giovedì 23 dicembre 2021

Diabolik - la recensione

Il personaggio di Diabolik ha davvero bisogno di poche presentazioni: genio del crimine, re del terrore, mago dei travestimenti, spietato e cinico nel perseguire i suoi obiettivi, ma passionale e disposto a tutto per Eva, l'amore della sua vita, altrettanto affascinante e diabolica.

Un fumetto noir scritto da due donne, le sorelle Giussani, negli anni '60, un fenomeno entrato ormai nell'immaginario collettivo italiano tanto che anche chi non ha mai letto una pagina del fumetto (ma ne esistono?) sa perfettamente chi sono Diabolik, Eva Kant e l'ispettore Ginko, ma che stranamente era stato portato al cinema unicamente nel 1968 da Mario Bava con uno sfortunato adattamento che lasciò insoddisfatti un po' tutti.

Ci riprovano, più di 50 anni dopo, i fratelli Manetti, autori di nicchia e di culto, che non sono nuovi al genere noir (a suo modo la serie tv L'Ispettore Coliandro è proprio un noir fatto e finito, con tanto di voce fuori campo) e che hanno saputo sempre sperimentare con i generi, dall'horror al musical.

C'erano molte aspettative, in un periodo di cinecomic, per questo adattamento del "comic" italiano per eccellenza, ma ancora una volta i Manetti sorprendono e ribaltano qualsiasi aspettativa, decidendo coraggiosamente di NON fare una trasposizione cinematografica del fumetto, ma semplicemente di prendere il fumetto e animarlo sullo schermo.

La ricostruzione degli anni '60 è minuziosa, ma fin dal primo fotogramma si intuisce che quelli che stiamo vedendo non sono davvero quegli anni, i personaggi di cui guardiamo le vicende non sono versioni live action della loro controparte cartacea, i loro dialoghi sono in tutto e per tutto le nuvole delle tavole di Diabolik. I due autori si disinteressano delle aspettative del pubblico, delle regole cinematografiche delle trasposizioni fumettistiche, non cercano in alcun modo di fare un film che arrivi a un pubblico più ampio possibile. Quello che ne esce è un film volutamente finto, posticcio, con una recitazione molto impostata e dialoghi usciti direttamente dai "clichè più clichè" a cui le pagine di Diabolik ci ha abituati. I tre attori protagonisti, Luca Marinelli, Miriam Leone e Valerio Mastandrea, si annullano nei loro personaggi, diventano letteralmente Diabolik, Eva Kant e Ginko, facendone un'imitazione talmente perfetta che a volte ci si dimentica di star guardando immagini in movimento sullo schermo e ci si ritrova quasi ad allungare una mano per voltare pagina. 


Il Diabolik dei Manetti Bros è un film che inevitabilmente dividerà pubblico e critica, alcuni lo ameranno con tutta la passione che evidentemente i suoi autori provano per il materiale originale, altri lo odieranno intensamente per il suo essere semplicemente un fan film sopra le righe. Non ci sono mezze misure.

Un po' come Diabolik, d'altronde.

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