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sabato 12 settembre 2020

Venezia 77 - Leone d'Oro a Nomadland. Ecco tutti i vincitori.

"Ce l’abbiamo fatta, tutti, tutti quanti noi", così ha esordito la madrina Anna Foglietta. Si è chiusa poco fa la cerimonia di premiazione della 77a Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia, un'edizione molto particolare che si è svolta tra mascherine e distanziamento, e anche la cerimonia non è stata da meno.

I premi esposti tutti su un tavolo sul palco e consegnati senza troppi passaggi di mano.

A vincere il Leone d'Oro è stato Nomadland di Chloe Zhao, presentato giusto ieri in Concorso. Gloria anche per l'Italia con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile andata a Piefrancesco Favino (Padrenostro), e il premio per la migliore sceneggiatura a Pietro Castellitto per il suo film d'esordio, I Predatori, nella sezione Orizzonti.

La Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile è stata assegnata a Vanessa Kirby (Pieces of a Woman), la favorita fin dal giorno della presentazione del film.

Molto divertente la premiazione del film Listen della regista portoghese Ana Rocha de Sousa, che ha vinto ben due premi, il premio speciale della giuria Orizzonti e il Leone del Futuro per la migliore opera prima. La reazione incredula, felice e confusionaria della regista è stato probabilmente il momento più genuino e spontaneo della serata.

Ecco l'elenco di tutti i vincitori.

CONCORSO

Leone d’Oro: Nomadland – Chloé Zhao

Coppa Volpi – Migliore interpretazione femminile: Vanessa Kirby – Pieces of a Woman

Coppa Volpi – Migliore interpretazione maschile: Pierfrancesco Favino – PADRENOSTRO

Leone d’Argento alla migliore regia – Kiyoshi Kurosawa – Spy No Tsuma (Wife of a Spy)

Leone d’Argento Gran Premio della Giuria – Nuevo Orden (New Orden) – Michel Franco

Migliore sceneggiatura: Chaitanya Tamhane – The Disciple

Premio Speciale della Giuria: Dorogie Tovarisch! (Cari Compagni!) – Andrei Konchalovsky

Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore emergente: Rouhollah Zamani – Khorshid (Sun Children)


VENICE VR EXPANDED

Miglior storia VR: Sha Si Da Ming Xing (Killing a Superstar) – Fan Fan

Migliore esperienza VR: Finding Pandora X – Kiira Benzing

Miglior VR – The Hangman at Home – An immersive single user experience – Michelle Kranot, Uri Kranot


LEONE DEL FUTURO – PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA “LUIGI DE LAURENTIIS”

Listen – Ana Rocha de Sousa


ORIZZONTI

Miglior cortometraggio: Entre Tú Y Milagros – Mariana Saffon

Miglior sceneggiatura: I predatori – Pietro Castellitto

Migliore attore: Taha Mahayni – The Man Who Sold His Skin

Migliore attrice: Khansa Batma – Zanka Contact

Premio speciale della giuria – Listen – Ana Rocha de Sousa

Miglior regista: Lav Diaz – Lahi, Hayop (Genus Pan)

Miglior film – Dashte Khamoush (The Wasteland) – Ahmad Bahrami


Leone d’Oro alla carriera: Tilda Swinton e Ann Hui

domenica 6 settembre 2020

Venezia 77 - in Concorso, la storia d'amore tra due donne in The World to Come

Sono ancora le donne le protagoniste del 77o Festival di Venezia, è stato infatti presentato in Concorso il film The World to Come, della regista norvegese Mona Fastvold. Protagoniste Katherine Waterston e Vanessa Kirby. Presente nel cast ma assente al Lido, Casey Affleck, anche produttore del film.

Tratto da un romanzo di Jim Shepard, The World to Come è ambientato nella metà del XIX secolo, sulla costa occidentale americana, e racconta la storia di due coppie di vicini che vivono isolati e circondati dalla natura selvaggia, bella e difficile. Katherine Waterston è Abigail, una donna che vive il suo dolore in modo silenzioso e pacato, e allo stesso modo la sua storia con Dyer (Casey Affleck). Con la primavera arrivano due nuovi vicini, Finney (Christopher Abbott) e Tallie (Vanessa Kirby), una donna bellissima ed estroversa che catturerà l'attenzione di Abigail. Le due si avvicineranno sempre di più, fino a diventare intime, un rapporto che andrà ad alimentare i sentimenti feriti di Dyer e la gelosia di Finney.

