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mercoledì 29 agosto 2018

Mary Shelley - la recensione

Mary, figlia di una suffragetta e di un filosofo, non è una ragazza come le altre, è colta e si rifugia in un cimitero per scrivere romanzi che poco o nulla hanno a che vedere con le storie d'amore.
Durante un soggiorno in campagna incontra Percy Shelley, un poeta romantico, se ne innamora e fugge con lui portandosi dietro la sorella minore.
Fra alti e bassi, miseria e ricchezza, i tre vengono ospitati da Lord Byron, il quale sfida Mary e Percy a una gara di scrittura, per la quale Mary scriverà "Frankenstein", il capolavoro che l'ha resa immortale.


La pellicola del regista Haifaa al-Mansour si rivela subito avere due facce: la prima, quella che a torto è stata più pubblicizzata, è quella di commedia romantica, un po' Jane Austen, un po' Charlotte Bronte, la seconda invece è la principale e anche la più riuscita, ovvero quella che racconta la storia di emancipazione di Mary, una ragazza stretta nelle convenzioni sociali e spesso schiacciata dalle due figure maschili (il padre e Percy) più importanti della sua vita, che non sempre riescono a capirla pienamente.
Da questo punto di vista, la storia di come Mary arriva a scrivere uno dei romanzi più importanti della letteratura mondiale, diventa una storia di femminismo quasi esemplare, in cui la donna arriva a esprimere se stessa senza dover rinunciare alla propria femminilità, ma anzi dimostrando di poter lasciare il segno senza mai smettere di essere donna.
Elle Fanning ha il volto adatto e l'espressività giusta per essere molto convincente e in generale tutto il cast fa un ottimo lavoro, così come la regia e il comparto tecnico.
Purtroppo la componente più prettamente romance non è altrettanto efficace e a volte il tutto si perde un po' troppo in smancerie, senza riuscire mai a delineare la psicologia degli altri personaggi, su tutti Percy Shelley che avrebbe meritato maggiore attenzione come contraltare di Mary.


In definitiva, non certo un film indimenticabile ma un biopic molto godibile su una scrittrice spesso sovrastata dal successo del suo stesso romanzo, la cui importanza come donna e come esempio di emancipazione è stata finalmente riconosciuta.

venerdì 22 settembre 2017

L'Inganno - la recensione

Torna Sofia Coppola, a quattro anni di distanza da Bling Ring, e sembra tornare alle origini della sua filmografia, a quel Il Giardino delle Vergini Suicide che sapeva dosare meravigliosamente inquietudine e leggiadria.

Nel bel mezzo della Guerra di Secessione Americana, con i cannoni che risuonano il lontananza, siamo introdotti in un mondo sospeso, quasi ultraterreno, in cui il bianco virginale degli abiti delle donne è abbagliante in contrasto con il sangue portato dal soldato nordista interpretato da Colin Farrell.
Siamo di fronte a una sorta di fiaba distorta, e infatti la scena iniziale è proprio quella di una bambina da sola nel bosco che si imbatte in quello che potremmo definire un "lupo", e impietosita lo porta con sé, ferito e sanguinante, nel collegio in cui risiede insieme ad alcune altre ragazze e due istitutrici.
Qui la presenza maschile funge da catalizzatore affinché l'equilibrio precario si rompa: le donne, dalle bambine fino alla più anziana, sono inesorabilmente attratte da lui, non riescono a tenervisi lontane, scatenando un malsano circolo di gelosie e inganni.
Ma la genialità del film sta nel ribaltamento della fiaba classica. Il lupo diventa vittima, prigioniero inerme di un gruppo di donne solo apparentemente pure, e allora anche la fotografia si fa più scura e la regia più cupa, fino allo sfociare nel thriller più teso.

Il cast, guidato da una sempre magistrale Nicole Kidman, fa un lavoro pazzesco, da Kirsten Dunst a Elle Fanning, e anche Farrell stupisce positivamente.

Il film ha vinto il premio per la regia allo scorso festival di Cannes e non ci stupiremmo di vederlo in corsa ai prossimi Oscar, perché Sofia Coppola questa volta riesce a centrare in pieno tutti i punti, confezionando il suo miglior film dai tempi di Marie Antoinette.

domenica 18 giugno 2017

How to Talk to Girls at Parties - la recensione

Londra, 1977. Mentre in città si festeggia il Giubileo della Regina, Enn e i suoi amici si imbucano a una festa dopo essere stati a un concerto punk. Qui si imbattono in bellissime ragazze e personaggi insoliti, senza sapere che quelle persone non sono altro che extraterrestri in visita sulla Terra.


