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martedì 17 dicembre 2019

Oscar 2020 - niente da fare per l'Italia, fuori dalla shortlist dei film stranieri

Le cinquine che si contenderanno gli Oscar 2020 saranno annunciate il prossimo 13 gennaio, intanto l'Academy ha comunicato le shortlist di alcune categorie.

Tra le shortlist comunicate anche quella del Film Internazionale (il miglior film straniero), che anche quest'anno non vedrà l'Italia tra i protagonisti. Il film di Marco Bellocchio, Il Traditore, infatti non è rientrato tra i dieci titoli da cui verranno poi scelti i film per la cinquina finale. Presenti invece i grandi favoriti della categoria, Parasite di Bong Joon-ho e Dolor y Gloria di Pedro Almodovar.

Il Film Internazionale sarà votato da tutti i membri dell'Academy che avranno visto tutti e dieci i titoli, mentre per le altre shortlist saranno votate dai membri del settore. Le votazioni per determinare le cinquine si apriranno il 2 gennaio per concludesti il 7. Le votazioni finali sulle cinquine, per scegliere i vincitori delle statuette, si terranno dal 30 gennaio al 4 febbraio.

La cerimonia di premiazione si terrà il 9 febbraio, molto prima rispetto agli ultimi anni.

Ecco le shortlist.

FILM INTERNAZIONALE
Czech Republic, “The Painted Bird”
Estonia, “Truth and Justice”
France, “Les Misérables”
Hungary, “Those Who Remained”
North Macedonia, “Honeyland”
Poland, “Corpus Christi”
Russia, “Beanpole”
Senegal, “Atlantics”
South Korea, “Parasite”
Spain, “Pain and Glory”

DOCUMENTARIO
“Advocate”
“American Factory”
“The Apollo”
“Apollo 11”
“Aquarela”
“The Biggest Little Farm”
“The Cave”
“The Edge of Democracy”
“For Sama”
“The Great Hack”
“Honeyland”
“Knock Down the House”
“Maiden”
“Midnight Family”
“One Child Nation”

CORTO DOCUMENTARISTICO
“After Maria”
“Fire in Paradise”
“Ghosts of Sugar Land”
“In the Absence”
“Learning to Skateboard in a Warzone (If You’re a Girl)”
“Life Overtakes Me”
“The Nightcrawlers”
“St. Louis Superman”
“Stay Close”
“Walk Run Cha-Cha”

TRUCCO E PARRUCCO
“Bombshell”
“Dolemite Is My Name”
“Downton Abbey”
“Joker”
“Judy”
“Little Women”
“Maleficent: Mistress of Evil”
“1917”
“Once upon a Time…in Hollywood”
“Rocketman”

COLONNA SONORA
“Avengers: Endgame”
“Bombshell”
“The Farewell”
“Ford v Ferrari”
“Frozen II”
“Jojo Rabbit”
“Joker”
“The King”
“Little Women”
“Marriage Story”
“Motherless Brooklyn”
“1917”
“Pain and Glory”
“Star Wars: The Rise of Skywalker”
“Us”

MUSIC (ORIGINAL SONG)
“Speechless” da “Aladdin”
“Letter To My Godfather” da “The Black Godfather”
“I’m Standing With You” da “Breakthrough”
“Da Bronx” da “The Bronx USA”
“Into The Unknown” da “Frozen II”
“Stand Up” da “ “Harriet”
“Catchy Song” da “ “The Lego Movie 2: The Second Part”
“Never Too Late” da “ “The Lion King”
“Spirit” da “ “The Lion King”
“Daily Battles” da “ “Motherless Brooklyn”
“A Glass of Soju” da “ “Parasite”
“(I’m Gonna) Love Me Again” da “ “Rocketman”
“High Above The Water” da “ “Toni Morrison: The Pieces I Am”
“I Can’t Let You Throw Yourself Away” da “ “Toy Story 4”
“Glasgow” da “ “Wild Rose”

CORTO ANIMATO
“Dcera (Daughter)”
“Hair Love”
“He Can’t Live without Cosmos”
“Hors Piste”
“Kitbull”
“Memorable”
“Mind My Mind”
“The Physics of Sorrow”
“Sister”
“Uncle Thomas: Accounting for the Days”

