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mercoledì 15 gennaio 2020

Oscar 2020 - Poca diversità? un tweet di Stephen King fa scattare la polemica

Ci risiamo. Ormai sembra quasi una tradizione, prima degli Oscar si apre una polemica, che alla fine è sempre la stessa: la poca diversità tra i candidati.

Dopo l'annuncio delle nomination si è acceso il dibattito sull'assenza di Greta Gerwig tra i cinque candidati come migliore regista, ma la polemica si è spenta quasi subito perché, onestamente, i cinque candidati sono più che meritevoli di una nomination, e perché Piccole Donne ha comunque ottenuto sei nomination tra cui miglior film. tutto tranquillo? più o meno, fino al tweet di Stephen King.

Il grande scrittore, "Re dell'horror", è uno dei votanti e ha scritto due tweet con il proprio personale pensiero riguardo l'argomento della "poca diversità" agli Oscar: "Come scrittore, mi è permesso votare solo in 3 categorie: Miglior Film, Miglior Sceneggiatura Originale e Miglior Sceneggiatura Non Originale. Per me la faccenda dell’inclusione – per gli attori e i registi – non è importante. Non considererei mai l’inclusione quando si parla d’arte. Solo la qualità. Penso che fare diversamente sarebbe sbagliato"

Un tweet molto semplice, quasi ingenuo nella sua semplicità, ma che ha scatenato le ire di alcuni registi o artisti afroamericani, e anche di gente comune, che si sono sentiti offesi dall'affermazione di King, cioè che conta solo la qualità.

La prima a rispondere è stata una delusa Ava DuVernay, che ha scritto: "Quando ti svegli, mediti, prendi il telefono per sapere che cosa sta succedendo nel mondo e vedi un tweet così arretrato e ignorante di qualcuno che ammiri, allora ti vien voglia di tornare a letto".
Duro anche il commento della scrittrice Roxane Gay: "Come fan, è doloroso leggere questo da te. Implica che diversità e qualità non possano essere sinonimi. Sono solo cose separate. La qualità si trova dappertutto ma gran parte di quelli dell’industria pensa che provenga solo da una parte. E adesso, eccoti qui". E ancora, un altro scrittore, Gabino Iglesias, ha scritto: "Ogni scrittore di colore che legge questo, tra cui me, ha dovuto lavorare 10 volte più duramente per avere le medesime opportunità e riconoscimenti che gli autori bianchi eterosessuali hanno fin dall'inizio. Il discorso vale per le donne, gli scrittori LGBTQIA e altre voci poco rappresentate. La diversità è importante. E' molto importante".

Stephen King ha replicato senza però fare un passo indietro o chiedere scusa per qualcosa, ma ribadendo il concetto in un modo più chiaro: "La cosa più importante che possiamo fare come artisti e creativi è far sì che tutti abbiano la stessa possibilità senza badare al sesso, al colore o all'orientamento. In questo momento certe persone sono molto poco rappresentate, e non solo nel campo delle arti. Non si possono vincere dei premi se sei escluso dal gioco".

La cerimonia di premiazione degli Oscar 2020 si terrà nella notte tra il 9 e il 10 febbraio.

mercoledì 9 maggio 2018

Cannes 2018 - giorno 1

Ha preso il via ieri sera la 71a edizione del Festival di Cannes, ad aprirlo ufficialmente sono stati Martin Scorsese, che riceverà oggi il premio alla carriera Carrosse d'Or, e la presidente di giuria Cate Blanchett.

Il film d'apertura Everybody Knows (Todos lo Saben), del regista premio Oscar Ashgar Farhadi, presentato ieri al pubblico e anche alla stampa, in contemporanea, e quindi oggi protagonista della conferenza stampa (nuove regole del festival).

'Everybody Knows' segue le vicende di Laura, trasferitasi dalla Spagna all'Argentina, sposata con un uomo che non ama più e madre di due figli, che torna nel suo paese di nascita per il matrimonio della sorella. Tra i festeggiamenti per i matrimonio, il ritorno a casa e l'incontro con vecchi amori, come Paco, si riaffacciano anche vecchi fantasmi della vita di Laura, che la gettano nel panico e nella disperazione.