Dal racconto breve dello scrittore Neil Gaiman, già trasposto in fumetto da Gaiman stesso, John Cameron Mitchell trae un film intero, ampliandone la storie e le possibilità, donando un background ai personaggi e un "cosa accade dopo" alla festa aliena. Non è facile inquadrare How to talk to girls at parties perché niente di quello che si vede sullo schermo è lineare: non è lineare la storia, non lo sono i personaggi, non lo è la regia.

Come in un videoclip punk le immagini veloci, frenetiche, sfocate ci introducono alla periferia londinese e alla sottocultura che stava nascendo proprio in quegli anni, popolata di figure eccentriche. Umani e alieni si confondono, tanto che gli extraterrestri non appaiono così insoliti nonostante l'assurdo sia una costante nella loro rappresentazione. E poi, sotto tutto il contorno di stranezze, c'è una storia d'amore semplice e fresca, quella fra il timido Enn e l'aliena Zan, personaggio sopra le righe eppure tremendamente adorabile nella sua ingenuità, magnificamente interpretato da Elle Fanning.
Quel che si percepisce più chiaramente è il divertimento, quanto regista, produttori, costumisti e l'intero cast si siano divertiti nel girare questo film, in particolare colpisce un'insolita Nicole Kidman regina del punk (meravigliosa, con quel trucco e quei costumi ricorda un po' David Bowie in Labyrinth) e Ruth Wilson, algida e sensuale aliena dal costume decisamente insolito, e Matt Lucas (che i fan di Doctor Who riconosceranno sicuramente), a tratti inquietante.

Il comparto tecnico è di altissimo livello, musica, suoni e colori sono trascinanti, ma ciò che davvero coinvolge è la magia della storia, anche quando non si sa bene cosa stia succedendo ecco che Enn e Zan tornano a essere semplicemente due ragazzi innamorati.
Sicuramente siamo di fronte a un film che è molto lontano da essere perfetto, che sembra essere stato fatto più per se stessi che per il pubblico, eppure l'impressione è che potrebbe diventare un cult underground, un po' Rocky Horror (che spesso ricorda nella follia straniante di una festa popolata di alieni), un po' Across the Universe, un po' Guida Galattica per Autostoppisti, ma senza somigliare davvero a nulla se non a se stesso.
C'è tanto Gaiman ma c'è anche tanto Mitchell, e se si è disposti a lasciar perdere qualsiasi logica, si esce dalla sala divertiti tanto quanto si sono divertiti loro a girarlo.



mercoledì 24 maggio 2017

Festival di Cannes 2017 - giorno 8

E' il giorno di uno dei film più attesi del festival e del Concorso. E' il giorno di Sofia Coppola e il suo The Beguiled, con Elle Fanning, Nicole Kidman, Kirsten Dunst e Colin Farrell.

Adattamento del romanzo "A Painted Devil", e remake de La notte brava del soldato Jonathan (1971), il nuovo film di Sofia Coppola ha convinto il festival ricevendo una bella accoglienza da parte della critica e ottime recensioni.

Ambientato nella Virginia della Guerra di Secessione, il film racconta di un soldato nordista ferito che viene accolto in un piccolo collegio femminile del sud. Il soldato viene curato e accudito, quasi coccolato, ed essendo l'unico uomo della casa attira molto l'attenzione delle fanciulle. L'uomo inizia a flirtare con tutte e finisce per ferirle, scatenando la gelosia incontrollata delle ragazze che faranno gruppo e si scaglieranno tutte contro di lui.

