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sabato 29 dicembre 2018

Il Ritorno di Mary Poppins - la recensione

A 54 anni dall'originale, torna al cinema la tata più famosa della storia, Mary Poppins, in un sequel che è anche un grande omaggio al film del 1964.

E' il 1930, in piena depressione, Michael e Jane Banks sono ormai cresciuti: Jane è una sindacalista single, mentre Michael è un vedovo con tre figli. Michael vive ancora al numero 17 di Viale dei Ciliegi ma rischia di perdere la casa a seguito di un avviso di pignoramento della banca in cui lavora (la stessa del padre). Insomma, tira una brutta aria, per questo, dalle nuvole, appare Mary Poppins, pronta ad occuparsi di nuovo della famiglia Banks.

Fin dall'annuncio, Il Ritorno di Mary Poppins ha scatenato il dibattito tra nostalgici e "possibilisti", e l'uscita del film non ha di certo placato gli animi. Fare paragoni tra i due film è quasi inevitabile, viene spontaneo e il sequel gioca molto con le citazioni, ma è giusto paragonarli? L'originale è una perla inarrivabile, con un cast perfetto, musiche e canzoni che hanno fatto storia, e a suo tempo il film stupì tutti con il mix di film e animazione, attori in carne ed ossa che interagivano con personaggi animati, espedienti che oggi vediamo in centinaia di film. L'effetto stupore quindi era praticamente impossibile per il sequel, perciò si è deciso, giustamente e inevitabilmente, di puntare su altro. Il Ritorno di Mary Poppins ha una storia nuova, più moderna, anche più realistica (la crisi economica), meno "leggera", ma con una struttura che ripercorre, quasi fedelmente, il film originale.

La messa in scena, i costumi, le scenografie sono eccezionali, studiate nei minimi particolari. Il Viale dei Ciliegi di casa Banks è stato ricostruito in un modo talmente perfetto che rivederlo non può che provocare un brivido di emozione nostalgica. Ottima la scelta di rendere Londra più plumbea rispetto al film originale, più cupa, adatta al periodo di crisi economica.
Alla regia Rob Marshall, uno che di musical se ne intende, e infatti i numeri musicali sono spettacolari. Sicuramente a colpire di più, ancora una volta, la parte che vede i protagonisti interagire con l'animazione.
Bella la colonna sonora, riprende sapientemente i temi dell'originale.

Ottimo il cast, che può vantare nomi di alto livello come supporto ai protagonisti: Colin Firth, Julie Walters, Meryl Streep (che dà l'impressione di essersi divertita molto), fino alle piccole ma memorabili partecipazioni di Angela Lansbury e del mitico Dick Van Dyke, che riporta la leggerezza del film originale. Ben Whishaw è un George Banks, caratterialmente tanto simile quanto diverso dal padre. Emily Mortimer, che ha meno spazio del "fratello", è straordinariamente somigliante nelle espressioni alla piccola Jane del film originale. Buona la prova di Lin-Manuel Miranda.
La sfida più ardua però era senza dubbio quella di Emily Blunt. Ci voleva coraggio per accettare un ruolo così iconico e radicato nella memoria della gente, perché nell'immaginario collettivo (degli adulti) Mary Poppins è Julie Andrews. Non era facile, ma Emily Blunt, attrice di straordinario talento (molto sottovalutata fino ad oggi), è riuscita a superare la prova brillantemente. In modo molto intelligente, l'attrice non ha minimamente copiato la Mary Poppins di Julie Andrews, l'ha fatta sua, e la interpreta con grande naturalezza, restando fedele allo spirito del personaggio e riuscendo anche a regalare delle lievi sfumature nostalgiche. Probabilmente avrebbe meritato anche più spazio di quello che ha, avremmo voluto più Emily Blun/Mary Poppins. Per apprezzare a pieno la sua performance (come quelle degli altri) bisogna vedere il film in lingua originale, perché Emily Blunt non solo recita benissimo, ha presenza scenica, e balla alla grande, ma sa anche cantare molto bene, e in passato l'ha già dimostrato. Emily Blunt è "praticamente perfetta", come dichiarato dalla stessa Julie Andrews, la migliore scelta possibile per il ruolo.

