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sabato 12 settembre 2020

Madonna al lavoro su un biopic autobiografico insieme a Diablo Cody

"Cosa fai quando sei costretta in casa con diversi infortuni? Scrivi una sceneggiatura con Diablo Cody su...". Così, più di un mese fa, Madonna ha dato il primo indizio su Instagram, che i fan hanno subito colto al volo e, nel corso delle settimane successive, post dopo post, è stato sempre più chiaro cosa stava facendo: Madonna sta scrivendo il suo biopic.

La Regina del Pop ha pubblicato diverse foto e video in cui la vediamo al lavoro sulla sceneggiatura insieme al premio Oscar Diablo Cody (Juno). Poche ore fa le due hanno fatto una diretta online in cui sono stati rivelati alcuni dettagli sulla storia, che a quanto pare coprirà un arco molto ampio della sua lunghissima carriera: gli esordi con pochissimi soldi in tasca, il gruppo di amici più intimi di Madonna, come gli artisti Keith Haring e Basquiat, il "voguing", la creazione di una delle sue canzoni più leggendarie, "Like a Prayer", con la controversa vicenda Pepsi, che licenziò la cantante dopo la messa in onda del video nel 1989 (che le costò anche la sua prima scomunica dal Vaticano), la lavorazione di Evita. Non si sa fino a dove arriverà a raccontare, quello che è certo è che racconterà anche momenti privati, che verranno trattati con il classico umorismo in "stile Diablo Cody" come il rapporto con la sorella Paula, descritto come ricco di "ironia asciutta e sarcastica".

Per il momento sono state scritte 107 pagine di script, per un film che durerà intorno alle due ore e non sarà un musical.

"Parleremo di Andy Warhol, Keith Haring e Jean-Michel Basquiat, e Martin Burgoyne… e di com'era crescere come artista a Manhattan, downtown, nel Lower East Side nei primi anni ottanta", ha dichiarato Madonna durante la diretta, "Onestamente, è stato uno dei momenti più belli della mia vita e anche uno dei peggiori. Spero di riuscire a restituire o esprimere quant'è stato eccitante per me, in ogni modo possibile. [...] Ci sarà una splendida scena in cui scrivo Like a Prayer con Pat Leonard, fino alla fine, fino alla devastante esperienza con la Pepsi. [...] Non sarà un musical. Ovviamente ci sarà molta musica, e l’attrice che mi interpreterà dovrà cantare molte mie canzoni, ma nei momenti in cui è giusto che si canti".

Madonna e Diablo Cody scherzano molto nei video pubblicati, soprattutto commentando i look più iconici della carriera della cantante, come il famoso completo con reggiseno a cono disegnato da Jean Paul Gaultier per il Blond Ambition Tour
Molta attenzione sarà riservata alla scelta dell'attrice. Scegliere il volto che dovrà interpretare un icona della storia della musica come Madonna, uno dei volti, dei personaggi, più riconoscibili della storia della cultura moderna, una che ha cambiato look e stile continuamente anticipando ogni volta i tempi della moda, non sarà facile. Al momento non c'è nessun nome certo ma alcuni rumor riportano un certo interesse per Julia Garner (Ozark).

In passato, più di una volta, qualcuno ha tentato di far partire un progetto che raccontasse la vita e la carriera mastodontica di Madonna, e ogni volta finiva con un nulla di fatto. Un paio di anni fa sembrava che un biopic fosse effettivamente in lavorazione ma tutto venne fermato dalla stessa Madonna che disse: "Solo io so come sono andate le cose, solo io posso raccontarle". Ha mantenuto la parola.

venerdì 25 ottobre 2019

[RomaFF14] Honey Boy - la recensione

Honey Boy, pellicola autobiografica scritta da Shia LeBeouf e da lui interpretata, era sicuramente uno dei film più attesi della 14a Festa del Cinema di Roma, forte anche del premio ricevuto al Sundence Film Festival.
La vita di LeBeouf è stata molto travagliata, fra problemi con la polizia, alcol, e un'infanzia difficile, e sembra quasi un controsenso che sia l'attore stesso a mettere in scena la sua infanzia problematica, quel rapporto con un padre difficile, interpretato proprio da Shia LeBeuf. Sceneggiatura e ruolo da co-protagonista, ma non regia che è affidata alla mano sobria e pacata dell'israeliana Alma Har'el.


