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lunedì 1 giugno 2015

Fury - la recensione

Dopo mesi e mesi di ritardo a causa del fallimento della precedente casa di distribuzione italiana, Fury, nuovo film di guerra con Brad Pitt, arriva finalmente nelle sale.

Aprile 1944, Seconda Guerra Mondiale, gli Alleati sono già sbarcati e puntano decisi verso Berlino. La guerra è al suo culmine. I carri armati tedeschi sono superiori a quelli americani ma c'è chi tiene duro, tra questi il carro armato "Fury" del sergente Don "Wardaddy" Collier e del suo equipaggio, soprannominati "Bible", "Gordo", "Coon-Ass". Una squadra affiatata a cui si unirà il giovane e inesperto "Machine". Il carro armato "Fury", alla testa dei pochi cingolati rimasti, viene mandato dietro le linee nemiche, verso un paesino isolato, per difendere un importante crocevia. Una volta rimasti soli con il loro carro armato, decidono di restare a combattere fino alla fine.

Pregi e difetti per il quinto film di David Ayer. Fury si rifà palesemente ai grandi classici dei film di guerra americani. Spogliato di tutto, alla base della trama c'è un'idea molto semplice: il rapporto fra esseri umani, in una situazione estrema come la guerra, vista da un luogo claustrofobico come l'interno di un carro armato. Fury è un film tradizionalista, patriottico, violento, "sporco" ed eroico, ma non sempre Ayer riesce a dosare bene gli ingredienti. Eccedere nella violenza, con visi spappolati e corpi schiacciati, non significa automaticamente rendere il film più realista, così come allungare troppo le parentesi di intimità in contrasto con i modi rudi e "ignoranti" dei soldati, non sempre aumenta l'emotività di una scena. L'impressione è che, in alcuni punti della storia, Ayer si sia fissato più sulla voglia di provocare una reazione nel pubblico, attraverso immagini forti  e sanguinolente, piuttosto che sullo sviluppo della storia, che procede a strappi per tutta la durata del film.
Un vero peccato l'andamento incerto perché sotto il punto di vista tecnico il film è davvero ben fatto, e nelle parti in cui le scene sono supportate dalla sceneggiatura, la pellicola funziona bene. Molto bella la fotografia, ottimi gli effetti visivi e sonori.

Il vero punto forte del film però sono i protagonisti, capitanati da un Brad Pitt - ancora un po' tenente Aldo Raine (Bastardi Senza Gloria) - solido e convincente nei panni di un uomo al comando angosciato dal suo ruolo. Accompagnato come sempre dalla sua grande presenza scenica, Pitt offre un'interpretazione che ricorda molto i protagonisti dei film di guerra americani degli anni '50/'60.
Accanto a Pitt troviamo Michael Pena e Jon Bernthal, nei panni di "Gordo" e "Coon-Ass", dei cinque sono i personaggi meno approfonditi ma i due attori offrono delle interpretazioni convincenti, entrambi capaci di lasciarsi alle spalle il ruolo da "macchietta" che la sceneggiatura, nelle sue sottotrame poco riuscite, sembra volergli cucire addosso.
Davvero molto bravo Logan Lerman, un attore giovane che sta dimostrando di essere in grado di adattarsi a ruoli e generi diversi. Nel film interpreta con grande intensità l'ultimo arrivato, "Machine", soldato arruolato come tipografo che si ritrova dentro un carro armato, senza un minimo di esperienza e riluttante nel voler uccidere. Cambierà presto idea grazie al sergente Collier in una delle scene più riuscite del film. Complimenti a parte li merita Shia LaBoeuf, attore di cui purtroppo si è parlato troppo per fatti privati e poco per le sue capacità. LaBoeuf è molto bravo e a volte si rischia di dimenticarlo. Intenso e "spirituale" - non a caso il suo soprannome è "Bible"-, calato anima e corpo nel personaggio, nel film offre una delle sue migliori interpretazioni in assoluto.

Alla fine, grazie a un cast più che indovinato e ottime scene di guerra, Fury riesce a coinvolgere lo spettatore, purtroppo però non riesce a mantenersi su un livello alto per tutta la sua durata. Ayer in alcuni momenti si perde, ed è un peccato. Rimane un buon film che però aveva i presupposti per essere qualcosa in più.

martedì 22 aprile 2014

Noah - la recensione

Darren Aronofsky non ha paura delle grandi sfide e con il suo kolossal biblico 'Noah' porta al cinema una delle storie più conosciute della Bibbia (Genesi, Antico Testamento).