Quello di Sofia Coppola è un film diverso dagli ultimi lavori della regista, The Beguiled (che in Italia sarà intitolato L'Inganno) è un film grottesco, macabro, cinico, tecnicamente ottimo e con una fotografia suggestiva.
All'ingresso in sala stampa sono stati molto applauditi sia il cast che la regista, che ha subito spiegato il rapporto sia col romanzo che con il film del 1971. "La mia produttrice Anne Ross mi ha detto: devi vedere il film di Don Siegel e fare una tua versione del libro", ha raccontato Sofia Coppola, "Ho seguito il suo consiglio, ho visto 'La notte brava del soldato Jonathan' e mi è rimasto in mente per molto tempo. In quel film la storia veniva narrata da un punto di vista maschile, così ho pensato che avrei potuto cambiare prospettiva e raccontarla da un punto di vista femminile". E se i toni del film sono diversi dal solito, a tornare è un tema da sempre caro alla Coppola: le donne, le ragazze, il punto di vista femminile. "Non so se il mio sia un film che parla di emancipazione femminile, potete interpretarlo come preferite", ha detto la regista, "Più di ogni altra cosa, desideravo parlare di guerra fra i sessi, cosa che spero di aver raccontato in maniera divertente. E poi mi interessava rappresentare donne di diverse età e lavorare con attrici di diverse età. Mi interessava la visione di questa donne diverse tra loro e isolate, e capire cosa accadeva quando ci si mette di mezzo un uomo. E anche la guerra di ruoli che si viene a creare tra uomini e donne".
Tornando sul confronto tra i due film, la regista ha poi rivelato un evento organizzato da Quentin Tarantino: "Non volevo fare un vero proprio remake. Ma vedremo i due film a Hollywood, perché il mio caro amico Quentin ha organizzato una doppia visione, per mostrare due versioni della stessa storia".

Unico uomo in mezzo a un cast di sole donne è Colin Farrell. "Per me questo film è stato un lungo viaggio in mezzo a una marea di corsetti", ha detto l'attore, "Mi ha fatto un immenso piacere lavorare circondato da donne così straordinarie, creative, talentuose. Mi sentivo a mio agio sul set, avevo fiducia in Sofia, ma francamente non sapevo cosa sarebbe venuto fuori da un'esperienza che mi sembrava folle. Mi piace essere diretto dalle donne e mi piace che il punto di vista della storia sia femminile". Inevitabile il paragone con Clint Eastwood, protagonista del film del 1971. "Il film di Siegel l'avevo visto anni fa e ne ero rimasto turbato ma non ho cercato di rifare Clint Eastwood", ha dichiarato Farrell, "Non ho avuto l’opportunità di incontrarlo, è un uomo molto impegnato! Clint era straordinario e inimitabile, ma sono stato molto felice di poter mantenere la mia origine irlandese, il mio accento. Ho inventato una piccola backstory per il mio personaggio".

Ad interpretare la direttrice del collegio è Nicole Kidman, al suo quarto (e ultimo) titolo in questo festival, che riguardo il suo personaggio ha detto: "Si tratta di una storia di sopravvivenza. Il mio personaggio ha la responsabilità di un gruppo di ragazze e le vuole proteggere. Proviene da un posto carico d’amore...poi è arrivato lui [Colin Farrell] e ha rovinato tutto. Voglio dire, non potevamo certo procreare, ma stavamo bene!". Due dei titoli con cui la Kidman è al festival quest'anno sono diretti da donne, la serie Top of the Lake di Jane Campion e il film della Coppola. "Credo che ci sia un'impronta femminile forte in questo film e, mi dispiace dirlo, non penso che un uomo avrebbe dato lo stesso apporto. Oggi qui abbiamo Jane Campion e Sofia Coppola ma non dobbiamo dimenticare le statistiche", ha dichiarato l'attrice, "lo scorso anno circa il 4% dei film prodotti dalle major sono stati diretti da donne. Tutti dicono che le cose stanno cambiando e forse è vero, ma ancora troppo lentamente. Noi come interpreti dobbiamo sostenere le registe donne, questo è ormai un dato di fatto".

Per Nicole Kidman e Colin Farrell è stata la prima volta con Sofia Coppola, Elle Fanning e (soprattutto) Kirsten Dunst avevano già lavorato con la regista. "Stavolta però mia madre non era sul set", ha scherzato Elle Fanning ricordando il film Somewhere (2010), "stavo diventando diciottenne quando ho fatto il film ed era un momento particolare nella mia vita. E poi c'era Kirsten, è mia amica, mi sentivo al sicuro". Per Kirsten Dunst invece è stata la quarta collaborazione con la regista (senza contare il cameo in Bling Ring), non ci ha messo molto l'attrice ad accettare la sua proposta: "Non sapevo molto del progetto, ma per Sofia reciterei anche l'elenco del telefono!".