"Poco si sa delle storie omosessuali della "working class" e il film, con l'isolamento dal giudizio della comunità, credo sia stata una bella idea", ha dichiarato una entusiasta Katherine Waterston, "Dopo aver letto qualche riga di sceneggiatura volevo fare quel personaggio. Avevo la pelle d'oca a ripetere le sue parole, lei sa che la sua vita non supererà mai la fattoria, ciò che lei desidera è essere qualcosa che ha, la conoscenza, ma anche dare il piacere. Lei conosce i propri limiti ed è stato interessante sviluppare un personaggio con questa consapevolezza. Le due donne sono un salvagente l'una per l'altra. La sceneggiatura è impressionante, sofisticata, per l'esplorazione del personaggio: non c'è un unico modo di relazionarsi, tutte le sfumature hanno un peso".

"È stato bello scoprire queste due donne e il loro momento insieme. Ho molta fiducia nella possibilità di raccontare storie di donne. The World to Come è un bellissimo titolo perché è un lascito a noi donne del presente", ha dichiarato la regista, "Questo film ci aiuta ad apprezzare la storia del nostro gender femminile, per quello che hanno fatto le donne del passato, grazie a cui noi, oggi, possiamo farne altre. Sono ruoli difficili da affrontare, ma spero potrò farne di altri in futuro. Per il loro rapporto, ho cercato di raccontare la storia come una celebrazione, qualcosa di molto gioioso. È molto bello riuscire a sperimentare questo tipo di storie. Avevamo questo testo bellissimo, e molto del linguaggio usato è 'in codici': ci sono molte cose che non possiamo dire a voce, e con il cast abbiamo spesso dovuto discuterne per poi tornare in scena".

Il festival quest'anno è molto particolare, tutti devono indossare la mascherina per motivi di sicurezza sanitari, e con l'occasione Katherine Waterston ha raccontato di aver contratto il virus Covid-19 lo scorso marzo e di essere stata parecchio male. "Per mia esperienza posso dire che il virus esiste", ha dichiarato l'attrice, "Lo scorso marzo ho preso il Covid e ho passato un mese in ospedale, uscendo con 10 chili in meno. Ora sto molto meglio. Sono felice di essere qui in questo festival per questo nuovo inizio del cinema. Ho grande speranza nel vedere questa ripartenza". Le auguriamo di rimettersi presto in forma, così da essere pronta per il terzo capitolo di Animali Fantastici.

sabato 5 settembre 2020

Venezia 77 - secondo film italiano in Concorso, Miss Marx di Susanna Nicchiarelli

Dopo aver vinto il Leone nella sezione Orizzonti nel 2017, con il film Nico, 1988, Susanna Nicchiarelli torna al Festiva di Venezia, stavolta in Concorso, con il suo nuovo lavoro, Miss Marx.

Il film della regista romana è un biopic dedicato a Eleanor Marx, figlia minore del famoso (e studiatissimo) Karl Marx. Brillante, libera, colta, Eleanor Marx portò aventi le idee politiche del padre, lottando per i diritti degli operai e per quelli delle donne, mentre nel privato la sua vita fu segnata dal rapporto con Edward Aveling, un uomo egoista e infedele, per cui lei provava un amore ossessivo destinato alla tragedia.

"Eleanor Marx è un personaggio realmente esistito che è molto più vicino a me, e a noi tutti, di quanto pensiamo, a dispetto dei tanti anni che ci separano da lei", ha dichiarato la regista, "e questo rendeva per me la sfida di raccontarla molto interessante".
Un film molto femminile ma la regista non vuole definirlo "femminista". "Eleanor è stata importante anche per il suo femminismo, ma lottava per tutti gli sfruttati della società e per i più deboli, e non solo per le donne", ha dichiarato Susanna Nicchiarelli, "Non penso che il mio sia un film femminista. Parla piuttosto di una contraddizione propria dell'essere umano in generale: essere in conflitto tra la propria parte razionale e quella emotiva. In lei c'era un conflitto tra ragione e sentimento. Da una parte la forza delle convinzioni e del pensiero, dall'altra la fragilità della sfera emotiva, soprattutto in amore".
Per fare il film, la regista ha raccontato di aver avuto accesso a documenti, pubblici e privati, originali di Eleanor Marx, tutti conservati in un archivio: "Di Eleanor sono conservate tutte le carte, addorittura i suoi quaderni di bambina, tutte le lettere scambiate con il padre e con le sue sorelle. È da lì che vengono molti dei dialoghi del film".

