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domenica 12 marzo 2023

The Whale - la recensione

Charlie (Brendan Fraser) è un professore di lettere pesantemente obeso, depresso, che vive recluso nel suo appartamento senza alcun contatto con l'esterno ad esclusione di Liz (Hong Chau), un'infermiera che va a trovarlo ogni giorno per assicurarsi che non muoia, e Ellie (Sadie Sink), la figlia adolescente con cui vorrebbe riallacciare i rapporti dopo otto anni. Persino il fattorino delle pizze non lo ha mai visto, limitandosi a lasciare la pizza sull'ingresso e a ritirare i soldi dalla buca delle lettere. Gli studenti di Charlie conoscono solo la sua voce, infatti lui tiene le sue lezioni da remoto, adducendo come scusa la webcam rotta.


Il film diretto da Darren Aronofsky, e tratto dallo spettacolo teatrale di Samuel D. Hunter (qui anche sceneggiatore), potrebbe ricordare per sommi capi un altro film del regista di qualche anno fa, cioè The Wrestler, in quel caso avevamo un wrestler costretto fuori dal ring per motivi di salute che cerca di adattarsi a una vita normale e di riallacciare i rapporti con la figlia, preferendo poi tornare sul ring consapevole che questo porterà alla sua morte.

Nel caso di The Whale, però, il tutto è estremamente più riuscito e meno didascalico, risultando molto più emotivamente coinvolgente. Il setting molto teatrale della casa di Charlie è claustrofobico e richiama le quinte di un palcoscenico, con gli attori che sembrano doversi fare strada attraverso corridoi e cunicoli per arrivare sul palco, rappresentato dal soggiorno dove Charlie passa la maggior parte del suo tempo. Abbiamo inoltre i consueti simbolismi tipici dei film di Aronofsky: il corpo di Charlie è la trappola in cui lui stesso si è rinchiuso, il suo mangiare è l'impulso autodistruttivo che mette in atto coscientemente, il suo lento e inesorabile suicidio è frutto del lutto profondissimo che lo ha colpito e da cui non riesce a riprendersi. Charlie vede se stesso come un mostro e decide di trasformarsi in quel mostro. La balena a cui il titolo fa riferimento è Moby Dick, il mostro, appunto, del romanzo di Melville più volte citato nel corso della pellicola, ma è difficile capire se Charlie sia la balena o se sia Achab, perché è difficile capire chi dei due sia alla fine il vero essere mostruoso in cui lui si identifica.

L'intera vita di Charlie, giunta ormai alla fine, è da lui vista come un lento e inesorabile scivolare verso l'abisso della mostruosità, un susseguirsi di errori, la prova del suo essere una persona indegna di amore, persino di quello di sua figlia che infatti ha abbandonato quando era bambina e che gli porta un rancore che Charlie sente di meritare e che sembra quasi aver cercato.

Interamente basato sui dialoghi e sui silenzi, il film si regge sulle spalle di un incredibile Brendan Fraser: sotto il trucco prostetico, l'attore canadese regala la performance della vita, i suoi ansimi, la sua fatica, sono la colonna sonora che ci accompagna in maniera sempre più angosciante nella spirale di dolore del protagonista, ma nonostante la drammaticità del tutto, Fraser non va mai oltre, non esagera mai, anzi, regala una interpretazione dove è la speranza e la positività di quest'uomo fragile e forte allo stesso tempo il vero leitmotiv. 

Premi vinti fin qui assolutamente meritati, chissà che non valga a Brendan Fraser una statuetta ai prossimi Oscar, sancendo definitivamente la rinascita di un attore di cui sentivamo la mancanza.

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sabato 30 settembre 2017

Madre! - la recensione

Uno scrittore e la sua giovane moglie vivono in una grande casa di campagna, per permettere a lui di ritrovare l'ispirazione perduta. Mentre l'uomo è incapace di scrivere anche una sola parola, sua moglie è costantemente impegnata a rimettere a nuovo l'abitazione.
Una sera però, un uomo sconosciuto bussa alla loro porta e, letteralmente, entra in casa loro, seguito poi dalla moglie e dai figli, finché la situazione non diventa totalmente fuori controllo.

