lunedì 3 novembre 2025
lunedì 13 febbraio 2023
Gli Spiriti dell'isola - la recensione
Quattordici anni dopo In Bruges, un piccolo film diventato un vero cult fra i cinefili, il regista Martin McDonagh rimette insieme la coppia formata da Colin Farrell e Brendan Gleeson per immergerli nella campagna irlandese, fatta di brulle distese bagnate dal mare e leggende di spiriti inquieti che annunciano morte.
Le due visioni differenti della vita e del mondo si scontrano in modo inconciliabile in questo film solo all'apparenza leggero e divertente: se per il personaggio interpretato da un meraviglioso Colin Farrell il senso della vita sta nella gentilezza, nel voler bene e nel farsi voler bene, per il Corm di Brendan Gleeson l'idea di finire nell'oblio dopo la morte risulta intollerabile, l'ingenuità bucolica di Padraic, con i suoi animali e le sue chiacchiere futili, non può che essere un ostacolo alla realizzazione piena della sua vita. Lo scontro di queste due diverse visioni e modi di vivere diventa pian piano scontro fisico vero e proprio, una guerra civile specchio di quella vera, che avviene sulla terraferma e di cui nell'isola di Inisherin arriva solo un'eco fatto di cannoni sparati in lontananza.
L'ambientazione isolata, è uno scenario perfetto per mettere in scena questa metafora, con un contorno di personaggi significativi e indimenticabili come la sorella di Padraic, interpretata dalla sempre brava Kerry Condon, e soprattutto Dominic, lo scemo del villaggio, l'unico più sciocco di Padraic ma proprio per questo forse l'unico che lo capisce davvero, con un'interpretazione veramente potente data da Barry Keoghan.
Degna di nota anche la colonna sonora di Carter Birwell, che ricalca in modo molto affascinante la musica popolare irlandese.
Martin McDonagh scrive e dirige un film che nel suo essere apparentemente semplice e leggero è in realtà un piccolo gioiello di grande intensità, denso di significato e di atmosfera, in cui i dialoghi fanno brillare le interpretazioni del cast e in particolare di Colin Farrell.
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mercoledì 11 gennaio 2023
Golden Globes 2023 - vincono The Fabelmans e Gli Spiriti dell'Isola
venerdì 9 dicembre 2022
Top Gun: Maverick miglior film dell'anno per la National Board of Review
sabato 10 settembre 2022
Venezia 79 - i vincitori
venerdì 11 marzo 2022
The Batman - la recensione
Fuori Affleck, dentro Robert Pattinson, attore che nonostante sia ormai da anni affermatissimo nel giro dei grandi registi (ha lavorato con Cronenberg, Eggers, Nolan), per le masse si porta dietro la !colpa ignobile! di essere stato Edward Cullen nella saga di Twilight. Non ha il fisico, dicevano. È troppo giovane, dicevano, anche se in realtà Christian Bale era più giovane ai tempi di Batman Begins. Dopo tutto questo parlare, dopo rinvii, ritardi, pandemie e altri rinvii, The Batman arriva finalmente in sala con la durata mastodontica di 2 ore e 56 minuti, e zittisce tutti.
Basta già la scena iniziale, bellissima e spaventosa, per capire che non siamo per niente dalle parti del solito cinecomic, ma nemmeno in quelle nolaniane, che per quanto cercava di portare il cavaliere oscuro in un contesto realistico, rimaneva ancora estremamente irrealistico, in pieno stile Nolan.
In questo film, Batman è veramente un uomo vestito da pipistrello, che si aggira nelle strade sporche di una Gotham buia e piovosa, che picchia e viene picchiato, che indaga e fra la polizia sembra fuori posto, che parla pochissimo ma quando lo fa tutti lo stanno ad ascoltare, anche quei poliziotti che fino a un minuto prima lo guardavano straniti. Non il supereroe che Gotham vuole, non quello di cui ha bisogno, ma più un uomo ossessionato, malato, che non riesce ad elaborare il lutto in altro modo che non mettendosi addosso quel costume da pipistrello. Esorcizzare le proprie paure facendo paura agli altri. E questo Batman fa veramente paura, basta il batsegnale perché un brivido di terrore attraversi i vicoli di Gotham, basta il rumore pesante dei suoi passi e la battente, incredibile colonna sonora di Michael Giacchino, perché i criminali - e lo spettatore - siano assaliti dal terrore.
