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sabato 25 novembre 2023

C'è Ancora Domani - la recensione

Roma, maggio 1946. 
Delia (Paola Cortellesi) è sposata con Ivano (Valerio Mastandrea), un uomo violento sia psicologicamente che fisicamente, e ha tre figli, la maggiore Marcella (Romana Maggiora Vergano), che il padre non ha voluto far continuare negli studi, e i due minori, ragazzini scurrili e incontenibili. La seconda guerra mondiale ha lasciato Roma in povertà, con gli americani che aiutano la popolazione a ricostruire e i romani che faticosamente cercano di riprendere una parvenza di normalità. Qui Delia si destreggia fra i suoi molti lavori e una vita familiare che è per lei come una gabbia da cui sembra impossibile uscire.



L'esordio alla regia di Paola Cortellesi è un chiaro omaggio al grande Cinema Neorealista italiano, girato in un bianco e nero molto pulito e in formato 4:3 che da un lato si rifà proprio al cinema di quel periodo, dall'altro aiuta a creare il senso di claustrofobia provato da Delia fra le mura di casa sua.
Quello che Cortellesi fa, però, è molto più che una semplice riproposizione di uno stile cinematografico del passato, riesce magnificamente ad adattarlo non solo al suo stile, ma soprattutto a un tipo di cinema moderno, con qualche tocco di surreale nelle scene più crude per aiutare lo spettatore a mandare giù ciò che sarebbe una violenza efferata. Da questo punto di vista tanto Paola Cortellesi quanto Valerio Mastandrea sono magnifici nel rendere da un lato lo stoicismo e la forza di Delia, dall'altro la brutalità di Ivano, che riesce a passare in pochissimi secondi da inetto a terrificante con un solo sguardo.
Nell'anno in cui al cinema abbiamo avuto Barbie, questa pellicola italiana, pur affrontando in un certo senso lo stesso tema, quello della violenza di genere e della società patriarcale, risulta quasi all'opposto rispetto al film di Greta Gerwig: dove in Barbie la denuncia era urlata, spiegata, talmente chiara e sottolineata da essere forse a volte ridondante, praticamente a prova di scemo, in C'è ancora domani Paola Cortellesi mette in scena una realtà storica che non è né esagerata né urlata, ma dolorosamente reale, e sta poi allo spettatore e alla spettatrice il compito di fare il salto successivo e trasportarlo ai nostri giorni, in base alla propria sensibilità e alle proprie esperienze.
E se il roboante, esagerato finale di Barbie era in qualche modo liberatorio per il genere femminile che assisteva allo spettacolo al cinema, una sorta di chiamata alle armi e un vero e proprio schiaffo alla società maschilista, quello del film di Paola Cortellesi è più sottile e quasi documentaristico, ricordandoci non solo quanto ancora ci sia da fare ma soprattutto quanto in realtà è stato già fatto da milioni di donne come Delia, con piccoli gesti rivoluzionari come il semplice atto di andare a votare, per la prima volta nella storia del nostro paese.



Con uno stile leggero, che strappa più di qualche risata, Paola Cortellesi al suo esordio come regista, riesce nell'incredibile impresa di parlare di donne tanto alle donne quanto agli uomini, con eleganza e raffinatezza.
E lo straordinario successo al botteghino lo dimostra.

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venerdì 16 giugno 2023

Questo Mondo Non Mi Renderà Cattivo - la recensione

Disponibile su Netflix dal 9 giugno, Questo Mondo Non Mi Renderà Cattivo, la nuova serie scritta da Zerocalcare.

C'era grande attesa intorno alla nuova serie scritta da uno dei fumettisti più apprezzati degli ultimi anni, un'attesa divisa tra chi non vedeva l'ora e chi invece lo aspettava al varco per stroncarlo dopo il grande successo della bellissima Strappare Lungo i Bordi. Chi far parte del secondo gruppo dovrà rassegnarsi perché Questo Mondo Non Mi Renderà Cattivo è un'altra perla firmata Zerocalcare.

Non è il sequel di Strappare Lungo i Bordi, non è la continuazione di quella storia, anche se ci sono dei riferimenti e gli effetti di quella serie, ma è una storia tutta nuova che per tematiche e argomenti affrontati, si avvicina di più alle sue graphic novel. È un racconto molto più politico, sociale, senza però distaccarsi dal suo stile, dal suo umorismo, e dalle citazioni pop/nerd seminate ovunque, nei dialoghi, nelle scene e sullo sfondo.