Il nuovo film di Darren Aronofsky ha spaccato in due la critica allo scorso Festival di Venezia, dove è stato accolto da fragorosi fischi ma anche da qualche applauso, ed effettivamente è molto facile avere opinioni polarizzanti su quella che si dimostra essere un'opera controversa, dai molteplici piani di lettura, fortemente allegorica e onirica.
Già dalla prima scena ci si ritrova coinvolti in una sorta di incubo, l'atmosfera è angosciante, inquietante, la casa stessa diventa viva, simbolo di terrore, della femminilità vessata della protagonista. Man mano che il film avanza, le allegorie diventano sempre più numerose e articolate, dal seminterrato sede dell'inconscio, al sangue come simbolo di morte e rinascita, fino a rimandi biblici più o meno espliciti. L'atmosfera diventa sempre più cupa e lo spettatore si sente sempre più a disagio, fino al finale in cui il ciclo ricomincia e letteralmente una nuova relazione nasce dalle ceneri della precedente.

Sicuramente dal lato tecnico siamo di fronte a un signor film: la regia è molto particolare, con primi piani insistenti, riprese che seguono i personaggi come un'ombra, contrasti fra luci e ombre e la fotografia gioca benissimo con i canoni dell'horror, con il contrasto fra i colori chiarissimi della casa e della protagonista, il nero degli ospiti e il rosso scuro, macabro, del sangue.
Il cast non è da meno, i vari Ed Harris, Michelle Pfeiffer, Domhnall Gleeson, Javier Bardem, pur se alcuni con un ruolo molto piccolo, fanno il loro perfettamente, ma su tutti spicca una bravissima Jennifer Lawrence, intensa e in parte come non la si vedeva da un po', incarnazione perfetta della femminilità e della maternità più viscerale.

Sicuramente è un film dalla fortissima impronta autoriale e non è facile elaborare un giudizio che non sia fortemente influenzato da opinioni esclusivamente soggettive, perché vive di atmosfera e di simbolismo più di quanto non lo abbia fatto qualsiasi altra pellicola di Aronofsky e sicuramente anche i fan più accaniti del regista si ritroveranno spiazzati.
È facilissimo odiarlo visceralmente, ma allo stesso tempo è altrettanto facile amarlo totalmente e non è così facile decidere se si è assistito a un capolavoro o al film più assurdo e pretenzioso di sempre. Sicuramente è un film che va visto, anche solo per farsi una propria opinione in merito, perché comunque è innegabile che qualcosa del genere non si vede spesso.

martedì 5 settembre 2017

Venezia 74 - giorno 7

Il settimo giorno sul festival si abbatte il ciclone Darren Aronofsky con il suo controverso film Madre!.

Il film racconta di una coppia che si trasferisce in una isolata casa di campagna. Lui (J.Bardem) è uno scrittore a corto di idee, lei (J.Lawrence) è molto più giovane di lui e si è dedicata anima e corpo alla ristrutturazione e alla sistemazione della casa che era andata distrutta a causa di un incendio. Una sera si presenta alla porta un medico (E.Harris) in cerca di alloggio. L'uomo, "lui", gli offre subito ospitalità andando contro il parere della moglie. Poi alla porta si presenta anche la moglie del medico. La presenza di questi ospiti sconosciuti fa piombare la donna in una spirale di paranoia e dà il via a una serie di eventi disastrosi e apocalittici.