Matt Reeves si dimostra coraggioso nel fare un film puramente noir, con atmosfere alla Fincher, con Batman che indaga le scene del crimine, nei bassifondi, per trovare non solo l'assassino ma la verità. Un assassino, l'Enigmista di un sempre grandioso Paul Dano, che ricorda molto da vicino il killer Zodiac e che è vero e proprio specchio di Batman, speculare, uguale, ma opposto. Fotografia incentrata sulla dicotomia fra il rosso e il nero, e inquadrature mai banali, non fanno poi che confermare il talento del regista americano. E proprio come avveniva nei due film diretti da Reeves sulle scimmie, anche qui il protagonista parla pochissimo con la voce, ma moltissimo con lo sguardo. Robert Pattinson recita di sottrazione, pronunciando poche battute, ma dicendo tutto con gli occhi, ci sono scene intere in cui Batman guarda gli altri parlare senza pronunciare parola, eppure lo spettatore capisce tutto. In questo il costume sembra disegnato apposta, con una maschera più aperta rispetto a quanto siamo abituati, proprio per permettere a Pattinson di recitare e di esprimersi, anche perché in questo film vediamo pochissimo Bruce Wayne. È lui, la vera maschera, mentre solo come Batman, Bruce può essere davvero se stesso.
La paura è il tema preponderante di tutto il film: la paura di Bruce, il suo trauma irrisolto che lo porta a estraniarsi dal mondo e da chi lo circonda, le persone care che lo circondano, come Alfred (Andy Serkins sempre una garanzia, anche nelle poche scene che gli sono riservate) ma anche Gordon (ottimo anche Jeffrey Wright) con cui sembra avere instaurato un rapporto sincero di stima e quasi di amicizia. E ovviamente Catwoman.
Il personaggio di Selina è determinante nella trama, ma soprattutto è importantissimo per l'evoluzione per personaggio di Bruce e il loro rapporto non è mai stato così intenso e magnetico al cinema, anche perché la chimica fra Pattinson e Zoe Kravitz è alle stelle.martedì 10 novembre 2020
Animali Fantastici: la Warner dovrà comunque pagare il contratto di Johnny Depp
sabato 7 novembre 2020
Animali Fantastici: una petizione a favore di Johnny Depp e la minaccia di boicottare il film
venerdì 21 febbraio 2020
The Batman: un nuovo sguardo al costume dalle foto sul set
Il set al momento è a Glasgow, in Scozia, allestito nei pressi di un cimitero in cui la controfigura di Robert Pattinson ha girato alcune scene in moto, in cui è presente anche un'altra persona, una donna. Grazie alle foto possiamo dare uno sguardo più completo al nuovo costume di Batman e alla Bat-moto.
Ecco alcune foto.
Nel cast anche Zoe Kravitz (Catwoman), Paul Dano (l'Enigmista), John Turturro (Carmine Falcone), Jeffrey Wright (James Gordon), Colin Farrell (Pinguino), Peter Sarsgaard (il Procuratore Distrettuale di Gotham, Gil Colson), Jayme Lawson (candidata sindaco Bella Reál), e Andy Serkis (il maggiordomo Alfred).
Uscita fissata al 21 giugno 2021.
venerdì 14 febbraio 2020
The Batman: prime immagini ufficiali di Robert Pattinson con il costume!
Nel breve video pubblicato dal regista possiamo vedere un costume molto particolare, con il simbolo sul petto che sembra fatto con pezzi metallici saldati. Sembra quasi un costume "non definito".
Ricordiamo che il film non sarà una "origin story" ma seguirà Bruce Wayne nei primi anni come Batman. Nel cast ci saranno anche Zoe Kravitz (Catwoman), Paul Dano (l'Enigmista), Jeffrey Wright (il Commissario Gordon), John Turturro (il boss Carmine Falcone), l'esordiente Jayme Lawson (forse Barbara Gordon), Colin Farrell (Pinguino) e Andy Serkis (il maggiordomo Alfred).
Ecco dei frame e il video postato dal regista.
— Matt Reeves (@mattreevesLA) February 13, 2020
Le immagini sono quelle di un test, vedremo se poi il look sarà confermato nel film. Le riprese sono in corso a Londra.