La serie è ambientata a Rebibbia, quartiere periferico di Roma, dove a scuotere gli animi è l'arrivo di un gruppetto di migranti in un centro accoglienza. La loro presenza attira gruppi nazisti (perché chiamarli fascisti ormai non fa più effetto), che tappezzano i muri delle strade con manifesti con slogan come "No alla sostituzione etnica" e "l'Italia agli italiani" per far alzare ancora di più la tensione, mentre nel quartiere si inizia a sentire aria di scontri violenti. La presenza di questi individui infastidisce uno Zerocalcare alle prese con gli impegni dovuti al successo della serie Strappare Lungo i Bordi, ma a scuoterlo è anche il ritorno di Cesare, un vecchio amico d'infanzia tornato dopo 20 anni passati in comunità. Vorrebbe aiutarlo, ma Cesare sembra ormai una persona molto diversa, molto lontana da lui, forse troppo.
Una storia che ha molte storie dentro che corrono parallele, quella di un quartiere pronto ad esplodere nell'indifferenza della politica e delle forze dell'ordine, che va ad incrociarsi con una storia di amicizia sospesa e impantanata tra diecimila problemi della vita che sembrano irrisolvibili.

La serie assesta dei pugni allo stomaco che non lasciano indifferenti su temi rischiosi da affrontare in un paese come l'Italia. La critica sociale è molto dura, non bisogna per forza conoscere il quartiere di Rebibbia per capire cosa succede perché quel quartiere potrebbe essere la periferia di qualsiasi città d'Italia, un paese che, come canta Giancane nella sigla, è un "Paese meraviglioso" dove i ponti crollano, navi affondano, diritti muoiono e ministri applaudono ed "è tutto stupendo, basta non tocchi a me". Il racconto di quello che accade del suo quartiere, dove ancora oggi vive, è molto schietto e duro contro chi abbandona e sfrutta le periferie, cioè quei luoghi dimenticati dove i politici si precipitano a fare campagna elettorale per poi sparire, dove vengono "scaricati" problemi che creano tensione che poi quegli stessi politici usano per alimentare i propri slogan. In questo senso, divertente e amara la descrizione che fa della composizione del municipio, con la raffigurazione in forma animale delle diverse anime politiche in cui non salva nessuno. La critica sociale non è solo "di massa", sul quartiere, perché quello che succede va ad impattare sulla vita delle persone, ad esempio su Cesare, rappresentazione di come il malcontento e il senso di sconfitta possono covare dentro qualcuno fino a rovinarlo, di come questo possa spingere verso l'estremo fino a renderlo irrecuperabile, o anche sul comportamento di Sarah, costretta dalla sua realtà ad andare contro il proprio credo. Non manca una parte in cui Zerocalcare parla di sé e dei suoi cambiamenti, in cui prende in giro e si prende in giro, anche sull'assurda polemica che è seguita a Strappare Lungo i Bordi, sul suo modo di parlare per qualcuno esageratamente incomprensibile quasi al livello di una lingua straniera.

Il talento di Zerocalcare si conferma ancora una volta nella capacità di raccontare storie che racchiudono tanti temi diversi, personali, sociali, politici, che a loro volta portano a riflessioni profonde, spesso dolorose, sulle insicurezze, l'inadeguatezza, a volte l'impotenza davanti a certi eventi, il tutto con un tocco che unisce divertimento e dramma, ma soprattutto umanità. È un attimo passare dalle battute alle riflessioni più profonde, dalle risate alle lacrime, e a volte le due cose accadono insieme, questo perché i suoi personaggi, compreso l'immaginario amico Armadillo (doppiato ancora una volta da Valerio Mastandrea, che stavolta non è l'unica voce famosa), sono vicini a noi, sono simili a noi, sono persone che potremmo conoscere e in cui ci riconosciamo facilmente. Zerocalcare ha il pregio di saper raccontare in modo semplice, con calore e colore, vita vera ma riportata in formato animato.
Alla fine di tutto si capisce il senso del titolo della serie, tutti i problemi, grandi e piccoli, personali e sociali, ci mettono davanti ad una sfida difficile da affrontare, quella di cercare di non perdersi, fare in modo che questo mondo non ci renda cattivi.

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martedì 29 novembre 2022

Diabolik: Ginko all'attacco! - la recensione

Nonostante il primo Diabolik non sia stato esattamente un successo, con un botteghino povero e una netta divisione fra chi lo ha amato e chi invece lo ha detestato, i Manetti Bros non si sono persi d'animo e sono andati dritti per la loro strada producendo e girando un sequel che non cambia di una virgola il paradigma che i due autori hanno scelto di seguire pedissequamente.


L'unico vero cambiamento per questo secondo capitolo di Diabolik è proprio nel suo protagonista: al posto di Luca Marinelli abbiamo Giacomo Gianniotti che si mette la calzamaglia nera del re del terrore. Un cambiamento che, tutto sommato, passa inosservato nella pellicola in cui il vero protagonista è il Ginko del sempre straordinario Valerio Mastrandrea e dove Diabolik si vede pochissimo e ha pochissime battute. 