Sfiorato anche il tema Netflix e il rapporto tra Sofia Coppola e i film ad alto budget, a cui la regista non chiude la porta a prescindere. "Ho girato in 35mm e ne sono molto orgogliosa. Spero che la gente lo veda al cinema, noi giriamo pensando al frame grande, non al cellulare. E’ la sua dimensione ideale e penso che farsi rapire dallo schermo sia una cosa molto rara al giorno d’oggi, con lo stile di vita moderno che conduciamo", ha dichiarato la regista, "Mi piace girare film a basso budget dove ho il potere di fare le cose nel modo in cui voglio. Ma mai dire mai".

Il film sarà nelle sale italiane dal 14 settembre.

venerdì 20 maggio 2016

Cannes 2016 - giorno 10

Concorso agli sgoccioli, sono stati presentati oggi due dei film più attesi del festival, The Last Face di Sean Penn, e soprattutto The Neon Demon di Nicolas Winding Refn. Entrambi hanno suscitato reazioni molto forti da parte della critica.

Una cosa è certa, Nicolas Winding Refn non è un regista che passa inosservato, il suo ultimo lavoro, The Neon Demon, è uno di quei film che non lasciano indifferenti, e infatti la proiezione stampa si è conclusa tra fischi e applausi.

Il film racconta il tentativo di ascesa della diciottenne Jesse (Elle Fanning) nel mondo della moda. Dopo essersi trasferita dalla provincia a Los Angeles, Jesse dovrà fare i conti con l'invidia, e poi con la violenza, delle sue colleghe modelle.

Un horror patinato con una colonna sonora travolgente, un film super glamour, dalle tinte molto forti, quasi splatter, estremo più di quanto Refn abbia fatto fino ad oggi, e di conseguenza non adatto a tutti i palati, viste le scene estreme, anche di cannibalismo e necrofilia.
Nicolas Winding Refn l'ha definito una fiaba dark, horror per teenager, in cui il regista ha dato sfogo alle sue ossessioni, senza censura: "C'è sicuramente qualcosa di perverso nel sessualizzare tutto, ho cercato di analizzare questo percorso. In Drive parlavo di mascolinità. Only God Forgives era l’abbandono della mascolinità e il ritorno nel ventre materno. Qui invece do sfogo alla mia personale ossessione: quella di essere una ragazza di sedici anni".
Il regista non avrebbe mai potuto fare il film senza Elle Fanning. "Tutto è partito da Elle", ha raccontato il regista, "Le ho parlato e mi sono reso conto che lei è ciò che sarei stato io se fossi stato femmina. Ho detto "oh mio dio. Sei me! Vogliamo fare un film insieme?"". Un ruolo molto impegnativo per la giovane attrice. "Di solito vengo associata a ruoli spensierati, questo è il mio film più dark", ha detto Elle Fanning, "Amo scegliere ruoli sempre diversi. Il personaggio mi somiglia, le capita quello che è capitato a me. Venire dalla provincia e trovarsi immediatamente proiettata tra le luci della città, le feste".

Del cast anche Keanu Reeves, del quale il regista ha detto: "Solo vederlo infilare il coltello nella gola di qualcuno è fantastico, è un fottuto re!". Poi Jena Malone, che si è prestata a girare scene molto estreme, come ha raccontato lo stesso Refn: "Jena è meravigliosa, con lei abbiamo girato la scena della necrofilia, in un vero obitorio di Los Angeles, in mezzo a cadaveri reali, per entrare nell'atmosfera. A un certo punto ci siamo dovuti allontanare perché stava arrivando un nuovo cadavere. Jena ha voluto che le parlassi durante quella sequenza. Si è creata una escalation necrofila fortissima, e ho capito subito, al secondo giorno di riprese, che avevamo trovato Ruby, il personaggio di Jena".
Il tema della necrofilia, come quello del cannibalismo, è stato contestato da una parte della stampa che ha considerato alcune scene del film davvero troppo estreme. Il regista però non si fa problemi al riguardo, anzi ha tranquillamente parlato dell'aspetto "erotico" della necrofilia, come stadio più estremo del mondo in cui viviamo. "Sesso e violenza, istinti primari. E’ terrificante pensare a un mondo dove la bellezza è l’unica cosa che conta, un’ossessione che cresce e che ha a che fare solo con il modo in cui sei nato", ha dichiarato Refn, "Ma è anche affascinante, emozionante. E’ quello che scrivete tutti i giorni o dichiarate alla tv. E la definizione di bellezza mano mano si va stringendo. Ho due figlie e trovo tutto questo molto spaventoso. La necrofilia rappresenta l’ultimo stadio di questo mondo". E sui fischi e la reazione della stampa, Refn ha dichiarato: "Io credo che un film debba dividere. E’ tutto basato sulle reazioni, sulla discussione. Se non stiamo qui a discutere dei film, che ci stiamo a fare?".