Un film complicato, estremo, disturbante, duro, Mother! un film di difficile collocazione: è dramma, thriller metafisico e onirico, con sfumature bibliche, è anche un horror demoniaco e cannibalesco, ma con un messaggio ambientalista all'interno. Sicuramente Madre! è un film di grande impatto anche se quello che ha avuto sulla sala stampa non è stato molto positivo. Alla fine della proiezione gli applausi sono stati pochi, ci sono stati soprattutto fischi e addirittura qualche contestazione, con tanto di "buu" (da parte di gente maleducata). In realtà le recensioni del film non sono state tutte negative, la critica si è divisa in modo piuttosto netto, tra chi l'ha davvero detestato e chi invece l'ha accolto in modo positivo (più all'estero che in Italia).
Darren Aronofsky ci aveva visto lungo, nei giorni scorsi aveva avvertito sugli effetti che il suo film avrebbe potuto provocare ("dopo molte persone non vorranno più guardarmi in faccia"), e infatti il regista non si è minimamente scomposto di fronte ai fischi. "Leggo i giornali e cerco di capire. Poi stasera è luna piena e questo film è il mio urlo alla luna. Vederlo è come andare sulle montagne russe, se non siete pronti, lasciate perdere", ha risposto tranquillamente Aronofsky.

Ma come è nata l'idea di un film del genere, Darren Aronofsky ha raccontato che è nata dopo un viaggio nell'Antartico e l'incontro con una scrittrice nativa, e a causa di un "sogno febbricitante". "Ci ho messo degli anni per realizzare tutti i film che ho fatto, per 'Il Cigno Nero' ce ne ho messi addirittura dieci", ha raccontato il regista, "mentre questo film è uscito fuori di me in cinque giorni. La storia è stata il frutto di un sogno febbricitante pensando al nostro pianeta come a una casa che stiamo distruggendo. Questo è un film nato dalla rabbia di vedere cosa succede all'unica casa che abbiamo e non poter far nulla". Il messaggio ambientalista (tema ricorrente in questo festival) è quindi al centro del film, nascosto sotto strati di generi diversi. "Tutto il film è una metafora e la casa per tutti noi è come un regno inviolabile, anche se poi siamo tutti pronti a violare le casa altrui", ha dichiarato il regista, "Non sono in grado di dire con esattezza dove affondino le radici di questa storia. Però non è un caso che all'inizio del film ci sia la citazione del numero 6, che simboleggia il sesto giorno della Bibbia".
Non solo ambiente però, il film è anche una lotta tra uomo e donna. "Questo film si presta a molte letture e Darren mi ha invitato a scegliere quella che preferivo", ha dichiarato Javier Bardem che nel film interpreta "lui".

Protagonista è Jennifer Lawrence, in un ruolo senza nome (ma è lei la "madre" del titolo) e molto difficile. "Per me stato un ruolo completamente diverso da quelli che ho fatto in passato", ha dichiarato l'attrice, "mi ha tirato fuori qualcosa che non conoscevo di me. Ci sono voluti tre mesi di prove per metterlo a punto. E' stato difficile, come attore cerchi di trovare l'essenza del tuo personaggio, ma è stato bello". Ruolo oscuro e diverso dal solito anche per Michelle Pfeiffer, che sul suo personaggio ha dichiarato: "Io sono un'altra versione della 'madre' ma con più esperienza e cerco di svegliare la giovane padrona di casa, di farle capire che c'e qualcosa che non va nel suo paradiso. Quando ho letto la sceneggiatura mi sono un po' spaventata all'idea di interpretare questo ruolo. Ma sono una grande fan di Darren, desideravo veramente lavorare con lui, e lavorare con questi attori è stata un'opportunità incredibile". Grandi complimenti da parte di Michelle Pfeiffer verso la sua giovane collega Jennifer Lawrence: "Ho adorato lavorare con Jennifer. Prima di tutto è divertentissima, intelligente, simpatica, e ha anche un talento incredibile. Ha una grande disinvoltura con il suo lavoro, che ammiro molto. Vorrei averla anche io!".

Il film sarà nelle sale dal 28 settembre.
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Al festival è arrivato anche il grande Jim Carrey, per presentare (Fuori Concorso) il documentario Jim & Andy: the Great Beyond – the story of Jim Carrey & Andy Kaufman with a very special, contractually obligated mention of Tony Clifton, che racconta il backstage del film Man on the Moon.

Era il 1999 quando Jim Carrey, stella comica indiscussa, regalava al mondo una delle sue interpretazioni più riuscite e commoventi (e anche sottovalutate) della sua carriera, quella del comico Andy Kaufman e del suo alter ego Tony Clifton nel film di Milos Forman Man on the Moon. Durante la lavorazione di quel film è stato proprio Jim Carrey (perennemente in parte anche a telecamere spente) a voler riprendere il backstage, ed è stato sempre lui oggi a raccogliere quel materiale e farne un documentario, che è stato diretto da Chris Smith.