CORTO LIVE ACTION
“Brotherhood”
“The Christmas Gift”
“Little Hands”
“Miller & Son”
“Nefta Football Club”
“The Neighbors’ Window”
“Refugee”
“Saria”
“A Sister”
“Sometimes, I Think about Dying”

EFFETTI VISIVI
“Alita: Battle Angel”
“Avengers: Endgame”
“Captain Marvel”
“Cats”
“Gemini Man”
“The Irishman”
“The Lion King”
“1917”
“Star Wars: The Rise of Skywalker”
“Terminator: Dark Fate”

martedì 26 novembre 2019

Time e i 10 migliori film del 2019

Si avvicina la fine dell'anno e per qualcuno è tempo di bilanci.

Time Magazine ha stilato la propria personale classifica dei 10 migliori film del 2019, e non mancano le sorprese.
Nonostante siano presenti molti dei titoli più importanti dell'anno, nessuno di questi si è piazzato al primo posto della top10 di Time. Una classifica piuttosto variegata che tocca molti generi e molti paesi diversi.

Oltre alla classifica, Time aggiunge delle note di merito per alcuni film: Portrait of a Lady on Fire di Céline Sciamma, The Beach Bum di Harmony Korine, Ad Astra di James Gray, Birds of Passage di Cristina Gallego e Ciro Guerra, Gloria Bell di Sebastian Lelio, 1917 di Sam Mendes e Motherless Brooklyn di Edward Norton.

Ecco la classifica, dal decimo al primo.

10. Hustlers - Le Ragazze di Wall Street
9. Un Amico Straordinario
8. Dolemite Is My Name
7. Knives Out
6. Parasite
5. Piccole Donne
4. Marriage Story - Storia di un Matrimonio
3. C'era una volta… a Hollywood
2. The Irishman
1. Dolor y Gloria

E' l'ultimo lavoro di Pedro Almodovar a conquistare il titolo di migliore film dell'anno secondo Time Magazine, che è riuscito a "battere" The Irishman di Scorsese e C'era una Volta... a Hollywood di Tarantino.
"Dolor y Gloria può essere il film più splendente e commovente di Almódovar, un panorama di colori vibranti, di scatole di vernice ed emozioni ancora più intense - e un inno al misterioso 'ad ogni costo' che fa andare avanti chiunque, negli anni, nei mesi o nei giorni, prima che i nostri corpi ci tradiscano", scrive Time, che elogia anche l'interpretazione del protagonista Antonio Banderas e di Penelope Cruz.

Qui l'articolo originale con la classifica e le motivazioni di ogni singola scelta.

lunedì 3 giugno 2019

Box-office Italia: Aladdin resta in testa

Resta stabile al primo posto del box office italiano la versione live action di Aladdin (qui la nostra recensione)

Il nuovo film della Disney raccoglie altri 2.8 milioni di euro e sale a un totale di 11.2 milioni di euro. In sole due settimane il film è già il secondo migliore incasso dell'anno (dietro ad Avengers: Endgame, inarrivabile con i suoi 29.6 milioni).

Debutto al secondo posto per Godzilla: King of the Monsters, che incassa un milione di euro, mentre scende al terzo posto il film italiano Il Traditore, il cui incasso totale sale a 2.8 milioni di euro.

Esordio sotto le aspettative per Rocketman, che si piazza al quarto posto con 706mila raccolti in cinque giorni (qui la nostra recensione). A chiudere la cinquina l'ultimo film di Pedro Almodovar, Dolor Y Gloria, che fino ad oggi ha raccolto 2.6 milioni di euro (qui la nostra recensione).

mercoledì 29 maggio 2019

Dolor y Gloria - la recensione

Torna dopo tre anni Pedro Almodovar e lo fa con un film che più autobiografico non si può, una vera e propria confessione su pellicola, una messa a nudo di se stessi a 360 gradi, dai malanni dolorosi del corpo a quelli forse ancora più dolorosi dell'anima. 
E non è un caso, infatti, che una confessione di questo tipo arrivi con la musa Penelope Cruz e l'amico Antonio Banderas, nel festival che lo ha lanciato e che è sempre stato il suo festival, ovvero Cannes.