Discendente diretto di Adamo, Noè è figlio di Seth, fratello di Caino e Abele. Durante una notte, in sogno, vede l'arrivo del grande diluvio che spazzerà via il genere umano, ormai deviato, arrogante e malvagio, dalla faccia della Terra. Noè interpreta quel sogno, è il Creatore che gli sta dando un compito: salvare gli esseri innocenti della Terra dal castigo divino, cioè gli animali.
Dopo essersi consultato con il saggio nonno, Matusalemme, Noè decide di costruire un'enorme Arca, ad aiutarlo ci saranno i tre figli, Sam, Cam e Jafeth, la figlia adottiva Ila e la fedele moglie Naamah. Non solo, Noè avrà anche l'aiuto delle più antiche creature presenti sulla Terra, gli Angeli Caduti. Le difficoltà saranno moltissime per Noè, dovrà difendere l'Arca dagli attacchi degli uomini, guidati da Tubal-cain - discendente di Caino - che pretendono di salvarsi, sopravvivere al lungo diluvio e, in un eccesso di religiosità, cercare di assecondare il volere del Creatore fino in fondo, sacrificando anche la sua famiglia.

Senza paura, Darren Aronofsky - ateo proveniente da una famiglia ebraica - affonda le mani nella Bibbia, prendendosi consapevolmente molti rischi, e ne tira fuori un film che non parla di un arca piena di animali che si salvano da un diluvio ma parla di religione, fede, ambientalismo, mitologia e soprattutto umanità. Il Noè di Aronofsky non è un santo illuminato dal Signore (che nel film non viene mai chiamato Dio ma "Creatore" e a tratti risulta crudele nel suo punire e "non agire"), è un uomo devoto, che guarda in alto, che non si tira indietro dall'uccidere, un uomo sorretto da una famiglia che lo segue e lo aiuta ma che non stenta a metterlo in dubbio quando, in assenza di un segnale divino, la sua devozione e abnegazione totale per il compito che gli è stato assegnato lo avvicinano alla pazzia. Noè è molto umano nel suo agire, nel suo resistere, soffrire e sbagliare.

Nella Bibbia la storia di Noè si sviluppa in soli quattro capitoli, così regista e sceneggiatore hanno inserito elementi per ampliare la storia e renderla più cinematografica e "più blockbuster", per questo si sono concessi anche delle incursioni nel fantasy, come gli Angeli Caduti rappresentati come giganti di pietra, che i più "integralisti" potranno forse vedere come qualcosa di inaccettabile. In realtà questi espedienti hanno un senso nella sfera puramente cinematografica, sono compromessi calcolati che alla fine funzionano. Aronofsky riesce a far immedesimare lo spettatore in tutti i personaggi, non solo Noè ma anche la moglie e i figli, anche Cam, il più dubbioso e "debole" della famiglia. Perciò quei piccoli tradimenti della storia originale della Bibbia diventano intelligenti espedienti per creare una storia cinematograficamente funzionante e giusta, coinvolgente e appassionante. Questo non significa che il film sia privo di difetti, i rischi che Aronofsky si prende, nei risvolti fantasy, nell'esagerazione e nella scelta di un montaggio velocissimo, in particolare nelle digressioni sulla creazione - che includono anche la teoria scientifica e astrofisica -, possono sembrare stonate all'interno del film.

Grande merito della riuscita di 'Noah' va al cast. Il film si poggia sulla schiena di un solidissimo Russell Crowe, convincente, assolutamente credibile e coinvolgente. Interpretazione che però a sua volta trova sostegno nell'altrettanto solida Jennifer Connelly, molto brava ed essenziale per caratterizzare il personaggio di Noè. Molto buone anche le prove di Emma Watson e Logan Lerman, i due personaggi più approfonditi oltre i protagonisti principali. Del cast, in cui tutti fanno il loro dovere, fanno parte anche Douglas Booth, Ray Winstone e Anthony Hopkins.