Il film segue per filo e per segno il numero 16 dei fumetti, Ginko all'attacco!, appunto, in cui il focus è tutto spostato sul nostro ispettore, sulla sua storia d'amore con la bella contessa Altea di Vallemberg (Monica Bellucci) e sul suo piano per mettere finalmente in trappola Diabolik, aiutato, forse, da Eva Kant (Miriam Leone).

In realtà, c'è poco da dire rispetto a questo secondo capitolo della saga, perché escludendo la trama in sé, questo film è praticamente identico al precedente. Anche questa volta i Manetti decidono coscientemente di non fare una trasposizione ma bensì di "animare" il fumetto così com'è, con le atmosfere retrò di Clerville, la musica che sembra quasi fuori dal tempo e i dialoghi estremamente artefatti, così come la recitazione manieristica di tutti gli attori che sembrano proprio delle tavole disegnate che prendono vita. Ed esattamente come è stato per il primo Diabolik, non resta che accettare il patto che i Manetti ci propongono e amare profondamente questo cine-fumetto che non scende a compromessi, oppure decidere che no, non fa per noi, e passare oltre.

Non aspettatevi alcun passo avanti, né tantomeno un passo indietro. Sicuramente, a prescindere da tutto il resto, rimane da ammirare il grande coraggio di due autori come i Manetti Bros che in Italia sono davvero merce rara.


giovedì 23 dicembre 2021

Diabolik - la recensione

Il personaggio di Diabolik ha davvero bisogno di poche presentazioni: genio del crimine, re del terrore, mago dei travestimenti, spietato e cinico nel perseguire i suoi obiettivi, ma passionale e disposto a tutto per Eva, l'amore della sua vita, altrettanto affascinante e diabolica.

Un fumetto noir scritto da due donne, le sorelle Giussani, negli anni '60, un fenomeno entrato ormai nell'immaginario collettivo italiano tanto che anche chi non ha mai letto una pagina del fumetto (ma ne esistono?) sa perfettamente chi sono Diabolik, Eva Kant e l'ispettore Ginko, ma che stranamente era stato portato al cinema unicamente nel 1968 da Mario Bava con uno sfortunato adattamento che lasciò insoddisfatti un po' tutti.

Ci riprovano, più di 50 anni dopo, i fratelli Manetti, autori di nicchia e di culto, che non sono nuovi al genere noir (a suo modo la serie tv L'Ispettore Coliandro è proprio un noir fatto e finito, con tanto di voce fuori campo) e che hanno saputo sempre sperimentare con i generi, dall'horror al musical.

C'erano molte aspettative, in un periodo di cinecomic, per questo adattamento del "comic" italiano per eccellenza, ma ancora una volta i Manetti sorprendono e ribaltano qualsiasi aspettativa, decidendo coraggiosamente di NON fare una trasposizione cinematografica del fumetto, ma semplicemente di prendere il fumetto e animarlo sullo schermo.

La ricostruzione degli anni '60 è minuziosa, ma fin dal primo fotogramma si intuisce che quelli che stiamo vedendo non sono davvero quegli anni, i personaggi di cui guardiamo le vicende non sono versioni live action della loro controparte cartacea, i loro dialoghi sono in tutto e per tutto le nuvole delle tavole di Diabolik. I due autori si disinteressano delle aspettative del pubblico, delle regole cinematografiche delle trasposizioni fumettistiche, non cercano in alcun modo di fare un film che arrivi a un pubblico più ampio possibile. Quello che ne esce è un film volutamente finto, posticcio, con una recitazione molto impostata e dialoghi usciti direttamente dai "clichè più clichè" a cui le pagine di Diabolik ci ha abituati. I tre attori protagonisti, Luca Marinelli, Miriam Leone e Valerio Mastandrea, si annullano nei loro personaggi, diventano letteralmente Diabolik, Eva Kant e Ginko, facendone un'imitazione talmente perfetta che a volte ci si dimentica di star guardando immagini in movimento sullo schermo e ci si ritrova quasi ad allungare una mano per voltare pagina. 


Il Diabolik dei Manetti Bros è un film che inevitabilmente dividerà pubblico e critica, alcuni lo ameranno con tutta la passione che evidentemente i suoi autori provano per il materiale originale, altri lo odieranno intensamente per il suo essere semplicemente un fan film sopra le righe. Non ci sono mezze misure.

Un po' come Diabolik, d'altronde.

mercoledì 3 luglio 2019

Ufficiale: Luca Marinelli sarà Diabolik!

I rumor dei giorni scorsi avevano già anticipato i nomi, ora è arrivata la conferma: Luca Marinelli sarà "il Re del Terrore" Diabolik nel film diretto dai Manetti Bros.