E' vero, questo sequel non ha la carica fantasiosa del primo, non ha quella leggerezza, si sente la mancanza di un personaggio come Bert o l'autorevolezza di George Banks Senior, non ha canzoni memorabili come "Supercalifragilistichespiralidoso" o "Un poco di zucchero", ma la verità è che paragonandolo all'originale perderà sempre, perciò perché paragonarli? è davvero necessario?
Il Ritorno di Mary Poppins è un film anomalo per il cinema moderno, diverso da quello a cui siamo abituati oggi, soprattutto a cui i più piccoli sono abituati, ed è bellissimo che sia così diverso e "vintage". E' un fantastico e fantasioso viaggio di due ore in cui siamo felici di immergerci. E, diciamolo, noi seguiremmo Mary Poppins ovunque!

mercoledì 2 marzo 2016

Suffragette - la recensione

Londra, 1912. In un'Inghilterra ancora di stampo vittoriano le donne cercano visibilità, diritti e dignità in un mondo fatto da uomini e per gli uomini, battendosi per il suffragio universale, superando anche i limiti della legalità, tra attentati, bombe, estenuanti scioperi della fame e dolorose rinunce.

Suffragette è un film di stampo molto classico, estremamente britannico nella sua messa in scena curata e lineare, un vero e proprio affresco storico di una società fortemente maschilista, in cui una donna che esprimeva liberamente le proprie opinioni era considerata pazza, se non direttamente pericolosa. Abi Morgan (sceneggiatrice già di The Iron Lady, Shame e della splendida miniserie BBC The Hour) descrive le sue protagoniste con spiccato tocco femminile e dipinge un mondo di donne che si sostengono a vicenda, si aiutano, sono mogli e madri, ma allo stesso tempo attiviste politiche, in cui la loro forza non prescinde mai da una profonda femminilità. Per contrasto gli uomini del film sono abietti, deboli, si nascondono dietro il potere per poter esercitare un controllo che però non riescono mai davvero a portare a termine. I pochi esempi di figure maschili positive non riescono comunque mai a emergere davvero, rimanendo nell'ombra delle protagoniste.

Importantissima era perciò la scelta del cast. Carey Mulligan, protagonista principale della pellicola, è sempre delicata nella sua recitazione, incarna perfettamente l'apparente fragilità e la paura del suo personaggio e la trasformazione che avviene in lei, in particolare le scene che condivide con Ben Whishaw, suo marito nel film, sono recitate straordinariamente. Perfetta Helena Bonham Carter, anche perché il suo personaggio è probabilmente il più affascinante, un vero e proprio soldato che addestra e protegge le sue truppe, pronto a sferrare il prossimo attacco con una determinazione quasi sacra. Si vede poco ma lascia il segno nelle scene in cui compare, Maryl Streep, nel ruolo della portavoce e capo del movimento delle Suffragette, Emmeline Pankhurst.
Dove il film pecca purtroppo è la regia. Sarah Gavron non riesce a imprimere la sua firma, limitandosi a riprendere le scene in modo abbastanza statico, lasciando unicamente alla scrittura e alle sue interpreti il compito di raccontare la storia, un vero peccato perché si sarebbe potuto fare molto di più e il film lo avrebbe meritato.

Passato immeritatamente inosservato in questa stagione di premi, Suffragette è un film che fa della sceneggiatura, esaltata da un cast in stato di grazia, il suo punto di forza, raccontando con un punto di vista chiaro e forte una delle più importanti lotte per i diritti umani della Storia.

domenica 6 dicembre 2015

In the Heart of the Sea - la recensione

Il vecchio Thomas Nickerson racconta allo scrittore Herman Melville la vera storia della baleneria "Essex" su cui era imbarcato da ragazzino. Caratterizzata dal duro contrasto fra il Capitano Pollard e il primo ufficiale Chase, fu attaccata da un'enorme balena bianca al largo del Pacifico, segnando inesorabilmente le vite di tutti coloro che erano a bordo.


Tratto dal romanzo Il Cuore dell'Oceano - Il Naufragio della Baleniera Essex, il film di Ron Howard vorrebbe scavare nell'animo umano e scoprirne i limiti, proprio come il romanzo Moby Dick affrontava l'ossessione del Capitano Achab per la leggendaria balena bianca. Purtroppo però il film si perde molto presto in una trama banale, ma soprattutto in personaggi troppo poco caratterizzati e praticamente mai approfonditi. Paradossalmente, se si pensa a un film che in comune con questo ha l'ambientazione marinaresca e il perseguimento di un'ossessione quale Master and Commander, quest'ultimo riusciva maggiormente a trasportare sullo schermo sia il sentimento e il cameratismo instauratasi tra i marinai, sia la frenesia che comporta il rischiare ogni cosa per perseguire uno scopo. 
Pur senza continuare nel confronto tra due pellicole del tutto diverse, In the Heart of the Sea non riesce mai a coinvolgere a fondo, non riesce mai ad andare oltre una conoscenza superficiale dei personaggi e delle loro motivazioni più profonde, spesso facendoli scadere in meri stereotipi (il Capitano incapace ma di nobile nascita, il primo ufficiale brillante ma contadino, eccetera), fino a scivolare in un finale quanto mai banale e retorico. Anche la camera non riesce quasi mai a districarsi da un certo tipo di ripresa confusionaria, il che è un vero peccato perché Ron Howard ne ha le capacità e lo dimostra con un paio di inquadrature davvero spettacolari.