'Noah' era considerato un film molto rischioso fin dal giorno dell'annuncio e ha mantenuto queste aspettative, non è un film accondiscendente verso il pubblico, non è un film che cerca di piacere a tutti i costi, probabilmente non è nemmeno il film che molti si aspettavano di vedere ma è un film che cinematograficamente funziona, che trova un buon equilibrio tra il tema religioso e lo spettacolo, senza però trasformare il tema biblico e religioso in spettacolo. 'Noah' è un blockbuster tanto quanto un film biblico, si prende libertà di inserire elementi nuovi, delle incursioni fantasy ma, se prima o dopo la visione andiamo a (ri)leggere i capitoli della Genesi che raccontano della storia di Noè, ci rendiamo conto che è molto più vicino al racconto originale della Bibbia di quanto si possa immaginare.

sabato 19 ottobre 2013

Affascinanti foto dal backstage di 'Fury' di David Ayer.

Tramite Facebook e Twitter ormai i registi tengono il pubblico costantemente aggiornato sulla lavorazione di un film. Ultimo della lista ad usare i social network è il regista David Ayer ('End of Watch'), che sul suo profilo ha postato delle suggestive immagini dal backstage del suo film sulla Seconda Guerra Mondiale, 'Fury'. Nel cast Brad Pitt, Logan Lerman, Shia Labeouf e Jon Bernthal.

Ecco le foto che raccontano i primi 15 giorni di riprese.













giovedì 27 giugno 2013

'Noah': prime immagini dei protagonisti del film di Darren Aronofsky

Arriverà nelle sale a marzo 2014 ma è già da quando è stato annunciato che si parla di questo film, per il cast, per il regista e per tutto questo in relazione alla storia.

Non si parla infatti di una storia qualsiasi ma della Bibbia e di Noè nelle mani di Darren Aronofsky per il film 'Noah'.
Cast di altissimo livello, a vestire la tonaca e dare volto e corpo a Noè sarà Russell Crowe, con lui Jennifer Connelly (la moglie Naameh), Emma Watson (la figlia adottiva Ila), Logan Lerman (il figlio Ham, l'altro figlio sarà Douglas Booth), Anthony Hopkins (Matusalemme) e Ray Winstone (Tubal-Cain, nemico di Noè).

Aspettando immagini ufficiali, ecco delle scansioni in cui vediamo i protagonisti.








Frra



giovedì 21 marzo 2013

'Percy Jackson e il Mare dei Mostri': le prime foto

Il 16 agosto uscirà nelle sale americane, in 3D, il film 'Percy Jackson e il Mare dei Mostri', secondo capitolo della saga tratta da i romanzi di Rick Riordan.

In questo sequel il protagonista, Percy Jackson, dopo aver passato un anno abbastanza tranquillo nella nuova scuola, si ritroverà a dover solcare i terribili mari dei mostri per recuperare il mitico Vello d'Oro e curare l'albero avvelenato di Thalia.

Via Chris Columbus, la regia è stata affidata a Thor Freudenthal ('Diario di una Schiappa'). Protagonista sempre Logan Lerman, apprezzato recentemente in 'Noi Siamo Infinito', insieme a lui Alexandra Daddario, Douglas Smith, Missi Pyle, Nathan Fillion e Stanley Tucci. Il primo capitolo, costato 100 milioni, ne ha incassati 226 worldwide.

Ecco le prime foto ufficiali del film:







Frra

venerdì 15 febbraio 2013

'Noi Siamo Infinito' - commento a caldo

'Noi Siamo Infinito' è un bell'esempio di film facilmente sottovalutabile. Vedendo il trailer e leggendo la trama si può pensare che si tratti del solito film adolescenziale: il liceale sfigato, la scuola, il primo amore, ecc. Niente di più sbagliato.

'Noi Siamo Infinito' è un bel film, ha la forma del film adolescenziale (il liceo, gli amici, i problemi dell'età) ma sotto la superficie scorre una storia molto più profonda, complessa, emozionante, malinconica e dolorosa che ci viene suggerita dai personaggi in modo che lo spettatore da solo capisca la loro storia.

Niente scene di disperazione, niente rivelazioni scioccanti, niente urla, è tutto molto trattenuto, intimo, è sincero e questo rende tutto molto vero. Il lodevole risultato non sarebbe stato possibile senza il cast: sorprende Logan Lerman, una prova di grande sensibilità; non stupisce la bravura di Ezra Miller; molto brava e delicata Emma Watson. E l'insieme è accompagnato da una bella colonna sonora.

'Noi Siamo Infinito' è un ottimo film e una piacevolissima sorpresa. Da vedere.


Frra

mercoledì 13 febbraio 2013

'Noi Siamo Infinito' - la recensione


Noi Siamo Infinito è un film delicato ma che allo stesso tempo non si pone problemi a dare mazzate allo stomaco dello spettatore.