Annunciati anche gli altri nomi per i personaggi principali, anche in questo caso una conferma delle voci dei giorni scorsi, Miriam Leone sarà Eva Kant, mentre Valerio Mastandrea interpreterà l'ispettore Ginko.

"Una scelta di cui andiamo orgogliosi" hanno dichiarato Antonio e Marco Manetti nel comunicato ufficiale della produzione, "Diabolik è un fumetto italiano, un mito dell’immaginario collettivo, e abbiamo fortemente voluto che il cast fosse al cento per cento italiano. Nello scegliere i protagonisti non ci siamo basati sulla sola somiglianza, ma abbiamo cercato e trovato attori bravi, in grado di comunicare le giuste emozioni: Luca Marinelli, uno degli attori più versatili del nostro cinema, capace di portare sul grande schermo il fascino e la freddezza di Diabolik senza fargli perdere umanità; Miriam Leone, un’attrice di carattere, bella e sensuale, la perfetta Eva Kant e Valerio Mastandrea così empatico, in grado di rendere vincitore anche Ginko, l’antagonista da amare".

Scritto da Michelangelo La Neve e Manetti bros., su un soggetto firmato anche da Mario Gomboli, il film porterà sul grande schermo il famosissimo personaggio creato da Angela e Luciana Giussani. Prodotto da Mompracem e Rai Cinema, il film arriverà nelle sale italiane nel 2020 con 01 Distribution.

Non si tratta del primo adattamento, nel 1968 infatti Mario Bava portò al cinema Diabolik in un film che vedeva come protagonista John Phillip Law, e Michel Piccoli nel ruolo dell'ispettore Ginko.

giovedì 16 novembre 2017

The Place - la recensione

Un uomo (Valerio Mastandea) si siede ogni giorno allo stesso tavolino in un bar, il The Place, dove si incontra con persone che vogliono qualcosa. In cambio dell'esaudimento dei loro desideri, l'uomo gli chiede di fare una scelta.


Dopo lo straordinario Perfetti Sconosciuti, Paolo Genovese torna a mettere insieme un film corale, con moltissimi personaggi e con un unico setting in cui si svolge l'intera vicenda.
Il plot del suo nuovo film è davvero originale e interessante: si parla di libero arbitrio, di scelte, di bene e male, il tutto con un alone di mistero che non viene mai davvero spiegato, lasciando alla sensibilità dello spettatore di trarre le proprie conclusioni, immaginando se l'uomo misterioso sia solo un uomo, o il diavolo, o qualcos'altro. Da questo punto di vista The Place è un film estremamente affascinante, probabilmente il film italiano più intrigante degli ultimi anni, sicuramente qualcosa che assai raramente si vede sui nostri lidi dove quasi nessuno ha il coraggio di osare e uscire dagli schemi dei soliti drammi o commedie generazionali italiane. Genovese invece osa, ambienta l'intera pellicola in un unico luogo, non allontanandosi mai da quel tavolino in quel bar, lo spettatore non vede mai gli eventi, ma ne ascolta i racconti dettagliati, le sensazioni a posteriori, seguendo invece la giornata ripetitiva e forse noiosa dell'uomo misterioso, la cui unica distrazione sono i piccoli momenti di confidenza con la cameriera interpretata da Sabrina Ferilli.

La regia è molto statica e pecca eccessivamente in dissolvenze troppo nette, avrebbe sicuramente giovato un maggior dinamismo nella ripresa proprio per dare movimento a un'ambientazione così claustrofobica. 
Il cast è stellare e quasi sempre all'altezza, ma dove il film si affossa è proprio, paradossalmente, dove avrebbe dovuto brillare di più, ovvero nella sceneggiatura. In un film come questo, così tanto parlato, basato proprio sullo scambio fra due personaggi e sul botta e risposta, è davvero imperdonabile una sciatteria simile nei dialoghi, che sono banali, piatti, spesso oltre il limite della frase fatta da cioccolatino. L'intera pellicola risulta quindi noiosa e spesso fastidiosa, man mano che si va avanti, quando si dovrebbe tirare i fili delle coincidenze e dell'intreccio, ecco che la sceneggiatura diventa didascalica, proclamando più e più volte i concetti chiave del libero arbitrio e dell'anima umana, lì dove invece il principio dello show, don't tell sarebbe stato invece fondamentale. 
Si ha la sensazione orribile dell'occasione mancata, del potenziale capolavoro sprecato per mancanza di impegno, perché di film interamente basati sulla sceneggiatura e sui dialoghi ce ne sono molti e spesso sono splendidi, ma non si possono scrivere così, con questi dialoghi, e dispiace perché dalla penna di Perfetti Sconosciuti, uno dei migliori film italiani degli ultimi anni, era lecito aspettarsi molto di più. 

martedì 28 marzo 2017

David di Donatello 2017 - trionfa La Pazza Gioia di Virzì!

