Visualizzazione post con etichetta Mary Poppins. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mary Poppins. Mostra tutti i post

martedì 3 settembre 2019

Venezia 76 - Egoyan e Marhoul in Concorso. Mentre Julie Andrews si racconta.

Un vero mito, una leggenda, ieri Julie Andrews ha ricevuto un meritatissimo Leone d'Oro alla carriera, mentre oggi l'attrice ha incontrato il pubblico per raccontarsi.

L'attrice ha aperto parlando dell'esordio in Mary Poppins, suo primo film al cinema anche se era già una stella del teatro, e l'incontro con Walt Disney avvenuto dopo uno spettacolo.
"Credevo che fosse venuto a complimentarsi per il musical, ma mi propose di andare ad Hollywood. Gli dissi che ero incinta di 3 mesi e lui mi disse: "ok, aspettiamo". Poi si rivolse al mio ex marito [Tony Walton] e gli chiese: "Lei cosa fa?". “Sono un designer per il teatro”, gli rispose lui. “Quando verrai ad Hollywood portami il tuo curriculum”, disse Disney. E nel momento stesso in cui vide i suoi progetti, gli affidò tutti i disegni del film. E ottenne una nomination agli Oscar! Disney aveva il sesto senso nei confronti del talento. Fu molto gentile."

La lavorazione del film non fu affatto semplice. Girato negli anni '60, Mary Poppins è stato un film innovativo, mischiava live action e animazione, ovviamente senza l'uso dei computer. In Particolare Julie Andrews ha ricordato un episodio che ha messo a dura prova i suoi nervi.
"In Mary Poppins non si vede nulla. Nessuno di quei fili che ci permettevano di volare. [...] Avevo un’imbragatura molto dolorosa per volare, infatti tutte le scene in cui dovevo volare me le fecero fare alla fine, perché temevano che potesse succedermi qualcosa. Una volta sentì che un filo spezzarsi, e la cosa mi innervosì molto. A quel punto chiesi di farmi scendere, calandomi molto lentamente, ma l'attrezzista mi fece scendere come un sacco di patate. Quel giorno mi uscirono parole che Walt Disney difficilmente sentì altre volte dalla bocca di una donna."

Anche durante la lavorazione di Tutti Insieme Appassionatamente ci furono episodi che misero alla prova l'attrice.
"Ho tanti ricordi di quel film, compresi freddo, pioggia, montagne, tempi d'attesa infiniti. Nessuno disse ai produttori come quel posto era il settimo in Europa per pioggia. [...] La scena d’apertura del film la girammo l’ultimo giorno. Ero soo io su questo un campo e una cameraman su un elicottero che si avvicinava verso di me, radente al suolo, che mi veniva incontro. Io dovevo girarmi, iniziare a cantare, e correre all’indietro. L’abbiamo fatto 6/7 volte, e ogni volta che mi giravo quell’elicottero mi faceva cadere con la forza delle sue pale, perché era troppo vicino. E io mi lamentavo, perché mi ritrovavo sempre a mangiare paglia."

Non è mancato un ricordo di Blake Edwards, suo secondo marito, con cui è stata sposata per 41 anni.
"Era divertente, irriverente, pieno di gioia. A Hollywood tutti pregavano per poter lavorare con lui. Il nostro fu un lavoro molto innovativo. Film come Victor Victoria, ad esempio, avevano una visione inedita, innovativa."

Candidato a sette premi Oscar, Victor Victoria è un capolavoro che all'inizio lasciò l'attrice un po' perplessa.
"Gli dissi: "Devo fare una donna che fa un uomo che fa finta di essere una donna". Era impossibile. Ero molto preoccupata per la reazione del pubblico. Ma lui mi rassicurò: “Non ti preoccupare, farò in modo che tutti crederanno che tu sia un uomo”. Per la parte studiai molto gli uomini, come si muovono e si siedono, con le gambe aperte e le mani nelle tasche. Cambiai la voce, rendendola più profonda. Un’operazione molto difficile."