Protagonista l'attrice britannica Romola Garai, che stando ai primi commenti sul film offre un'interpretazione davvero ottima. "Eleonor Marx è una figura incredibile, profondamente rilevante per quanto riguarda l’emancipazione e l’uguaglianza di genere, è stata attivista, socialista, traduttrice, attrice, impegnata politicamente, un genio", ha dichiarato l'attrice, "Appena ho letto la sceneggiatura ero eccitata, per come era costruita e concepita".

Miss Marx sarà in sala dal 17 settembre.

venerdì 4 settembre 2020

Venezia 77 _ ieri Almodovar, oggi il primo film italiano in Concorso, Padrenostro

Ieri il maestro Pedro Almodovar ha fatto un salto al Festival di Venezia per presentare, insieme a Tilda Swinton, il corto La Voz Humana, riadattamento de La Voce Umana, opera di Jean Cocteau portata al cinema da Rossellini nel 1948, con una straordinaria Anna Magnani protagonista.

In passato il regista spagnolo si era già fatto ispirare dal testo di Cocteau e con questo corto sembra quasi volergli dire addio. "Jean Cocteau m’ispirò già ne La Legge del Desiderio (1987) in una scena con Carmen Maura, e poi in Donne sull’Orlo di una Crisi di Nervi (1988), si trattava di riprendere un po' questi concetti", ha dichiarato il regista, "È l'attesa di una telefonata delirante, qualcosa di molto interessante: una donna sola, un cane abbandonato. L'abbandono mi è sempre interessato. Penso questa, con The human voice, sarà l'ultima volta con Cocteau. [...] Per girare il film è stato inevitabile appropriarsi del testo. Ero cosciente lo avesse fatto Rossellini con la Magnani. Io volevo fare qualcosa di quasi opposto, altrimenti non riconoscevo come contemporanea la donna che attende di parlare con il proprio amante. È stata una libertà questo film, volevamo essere teatrali ma anche cinematografici. Era un esperimento che volevo fare, e ho fatto scomparire la maggior parte di Cocteau. Non ho riscritto un classico ma l'ho digerito e fatto mio".

Il corto segna il suo primo lavoro in lingua inglese (il prossimo passo sarà un lungometraggio) e per farlo si è affidato a un'attrice poliedrica come Tilda Swinton, con cui Almodovar si è trovato benissimo: "Mi piacerebbe che questo idillio con Tilda andasse avanti, ci lavorerò su: quando scopri la chimica con un attore è unica, perché ti dà la capacità di andare lontano e moltiplicare il tuo talento. [...] Si tratta di un monologo in cui la parola è tutto: l'ho scritto in spagnolo, ed è stato tradotto. Le ho detto di essere libera di cambiare espressioni se più adeguate: all'inizio è stato un po' difficile lavorare in un'altra lingua, ma sentirla parlare nella sua lingua era fantastico, per i toni e la musicalità".
Da parte sua, Tilda Swinton non vedeva l'ora di lavorare con Almodovar, tanto da chiedere un aiuto... molto in alto. "Il mio rapporto con il cinema di Almodóvar è iniziato con Donne sull’orlo di una crisi di nervi. È stato il momento in cui mi sono innamorata del suo cinema", ha dichiarato l'attrice, "Ho un amico, in Scozia, un monaco benedettino, 12 anni fa gli chiesi di pregare per me perché potessi lavorare con Pedro. Non parlo spagnolo ma il cinema crea complicità e questo è un sogno che si realizza".

Parole al miele tra i due, possiamo aspettarci altre collaborazioni in futuro.
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Oggi è il giorno del primo film italiano in Concorso, Padrenostro di Claudio Noce, con Pierfrancesco Favino.