Poco fa si è conclusa la cerimonia di premiazione dei David di Donatello 2017, che quest'anno presentava la novità della migliore sceneggiatura adattata.

Trionfa Paolo Virzì con il suo film La Pazza Gioia, che si porta a casa cinque David, tra cui quello per il miglior film, regia, e attrice protagonista a Valeria Bruni Tedeschi (splendido il suo discorso!).

Premiati anche Stefano Accorsi, migliore attore per Veloce come il Vento, Antonia Truppo, come migliore attrice non protagonista per Indivisibili, e Valerio Mastandrea, migliore attore non protagonista per Fiore. Roberto Benigni ha ricevuto il David alla carriera, mentre i film stranieri premiati sono stati Animali Notturni di Tom Ford e Io, Daniel Blake di Ken Loach (miglior film dell'UE).

Ecco tutti i vincitori.

MIGLIOR FILM
La pazza gioia, di Paolo Virzì

MIGLIORE REGISTA
Paolo Virzì, per La pazza gioia

MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE
Marco Danieli, per La ragazza del mondo

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Valeria Bruni Tedeschi (La pazza gioia)

MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA
Stefano Accorsi (Veloce come il vento)

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Antonia Truppo, per Indivisibili

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Valerio Mastandrea (Fiore)

MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE
Nicola Guaglianone, Barbara Petronio e Edoardo De Angelis per Indivisibili

MIGLIORE SCENEGGIATURA ADATTATA 
Gianfranco Cabiddu, Ugo Chiti, Salvatore de Mola per La stoffa dei sogni 

MIGLIORE PRODUTTORE
Attilio De Razza, Pierpaolo Verga, per Indivisibili 

MIGLIOR AUTORE DELLA FOTOGRAFIA
Michele D'Attanasio, per Veloce come il vento

MIGLIORE MUSICISTA
Enzo Avitabile, per Indivisibili

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
"ABBI PIETÀ DI NOI", per Indivisibili, musica, testi di Enzo Avitabile, interpretata da Enzo Avitabile, Angela e Marianna Fontana, per Indivisibili

MIGLIORE SCENOGRAFO
Tonino Zero (La pazza gioia)

MIGLIORE COSTUMISTA
Massimo Cantini Parrini, per Indivisibili

MIGLIOR TRUCCATORE
Luca Mazzoccoli, per Veloce come il vento

MIGLIOR ACCONCIATORE
Daniela Tartari, per La pazza gioia

MIGLIORE MONTATORE
Gianni Vezzosi, per Veloce come il vento

MIGLIOR SUONO
Presa diretta: Angelo Bonanni – Microfonista: Diego De Santis – Montaggio e Creazione suoni: Mirko PERRI – Mix: Michele Mazzucco, per Veloce come il vento 

MIGLIORI EFFETTI DIGITALI
Artea Film & Rain Rebel Alliance International Network, per Veloce come il vento

MIGLIOR DOCUMENTARIO
Crazy for football, di Volfango De Biasi

MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA
Io, Daniel Blake, di Ken Loach

MIGLIOR FILM STRANIERO
Animali notturni, di Tom Ford

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
A casa mia, di Mario Piredda

DAVID GIOVANI
Pierfrancesco Diliberto, per In guerra per amore

lunedì 7 settembre 2015

Venezia 72 - giorno 5 e 6

Una domenica e un lunedì segnato soprattutto dal cinema italiano al Festival di Venezia, ieri Luca Guadagnino con il suo A Bigger Splash, e oggi l'ultimo film di Claudio Caligari, Non Essere Cattivo.

Presentato il secondo film italiano in Concorso, A Bigger Splash di Luca Guadagnino, che vede come protagonisti un quartetto di attori stranieri: Tilda Swinton, Ralph Fiennes, Dakota Johnson e Matthias Schoenaerts.

Remake del francese La Piscine, il film è un thriller che racconta la vacanza a Pantelleria di una rock star, Marianne Lane (Swinton), e il suo compagno, Paul (Schoenaerts). La tranquillità del soggiorno sull'isola viene interrotta dall'improvvisa comparsa di Harry (Fiennes), amico e ex-amante di Marianne, accompagnato dalla figlia-lolita Penelope (Johnson). La vacanza si trasformerà in una discesa nella passione, la gelosia e l'erotismo.