Diviso in due principali filoni temporali, racconta l'infanzia di Otis, ragazzino attore alter ego di LeBeouf, del suo rapporto con il padre, tossico in molti modi, pregiudicato e del tutto incapace di prendersi cura del figlio, e Otis adulto, in una clinica di disintossicazione, un modo di venire a patti con il suo passato e lasciar andare il rancore verso una figura paterna ben lontana dall'ideale.
Quello che ne esce fuori è un racconto intimo e personale, quasi una sorta di psicoanalisi che Shia LeBeouf fa su se stesso, ritrovandosi a guardare al suo passato con grande realismo e crudezza, con un po' di malinconia, ma mai con rabbia. Sotto questo punto di vista è significativo che l'attore americano si sia ritagliato per sé il ruolo più complicato, non solo cinematograficamente, ma personalmente, quello di suo padre. E a stupire è la performance potentissima che ne deriva. Grandissima prova anche quella di Noah Jupe, il giovane attore interprete di Otis, che buca lo schermo per intensità e maturità.

Ottimo anche il comparto tecnico, dalla regia alla fotografia dai toni caldi, perfetta per rappresentare il microcosmo squallido, quasi claustrofobico, in cui Otis e suo padre vivono, per passare poi a colori più freddi quando si tratta di rappresentare l'Otis adulto che affronta se stesso e il suo passato.
Il contrasto cromatico, le atmosfere oniriche in alcuni punti, contribuiscono a rendere tutto il film come un salto all'interno dell'anima di Shia LeBeouf, come se stessimo spiando il suo vissuto e i suoi traumi, ma anche come se ci stesse mostrando la sua accettazione e la sua risalita, un "ecco, questo è il mio passato e non posso che accettarlo così com'è". 

Intenso e intimo, commovente ma anche genuinamente divertente, con Honey Boy, Shia LeBeouf si mette a nudo, esplorandosi prima sulle pagine e poi davanti alla macchina da presa, riuscendo perfettamente a bilanciare passato e presente, realtà e cinema. 


mercoledì 29 agosto 2018

Mary Shelley - la recensione

Mary, figlia di una suffragetta e di un filosofo, non è una ragazza come le altre, è colta e si rifugia in un cimitero per scrivere romanzi che poco o nulla hanno a che vedere con le storie d'amore.
Durante un soggiorno in campagna incontra Percy Shelley, un poeta romantico, se ne innamora e fugge con lui portandosi dietro la sorella minore.
Fra alti e bassi, miseria e ricchezza, i tre vengono ospitati da Lord Byron, il quale sfida Mary e Percy a una gara di scrittura, per la quale Mary scriverà "Frankenstein", il capolavoro che l'ha resa immortale.


La pellicola del regista Haifaa al-Mansour si rivela subito avere due facce: la prima, quella che a torto è stata più pubblicizzata, è quella di commedia romantica, un po' Jane Austen, un po' Charlotte Bronte, la seconda invece è la principale e anche la più riuscita, ovvero quella che racconta la storia di emancipazione di Mary, una ragazza stretta nelle convenzioni sociali e spesso schiacciata dalle due figure maschili (il padre e Percy) più importanti della sua vita, che non sempre riescono a capirla pienamente.
Da questo punto di vista, la storia di come Mary arriva a scrivere uno dei romanzi più importanti della letteratura mondiale, diventa una storia di femminismo quasi esemplare, in cui la donna arriva a esprimere se stessa senza dover rinunciare alla propria femminilità, ma anzi dimostrando di poter lasciare il segno senza mai smettere di essere donna.
Elle Fanning ha il volto adatto e l'espressività giusta per essere molto convincente e in generale tutto il cast fa un ottimo lavoro, così come la regia e il comparto tecnico.
Purtroppo la componente più prettamente romance non è altrettanto efficace e a volte il tutto si perde un po' troppo in smancerie, senza riuscire mai a delineare la psicologia degli altri personaggi, su tutti Percy Shelley che avrebbe meritato maggiore attenzione come contraltare di Mary.


In definitiva, non certo un film indimenticabile ma un biopic molto godibile su una scrittrice spesso sovrastata dal successo del suo stesso romanzo, la cui importanza come donna e come esempio di emancipazione è stata finalmente riconosciuta.

sabato 14 luglio 2012

Chrisian Bale e Nicolas Cage saranno Tesla ed Edison ?