Un Jim Carrey molto sincero quello visto durante la conferenza stampa, ma che comunque non ha mancato di fare qualche battuta delle sue (come quando si è sfilato le cuffie ha detto che l'interprete gli aveva dato dello stronzo). Poi Carrey ha iniziato a raccontare della lavorazione di Man on the Moon e di come sia sia totalmente annullato nel personaggio di Andy Kaufman e del suo alter ego aggressivo e volgare Tony Clifton. "Il vero artefice di questo documentario è Andy", ha raccontato l'attore, "Il suo impegno e il suo lavoro sono ciò che ha reso possibile il mio annullamento, la scomparsa totale di Jim da quel set. In fondo, non esistiamo né io né Andy. Entrambi interpretiamo dei personaggi e io ho sempre avuto l'impressione che qualcuno stia interpretando me da quando sono nato. Certo, quella di Man on the Moon è stata un'esperienza particolarmente intensa, quasi psicotica. Ricordo che una volta dovevo parlare con Ron Howard per discutere alcuni dettagli del copione de Il Grinch, che avrei girato dopo, e Ron al telefono non ha parlato con me, ma ha sempre parlato con Andy. Quindi possiamo dire che Andy Kaufman ha gettato la sua influenza anche sul Grinch".

"Chris [Smith] è stato bravissimo", ha detto Jim Carrey, "non solo a fare una sorta di retrospettiva su Andy ma anche a mostrare l’effetto che questa ha avuto su di me e l’influenza che ha avuto sulla mia identità. Soprattutto è stato bravo a non vedermi solo come un personaggio o come uno che fa le smorfie... non mi ha mai visto solo come The Mask".

Un ultimo pensiero Jim Carrey l'ha avuto per uno dei suoi idoli, quello a cui deve di più, Jerry Lewis, la cui morte ha colpito molto l'attore. "Jerry Lewis era un genio e ci ha dato tutto", ha dichiarato l'attore, "Io sono sempre colpito da tutti i comici ma non solo da loro. Marlon Brando ad esempio era un grande comico. Questo perché i veri artisti hanno tutto dentro di loro".

martedì 22 aprile 2014

Noah - la recensione

Darren Aronofsky non ha paura delle grandi sfide e con il suo kolossal biblico 'Noah' porta al cinema una delle storie più conosciute della Bibbia (Genesi, Antico Testamento).

Discendente diretto di Adamo, Noè è figlio di Seth, fratello di Caino e Abele. Durante una notte, in sogno, vede l'arrivo del grande diluvio che spazzerà via il genere umano, ormai deviato, arrogante e malvagio, dalla faccia della Terra. Noè interpreta quel sogno, è il Creatore che gli sta dando un compito: salvare gli esseri innocenti della Terra dal castigo divino, cioè gli animali.
Dopo essersi consultato con il saggio nonno, Matusalemme, Noè decide di costruire un'enorme Arca, ad aiutarlo ci saranno i tre figli, Sam, Cam e Jafeth, la figlia adottiva Ila e la fedele moglie Naamah. Non solo, Noè avrà anche l'aiuto delle più antiche creature presenti sulla Terra, gli Angeli Caduti. Le difficoltà saranno moltissime per Noè, dovrà difendere l'Arca dagli attacchi degli uomini, guidati da Tubal-cain - discendente di Caino - che pretendono di salvarsi, sopravvivere al lungo diluvio e, in un eccesso di religiosità, cercare di assecondare il volere del Creatore fino in fondo, sacrificando anche la sua famiglia.

