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lunedì 27 maggio 2019

Nastro d'Argento 2019 al film Sulla Mia Pelle

E' stato uno dei film più importanti dello scorso anno, non solo a livello cinematografico, e il prossimo 30 maggio il Sindacato dei Giornalisti Cinematografici Italiani consegnerà a Sulla Mia Pelle il Nastro d'Argento 2019.

"Un film necessario, emozionante, coraggioso che, oltre il valore artistico, ha impresso una svolta determinante nel caso anche giudiziario della tragica, sconvolgente vicenda di Stefano Cucchi", questa la motivazione della SNGCI, che ha poi sottolineato il valore di "una ricostruzione oggettiva che, oltre la battaglia per la verità di Ilaria Cucchi, ha messo in scena con toccante semplicità anche il racconto del dramma privato di una famiglia che, nella sua sofferenza, non si è mai arresa".

"La prova eccezionale di Alessandro Borghi e l’interpretazione di Jasmine Trinca, nel coro di un ottimo cast, sono la conferma – con l’impegno dei produttori e dell’intera squadra che ha affiancato il regista – che un altro cinema, in questo Paese, è possibile", ha aggiunto Laura Delli Colli, presidente del sindacato, "Ed è stato certamente importante, in questo caso, oltre la sala, anche il contributo di Netflix che ha diffuso il film sulla sua piattaforma in 190 paesi".

Un premio collettivo che sarà ritirato durante la cerimonia al MAXXI di Roma, dal regista Alessio Cremonini, i protagonisti Alessandro Borghi e Jasmine Trinca, per la produzione Andrea Occhipinti (Lucky Red), Luigi e Olivia Musini (per Cinemaundici), per la sceneggiatura Lisa Nur Sultan (autrice insieme al regista), e al direttore della fotografia Matteo Cocco.

Presentato al Festival di Venezia 2018, il film ha già ricevuto quattro David di Donatello 2019, al regista esordiente, produttore, attore protagonista (Borghi) e il David Giovani. Il film è disponibile su Netflix.

giovedì 28 marzo 2019

David di Donatello 2019 - il trionfo di Dogman

Si è svolta ieri sera la cerimonia di premiazione dei David di Donatello 2019, sorvoliamo sulla serata, che ha offerto ancora una volta uno show piatto e con tempi troppo "televisivi".

Grande trionfatore della serata è stato Dogman di Matteo Garrone, che si è portato a casa ben 9 statuette, tra cui miglior film, regia, e attore non protagonista (Edoardo Pesce).
Ottimo risultato anche per Sulla Mia Pelle, film Netflix, che ha vinto tre premi importanti, regista esordiente, produttore, e migliore attore protagonista, andato a Alessandro Borghi, per la sua toccante interpretazione di Stefano Cucchi,

I premi alle attrici invece sono andati a Elena Sofia Ricci (migliore attrice per Loro) e a Marina Confalone (migliore attrice non protagonista per Il Vizio della Speranza).

Roma è stato premiato come miglior film straniero, presente il regista Alfonso Cuaron. David Speciali per Uma Thurman, Dario Argento (che non aveva mai ricevuto un David, incredibile ma vero), Francesca Lo Schiavo, e per Tim Burton, premiato da Roberto Benigni.

Ecco l'elenco di tutti i vincitori.