Julie Andrews ha poi ricordato l'episodio legato a My Fair Lady, quando il produttore Jack Warner, nonostante il grande successo avuto dall'attrice a teatro con quel ruolo, le tolse la parte da protagonista per darla ad Audrey Hepburn. L'anno dopo Julie Andrews vinse il Golden Globe per Mary Poppins e sul palco si concesse una piccola vendetta.
"Avevo sperato che mi dessero My Fair Lady, ma Warner voleva una grande star, io non ero nessuno e chiamarono Audrey Hepburn, mia grande amica. Ero delusa, ma poi la Disney mi propose Mary Poppins con cui vinsi il Golden Globe. E alla premiazione ringraziai Jack Warner, che rese possibile tutto quello. Con il suo rifiuto."

L'attrice ha poi confessato di aver sempre odiato un aspetto di Hollywood, e questo pensiero non è cambiato col tempo.
"Quando ero più giovane, riferendosi a Hollywood, si parlava di un’industria cinematografica, e mio marito impazziva perché a suo dire non andava considerato come un business, ma arte. Invece è sempre stata un’industria. Odio l’ignoranza, la mancanza di empatia. Quella è la cosa che mi delude di più di Hollywood, e mi fa arrabbiare."

Alla fine la domanda più naturale che si possa fare a Julie Andrews, citando Mary Poppins, è praticamente perfetta sotto ogni aspetto? La risposta è stata no.
"Sono una cuoca terribile! Una volta ho provato a fare dei cookies, ma non avevo gli ingredienti adatti. Neanche si spezzavano, una volta usciti dal forno. Ah, e poi impreco!". Ha concluso ridendo.



Oggi in Concorso sono stati presentati due film: Guest of Honour di Atom Egoyan, e The Painted Bird di Václav Marhoul.

Non ha entusiasmato molto il pubblico il nuovo lavoro di Atom Egoyan, Guest of Honour, che vede David Thewlis protagonista.
Un film che racconta il rapporto tra un padre e una figlia. L'ospite del titolo è un inflessibile e rigoroso ispettore incaricato di controllare il rispetto delle norme igieniche nei ristoranti. Un uomo che nasconde un passato doloroso, soprattutto nel rapporto con al figlia, una direttrice d'orchestra finita in carcere.

"Tutti hanno le loro ossessioni. Io amo capire gli aspetti oscuri della condizione umana. L'ossessione principale delle persone, è quella della negazione. Negare è un meccanismo di difesa naturale", ha spiegato il regista, "Nel film è centrale il senso di colpa ma ci sono alcune verità che il padre non avrebbe potuto dire alla figlia e viceversa. Sono affascinato dalla complessità di come alla fine la verità si manifesta, ci sono storie che restano nascoste fino a che non è troppo tardi. Altre cose che vengono a galla solo dopo la morte di un genitore".
-

L'altro film in Concorso, The Painted Bird, di Václav Marhoul, ha creato un po' di scompiglio in sala. La pellicola, in bianco e nero e della durata di 2 ore e 49 minuti, presenta scene violente, di vario tipo, molto dure ed esplicite e non tutti sono riusciti a sopportarne la visione, tanto che qualcuno ha abbandonato la sala prima della fine.

Ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, racconta la storia di un bambino ebreo che viene mandato dai genitori da una vecchia zia che vive in campagna per sfuggire alla deportazione. Quando la zia muore e la casa viene data alle fiamme, il bambino si ritrova a vagare da solo in un mondo senza un briciolo di umanità, dove i contadini, pronti a uccidere, torturare e violentare, non sono migliori dei nazisti.

Tratto dall'omonimo romanzo di Jerzy Kosinski, è un progetto che il regista inseguiva da tempo: "Sono undici anni che lavoro a questo libro che mi ha subito molto, credo sia una storia universale. Ci sono tanti bambini abbandonati nel mondo che agiscono proprio come accade nel film. La violenza? È solo la cornice del dipinto dove al centro c'è la vita del protagonista. Il film poi ha un finale positivo perché passa il principio che la luce è visibile solo al buio".
Nel cast molti volti noti, tra cui Stellan Skarsgård e Harvey Keitel.

sabato 29 dicembre 2018

Il Ritorno di Mary Poppins - la recensione

A 54 anni dall'originale, torna al cinema la tata più famosa della storia, Mary Poppins, in un sequel che è anche un grande omaggio al film del 1964.