Nelle sale italiane dall'8 giugno.

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Altro film in Concorso molto atteso, il nuovo film da regista di Sean Penn, The Last Face, con Charlize Theron, Javier Bardem e Adéle Exarchopoulos. Film atteso anche per ovvi motivi di cronaca rosa, con il ritorno a Cannes di Charlize Theron e Sean Penn, ex coppia, un po' di freddezza tra i due, con sempre due attori a fare da "barriera" per mantenere le distanze.

The Last Face è un drama sentimentale ambientato fra gli orrori e la povertà della Liberia, una storia d'amore tra Miguel, coraggioso medico in missione in Africa, e Wren, portavoce di un'organizzazione internazionale (tipo Medici Senza Frontiere), sullo sfondo della guerra civile.

Accolto molto male dalla stampa, il film di Penn è stato fischiato e poi stroncato dai giornali. L'attore e regista ha provato a ignorare le reazioni della stampa portando il discorso lontano dalla sfera puramente sentimentale del film. "È veramente una storia d'amore questa? O piuttosto un modo di riflettere su queste guerre che mentre noi cerchiamo soluzioni politiche, continuano a versare sangue?", ha chiesto Sean Penn durante la conferenza stampa.

Per Charlize Theron, che è sudafricana, è stato importante girare in Africa e avere un supporto medico reale che gli spiegasse gli spetti più tecnici del loro lavoro sul campo. "Non ci rendevamo neanche conto di essere filmati, c'erano tante telecamere", ha raccontato l'attrice, "Abbiamo avuto un chirurgo come coach, ci ha aiutato moltissimo, spiegandoci come rendere credibile la parte medica, però nel momento del bisogno, quando dovevamo fare un cesareo nella giungla, era sparito".
"Questi sono veri eroi, di cui non si parla mai", ha dichiarato Javier Bardem riguardo i medici senza frontiere.

Senza essere espliciti, i giornalisti hanno cercato di far venir fuori la storia, ormai chiusa, tra Penn e la Theron, ma i due sono stati granitici e professionali. Alla domanda sul perché avesse scelto proprio la Theron come protagonista, Penn ha risposto: "Insieme a Javier formavano una coppia perfetta, ma questo si capisce solo vedendo il film". Sui fischi ricevuti invece l'attore e regista ha aggiunto: "Ho fatto il mio film e non ho niente da aggiungere". Il film è in Concorso, e Penn ha ricordato la sua esperienza come presidente di Giuria: "Non so quanto sia importante la competizione, ma so che è un modo per mettersi in mostra e suscitare forti reazioni. Come americano essere a Cannes mi dà la possibilità di conoscere cose diverse, perché noi siamo molto chiusi nella nostra cultura".

giovedì 11 febbraio 2016

L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo - la recensione

Hollywood racconta sé stessa e attraverso la storia di Dalton Trumbo racconta uno dei periodi più controversi della storia americana.

Trumbo (Cranston) è stato uno dei più talentuosi sceneggiatori della storia del cinema. Negli anni '40 era lo sceneggiatore più pagato di Hollywood, Trumbo però era anche comunista, appoggiava gli scioperi ed era schierato con i sindacati. Tutto questo, negli anni '40 e '50 era visto come un comportamento anti-americano. Trumbo, insieme ad altri nove colleghi, venne portato davanti al Comitato per le attività Anti-Americane per essere interrogato riguardo le sue idee. Fedele a sé stesso, Trumbo si rifiutò di rispondere, finì in carcere, perse la casa, venne tradito da quelli che pensava fossero amici, venne "bandito" dagli Studios e il suo nome inserito nella Lista Nera di Hollywood, perdendo qualsiasi possibilità di lavorare. Senza perdersi d'animo, Trumbo continuò a lavorare, scrisse la sceneggiatura - che poi vinse l'Oscar - di Vacanze Romane e la fece firmare a un amico, si mise a scrivere script per film di serie-B firmandoli con nomi fasulli, trovò lavoro agli altri colleghi "reietti" (chiamati "i dieci di Hollywood"), vinse un altro Oscar, sempre sotto falso nome. La svolta arrivò dopo anni, grazie all'aiuto di due pesi massimi di Hollywood come Kirk Douglas e Otto Preminger, e con la cancellazione della Lista Nera.