Salvador, palese alter ego del regista, è un uomo tormentato da dolori fisici e che si ritrova sulla soglia della vecchiaia a rivalutare la sua vita, partendo dall'infanzia, al suo rapporto con la madre e con il cinema, e la sua sessualità. Non vediamo mai la "gloria" del titolo, sappiamo e conosciamo l'apice del successo, ne vediamo solo il prima e il dopo, intrecciati in una serie di rimandi, ricordi e suggestioni meta narrative che creano un'atmosfera intima da cui è difficile non farsi avvolgere.
Antonio Banderas, rinato anche lui alla gloria, vincitore del premio come migliore attore a Cannes e in profumo di nomination all'Oscar, è l'anima e il corpo del suo regista, e riesce a essere incredibilmente intenso anche con pochi sguardi, a partire dalla scena iniziale in cui lo vediamo galleggiare, senza peso, in una piscina.



Molto si è detto circa il fatto che per apprezzare davvero questo film, la conoscenza dell'opera dell'autore spagnolo sia necessaria, ma sarebbe una cosa sbagliata ridurre Dolor y Gloria a un puro gioco di citazioni dei precedenti film, o a una semplice autobiografia. Se è vero che la conoscenza pregressa del cinema di Almodovar permette di poter godere di molti rimandi visivi e di riconoscere nella centralità del corpo uno dei temi a lui più cari (la sensualità in primis, ma qui il corpo a tutto tondo, inteso per se stesso), non si può non trovare il film bellissimo in ogni caso, perché oltre l'aspetto più intimo e personale, si gode di una storia che parla a ognuno di noi in modi diversi ma con uguale efficacia, grazie alle immagini e alle parole e al di là della produzione precedente del regista.


Un film potente, intimo e commovente che mette a nudo il suo autore grazie a uno straordinario Antonio Banderas, volto e soprattutto corpo del suo alter ego su schermo. Chi ama Pedro Almodovar non potrà non considerare questo come probabilmente il suo film più bello, chi vi si approccia per la prima volta non vedrà l'ora di recuperarne la filmografia, in ogni caso non si può rimanere indifferenti.

lunedì 27 maggio 2019

Box office Italia: Aladdin si prende la vetta

Il nuovo live action della Disney conquista il box office italiano. Aladdin si piazza al primo posto con un incasso di 6.4 milioni di euro raccolti in cinque giorni.
Miglior debutto dell'anno dopo Avengers: Endgame, ma non il migliore esordio per un live action Disney (La Bella e la Bestia, 7 milioni in quattro giorni).

Grazie anche alla presentazione al Festival di Cannes, ottimo esordio al secondo posto per il film italiano Il Traditore, con 1.4 milioni di euro. Scende al terzo posto Dolor Y Gloria di Almodovar, con il totale che sale a 2.1 milioni di euro.

Scende al quarto posto John Wick 3 – Parabellum, che fino ad oggi ha raccolto 2.6 milioni di euro in totale. Chiude la cinquina la commedia Attenti a Quelle Due, il cui incasso totale sale a 1.4 milioni di euro.

sabato 18 maggio 2019

Cannes 2019 - giorno 4

Dopo il red carpet di ieri sera, è il giorno di Pedro Almodovar e del suo ultimo film, Dolor y Gloria. In Concorso.

Il grande regista spagnolo realizza uno dei suoi film più intimi e personali, anche uno dei meno eccentrici della sua carriera, e per farlo ha chiamato due dei suoi attori preferiti: Penelope Cruz, alla sua sesta collaborazione col regista, e un bravissimo Antonio Banderas, per l'ottava volta diretto da Almodovar.

Al centro della storia c'è un regista alle prese con una crisi creativa (Banderas) e con dolori fisici, reali, che si trova a riflettere sulla propria vita e il proprio passato e l'infanzia.

La proiezione di ieri sera si è conclusa con scroscianti applausi e una lunga standing ovation che ha commosso Pedro Almodovar, tanti applausi anche oggi, all'ingresso del regista e del cast nella sala per la conferenza stampa. Una gioia che nemmeno la pioggia su Cannes ha potuto offuscare. "Non dimenticherò mai la serata di ieri. E oggi sono molto contento, nonostante la pioggia. Questa pioggia è la più gradita della mia vita", ha dichiarato in apertura il regista.