Christian Bale terminata la saga dell'uomo pipistrello, con il terzo capitolo in prossima uscita, è attualmente impegnato nelle riprese del nuovo film di Terrence Malik. In futuro potrebbe andare ad interpretare in "Ruler of the World" nient'altro che Nikola Tesla il famoso fisico che rivoluzionò l'elettricità e che per il suo eccentrico comportamento e i grossi debiti cadde in disgrazia morendo nel 1943 in totale povertà. Probabilmente ad affiancare Bale ci sarà proprio lui Nicolas Cage che vestirà i panni del noto inventore Thomas Edison. La regia probabilmente sarà affidata a Mike Newell, mentre la sceneggiatura è stata firmata da Vladimir Rajčić.
Il film uscirà nelle sale nel 2013.

Mr.Carrey

mercoledì 11 luglio 2012

'Soul Surfer' (inedito al cinema) - la recensione


Bethany Hamilton è nata alle Hawaii ed è cresciuta fin da piccola a stretto contatto con l'oceano e le onde. Proprio in acqua tra le onde ha da sempre coltivato la passione per il surf, trasmessa dai genitori (Dennis Quaid ed Helen Hunt) e dai due fratelli maggiori.
A 13 anni Bet si prepara alle gare regionali; trovato lo sponsor, il suo sogno più grande, ovvero quello di diventare una surfista professionista, sembra prossimo ad avverarsi. Ma il destino, quando le cose sembrano andare per il verso giusto, si sà, gioca sempre dei gran brutti scherzi. Infatti una mattina, durante l'allenamento in vista delle gare, una tragedia darà una radicale battuta d'arresto ai sogni e alla felicità della talentuosa surfista. L'attacco di uno squalo le costerà un braccio. Salva praticamene per miracolo Bet capirà che la vita non è più quella di prima e sarà dura riuscire ad imparare ad accettarla. Gli ostacoli saranno tanti, ma la determinazione di Bett, la passione per il surf e l'amore della famiglia la aiuteranno a tornare sulla cresta dell'onda.

La reale trama di questo film ai tempi dell'uscita del primo trailer fu inspiegabilmente celata dietro le immagini edulcorate di quello che sembrava essere un mero teen movie sul surf uscito da Disney Channel. In realtà il film è un vero e proprio drammone, commovente e dall'alto tasso lacrimevole, per niente leggero e spensierato come chiunque avrebbe scommesso. 
E' un film sul coraggio, sulla determinazione, sul mai arrendersi di fronte ai grandi ostacoli della vita. E Bet è l'emblema di tutto ciò. Nei brutti momenti a volte bisogna imparare a guardare le cose da un'altra prospettiva per riuscire a trovarne un senso e uscirne a testa alta. "Soul Surfer" è quindi un film che punta al cuore dello spettatore in maniera efficace, carico di messaggi positivi e buoni sentimenti. Il tutto condito in salsa hollywoodiana, impacchettato come solo in america sanno fare. Alcuni storceranno il naso e rischieranno il diabete di fronte ad un eccessiva stucchevolezza, di fronte ad alcune frasi che suonano finte e studiate a tavolino. Altri, come il sottoscritto, invece riusciranno a chiudere un occhio consapevoli che la storia di Bethany Hamilton è vera più che mai (le immagini della reale Bet nei titoli di coda certificano la veridicità di gran parte delle situazioni del film). E' una consapevolezza che rafforza la vicenda raccontata. Chi è di questo avviso, durante la visione, riuscirà a mettere da parte i difetti e ad individuarne i pregi, che ci sono. Come la sequenza al cardiopalma dell'incidente, con un montaggio micidiale propulsore di angoscia e che mette in risalto la personalità di un regista apparentemente anonimo. O ancora l'ottima prova dell'intero cast, con una nota di merito alla bravissima protagonista AnnaSophia Robb, che già ai tempi di "Un Ponte di Terabithia" diede segnali di talento recitativo.
 In conclusione se il Surf è uno sport che vi fa impazzire (il mio giudizio è un pò di parte per questo, lo ammetto) e pensate che ogni tanto si senta il bisogno di questi film che mirano dritti al cuore, e che stranamente riescono ancora ad emozionare sebbene seguano da sempre gli stessi canoni e stereotipi di un registro classico ormai stra abusato, allora "Soul Surfer" fa per voi.

Voto: 7
Mr.Carrey