Miglior film: Dogman
Miglior regia: Matteo Garrone per Dogman
Miglior regista esordiente - Premio Gianluigi Rondi: Alessio Cremonini per Sulla mia pelle
Miglior attrice protagonista: Elena Sofia Ricci per Loro
Miglior attore protagonista: Alessandro Borghi per Sulla mia pelle
Miglior attrice non protagonista: Marina Confalone per Il vizio della speranza
Miglior attore non protagonista: Edoardo Pesce per Dogman
Miglior sceneggiatura originale: Matteo Garrone, Massimo Gaudioso e Ugo Chiti per Dogman
Miglior sceneggiatura non originale: James Ivory, Luca Guadagnino e Walter Fasano per Chiamami col tuo nome
Miglior produttore: Cinemaudici e Lucky Red per Sulla mia pelle
Miglior autore della fotografia: Nicolaj Bruel per Dogman
Miglior musicista: Sascha Ring e Philipp Thimm per Capri-Revolution
Miglior canzone originale: "Misery of Love" di Sufjan Stevens in Chiamami col tuo nome
Miglior scenografo: Dimitri Capuani per Dogman
Miglior costumista: Ursula Patzak per Capri-Revolution
Miglior truccatore: Dalia Colli e Lorenzo Tamburini per Dogman
Miglior acconciatore: Aldo Signoretti per Loro
Miglior montatore: Marco Spoletini per Dogman
Miglior suono: Dogman
Migliori effetti visivi: Il ragazzo invisibile - Seconda generazione
Miglior documentario: Santiago, Italia di Nanni Moretti
Miglior cortometraggio: Frontiera di Alessandro Di Gregorio
Miglior film straniero: Roma
David dello spettatore (film con più presenze in sala): A casa tutti bene
David alla carriera: Tim Burton
David Giovani: Sulla mia pelle
David Speciale: Dario Argento, Francesca Lo Schiavo e Uma Thurman

mercoledì 6 febbraio 2019

Il Primo Re - la recensione

Quando nel 2016 Gabriele Mainetti fece uscire il suo straordinario Lo Chiamavano Jeeg Robot tutti parlarono di grande rinascita del cinema italiano, di cinema di genere, di esplosione sul mercato internazionale. In questi anni la realtà è stata molto più contenuta, ma non sono mancati gli esempi positivi, come Garrone e Matteo Rovere, autore di un film originale (per l'Italia) come Veloce come il Vento. Eppure Rovere il suo grande azzardo doveva ancora compierlo: girare un film storico, con influssi dal mito, nientemeno che Romolo e Remo, la fondazione di Roma, per di più girato interamente in proto-latino, con uno sforzo produttivo enorme e rischi ancora più grandi. Resta da capire se la scommessa è stata vinta.


Siamo nel 753 a.C. e la vicenda segue i due fratelli Romolo e Remo, interpretati da un lanciatissimo Alessandro Borghi e Alessio Lapice, vicenda che fra sacrifici di sangue, boschi pieni di spiriti, paludi infinite e tribù sabine senza scrupoli, porterà a compimento il destino scritto dagli dei e alla fondazione di una città come non ne sono mai esistite e non ne esisteranno mai: Roma.

Si possono ritrovare varie influenze provenienti da diverse parti: nella fotografia, tutta di luce naturale, è impossibile non rinvenire richiami al miglior Terrence Malick (un applauso, davvero, a Daniele Ciprì), nelle scene di lotta fra tribù la mente torna subito a Mel Gibson e al suo Apocalypto, così come l'uso di una lingua morta nei dialoghi (scelta davvero coraggiosa per un paese in cui ancora il doppiaggio la fa da padrone), o ancora il mescolarsi di storia e mito che non può non ricordare quanto fatto in televisione da  Michael Hirst in Vikings. Eppure nonostante tutto non si ha mai l'impressione di già visto, grazie soprattutto alla storia, per quanto conosciuta, che non lesina i colpi di scena e i momenti epici, e alla componente visiva, vera punta di diamante del film. 
Degna di nota è la colonna sonora, di grandissimo impatto ed estrema importanza in una pellicola di questo genere, Andrea Farri mescola sapientemente archi e soprattutto percussioni con grandissimo fascino, e la musica sottolinea le scene alla perfezione.