"Quando ho avuto l’idea di girare 'A Bigger Splash', volevo affrontare i sentimenti e il desiderio di quattro personaggi molto diversi tra di loro", ha spiegato il regista durante la conferenza stampa, "con prospettive e visioni del mondo differenti. Nel film, volevo farne deflagrare i sentimenti. Avevo bisogno di uno scenario particolare, caratteristico, unico dove far consumare questa esplosione. Una location particolarmente bella e caratteristica". E la scelta è caduta sull'Isola di Pantelleria, anche se il regista ci ha tenuto a precisare di non averla scelta perché siciliano. "Ho solo seguito il mio istinto", ha detto Guadagnino, "quando mi è venuta l’idea di fare un film su questo quartetto abbandonato in un momento dell’estate. Pantelleria con le sue violenze e contrasti era perfetta. In più è una zona di confine che chiede di essere capita da questi personaggi e richiede una domanda etica". Molti giornalisti in sala hanno chiesto al regista perché ha inserito nel film il tema degli "immigrati", parola che ha provocato la reazione dell Swinton: "Possiamo evitare di chiamarli immigrati? Sono rifugiati di guerra". Affermazione con cui l'attrice si è guadagnata gli applausi della sala.

Tida Swinton, che ha già lavorato con Guadagnino, interpreta una rock star che ha appena subito un intervento alla gola e non parla mai per tutto il film, se non in piccoli sussurri ogni tanto. "Quando Luca mi ha proposto di fare il film ero in un periodo della mia vita in cui non volevo fare cinema e in cui non volevo parlare", ha raccontato l'attrice, "Poi ci siamo confrontati, mi ha spiegato il progetto e volevo farlo. Volevo lavorare con lui, con un cast così eccezionale e girare a Pantelleria. Mi chiedevo “Come posso farne parte senza parlare?” Allora ho proposto a Luca che il mio personaggio fosse quasi muto, e lui ha detto sì. Ed era un buon modo per esprimere la difficoltà di comunicare di questo gruppo di personaggi in lotta".
Una delle scene più riuscite e apprezzate del film vede come protagonista Ralph Fiennes impegnato in un balletto. "Nessuno mi aveva mai chiesto di esprimermi ballando", ha detto l'attore divertito, "non ho potuto far altro che dire grazie. Avevamo solo un giorno per girare la scena, ma avevo fatto delle prove da solo, ascoltando a ripetizione la canzone nell’ipod, così l’abbiamo girata in un solo pomeriggio". Balletto che l'attore ha accennato sia in sala che davanti ai fotografi. Ad interpretare la figlia di Fiennes è Dakota Johnson, che si è aggregata al cast a lavorazione quasi conclusa. "Per me è stato molto interessante far parte di questo film. È stata un’esperienza veloce ed esplosiva", ha detto l'attrice, alla sua seconda conferenza stampa a Venezia, "Penelope è una giovane ragazza iper-intelligente che ha questo strano rapporto con la sua sessualità e sta cercando di capire cosa vuol dire avere un corpo sexy e soprattutto come utilizzarlo. Per certi versi fa paura perché utilizza quest'arma per manipolare le emozioni degli altri e trarne piacere". Inevitabili le domande della stampa sulla sua scena di nudo, per cui l'attrice ha dichiarato tranquillamente di non aver provato nessun tipo d'imbarazzo.

Applausi e fischi hanno accompagnato il film di Guadagnino alla fine della proiezione stampa, fischi a cui il regista era preparato e di cui non si preoccupa affatto. "Dobbiamo sempre fare cinema per prenderci dei rischi, per sondare territori insidiosi, altrimenti perché facciamo cinema?", ha dichiarato il regista durante la conferenza, prendendosi applausi ma anche qualche fischio (di nuovo) da una piccola parte di giornalisti.

Il film sarà distribuito dalla Lucky Red e uscirà il 26 novembre.

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E' passato un po' inosservato ieri, ma al Festival è arrivato anche Shia LaBeouf, per presentare il film Man Down, diretto da Dito Montiel.

Il film racconta di un ex-marine (LaBeouf), che insieme ad un amico, si mette alla ricerca della moglie e del figlio in un'America post-apocalittica, ma dovrà fare i conti con gli errori commessi in passato quando era sotto le armi.

Nel cast anche Jai Courtney, Kate Mara e Gary Oldman (assenti al Lido).

"'Man Down' è un piccolo film che finge di essere grande, e che racconta di una famiglia intrappolata nella storia", così ha spiegato il film il regista, mentre LaBeouf ha dichiarato: "Montiel mi ha proposto il ruolo di Gabriel in un periodo in cui ero di pessimo umore, e quindi interpretare un personaggio così vulnerabile è stata una terapia".

Il film è stato presentato Fuori Concorso.

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Un altro film italiano, stavolta Fuori Concorso (anche se molti l'avrebbero voluto in Concorso), è stato presentato oggi. Si tratta di Non Essere Cattivo, ultimo lavoro di Claudio Caligari, scomparso nel maggio scorso proprio alla fine della lavorazione del film.