L'uscita è fissata per il 25 luglio 2021.
martedì 7 gennaio 2020
The Batman: ufficiale, Colin Farrell sarà Pinguino!
giovedì 14 novembre 2019
The Batman: Andy Serkis sarà Alfred
E' stato proprio il regista Matt Reeves a ufficializzare l'ingresso di Andy Serkis nel cast di The Batman, l'attore interpreterà Alfred Pennyworth, il maggiordomo di casa Wayne.
Come ormai ci ha abituato, il regista ha annunciato la notizia con un tweet: "And here comes #Alfred ! 🦇".
Andy Serkis ha già lavorato con Matt Reeves nei due capitoli della trilogia de Il Pianeta delle Scimmie diretti dal regista, l'attore era il protagonista, lo scimpanzé Cesare, ha cui ha prestato magistralmente i movimenti, le espressioni e la voce.
Serkis raggiunge così il protagonista Robert Pattinson, nuovo Bruce Wayne / Batman. Nel cast sono già stati confermati Zoë Kravitz (Catwoman), Jeffrey Wright (il commissario Gordon), Paul Dano (l'Enigmista), e l'esordiente Jayme Lawson per un ruolo ancora sconosciuto ma che potrebbe essere quello di Barbara Gordon.
Al momento, stando ai rumor, Colin Farrell sarebbe in trattative per il ruolo di Pinguino, mentre alcune voci (che non si possono nemmeno definire rumor) avrebbero riportato il possibile coinvolgimento di Matthew McConaughey per il ruolo di Harvey Dent, ma su quest'ultimo non ci sono ancora riscontri.
Le riprese del film prenderanno il via a inizio 2020, per un'uscita fissata al 21 giugno 2021.
mercoledì 6 novembre 2019
The Batman - Andy Serkis e Colin Farrell in trattative
Secondo quanto riportato da The Wrap, l'attore Andy Serkis sarebbe entrato in trattative per il ruolo del fedele maggiordomo di casa Wayne, Alfred Pennyworth.
Serkis ha già collaborato con Reeves nei due capitoli della trilogia de Il Pianeta delle Scimmie diretti dal regista, in cui interpretava il personaggio principale, lo scimpanzé Cesare. L'unico ostacolo per una eventuale fumata bianca sono i vari impegni di Serkis, al lavoro su diversi progetti.
In passato il ruolo di Alfred, cruciale per Bruce Wayne, è stato interpretato al cinema da Michael Gough, Michael Caine e Jeremy Irons.
Il secondo rumor invece arriva da Deadline e riporta che la produzione avrebbe contattato Colin Farrell per offrirgli il ruolo del villain Pinguino. Le trattative tra le parti sarebbero agli inizi.
Oltre a Robert Pattinson, nel cast ci saranno anche Zoë Kravitz (Catwoman), Jeffrey Wright (commissario Gordon), e Paul Dano (l'Enigmista).
L'uscita del film, che sarà un "detective movie" e racconterà di un Bruce Wayne ancora in fase di formazione come Batman, è fissata per il 21 giugno 2021, le riprese dovrebbero partire all'inizio del 2020.
venerdì 29 marzo 2019
Dumbo - la recensione
Questa nuova opera in live-action diverge un po' dalla versione animata del 1941, giustamente, è il caso di aggiungere. Nel film di Burton si respirano le stesse atmosfere dell'opera originale, nonostante giuste e ponderate modifiche che rendono gradevole il progetto anche alle nuove generazioni. Impossibile non innamorarsi dell'elefantino volante dai grandi occhi celesti, ricreato in una CGI davvero notevole.
Dall'altro lato i personaggi umani che voglio aiutare il piccolo pachiderma, tra cui Eva Green, Colin Farrell, Danny DeVito e i giovani ragazzini (Nico Parker e Finley Hobbins) sono ritratti con una forza interiore delicata, leggermente sopra le righe ma in pieno tono favolistico. Anche il "cattivo di turno", interpretato da Michael Keaton, ammalia e strega, nonostante non offra nulla di nuovo al panorama villain.
In Dumbo persiste l'anima di Burton, fatta da freak dal cuore buono, diversità che si trasformano in punti di forza e un certo tocco dark che fa esplodere il suo stile inconfondibile (qui principalmente rilegato al lato visivo di alcune scenografie ed oggetti di scena).