Un film molto personale e in parte autobiografico, anche se tra Almodovar e il personaggio di Antonio Banderas ci sono delle differenze che il regista ha voluto sottolineare. "La gloria di Salvador, nel film, è nel successo che ha avuto, nel magnifico appartamento in cui abita, circondato da opere d'arte", ha spiegato Almodovar, "Per me invece la gloria è la possibilità di fare film, di raccontare storie e raccontarle nella miglior maniera possibile, nella mia maniera, che può anche essere piccola, insignificante, ma è la mia, e credo sia importante correre il rischio di ascoltare la propria voce interiore. Sento di aver raggiunto il successo ogni volta che riesco a fare esattamente il film che volevo, anche sbagliando, perché comunque si tratta di miei errori. Voglio essere il solo e unico padrone della mia carriera. Il successo e la gloria ovviamente sono pericolosi: se li ottieni, devi stare attento a non perderti, a restare con i piedi per terra".
"Ci sono molte cose inventate in Dolor y Gloria", ha continuato il regista, "Di solito, quando comincio a scrivere, le prime righe sono legate alle mie esperienze personali, ma poi la finzione prende piede, e quando succede, sento che non la devo più abbandonare". Ad esempio la scena in cui Salvador si rende conto di essere omosessuale guardando un operaio nudo mentre si lava, non è autobiografica ma possibile. "Sono contento di quella scena, è molto sottile", ha detto il regista, "Non mi sono innamorato di nessun operaio quand'ero piccolo, quindi non dovete prendere il film alla lettera. Però, tutto ciò che accade al personaggio, sarebbe potuto succedere a me".

Altro personaggio centrale nel film è quello della madre di Salvador, interpretata da Penelope Cruz, e anche in questo caso, non è proprio la rappresentazione della madre di Almodovar, ma quasi. "C'è il mio modo di sentire nel rammentare mia madre e la mia infanzia", ha dichiarato il regista.

Il film è stato accolto molto bene, ha ricevuto critiche positive, con particolari lodi all'interpretazione di Antonio Banderas, e c'è già chi lo piazza tra i possibili premiati.

Dolor y Gloria è uscito nei cinema italiani ieri, 17 maggio.



Fuori Concorso, presentate i primi due episodi della serie Amazon Prime, Too Old to Die Young, diretta da Nicolas Winding Refn. Con Miles Teller protagonista.

La serie racconta la doppia vita di un detective (Teller) in crisi esistenziale, di giorno a difesa della legge, di notte spietato assassino. Una doppia vita che lo fa scivolare in una spirale di violenza e omicidi.

"L'idea è venuta mentre ero in auto, a Los Angeles, stavo lavorando a The Neon Demon. Era il periodo in cui Netflix si stava affermando e sembrava che tutti volessero lavorare per la tv. Io non la guardo molto, ma ero incuriosito dalle possibilità del mezzo, come esplorare un nuovo modo di comunicare", ha raccontato Refn durante la conferenza stampa, "Ho iniziato ad avere il desiderio di lavorare alle tematiche come religione e morte, e il titolo mi è venuto spontaneo, Too Old to Die Young. [...] In quel periodo ci sono state le elezioni e mi sono sentito un alieno. Ho sperimentato da vicino l’evoluzione dell’America e così è nata l’idea di uno show dove le donne, i teenager fossero la speranza... e gli uomini la distruggessero".
Il regista però non vede il suo lavoro come una serie tv: "Non è una serie televisiva, è un film di tredici ore. All'interno, volevo che tutto dipendesse da due fattori: l'immagine e il silenzio. La prima è fondamentale per me, è il più efficace elemento comunicativo che abbiamo. Il silenzio invece può essere un'arma usata per rivelare le paure, o può dar vita a situazioni poco piacevoli, ed era proprio questo che desideravo esplorare".

Refn infine anticipa qualcosa su uno specifico episodio della serie. "In ogni mio film c'è una scena madre", ha detto il regista, "e anche qui, nel nono episodio. Ma non vi dirò qual è, dovrete capirlo da soli".

Nel cast anche John Hawkes e Jena Malone. Su Amazon Prime dal 14 giugno.