Senza paura, Darren Aronofsky - ateo proveniente da una famiglia ebraica - affonda le mani nella Bibbia, prendendosi consapevolmente molti rischi, e ne tira fuori un film che non parla di un arca piena di animali che si salvano da un diluvio ma parla di religione, fede, ambientalismo, mitologia e soprattutto umanità. Il Noè di Aronofsky non è un santo illuminato dal Signore (che nel film non viene mai chiamato Dio ma "Creatore" e a tratti risulta crudele nel suo punire e "non agire"), è un uomo devoto, che guarda in alto, che non si tira indietro dall'uccidere, un uomo sorretto da una famiglia che lo segue e lo aiuta ma che non stenta a metterlo in dubbio quando, in assenza di un segnale divino, la sua devozione e abnegazione totale per il compito che gli è stato assegnato lo avvicinano alla pazzia. Noè è molto umano nel suo agire, nel suo resistere, soffrire e sbagliare.

Nella Bibbia la storia di Noè si sviluppa in soli quattro capitoli, così regista e sceneggiatore hanno inserito elementi per ampliare la storia e renderla più cinematografica e "più blockbuster", per questo si sono concessi anche delle incursioni nel fantasy, come gli Angeli Caduti rappresentati come giganti di pietra, che i più "integralisti" potranno forse vedere come qualcosa di inaccettabile. In realtà questi espedienti hanno un senso nella sfera puramente cinematografica, sono compromessi calcolati che alla fine funzionano. Aronofsky riesce a far immedesimare lo spettatore in tutti i personaggi, non solo Noè ma anche la moglie e i figli, anche Cam, il più dubbioso e "debole" della famiglia. Perciò quei piccoli tradimenti della storia originale della Bibbia diventano intelligenti espedienti per creare una storia cinematograficamente funzionante e giusta, coinvolgente e appassionante. Questo non significa che il film sia privo di difetti, i rischi che Aronofsky si prende, nei risvolti fantasy, nell'esagerazione e nella scelta di un montaggio velocissimo, in particolare nelle digressioni sulla creazione - che includono anche la teoria scientifica e astrofisica -, possono sembrare stonate all'interno del film.

Grande merito della riuscita di 'Noah' va al cast. Il film si poggia sulla schiena di un solidissimo Russell Crowe, convincente, assolutamente credibile e coinvolgente. Interpretazione che però a sua volta trova sostegno nell'altrettanto solida Jennifer Connelly, molto brava ed essenziale per caratterizzare il personaggio di Noè. Molto buone anche le prove di Emma Watson e Logan Lerman, i due personaggi più approfonditi oltre i protagonisti principali. Del cast, in cui tutti fanno il loro dovere, fanno parte anche Douglas Booth, Ray Winstone e Anthony Hopkins.

'Noah' era considerato un film molto rischioso fin dal giorno dell'annuncio e ha mantenuto queste aspettative, non è un film accondiscendente verso il pubblico, non è un film che cerca di piacere a tutti i costi, probabilmente non è nemmeno il film che molti si aspettavano di vedere ma è un film che cinematograficamente funziona, che trova un buon equilibrio tra il tema religioso e lo spettacolo, senza però trasformare il tema biblico e religioso in spettacolo. 'Noah' è un blockbuster tanto quanto un film biblico, si prende libertà di inserire elementi nuovi, delle incursioni fantasy ma, se prima o dopo la visione andiamo a (ri)leggere i capitoli della Genesi che raccontano della storia di Noè, ci rendiamo conto che è molto più vicino al racconto originale della Bibbia di quanto si possa immaginare.

giovedì 27 giugno 2013

'Noah': prime immagini dei protagonisti del film di Darren Aronofsky

Arriverà nelle sale a marzo 2014 ma è già da quando è stato annunciato che si parla di questo film, per il cast, per il regista e per tutto questo in relazione alla storia.

Non si parla infatti di una storia qualsiasi ma della Bibbia e di Noè nelle mani di Darren Aronofsky per il film 'Noah'.
Cast di altissimo livello, a vestire la tonaca e dare volto e corpo a Noè sarà Russell Crowe, con lui Jennifer Connelly (la moglie Naameh), Emma Watson (la figlia adottiva Ila), Logan Lerman (il figlio Ham, l'altro figlio sarà Douglas Booth), Anthony Hopkins (Matusalemme) e Ray Winstone (Tubal-Cain, nemico di Noè).