Potere, famiglia, destino, sacro e profano, temi universali dell'epica classica messi in scena con grande coraggio da Matteo Rovere, a cui si perdona anche qualche ingenuità registica, perché produrre un colossal storico-mitologico, con protagonista uno degli attori sulla cresta dell'onda, e consegnarlo allo spettatore in una lingua che non si parla da più di 2000 anni, era un azzardo che poteva rivelarsi un disastro. E invece è una specie di miracolo. 

mercoledì 12 settembre 2018

Sulla mia pelle - la recensione

Gli ultimi sette giorni di Stefano Cucchi, morto mentre era in custodia cautelare in circostanze ancora poco chiare, non è un materiale facile con cui avere a che fare, sia perchè il processo è ancora in corso, sia per la profonda spaccatura che esiste nella visione della vicenda fra forze dell'ordine (e loro sostenitori) e la famiglia dello stesso Cucchi, con la sorella Ilaria in prima fila nel chiedere chiarezza e giustizia.


Naturalmente le polemiche non sono mancate a Venezia, dove il film è stato presentato ufficialmente, e sicuramente continueranno a essere al centro del dibattito nei prossimi giorni, ora che il film è nelle sale e sulla piattaforma Netflix.
La grande impresa, però, che il regista Alessio Cremonini, e della sua co-sceneggiatrice Lisa Nur Sultan, sono riusciti a compiere al di là di tutto il contorno, è raccontare la storia umana, profondamente umana, di un ragazzo che è morto, da solo e impaurito, lasciando da parte qualsiasi giudizio morale su di lui, sulle sua colpe e su quelle delle stesse forze dell'ordine, concentrandosi unicamente su Stefano e su chi era davvero, sulla sua famiglia, la difficoltà dell'uscire dalla dipendenza dalla droga, la sua fede.
Sulla mia Pelle ripercorre passo dopo passo quei sette giorni di carcere e ospedale, di violenza e crudo abbandono, che diventano sempre più evidenti sul corpo e sul volto di uno straordinario Alessandro Borghi, che riesce a essere Stefano completamente.
Lungi dall'essere un film di accusa o di denuncia, riesce così a divenire una storia intima e cruda di ingiustizia sociale prima ancora che giuridica, di riscatto mancato, di fede ritrovata, di vita che poteva cambiare, forse, ma che non ne ha avuto la possibilità.
Non era sicuramente facile affrontare una vicenda ancora così sentita, nonostante i nove anni passati, e lo era ancora meno farlo senza giudicare e senza retorica, che in circostanze del genere sarebbe apparsa fastidiosa, oltre che fuori luogo.
Sulla mia pelle è un film viscerale, crudo, difficile da digerire, proprio come Stefano Cucchi e la sua storia.

mercoledì 29 agosto 2018

Venezia 75 - giorno 1

Due film molto attesi danno il via alla 75a Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia.

Esattamente come due anni fa, è il premio Oscar Damien Chazelle ad aprire il festival con il suo nuovo attesissimo film First Man, che racconta la storia della missione Apollo 11 che portò i primi uomini sulla Luna.

Protagonista del film è Ryan Gosling, chiamato ad interpretare il primo uomo ad aver messo piede sulla superficie lunare, Neil Armstrong. "Non penso ad Armstrong come a un eroe, lui almeno non pensava di esserlo", ha dichiarato l'attore durante la conferenza stampa, "Era umile, molti astronauti lo sono. Si sentiva l’ingranaggio di una macchina molto più grande. Ho avuto tantissime fonti cui ispirarmi, i suoi figli e la moglie, la NASA, i libri, tutti quelli che lo hanno conosciuto. Ci hanno aiutato a realizzare questo film che racconta due storie: l'uomo che atterra sulla Luna e anche quella di quest'uomo che va sulla Luna per poter atterrare sulla terra. Le due cose insieme sono il potere di questa storia".