Ci sono molti riferimenti al film animato che faranno emozionare i più nostalgici, nonostante questo non appaiono ridondanti e al servizio del fan service spudorato a cui molti progetti ci hanno abituato negli ultimi anni. C'è una sorta di riverenza e rispetto verso l'iconico cult che è impossibile non apprezzare, su tutte la scena degli elefanti rosa (giustamente edulcorata e riadattata) che farà battere molti cuori al ritmo di tamburi.
martedì 3 luglio 2018
Il Sacrificio del Cervo Sacro - la recensione
Steven è un cardiologo con una vita piuttosto regolare, con una bella moglie, anche lei medico, e due figli. Senza dire niente a nessuno, Steven instaura un rapporto di amicizia con un ragazzo problematico, Martin, figlio di un paziente morto sotto i ferri durante un'operazione per cui Steven vuole convincersi di non avere colpa. Un'amicizia apparentemente innocua ma il ragazzo si fa sempre più insistente, diventa più invadente. All'improvviso il figlio più piccolo di Steven si ammala di qualcosa di misterioso, e poco dopo anche la figlia. A quel punto Martin confessa la "maledizione" che ha lanciato sulla famiglia di Steven: i suoi figli, e anche sua moglie, si ammaleranno e moriranno se lui non deciderà di uccidere, di sacrificare, un membro della famiglia a caso. Ucciderne uno a scelta per evitare che muoiano tutti.
Che Yorgos Lanthimos sia un regista che ama provocare è cosa risaputa, basta guardare i suoi precedenti lavori per rendersene conto, e Il Sacrificio del Cervo Sacro non è da meno. Il regista provoca, cerca di disturbare lo spettatore mettendolo di fronte non solo a scelte difficili ma anche davanti a scene e dialoghi poco piacevoli. Tutto nel film è fatto per mettere lo spettatore perennemente a disagio, non c'è un solo personaggio nel film che faccia qualcosa di piacevole o di positivo, non c'è un momento nel film che può far tirare il fiato e "consolare" un po' chi sta guardando. Questo non sarebbe un male se non fosse puramente fine a se stesso.
La sensazione che si ha guardando il film è che Lanthimos non voglia dare risposte ma nemmeno porre domande. Il regista non cerca di andare nel profondo, di affondare le mani nei risvolti psicologici molto forti che una storia del genere comporta, non è interessato a far provare empatia verso i personaggi e verso le scelte impossibili che devono prendere, non è interessato a coinvolgere lo spettatore sotto quell'aspetto, Lanthimos vuole provocare, dall'inizio alla fine, e basta.
Stilisticamente il film è ben fatto, un'ambientazione asettica che crea un'atmosfera cupa e asfissiante, anche quando la scena si svolge all'aria aperta, sottolineata costantemente dalla musica e da un ritmo molto lento e compassato.
Buona la scelta di Barry Keoghan (già visto in Dunkirk) nel ruolo di Martin, riesce ad essere inquietante e molto odioso. Bene Colin Farrell e Nicole Kidman che offrono delle buone prove ma purtroppo non riescono ad esprimere totalmente la drammaticità dei propri personaggi perché intrappolati nella scelta del regista di rimanere sempre superficiale.
Il Sacrificio del Cervo Sacro è sicuramente affascinante nella forma, ben fatto tecnicamente, e lodevole nella voglia di provocare, ma una volta finito di vedere il film si ha la sensazione di un'occasione mancata. Poteva essere una tragedia greca di grande impatto emotivo e invece si riduce a un puro esercizio di stile del regista.
venerdì 22 settembre 2017
L'Inganno - la recensione
Torna Sofia Coppola, a quattro anni di distanza da Bling Ring, e sembra tornare alle origini della sua filmografia, a quel Il Giardino delle Vergini Suicide che sapeva dosare meravigliosamente inquietudine e leggiadria.Siamo di fronte a una sorta di fiaba distorta, e infatti la scena iniziale è proprio quella di una bambina da sola nel bosco che si imbatte in quello che potremmo definire un "lupo", e impietosita lo porta con sé, ferito e sanguinante, nel collegio in cui risiede insieme ad alcune altre ragazze e due istitutrici.
mercoledì 24 maggio 2017
Festival di Cannes 2017 - giorno 8
Adattamento del romanzo "A Painted Devil", e remake de La notte brava del soldato Jonathan (1971), il nuovo film di Sofia Coppola ha convinto il festival ricevendo una bella accoglienza da parte della critica e ottime recensioni.Ambientato nella Virginia della Guerra di Secessione, il film racconta di un soldato nordista ferito che viene accolto in un piccolo collegio femminile del sud. Il soldato viene curato e accudito, quasi coccolato, ed essendo l'unico uomo della casa attira molto l'attenzione delle fanciulle. L'uomo inizia a flirtare con tutte e finisce per ferirle, scatenando la gelosia incontrollata delle ragazze che faranno gruppo e si scaglieranno tutte contro di lui.