Aspettando immagini ufficiali, ecco delle scansioni in cui vediamo i protagonisti.








Frra



giovedì 21 giugno 2012

Verhoeven e il film scandalo su Gesù

Anche il cinema ha le sue mode, il periodo dei film dai fumetti in cui ogni personaggio disegnato sembra pronto a sbarcare nelle sale, il periodo della rivisitazione delle favole classiche e via via così. Adesso il vento è cambiato e punta tutto verso la Bibbia!
In principio è stato Mel Gibson ad anticipare i tempi, ora è partito il 'Noah' di Aronofsky, poi arriveranno i due Mosè di Ridley Scott e Spielberg (forse), si parla di un film su Matusalemme (!!!), adesso sembra essere il turno alla figura più importante della religione cristiana, Gesù.
E' notizia di questi giorni che il regista Paul Verhoeven (Atto di Forza, Basic Instinct) sarebbe pronto a portare al cinema una "nuova versione" della vita di Gesù. Sulla carta sembra esserci tutto per far scoppiare grosse polemiche, lo sceneggiatore Roger Avery (Pulp Fiction), adatterà un libro scritto dallo stesso Verhoeven in cui si da una visione molto più terrena e controversa della figura di Cristo.
Nel libro Gesù viene descritto come un vero rivoluzionario, un uomo politico più che "santo", un uomo che praticava esorcismi, una figura quasi estrema, si ipotizza anche che la sua nascita possa essere la conseguenza dello stupro di una donna da parte di un soldato romano.

Deadline ha riportato le parole del regista:
Se osseviamo l'uomo, è chiaro che ci troviamo di fronte ad una persona che propugnava delle idee completamente nuove in materia etica. La mia passione per Gesù nasce nel momento in cui ho realizzato tutto questo. Non è una questione di miracoli ma di un nuovo approccio e una nuova apertura verso il mondo, un'anatema in un contesto storico completamente dominato dai Romani. E' stato messo in croce per le sue idee politiche, per il suo seguito che cresceva esponenzialmente giorno dopo giorno. L'utopia di Gesù riguardava il comportamento umano, come dovremmo trattarci reciprocamente. E per questo andò ad inciampare sulla scarpa del nemico.
Il film verrà prodotto dalla Muse Productions, i fondi sono già stati stanziati. Sicuramente il vento "religioso" che spira nel cinema in questo periodo ha spinto parecchio questo progetto.
C'è da chiedersi quanto si senta il bisogno di un film del genere visto che la figura di Gesù ha già ispirato diversi film, anche molto controversi come 'L'Ultima Tentazione di Cristo' di Scorsese, che dava un'immagine molto più terrena di Gesù e che quindi si è tirato addosso diverse polemiche, o appunto 'The Passion' di Mel Gibson.


Frra

venerdì 8 giugno 2012

Anche Emma Watson sull'Arca di Noè?

Ancora un aggiornamento sul prossimo film di Darren Aronofsky 'Noah', sulla figura di Noè che vedrà protagonista Russell Crowe.

L'ultimo nome ad essere accostato al cast è quello di Emma Watson. Messo da parte il ruolo di Hermione (ma per noi lo sarà sempre!) la Watson non è rimasta certo senza proposte di lavoro, attualmente impegnata nelle riprese del nuovo film di Sofia Coppola 'The Bling Ring', sarà al cinema anche con 'The Perks of Being a Wallflower', apparirà nell'esordio alla regia di Seth Rogen con un piccolo cameo e si vocifera da tempo di una sua partecipazione come protagonista nel prossimo La Bella e La Bestia di Guillermo Del Toro.
Tutti la vogliono e ormai lanciatissima nella sua carriera d'attrice sembra che la giovane attrice inglese ora sia in trattative per il film di Aronofsky e che ormai siano alle fasi finali dell'accordo. Il suo ruolo potrebbe essere quello di una giovane innamorata di uno dei figli di Noè. In precedenza questa parte era stata accostata a Saoirse Ronan che dovrebbe ancora far parte del progetto ma non si sa con quale personaggio.