"Il film è un thriller, ma il genere è solo una scusa che mi permette di parlare di tanti temi che trovo importanti", ha dichiarato il regista Farhadi, "Come mi sarei comportato nella stessa situazione dei personaggi? Il film riflette sull'idea di proprietà, sulla lealtà e sul significato di paternità. Chi è il vero genitore: quello che ti concepisce o quello che ti cresce?".
Protagonisti del film Penelope Cruz e Javier Bardem, coppia sullo schermo e nella vita. "E' un progetto a cui abbiamo lavorato per cinque anni", ha raccontato l'attrice premio Oscar, "Asghar si è trasferito in Spagna, per viverla. Non parla spagnolo ma non è stato un problema. Asghar è umile, non solo risponde alle domande, ma le fa anche. Ascolta gli altri: è una persona che vede oltre".
Il film è il primo in una lingua straniera per il regista iraniano, ma calarsi in un'altra cultura non è stato difficile. "Al contrario di quello che si dice, gli esseri umani non sono poi così diversi", ha spiegato Farhadi, "Siamo molto simili nell'amore, rabbia, odio. È il modo di esprimere queste emozioni che cambia con la cultura. I film servono anche a questo, a mostrare quanto siamo simili come esseri umani. Personalmente è anche molto interessante mostrarlo agli iraniani che pensano che le altre persone siano molto diverse da loro".

Impossibile non parlare anche della coppia Bardem-Cruz e di come si sono trovati a lavorare (di nuovo) insieme. "Non ci portiamo i personaggi a casa, Javier e io abbiamo un modo di lavorare molto simile. E' bellissimo entrare e uscire dalla finzione. È uno degli aspetti che amo di più del mio lavoro", ha dichiarato Penelope Cruz. "Io e mia moglie sappiamo come separare realtà e fantasia", ha continuato Bardem, "altrimenti sarebbe impossibile lavorare insieme. Non è difficile, ci vuole impegno, ma la vita reale ci aiuta a calarci meglio nella finzione". E alla domanda infelice di un giornalista "Lei è l’unico uomo che riesce a lavorare con la propria moglie, come fa?", Bardem ha risposto con un secco: "È una domanda di cattivo gusto". Colpito e affondato.

Il film ha avuto una buona accoglienza dal pubblico, fredda invece quella della stampa.

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Ieri è stato anche il giorno della presentazione della giuria del Concorso, che vede come presidente l'attrice due volte premio Oscar Cate Blanchett. Giuria composta da Denis Villeneuve, Kristen Stewart, Lea Seydoux, Chang Chen, Ava DuVernay, Andrei Zvyagintsev, Khadja Nin e Robert Guédiguian.

La conferenza stampa ha toccato diversi argomenti d'attualità, la parità tra uomini e donne, il movimento #MeToo, la disparità di genere, ma a catalizzare l'attenzione di tutti, stampa, pubblico e colleghi, è stata la presidente Cate Blanchett. L'attrice ha risposto in modo diretto, preciso, e quando è servito anche in modo ironico, a tutte le domande, anche a quelle non indirizzate direttamente a lei. Come quando un giornalista ha rivolto una domanda (nemmeno particolarmente intelligente) solo ai registi e Cate Blanchett ha risposto prontamente: "Che le attrici non si azzardino a rispondere, mi raccomando!". Insomma, la giuria non poteva avere una presidente più carismatica di così.

Cate Blanchett ha affrontato con grande padronanza l'argomento più caldo, la parità di genere e il movimento #MeToo, rispedendo subito al mittente lo "stupore" per la numerosa presenza femminile in giuria (cinque donne, quattro uomini). "Mi spiace dirvelo ma non è la prima volta che ci sono così tante donne in giuria..." ha dichiarato l'attrice in modo molto schietto, "Quando mi hanno chiesto di essere Presidente ho richiesto che ci fossero uomini e donne di razze e culture diverse, e mi hanno risposto che è il loro criterio di selezione ogni anno".
Risposta pronta anche riguardo alla presenza, meno numerosa, di registe donne in Concorso: "Che non venga in mente a nessuno che le donne in concorso siano state scelte solo per il loro genere. Certo, se poi mi chiedete se vorrei più donne in concorso, vi dico di sì, ovvio, ne vorrei più di tre, e spero che in futuro succeda. Ma l’anno scorso erano due, e prima ancora non ce n’era nessuna. Questi sono cambiamenti epocali che non possono avvenire dal giorno alla notte. Il movimento #Metoo per essere assorbito avrà bisogno di tempo I cambiamenti, per essere profondi, devono essere basati su azioni specifiche, e richiedono del tempo, per poter garantire equità sessuale e razziale, nel cinema come nelle altre industrie".