Una storia semplice e piena di tristi retroscena che appariranno pian piano lungo il percorso del protagonista, un bravissimo Logan Lerman, alle prese con la vita solitaria del liceo, un personaggio che in un primo momento non fatichiamo a fare nostro ma che crea un distacco notevole verso la fine, un percorso bizzarro ma giusto. In suo soccorso arrivano 2 fratellastri estroversi e coinvolgenti, una nuova Emma Watson e ancora un lodevole Ezra Miller, che lo inizieranno alla vita da vero adolescente, nel bene e nel male, e nel bene e nel male si renderanno conto che Charlie (Logan Lerman) non è un semplice ragazzo da “ammaestrare” bensì un ragazzo da amare in tutte le sue sfaccettature.

Sicuramente è questo il punto di forza del film, il coinvolgimento emotivo con i personaggi, ti senti così vicino a loro da avere l'illusione di essergli veramente amico. Il turbinio di emozioni che si provano durante le loro esperienze sono anche in qualche modo legate a noi stessi; se pur anche in minima parte, forse abbiamo vissuto tutti le complicazioni dell'adolescenza e Noi Siamo Infinito ce lo ricorda con schiaffi e carezze.


I lungometraggi di questo genere di solito prevedono anche una discreta colonna sonora di accompagnamento e Noi Siamo Infinito non è da meno, le canzoni che accompagnano questo piccolo grande film sono perfette per rappresentare le situazioni, il periodo storico e il percorso emotivo del racconto.

E' raro che un film riesca bene quando l'autore del libro da cui è tratto si cimenta nell'adattamento della sceneggiatura e nella regia del film stesso, ma Stephen Chbosky  ci è riuscito senza sbavature.

A volte i fatti dicono più delle parole, Noi siamo Infinito non dice, ma fa capire.

Mat

martedì 5 giugno 2012

Novità sul Noè di Aronofsky, ed è in arrivo anche Mosé

"Ad Hollywood si fanno film sulla Bibbia perché è una sceneggiatura già fatta", lo ha detto una volta Marilyn Monroe commentando il periodo dei film biblici, da Ben Hur a I Dieci Comandamenti e via dicendo, della vecchia Hollywood. E la tendenza sembra stia tornando.
Già annunciato il film 'Noah' di Darren Aronofsky sulla figura di Noè, trovato il protagonista pronto ad infilarsi la tunica, Russell Crowe, è cominciato subito il casting. Le prime due attrici ad essere arruolate sono state Saoirse Ronan (Amabili Resti, Hanna) e Jennifer Connelly, che ha già lavorato sia con Aronofsky per Requiem For a Dream che con Crowe in A Beautiful Mind.
E sono stati scelti gli attori che interpreteranno i due figli di Noè, sono Douglas Booth, che vedremo nel prossimo Romeo & Juliet, e Logan Lerman (Percy Jackson). Booth interpreterà Shem, il figlio minore, e Lerman il maggiore Ham.
Jennifer Connelly potrebbe essere la moglie di Noè mentre Saoirse Ronan la "fidanzata" di uno dei figli, probabilmente Logan Lerman. Ancora vacante il ruolo del cattivo.
Il film ha un budget di 150 milioni di dollari. Aronofky ha confessato che ci lavora da quando aveva 13 anni (!!!). Data d'uscita prevista per il 28 marzo 2014.

E se da una parte c'è Noè, dall'altra risponde Mosé!

Tra i tantissimi impegni del regista Ridley Scott, il film 'The Counselor', l'opzione su un sequel di Prometheus e un ipotetico seguito di Blade Runner, dobbiamo inserire adesso anche 'Moses', un film su Mosè. A dirlo è stato proprio lui:
"Ho un altro progetto in ballo. Ci sto già lavorando. Si chiama 'Moses'. Seriamente, seriamente. Lo farò. Non avrei dovuto parlarne, probabilmente. Non dovrei dire nulla. Ma è in via di sviluppo.
Quello che mi interessa di Mosè non sono gli eventi storici che tutti conoscono. Sono cose come il rapporto che aveva con Ramses II, il faraone. Onestamente non facevo attenzione durante le lezioni di storia a scuola, e successivamente ho scoperto dei dettagli sulla sua vita che definirei straordinari."
Scott però non è l'unico a guardare la figura di Mosè con interesse, anche la Fox ha in progetto un film simile solo con lo stile di 300 (!!!) e a quanto pare anche Steven Spielberg starebbe pensando ad un progetto sul profeta.


Frra