Il film prende spunto dalla vita del padre del regista, il vicequestore Alfonso Noce, che nel 1977 venne ferito in un attentato terroristico da parte dei Nap, e Claudio Noce, che all'epoca aveva 11 anni, insieme alla madre, fu testimone oculare dell'attentato.
Il protagonista del film è proprio un bambino, dal carattere solitario e con una grande passione per il disegno, che da quando il padre (Favino) è rimasto ferito, vive con un profondo senso d'angoscia. Un giorno incontra un ragazzino un po' più grande di lui che lo coinvolgerà in avventure rocambolesche, un ragazzino che però nasconde un segreto.

Padrenostro non racconta direttamente gli Anni di Piombo, come ha voluto precisare Pierfrancesco Favino durante la conferenza stampa, ma il rapporto padre-figlio: "Nella storia di Claudio ho visto anche me e mio padre, la mia infanzia, gli odori, i sapori, i silenzi, le stanze della mia casa. Eravamo quei bambini che quando andavano a letto non esistevano più, si dava per scontato che non sapessero, che non capissero, ma noi sbirciavamo di nascosto gli adulti. Il rapporto tra padre e figlio è un mistero che ci riguarda tutti [...] Piuttosto volevamo raccontare l’infanzia. Il messaggio politico semmai sta in questo: noi cinquantenni, non avendo partecipato a grandi eventi storici, siamo stati messi in un angolo. Non ci sentiamo antagonisti, anzi siamo la prima generazione laica, capace di produrre un cinema e una letteratura che non hanno bisogno di schierarsi da una parte o dall'altra in modo categorico, piuttosto ci affidiamo alla creatività dell’infanzia, a quel bisogno di tenerezza e di inclusione. Siamo educati e silenziosi, ma ora basta dover chiedere il permesso. Non è colpa nostra se siamo nati dopo".

Padrenostro sarà nelle sale dal 24 settembre.
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Presentato Fuori Concorso il film The Duke, con Jim Broadbent e Helen Mirren protagonisti.

Commedia inglese che racconta la storia di di Kempton Bunton, il sessantenne che rubò il ritratto del Duca di Wellington di Francisco Goya dalla National Gallery di Londra.

"A suo tempo scatenò il Paese, oggi non la conosce nessuno, ma è una storia straordinaria, l’unica volta che è stata rubata un’opera dalla National Gallery. Una storia eccentrica, molto inglese", ha dichiarato il regista Roger Michell.

Per Jim Broadbent il suo personaggio è "un protagonista inusuale per un film. Era pronto a fare qualsiasi cosa e si assume il rischio di compiere un atto illegale imperdonabile. Un personaggio complesso e disgraziato, ma anche divertente, una specie di Robin Hood: d’altronde Robin Hood non ha mai rubato carta igienica".

mercoledì 2 settembre 2020

Venezia 77 - giorno 1: Cate Blanchett e il film Lacci aprono il festival

Ha preso il via oggi, la 77a Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia, il primo evento cinematografico a svolgersi dopo (durante) la pandemia.

Tra mascherine, distanziamento e misure di sicurezza sanitaria, non sarà il solito festival ma è un primo passo concreto per cercare di far ripartire il Cinema. Importante per questo la presenza di otto direttori di alcuni dei principali festival europei, tra cui Thierry Fremaux (Cannes) e Carlo Chatrian (Berlinale), "in simbolica rappresentanza della comunità dei festival di tutto il mondo, riuniti in segno di solidarietà per l’industria del cinema che è stata duramente colpita dalla pandemia, e dei nostri colleghi che sono stati costretti a cancellare o a rinviare i loro festival", questo il loro messaggio.

Ad illuminare un festival un po' diverso da come eravamo abituati a vederlo, ci ha pensato sicuramente il presidente di  giuria di quest'anno, una splendida Cate Blanchett, che ha definito "un miracolo" lo svolgimento del festival quest'anno e ha lanciato un appello per la riapertura e il ritorno al cinema, alla sala cinematografica.