Ad accompagnare il film era presente il cast e Valerio Mastandrea, produttore della pellicola ma prima di tutto amico di Caligari, con cui l'attore romano ha girato il film L'Odore della Notte (1998). "Peccato non farlo giudicare a una giuria internazionale, peccato anche per gli attori", ha detto Mastandrea, "Sono amareggiato da questa decisione perché so quello che ci ha messo dentro Claudio, che veniva sul set anche se gli restavano pochi giorni di vita. Ma Claudio c'è. Siamo tutti emozionati, stasera ci si romperanno le acque".

Caligari in trent'anni di carriera ha girato solo tre film, Amore Tossico (1983), L'Odore della Notte, e Non Essere Cattivo, film chiusura di una ideale trilogia del regista. Ambientato a Ostia, il film racconta l'amicizia di due ragazzi, Vittorio e Cesare, che trascorrono le loro giornate tra sballo, corse in macchina, spaccio e piccola malavita.

"È vero, 'Non Essere Cattivo' è un film sull'amicizia di due uomini realizzato grazie all'amicizia tra due uomini ma è anche molto di più", ha continuato un emozionato Valerio Mastandrea, "Intanto perché non è solo grazie a me e a Claudio che si è realizzato questo film, ma grazie anche a tantissimi altri amici comuni, molti dei quali saranno qui stasera per festeggiare: maestranze, lavoratori della postproduzione, persone che normalmente non vengono ai festival ma che invece sono state fondamentali per portare a termine il film". Una pellicola per cui Caligari e Mastandrea hanno lottato, l'attore è arrivato addirittura a scrivere una lettere appello a Martin Scorsese, per chiedere aiuto. "Claudio voleva rappresentare una storia piccola di amicizia, un'amicizia immensa in un contesto sociale che lentamente ti stritola", ha raccontato ancora Mastandrea, "Le latitudini che Claudio esplorava erano sempre le stesse e qui mostra come si può corrompere questo mondo borgataro, attraverso nuove droghe accessibili a tutti e l'illusione che il lavoro sia il fondamento della società. [...] Mi mancherà molto il cinema di Claudio Caligari, quelle tematiche che sono le stesse di Martin Scorsese, Brian De Palma, Francis Ford Coppola - dice Mastandrea - Una volta, stavamo all'Idroscalo di Fiumicino, Claudio si avvicina al monitor e mi dice 'la vedi questa inquadratura? È da Giungla d'asfalto, lo conosci?... No, non l'hai visto'. Facendomi sentire un completo ignorante. Era un continuo fare, parlare, pensare e muoversi fatto di cinema e basta. E questo è quello che mi mancherà di più di Claudio, non il fatto di non poter più recitare nei suoi film, ma non poter parlare di cinema e fare cinema con lui".

Il film, che vede come protagonisti Luca Marinelli e Alessandro Borghi. sarà nelle sale dall'8 settembre.

sabato 15 giugno 2013

David di Donatello 2013 - i vincitori

Si è tenuta questa sera la cerimonia di premiazione dei David di Donatello 2013.

A sorridere alla fine è stato sicuramente Giuseppe Tornatore che con il suo 'La Migliore Offerta' si porta a casa sei David.

Doppio premio per Valerio Mastandrea, David come migliore attore protagonista e non protagonista. Margherita Buy si porta a casa il suo sesto David in totale. A Maya Sansa il premio come migliore attrice non protagonista. Quattro premi per 'Diaz' di Daniele Vicari e tre per 'Reality' di Matteo Garrone. Zero premi per 'Educazione Siberiana' di Salvatores.

Va detto che la cerimonia purtroppo non è stata molto diversa da quelle degli anni precedenti. Sottotono e deludente sotto tutti i punti di vista, a regnare alla fine non è il Cinema ma la noia, nemmeno Lillo & Greg sono riusciti a dare ritmo ad una cerimonia che sembra mancare soprattutto di organizzazione. Salviamo solo Carlo Verdone e il suo ricordo di Alberto Sordi, Roberto Benigni e il saluto di Giancarlo Giannini a Mariangela Melato. Da segnalare poi come il 'Tg1 30 secondi' abbia rivelato il vincitore della serata prima ancora che venisse annunciato nella cerimonia ufficiale ma in differita. La domanda sorge spontanea: non chiediamo gli Oscar, ma è davvero così difficile organizzare una serata semplice e piacevole? evidentemente sì.