Dove il film trova la sua redenzione è nel cast e nelle interpretazioni. Chris Hemsworth, fisicamente perfetto per il ruolo di Chase, riesce a imprimere personalità al suo personaggio sopperendo a una sceneggiatura veramente povera da quel punto di vista, dimostrando (se ce ne fosse ancora bisogno dopo la sua splendida interpretazione in Rush) che non è solo un bel faccino ma anche un attore di tutto rispetto. Ma a brillare più di tutti, pur con poche scene, è Ben Whishaw, nel ruolo di Melville, protagonista della sezione più riuscita del film, con pochi gesti e sguardi delinea un personaggio allo stesso tempo fragile e forte, consapevole e insicuro, lasciando il segno come solo grandi attori riescono.

In conclusione, un film da domenica pomeriggio, tutto sommato godibile grazie soprattutto al suo cast, ma deludente per quello che avrebbe potuto esprimere. Come direbbero a scuola, il ragazzo è intelligente, ma non si applica.

sabato 7 novembre 2015

SPECTRE - la recensione

Ancora scosso dopo gli eventi di Skyfall, James Bond si lancia a capofitto in un nuovo mistero andando contro gli ordini diretti dello stesso M, mentre una nuova disposizione politica rischia di far chiudere per sempre la sezione 007. Cosa si nasconde dietro alla misteriosa organizzazione chiamata SPECTRE?


Proprio come Bond, anche lo spettatore arriva a questo 24° episodio della saga sull'Agente Segreto al servizio di Sua Maestà con le immagini di Skyfall ancora negli occhi, un'eredità pesantissima superare o anche solo eguagliare quello che probabilmente è stato il miglior film della saga. Sam Mendes non è certo un dilettante alla prime armi e inizia subito mettendolo in chiaro: la scena iniziale è, infatti, un lungo piano sequenza in cui, tra le maschere della Festa dei Morti di Città del Messico, si alternano musica dal vero e un inseguimento adrenalinico, ottenendo l'immediata attenzione del pubblico. I titoli di testa sono ancora sullo stile di quelli del film precedente, con Writing's on the wall di Sam Smith al posto di Skyfall di Adele, forse un po' troppo lunghi ma comunque meravigliosi a livello visivo ed evocativo.
Da qui la prima parte del film scivola via con fluidità, tra azione e le bellissime riprese romane e un inseguimento in automobile degno della miglior tradizione. C'è anche Monica Bellucci che, sempre bellissima, non dà prova delle migliori doti recitative, ma fortunatamente è in scena molto poco e la sua performance è presto dimenticata.
Di tutt'altro impatto è Léa Seydoux, vera Bond Girl della pellicola, avvolta da un'aura eterea e di ben altre capacità interpretative, la sua chimica con Daniel Craig è una delle cose migliori del film e anche il personaggio stesso è molto interessante e ben caratterizzato.
Perfetti anche gli altri membri della squadra "dei buoni": Ben Wishaw è un perfetto Q, Naomie Harris è sempre più calata nel ruolo di Moneypenny, e Ralph Fiennes raccoglie egregiamente l'eredità lasciata da Judi Dench ed è un magnifico M.
Una mezza delusione invece i villain: se Andrew Scott riesce a essere viscido quanto necessario, Christoph Waltz finisce per essere intrappolato nel suo solito ruolo di freddo psicopatico. Per quanto il personaggio da lui interpretato sia un cattivo molto classico nei film di Bond (con tanto di discorso sulla conquista del mondo in un bunker segreto) non riesce a convincere appieno e non raggiunge neanche lontanamente la presenza scenica e l'aura di sottile minaccia che Bardem era riuscito a imprimere al suo Silva in Skyfall.
Proprio a causa di questo, la seconda parte del film cala un po' nel ritmo e risulta a volte macchinosa, pur regalando momenti nostalgici e vere chicche per gli appassionati delle autocitazioni.
Pur con qualche difetto e senza riuscire del quasi impossibile compito di eguagliare il suo predecessore, SPECTRE riesce a intrattenere più che degnamente e risulta essere un ottimo film. Se questo dovesse essere l'ultimo film dell'era Craig, come molto probabilmente avverrà, allora si può dire che è stata una degna conclusione di un ciclo che ha riportato 007 agli antichi splendori.

venerdì 15 maggio 2015

Festival di Cannes 2015 - giorno 3

A Cannes è il giorno di due film molto attesi, The Lobster (in Concorso), con un cast di star, e soprattutto Irrational Man, nuovo film di Woody Allen.

