parlare, pensare e muoversi fatto di cinema e basta. E questo è quello che mi mancherà di più di Claudio, non il fatto di non poter più recitare nei suoi film, ma non poter parlare di cinema e fare cinema con lui".

Il film, che vede come protagonisti Luca Marinelli e Alessandro Borghi. sarà nelle sale dall'8 settembre.

lunedì 1 giugno 2015

Fury - la recensione

Dopo mesi e mesi di ritardo a causa del fallimento della precedente casa di distribuzione italiana, Fury, nuovo film di guerra con Brad Pitt, arriva finalmente nelle sale.

Aprile 1944, Seconda Guerra Mondiale, gli Alleati sono già sbarcati e puntano decisi verso Berlino. La guerra è al suo culmine. I carri armati tedeschi sono superiori a quelli americani ma c'è chi tiene duro, tra questi il carro armato "Fury" del sergente Don "Wardaddy" Collier e del suo equipaggio, soprannominati "Bible", "Gordo", "Coon-Ass". Una squadra affiatata a cui si unirà il giovane e inesperto "Machine". Il carro armato "Fury", alla testa dei pochi cingolati rimasti, viene mandato dietro le linee nemiche, verso un paesino isolato, per difendere un importante crocevia. Una volta rimasti soli con il loro carro armato, decidono di restare a combattere fino alla fine.

Pregi e difetti per il quinto film di David Ayer. Fury si rifà palesemente ai grandi classici dei film di guerra americani. Spogliato di tutto, alla base della trama c'è un'idea molto semplice: il rapporto fra esseri umani, in una situazione estrema come la guerra, vista da un luogo claustrofobico come l'interno di un carro armato. Fury è un film tradizionalista, patriottico, violento, "sporco" ed eroico, ma non sempre Ayer riesce a dosare bene gli ingredienti. Eccedere nella violenza, con visi spappolati e corpi schiacciati, non significa automaticamente rendere il film più realista, così come allungare troppo le parentesi di intimità in contrasto con i modi rudi e "ignoranti" dei soldati, non sempre aumenta l'emotività di una scena. L'impressione è che, in alcuni punti della storia, Ayer si sia fissato più sulla voglia di provocare una reazione nel pubblico, attraverso immagini forti  e sanguinolente, piuttosto che sullo sviluppo della storia, che procede a strappi per tutta la durata del film.
Un vero peccato l'andamento incerto perché sotto il punto di vista tecnico il film è davvero ben fatto, e nelle parti in cui le scene sono supportate dalla sceneggiatura, la pellicola funziona bene. Molto bella la fotografia, ottimi gli effetti visivi e sonori.

Il vero punto forte del film però sono i protagonisti, capitanati da un Brad Pitt - ancora un po' tenente Aldo Raine (Bastardi Senza Gloria) - solido e convincente nei panni di un uomo al comando angosciato dal suo ruolo. Accompagnato come sempre dalla sua grande presenza scenica, Pitt offre un'interpretazione che ricorda molto i protagonisti dei film di guerra americani degli anni '50/'60.
Accanto a Pitt troviamo Michael Pena e Jon Bernthal, nei panni di "Gordo" e "Coon-Ass", dei cinque sono i personaggi meno approfonditi ma i due attori offrono delle interpretazioni convincenti, entrambi capaci di lasciarsi alle spalle il ruolo da "macchietta" che la sceneggiatura, nelle sue sottotrame poco riuscite, sembra volergli cucire addosso.
Davvero molto bravo Logan Lerman, un attore giovane che sta dimostrando di essere in grado di adattarsi a ruoli e generi diversi. Nel film interpreta con grande intensità l'ultimo arrivato, "Machine", soldato arruolato come tipografo che si ritrova dentro un carro armato, senza un minimo di esperienza e riluttante nel voler uccidere. Cambierà presto idea grazie al sergente Collier in una delle scene più riuscite del film. Complimenti a parte li merita Shia LaBoeuf, attore di cui purtroppo si è parlato troppo per fatti privati e poco per le sue capacità. LaBoeuf è molto bravo e a volte si rischia di dimenticarlo. Intenso e "spirituale" - non a caso il suo soprannome è "Bible"-, calato anima e corpo nel personaggio, nel film offre una delle sue migliori interpretazioni in assoluto.

Alla fine, grazie a un cast più che indovinato e ottime scene di guerra, Fury riesce a coinvolgere lo spettatore, purtroppo però non riesce a mantenersi su un livello alto per tutta la sua durata. Ayer in alcuni momenti si perde, ed è un peccato. Rimane un buon film che però aveva i presupposti per essere qualcosa in più.

mercoledì 11 dicembre 2013

Nuove immagini promozionali per Nymphomaniac!

Una manciata di nuove immagini da Nymphomaniac, il nuovo film del controverso regista di Antichrist e Melancholia, Lars Von Trier.

Questa la sinossi ufficiale:
Nymphomaniac è la selvaggia e poetica storia del viaggio erotico di una donna, dalla sua nascita all’età di 50 anni, raccontato da Joe, la protagonista, che si definisce lei stessa una ninfomane.
La notte di un freddo inverno il vecchio e affascinante scapolo Seligman trova Joe, che è stata picchiata in un vicolo. La porta nel suo appartamento dove le cura le ferite e le chiede dettagli sulla sua vita. Lui ascolta molto attentamente mentre Joe, attraverso 8 capitoli, racconta la sua storia lussureggiante e multi sfaccettata, ricca di interazioni e incidenti di percorso.

Ed ecco le nuove immagini:


Nel cast troviamo: Charlotte Gainsbourg, Stellan Skarsgård, Shia LaBeouf, Jamie Bell, Connie Nielsen, Christian Slater, Uma Thurman e Willem Dafoe.

venerdì 1 novembre 2013

Nuova clip senza censure di Nymphomaniac!

Uscirà il 25 dicembre il nuovo film di Lars von Trier 'Nymphomaniac', un film che fa già discutere di se'.
Dopo i primi teaser trailer e i poster introduttivi dei personaggi, ecco una nuova clip senza censure!


Nel cast troviamo Charlotte Gainsbourg, Stellan Skarsgård, Christian Slater, Uma Thurman, Willem Dafoe, Shia LaBeouf, Jamie Bell e Connie Nielsen.