"Aspettavo con ansia di venire, sono pronta ad applaudire gli organizzatori per la resilienza, la creatività. Sono in pieno accordo sul fatto che si dovesse riaprire, anche in un periodo difficilissimo si deve riemergere. Sono qui a sostenere i cineasti. Sono estremamente emozionata", ha dichiarato l'attrice durante la conferenza stampa, "Certo, questa edizione di Venezia sarà speciale. Sì, adesso ho tante paure ma dobbiamo essere coraggiosi. Questa situazione mi fa pensare ai primi giorni di scuola, ogni volta che si parte bisogna rischiare, anche di fallire. Anche se l'industria faticherà, alla fine riemergerà, sono piena di speranze. Ci sono tante sfide, globali. Partiamo dalla mono-cultura dello streaming degli ultimi mesi, ma dobbiamo riaprire i cinema. Abbiamo la possibilità di riesaminare la situazione, questo momento offre delle opportunità. La mia ultima uscita al cinema è stata a Berlino e poi la scorsa settimana, con la mia famiglia, per Tenet. Ho avuto il piacere/dispiacere di vedere molti altri film a casa, ma preferisco tornare al modo tradizionale di guardare".

Dopo più di dieci anni, ad aprire il festival sarà un film italiano, Lacci di Daniele Luchetti, che vanta un cast di altissimo livello, con Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Silvio Orlando, Giovanna Mezzogiorno, Adriano Giannini e Linda Caridi. Un cast che, stando ai primi commenti dopo le proiezioni, è il più grande punto di forza del film.

Lacci è tratto dall'omonimo romanzo di Domenico Starnone e racconta un dramma familiare che perdura nel tempo. Napoli, anni '80, il matrimonio tra Vanda (Alba Rohrwacher) e Aldo (Luigi Lo Cascio) si sfascia dopo il tradimento di lui. Vanda reagisce in modo aggressivo, Aldo è invece passivo, lei lo caccia di casa sperando che rifletta e poi torni, ma lui va dall'altra. La storia va avanti nel tempo, fino ai giorni d'oggi con Vanda e Aldo (Laura Morante e Silvio Orlando) invecchiati e sorprendentemente ancora insieme, nella stessa casa che sembra quasi una prigione, ma quello che è successo in passato ha lasciato segni profondi, anche sui loro figli, ormai adulti (Giovanna Mezzogiorno e Adriano Giannini).

Un film difficile da realizzare, che va avanti e indietro nel tempo e ripropone le stesse scene più volte ma da prospettive diverse. Il regista Daniele Luchetti era ben consapevole della sfida: "Lacci è un film di pochissima trama, che è tutta nella prima scena, quella di una coppia che si separa, poi vediamo solo quello che ne consegue. Si tratta di un film che è composto di azioni e sentimenti, con scene che non hanno il peso di raccontare trama, ma solo di illustrare un clima emotivo. Per questo cercavo di mantenere in azione e in tensione ciò che era in scena, mostrando sempre qualcosa che si sta per spaccare o si è spaccato, con forte lavoro sull'odio, su paura, rabbia e tutti i sottotesti. [...] Quando ho letto per la prima volta Lacci ho trovato domande che mi riguardavano e personaggi nei quali era difficile non identificarsi. Attraverso una storia familiare che dura trent'anni, due generazioni, legami che somigliano più al filo spinato che a lacci amorosi, si esce con una domanda: hai permesso alla tua vita di farsi governare dall'amore? Lacci è un film sulle forze segrete che ci legano. Non è solo l'amore a unire le persone, ma anche ciò che resta quando l'amore non c'è più. Si può stare assieme per rancore, nella vergogna, nel folle tentativo di tener fede alla parola data. Lacci racconta i danni che l'amore causa quando ci fa improvvisamente cambiare strada e quelli - peggiori - di quando smette di accompagnarci". Infine sulle figure dei figli: "hanno un legame che non hanno scelto e questo è un tema di indagine molto forte. Può riuscire un figlio a slegarsi dai lacci familiari? In questo caso mostriamo che i figli si possono vendicare dei genitori, ma non credo che si riesca”.