Il grande regista newyorkese è arrivato al festival in grande forma e con un film che ha convinto.
Presenti del cast Emma Stone e Parker Posey, assente il protagonista Joaquin Phoenix.

Irrational Man, presentato Fuori Concorso, racconta di un professore di filosofia, Abe Lucas (Phoenix), colto, carismatico ma con un mal di vivere interiore che lo ha avvicinato troppo alla bottiglia. Il suoi modi e le sue lezioni sulla strategia etica attirano l'attenzione di una brillante studentessa (Stone) e di una sua collega (Posey). Abe non sa come comportarsi fino a che non ascolta per caso una conversazione fra due estranei che lo convince ad agire in un modo che va contro la morale (un omicidio) ma che secondo lui potrebbe dare un senso alla sua vita, e che lo trasformerà in un "irrational man".

Una conferenza stampa molto divertente quella di Woody Allen, dove a farla da padrona è stato il suo naturale pessimismo tragicomico. "Fare film è una splendida distrazione per non pensare alla morte", ha dichiarato Allen, "non ci sono risposte positive agli accadimenti inevitabili dell’esistenza. Non esiste niente di quello che siamo e creiamo che non finisca prima o poi in una posizione comune a tutti, e molto sgradevole. La vita è davvero senza senso. L’unica è trovare una distrazione, magari il baseball, o appunto un film. Faccio film perché sono una splendida distrazione rispetto al continuo pensare alla morte che altrimenti mi assalirebbe se stessi tutto il tempo sul divano. Penserei di essere vecchio, di quanto mi aspetta in un giorno molto, molto lontano".
Parlando del film, in cui il personaggio di Joaquin Phoenix decide di compiere un omicidio, Allen ha allargato il discorso alle scelte che si fanno nella propria vita. "Il film contiene molti temi: morale e moralità, gli essere umani, le loro debolezze, l'incontro fra un uomo e una donna, quanto sia importante trovare un senso alla propria esistenza", ha continuato il regista, "Si fanno scelte giuste, ma ce ne sono altre molto irrazionali nella vita di tutti noi, non così lontane come potremmo pensare dall'omicidio. Qualche volta quello in cui crediamo è totalmente irrazionale, come nel caso del personaggio di Joaquin Phoenix, ma di sicuro non è più irrazionale di quello che le chiese delle varie religioni sostengono. Non è irrazionale pensare che se vivi bene la tua vita vai in paradiso e tutto sarà meraviglioso? Alla fine hanno fatto molto più danni le religioni che hanno causato la sofferenza di molte persone piuttosto che il personaggio di Joaquin che si è concentrato su uno solo".
Allen ha poi parlato del cast e del suo modo di scegliere gli attori. "Scelgo grandi attori e grandi attrici, che tali sono prima e dopo i miei film. Basta non voler giocare a fare il regista e lasciare che diano il loro contributo di talento. Devi solo cercare di non rovinare tutto". Sulla scelta di Emma Stone e Parker Posey ha poi aggiunto: "Stavo sul tapis roulant quando per distrarmi ho visto un film, ed ecco che è apparsa Emma. Era bella e divertente. L’ho scelta per questo film sapendo che sarebbe stata convincente, ma non pensavo così tanto. È davvero sorprendente. [...] E' da molto tempo che volevo lavorare con lei [Posey]. Ho visto dei film indipendenti in cui è così brava, ma soprattutto adoravo il suo nome. Parker Posey... sentite come suona bene".
Emma Stone, che ha lavorato con il regista anche in Magic in the Moonlight, invece ha raccontato brevemente l'approccio molto semplice di Allen sul set: "Lasciava provare le scene e se non venivano recitate come voleva te lo diceva chiaramente, lasciandosi la possibilità di rigirare, anche in un’altra giornata. Con lui trovi il tono giusto presto, senza pensare troppo".