Grazie a fiumi di alcol, tante sigarette e tanto fumo, Jay Roach, regista del film, di porta nella vecchia Hollywood. La ricostruzione delle abitudini, i vestiti, le acconciature, sono uno degli aspetti più curati del film. Nonostante lo spesso fondotinta sul volto del protagonista nella prima parte, l'aspetto estetico del film risulta davvero ottimo e convincente. Il film non ha grandi difetti, una storia interessante, una regia semplice e onesta, una ricostruzione curata, il punto in cui viene un po' a mancare è la sceneggiatura... curioso se si pensa che è un film dedicato a uno sceneggiatore.
Il film ha dei bei dialoghi, alcuni scambi di battute sono ottimi, la prima parte ha un bel ritmo e racconta bene l'inizio dell'incubo per i "dieci di Hollywood", poi però il film perde un po' incisività e manca il salto drammatico che avrebbe dato più concretezza, quella drammaticità che la storia di Trumbo avrebbe meritato. E' come se, a un certo punto, ci fosse stata una indecisione: dedicarsi più al Trumbo-sceneggiatore e alla sua lotta contro una enorme ingiustizia, o al Trumbo-uomo e padre? Roach ha scelto la seconda opzione, quella più facile ma anche meno interessante.

Se il film però regge per tutte le sue due ore di durata è grazie a un grande cast. Da una perfetta e odiosa Helen Mirren nei panni della pseudo giornalista di gossip Hedda Hopper, perennemente a caccia della "minaccia rossa" a Hollywood, a un divertente e consapevole produttore di brutti film di serie B interpretato da John Goodman, fino al pavido Michael Stuhlbarg, alla misurata moglie di Trumbo Diane Lane, e a Elle Fanning, nel film la figlia di Trumbo, che recita come un'attrice esperta, tutti davvero ottimi. A capo di questo folto gruppo di ottimi attori, un Bryan Cranston assolutamente trascinante, padrone della scena, nonostante d'aspetto non somigli affatto al vero Dalton Trumbo, grazie alla gestualità, alle espressioni e alla voce (da sentire in originale per apprezzarlo), riesce a calarsi nei panni di Trumbo in modo davvero convincente. Meritata la nomination all'Oscar per questo ruolo.

In sostanza, adatto soprattutto a chi ama i film che raccontano Hollywood dall'interno, L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo è un buon film che racconta una storia bella e interessante, ma a cui è mancato un passo decisivo per diventare un grande film. Merita la visione, per conoscere la storia di Trumbo e per apprezzare un ottimo cast.

domenica 1 giugno 2014

Maleficent - la recensione

Presentato come un prequel di pura fantasia di La Bella Addormentata nel Bosco (più precisamente ispirato alla villain del Classico Disney animato del 1959), Maleficent di Robert Stromberg risulta il più disastroso tra tutti i lavori in live-action che la Disney abbia mai creato. Anche se non è mai giusto farli, i paragoni con film dello stesso genere sorge sempre spontaneo in questi casi soprattutto da quando la major ha iniziato a mettere le mani su idee e capolavori già noti al grande pubblico per creare film da box-office come ad esempio Alice in Wonderland di Tim Burton o Il Grande e Potente Oz di Sam Raimi. Anche se queste due ultime pellicole citate non hanno brillato, se messe a confronto con Maleficent di Stromberg, quest'ultimo ne uscirà clamorosamente nel peggiore dei modi elevando Alice e Oz a film di ben altro livello.