Il difficile lavoro dell'astronauta è uno degli aspetti che Chazelle voleva raccontare, come dichiarato da Jason Clarke: "Damien ha creato capsule molto realistiche dove dovevamo infilarci con addosso tute molto pesanti. Abbiamo lavorato in una costante sensazione di claustrofobia". "Abbiamo avuto a disposizione un team straordinario", ha aggiunto Damien Chazelle, "abbiamo usato il vero casco e la vera tuta di Armstrong. Abbiamo creato così i respiri originali, senza dover simulare nulla". Il film racconta in modo molto realistico e mai retorico la preparazione alla missione, che nel 1969 era qualcosa di inimmaginabile. "La mia generazione è cresciuta in un mondo dove lo spazio era già stato esplorato", ha dichiarato ancora il regista, "con immagini così iconiche da farci apparire una missione scontata e invece è stata il frutto di enormi sacrifici". Tra i produttori del film anche Steven Spielberg, una gioia per un fan come Chazelle: "Sono cresciuto con i suoi film. Mi ha dato consigli preziosi".

Ma il film non racconta solo la missione, il principale obbiettivo era raccontare il Neil Armstrong uomo, padre, marito, e poi astronauta. "Per noi era importante onorare il modo in cui i figli vedevano i propri genitori", ha dichiarato Claire Foy, "Per loro non era un astronauta ma il loro papà. Sono stati generosi, ci hanno affidato la loro storia mettendola nelle nostre mani senza alcuna gelosia".

Il film, che sembra sia stato accolto molto bene dalla critica (quest'anno le recensioni potranno essere pubblicate solo dopo la visione del pubblico), uscirà in Italia il 31 ottobre (negli USA il 12).

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Ad aprire la sezione Orizzonti è stato un altro film, completamente diverso ma altrettanto atteso. Si tratta di Sulla Mia Pelle, di Alessio Cremonini, con Alessandro Borghi e Jasmine Trinca protagonisti.

Il film che affronta un tema molto spinoso che non mancherà di sollevare polemiche, la storia infatti racconta gli ultimi sette giorni di vita di Stefano Cucchi, che nel 2009 venne arrestato per poi morire a causa delle lesioni dovute a un pestaggio subito mentre era in carcere. Fatto gravissimo per cui sono ancora a processo alcuni membri delle forze dell'ordine.

Duro e toccante, nel film non viene mostrato il pestaggio, si vede Stefano Cucchi, interpretato da un intenso Alessandro Borghi, entrare in una stanza con tre carabinieri e uscirne con il volto livido, un'andatura sofferente e l'incapacità di riuscire a parlare bene. Il film però non racconta solo quanto accaduto in quella stanza, ma anche la cieca burocrazia italiana, i diritti negati (l'avvocato difensore mai chiamato, ad esempio), le bugie, e l'omertà di chi - giudici, poliziotti, medici - pur trovandosi davanti un ragazzo in evidente sofferenza fisica, ha fatto finta di non vedere.
"Abbiamo raccontato senza giudicare", ha dichiarato il regista, "ma il film nasce dallo studio accurato di verbali e testimonianze fatto anche con l'ausilio dell'avvocato Fabio Anselmo".

Allo stesso tempo viene raccontata anche la figura di Stefano Cucchi, un ragazzo di borgata, molto diffidente verso le istituzioni. Un comportamento che Alessandro Borghi ha cercato di spiegare durante la conferenza stampa: "Quell'omertà deriva da un'idea tipica della borgata, perché non si fa la spia. Magari Stefano pensava di parlare quando una volta fuori, senza capire che stava male da morire". "Va considerato anche lo shock, la vergogna di essere stato pestato", ha aggiunto il regista, "E poi la paura che le forze dell'ordine l'avrebbero perseguitato". Forze dell'ordine che hanno negato i permessi per girare le scene a Regina Coeli (luogo in cui spesso si gira), a dimostrazione che l'argomento è molto caldo e quell'omertà verso la verità è ancora molto presente.
"Il problema non è la divisa che porti ma l'essere umano che c'è dietro la divisa", ha continuato Borghi parlando non solo di chi ha compiuto il pestaggio ma anche di chi dopo non ha voluto aiutare Stefano Cucchi, "Se sei un drogato non ti aiuto, è una presa di posizione e questo significa che tutto ciò può accadere di nuovo. Nel 2009, ci sono stati 176 decessi in quel carcere. Mi sembra evidente che il nostro sistema carcerario faccia acqua da tutte le parti. Ci sono persone che lavorano in condizioni disastrose".

