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giovedì 28 marzo 2019

David di Donatello 2019 - il trionfo di Dogman

Si è svolta ieri sera la cerimonia di premiazione dei David di Donatello 2019, sorvoliamo sulla serata, che ha offerto ancora una volta uno show piatto e con tempi troppo "televisivi".

Grande trionfatore della serata è stato Dogman di Matteo Garrone, che si è portato a casa ben 9 statuette, tra cui miglior film, regia, e attore non protagonista (Edoardo Pesce).
Ottimo risultato anche per Sulla Mia Pelle, film Netflix, che ha vinto tre premi importanti, regista esordiente, produttore, e migliore attore protagonista, andato a Alessandro Borghi, per la sua toccante interpretazione di Stefano Cucchi,

I premi alle attrici invece sono andati a Elena Sofia Ricci (migliore attrice per Loro) e a Marina Confalone (migliore attrice non protagonista per Il Vizio della Speranza).

Roma è stato premiato come miglior film straniero, presente il regista Alfonso Cuaron. David Speciali per Uma Thurman, Dario Argento (che non aveva mai ricevuto un David, incredibile ma vero), Francesca Lo Schiavo, e per Tim Burton, premiato da Roberto Benigni.

Ecco l'elenco di tutti i vincitori.

Miglior film: Dogman
Miglior regia: Matteo Garrone per Dogman
Miglior regista esordiente - Premio Gianluigi Rondi: Alessio Cremonini per Sulla mia pelle
Miglior attrice protagonista: Elena Sofia Ricci per Loro
Miglior attore protagonista: Alessandro Borghi per Sulla mia pelle
Miglior attrice non protagonista: Marina Confalone per Il vizio della speranza
Miglior attore non protagonista: Edoardo Pesce per Dogman
Miglior sceneggiatura originale: Matteo Garrone, Massimo Gaudioso e Ugo Chiti per Dogman
Miglior sceneggiatura non originale: James Ivory, Luca Guadagnino e Walter Fasano per Chiamami col tuo nome
Miglior produttore: Cinemaudici e Lucky Red per Sulla mia pelle
Miglior autore della fotografia: Nicolaj Bruel per Dogman
Miglior musicista: Sascha Ring e Philipp Thimm per Capri-Revolution
Miglior canzone originale: "Misery of Love" di Sufjan Stevens in Chiamami col tuo nome
Miglior scenografo: Dimitri Capuani per Dogman
Miglior costumista: Ursula Patzak per Capri-Revolution
Miglior truccatore: Dalia Colli e Lorenzo Tamburini per Dogman
Miglior acconciatore: Aldo Signoretti per Loro
Miglior montatore: Marco Spoletini per Dogman
Miglior suono: Dogman
Migliori effetti visivi: Il ragazzo invisibile - Seconda generazione
Miglior documentario: Santiago, Italia di Nanni Moretti
Miglior cortometraggio: Frontiera di Alessandro Di Gregorio
Miglior film straniero: Roma
David dello spettatore (film con più presenze in sala): A casa tutti bene
David alla carriera: Tim Burton
David Giovani: Sulla mia pelle
David Speciale: Dario Argento, Francesca Lo Schiavo e Uma Thurman

mercoledì 30 maggio 2018

Dogman - la recensione

In una periferia squallida e quasi post apocalittica Marcello, un uomo mite, dalla voce e dagli atteggiamenti spesso infantili, si divide fra la gestione del suo modesto negozio di toelettatura per cani, l'amore per la figlia Alida e lo strano rapporto di sudditanza con Simoncino, un ex pugile che terrorizza il quartiere con i suoi soprusi e la sua violenza cieca.
Una rapina finita male porta il mite Marcello ad escogitare la sua vendetta dagli esiti inaspettati e brutali.


In questo mondo che sembra irreale, sospeso nell'indefinibile delle periferie degradate di un'Italia in cui ogni cosa può essere risolta con la violenza, il personaggio interpretato da Marcello Fonte (premiato allo scorso Festival di Cannes per la sua interpretazione) sembra allo stesso tempo sia fuori posto con la sua mitezza e il suo amore per i cani, che una sorta di angelo salvifico, che placa quella stessa violenza con parole gentili, allo stesso modo in cui trasforma nella scena iniziale del film il dobermann ringhiante in un cane affettuoso semplicemente chiamandolo più e più volte amore, con la o strascicata di quando si parla a un bambino.
Matteo Garrone parte da una vicenda di cronaca (il cosiddetto Omicidio del Canaro della Magliana) ma non è interessato a riportare fedelmente una vicenda violenta di alcuni anni fa, ma vuole esplorare quella violenza, capire il nesso che c'è fra umano e bestiale, cogliere da dove quella violenza venga e riproporlo allo spettatore sotto forma di un'atmosfera cupa, squallida, ma in un certo senso sognante.


Dogman è un film di incredibile potenza narrativa nel contrapporre umanità e bestialità, gentilezza e violenza, che gode di un equilibrio perfetto fra la regia impeccabile, una fotografia dove il giallo e il nero fanno da padroni, la sceneggiatura e un magnifico cast, con Marcello Fonte a ergersi su tutti gli altri. Se si cerca un thriller d'azione allora non è questo il film giusto, ma se si cerca un'opera magistrale non si può non uscire dal cinema appagati.