Infine Woody Allen ha parlato della sua lunga carriera, dell'impegno con Amazon per una serie e di Cannes. Sulla sua carriera: "Impari qualcosa dopo due o tre film. Questioni tecniche, ma il successo o il fallimento dipendono da talento e istinto. Io i miei film li rigirerei tutti, per questo non li rivedo. Se avessi soldi e tempo li vorrei perfezionare uno per uno. Ho sempre voluto diventare un regista serio, di film drammatici, come Bergman. Ma avendo talento per la commedia ho dovuto accettare il fatto che nessuno mi avrebbe dato i soldi per girare altro. Da giovane ero noioso e serissimo. Avrei fatto un mattone dopo l’altro se solo avessi potuto, con solo qualche commedia ogni tanto". Sulla serie di Amazon: "Pensavo che sarebbe stata una cosa facile, se riesco a fare un film di due ore, che sarà fare sei episodi di mezzora? E invece sono in un imbarazzo cosmico, non sono in grado e non so da che parte cominciare. Le serie televisive non le ho mai fatte e non le vedo. Non avrei mai dovuto impegnarmi in una cosa del genere". Sul Festival di Cannes: "Amo stare qui, mi piacciono tutti questi paesini del sul della Francia. Mi piace la gente e amo il festival. So che è soprattutto competizione, ma per me è come una convention di avvocati o medici o qualunque altra professione. Da quando sono qui non faccio che incontrare registi, attori e tutti parlano solo di film… la gente è così emozionata. L’atmosfera è molto eccitante. Un ottimo posto per mostrare il tuo film".

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Presentato in Concorso il film del regista greco Yorgos Lanthimos, The Lobster.

Il film racconta di una società dove è vietato essere single, dove chi rimane solo viene arrestato e portato in una struttura simile a un hotel di lusso dove ha 45 giorni di tempo per trovare un partner, altrimenti verrà trasformato in un animale a sua scelta e abbandonato nel bosco. La maggior parte scelgono il cane, David (Farrell) invece sceglie l'aragosta, perché vive più degli altri e passa la sua vita a riprodursi. David però scappa nel bosco, dove vivono i "solitari" e lì, andando contro le regole, s'innamora.

Un cast di star per un film che si inserisce a metà strada tra la fantascienza e la commedia dell'assurdo: Colin Farrell, Rachel Weisz, John C. Reilly, Lea Seydoux e Ben Whishaw.
"The Lobster è una storia sull'amore, senza essere una convenzionale storia d'amore. Osserva i modi e le ragioni per cui certe persone finiscono assieme come coppia, mentre altre no, parla dei terrificanti effetti della solitudine, della paura di morire da soli, della paura di vivere da soli e, soprattutto, della paura di vivere con qualcuno", ha spiegato il regista durante la conferenza stampa, "Forzarsi nel farsi piacere qualcuno è un tipo di sofferenza, cercare qualcuno che ci piace davvero è un altro tipo di sofferenza. The Lobster cerca di scovare dei sinonimi dell'amore in parole come paura, norme, scadenze, abbinamento, sincronismo, innocenza, prosperità e bugie [...] Non volevo dare risposte ma casomai porre domande".

martedì 13 gennaio 2015

Paddington - la recensione

Dalle pagine della letteratura inglese per bambini al grande schermo. Dalle giungle del misterioso Perù alla piovosa Londra. Paddington arriva come un fulmine a ciel sereno ed entra nell'immaginario di tutto il mondo grazie alla splendida trasposizione cinematografica firmata da Paul King che, con grande maestria, riesce a far tornare bambino qualsiasi tipo di spettatore, anche il più cinico.

Quel che sorprende di questo adattamento è la profonda originalità nel mettere in scena una delle icone più affermate della letteratura inglese per bambini pur non risultando banale o peggio, scontato. Tutto è fiabesco, come ci insegnano i bambini "tutto è possibile", e allora perché indugiare davanti ad un orso parlante nel bel mezzo di una stazione londinese?! La forza di Paddington è questa: i limiti non esistono. Questo semplice concetto non viene imposto allo spettatore, non viene introdotto, bensì viene risvegliato.

Tecnicamente non è sicuramente perfetto, visto alcuni limiti (non di primaria importanza) nella computer grafica, aspetto comunque non primario nello svolgimento della storia. Tutti gli interpreti - da Hugh Bonneville, padre troppo apprensivo fino a Nicole Kidman, perfida curatrice del museo di storia naturale di Londra -, dal primo all'ultimo si mettono in gioco nel migliore dei modi attraverso gag e dialoghi brillanti. Perfino il doppiaggio italiano di Paddington ad opera di Francesco Mandelli non è degradante come in molti si aspettavano. Certo, nessun paragone con la voce originale di Ben Whishaw, ma comunque accontentiamoci per ora.

L'atmosfera british e l'immaginazione sconfinata fanno di Paddington uno dei migliori prodotti della cinematografia attuale, ricordando a tutti noi che anche da adulti è possibile tornare bambini.

lunedì 18 novembre 2013

Chris Hemsworth e Cilliam Murphy sul set di 'In The Heart of the Sea'

Nuove foto dal set spagnolo del film 'In The Heart of The Sea', di Ron Howard, riprese che stanno movimentando le Isole Canarie.