Jasmine Trinca, che nel film interpreta Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ha definito il film: "un atto dovuto, è una vicenda privata ma paradigmatica, perché rispecchia la storia di mille. Questa è una storia che chiama alla responsabilità proprio per l'irresponsabilità che contiene. Nessuno ha avuto uno sguardo pietoso e umano verso questo ragazzo".
Alla domanda se considera quanto successo un omicidio di Stato ha risposto: "Se lo Stato non prende una posizione, lo è. Certo, non è morto cadendo dalle scale".

Ottima l'interpretazione di Alessandro Borghi, che è dimagrito diversi kg per interpretare Stefano Cucchi e ha fatto un attento lavoro di postura fisica per calarsi nella parte, tanto che Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, vedendo il film gli ha detto: "Non so come hai fatto, ma sei uguale a lui".
Ilaria Cucchi, che da quel giorno si batte costantemente perché la verità venga fuori, ha dedicato il film a quei politici (oggi anche ministri) che continuano a non voler vedere la verità e a negare l'evidenza dei fatti spesso insultando sia Stefano Cucchi che la sorella Ilaria.

Il film sarà disponibile su Netflix dal 12 settembre, ma uscirà anche in alcune sale distribuito da Lucky Red.

giovedì 16 novembre 2017

The Place - la recensione

Un uomo (Valerio Mastandea) si siede ogni giorno allo stesso tavolino in un bar, il The Place, dove si incontra con persone che vogliono qualcosa. In cambio dell'esaudimento dei loro desideri, l'uomo gli chiede di fare una scelta.


Dopo lo straordinario Perfetti Sconosciuti, Paolo Genovese torna a mettere insieme un film corale, con moltissimi personaggi e con un unico setting in cui si svolge l'intera vicenda.
Il plot del suo nuovo film è davvero originale e interessante: si parla di libero arbitrio, di scelte, di bene e male, il tutto con un alone di mistero che non viene mai davvero spiegato, lasciando alla sensibilità dello spettatore di trarre le proprie conclusioni, immaginando se l'uomo misterioso sia solo un uomo, o il diavolo, o qualcos'altro. Da questo punto di vista The Place è un film estremamente affascinante, probabilmente il film italiano più intrigante degli ultimi anni, sicuramente qualcosa che assai raramente si vede sui nostri lidi dove quasi nessuno ha il coraggio di osare e uscire dagli schemi dei soliti drammi o commedie generazionali italiane. Genovese invece osa, ambienta l'intera pellicola in un unico luogo, non allontanandosi mai da quel tavolino in quel bar, lo spettatore non vede mai gli eventi, ma ne ascolta i racconti dettagliati, le sensazioni a posteriori, seguendo invece la giornata ripetitiva e forse noiosa dell'uomo misterioso, la cui unica distrazione sono i piccoli momenti di confidenza con la cameriera interpretata da Sabrina Ferilli.

La regia è molto statica e pecca eccessivamente in dissolvenze troppo nette, avrebbe sicuramente giovato un maggior dinamismo nella ripresa proprio per dare movimento a un'ambientazione così claustrofobica. 
Il cast è stellare e quasi sempre all'altezza, ma dove il film si affossa è proprio, paradossalmente, dove avrebbe dovuto brillare di più, ovvero nella sceneggiatura. In un film come questo, così tanto parlato, basato proprio sullo scambio fra due personaggi e sul botta e risposta, è davvero imperdonabile una sciatteria simile nei dialoghi, che sono banali, piatti, spesso oltre il limite della frase fatta da cioccolatino. L'intera pellicola risulta quindi noiosa e spesso fastidiosa, man mano che si va avanti, quando si dovrebbe tirare i fili delle coincidenze e dell'intreccio, ecco che la sceneggiatura diventa didascalica, proclamando più e più volte i concetti chiave del libero arbitrio e dell'anima umana, lì dove invece il principio dello show, don't tell sarebbe stato invece fondamentale. 
Si ha la sensazione orribile dell'occasione mancata, del potenziale capolavoro sprecato per mancanza di impegno, perché di film interamente basati sulla sceneggiatura e sui dialoghi ce ne sono molti e spesso sono splendidi, ma non si possono scrivere così, con questi dialoghi, e dispiace perché dalla penna di Perfetti Sconosciuti, uno dei migliori film italiani degli ultimi anni, era lecito aspettarsi molto di più. 