Nel cast del kolossal biblico di Aronofsky dovrebbero rientrare anche Liev Schreiber e Julianne Moore, il primo per il ruolo dell'antagonista, la seconda per quello della moglie di Noè, Naameth, che fino ad oggi si pensava fosse già stato affidato a Jennifer Connelly che a questo punto, come per la Ronan, non si sa cosa farà o se ci sarà. Il nome della Moore però è molto dubbio visto che l'attrice questa estate sarà impegnata sul set del remake di Carrie - Lo Sguardo di Satana.

Intanto la Paramount ha diramato un comunicato ufficiale sul film:
NOE’ è un adattamento fedele della Biblica storia dell’Arca di Noè. In un mondo devastato dai peccati, a Noè viene affidata una missione divina: costruire un’Arca per salvare le creature viventi da un diluvio imminente. La sceneggiatura è di Aronofsky e Ari Handel,  rivisitata da John Logan, sceneggiatore nominato all’Oscar. (IL GLADIATORE, HUGO).
Scott Franklin e Aronofsky di Protozoa Pictures, insieme a Mary Parent di Disruption Entertainment sono I produttori del film. I produttori esecutivi sono Ari Handel (IL CIGNO NERO), Arnon Milchan di New Regency e Chris Brigham (INCEPTION, ARGO).
Le riprese del film inizieranno a Luglio in Islanda e a New York.
L'uscita è prevista per il 28 marzo 2014.


Frra

martedì 5 giugno 2012

Novità sul Noè di Aronofsky, ed è in arrivo anche Mosé

"Ad Hollywood si fanno film sulla Bibbia perché è una sceneggiatura già fatta", lo ha detto una volta Marilyn Monroe commentando il periodo dei film biblici, da Ben Hur a I Dieci Comandamenti e via dicendo, della vecchia Hollywood. E la tendenza sembra stia tornando.
Già annunciato il film 'Noah' di Darren Aronofsky sulla figura di Noè, trovato il protagonista pronto ad infilarsi la tunica, Russell Crowe, è cominciato subito il casting. Le prime due attrici ad essere arruolate sono state Saoirse Ronan (Amabili Resti, Hanna) e Jennifer Connelly, che ha già lavorato sia con Aronofsky per Requiem For a Dream che con Crowe in A Beautiful Mind.
E sono stati scelti gli attori che interpreteranno i due figli di Noè, sono Douglas Booth, che vedremo nel prossimo Romeo & Juliet, e Logan Lerman (Percy Jackson). Booth interpreterà Shem, il figlio minore, e Lerman il maggiore Ham.
Jennifer Connelly potrebbe essere la moglie di Noè mentre Saoirse Ronan la "fidanzata" di uno dei figli, probabilmente Logan Lerman. Ancora vacante il ruolo del cattivo.
Il film ha un budget di 150 milioni di dollari. Aronofky ha confessato che ci lavora da quando aveva 13 anni (!!!). Data d'uscita prevista per il 28 marzo 2014.

E se da una parte c'è Noè, dall'altra risponde Mosé!

Tra i tantissimi impegni del regista Ridley Scott, il film 'The Counselor', l'opzione su un sequel di Prometheus e un ipotetico seguito di Blade Runner, dobbiamo inserire adesso anche 'Moses', un film su Mosè. A dirlo è stato proprio lui:
"Ho un altro progetto in ballo. Ci sto già lavorando. Si chiama 'Moses'. Seriamente, seriamente. Lo farò. Non avrei dovuto parlarne, probabilmente. Non dovrei dire nulla. Ma è in via di sviluppo.
Quello che mi interessa di Mosè non sono gli eventi storici che tutti conoscono. Sono cose come il rapporto che aveva con Ramses II, il faraone. Onestamente non facevo attenzione durante le lezioni di storia a scuola, e successivamente ho scoperto dei dettagli sulla sua vita che definirei straordinari."
Scott però non è l'unico a guardare la figura di Mosè con interesse, anche la Fox ha in progetto un film simile solo con lo stile di 300 (!!!) e a quanto pare anche Steven Spielberg starebbe pensando ad un progetto sul profeta.


Frra