Il film racconterà la storia della Essex, baleniera salpata dal New England e affondata da un capodoglio. Chris Hemsworth sarà un marinaio che si ritrovò naufrago insieme al primo ufficiale e al capitano della nave. Per 90 giorni stettero in mare e per sopravvivere cedettero al cannibalismo.
Oltre a Hemsworth nel cast ci sono anche Cillian Murphy, Ben Whishaw, Brendan Gleeson, Jordi Mollà e Benjamin Walker.

Ecco le foto dal set.










[foto: Daily Mail, Just Jared]

mercoledì 10 aprile 2013

BAFTA Television Awards: le nomination




Sono state annunciate le nomination ai BAFTA Tv, equivalente inglese degli Emmy americani, che premiano il meglio del meglio della televisione britannica. Tantissimi i volti noti anche al grande schermo, come Ben Wishaw e Sean Bean, candidati entrambi tra i migliori attori, o Imelda Stauton tra le interpreti femminili. 
Parade's End, dramma in costume di successo della BBC si aggiudica ben 7 nomination, ma svettano anche The Hollow Crown (riproposizione delle tragedie di Shekespeare dedicate alla corona britannica), The Girl e Ripper Street, novità della stagione, e The Hour che, nonostante il mancato rinnovo dopo la seconda stagione, accoglie ancora i favori della critica.
Per quanto riguarda le serie straniere, le americane Game of Thrones e Homeland dominano senza troppe sorprese, ma si inserisce inaspettatamente anche Girls a confermare il primato della HBO.
Grandi assenti, invece, Downton Abbey e Doctor Who che fin ora non erano mai mancati tra i nominati.
I premi saranno consegnati il 12 Maggio 2013, al Royal Festival Hall e si potranno vedere in diretta sulla BBC.
Ecco la lista completa delle nominations:




Leading Actor
Ben Whishaw – Richard II (The Hollow Crown)
Derek Jacobi – Last Tango in Halifax
Sean Bean – Accused (Tracie’s Story)
Toby Jones- The Girl
Leading Actress
Anne Reid – Last Tango in Halifax
Rebecca Hall – Parade’s End
Sheridan Smith – Mrs Biggs
Sienna Miller – The Girl
Supporting Actor
Peter Capaldi – The Hour
Stephen Graham – Accused (Tracie’s Story)
Harry Lloyd – The Fear
Simon Russell Beale – Henry IV Part 2(The Hollow Crown)
Supporting Actress
Anastasia Hille – The Fear
Imelda Staunton – The Girl
Olivia Colman – Accused (Mo’s Story)
Sarah Lancashire – Last Tango in Halifax

Entertainment Programme
Alan Carr for Alan Carr: Chatty Man
Ant and Dec for I’m A Celebrity… Get Me Out Of Here!
Graham Norton for The Graham Norton Show
Sarah Millican for The Sarah Millican Show
Female Performance in a Comedy Programme
Jessica Hynes for Twenty Twelve
Julia Davis for Hunderby
Miranda Hart for Miranda
Olivia Colman for Twenty Twelve
Male Performance in a Comedy Programme
Greg Davies for Cuckoo
Hugh Bonneville for Twenty Twelve
Peter Capaldi for The Thick of It
Steve Coogan for Welcome To the Places of My Life
Single Drama
Everyday
The Girl
Murder
Richard II (Hollow Crown)
Miniseries
Accused
Mrs Biggs
Parade’s End
Room at the Top
Drama Series
Last Tango in Halifax
Ripper Street
Scott And Bailey
Silk
Soap and Continuing Drama
Coronation Street
EastEnders
Emmerdale
Shameless
International
The Bridge
Game of Thrones
Girls
Homeland
Factual Series
24 Hours in A&E
Great Ormond Street
Make Bradford British
Our War
Specialist Factual
All in the Best Possible Taste with Grayson Perry
The Plane Crash
The Plot to Bring Down Britain’s Planes
The Secret History of Our Streets
Single Documentary
7/7: One Day in London
Baka: A Cry From the Rainforest
Lucian Freud: Painted Life
Nina Conti – A Ventriloquist’s Story: Her Master’s Voice
Features
Bank of Dave
Grand Designs
The Great British Bake Off
Paul O’Grady: For the Love of Dogs
Reality and Constructed Factual
The Audience
I’m a Celebrity… Get Me Out of Here!
Made in Chelsea
The Young Apprentice
Current Affairs
Britain’s Hidden Housing Crisis (Panorama Special)
The Other Side of Jimmy Savile (Exposure)
The Shame of the Catholic Church (This World)
What Killed Arafat? (Al Jazeera Investigates)
News Coverage
BBC News at Ten: Syria
Channel 4 News: Battle for Homs
Hillsborough – The Truth at Last (Granada Reports)
Sport and Live Event
The London 2012 Olympics: Super Saturday
The London 2012 Olympic Opening Ceremony: Isle of Wonder
The London 2012 Paralympic Games
Wimbledon 2012 – Men’s Final
Entertainment Programme
Dynamo Magician Impossible
The Graham Norton Show
Have I Got News for You
A League of Their Own
Comedy Programme
Cardinal Burns
Mr Stink
The Revolution Will Be Televised
Welcome to the Places of My Life
Situation Comedy
Episodes
Hunderby
The Thick of It
Twenty Twelve
Radio Times Audience Award (voted for by members of the public)
Call the Midwife
Game of Thrones
The Great British Bake Off
Homeland
The London 2012 Olympic Opening Ceremony
Strictly Come Dancing