E' il 1930, in piena depressione, Michael e Jane Banks sono ormai cresciuti: Jane è una sindacalista single, mentre Michael è un vedovo con tre figli. Michael vive ancora al numero 17 di Viale dei Ciliegi ma rischia di perdere la casa a seguito di un avviso di pignoramento della banca in cui lavora (la stessa del padre). Insomma, tira una brutta aria, per questo, dalle nuvole, appare Mary Poppins, pronta ad occuparsi di nuovo della famiglia Banks.

Fin dall'annuncio, Il Ritorno di Mary Poppins ha scatenato il dibattito tra nostalgici e "possibilisti", e l'uscita del film non ha di certo placato gli animi. Fare paragoni tra i due film è quasi inevitabile, viene spontaneo e il sequel gioca molto con le citazioni, ma è giusto paragonarli? L'originale è una perla inarrivabile, con un cast perfetto, musiche e canzoni che hanno fatto storia, e a suo tempo il film stupì tutti con il mix di film e animazione, attori in carne ed ossa che interagivano con personaggi animati, espedienti che oggi vediamo in centinaia di film. L'effetto stupore quindi era praticamente impossibile per il sequel, perciò si è deciso, giustamente e inevitabilmente, di puntare su altro. Il Ritorno di Mary Poppins ha una storia nuova, più moderna, anche più realistica (la crisi economica), meno "leggera", ma con una struttura che ripercorre, quasi fedelmente, il film originale.

La messa in scena, i costumi, le scenografie sono eccezionali, studiate nei minimi particolari. Il Viale dei Ciliegi di casa Banks è stato ricostruito in un modo talmente perfetto che rivederlo non può che provocare un brivido di emozione nostalgica. Ottima la scelta di rendere Londra più plumbea rispetto al film originale, più cupa, adatta al periodo di crisi economica.
Alla regia Rob Marshall, uno che di musical se ne intende, e infatti i numeri musicali sono spettacolari. Sicuramente a colpire di più, ancora una volta, la parte che vede i protagonisti interagire con l'animazione.
Bella la colonna sonora, riprende sapientemente i temi dell'originale.

Ottimo il cast, che può vantare nomi di alto livello come supporto ai protagonisti: Colin Firth, Julie Walters, Meryl Streep (che dà l'impressione di essersi divertita molto), fino alle piccole ma memorabili partecipazioni di Angela Lansbury e del mitico Dick Van Dyke, che riporta la leggerezza del film originale. Ben Whishaw è un George Banks, caratterialmente tanto simile quanto diverso dal padre. Emily Mortimer, che ha meno spazio del "fratello", è straordinariamente somigliante nelle espressioni alla piccola Jane del film originale. Buona la prova di Lin-Manuel Miranda.
La sfida più ardua però era senza dubbio quella di Emily Blunt. Ci voleva coraggio per accettare un ruolo così iconico e radicato nella memoria della gente, perché nell'immaginario collettivo (degli adulti) Mary Poppins è Julie Andrews. Non era facile, ma Emily Blunt, attrice di straordinario talento (molto sottovalutata fino ad oggi), è riuscita a superare la prova brillantemente. In modo molto intelligente, l'attrice non ha minimamente copiato la Mary Poppins di Julie Andrews, l'ha fatta sua, e la interpreta con grande naturalezza, restando fedele allo spirito del personaggio e riuscendo anche a regalare delle lievi sfumature nostalgiche. Probabilmente avrebbe meritato anche più spazio di quello che ha, avremmo voluto più Emily Blun/Mary Poppins. Per apprezzare a pieno la sua performance (come quelle degli altri) bisogna vedere il film in lingua originale, perché Emily Blunt non solo recita benissimo, ha presenza scenica, e balla alla grande, ma sa anche cantare molto bene, e in passato l'ha già dimostrato. Emily Blunt è "praticamente perfetta", come dichiarato dalla stessa Julie Andrews, la migliore scelta possibile per il ruolo.