Il regista ha poi spiegato la scelta dei quattro attori che interpretano, a distanza di 30 anni, Vanda e Aldo, cioè Alba Rohrwacher e Laura Morante, e Luigi Lo Cascio e Silvio Orlando. "Non ho scelto in base alla somiglianza fisica", ha dichiarato Luchetti, "ma confido nell'immaginazione del pubblico che crede in quello che gli stai raccontando. Laura Morante e Alba Rohrwacher sono tanto diverse, eppure ci credi". "Un film deve essere autentico non verosimigliante e Lacci è riuscito ad esserlo", ha concluso Laura Morante sull'argomento.

Il film sarà nei cinema dal 1 ottobre.

martedì 28 luglio 2020

Venezia 77 - presentato il programma

Si è tenuta questa mattina la conferenza stampa di presentazione del programma della 77a Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia.

Un'edizione che, ovviamente, sarà molto diversa dalle altre, più "ristretta" e con ben delineate norme per garantire la sicurezza sanitaria. "Non siamo contenti di essere i primi a tornare", ha dichiarato il Presidente della Biennale Roberto Cicutto, "Avremmo preferito che tutto fosse stato come sempre, e che quel che è accaduto non fosse accaduto. Ma siamo orgogliosi di ciò che abbiamo fatto per garantire lo svolgimento della Mostra e di farlo in condizioni di sicurezza per chi ci sarà. C'è stato un grande sforzo per far sì che tutte le Mostre della Biennale di quest'anno si svolgessero in presenza, perché rifiutiamo categoricamente l'online al 100%".
"È una Mostra leggermente minore in termini di numeri, ma il suo cuore è salvo", ha dichiarato il Direttore Alberto Barbera, "Presentiamo 62 film più 15 cortometraggi, che rappresentano 50 paesi di tutto il mondo, anche da quelli ancora provati dalla pandemia: la Mostra si conferma come una vetrina della produzione migliore del cinema mondiale".

Il festival si aprirà e si chiuderà con due film italiani. Ad aprire sarà Lacci di Daniele Luchetti, mentre come film di chiusura è stato scelto Lasciami Andare di Stefano Mordini. Quattro i titoli italiani in Concorso, Le sorelle Macaluso di Emma Dante, Miss Marx di Susanna Nicchiarelli, Padrenostro di Claudio Noce, e Notturno di Gianfranco Rosi.

Ecco tutti i film del programma, suddivisi per le varie sezioni.

CONCORSO
In Between Dying – Hilal Baydarov
Le sorelle Macaluso – Emma Dante
The World to Come – Mona Fastvold
Nuevo Orden – Michel Franco
Amants (Lovers) – Nicole Garcia
Laila in Haifa – Amos Gitai
Dorogie Tovarischi (Dear Comrades) – Andrei Konchalovsky
Spy No Tsuma (Wife Of A Spy) – Kiyoshi Kurosawa
Khorshid (Sun Children) – Majid Majidi
Pieces of a Woman – Kornel Mundruczo
Miss Marx – Susanna Nicchiarelli
Padrenostro – Claudio Noce
Notturno – Gianfranco Rosi
Never Gonna Snow Again – Malgorzata Szumowska
The Disciple – Chaitanya Tamhane
And Tomorrow The Entire World – Julia Von Heinz
Quo Vadis, Aida? – Jasmila Zbanic
Nomadland – Chloé Zhao


FUORI CONCORSO

Fiction:
Lacci – Daniele Luchetti (film d'apertura)
Lasciami andare – Stefano Mordini (film di chiusura)
Mandibules – Quentin Dupieux
Di Yi Lu Xiang (Love after love) – Ann Hui
Assandira – Salvatore Mereu
The Duke – Robert Michell
Nak-Won-Eui-Bam (Night in Paradise) – Park Hoon-Jung
Mosquito State – Filip Jan Rymsza

Non Fiction:
Sportin’ Life – Abel Ferrara
Crazy, not insane – Alex Gibney
Greta – Nathan Grossman
Salvatore, Shoemaker of dreams – Luca Guadagnino
Final Account – Luke Holland
La verità sul La dolce vita – Giuseppe Pedersoli
Molecole – Andrea Segre (preapertura)
Narciso em ferias – Renato Terra, Ricardo Calil
Paolo Conte, via con me – Giorgio Verdelli
Hopper/Welles – Orson Welles
City Hall – Frederick Wiseman