Per quanto riguarda il metro di giudizio, Cate Blanchett ha dichiarato che la giuria sarà "indipendente". "Non ne abbiamo ancora visto nessuno, ma qualsiasi film potrebbe essere quello giusto", ha detto l'attrice, assolutamente padrona del suo ruolo, "Noi giudicheremo i film per il loro valore, la loro qualità intrinseca, come giuria indipendente. E' importante approvare ogni film con la mente il più aperta possibile, senza farsi condizionare dai nomi".
Stessa linea di pensiero per gli altri membri della giuria. "Non cerco il film perfetto, ci sono film imperfetti che sono comunque dei grandissimi film", ha dichiarato Kristen Stewart.
Il regista Denis Villeneuve ha definito il suo ruolo di giurato "una forma particolare di ginnastica" e che il suo scopo sarà cercare un film capace di "resistere al tempo". Un pensiero molto simile a quello della regista Ava DuVernay, per cui la Palma d'Oro dev'essere "un film che racconta di emozioni universali e condivisibili, che siano vere anche tra vent’anni".

martedì 10 febbraio 2015

[Oscar 2015] Selma: La Strada per la Libertà - la recensione


"Selma: La Strada per la Libertà" è incentrato sugli eventi accaduti per l'appunto nella cittadina di Selma in Alabama nel Marzo 1965, ovvero quando un gruppo di manifestanti guidati dal reverendo Martin Luther King, leader del movimento, organizzarono tre marce per protestare pacificamente contro gli impedimenti opposti ai cittadini afroamericani  nell'esercitare il proprio diritto di voto. Eventi che prendono seguito da quando tra il 1963 e il 1964 il movimento antisegregazionista "Dallas Country Voters League"  iniziò a registrare i cittadini di pelle nera nelle liste elettorali trovando l'accanita resistenza da parte dei sistemi politici americani e moltissimi bianchi. Le marce del '65 infiammarono i 54km del  tragitto statale che va appunto da "Selma" a Montgomery, esse sono ricordate come simbolo della parità dei diritti di voto dei cittadini neri e della campagna di Martin Luther King antisegregazionista.  Una battaglia sulla non violenza ma mai non violenta, basti ricordare la giornata della prima marcia ricordata come "Bloody Sunday" poichè in quel giorno più di 500 attivisti furono caricati e piegati selvaggiamente sotto i colpi di manganello della polizia. Martin Luther King portavoce e leader del movimento dopo due marce bloccate solo con la terza, autorizzata,  riuscì a tagliare il traguardo e a raggiungere l'obbiettivo affinché il diritto di voto, legalmente riconosciuto a tutti i cittadini americani, non fosse più ostacolato da atteggiamenti intimidatori o vessatori nei confronti dei neri negli Stati del sud. Obbiettivo sancito anche dal "Voting Rights Act" promulgato dal  presidente democratico Lyndon B. Johnson.


E' un film importante quello di Ava DuVernay , prima di tutto perchè tratta un episodio di storica importanza per l'America e il mondo intero, e poi  perchè offre un dipinto nuovo e a 360 gradi su una delle personalità più influenti  del passato americano. Martin Luther King vive all'interno del film non solo negli intensi discorsi rivolti alla folla, di cui tutti conoscono i veri filmati in bianco e nero, ma ci viene mostrato anche in un'inedita sfera privata e nel rapporto coniugale con sua moglie Coretta.


"Selma - La Strada per la Libertà" non punta il dito contro nessuno, è consapevole del razzismo ancora permeato tutt'oggi nella mentalità dei più, ma non è un film rabbioso, non denuncia, al contrario è positivo e ottimista grazie ai risultati e i trionfi ottenuti nel corso della storia, di cui quello raccontato è uno dei più importanti.
 "Selma"porta avanti in modo pacifico il suo discorso sulla non violenza e sulla uguaglianza razziale con la stessa convinzione, la stessa umanità  e lo stesso rigore etico del suo leder.  Interpretato da un grandioso David Oyelowo, che in lingua originale trasferisce sullo schermo tutto il carisma del personaggio, soprattutto davanti ai microfoni, dove si accende in un crescendo di magniloquenza oratoria a dir poco ammaliante. 
Il tutto è stato possibile anche grazie ai restanti membri del solido cast: Tom Wilkinson nel ruolo del presidente Johnson e Tim Roth in quello del governatore dell’Alabama GeorgeWallace, la bravissima Carmen Ejogo nel difficile ruolo della moglie di King e una toccante Oprah Winfrey, la quale ha creduto nel progetto tanto da essere presente anche in veste di produttrice assieme a Brad Pitt.

Lo stile della regista afroamericana 42 enne (miglior regista al Sundance Film Festival del 2012 per "Middle of Nowhere") è a tratti documentaristico e storiografico ma anche intimo nel raccontare il percorso travagliato dei suoi personaggi. Commuove ma offre anche momenti di ironia che vanno ad alleggerire un'opera il cui più grande rischio sarebbe stato quello di cadere in una pesantezza di fondo devastante. "Selma" è un film ben ponderato nel ritmo e nella sensazioni profuse allo spettatore, il quale non si sente mai manipolato da un prodotto studiato a tavolino per far leva sulla sua sensibilità, ma al contrario, le emozioni  emergono genuinamente, evocate dalla potenza delle immagini e da una storia fortemente sentita e sincera nei suoi meccanismi di rappresentazione.


Voto:  **** / *****