E' vero, questo sequel non ha la carica fantasiosa del primo, non ha quella leggerezza, si sente la mancanza di un personaggio come Bert o l'autorevolezza di George Banks Senior, non ha canzoni memorabili come "Supercalifragilistichespiralidoso" o "Un poco di zucchero", ma la verità è che paragonandolo all'originale perderà sempre, perciò perché paragonarli? è davvero necessario?
Il Ritorno di Mary Poppins è un film anomalo per il cinema moderno, diverso da quello a cui siamo abituati oggi, soprattutto a cui i più piccoli sono abituati, ed è bellissimo che sia così diverso e "vintage". E' un fantastico e fantasioso viaggio di due ore in cui siamo felici di immergerci. E, diciamolo, noi seguiremmo Mary Poppins ovunque!

martedì 18 febbraio 2014

Saving Mr. Banks - la Recensione

Wind's in the east, mist coming in
Like something is brewing, about to begin
Can't put my finger on what lies in store
I fear what's to happen all happened before...

Un mare di nuvole, una melodia familiare e delle parole impresse nella mente e nel cuore di ognuno di noi. Così si apre il travagliato viaggio (durato ben 14 anni) di Pamela Lyndon Travers per la salvaguardia della sua più importante creatura letteraria: Mary Poppins.

Di film che narrano la realizzazioni di grandi classici della settima arte ce ne sono molti, da L'ombra del Vampiro, che racconta la realizzazione di Nosferatu del 1922, al più recente Hitchcock, che analizza la nascita di Psyco del 1960, questo fortunatamente conferma una grande curiosità da parte del pubblico riguardo la genesi di grandi cult del cinema mondiale, e quindi ecco arrivare anche Saving Mr. Banks, nuova opera basata sulla realizzazione di una grande icona cinematografica, "Mary Poppins", firmata da John Lee Hancock, regista/sceneggiatore di film come The Blind Side e co-sceneggiatore del prossimo colossal fantasy Disney Maleficent.

Nonostante il grande successo di critica e pubblico avuto con The Blind Side, possiamo dire che Saving Mr. Banks potrebbe essere l'opera più completa e matura di Hancock. Il regista infatti riesce a giostrare con grande occhio e grande intelligenza l'anima del progetto, regalando, anche grazie alla bravura degli interpreti, un grande film.

Struggente ed estremamente interessante, Saving Mr. Banks ci trasporta nella storia e nella vita della scrittrice australiana Pamela Travers, facendoci volare tra presente (inteso come il 1961, anno in cui la scrittrice andò ad Hollywood per incontrare Walt Disney per parlare del film basato sul suo più celebre romanzo) e passato, ricostruendo con molta intelligenza il quadro psicologico della scrittrice. Come appena detto, la ricostruzione del pensiero della Travers è intelligente, perché non è immediato, lo spettatore riuscirà a collegare tutti i pezzi della storia e ne rimarrà felicemente sorpreso, costruzione degna di nota visto che ultimamente molte opere risultano molto didascaliche e quindi molto spesso fastidiose, facendo sentire lo spettatore uno "stupido". Con grande gioia posso dire che Saving Mr. Banks non è così.

La totale riuscita del film è anche attribuibile alle grandi interpretazioni, in primis Emma Thompson, nei panni della "difficile" scrittrice australiana, riesce perfettamente a immergere lo spettatore nella sua testa, pur non facendo dimenticare mai la sua natura ostile e a volte discutibile. Tom Hanks, un bizzarro Walter Elias Disney molto paterno e incarnazione dello spettatore nel film, poi Paul Giamatti, Jason Schwartzman, B.J. Novak, che pur avendo parti ristrette riescono a tener un tono molto alto per tutta la pellicola. E infine Colin Farrell, nelle vesti inedite del padre della giovane Travers, una vera sorpresa.

Degni di nota anche tutti i reparti tecnici: scenografia, fotografia, costumi, montaggio e soprattutto colonna sonora, firmata da Thomas Newman (Wall-E, Skyfall, The Help, ecc..) che, oltre a creare la giusta atmosfera anni '60, riesce a stupire grazie alla rivisitazione in chiave melodica di qualche classica canzone dei classici animati Disney (oltre a Mary Poppins ovviamente).

I dialoghi sono importanti in ogni film, ma in Saving Mr. Banks sono la fondamentale chiave di volta che pone questo progetto al di sopra degli altri del suo genere.