Proiezioni speciali
30 Monedas – Episodio 1 – Alex de la Iglesia
Princesse Europe – Camille Lotteau
Omelia Contadina – Alice Rohrwacher Jr

ORIZZONTI
Mila - Christos Nikou
La Troisieme Guerre – Giovanni Aloi
Meel Patthar (Milestone) – Ivan Ayr
Dashte Khamoush (The Wasteland) – Ahmad Bahrami
L’homme qui a vendu sa peau (The Man Who Sold His Shin) – Kaouther Ben Hania
I predatori – Pietro Castellitto
Mainstream – Gia Coppola
Lahi, Hayop (Genus Pan) – Lav Diaz
Zanka Contact – Ismael El Iraki
Guerra e pace – Martina Parenti, Massimo D’anolfi
La nuit des rois – Philippe Lacote
The Furnace – Roderick Mackay
Jenayat-e Bi Deghat (Careless Crime) – Shahram Mokri
Gaza mon amour – Tarzan Nasser, Arab Nasser
Selva tragica – Yulene Olaizola
Nowhere Special – Uberto Pasolini
Listen – Ana Rocha De Sousa
Bu Zhi Bu Xiu (The Best Is Yet To Come) – Wang Jing
Zheltaya Koshka (Yellow Cat) – Adilkhan Yerzhanov

Orizzonti - concorso cortometraggi
- NATTÅGET (THE NIGHT TRAIN) di JERRY CARLSSON
- THE SHIFT di LAURA CARREIRA
- WORKSHOP di JUDAH FINNIGAN
- SOGNI AL CAMPO di MAGDA GUIDI
- WAS WAHRSCHEINLICH PASSIERT WÄRE, WÄRE ICH NICHT ZUHAUSE (WHAT PROBABLY WOULD HAVE HAPPENED, IF I HADN’T STAYED AT HOME) di WILLY HANS
- DAS SPIEL (THE GAME) di ROMAN HODEL
- MIEGAMASIS RAJONAS (PLACES) di VYTAUTAS KATKUS
- ANITA di SUSHMA KHADEPAUN
- À FLEUR DE PEAU di MERIEM MESRAOUA
- ENTRE TÚ Y MILAGROS di MARIANA SAFFON
- BEING MY MOM di JASMINE TRINCA
- MÂY NHU’NG KHÔNG MU’A (LIVE IN CLOUD CUCKOO LAND) di NGHIA VU MINH

Orizzonti - cortometraggi fuori concorso
- SÌ di LUCA FERRI
- THE RETURN OF TRAGEDY di BERTRAND MANDICO
con David Patrick Kelly, Elina Löwensohn, Juliana Francis, Peter McCabe, Oleg Dubson, Thomas Jay Ryan / Francia / 24’

Biennale College – Cinema
- EL ARTE DE VOLVER di PEDRO COLLANTES
- FUCKING WITH NOBODY di HANNALEENA HAURU

Biennale College Cinema – Virtual Reality
VAJONT - di IOLANDA DI BONAVENTURA

Venezia Classici
- CRONACA DI UN AMORE di Michelangelo ANTONIONI
- CLAUDINE di John BERRY 
- DEN MUSO (THE YOUNG GIRL) di Souleymane CISSÉ
- UTÓSZEZON (LATE SEASON) di Zoltán FÁBRI
- SEDOTTA E ABBANDONATA di Pietro GERMI
- LA ÚLTIMA CENA (THE LAST SUPPER) di Tomás GUTIÉRREZ ALEA
- FUKUSHÛ SURU WA WARE NI ARI (VENGEANCE IS MINE) di Shôhei IMAMURA
- MUHOMATSU NO ISSHO (THE RICKSHAW MAN) di Hiroshi INAGAKI
- YOU ONLY LIVE ONCE di Fritz LANG
- SERPICO di Sidney LUMET
- LE CERCLE ROUGE - di Jean-Pierre MELVILLE
- NEOKONCHENNAYA PYESA DLYA MEKHANICHESKOGO PIANINO (UNFINISHED PIECE FOR THE PLAYER PIANO) di Nikita MIKHALKOV
- GOODFELLAS di Martin SCORSESE