mercoledì 2 gennaio 2013

Cloud Atlas - la recensione




I fratelli Wachowski hanno sempre avuto il grande pregio di unire un certo tipo di cinema commerciale con quello più strettamente d'autore, la spettacolarità con i contenuti più filosofici. Fin dal primo (e unico, se vogliamo) Matrix passando per V per Vendetta hanno sfornato grandissimi successi di pubblico, senza rinunciare all'approvazione della critica.
Ci riprovano insieme a Tom Tykwer in quello che è il più costoso film indipendente di sempre e con un cast talmente stellare che elencarli tutti sarebbe davvero troppo lungo e noioso.
Tratto dall'omonimo romanzo di David Mitchell, il film è un sapiente intreccio di varie storie che si dipanano attraverso sette epoche diverse, dall'ottocento ad un futuro post apocalittico, e in cui ogni personaggio è legato ad un altro attraverso un ripetersi senza fine di temi, un apparente continuazione che dona conclusione ad una trama cominciata in un altro tempo, addirittura suggerendo una continuità di vita attribuendo agli interpreti molti ruoli diversi in ogni storia ma, se vogliamo, sempre lo stesso alla fine.
Abbiamo perciò un avvocato che si oppone alla schiavitù, un musicista bisessuale che rincorre la sinfonia della sua vita, una giornalista che negli anni '70 indaga su un misterioso complotto, un editore che tenta di evadere da un manicomio, un futuro distopico in cui l'amore sembra divaricare lo spazio e il tempo e un mondo post apocalittico fatto di verità e bugie mai realmente distinte.
La confusione iniziale lascia presto il posto alla storia, alla vita dei numerosi personaggi le cui vicende sembrano incastrarsi e svolgersi su diversi piani temporali eppure nello stesso momento, grazie anche ad un montaggio ispirato che suggerisce continuamente la presenza di un quid nascosto in bella vista, fino a scoprire che, effettivamente, quelle non sono che storie più o meno intrecciate, che alla fine sono le conseguenze di ogni scelta ad avere ripercussioni sul passato, sul presente e sul futuro, senza influenzare mai davvero.
Cloud Atlas ha il fascino di una melodia ascoltata e riascoltata a lungo, la dolcezza di una storia d'amore e il phatos di una sparatoria futuristica, senza mai propendere nè in un verso nè in un altro, continuamente in bilico tra dramma, commedia e fantascienza, avvolgendo e stupendo lo spettatore, confondendolo senza mai esagerare e lasciando alla fine un senso di compiutezza, nonostante non si possa affermare con sicurezza di aver trovato quel nesso nascosto.
Non è un film perfetto, questo no, alcuni passaggi risentono di una certa lentezza di fondo, mentre un paio di scene nel futuro (dirette dai Wachowsky insieme alla sezione ambientata nel XIX secolo, mentre Tykwer si è parallelamente occupato degli anni '30, '70 e dei nostri giorni) peccano di una eccessiva resa "a videogioco" che stona con il tono complessivo del film, ma si riesce facilmente a soprassedere all'interno della totalità finale.
Affascinante e dalla natura continuamente mutevole, Cloud Atlas sembra sussurrare segreti sul destino senza mai imporre un'unica visione, lasciando libera interpretazione ad ognuno secondo la propria coscienza, riuscendo al contempo a divertire e commuovere grazie soprattutto allo straordinario cast e a dei pregi tecnici e visivi non da poco. Probabilmente a molti non piacerà, certo gli amanti di una trama lineare e di una conclusione netta ne saranno delusi, ma personalmente credo che il cinema dovrebbe anche essere pura esperienza e certo Cloud Atlas è di quelle più alte, la stagione dei premi sta per iniziare, incrocio le dita perchè questo film abbia ciò che merita.