Quello di Sofia Coppola è un film diverso dagli ultimi lavori della regista, The Beguiled (che in Italia sarà intitolato L'Inganno) è un film grottesco, macabro, cinico, tecnicamente ottimo e con una fotografia suggestiva.
All'ingresso in sala stampa sono stati molto applauditi sia il cast che la regista, che ha subito spiegato il rapporto sia col romanzo che con il film del 1971. "La mia produttrice Anne Ross mi ha detto: devi vedere il film di Don Siegel e fare una tua versione del libro", ha raccontato Sofia Coppola, "Ho seguito il suo consiglio, ho visto 'La notte brava del soldato Jonathan' e mi è rimasto in mente per molto tempo. In quel film la storia veniva narrata da un punto di vista maschile, così ho pensato che avrei potuto cambiare prospettiva e raccontarla da un punto di vista femminile". E se i toni del film sono diversi dal solito, a tornare è un tema da sempre caro alla Coppola: le donne, le ragazze, il punto di vista femminile. "Non so se il mio sia un film che parla di emancipazione femminile, potete interpretarlo come preferite", ha detto la regista, "Più di ogni altra cosa, desideravo parlare di guerra fra i sessi, cosa che spero di aver raccontato in maniera divertente. E poi mi interessava rappresentare donne di diverse età e lavorare con attrici di diverse età. Mi interessava la visione di questa donne diverse tra loro e isolate, e capire cosa accadeva quando ci si mette di mezzo un uomo. E anche la guerra di ruoli che si viene a creare tra uomini e donne".
Tornando sul confronto tra i due film, la regista ha poi rivelato un evento organizzato da Quentin Tarantino: "Non volevo fare un vero proprio remake. Ma vedremo i due film a Hollywood, perché il mio caro amico Quentin ha organizzato una doppia visione, per mostrare due versioni della stessa storia".
Unico uomo in mezzo a un cast di sole donne è Colin Farrell. "Per me questo film è stato un lungo viaggio in mezzo a una marea di corsetti", ha detto l'attore, "Mi ha fatto un immenso piacere lavorare circondato da donne così straordinarie, creative, talentuose. Mi sentivo a mio agio sul set, avevo fiducia in Sofia, ma francamente non sapevo cosa sarebbe venuto fuori da un'esperienza che mi sembrava folle. Mi piace essere diretto dalle donne e mi piace che il punto di vista della storia sia femminile". Inevitabile il paragone con Clint Eastwood, protagonista del film del 1971. "Il film di Siegel l'avevo visto anni fa e ne ero rimasto turbato ma non ho cercato di rifare Clint Eastwood", ha dichiarato Farrell, "Non ho avuto l’opportunità di incontrarlo, è un uomo molto impegnato! Clint era straordinario e inimitabile, ma sono stato molto felice di poter mantenere la mia origine irlandese, il mio accento. Ho inventato una piccola backstory per il mio personaggio".Ad interpretare la direttrice del collegio è Nicole Kidman, al suo quarto (e ultimo) titolo in questo festival, che riguardo il suo personaggio ha detto: "Si tratta di una storia di sopravvivenza. Il mio personaggio ha la responsabilità di un gruppo di ragazze e le vuole proteggere. Proviene da un posto carico d’amore...poi è arrivato lui [Colin Farrell] e ha rovinato tutto. Voglio dire, non potevamo certo procreare, ma stavamo bene!". Due dei titoli con cui la Kidman è al festival quest'anno sono diretti da donne, la serie Top of the Lake di Jane Campion e il film della Coppola. "Credo che ci sia un'impronta femminile forte in questo film e, mi dispiace dirlo, non penso che un uomo avrebbe dato lo stesso apporto. Oggi qui abbiamo Jane Campion e Sofia Coppola ma non dobbiamo dimenticare le statistiche", ha dichiarato l'attrice, "lo scorso anno circa il 4% dei film prodotti dalle major sono stati diretti da donne. Tutti dicono che le cose stanno cambiando e forse è vero, ma ancora troppo lentamente. Noi come interpreti dobbiamo sostenere le registe donne, questo è ormai un dato di fatto".