L'idea di creare un lungometraggio live-action sul villain più iconico dell'animazione, ossia Malefica, risultava interessante su carta e dopo le prime immagini che vedevano Angelina Jolie in quelle vesti fiabesche e terrificanti i dubbi iniziavano a sparire completamente. Di seguito, tutti incantati dalla cover di Lana Del Rey "Once Upon a Dream" si sono iniziati ad incrinare i bicchieri della cristalleria Disney. I Trailer iniziavano a far presagire grandi, grandissime cambiamenti strutturali rispetto all'originale e la qualità visiva non incantava come avrebbe dovuto fare. Questo non significa che progetti di questo tipo non debbano essere fatti, anzi, si devono fare, ma con una certa dose di criterio. Maleficent ha tutto fuorchè un buon criterio.

La verità è che questa pellicola è nata con il solo scopo di sbancare il botteghino, grazie ad un'idea di base interessante che avrebbe attirato in sala il grande pubblico. Di certo non voleva dare il senso della vita e senza ombra di dubbio non voleva rendere omaggio all'opera originale animata. Ma allora dove è il problema di Maleficent? Snaturare completamente un personaggio iconico (e anche tutti i personaggi di contorno) non era quel che dovevamo aspettarci eppure così è successo. Linda Woolverton (sceneggiatrice anche di Alice in Wonderland) ha trasformato l'eleganza e la mistica cattiveria di Malefica in una fata buona con molti rimpianti che per metà del film risulta piatta e guidata dalle emozioni più banali che senza alcun senso le faranno fare le scelte più disparate e di dubbio gusto.

Condita di escamotage no-sense e battutine estremamente fastidiose, Maleficent non brilla neanche sotto gli altri piani: scenografie, colonna sonora, regia, effetti speciali ecc. Tutto ha un sapore di già visto che in questo caso ha veramente sorpassato il limite della curiosità estetica che uno spettatore potrebbe avere, per cadere nel noioso e nel prolisso con una punta di sensazione da "copia-incolla" da altri film. Le cose non vanno bene nemmeno sotto il piano attoriale (probabilmente anche per la pessima scrittura dei personaggi presenti nel film): Elle Fanning, alias la Principessa Aurora è una mera macchietta di stereotipi sulle principesse; Sharlto Copley (Re Stefano), Imelda Staunton-Lesley Manville-Juno Temple (le tre fatine buone) e Sam Riley (Fosco) sono tutti attori con grande talento ma che purtroppo non hanno dato nulla ai personaggi di questo film se non una piattezza inimmaginabile. Ed infine lei, quella Angelina Jolie che sembrava l'unica a potersi permettere di vestire i panni della terribile Malefica, la Jolie non ci ha creduto, e se non ci crede lei lo spettatore a cosa si potrebbe attaccare? Alla spettacolarità visiva? Alla storia ben scritta? Al buon intrattenimento? No, Maleficent è e rimane uno dei prodotti più vuoti e incoerenti dell'industria cinematografica nata per intrattenere le grandi masse.

Di parti salvabili ce ne sono ben poche ed ovviamente sono comprese in una manciata di secondi che si rifanno all'opera originale animata del '59. Angelina Jolie di Malefica ha solo le corna. Stop.








domenica 19 gennaio 2014

Frame by Frame: Maleficent [Sneak Peek Disney Channel]

Pochi giorni fa, Disney Channel USA ha trasmesso un interessante sneak peek del prossimo kolossal Disney Maleficent. Il film come sappiamo sarà una versione live action dedicato a Malefica, terribile strega di La Bella Addormentata nel Bosco. Questo video inedito mette inizialmente in contrapposizione il classico Disney del 1959 con la nuova versione, introducendo molti personaggi che ancora non erano stati rivelati. Vediamo appunto Sharlto Copley (District 9) nei panni di Re Stefano, Brenton Thwaites in quelli del Principe Filippo, e infine anche le tre fatine Fauna, Flora e Serena interpretate nel film da Juno Temple (Magic Mike), Lesley Manville e Imelda Staunton (Harry Potter e L'Ordine della Fenice).
Mentre sempre nei panni della protagonista Maleficent una splendida (a quanto pare) Angelina Jolie con a fianco Elle Fanning alias, la Principessa Aurora.

L'enorme quantità di scene inedite ci ha convinti a creare un frema by frame regalando a tutti voi le immagini più belle e intriganti! Buona visone!



 Il film uscirà nelle sale italiane il 28 maggio!