Ecco l'elenco completo dei vincitori:

MIGLIOR FILM
La Migliore Offerta

MIGLIORE REGISTA
Giuseppe Tornatore per 'La Migliore Offerta'

MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE
Leonardo Di Costanzo per “L’intervallo”

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Roberto Andò e Angelo Pasquini per 'Viva la Libertà'

MIGLIORE PRODUTTORE
Domenico Procacci per 'Diaz'

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Margherita Buy per 'Viaggio Sola'

MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA
Valerio Mastandrea per 'Gli Equilibristi'

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Maya Sansa per 'Bella Addormentata'

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Valerio Mastandrea per 'Viva la Libertà'

MIGLIORE DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA
Marco Onorato per 'Reality'

MIGLIORE MUSICISTA
Ennio Morricone per 'La Migliore Offerta'

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
“Tutti i Santi GIorni” per il film 'Tutti i Santi Giorni' di Paolo Virzì

MIGLIORE SCENOGRAFO
Maurizio Sabatini e Raffaella Giovannetti per 'La Migliore Offerta'

MIGLIORE COSTUMISTA
Maurizio Millenotti per 'La Migliore Offerta'

MIGLIORE TRUCCATORE
Dalia Colli per 'Reality'

MIGLIORE ACCONCIATORE
Daniela Tartari per 'Reality'

MIGLIORE MONTATORE
Benni Atria per 'Diaz'

MIGLIOR FONICO DI PRESA DIRETTA
Remo Ugolinelli e Alessandro Palmerini per 'Diaz'

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI VISIVI
'Storyteller' – Mario Zanot per 'Diaz'

MIGLIOR FILM DELL’UNIONE EUROPEA
'Amour' di Michael Haneke

MIGLIOR FILM STRANIERO
'Django Unchained' di Quentin Tarantino

DAVID GIOVANI
La Migliore Offerta

MIGLIOR DOCUMENTARIO DI LUNGOMETRAGGIO
'Anija - La Nave” di Roland Sejko

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
'L'Esecuzione' di Enrico Iannaccone

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Frra

giovedì 30 agosto 2012

Festival di Venezia - Giorno 2

Ieri il primo red carpet del Festival ha visto sfilare divi di Hollywood, Kate Hudson, Liev Schreiber, Naomi Watts, grandi registi come Jonathan Demme e Michael Mann, e la solita fuffa da passerella. Oggi il Festival entra nel vivo, primi film in concorso e per le sezioni laterali.

Ad aprire il concorso ci ha pensato un film russo, 'Betrayal', del regista Kirill Sebrennikov. Un film che non ha un genere preciso, passa dal melò al thriller, al tragico, fino grottesco. Un "classico film dal Festival".

Presentato fuori concorso il film di Ariel Vromen, 'The Iceman'. La pellicola racconta la vera storia di Richard Kuklinski, un uomo comune, padre e marito affettuoso e allo stesso tempo spietato serial killer, si ipotizza che abbia ucciso più 250 persone fra gli anni '50 e gli anni '80.
Protagonista del film è Michael Shannon, che si sta specializzando in personaggi dalla mente borderline, e che, a quanto pare, anche in questo film dimostra di essere un ottimo attore. Di lui il regista ha detto: "è uno che se lo scegli lo sai: è un ragazzo allegro e spiritoso, ma quando arriva sul set ci porta l’oscurità. [...] è uno da due ciak al massimo". Nel cast anche Winona Ryder, Ray Liotta e James Franco (assente a Venezia). Il cast e il regista sono stati accolti da applausi in conferenza stampa.

Nella sezione Orizzonti invece, è stato presentato il primo film italiano, 'Gli Equilibristi', di Ivano Di Matteo, con Valerio Mastandrea e Barbora Bobulova protagonisti. Film drammatico ma ironico sulla difficile situazione economica e sociale in cui vivono le famiglie italiane medie oggi.
Mastandrea è Giulio, l'equilibrista del titolo, una persona dalla vita regolare, fatta di routine familiare: moglie e due figli, un lavoro semplice al Comune di Roma. Poi un piccolo tradimento sul posto di lavoro mette tutto in crisi. Giulio è costretto a lasciare casa e famiglia e si ritrova nella difficile condizione di uomo separato, con la condanna dell''incertezza economica che lo porta fino alla povertà e ad eclissarsi dalla famiglia per non essere un peso.
"Oltre che un film sui nuovi poveri è anche sulla dignità di persone che nascondono ai loro familiari la loro precaria condizione, convinti di potercela fare comunque", ha detto il regista, che poi ha spiegato perché ha scelto Valerio Mastandrea come protagonista: "con quella sua faccia un po' da clown, capace di sorridere nel dramma, perché dietro i suoi modi spesso brillanti c'è una parte di sé drammatica". E Mastandrea offre un'ottima prova, confermandosi uno dei migliori attori italiani in circolazione.

Infine, alle Giornate degli Autori è stato presentato il 'Pinocchio' di Enzo D’Alò (La Gabbianella e il Gatto), film d'animazione musicato da Lucio Dalla.


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