Per Nicole Kidman e Colin Farrell è stata la prima volta con Sofia Coppola, Elle Fanning e (soprattutto) Kirsten Dunst avevano già lavorato con la regista. "Stavolta però mia madre non era sul set", ha scherzato Elle Fanning ricordando il film Somewhere (2010), "stavo diventando diciottenne quando ho fatto il film ed era un momento particolare nella mia vita. E poi c'era Kirsten, è mia amica, mi sentivo al sicuro". Per Kirsten Dunst invece è stata la quarta collaborazione con la regista (senza contare il cameo in Bling Ring), non ci ha messo molto l'attrice ad accettare la sua proposta: "Non sapevo molto del progetto, ma per Sofia reciterei anche l'elenco del telefono!".
Sfiorato anche il tema Netflix e il rapporto tra Sofia Coppola e i film ad alto budget, a cui la regista non chiude la porta a prescindere. "Ho girato in 35mm e ne sono molto orgogliosa. Spero che la gente lo veda al cinema, noi giriamo pensando al frame grande, non al cellulare. E’ la sua dimensione ideale e penso che farsi rapire dallo schermo sia una cosa molto rara al giorno d’oggi, con lo stile di vita moderno che conduciamo", ha dichiarato la regista, "Mi piace girare film a basso budget dove ho il potere di fare le cose nel modo in cui voglio. Ma mai dire mai".
Il film sarà nelle sale italiane dal 14 settembre.
martedì 24 novembre 2015
Miss Julie - la recensione
Fine '800, è una notte di mezza estate e Miss Julie (Chastain), figlia del barone, viene lasciata sola nella villa di campagna insieme ai due domestici, il servo John (Farrell) e la cuoca Kathleen (Morton). La notte si avvicina e Miss Julie scende in cucina dove John e Kathleen stanno chiacchierando prima di andare a riposare. Kathleen si chiude nella sua stanza lasciandoli soli, ma sente il pericolo nell'aria. Miss Julie cerca di sedurre John, in modo sfacciato e sconveniente per una donna del suo rango. All'inizio John prova a resistere, ma poi cede alle provocazioni della ragazza arrivando anche a confessare di essere sempre stato innamorato di lei, fin da bambino. Le loro azioni in una notte che sembra lunghissima, sconvolgeranno le loro vite, tra seduzione, disgusto, odio, violenza, il sogno di una fuga che prima sembra d'amore, poi di disperazione, fino all'arrivo della mattina, e al ritorno del padrone, quando si manifesta la tragedia.Liv Ullmann cambia paese (dalla Svezia alla campagna irlandese) ma decide di restare fedele al testo originale di Strindberg, e riesce a confondere molto bene i ruoli dei due personaggi principali, la signorina Julie e il servo John. Chi è vittima e chi è carnefice? I due si scambiano i ruoli e sono sia l'uno che l'altro, ma il finale tragico, così come lo presenta la regista, tende a favore della donna, raccontando in modo sottile come un uomo possa soggiogare e sacrificare una donna per salvare se stesso.
Essendo tratto da una opera teatrale, Miss Julie è piuttosto statico nella sua rappresentazione. Caratterizzato da scambi verbali molto lunghi e molto intensi, con solo tre attori in scena, e ambientato praticamente tutto in una antica cucina (ricostruita in modo perfetto e affascinante), con solo alcuni momenti fuori o in altre stanze, il film lentamente diventa quasi claustrofobico. La staticità "teatrale" però è croce e delizia: se da una parte è funzionale alla storia, dall'altra rende il film difficile da seguire senza distrarsi ogni tanto.