 "La nostra vita non ci appartiene. Siamo legati ad altri. E con ogni crimine e ogni gentilezza generiamo il nostro futuro. Tutto è connesso".

*Chiara* 

giovedì 8 novembre 2012

'Skyfall' - la recensione


Era possibile fare un classico film su Bond pur spingendo molto sulla modernità?
Sam Mendes non è certo il primo nome che viene in mente quando si parla di dirigere uno 007, ma pur con la forte connotazione autoriale che un regista del genere inevitabilmente attribuisce ai suoi film, Skyfall è senza dubbio un grosso giocattolo d’azione, con tutto ciò che chi va al cinema si aspetta di vedere: azione, pallottole, belle donne e Martini shakerato, non mescolato.



Sono una fan del vecchio Bond, lo ammetto, soprattutto di Sean Connery e difficilmente ho apprezzato i film successivi a “Missione Goldfinger” ed ero davvero scettica riguardo a Daniel Craig, ma se pur sull’attore ero dovuta ricredermi, non avevo amato eccessivamente né Casino Royale né Quantum of solace.
Immaginate quindi la mia ansia quando ho saputo che uno dei registi che mi piacciono di più voleva buttarsi su Bond, avendo a disposizione quello che per me è il miglior 007 dopo Connery (e qui, forse, qualcuno avrà da ridire, lo so) ed un cast così istrionico.
Mendes fonde la sua personale visione, fatta di contrasti cromatici, con quello che è un continuo rimando citazionistico al classico, con più di una strizzatina d’occhio ai fan (da applausi la battuta sulla penna esplosiva di Q, un meraviglioso Ben Wishaw). Le scene a Shangai sono un caleidoscopio di colori, forse eccessivo, ma sicuramente di grande effetto, mentre invece Londra è sempre molto cupa, quasi sbiadita ed i primi piani continui su Daniel Craig e Judi Dench accentuano la sensazione crepuscolare e malinconica di un mondo, quello dello spionaggio e del grande mito di 007, magari al declino, ma sempre affascinante.
In tutto questo si inserisce il personaggio di Javier Bardem, psicopatico e malinconico, sempre al limite tra equilibrio ed eccesso. A volte troppo caricaturale, quasi un cattivo da cartone animato, ma anche lui molto “vecchio stile” e la performance straordinaria di Bardem dà vita a uno dei migliori villain di Bond e ci regala un faccia a faccia che sono sicura rimarrà nella storia del cinema.
In ultimo, mi sembra doveroso nominare i meravigliosi titoli di testa: la canzone di Adele è splendida e accompagna un serie di immagini evocative che ricordano quasi un quadro di Warhol.

In sostanza, si può dire che Skyfall sia il più classico dei Bond moderni, non è un capolavoro, questo no, ma è davvero un gran film che si apprezza anche di più a una seconda visione


*Chiara*

mercoledì 26 settembre 2012

Spielberg vuole Anne Hathaway in 'Robopocalypse'

Finalmente sembra muoversi in modo concreto la produzione del prossimo film di Steven Spielberg, 'Robopocalypse'.

Se Chris Hemsworth sembra il candidato principale per il ruolo di protagonista, per la protagonista femminile si sta pensando ad Anne Hathaway, sarebbe una precisa richiesta dello stesso Spielberg alla 20th Century Fox. La trattativa è avviata, nei prossimi giorni si saprà se l'attrice, molto richiesta, prenderà parte al film.

Altro nome in ballo è quello dell'attore inglese Ben Whishaw, che presto vedremo in 'Cloud Atlas' e '007: Skyfall', a cui sarebbe stata offerta la parte dell'hacker Lurker.

Il film è tratto dal romanzo fantascientifico di Daniel H. Wilson, adattato per il grande schermo da Drew Goddard, ambientato in un mondo futuro dominato dalla tecnologia, dove le macchine hanno sostituito l'uomo in tutti i campi. I robot sono controllati da una intelligenza artificiale fanciullesca di nome Archos. Quando il sistema collassa i robot cominciano ad attaccare e sterminare gli umani. I sopravvissuti faranno resistenza cominciando una battaglia contro il mondo robotico. L'autore, Wilson, ha un dottorato in robotica alla Robot Institute della Carnegie Mellon University.

La 20th Century Fox ha annunciato che le riprese cominceranno a gennaio 2013 e ha confermato la data d'uscita fissata per il 25 aprile 2014. Il film è coprodotto dalla DreamWorks e la 20th Century Fox che ha il compito di distribuirlo nel mondo ma non negli Usa, dove uscirà con il marchio Touchstone attraverso la Walt Disney.


Frra