sabato 1 luglio 2017

Nastri d'Argento 2017 - vince La Tenerezza di Gianni Amelio!

Rivelati i vincitori dei Nastri d'Argento 2017, a trionfare è La Tenerezza.

Quattro Nastri per il film di Gianni Amelio, miglior film, regia, attore protagonista (Renato Carpentieri) e migliore fotografia. Un film che, grazie anche a un cast notevole (Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti, Greta Scacchi), ha avuto un ottimo successo sia di pubblico che di critica.

Il film più premiato di questa edizione però è stato Indivisibili, di Edoardo de Angelis, che si è portato a casa ben cinque Nastri "tecnici".

Dopo il premio di Cannes, Jasmine Trinca vince anche il Nastro d'Argento come migliore attrice per il film Fortunata. Per lo stesso film è stato premiato anche Alessandro Borghi come migliore attore non protagonista. Sono due invece le vincitrici del Nastro come migliore attrice non protagonista, Sabrina Ferilli (Omicidio all’italiana) e Carla Signoris (Lasciati andare), entrambe premiate per due commedie.

Come già annunciato mesi fa, Monica Bellucci è stata premiata con il Nastro d’argento europeo per On the milky road – Sulla via lattea ,di Emir Kusturica, mentre alla serie The Young Pope di Paolo Sorrentino è stato assegnato il premio Opera dell'anno.

La cerimonia di consegna si svolgerà questa sera nello storico Teatro di Taormina ma sarà mandata in onda su Rai Uno il 14 luglio in seconda serata.

Ecco l'elenco dei vincitori.

Miglior Film
La tenerezza di Gianni Amelio

Miglior regista
Gianni Amelio per La tenerezza

Miglior regista esordiente
Andrea De Sica per I figli della notte

Miglior commedia
L’ora legale di Ficarra e Picone

Miglior produttore
Attilio De Razza per L’ora legale e Pier Paolo Verga per Indivisibili

Miglior soggetto
Nicola Guaglianone per Indivisibili

Migliore sceneggiatura
Francesco Bruni per Tutto quello che vuoi

Migliore attore protagonista
Renato Carpentieri per La tenerezza

Migliore attrice protagonista
Jasmine Trinca per Fortunata

Migliore attore non protagonista
Alessandro Borghi per Fortunata e Il più grande sogno

Migliore attrice non protagonista
Sabrina Ferilli per Omicidio all’italiana; Carla Signoris per Lasciati andare

Migliore fotografia
Luca Bigazzi per La tenerezza e Tutto quello che vuoi

Migliore scenografia
Marco Dentici per Fai bei sogni e Sicilian Ghost Story

Migliori costumi
Massimo Cantini Parrini per Indivisibili

Migliore montaggio
Francesca Calvelli per Fai bei sogni

Migliore sonoro in presa diretta
Alessandro Rolla per Fortunata

Migliore colonna sonora
Enzo Avitabile per Indivisbili

Migliore canzone originale
Abbi pietà di noi di Enzo Avitabile per Indivisibili

Opera dell’anno
The Young Pope di Paolo Sorrentino

Nastro d’argento alla carriera
Roberto Faenza per La verità sta in cielo

Nastro d’argento europeo
Monica Bellucci per On The Milky Road – Sulla via Lattea

Nastro d’argento Speciale
Giuliano Montaldo per Tutto quello che vuoi