Solo tre attori nel cast, e purtroppo una delle tre è stata una scelta poco indovinata. Jessica Chastain incanta e ipnotizza grazie all'intensità della sua interpretazione, con la sua bravura riesce a dare mille sfaccettature a un personaggio che cambia tono in continuazione, e riesce a riaccendere l'attenzione dello spettatore anche quando la storia rallenta e l'attenzione cala. Samantha Morton dei tre è quella con meno scene ma offre una interpretazione solidissima ed essenziale, mai una espressione o un movimento sprecato o esagerato. Al contrario delle due attrici, Colin Farrell risulta totalmente inadeguato al ruolo, troppe smorfie, inutilmente sopra le righe, riesce a trasmettere l'ambiguità del suo personaggio solo in alcuni rari momenti, ma il confronto con le sue partner di set è, purtroppo per lui, impietoso.
Miss Julie è un film ben confezionato e con delle ottime interpretazioni (a parte Farrell), molto statico, spesso è più teatro che cinema, con un finale tragico e molto bello, ma è un film piuttosto faticoso da portare a termine.
venerdì 15 maggio 2015
Festival di Cannes 2015 - giorno 3
Presenti del cast Emma Stone e Parker Posey, assente il protagonista Joaquin Phoenix.
Irrational Man, presentato Fuori Concorso, racconta di un professore di filosofia, Abe Lucas (Phoenix), colto, carismatico ma con un mal di vivere interiore che lo ha avvicinato troppo alla bottiglia. Il suoi modi e le sue lezioni sulla strategia etica attirano l'attenzione di una brillante studentessa (Stone) e di una sua collega (Posey). Abe non sa come comportarsi fino a che non ascolta per caso una conversazione fra due estranei che lo convince ad agire in un modo che va contro la morale (un omicidio) ma che secondo lui potrebbe dare un senso alla sua vita, e che lo trasformerà in un "irrational man".
Una conferenza stampa molto divertente quella di Woody Allen, dove a farla da padrona è stato il suo naturale pessimismo tragicomico. "Fare film è una splendida distrazione per non pensare alla morte", ha dichiarato Allen, "non ci sono risposte positive agli accadimenti inevitabili dell’esistenza. Non esiste niente di quello che siamo e creiamo che non finisca prima o poi in una posizione comune a tutti, e molto sgradevole. La vita è davvero senza senso. L’unica è trovare una distrazione, magari il baseball, o appunto un film. Faccio film perché sono una splendida distrazione rispetto al continuo pensare alla morte che altrimenti mi assalirebbe se stessi tutto il tempo sul divano. Penserei di essere vecchio, di quanto mi aspetta in un giorno molto, molto lontano".
Parlando del film, in cui il personaggio di Joaquin Phoenix decide di compiere un omicidio, Allen ha allargato il discorso alle scelte che si fanno nella propria vita. "Il film contiene molti temi: morale e moralità, gli essere umani, le loro debolezze, l'incontro fra un uomo e una donna, quanto sia importante trovare un senso alla propria esistenza", ha continuato il regista, "Si fanno scelte giuste, ma ce ne sono altre molto irrazionali nella vita di tutti noi, non così lontane come potremmo pensare dall'omicidio. Qualche volta quello in cui crediamo è totalmente irrazionale, come nel caso del personaggio di Joaquin Phoenix, ma di sicuro non è più irrazionale di quello che le chiese delle varie religioni sostengono. Non è irrazionale pensare che se vivi bene la tua vita vai in paradiso e tutto sarà meraviglioso? Alla fine hanno fatto molto più danni le religioni che hanno causato la sofferenza di molte persone piuttosto che il personaggio di Joaquin che si è concentrato su uno solo".
Allen ha poi parlato del cast e del suo modo di scegliere gli attori. "Scelgo grandi attori e grandi attrici, che tali sono prima e dopo i miei film. Basta non voler giocare a fare il regista e lasciare che diano il loro contributo di talento. Devi solo cercare di non rovinare tutto". Sulla scelta di Emma Stone e Parker Posey ha poi aggiunto: "Stavo sul tapis roulant quando per distrarmi ho visto un film, ed ecco che è apparsa Emma. Era bella e divertente. L’ho scelta per questo film sapendo che sarebbe stata convincente, ma non pensavo così tanto. È davvero sorprendente. [...] E' da molto tempo che volevo lavorare con lei [Posey]. Ho visto dei film indipendenti in cui è così brava, ma soprattutto adoravo il suo nome. Parker Posey... sentite come suona bene".
Emma Stone, che ha lavorato con il regista anche in Magic in the Moonlight, invece ha raccontato brevemente l'approccio molto semplice di Allen sul set: "Lasciava provare le scene e se non venivano recitate come voleva te lo diceva chiaramente, lasciandosi la possibilità di rigirare, anche in un’altra giornata. Con lui trovi il tono giusto presto, senza pensare troppo".
Infine Woody Allen ha parlato della sua lunga carriera, dell'impegno con Amazon per una serie e di Cannes. Sulla sua carriera: "Impari qualcosa dopo due o tre film. Questioni tecniche, ma il successo o il fallimento dipendono da talento e istinto. Io i miei film li rigirerei tutti, per questo non li rivedo. Se avessi soldi e tempo li vorrei perfezionare uno per uno. Ho sempre voluto diventare un regista serio, di film drammatici, come Bergman. Ma avendo talento per la commedia ho dovuto accettare il fatto che nessuno mi avrebbe dato i soldi per girare altro. Da giovane ero noioso e serissimo. Avrei fatto un mattone dopo l’altro se solo avessi potuto, con solo qualche commedia ogni tanto". Sulla serie di Amazon: "Pensavo che sarebbe stata una cosa facile, se riesco a fare un film di due ore, che sarà fare sei episodi di mezzora? E invece sono in un imbarazzo cosmico, non sono in grado e non so da che parte cominciare. Le serie televisive non le ho mai fatte e non le vedo. Non avrei mai dovuto impegnarmi in una cosa del genere". Sul Festival di Cannes: "Amo stare qui, mi piacciono tutti questi paesini del sul della Francia. Mi piace la gente e amo il festival. So che è soprattutto competizione, ma per me è come una convention di avvocati o medici o qualunque altra professione. Da quando sono qui non faccio che incontrare registi, attori e tutti parlano solo di film… la gente è così emozionata. L’atmosfera è molto eccitante. Un ottimo posto per mostrare il tuo film".
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Presentato in Concorso il film del regista greco Yorgos Lanthimos, The Lobster.
Il film racconta di una società dove è vietato essere single, dove chi rimane solo viene arrestato e portato in una struttura simile a un hotel di lusso dove ha 45 giorni di tempo per trovare un partner, altrimenti verrà trasformato in un animale a sua scelta e abbandonato nel bosco. La maggior parte scelgono il cane, David (Farrell) invece sceglie l'aragosta, perché vive più degli altri e passa la sua vita a riprodursi. David però scappa nel bosco, dove vivono i "solitari" e lì, andando contro le regole, s'innamora.
Un cast di star per un film che si inserisce a metà strada tra la fantascienza e la commedia dell'assurdo: Colin Farrell, Rachel Weisz, John C. Reilly, Lea Seydoux e Ben Whishaw.
"The Lobster è una storia sull'amore, senza essere una convenzionale storia d'amore. Osserva i modi e le ragioni per cui certe persone finiscono assieme come coppia, mentre altre no, parla dei terrificanti effetti della solitudine, della paura di morire da soli, della paura di vivere da soli e, soprattutto, della paura di vivere con qualcuno", ha spiegato il regista durante la conferenza stampa, "Forzarsi nel farsi piacere qualcuno è un tipo di sofferenza, cercare qualcuno che ci piace davvero è un altro tipo di sofferenza. The Lobster cerca di scovare dei sinonimi dell'amore in parole come paura, norme, scadenze, abbinamento, sincronismo, innocenza, prosperità e bugie [...] Non volevo dare risposte ma casomai porre domande".
venerdì 30 maggio 2014
'Miss Julie' - poster e immagini dal film con Jessica Chastain e Colin Farrell
La storia segue le vicende di Julie, figlia di un conte, che decide di esplorare il mondo della servitù, molto lontano dal suo stile di vita. Si reca ad una festa e cerca di sedurre un giovane cameriere Jean, che le dichiara il suo amore. I due tentano di fuggire ma vengono scoperti dalla cuoca. Da quel momento la reputazione di Julie sarà compromessa in modo irreparabile. Protagonista del film è Jessica Chastain, accanto a lei Colin Farrell (il cameriere Jean) e Samantha Morton (la cuoca).
Un classico in costume che potrebbe regalare belle sorprese, soprattutto per le interpretazioni dei protagonisti. In attesa del trailer, ecco il primo poster e tante foto dal film.
















































